Dal possesso dei mezzi di produzione al controllo dei mezzi dell’intenzione

Dal possesso dei mezzi di produzione al controllo dei mezzi dell'intenzione

Di Pierluigi Fagan

Una delle parzialità che coglie gli studiosi dei processi storici, è data dal concetto e dal campo categoriale che applicano a premessa della loro ricerca. Il concetto di “capitalismo”, un concetto di un sociologo tedesco dei primi del Novecento, W. Sombart e non di Marx come invece molti credono, è un concetto che taglia la realtà con una categoria socioeconomica. Ma i fatti socioeconomici accadono negli Stati e nelle relative nazioni.

Come nella neurologia visiva ci sono sistemi neurali che colgono solo le forme orizzontali o solo le verticali o solo le fisse o solo il movimento etc. ma poi tutti assieme danno la visione umana, così la nostra conoscenza del mondo dovrebbe forse scalare queste gabbie categoriali e produrre sintesi di più alto livello. Quanto al “capitalismo”, ad esempio, non è un caso che quello veneziano o genovese fossero diversi tra loro e da quello olandese che poi risulterà diverso da quello anglo-britannico, che poi risulterà diverso da quello americano e questo poi nella sua versione primo o secondo Novecento. Forme, demografia, localizzazione e morfologia, dotazioni di materie prime o energia o ricchezza finanziaria, livelli di conoscenza, mentalità, tradizioni, obiettivi geostrategici dei vari attori stato-nazionali, modificano la semplice categoria socioeconomica che non declinata e contestualizzata rischia di diventare molto astratta. Così l’analisi critica continua a leggere la realtà passando dal generico capitalismo all’altrettanto generico neoliberismo come se la struttura del mondo nascesse dalle teorie economiche.

Quanto il termine medio dello stato e relativa nazione pesi nell’argomento, lo si nota oggi in diretta. Economisti e sociologi derivati da conoscenze molto settoriali, stanno scoprendo che la logica del principale operatore capitalistico coordinato ed intenzionato ovvero gli Stati Uniti d’America, oggi si preoccupa di difendere il proprio status geopolitico più che solo quello economico, ciò dato che è a loro noto che è da questo che deriva lo status economico e finanziario e non certo il contrario. Per ogni attore della prima citata sequenza storica del “capitalismo” quale indagata da Braudel ed Arrighi più e meglio di altri, si può rinvenire come gli interessi geopolitici della potenza hanno incanalato il processo di sviluppo della propria versione di capitalismo.

Passiamo così a segnalare un movimento di intenzioni della nostra principale potenza planetaria, gli Stati Uniti d’America. Conosciamo la svolta neolib-global-politico culturale imposta al mondo occidentale dai primi anni ’80. Reagan e Thatcher erano anglosassoni, il globalismo veniva dall’interesse americano espresso nel Washington consensus, la partizione conservatori (destra) progressismo (secondo questa cultura: “sinistra”) è tradizione fondante il sistema politico inglese-britannico-americano, quindi anglosassone. Dato il collasso sovietico, la “sinistra” euro-occidentale ovvero quella che ha genetica culturale in Marx, è entrata in una crisi ontologica poiché ancorché l’albero di sinistra aveva molte fronde lontane dalle radici, in senso di immagine di mondo un ramo è pur sempre un di cui del sistema “albero-radici”.

Piano-piano, ed oggi in maniera conclamata, s’è politicamente imposta la partizione conservatori – progressisti anche all’Europa occidentale. La cattura egemonica anglosassone dell’Europa occidentale, anche usando l’Europa orientale a cui gli euro-occidentali sono sensibili per semplici ragioni di ovvia geografia ancorché le due parti abbiamo storie radicalmente diverse, è giunta al suo pieno compimento con la guerra in Ucraina. Attivato il trappolone ed invitato la Russia a farsi odioso nemico conclamato (ma i russi non avevano strategicamente altra opzione), gli USA possono oggi contare su un quasi perfetto allineamento strategico. Qualcosa di simile stanno cercando di replicare nel Pacifico usando il pericolo del c.d. “espansionismo cinese”.

Alla fine, gli Stati Uniti presiederanno un sistema che avrà un secondo livello basato sulla fratellanza anglosassone (Canada, Australia, Nuova Zelanda). A questo nucleo sarà collegato il sottosistema europeo occidentale sempre disarticolato dal “divide et impera” e messo anche sottopressione in vari modi, tra cui utilizzando la problematica parte orientale (balto-polacca-slava-danubiana). Negata come inesistente la minaccia di voler far entrare l’Ucraina della NATO all’inizio del conflitto, sia Stoltenberg che Draghi al MIT hanno iniziato il processo di abituazione sull’inevitabilità della cosa. Parallelamente, sospese tutte le procedure di selezione in passato strette e rigide, Ucraina, Georgia, Moldavia entreranno di gran carriera nell’UE. Non è possibile rinvenire alcuna logica economica in questo allargamento, infatti, la logica non è economica, ma geopolitica e non certo per interesse europeo. La nuova postura americana prevede di replicare un sistema simile, a base di alleanza soprattutto militare, ma anche cultural-tecnologica, in area asiatico-pacifica.

Con ciò, gli strateghi americani hanno pensato di risolvere il problema dell’annunciata transizione al mondo multipolare, destino ineluttabile per semplici ragioni di dinamica demografico-storica. Poiché qui da noi si fa spesso più analisi e critica info-culturale che fattuale, a molti sembra che “multipolare” sia una sorta di ideologia a piacere (o dispiacere, dipende dai punti di vista). Ma prima di esser vestita di ideologia, la cosa è un semplice fatto.

Semplicemente, non è in altro modo possibile immaginare il funzionamento di una umanità a 8, prossimi 10 miliardi di individui segmentati in “n” civiltà e 200 stati, di cui molti accedono di recente e per la prima volta alle funzioni ordinatrici e di sviluppo dell’economia moderna che molti chiamano capitalismo, (illuminandone un aspetto che però non è l’unico ovvero l’accumulazione di capitale). Gli strateghi americani sono assai meno sprovveduti di quanto gli sprovveduti tendano a ritenere proiettando la propria sprovvedutezza a standard universale. Che il mondo andasse irreversibilmente verso un destino multipolare è noto da almeno venti anni, se non trenta. Se questo è il gioco, gli Stati Uniti hanno implementato una complessa strategia di costruzione sistemica, per presentarsi al tavolo di gioco con la maggior potenza, diretta ed indiretta, sotto il dominio di una unica intenzione coordinata.

Ma poiché questo nuovo sistema occidentale-orientale a base di democrazie ordinate dal mercato ed un mercato dominato dalle intenzioni e convenienze americane, ha pur sempre le proprie fragilità e contraddizioni interne e poiché l’economia e la finanza rimangono negli intenti l’ordinatore di questo tipo di società, c’è da scrutare che idee hanno oltreatlantico in merito a questo specifico campo.

L’idea principale sembra originare dai tempi della IIWW, quando gli americani cominciano a pensare a nuove tecnologie più complesse ed al destino del mondo con loro a capo. La Cibernetica (1948) deriva da uno scienziato, che era stato chiamato a risolvere il problema delle retroazioni nei sistemi di puntamento e lancio (sistemi missili-radar britannici alle prese coi V2 tedeschi). Lo stesso anno, altri due scienziati formalizzavano la Teoria dell’informazione (1948) le cui radici risalivano a sviluppi anche precedenti. Messe a sistema queste conoscenze sotto l’egida del governo e delle forze armate americane (tra cui la Marina finanziatrice del progetto di von Neumann di realizzare il primo computer su logica di Turing e poi promotrice anche della prima rete da cui origina Internet), sono l’unica invenzione significativa della seconda metà del ‘900, il campo detto dell’Information Communication Technology.

Oggi si parla e discute molto di A.I.. Ma l’operazione strategica più rilevante è più ampia ed è sussunta nell’acronimo NBIC, il cui intento strategico venne pubblicizzato venti anni dalla prima istituzione scientifica americana la National Science Foundation assieme al Dipartimento al Commercio USA. Anche a dire quanta poca informazione derivi dall’inquadrare il capitalismo come impresa di individui bramosi di profitto, non notando quanta istituzione si mobiliti per curarne le necessarie condizioni di possibilità. Tra l’altro, con certe chiavi di analisi sfugge il livello strategico che si muove sempre con ampio anticipo facendo piani e progetti poi promossi con la potenza di vario livello, cose che porta poi alcuni ingenui risvegliati dell’ultima ora a scambiare per “complotti”. Il “pianificare nel tempo” si chiama strategia, non complotto. Davos risponde a Washington non il contrario.

Ad ogni modo, il NBIC è un progetto di sviluppo parallelo e poi convergente lungo gli assi delle nanotecnologie, delle biotecnologie, di tutto ciò che funzione a base di informazione (secondo la teoria matematica non secondo il mondo dei media comunque arruolato per la sua funzione di propaganda) ed il grande mondo della cognizione umana, cervello-mente-corpo. Le nanotecnologie sono necessarie a nuove biotecnologie funzionamenti secondo i principi della teoria dell’informazione ed hanno come fine il corpo e soprattutto la mente umana, la cognizione.

Da qui il perno del conflitto tra USA e Cina che parte da Taiwan oggi leader e di gran lunga nello sviluppo e produzione dell’unità base dell’impero informativo ovvero i semiconduttori, le leggi di Biden per proteggere e promuovere il “reshoring” di tutte le imprese che trattano questi campi (mentre in Europa ci sono ancora gli ingenui credenti della mano invisibile), la cattura egemonica per formare il primo giocatore di multipla potenza del gioco multipolare, l’obiettivo di integrare il problema dei mezzi di produzione e financo di quelli monetari-finanziari per assicurarsi il controllo diretto dell’unità fondamentale degli ordini sociali, politici, geopolitici, culturali, economici e finanziari: il corpo e la mente umana.

Che questo basterà magari con accanto un po’ di pittura verde e briciole di keynesismo di guerra a tenere in piedi l’ordine sociale economico è improbabile, per questo si rende necessario lo sforzo per il controllo delle intenzioni e delle mentalità umane, per adattarle alla inevitabile contrazione.

Così, gli Stati Uniti pensano di poter affrontare il XXI secolo, essere il principale soggetto geopolitico intenzionale in grado, all’interno della sua più ampia forma sistemica, di controllare il motore dell’intenzione umana, il singolo corpo-mente. Basterà?

Di Pierluigi Fagan

09.06.2023

Fonte: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/dal-possesso-dei-mezzi-di-produzione-al-controllo-dei-mezzi-dell-intenzione

Commenti (5)

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    1. 3CENT0 20 giugno 2023

      Non mi sono mai piaciute le parole "complotto" e "inciucio" e furbetti e quartierino ed ecc. Sembra di vedere bambini semideficient. che grufolano di nascosto per fregare due lire, causando danni ben maggiori, ma di cui non possono essere chiamati a respondabilità perche sono complotti inciuci furbetti di basso cabotaggio, da bambini appunto, dunque sonoirresponsabili sotto sotto. Preferisco sempre parlare di accordi, strategie ecc perchè così mi immagino persone adulte, che, se fanno minch., sono chiamate a risponderne, visto che sono adulti. Ottimo articolo. Prospettico.

    1. AlbertoConti 20 giugno 2023

      Ottima disamina, come sempre da Pierluigi Fagan.

      Qualche dubbio mi nasce da:

      " ... controllo delle intenzioni e delle mentalità umane, per adattarle alla inevitabile contrazione"

      Mi pare che ci sia di più, molto di più della mera "contrazione" nel mirino della distopia transumana.

      I puritani di m...a d'oltreoceano e d'oltremanica sono terreno fertile per il plagio animico-culturale coltivato prima a Hollywood e poi nel cyberspazio virtuale dell'infotrattenimento.

      Vizietto esportato a piene mani nel resto del mondo, e tanto ben riuscito da far montare la testa agli apprendisti stregoni, o predoni d'anime che dir si voglia. Ma per fortuna esiste nel resto del mondo un conservatorismo valoriale e spirituale che contrasta questi abusi delle più avanzate tecnologie, e soprattutto li contrasta su base di forza geopolitica e commerciale, grazie a Russia e Cina in primis.

      Lo so, sono anch'essi vulnerabili, con tutte le differenze del caso. Ma formano una solida base d'appoggio di una coraggiosa fiducia nella sconfitta dell'impero del male.

    1. DrCaligari 19 giugno 2023

      Se per Tempo intendiamo la dimensione in cui si dipanano il pensiero, l'informazione, la coscienza, cioè in una parola l'essere, allora non c'è dubbio che la nuova frontiera del controllo sia l'orizzonte temporale esistenziale. Naturalmente è sempre stato cosi, basti pensare alla propaganda tramite mass media, ma a quel tentativo rozzo e ancora lasco si sostituiscono ora forme estremamente più stringenti che si basano probabilmente su leggi della fisica quantistica, e relative possibilità di applicazione, forse ancora sconosciute ai più. Magari per questo ci risulta difficle comprendere il senso di alcune scelte e strategie operate dal potere. Cosi come al tempo stesso si potrebbero conferire nuovi significati a mutamenti all'apparenza epocali quali ad esempio il multipolarismo. Un radicale cambiamento di paradigma in cui non è più sulla realtà fisica che si va a intervenire ma sulla manipolazione di flussi semiotici al fine di pervenire a un controllo assoluto di cui lo stesso mondo fisico non potrà che essere semplice appendice.

    2. indipendente 20 giugno 2023

      "Magari per questo ci risulta difficile comprendere il senso di alcune scelte e strategie operate dal potere".
      Ho capito! Magari la fisica quantistica è un rimedio efficace per svegliarsi dall'incubo di vivere in Idiocracy:-)))

    1. Martin 19 giugno 2023

      Un plauso all'autore dell'articolo, che mette in chiaro un punto fondamentale che continua a sfuggire alla maggioranza degli osservatori europei: gli apparati federali statunitensi, nelle varie diramazioni (difesa, sicurezza, cibernetica, tecnologia, software, analisi geopolitica, etc) sono un enorme concentrato di intelligenze umane, incomparabilmente piu' dotati degli apparati statali e comunitari europei, spesso popolati da meri raccomandati politici e da yesmen o burocrati assortiti. Negli USA, e' tutta gente che nel settore privato guadagna piu' che nel pubblico, e non viceversa, come in Europa, e che interagisce in modo efficace, e non disfunzionale, con il settore privato - altro punto di forza degli USA.
      Il gap di intellligenza tra gli apparati federali USA e gli apparati delle varie Presidenze del Consiglio dei Paesi europei e' semplicemente imbarazzante, ed ugualmente, anche se minore, con gli apparati della Commissione UE.

      Le strategie geopolitiche statunitensi - e le eventuali reazioni degli altri attori, come per esempio noi Europei - sono elaborate, valutate e programmate con anni di anticipo. Non c'e' alcuna improvvisazione.

      La divergenza gepolitica tra i NeoGlobal Dem USA e Donald Trump e' profonda, ed attraversa anche il concentrato di intelligenze degli apparati federali statunitensi.

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