“DECALOGO ITALIANO PER I TEMPI BUI”: OVVERO, LE DIECI REGOLE DELLA KAABER PER USCIRE DAL PANTANO AUTO-RAZZISTA

“DECALOGO ITALIANO PER I TEMPI BUI”: OVVERO, LE DIECI REGOLE DELLA KAABER PER USCIRE DAL PANTANO AUTO-RAZZISTA

Di Jacopo D'Alessio per ComeDonChisciotte.org

"Voglio tentare l'impossibile: far sì che gli italiani siano orgogliosi di esserlo. Far sì che amino il paese più bello del mondo, compresi i loro connazionali, compresi se stessi".

Si apre così il libro di Kristel Kaaber "Decalogo italiano per i tempi bui", nel quale la mente dell'autrice viene continuamente assillata da una domanda che la tormenta e verso la quale non riesce mai a trovare una spiegazione che sia veramente esaustiva: com' è possibile che il nostro paese sia stato penetrato da un sentimento anti-italiano così esacerbato, che trova pochissimi riscontri in altri popoli in generale e ancora di meno fra quelli europei?

Dunque, l'idea alla base di questo saggio parte dall'osservazione lecita di una donna di origini estoni che però, giunta in Italia come turista oltre trent'anni fa, decide di rimanerci a vivere per sempre. Una persona che si è innamorata del nostro paese ma che ad un certo punto ne ha cominciato a scorgere la denigrazione progressiva, rispetto alla quale ha deciso in seguito di contrastarne la derive peggiori. Quanto meno, di proporci un antitodo mediante il potere persuasivo della scrittura. Difatti, come realizzò a suo tempo l'antropologo Ernesto de Martino, in riferimento a popolazioni ancestrali di epoche più remote, siamo di fronte anche oggi ad una "crisi della presenza", che sta investendo la nostra identità di italiani moderni, incapaci di riconoscersi.

E' questo d'altronde il destino di un popolo che finisce per tradire se stesso quando non è più in grado di assegnare un significato chiaro alla propria esistenza, ma preferisce piuttosto che siano gli altri ad attribuirgliene uno già confezionato per loro. Occorre dire però che nel libro non emerge mai una denuncia esplicita contro qualcuno. Eppure, mi sembra evidente che in politica estera si possa alludere tranquillamente alla subordinazione schiacciante dell'Italia nei confronti di Washington e di Bruxelles. Così come è molto forte la tendenza degli italiani, negli ultimi trentacinque anni di globalismo sfrenato, di adottare come propria una generica cultura anglosassone e mittle europea che, davvero, hanno niente, o poco a che vedere, con i costumi latini e mediterranei.

Pertanto la Kaaber, nel tentativo appassionato di recuperare la "presenza" perduta di un Sé scisso innanzi a se stesso, comincia a disegnare su di una tela i ritratti di figure italiane eccezionali nei loro ambiti specialistici ma poco note, o per nulla approfondite, al grande pubblico. Si passano in rassegna nove personaggi, fra i quali Ennio Flaiano, Teresa Mattei, Vittorio Arrigone, Marisa Bellisario, Don Lorenzo Milani, e altri ancora. E viene spontaneo domandarsi allora il motivo per cui tali profili di uomini e donne esemplari siano rimasti nascosti nell'ombra a causa di una così grande disattenzione da parte dei media e di una loro pressoché assoluta assenza dalle riviste di storia, nonché di letteratura politica.

Ebbene, la risposta che l'autrice in realtà conosce perfettamente, anche se non smette mai di chiederselo con un sentimento di genuino stupore, è fondamentalmente una sola: la censura. Lo straniero che vuole sottomettere un popolo deve far sì che quest'ultimo demolisca i propri monumenti affinché possa introiettare più facilmente il punto di vista del loro carnefice.

A mio avviso però, un libro che sia interessante sul piano dei contenuti, dovrebbe esserlo anche su quello della forma. E questo qui lo è. Ci ritroviamo in effetti al cospetto di uno stile conciso e serrato, al punto che non riesci più ad interrompere la lettura soltanto per il gusto di sapere come va a finire. Mi ha colpito, ad esempio, la struttura circolare dei capitoli. La narrazione parte ogni volta da un piccolo dettaglio in grado di riassumere l'essenziale di una biografia intellettuale ed umana, per ritornarvi infine con una sapienza maggiore di quella iniziale.

Tuttavia, l'apparente quadretto, lungi dal rimanere prigioniero all'interno di una tessera isolata, viene inserito invece in un decalogo che, mediante i suoi insegnamenti, ha il fine di smontare la vuota denigrazione dominante. Perché, sembra suggerire la scrittrice, se il decimo ed ultimo personaggio (un "noi" futuro e collettivo italiano) entrasse finalmente in possesso di quella regola unica e peculiare, ereditata da ciascun eroe, potrebbe ricominciare a scoprire almeno una parte della sua identità. Non solo per un beneficio nostro, ovviamente, ma anche per venire fuori, appunto, da quel pantano relativista e post-moderno.

Per concludere, vorrei aggiungere che la doppia identità della Kaaber, italiana d'adozione ma estone di origine, assume un peso non affatto trascurabile in questo smascheramento e gioco delle parti. Probabilmente, la diversità dei due paesi conferisce all'intellettuale di frontiera uno sguardo straniato che, nel senso brechtiano, le permette di sentirsi autenticamente parte dell'Italia e contemporaneamente al di fuori. Ovvero, questo sincero amore per la nostra cultura, che traspare in ogni sua riga, continua ad assumere anche un punto di vista inevitabilmente distaccato (quello dell'Altro che alberga nel proprio Io), che la porta a prendere consapevolezza delle contraddizioni interne, altrimenti invisibili per la maggior parte di noi.

Di Jacopo D'Alessio per ComeDonChisciotte.org

27.04.2024

Jacopo D’Alessio. Laureato in lettere moderne, insegna Italiano nelle scuole medie di Roma. Autore di saggi brevi e articoli su politica, economia e cultura cinematografica.

Commenti (42)

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Mostra commenti 34 caricati
    1. gianB 14 maggio 2024

      Personalmente non credo che l'italiano vorrebbe essere un tedesco, uno spagnolo, un francese, tantomeno un inglese o uno statunitense (chiamiamoli statunitensi e non americani).
      Se così è vuol dire che alla fine del suo dire peste e corna degli italiani, preferisce comunque essere italiano.
      Stano atteggiamento? Certo, tutto italiano appunto.
      Come il fatto di mostrare orgoglio per il proprio paese all'estero ma non in Italia.
      Allora cerchiamo il lato positivo di questa iper criticità. Diciamo che fa parte delle buone qualità dell' italiano il suo sapere trovare anche il pelo nell'uovo, che a volte è come dire che il diavolo si nasconde nei dettagli.
      D'altronde motivi per "brontolare" ce ne sono in Italia e tanti.
      Anche quella che una straniera ci venga a raccontare che dobbiamo essere orgogliosi del nostro paese è un buon motivo per "brontolare".

    1. Luca VFR 9 maggio 2024

      Per due semplicissime ragioni. La prima: non siamo mai stati un "popolo" nell'accezione corrente di popolo cioè appartenente ad uno Stato/Nazione che si identifica attraverso un insieme di lingua/tradizoni/modo di pensare comune che appartiene alla stragrande maggioranza dei suoi appartenenti. Sempre se non si voglia definire "tradizione comune" la Nazionale di calcio (solo quando è vittoriosa, però) che a me, però, pare un po' pochetto.
      La seconda perchè siamo perfettamente provinciali in tutto. Basti pensare che a livello mondiale credo siamo stati gli unici che per risolvere le diatribe interne siamo andati a chiamare gli stranieri, i Francesi per l'esattezza, nell'idiota speranza di un Duca, quello di Milano, di sconfiggere non ricordo più se fiorentini o veneziani. Col risultato pratico che iniziò la lunga serie delle "Guerre d'Italia" che posero l'Italia sotto il dominio straniero diretto o indiretto che fosse. E questo la dice lunga, lunghissima, sul Q.I. medio delle nostre classi dirigenti e non solo di quelle attuali.

    1. BrunoWald 9 maggio 2024

      La ragione l'ha spiegata @DrCaligari nel suo commento: "l’orgoglio di un popolo discende dalle capacità e dall’autorevolezza della sua classe dirigente." Spengler, dal canto suo, diceva che i popoli sono tutti uguali: a fare la differenza sono i loro capi. È una verità dura da assimilare per coloro che vivono di illusioni democratiche ed egualitaristiche.

      È una questione complessa, perché implica anche l'arte, l'architettura, la cultura in generale: tutte cose che possono prosperare solo all'ombra di goveranti che sanno il fatto loro. Una cosa è vivere in una città pulita, ordinata, sicura, con spazi verdi ben curati, musei ecc, anziché in un postaccio infernale pieno di spazzatura e criminali: in America Latina ho visto contrasti del genere separati solo da poche centinaia di km.

      Più che di "orgoglio", parlerei di fiducia in se stessi, che si traduce in una solida identità.

      Il nostro paese è la testimonianza vivente di quale sia il potenziale degli italiani: per questo si impegnano a farci abbassare la testa, sia i nemici esterni che quelli che abbiamo in casa.

    2. ws 10 maggio 2024

      l’orgoglio di un popolo discende dalle capacità e dall’autorevolezza della sua classe dirigente.

      Si ma la classe dirigente è sempre "lo specchio del popolo"( e viceversa)

      Anche quella di "dare la colpa" POI a "chi comanda" per non dover fare i conti con se stessi è "tipicamente italiano" ed è speculare al vizio dei "generali" italici di dare la colpa dei propri fallimenti ai propri "soldati".

      Perché avviene questo ? la spiegazione sta nel canto de l' "adelchi".
      Perché non siam popolo , perché siam divisi

      ma "divisi" da che ?
      Da quel famoso "particulare" descritto da quel furbacchione del Guicciardini nelle sue "memorie" ( che , non a caso dovevano essere ad istruzione segreta ed esclusiva della sua famiglia).

    3. oriundo2006 10 maggio 2024

      Istruzione segreta per tema di farli finire direttamente nelle segrete papali... Siamo divisi dentro noi stessi, schizofrenici in tutto e per tutto e troviamo relativo sollievo alla scissione interna quando andiamo alla partita proiettandola sulle squadre in gioco. In questo sta probabilmente l'arcano di cui parlava Churchill. Siamo divisi tra cattolicità con ossequio eterno e perenne ad una istituzione che di religioso ha solo il nome e la nostra condizione di cittadini di un' altra realtà, quella 'civile', quotidiana, deprivata di importanza proprio perciò.
      Una scissione oggi assolutamente fuori dalla storia e che finora nessuna politica, nemmeno quella fascista, ha osato sanare.
      Perchè allora il primato all' ossequio interno ? Perchè confusamente sappiamo che il vero potere sta lì, 'trans Tiberim' e non altrove.
      Altrove sta la sua rappresentazione teatrale, la simula vestita con l'abito da cerimonia del mandatario di turno, il corteo dei paggi e dei servi. Il mandante è nascosto nelle segrete stanze, all'ombra dei chiostri e di carte segrete che dimostrerebbero se conosciute, l'assoluta falsità del dogma.

    1. Primadellesabbie 9 maggio 2024

      Ci sono molte fondate ragioni per non essere mai orgogliosi, ma una va qui ricordata anche se l'autrice non la potrà capire, è il fatto che siamo molto più navigati di lei, abbiamo fatto i conti con un passato che lei non riesce neanche a immaginare, e l'abbiamo soppesato, amato e respinto per diverse stagioni e per molte generazioni (anche Dante detestava l'Italia se si legge con attenzione il De vulgari eloquentia) fino a liberaci dalla necessità di essere orgogliosi per viverlo (il nostro passato) con la naturalezza che ci spetta e che ci siamo conquistata.

      Abbiamo fatto tesoro del nostro passato togliendo, a malintenzionati e impiccioni, la possibilità di usare l'orgoglio in modo strumentale, come molte sue conterranee baltiche hanno fatto, per conto di chi sappiamo, con gli ucraini per aizzarli e perderli (qui avrei da raccontare un'esperienza personale).

      Infine vorrei che guardaste da 6'50" a 8'20" di quest'intervista del 2015 a Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani:

    2. BrunoWald 9 maggio 2024

      Direi che abbiamo fatto tesoro del nostro passato soprattutto nel riscoprire l'utilità di abbassare la testa per tirare a campare: un concetto che tutti i padroni hanno cura di far interiorizzare ai loro sudditi.

      Parlando di padroni o aspiranti tali, il secondo posto tra gli orgogliosi spettava di diritto agli anglosassoni, ma con il woke e annessa spazzatura ormai si sono fregati anche loro. Rimangono saldamente in pole position quelli che si credono prescelti nientemeno che da Dio.

    1. omega 9 maggio 2024

      Già Gaber sosteneva di non sentirsi italiano essendolo.
      Le cause dell'autorazzismo sono molteplici e potrebbero formare esse stesse un decalogo speculare.
      Alcune sono state indicate dai commentatori che mi hanno preceduto.
      Fatta l'Italia, sono stati fatti gli italiani?
      Nel breve sono alquanto pessimista, anche per la massiccia immigrazione incontrollata con annesse denatalità e tentativo di sostituzione etnica.
      Le forze antinazionali sono oggigiorno soverchianti, come prima del Risorgimento, e la classe dirigente nostrana rimane oligarchica e misoneista, come dopo il Risorgimento.

    1. absitiniuriaverbis 9 maggio 2024

      Questa frase mi sembra opportuna per sintetizzare il concetto relativo agli italiani in generale:

      "Gli esseri umani nascono con capacità diverse.
      Se sono liberi, non sono uguali.
      E se sono uguali, non sono liberi."

      Aleksandr Solženicyn.

    1. alessandroparenti 9 maggio 2024

      E mai in meglio.

    1. alessandroparenti 9 maggio 2024

      Siamo una regione dell'occupante e facciamo ciò che decide l'occupante. U$A (per i pochi che ancora non vogliono rassegnarcisi).

    1. fuffolo 9 maggio 2024

      Valori ed idali, buoni per far risparmiare chi decide di fare la guerra. Andare a morire non per i soldi ma per la patria

    1. ignorans 9 maggio 2024

      Tutto cambia

    1. IlContadino 9 maggio 2024

      La nostra tradizione, la nostra identità se le stanno portando via le regole.
      Tante, tantissime regole. Mi verrebbe da definirle "inutili", ma inutili non sono, le regole che ci impongono hanno appunto lo scopo di toglierci tradizione e identità.
      Amici miei, per quanto vi è possibile, evitate di rispettare le regole.
      Al lavoro, a casa, per strada, al parco, nel bosco, al fiume, nei locali, suolo pubblico o privato, non rispettate le regole, agite di buon senso, quello è più che sufficiente, il nostro buon senso si rifà alla tradizione e alla identità, buon senso italiano, aah, è un piacere scriverlo.
      Ho girato mezzo mondo: come gli italiani solo gli italiani, proprio per il rapporto che abbiamo verso le regole, a noi italiani è davvero fatica che ci si incollino addosso, è per questo che ce ne appioppano così tante.
      Continuiamo a farcele scivolare via, tante più regole schivo tanto più rimango legato alla tradizione.
      Mia mamma ha le galline, come sua mamma prima di lei, vende una ventina di uova al giorno, come sua mamma prima di lei, sua mamma era in linea con la tradizione, mia mamma è fuorilegge.

    2. Brule 9 maggio 2024

      Si si condivido pienamente.
      Un altro popolo "attenzionato" è quello greco. Sorvegliato speciale.
      Ci prenderanno a martellate di regolamenti fino a quando non diventeremo degli svizzeri dell'area germanofona.

    3. alessandroparenti 9 maggio 2024

      Contenti voi, a forza di vendere uova farete fallire l'Aia. Pensa che mio nonno teneva due gabbiette con meno di 10 galline nei primi anni '70 in un garage con finestra. Eravamo durante l'espansione della città. Confinava coi campi, o i cantieri nuovi. Un vicino invidioso faceva la spia, lui pagò una multa e non tenne più le galline. Ha sempre lavorato perchè aveva 4 figli, ma non era un rivoluzionario(da pollaio). Ne aveva avuto già abbastanza a vedersi boicottato il forno(era un fornaio)dagli abitanti negli anni '50 perchè non voleva la tessera comunista quasi imposta. In questo però non aveva ceduto.

    4. BrunoWald 9 maggio 2024

      Ce ne fossero di più, come tuo nonno: i miei rispetti.

    5. alessandroparenti 9 maggio 2024

      Beh...un grazie da parte sua. Non c'è più dal '75.

    1. gianB 9 maggio 2024

      Che sia che a forza di vedere il crocifisso quando andavamo a scuola ci siamo "messi in croce"?(Mi sa che qualcuno mi dirà che ha una funzione pedagogica e morale)

    2. Luca VFR 9 maggio 2024

      Si chiama "quieto vivere" Ed in questo, almeno fino ad una ventina d'anni fa, i governanti erano stati "intelligenti". A partire dal 1960 hanno creato un crescente benessere ma, come tutte le cose, non poteva durare all'infinito. La fiera dura, appunto, i giorni ad essa dedicata e poi la festa finisce. Noi stiamo andando aventi per inerzia, intendo col nostro benessere, solamente perchè le generazioni che ci hanno preceduto hanno, per utilizzare una metafora contadina, "accumulato fieno in cascina" per i tempi grami. Adesso sono arrivati, e per chissà quanto dureranno, i tempi grami. Senmpre se il problema non si risolva bruscamente con un annientamento nucleare, beninteso. Cosa di cui si rende conto un infima minoranza delle persone che preferiscono fare gli struzzi nascondendo la testa sotto la sabbia. Peccato, però, che le chiappe rimangano in assoluta "bella vista".

    1. BrunoWald 8 maggio 2024

      "Com’ è possibile che il nostro paese sia stato penetrato da un sentimento anti-italiano così esacerbato, che trova pochissimi riscontri in altri popoli in generale e ancora di meno fra quelli europei?"

      In primo luogo perché siamo stati oggetto di un'intensa, prolungata e sistematica guerra psicologica, seconda forse solo a quella che ha devastato l'anima del popolo tedesco. In entrambi i casi, il nemico è lo stesso.

      In secondo luogo perché, in parte a causa di ciò e in parte per le nostre debolezze intrinseche, non abbiamo avuto la maturità, l'integrità e il coraggio di fare i conti con la nostra storia, assumendone la responsabilità nel bene e nel male, e smascherando le mistificazioni su cui una parte ha fondato egoisticamente le proprie fortune, con la passiva complicità del gregge al suo seguito.

      Nulla di sano può essere costruito sulla menzogna, sulla falsa coscienza che ci induce ancora adesso a celebrare disfatte e rifugiarci nella retorica più vieta. Per questo non siamo un popolo ma dei patetici guelfi e ghibellini, disposti a servire lo straniero pur di combattersi fra loro.

    1. DrCaligari 8 maggio 2024

      Può sembrare triste a dirsi ma l'orgoglio di un popolo discende dalle capacità e dall'autorevolezza della sua classe dirigente. Gli Inglesi hanno i lord ad esempio. Noi abbiamo avuto quella specie di re col suo duce a braccetto che ci hanno inguaiati per i secoli a venire. Al tempo dei Romani avevamo le Gens, o Gentes, nel Rinascimento i Medici i Gonzaga gli Este. Ma oggi cosa vuoi se il capobranco è un cane dietro di lui una muta di cani avrai. Mica leoni.

    2. alessandroparenti 9 maggio 2024

      Non mi piace di principio paragonare gli animali agli uomini per denigrare gli uomini e, di fatto, offendendo gli animali. Ma se proprio vuoi lascia stare i cani e parla di maiali, asini, larve e vipere.

    1. ws 8 maggio 2024

      com’ è possibile che il nostro paese sia stato penetrato da un sentimento anti-italiano così esacerbato

      Il PD ha fatto un "buon lavoro"-
      Il "mutante" già lo faceva prima del 1992, ma lo ha fatto ancor di più dopo aver cambiato "pelle" e "padrone",

    2. oriundo2006 9 maggio 2024

      Perchè tra il sentire personale, l 'idea che ce ne facciamo di questo Paese e contemporaneamente l' idea di noi stessi in quanto 'animali politici' nella sua rappresentazione 'ufficiale', quella delle istituzioni e delle idee di dominio falsamente identificate col 'buon governo', c'è un abisso. Questo abisso, cari cattolici, è abitato dalla vostra religione impersonata dal vaticano: dall' 'imprimatur' che il vaticano dà ai suoi governanti, alle sue collocazioni internazionali, alla gestione spicciola dei suoi 'problemi' che contribuisce a creare con le sue idee 'buoniste', positiviste, falsamente 'semplici': e falsamente risolutrici della contraddizione fondamentale tra potere ufficiale e potere segreto..
      Da qui lo jato tra la percezione della nostra identità di italiani e la realtà ufficiale: la sua origine è tutta qui ed è antichissima. Una moneta per tutte le occasioni, per tutte le stagioni, per tutte le idee politiche tranne quella comunista ( ufficialmente ma in realtà assai meno di fatto ).
      Troppo lungo sarebbe indicare il decorso storico. Considerate come tutti, dico tutti i governanti italiani si siano dichiarati cattolici, siano andati dai papi a far legittimare la loro elezione a sì alto scranno, e di rimando ne abbiano ottenuto il viatico 'omnibus' perchè la chiesa rivendica ex munus pietrino la primazia sulle anime di questo disgraziato Paese, che secoli fa la accolse: le anime degli italiani sono imprigionate nel profondo da questa religione.
      Tutti si sono inchinati di fronte a questa realtà che è la realtà politica secolare dell' Italia, nonostante la separazione tra 'dio' e 'cesare'. Forse l' unico fu Giovanni Spadolini ma mantenne un profilo bassissimo e fece una allocuzione televisiva sul come dobbiamo sentirci tutti 'cristiani' ( vado a memoria ): ovvero accettò questo dominio 'in spiritualibus'.
      Ebbene, tra l' idea del Paese e la sua realtà c'è questo ostacolo impersonato dalla chiesa cattolica ovvero dal vaticano.
      Di rimando, capendo che non è 'naturale', che è un elemento estraneo nella nostra vita concreta, anche spirituale, ne ricaviamo un ampio disgusto per tutto, un 'no' silente ma veritiero. La nostra natura di italiani 'superiorem non ricognoscentes', come dagli stendardi delle Repubbliche Marinare di secoli addietro, rigetta tale 'tutela'.
      Questa la mia spiegazione, confortata empiricamente dal fatto che appena gli italiani vanno all'estero si sentono 'liberi'...e spesso ci rimangono. Viaggiando ho visto una enorme quantità di italiani espatriati, da generazioni o da poco. Un unicum in Europa.
      Oggi, da oltre due decenni, un altro attore si è affacciato sulla scena politica, non ancora su quella pienamente spirituale, ed ha ottenuto il viatico al governo segreto del Paese, governo in simbiosi quasi perfetta con altre 'entità', quelle che ci vinsero dopo una guerra disgraziata per cui pagammo un prezzo assurdo ed ingiusto.
      Abbiamo dunque oramai una pluralità di padroni. Un pò troppi per i miei gusti...

    3. ws 9 maggio 2024

      Ma è da Dante che le persone più avvedute hanno capito che "avere il Vaticano in casa" era una "tragedia nazionale".
      Noi 12 secoli fa avevamo già uno "stato nazionale" che fu appunto distrutto per i maneggi papali ed quando ce lo hanno "ridato" (farlocco) è stato solo per i maneggi degli "antipapali".
      Insomma una "doppia tragedia"

    4. BrunoWald 9 maggio 2024

      Nel mio commento avevo dimenticato questo "dettaglio", decisamente ingombrante.

    1. uomospeciale 8 maggio 2024

      Gli italiani non amano l'Italia?... E perchè non proviamo un pò a ribaltare la questione?
      Che cosa avrebbe fatto l'Italia intesa come governo, popolo e nazione, per farsi amare dagli italiani?
      Gli amori a senso unico, non sono rapporti sani.

    1. Cachafaz 8 maggio 2024

      Non e' vero che gli italiani sono tutti uguali! Si dividono infatti in auto razzisti di sinistra, di centro e di destra.-

    1. pieros 8 maggio 2024

      Una sola curiosità: ma l'autore dell'articolo, laureato in lettere moderne,scrive brektiano al posto di Brechtiano?( o è un errore in fase di pubblicazione sul sito?)

    2. Redazione CDC 8 maggio 2024

      Abbiamo corretto, grazie della segnalazione.

    3. Nonso 10 maggio 2024

      Certe intese sopravvivono a qualsiasi cosa

    1. pippo123 8 maggio 2024

      Tutti amano il real madrid, gli italiani amano solo chi vince

    1. sarah 8 maggio 2024

      Molto interessante. Non ho letto il libro ma tento un'interpretazione, visto che anch'io percepisco questa netta tendenza nazionale. Credo che il tema sia molto articolato: è possibile che manchi una vera "italianità" e la possibile sintesi tra i vari contributi più locali e regionali non sia effettivamente autentica ma un'immagine creata da "altri", uno stereotipo che non appartiene davvero a nessuno. L'Italia repubblicana poi, che l'autrice - straniera - ha conosciuto nella sua fase più recente è essa stessa un costrutto fondato su una riconciliazione mai del tutto compiuta che ha lasciato parecchi nervi scoperti e ne ha sopito i fastidi soffocandoli nel meraviglioso consumismo made in usa. La letteratura, il cinema, la stessa tv "di stato" (che ci tocca pure pagare) non hanno mai parlato di noi, della realtà vera: ogni categoria, ogni immagine e ogni concetto ha dovuto trovare uno stereotipo americano, così bello che doveva andare bene per tutti. Oggi i ragazzi nelle scuole, se proprio devono leggere, leggono opere straniere perché queste vengono scelte da tutti i libri di testo in dotazione. Si dice che il libro non lancia accuse precise a nessuno e forse fa bene perché spesso siamo noi i peggiori nemici di noi stessi e tutta questa colonizzazione l'abbiamo accettata fin troppo di buon grado, anche scagliandosi contro chi non era d'accordo. Non dimentichiamoci poi, a costo di ripetermi, che l'Italia moderna è stata fondata su una sconfitta bellica costata letteralmente l'ira di Dio e che, con una manipolazione simile a quanto denuncia l'autrice, una parte politica - quella dominante - ha sapientemente ma poco efficacemente trasformato in una trionfale vittoria.

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