Dentro il Bilderberg: ecco di cosa si discute davvero

Dentro il Bilderberg: ecco di cosa si discute davvero
A police car drives past The Fairmont Le Montreux Palace hotel in Montreux on May 29, 2019, which is scheduled to host the annual Bilderberg meeting. - More than a hundred of the world's elite including Henry Kissinger, Mark Carney, Bruno Le Maire or White House Adviser Jared Kushner, Donald Trump's son-in-law will meet at the secretive Bilderberg summit that will takes place this year from 30 May to 2 June in Montreux. (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)

DI STEFANO FELTRI

ilfattoquotidiano.it

SVIZZERA - LINEA DURA SULLA CINA E TIMORI PER LE IMPLICAZIONI MILITARI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: IL RACCONTO DEL MEETING PIÙ RISERVATO

Cinque anni fa i post sui social durante il meeting Bilderberg erano 20.000, nel 2019 sono stati poche centinaia.

I contestatori convinti che nell’hotel Fairmont a Montreux, in Svizzera, si prendessero decisioni segrete erano una decina di pacifici Gilet gialli e quattro blogger.

Eppure questo evento, il numero 67, continua a far discutere. Io ho partecipato, da giovedì sera a domenica. L’aspetto più dibattuto è la “segretezza”, anche se online viene pubblicata la lista sia dei partecipanti che degli argomenti.

I meeting del Bilderberg iniziano nell’omonimo hotel nel 1954 a Oosterbeek, su iniziativa del principe d’Olanda Bernardo. Durante la Guerra fredda si moltiplicano le iniziative per consolidare i rapporti tra élite di Europa e Stati Uniti in chiave anti-comunista.

Della maggior parte di questi programmi oggi resta poco, ma il Bilderberg resiste e fa discutere. Perché nessuno capisce bene cosa sia: non è un think tank, non produce documenti, non è neppure un’organizzazione (c’è solo una struttura amministrativa e un comitato per gli inviti), non si diventa “membri” come invece accade per l’Aspen Institute o il Rotary. È un evento che nasce e muore in un weekend.

Ogni anno vengono selezionati 130-150 partecipanti: alcuni sono vecchi saggi la cui opinione è sempre utile, come l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger o l’attivista per i diritti civili degli affroamericani e uomo d’affari Vernon Jordan, altri sono persone con un incarico di rilievo (il genero di Donald Trump e inviato per il Medio Oriente Jared Kushner), altri esperti dei temi in agenda (Nick Bostrom per l’intelligenza artificiale), altri ancora leader emergenti (Stacey Abrams, senatrice della Georgia). C’è anche qualche giornalista, da Lilli Gruber ai direttori di Bloomberg ed Economist. Alcuni membri facoltosi finanziano l’organizzazione, ciascuno dei partecipanti si paga viaggio e albergo (a cinque stelle).

E la segretezza?
Per rispondere bisogna spiegare cosa si “fa” al Bilderberg. Questi meeting sono l’apoteosi della cultura americana del networking. Non solo scambio di biglietti da visita, ma costruzione di rapporti personali come ponte tra culture, professioni e idee diverse.

Tutto è pensato per questo. Fin dalla prima cena con free sitting. I posti a tavola non sono assegnati, puoi trovarti accanto a Kissinger come a Patrice Caine, ad della Finmeccanica francese Thales o a Robert Rubin, ex segretario al Tesoro Usa. Il clima è informale, tutti parlano con tutti, anche con il re dell’Olanda Willem-Alexander.

Venerdì il primo panel comincia già alle 8 del mattino, l’ultimo finisce alle 19, un paio di pause caffè e un rapido pranzo a buffet.

Un moderatore, due-tre relatori, niente slide, mezzora di interventi e poi dibattito. Relatori e pubblico, tra un panel e l’altro, si scambiano di ruolo. Kissinger, a 96 anni, sale due volte sul palco, una volta da intervistato, l’altra da intervistatore.

Quando la domanda dal pubblico supera il minuto, scatta un lampeggiante rosso. I posti sono in ordine alfabetico: il mio vicino di banco è lo storico di Harvard, Niall Ferguson. Ci deve essere una qualche gerarchia segreta e implicita per le domande, lui riesce sempre a farsi dare la parola, io no.

Brexit, Intelligenza artificiale, minacce cyber e poi Cina, tanta Cina. Blogger e curiosi si chiedono: “Che cosa ha da dire il Bilderberg su questi temi?”.

La risposta è difficile. La platea è abbastanza omogenea (europei o americani, anglofoni, cosmopoliti), ma di rado ci sono due che la pensano allo stesso modo.

Ci sarà un secondo referendum in Gran Bretagna oppure ormai l’uscita dall’Ue è certa e bisogna solo auspicare che sia anche rapida?
La Russia di Vladimir Putin è un vero pericolo o è aggressiva per mascherare le sue fragilità?

Ognuno ha un’opinione diversa, nessuno sente l’esigenza di arrivare a una sintesi. Ne azzardo una io, a bilancio dei quindici panel. L’Europa è ai margini dei pensieri degli Stati Uniti, concentrati sulla Cina: gli americani hanno confidato per qualche anno che insieme al benessere a Pechino arrivassero riforme, democrazia e mercato.

Ora hanno capito che non succederà e reagiscono di conseguenza. L’Ue tentenna.

Nella sala conferenze dell’hotel Fairmont non c’è Greta Thunberg, ma banchieri, imprenditori e ministri sembrano consapevoli del fatto che il cambiamento climatico o si ferma ora o sarà troppo tardi.
E che le tecnologie verdi sono una opportunità di business, purché l’uscita dal carbone e dalle energie fossili avvenga senza troppi traumi.

Poi c’è l’intelligenza artificiale: “Non è una questione filosofica, ma militare”, riassume un partecipante. Ricorre l’analogia con il progetto Manhattan. Ma Enrico Fermi lavorava all’atomica per il governo Usa, non per aziende della Silicon Valley guidate da nerd che non hanno finito il college.

Alcune parole che riempiono giornali e tv non vengono mai citate: populismo, migranti, disuguaglianza.

E l’Italia? È nell’agenda di alcuni partecipanti, ma solo per le vacanze in Toscana. A cena, qualcuno chiede “che farà adesso Salvini?”. Altri se Matteo Renzi, qui ancora popolare, “avrà un futuro in politica”.
Renzi, che ha imparato l’inglese e continua a essere percepito come il giovane premier riformatore ma sconfitto, era al suo primo Bilderberg.

Ma torniamo alla segretezza.
La regola è “Chatam House”: si possono usare le informazioni, ma non attribuire virgolettati ai singoli partecipanti.

Nel caso del Bilderberg un principio standard per i seminari a porte chiuse viene contestato: i cittadini non hanno forse il diritto di sapere?

Due risposte.
Primo: tutti i partecipanti sono già attivi nel dibattito pubblico, dove però devono pesare le parole. Se un banchiere chiede informazioni sull’intelligenza artificiale, qualche analista penserà che vuole investire nel settore, se un ministro esprime un dubbio sull’Iran sembrerà una posizione dell’intero governo.
La formula del Bilderberg permette interlocuzioni senza conseguenze (e senza gaffe).

Ma c’è una seconda ragione: il meeting si regge proprio sul chiudere persone di mondi diversi insieme per qualche giorno, le discussioni iniziano al cocktail, proseguono nella sala conferenze, si sviluppano a cena, finiscono al bar dell’hotel con whiskey che gli esperti giurano essere notevoli.

Non c’è differenza tra “lavori” e pause. Quella che dall’esterno pare segretezza, da dentro risulta assenza di distrazioni e formalità. Manager, primi ministri e accademici che di norma non hanno cinque minuti per una telefonata, per un intero weekend si dedicano a riflessioni ad ampio spettro e incontri con persone che mai avrebbero incrociato altrove. La “selezione all’ingresso” dovrebbe garantire che non sarà tempo sprecato.

Di complotti, io non ne ho visti. A parte un bigliettino allungato con discrezione sospetta al mio vicino Niall Ferguson. Ma era solo l’invito a sedere a cena al tavolo di uno degli organizzatori.

L’ultima sera l’aperitivo è su una barca sul lago di Ginevra, la cena preparata servita in un castello. La riservatezza limita l’ostentazione, ma il Bilderbeg è eccome un appuntamento di élite.

Anzi, è il laboratorio di una nuova élite transatlantica oggi non più prodotta spontaneamente dalla globalizzazione.

Tra Brexit, Trump e caos nell’Ue, le due sponde dell’Atlantico sono più lontane ora che al tempo del primo meeting nel 1954.

Se il comitato che seleziona i partecipanti ha avuto fiuto, qualcuno dei presenti a Montreux accederà a posizioni ancora più alte. Magari il finlandese Erkki Liikanen prenderà il posto di Mario Draghi alla Bce, forse Stacey Abrams sarà la nuova stella dei Democratici Usa. O forse Renzi smetterà di fare discorsi a pagamento in giro per il mondo e fonderà un suo partito.

E allora le teorie del complotto potranno ricominciare

Stefano Feltri

Fonte: www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/TutticonMarcoTravaglioForever/posts/2560769710599862

4.06.2019

Commenti (31)

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Nascondi area commenti 11 caricati
    1. redfifer 20 settembre 2019

      Certo che leggere da un invitato al Bilderberg cosa si direbbero al Bilderberg, equivale a chiedere a l'oste se il vino sia buono.

      Cosa volete che dica? No'!

    1. Cataldo 20 settembre 2019

      ""aziende della Silicon Valley guidate da nerd che non hanno finito il college.""
      E' uno degli stilemi della propaganda dei vari Feltri, una cortina fumogena di apparente buon senso della nonna, vedo con piacere che tra i partecipanti alle discussioni su CDC non attacca proprio ;)

    1. gilberto6666 20 settembre 2019

      Ho l'impressione che il Bilderberg sia una ostentazione di elitarismo. Una roba per farci parlare del nulla. Non a caso ci và la Gruber, il Feltri, Jovanotti..

    1. Massimo Decio Meridio 20 settembre 2019

      Insomma Bilderberg : la banalità del male....

    1. Rossi Mario 20 settembre 2019

      Ci sono ancora le mummie che parlano tipo kissinger,ma di cosa stiamo discutendo,ora questo bilderberg,è un ritrovo di nostalgici,che sono rimasti nel medioevo.Il futuro purtroppo per loro,parla della Cina e della Russia,come nuovi leader mondiali.L'impero stà crollando sotto i loro piedi e non se ne accorgono.Poi se hanno invitato questo giornalaio e renzi è tutto dire.

    1. kison 20 settembre 2019

      si feltri
      e il vecchio kriminale kissinger ha tirato fuori hot dog ,hamurger ,si è messo al barbecue

      e ha intrattenuto kamerateskamente gli illustri ospiti fra lazzie, rutti di Budweiser;
      una rimpatriata fra burloni mondiali,insomma.

    1. cincinnato1961 20 settembre 2019

      .se fino a ieri questa riunione era in funzione prettamente anticomunista ed antiurss, oggi il vero scopo del bilderberg è far incontrare persone di altissimo livello che tra un cocktail e l'altro o una sessione e l'altra ,difficilmente avrebbero l'opportunità di scambiarsi pareri e ...pizzini........(soprattutto).
      e disporre dei biglietti da visita di gente di questo livello può essere molto utile, dal politico in disgrazia o a quello in rampa di lancio, o al giornalista che intanto ha arricchito il suo curricula e di certo avrà le porte di tutte le maggiori redazioni sempre aperte....
      (ed ovviamente non dovrà mai, MAI scontentare i suoi compagni di merende ed i loro amici)

      ps.aò...anche questa è democrazia,anche se è quella dei piu e dei meno..

    1. Paulo Castro 20 settembre 2019

      pensa che colpo un bel missile li....una carica nucleare limitata....si intende...per carita' santissima....

    2. giorgio peruffo 20 settembre 2019

      Il lancio di missili con scuse successive perchè gli è scappato di mano (vedi stazione TV di Belgrado), è una specialità NATO. E la Nato è la responsabile della Sicurezza al Bilderberg. Quindi niente, purtroppo.

      Feltri se lo ricorda benissimo (il missile di Belgrado) per questo dice quello che dice nell'articolo, per evitare che un altro missile cada, per sbaglio, sulla sede del suo giornale.
      Bisogna riconoscere che alla Nato sono molto "politically correct", ogni volta che sbagliano un lancio si scusano con chi si è beccato il missile in testa.

    1. lady Dodi 20 settembre 2019

      Si si la Sagra delle Lumache e quella delle Ciliege sono mooolto più interessanti.

    1. Albert Nextein 20 settembre 2019

      Si tratta di una grande seduta psicologica che serve a tutti costoro per lenire le frustrazioni da potere non esercitato o non ottenuto in base alle aspettative.

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