Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Dal 2009 ad oggi non si è ancora capito cosa sia il 5 stelle. Un movimento? Un partito? La coscienza politica non è mai stata presente, tant’è che il movimento (definito così generalmente), non ha basato l’attività sugli elettori corrispondenti alle idee, bensì il consenso è derivato dalle masse astensionistiche. Quella promessa di cambiamento si è trasformata nella manifestazione del puro trasformismo democristiano.
Il presupposto iniziale del M5S era la voglia di non allearsi e di non scendere a compromessi con alcuna forza politica. Dopo il sorprendente risultato delle elezioni del 2018, Di Maio e gli altri pentastellati optarono per governare insieme alla Lega di Matteo Salvini, formando così la maggioranza giallo-verde, e lanciando la figura del premier Giuseppe Conte. Le promesse elettorali non furono rispettate minimamente, sia da una parte che dall’altra. Entrambi i soggetti voltarono pagina e cominciarono a perseguire una linea europeista e atlantista. Di conseguenza, i grillini con il 34% dei voti, tradirono uno dei cavalli di battaglia storici e iniziarono a sprofondare nel baratro.
Ma la vera incoerenza si rivelò dopo la crisi innescata dal vicepresidente Salvini. Conte - grazie all’emerito “benestare del Giuseppi” - riuscì a formare un governo con l’acerrimo nemico Partito Democratico di Nicola Zingaretti, Liberi e Uguali di Fratoianni e Speranza e, infine, con Italia Viva di Matteo Renzi (artefice della caduta del Conte Bis). Questa stagione è stata caratterizzata dal totale e silenzioso asservimento del Movimento 5 Stelle e del premier alle logiche della partitocrazia tradizionale. Di conseguenza, il “Vaffa” e la piattaforma Rousseau si sono convertiti alla burocrazia, al controllo sociale (green pass), al libero mercato (UE) e, infine, al commissariamento atlantico.
Dopo l’amministrazione dei QR-Code e delle app sviluppate con Speranza, il parlamento, praticamente, votò la fiducia a se stesso promuovendo “il governo dei peggiori”, guidato da Mario Draghi. All’appello di questa unanimità rispose anche il Movimento 5 Stelle, che pur avendo nominato alla carica di leader l’avvocato di tutte le maggioranze possibili, restò nel dream team del tecnocrate.
A sancire l’atto finale della dignità politica è il campo largo: un agglomerato di sigle ripartite tra la sinistra arcobaleno e i reduci del “mai col partito di Bibbiano”. L’immagine di una coalizione tra il PD e i “contini” è così artificiale che, se mai dovessero insediarsi nuovamente, l’esecutivo crollerebbe dopo pochi mesi. All’apparenza si professano pacifisti, ma Conte e la Schlein sono i primi ad avallare i conflitti.
Ostentano di avere a cuore la causa palestinese. Eppure, né i dem, né il trasformista delle pochette, hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. Anzi, hanno taciuto dinanzi a decenni di crimini (esattamente come la Meloni).
Torniamo all’inizio: chi sono i 5 Stelle? Un movimento? Un partito?
Forse la definizione calzante è quella di un albergo di lusso per ex trombati divenuti professori onorari, o per legali facoltosi che aspirano solamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
26.04.2026
—
Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte
makarov 29 aprile 2026
Come non si è ancora capito cosa sono? Sono semplicemente un manipolo di subumani, errori, buoni a nulla, scarti dell'umanità, ladri, depravati, analfabeti, etc etc etc...come lo sono tutti gli altri. È solo immondizia che andrebbe ripulita col fuoco