Da imprenditore vi dico: "Lavoratori e piccole medie aziende, siamo tutti schiavi dei veri padroni"

Dopo la pubblicazione dell'articolo sui bassi salari "Lavorare si, ma per salari da fame", pubblichiamo una lettera di replica che crediamo rappresentativa della situazione di migliaia di micro, piccole e medie imprese, ossatura e vera forza dell'economia italiana.

Da imprenditore vi dico: lavoratori e piccole medie aziende, siamo tutti schiavi dei veri padroni

Riceviamo e pubblichiamo.

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Cari amici di Come don Chisciotte,

vorrei rispondere all’articolo che avete pubblicato il giorno 11 Aprile 2025, con il titolo “Lavorare sì, ma per salari da fame”.

Sono fondamentalmente d’accordo con l’impostazione dell’articolo e con buona parte delle sue conclusioni, ma credo che l’analisi dei fenomeni economici e sociali sottesi ai dati (inconfutabili) meriti un ulteriore approfondimento.

L’articolo già pubblicato esprime alcune tesi fondamentali che provo a elencare per punti.

1) I salari reali hanno subito una contrazione generalizzata. 2) L’occupazione è aumentata senza incidere sul costo del lavoro. 3) La causa sarebbe un annullamento quasi totale del potere contrattuale dei lavoratori 4) Le aziende raggiungono comunque un livello soddisfacente di utili. 5) Per ripristinare un sistema di distribuzione della ricchezza vivibile per il lavoratore occorrono, oltre alla lotta salariale, ripristinare la tutela dai licenziamenti, contrastare la delocalizzazione, annullare i vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea.

Il primo punto è un dato di fatto e non necessita di ulteriori commenti.

Il punto 2) invece merita di essere esaminato più da vicino.

La massiccia deindustrializzazione dell’economia italiana, operata a partire dal Britannia e seguenti (1992) ha profondamente alterato la dimensione del lavoro.

Il personale che disponeva di competenze specifiche non più utilizzabili che cosa ha fatto?

Chi ha potuto reimpiegarsi con mansioni affini è stato un sottoinsieme di lavoratori fortunati, altri hanno dovuto accettare impieghi più generici e di classe inferiore, altri sono rimasti disoccupati.

Come è stato spiegato molte volte negli ultimi quindici anni, il conteggio ufficiale dei disoccupati non è affatto realistico, perché si basa sul numero di iscritti alle liste di collocamento.

In realtà moltissime persone, gli “scoraggiati” non hanno neppure inserito i loro nomi in tali liste, mentre altri, piuttosto che accettare un lavoro miserabile e terribilmente sottodimensionato rispetto alle loro competenze, sono rimasti senza fissa occupazione, contando sul risparmio, la solidarietà familiare e qualche lavoretto in nero.

Uno spaccato attendibile della situazione occupazionale italiana lo ha fornito il censimento del 2014 che conteneva due domande riferite alle persone prive di fissa occupazione.

La prima era: “accetteresti un lavoro di qualunque tipo?” a cui ha risposto sì quasi il 13% della popolazione, cifra riportata nei dati ISTAT.

Ma la seconda era: “accetteresti un lavoro purché in linea con le tue competenze e le tue aspirazioni professionali?” a cui rispose sì circa il 25% della popolazione.

Questi due dati avvalorano quanto ho scritto sopra, cioè che il numero di disoccupati è molto più alto di quello ufficiale e che molti italiani nell’ultimo decennio hanno campato in qualche modo senza lavorare.

Quindi traggo la mia conclusione sul secondo punto: l’occupazione è aumentata perché un numero crescente di disoccupati è stato costretto ad accettare qualunque lavoro, anche indegno.

A provocare la “resa” dei disoccupati per orgoglio (“piuttosto che prendere due lire per fare un lavoro molto inferiore alle mie qualifiche non faccio nulla”) sono intervenuti alcuni fattori: la fine dei risparmi, la scomparsa di alcuni introiti familiari, soprattutto pensioni di anziani deceduti a causa del covid o della campagna vaccinale, aumento del costo della vita.

Passando al punto 3)

La tesi di ConiareRivolta, secondo cui l’occupazione è potuta aumentare (con contestuale diminuzione di offerta di mano d’opera) senza creare una pressione al rialzo sui salari solo grazie alla scomparsa delle tutele normative, è a mio parere poco accurata.

Innanzitutto perché la massa di disoccupati è comunque alta, ben più di ciò che affermano i dati ufficiali.

In secondo luogo perché la concorrenza al ribasso sull’occupazione è costantemente incrementata dall’espansione del ceto sotto la soglia di povertà italiano e soprattutto straniero.

Nonostante il drammatico aumento degli italiani poveri, l’afflusso costante di stranieri poverissimi e disposti a tutto risulta ancora più decisivo per tutti gli impieghi che non richiedono particolari qualifiche.

In terzo luogo, nonostante lo sviluppo sempre più massivo dell’automazione stia avvenendo sotto il nostro naso, l’articolo pubblicato non cita l’ovvio fenomeno della disoccupazione tecnologica.

Intravedo in queste dimenticanze un riflesso pavloviano di natura ideologica da parte di un’associazione che si identifica con l’etichetta di “sinistra”.

Per cui l’immigrazione non è nominata, e l’impreparazione tecnica dei giovani non è collegata al degrado della scuola, distrutta in primis dalla rivoluzione sessantottina che ha prodotto una generazione di insegnanti ignoranti come le bestie.

E per le normative?

Non voglio entrare nel dettaglio delle riforme perché il discorso sarebbe troppo lungo e meriterebbe una trattazione separata.

Pur concordando in generale che l’occupazione meriti delle tutele migliori di quelle attuali, ma chi ha distrutto le precedenti?

Governi cosiddetti di “sinistra”, nel fragoroso silenzio dei sindacati, a loro volta classificati di “sinistra”.

Del resto se il fascismo ha creato le pensioni, la sanità pubblica e l’IRI, era logico che gli antifascisti si adoperassero per distruggerli: la sinistra fa sempre il gioco del grande capitale, a volte perfino senza saperlo. (Oswald Spengler, “Il tramonto dell’Occidente, 1922).

Battute a parte è ora di capire che queste etichette, destra e sinistra, vanno abbandonate se si vuole ragionare sui fatti e non sulle parole, condizione indispensabile per giungere a una comprensione della realtà.

Anche il punto 4) merita delle distinzioni e degli approfondimenti, perché l’affermazione generica che le aziende italiane facciano profitti soddisfacenti non è affatto vera.

Da ex titolare di una piccola impresa, posso vantare una conoscenza diretta e sufficientemente profonda della situazione imprenditoriale.

Fino a un decennio fa (ora non sono più aggiornato) la piccola media impresa italiana occupava quasi il 90% dei lavoratori del settore industriale.

Io, pur lavorando direttamente in azienda, non percepivo lo stipendio più alto; non perché avessi qualche dipendente strapagato (tutt’altro), ma perché non potevo permettermi di più.

Lo stabilimento era sito in un quartiere industriale e conoscevo un po’ dei miei vicini, i quali versavano più o meno nelle mie stesse condizioni.

Una grossa fetta dell’imprenditoria italiana, quella delle piccole aziende, che magari lavorano nel settore manifatturiero conto terzi o nelle attività di base, agricoltura allevamento e turismo, è costituita da società familiari o poco più, costrette a lottare contro i mulini a vento di una burocrazia sempre più invasiva che pretende adempimenti insostenibili, di una tassazione oppressiva e di un trattamento finanziario usurario da parte delle banche (qualcuno provi a calcolare gli interessi del “castelletto” per l’anticipo fatture!), il tutto per uno stipendio da impiegato (quando non succedono guai).

La situazione di una grossa fetta dell’imprenditoria italiana è tale per cui il rischio di impresa non risulta adeguatamente retribuito, il gioco non vale la candela, ed è per questa ragione che tante aziende vengono vendute, tipicamente a stranieri.

Diversa la sorte delle poche grandi aziende che lavorano in Italia, spesso di proprietà internazionale (i soliti grandi fondi di investimento e le solite grandi banche) con sede in qualche paradiso fiscale.

Quelle sì che fanno utili “soddisfacenti”, e per forza: non pagano tasse, ricattano lo stato minacciando di chiudere riducendo sul lastrico migliaia di famiglie, e le spese per gli adempimenti normativi si riducono a qualche briciola percentuale del fatturato, mentre per una piccola azienda risultano avere un’incidenza dolorosa.

L’articolo di ConiareRivolta recita: [gli interventi di smembramento delle tutele all’occupazione] hanno definitivamente svolto il loro compito affievolendo anche l’atavica paura dei padroni per la piena occupazione…

Mi sembra che gli autori dell’articolo citato siano rimasti indietro.

I padroni, quelli veri, non solo non sono interessati alla piena occupazione, ma, per bocca dei loro consulenti che si ritrovano a Davos, hanno espresso fobia per la piena umanità.

Secondo loro nel giro di qualche decennio la maggior parte delle persone sarà inutile, e hanno moltiplicato i programmi e i progetti per sfoltire la schiera di questi “mangiatori inutili”.

Per altro, considerando che nell’ultimo decennio le spese per interessi passivi dello stato italiano hanno oscillato tra il 15 e il 20% di tutte le entrate a bilancio, e che tali interessi vengono pagati per lo più alle solite grandi banche e ai soliti grandi fondi (di proprietà dei veri padroni), si può capire come i profitti dei veri padroni siano “soddisfacenti”.

Il meccanismo risulta essere questo: l’imprenditore paga le tasse allo stato-esattore, il quale le consegna ai veri padroni, e su chi è costretto a rivalersi l’imprenditore?

Con lo Stato non può, la banca gli ride in faccia, i prezzi non li può alzare troppo altrimenti i clienti non comprano più, alla fine resta solo il dipendente, il cui salario è per altro dimezzato dalle tasse.

Troppe volte il datore del lavoro è costretto a fare l’aguzzino dei dipendenti perché, a sua volta, è schiavo del sistema.

Non commento il punto 5) sui rimedi, che peraltro mi vede abbastanza d’accordo.

Sottolineo solo con piacere che viene auspicata la rimozione del vincolo di bilancio (la schiavitù ai veri padroni, istituzionalizzata e scritta in costituzione), strumento malefico di impoverimento generale.

Marx parlava dello sfruttamento del lavoratore che avviene nella fase di produzione, che gli amici di ConiareRivolta si siano tolti le fette di prosciutto dagli occhi e si siano finalmente accorti che il vero grande sfruttamento avvenga invece nella fase finanziaria, che condiziona a cascata il resto dell’economia?

Andrea Cavalieri

Commenti (36)

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Mostra commenti 36 caricati
    1. natascia 15 aprile 2025

      La spinta imprenditoriale italiana viene dal bisogno di libertà. Il successo dei veri, per modo di dire, padroni sta nell’aver reso questo bisogno, questo gioco, un fardello impossibile da portare. Talmente impossibile che quasi nessun dipendente nemmeno ha più alcuna velleità di mettersi in proprio.

    1. omega 14 aprile 2025

      Articolo interessante che contiene anche qualche banalità, come quella dell'ignoranza dei professori.

    1. Martin 14 aprile 2025

      Un PLAUSO all'autore dell'articolo, da leggere molto attentamente.

      Aggiungo solo alcuni profili.

      Non si ha idea di quanto realmente costano gli apparati pubblici, ed in particolare l'Unione Europea, nè di quanto ogni anno dal 2004 continuiamo a versare come sussidi all' Est Europa, nè di quanto stiamo pagando la follia Green.

      Quanto alla sottaciuta e crescente disoccupazione indotta dalla rivoluzione internet e telecom, la mal definita "disoccupazione tecnologica", essa è diretta conseguenza non solo della rivoluzione internet e telecom in quanto tale, ma anche dal regime normativo di Internet, ISP, motori di ricerca, Internet media come Google News, Facebook e seguenti.

      Il regime normativo dell'intero settore è deciso dagli USA, perchè l'UE nel periodo 2005-2015 così ha deciso, rinunciando a tutelare sostanziali interessi europei, quali, per esempio, i mercati editoriali, giornalistici e pubblicitari (la mancata difesa del diritto d'autore).
      E cmq non esiste un cloud europeo, e la rivoluzione Internet, tech e telecom accade negli USA, Cina ed alcuni Paesi asiatici (Giappone, Taiwan, Corea, Singapore).
      L'Europa è tagliata fuori da ormai 30 anni.

    1. Dario Lampa 14 aprile 2025

      Bene. È giunto allora il momento che il ceto medio si unisca ai lavoratori, al ceto più tartassato...

    2. ric 14 aprile 2025

      scordatelo...per un tozzo di pane il cane da pastore sara' sempre pronto a mettere in riga il gregge ---

    3. Dario Lampa 14 aprile 2025

      Non è detto...

    4. omega 14 aprile 2025

      Quello più tartassato è il ceto medio, composto in gran parte anche da lavoratori.
      Il classico proletario di una volta non esiste quasi più tra gli italiani, mentre gli stranieri sono per lo più o sottoproletari o finti proletari, con una quota significativa di proletari.

    1. uomospeciale 14 aprile 2025

      Comunque la piccola e media impresa è destinata a scomparire in pochi decenni, e non solo per i soliti problemi arcinoti a tutti:
      ( Burocrazia, pressione fiscale insostenibile, concorrenza sleale di paesi con un costo del lavoro e dell'energia ridicolo ecc ecc )
      Ma sopratutto perché a investire, innovare, rischiare, costruire, inventare ecc in Italia così come ovunque nel mondo è sempre e solo una risicatissima percentuale della popolazione..
      Saranno si e no tra il 2% e il 4% della popolazione:
      Tutti gli altri cercano un lavoretto da sbattersi il meno possibile, con orari poco impegnativi e con pochi rischi e responsabilità, che gli consenta di vivere tranquilli in attesa dei ponti/ferie/week-end/ pensione, cassa da morto e stop.

      Tra il 96% e il 98% della gente là fuori se gli regali 300 mila euro, non solo non gli passerebbe manco per l'anticamera del cervello di fare impresa, assumere gente e assumersi dei rischi, ma la prima cosa che farebbe è licenziarsi all'istante e farsi 2/3 anni di vacanze da qualche parte.
      Proprio per questo il 96% 98% della popolazione non avrà mai 300 mila euro, anzi passerà spesso tutta la sua vita ad accusare chi ce l'ha fatta di avergli rubato qualcosa.
      Queste sono ovvietà che sanno tutti ma adesso qualcosa sta cambiando nella mentalità della minoranza che si dava da fare, ed è un bene.
      Adesso anche quel 2%, 4% di ambiziosi ( anzi diciamo pure di avidi e idioti) si stanno fermando, e non solo in Italia
      io vedo da più parti imporsi sempre di più una nuova e diversa concezione di sè stessi, della vita e del vivere.
      Una vita basata non più su quello che si ha o si ritiene stupidamente di aver raggiunto, ma sul come si vive, sulla qualità del nostro tempo, e della vita...Era ora.
      In futuro o si lavorerà per lo stato, o per qualche multinazionale oppure non si lavorerà affatto....Ci aspettano tempi interessanti.

    2. ric 14 aprile 2025

      non e' proprio cosi . E' il sistema a capitalismo privato che e' sbagliato .

      e per capitalismo privato non intendo dire la piccola impresa o artigianato , o il piccolo contadino ecc...

    3. RixGa 14 aprile 2025

      La sua riflessione mi ha fatto pensare a una storiella che ho letto tempo fa (non ricordo dove) ma mi piaceva e l'ho salvata.

      "USCITE DALLA VOSTRA ZONA DI COMFORT" gridano un giorno sì e l'altro pure guru del web, imprenditori e "motivatori" vari.

      A costoro ricordiamo questo vecchio racconto:

      " Un uomo d’affari statunitense, su ordine del medico, si concesse una vacanza in un piccolo villaggio costiero messicano. Incapace di prendere sonno dopo avere ricevuto una telefonata urgente dall’ufficio, si avviò verso il molo per schiarirsi le idee. Lì era attraccata una minuscola imbarcazione con un solo pescatore, carica di tonni pinna gialla. L’americano si complimentò con il messicano per la pesca.

      «Quanto ci ha messo a pescarli?» domandò l’americano.
      «Pochissimo tempo» rispose il messicano in un inglese sorprendentemente buono.
      «Perché non sta fuori di più e prende più pesce?» domandò allora l’americano.
      «È sufficiente per sostenere la mia famiglia e regalarne un po’ agli amici» disse il messicano mentre li scaricava in una cesta.
      «Ma… Che cosa fa il resto del tempo?»

      Il messicano alzò lo sguardo e sorrise.

      «Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei figli, faccio una siesta insieme a mia moglie Julia, e giro per il villaggio ogni sera, dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amigos. Ho una vita piena e impegnata, señor.»

      L’americano rise e si allungò in tutta la sua statura.

      «Signore, mi sono laureato a Harvard con un Master in Business Administration e posso darle una mano. Dovrebbe dedicare più tempo alla pesca e in questo modo potrebbe acquistare una barca più grande. In un attimo, con l’aumento dei profitti, potrebbe comperare numerose barche. Alla fine avrebbe una flotta di pescherecci.»

      «Invece di vendere quello che pesca a un intermediario, potrebbe vendere direttamente ai clienti, e alla fine potrebbe aprire un conservificio. Controllerebbe il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Naturalmente dovrebbe lasciare questo piccolo villaggio costiero di pescatori e trasferirsi a Città del Messico, poi a Los Angeles e infine a New York, dove potrebbe gestire la sua impresa in espansione con un management appropriato.»

      Il pescatore messicano domandò: «Ma, señor, quanto ci vorrà per tutto questo?».
      Al che l’americano rispose: «Quindici, vent’anni. Massimo venticinque».

      «E poi, señor?»

      L’americano rise e disse: «Questa è la parte migliore. Al momento giusto, lancerebbe una IPO e venderebbe le azioni della sua società al pubblico diventando veramente ricco. Farebbe i milioni».

      «Milioni, señor? E poi?»

      «A quel punto potrebbe ritirarsi e trasferirsi in un piccolo villaggio costiero di pescatori, dove potrebbe dormire fino a tardi, pescare un po’, giocare con i suoi figli, fare una siesta insieme a sua moglie e girare per il villaggio la sera, per bere vino e suonare la chitarra insieme ai suoi amigos…» "

      Quindi un giovane dovrebbe correre per 15/20/25 anni tralasciando quello che gli piace fare per tornare a fare le stesse cose da vecchio (o comunque più vecchio) milionario?

      Non vale la pena.

    4. BrunoWald 15 aprile 2025

      Come dice @ric, difficile darti torto.

      Ci sono però alcune considerazioni da fare, a proposito di quello che scrivi.

      È vero, la gente sta cambiando rispetto alla generazione dei nonni. Non solo oggi sarebbe difficile mandare le masse al macello nelle trincee, come accadeva cent'anni or sono, ma sempre meno gente ha voglia di sbattersi. Il concetto di benessere, basato sulla qualità della vita e non su ciò che si possiede, comincia a diffondersi e rappresenta un autentico progresso, per non dire l'unico: una evoluzione della coscienza.

      E qui tocca tirar fuori il luogo comune della medaglia a due facce.

      Anzitutto, un atteggiamento del genere ha senso solo se si usa il proprio tempo in modo costruttivo, anziché stare sul divano a guardare la tv, quando non a bere o drogarsi. E comunque, condurrà alla caduta della civiltà perché nessuno si occuperà più delle innumerevoli cure e competenze di cui essa ha bisogno per mantenersi. Tu stesso osservavi che la gente non sa più fare nulla, manualmente, e siamo in declino anche sul versante intellettuale.

      La fine di una civiltà ormai invivibile potrebbe anche rivelarsi un fatto positivo, specie se si abita in un villaggio in montagna. Ma nelle città, dove si concentra la massa della popolazione mondiale, il collasso dell'organizzazione sociale spalancherà le porte dell'inferno. Chi avrà armi e le saprà usare, sfrutterà gli schiavi disarmati finché non sarà fatto fuori dalle bande rivali. Alcuni poi si riverseranno nei campi, in cerca di prede.

      In ogni caso, simili sviluppi si darebbero più che altro da noi, perché nel vasto mondo la gente è ancora abituata a farsi il mazzo vita natural durante per un tozzo di pane.

      In alternativa, resteranno solo colossali corporation private che controlleranno tutto e decideranno chi vive e chi muore.

      Allegria! Avrebbe detto mike Bongiorno... 😂

    1. sbregaverse 14 aprile 2025

      Crist^allino.

    1. uomospeciale 14 aprile 2025

      CIT:

      - Da imprenditore vi dico: “Lavoratori e piccole medie aziende, siamo tutti schiavi dei veri padroni” -

      E io da ex imprenditore di successo, vi dico:

      " Chiudete tutto ora adesso, subito.... Dilapidate tutto, fino all'ultimo centesimo, e che bruci pure il mondo"🥳😁

    2. Nonso 14 aprile 2025

      Ex imprenditore perché alla fine hai fallito?

    3. uomospeciale 14 aprile 2025

      Alla fine ho capito il vero senso della vita.

    4. Nonso 14 aprile 2025

      Insegnalo al piccolo Nonso!

    5. sbregaverse 14 aprile 2025

      Michelazzo ¿?

    6. uomospeciale 14 aprile 2025

      E' diverso per ciascuno di noi, tutti devono trovare il loro.
      Per me è riempire lo stomaco, svuotare le gonadi, fregarmene di tutto e di tutti, e vivere rilassatamente in attesa della notte eterna.
      Ovviamente facendo il meno possibile e anche quel poco, cercare sempre di farlo fare agli altri.

    7. Nonso 14 aprile 2025

      mbè, speciale mica tanto

    8. uomospeciale 14 aprile 2025

      Si.

    9. ric 14 aprile 2025

      battute a parte e condivisibili, nel piccolo , l' imprenditoria ( se controllata e ben stabilita la sua dimensione) svolge una funzione sociale difficilmente sostituibile per costi ed efficacia. Resta il fatto che salendo di dimensioni La competizione assume non piu' un valore positivo per la società umana, poiché la vera sfida non volge piu' alla ricerca di un benessere necessario a se stessi , ma mira ad impedire ad altri di ottenere lo stesso benessere.

    10. uomospeciale 14 aprile 2025

      Certo ma ormai stanno cambiando anche gli imprenditori l'ho spiegato anche sopra...Sta cambiando il mondo, anche se chi non fa parte di certi ambienti fatica a rendersi conto dei cambiamenti.
      Guardati attorno, quasi tutte le società e imprese in Italia sono proprietà di gente over 60/70 enni che hanno in mano l'85% dell'economia italiana.
      Ormai giovani alla Ferrari preferiscono il monopattino, una birra, un Cheeseburger e poi dormire fino a mezzogiorno.
      Mi stavano anche un pochetto sui ç0glioni fino a qualche anno fa.
      Poi ho capito che hanno ragione loro.
      E allora avanti tutta, quel che deve crollare lo faccia alla svelta, e godiamoci lo spettacolo.

    11. ric 14 aprile 2025

      difficile darti torto...

    1. Achille 14 aprile 2025

      L’imprenditore smonta in modo preciso e puntuale l’articolo di Coniare Rivolta…. che fa l’errore di associare piccole e medie aziende con quelle di grandi dimensioni appartenenti al sistema di potere italiano che di fatto si sono costruite il loro “nirvana” in termini di interessi, controllando direttamente le nostre istituzioni. Così facendo hanno creato i presupposti per vivere sulle spalle di queste aziende e dei lavoratori italiani. Hanno preso il controllo dello Stato per mano dei politici rendendo la nostra politica al loro servizio. Se non torniamo ad esporre e combattere quelli che sono i veri motivi che hanno portato il paese in questa situazione, mai usciremo da questa gabbia di sofferenza. Invece l’informazione tutta, continua ad esporre narrative sempre più lontane da noi….. si parla di tutto e di tutti tranne che dell’Italia e degli italiani. Anche su questo sito purtroppo è così! si cercano modelli per il mondo…. dall’Iran alla Siria…. pensando che i “poteri” da loro non esistano. Una follia… la lotta di classe è presente in ogni angolo del mondo e si combatte sul proprio territorio e non su quello degli altri. Combatterla o facendo finta di combatterla sul territorio degli altri è solo un modo per togliersi le responsabilità e portare acqua al mulino del nostro sistema di potere.

    2. Redazione CDC 14 aprile 2025

      Questo portale web cerca di mettere a disposizione e consentire il confronto dei punti di vista e delle opinioni anche piu' diverse, ma che hanno una matrice ideale comune.Come testimonia l'articolo di Coniare Rivolta, la replica qui pubblicata del sig. Cavalieri ed i commenti ad entrambi gli articoli. L'Iran, la Siria, la Russia ecc.. sono societa' diverse dalla nostra su cui parlare e con cui confrontarsi. Sempre nell'ottica di cui sopra: confrontare i punti di vista, le opinioni ecc.. per provare a farsi una propria idea con vari spunti a disposizione Se avete articoli, spunti, suggerimenti inviateceli a [email protected], come ha fatto ieri il Sig. Cavalieri e come in continuita' fanno altri che anche qui ringraziamo del contributo. Compatibilmente al tempo a disposizione, le forze disponibili ecc.. cerchiamo di fare del nostro meglio e dare spazio a chi vuole contribuire per dare un servizio il piu' possibile vario, accurato e utile al lettore. Non sempre ci riusciamo ma ce la mettiamo tutta. Come sempre, invitiamo tutti ad inviarci articoli, suggerimenti, segnalazioni su temariche locali, nazionali e internazionali. Grazie

    3. Achille 14 aprile 2025

      Infatti, pubblicare questa lettera di un imprenditore italiano è gesto apprezzabile. Concentrarsi sulla realtà italiana dovrebbe essere la normalità non l’eccezione. Le vite degli italiani, per quello che interessa direttamente loro, sono decise dal governo italiano e da chi ha potere nei luoghi istituzionali dello Stato italiano, non da ciò che avviene in altri paesi. Casomai ciò che avviene a livello geopolitico può influenzare le vite delle nostre élite…. Tanto per intenderci Trump o Putin non decidono il livello di tassazione o la spesa del governo in Italia…. come non decidono la sentenza di un processo che vede un normale cittadino di fronte a soggetti appartenenti al sistema di potere che controlla le nostre istituzioni. Questi sono i temi da trattare se vogliamo essere vicini alla gente e vogliamo realmente cambiare le sorti del paese.
      Il “Paradiso” sulla Terra non esiste…. casomai esistono luoghi dove le differenza di classe e’ più bilanciata, come lo è stata in passato anche da noi. E lo sbilanciamento attuale, e’ il vero problema che dobbiamo risolvere…..

    4. oriundo2006 14 aprile 2025

      Impossibile. Sta nella struttura stessa della produzione attuale, ampiamente sottoposta a vincoli tecnici nella catena internazionale della valorizzazione e dalle scelte politiche di economia internazionale ... All' Italia compete una posizione intermedia, da semilavorati, proprio perciò è stata 'destinata' all' afflusso di manodopera generica. Un aspetto importante è anche la sovra-tassazione. Chi può, singoli o imprese, se ne va, privando lo stato del gettito corrispondente, ma anche delle competenze 'alte' necessarie per un 'salto di qualità' indispensabile al sistema-paese nel suo complesso. Oggi siamo destinati a far concorrenza al Bangladesh e mi parlate di salari da aumentare ?
      In questo ambito di idee, sarebbe importante capire CHI e PERCHE' ha destinato all' Italia una posizione talmente subordinata alla competizione 'bassa' di 'mercato' di prodotti facilmente sostituibili da non poter esser revocata se non con metodi 'di rottura'.
      Impraticabili anch'essi in questo contesto internazionale.
      Come uscirne ?
      La mia personale risposta è con investimenti R&S, una modifica del regime dei brevetti, una forte diminuzione delle spese improduttive, cosa di cui si è persino dimenticata l'esistenza nelle azioni di governo ed infine l'eliminazione dei tanti vincoli che derivano dai padroni internazionali dell' Italia, vecchi e nuovi.
      Sotto quest'ultimo aspetto, molto 'talmudico' ci sarebbe parecchio da indagare e da chiarire: il grasso che cola dal prelievo fiscale va altrove.

    5. Achille 14 aprile 2025

      Analizzando il flusso denaro, come si muove sulla scala sociale del paese, si capisce in modo chiaro che in termine di decisioni politiche, non esiste un vincolo esterno nel paese. Anche l'Italia come tutte le nazioni del mondo, ha i suoi poteri interni che in prima battuta agiscono con logiche di accumulo in termine di interesse personale specifico..... sono loro da combattere e non i poteri di altri paesi, che quand'unque si muovono in Italia, lo fanno con il consenso delle nostre élite.

    6. oriundo2006 14 aprile 2025

      Esiste ed è all' origine, tra l'altro, della contrattazione sulla sovra-immigrazione del nostro Paese, altamente 'punitiva' perchè imposta sulla base di una correlazione strettissima al debito pubblico...
      Vincolo esterno è quel vincolo politico, adottato volontariamente o meno, che condiziona la politica economica interna: https://www.pandorarivista.it/articoli/il-vincolo-esterno-tra-economia-e-politica/ ( ex Maastricht ). Direi sopratutto influenza per contrappasso la gestione della politica economica 'a spanne', quella 'spicciola' fatta di spese su partite correnti allegre e ballerine ( vedansi le relazioni della Corte dei Conti ) per 'turare le falle' sociali.
      Da questo deriva la 'tecnostruttura' iperpolitica ( sì, davvero ! ) dei governi 'tecnici', espressamente mandatari di un potere estero lesivo delle prerogative di un Paese ( fintamente ) sovrano: ma da qui la loro inefficacia complessiva perchè per esser incisivi sulla costanti 'eterne' dell' Italia occorreva il contrario del neo-liberismo: ovvero la pianificazione economica ( Ruffolo ne fu uno dei maggiori rappresentanti, peraltro in un altro contesto storico ) sia pure con 'redini' lasche...
      Una volta che stabilisci alcune costanti imprescindibili dell' orientamento della macchina economica, allora puoi governare il salario agganciandolo all'evoluzione complessiva della società ed a certe finalità strategiche essenziali in un mondo 'cibernetico' ( con riferimenti anche alla 'produttività': che comunque ci vede oggi se non in testa ma alla pari con tante altre economie anche 'forti' ). Ci si potrebbe chiedere: si può coniugare liberismo e programmazione ? Dopo tutto è quello che in parte fanno in Cina, senza dirlo esplicitamente...mentre Trump tenta di farlo con i dazi. Siamo sempre lì...! Lo famo senza dirlo...

    7. Martin 14 aprile 2025

      E certo, ma per l'ideologia marxista tuttora imperante, "il capitale è il capitale" e "il padrone è il padrone". Tra il piccolo o medio imprenditore con pochi dipendenti ed in balia del mercato e i cda di imprese con migliaia di dipendenti, la differenza sarebbe solo quantitativa.

      Abbiamo poi permesso al quartetto Prodi, Amato, Andreatta e Ciampi di sfasciare l'IRI ed ulteriori privatizzazioni, e di farci entrare nell'Euro alla delirante parità di 1936 lire, un danno letteralmente difficile da calcolare, in termini di migliaia di miliardi. L'IRI per inciso era stato per decenni la settima-ottava holding mondiale.

    1. PietroGE 14 aprile 2025

      Totalmente in accordo con questo intervento. Alcuni punti li avevo segnalati anche io nel mio commento all'articolo del 11 Aprile. Un paio di punti aggiuntivi : manca la protezione a livello europeo e italiano delle aziende tecnologicamente avanzate dalle acquisizioni predatorie, in gran parte, ma non solo, cinesi e dazi seri sui prodotti asiatici, manca un contrasto alla emigrazione di personale qualificato italiano e uno stop e il rimpatrio di analfabeti del terzo mondo che non sono impiegabili nell'economia italiana. Altri punti importanti : la meritocrazia nella scuola, un limite alla finanziarizzazione delle aziende e il rispetto della proprietà intellettuale da parte dei Paesi del terzo mondo.

    2. ric 14 aprile 2025

      e' la parola meritocrazia che stona fortemente...tutta da sviscerarne le intenzioni e finalita'...

    3. Martin 14 aprile 2025

      Non afferriamo nemmeno che ogni laureato nelle università pubbliche italiane stra finanziate e stra sussidiate dallo Stato italiano con le nostre tasse, e specialmente in materie come Medicina e Ingegneria, che emigra e va a fare il Medico o l'Ingegniere all'estero, etc, etc rappresenta una perdita netta per il nostro Paese, perchè gli abbiamo pagato la formazione. Ma evidente che continueranno ad emigrare, se all'estero li pagano minimo il triplo.
      Oggi "esportiamo" lavoro qualificato finanziato dal nostro sistema universitario e importiamo mano d'opera non qualificata.

    4. PietroGE 14 aprile 2025

      Per invertire la tendenza c'è bisogno di investimenti e di un livello salariale che stimoli la qualificazione. L'Italia non investe in ricerca applicata, si contribuisce a livello statale a ricerche di base interessanti ma che hanno poche applicazioni pratiche. Si deve dare un regime fiscale favorevole alle start-up e finanziare anche le applicazioni dei settori di ricerca di base che producono bene.

    5. ric 15 aprile 2025

      secondo me la ricerca deve essere " mirata a capire perche' l' uomo .checche' se ne dica risulta essere l' animale piu' stupido della terra , in quanto lavora come un mulo per mantenere i privilegi di pochi ...

    6. Martin 16 aprile 2025

      Ok ma è il livello generale degli stipendi che in Italia è troppo basso, per esempio rispetto a quelli francesi, dall'operaio/impiegato al professionista. A livello operaio- impiegato in Francia gli stipendi sono tra il 50% ed il 75% in più, a livello professionisti tra il doppio ed il triplo. MI astengo per decenza dal menzionare gli stipendi USA, che sono tra il doppio ed il triplo anche per i livelli più bassi. Chi fa le pulizie in uffici e hotels oggi negli USA prende 3000-3300 dollari al mese e ne paga di tasse tra il 15% ed IL 20% all'anno, secondo se e singolo o in coppia.
      In Itaia si e' scelto di abbassare i costi, ossia gli stipendi, per essere competitivi sull'export, deprimendo il mercato interno.

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