Coscienze corrotte, maggioranze squalificate

Coscienze corrotte, maggioranze squalificate

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

Viviamo veramente l’epoca di più basso livello morale di sempre, l’epoca del totalitarismo mercantile, dei rapporti di forza basati unicamente sul denaro, per lo più “rubato”, ottenuto con l’inganno o coi ricatti, praticati da una posizione di forza assoluta, la forza della “grande finanza”.

Cosa s’intenda per “grande finanza” è presto detto: si tratta delle grosse concentrazioni di capitale liquido, dei surplus di ricchezza accumulata e organizzata a fini di lucro speculativo, che diventano centri decisionali per l’allocazione delle risorse, il modo moderno di fare politica.

Ad esempio Blackrock, Vanguard, State Street sono entità finanziarie intrecciate tra loro, che per dimensioni rappresentano un buco nero nella galassia del “risparmio gestito”, in grado di risucchiare gravitazionalmente risorse da tutto il pianeta, di proprietà diffusa (fondi d’investimento) ma concentrate nella gestione, finalizzata a massimizzare i rendimenti minimizzando i rischi. Le dimensioni del capitale investito superano di gran lunga i bilanci statali, consentendo a tali entità di esercitare un potere sistemico sovranazionale, anche politico, culturale, ideologico, in grado di governare i destini del mondo. Non sono certo le uniche, ma ben rappresentano il concetto e la tendenza, frutto avvelenato di quella meccanica monetaria concepita e imposta da un sistema bancario verticalizzato e privatizzante, istituzionalizzato nelle grandi banche centrali nell’era degli imperi unipolari anglosassoni, dominatori della storia negli ultimi secoli ed eredi a loro volta delle più antiche pratiche bancarie europee, quando però il mondo era molto più ristretto di oggi e i rapporti di forza erano ancora fondati sulla primazia del potere politico-militare.

E’ così che i centri bancari-speculativi di Londra e Wall Street hanno progressivamente infiltrato e inquinato la politica classica, quella concepita come esercizio del libero arbitrio politico dall’interno delle Istituzioni, conservandola nella forma e nell’immaginario collettivo, ma riducendola di fatto a meccanica deterministica al servizio dei capricci delle borse valori, divenute sempre più potenti anche in forza di progressive liberalizzazioni sovranazionali delle regole bancarie, cioè della gestione complessiva della moneta nelle sue diverse valute sotto l’imperio del dollaro.

Ma per farlo, o nel farlo, hanno parimenti infiltrato e corrotto tutte le altre forme organizzate del vivere civile, a cominciare da: produzioni industriali, commercio, formazione e cultura, sanità, sicurezza civile e militare, ecc. ecc. Del resto il denaro è diventato capillarmente onnipervasivo nelle moderne economie, e col denaro si può comprare tutto, anche l’anima delle persone che di queste economie sono attori e comparse. Chiamiamola ideologia mercatista, o liberalismo economico come preferiscono i paladini di questo nuovo credo materialistico, che amano ammantarsi di buoni propositi per garantirsi il consenso delle masse governate come obbedienti mandrie al pascolo.

Al fondo di questa profonda trasformazione della società in senso aziendalistico, involutiva delle logiche organizzative sociali, c’è la fragilità della coscienza dell’essere umano, che da un lato non comprende mai a sufficienza il divenire che lo riguarda e lo coinvolge, e dall’altro si lascia facilmente corrompere dalle necessità e dagli agi, branditi a mo’ di bastone e carota dal conducente di turno. Il perché di queste dinamiche, apparentemente di autodifesa e conservazione ma in realtà autolesive e distruttive, lo si è intuito analizzando la realtà dell’io, l’identità corporea e spirituale di ciascuno, costituita principalmente dalla parte inconscia della personalità, sede di traumi, conflitti e compromessi sempre più compromettenti.

Tuttavia anche se le coscienze sono tendenzialmente disposte a vendersi in cambio di altri interessi materiali, l’io personale può sempre opporsi al patto col diavolo, decidendo di non lasciarsi comprare, di non permettere che la propria coscienza unica e privata venga corrotta dal sistema, per quanto potente e oppressivo possa essere. Questo è il punto dirimente, lo spartiacque delle diverse possibilità tra l’essere e il non essere, l’avere o non avere una speranza e un futuro, il sentirsi liberi o schiavi dello status quo.

Vi è quindi una commistione tra deficit di consapevolezza e tenuta della coscienza, la cui forza interiore nasce proprio dal vedere e sentire la realtà per quel che è, nonostante i filtri e le lenti distorsive della propaganda sistemica. Ma quando un sistema e il potere che lo sostiene devono ricorrere alla propaganda per perpetuarsi significa che sono giunti al capolinea, a fine ciclo. In tal caso non possono che tradire le loro responsabilità naturali, inducendo ogni singolo componente a tradire le proprie.

La sopravvivenza forzata dei vecchi sistemi non è mai un bene per nessuno. Meglio sarebbe lasciare che la vita si rinnovi a tutti i livelli, permettere alle coscienze di rinascere in una nuova autenticità e di assumersi di conseguenza le responsabilità del caso. Al momento purtroppo questo rimane un semplice auspicio, più che una previsione probabilisticamente fondata. Pertanto è certamente più utile approfondire l’esame di realtà, guardando bene in faccia la situazione presente, rappresentata dai fatti quotidiani ormai descritti per quel che sono solamente dall’informazione alternativa al mainstream, la cui falsità è diventata la regola, con conseguenze imbarazzanti per l’intelligenza stessa di chi ancora si abbevera esclusivamente a queste fonti, rimaste “autorevoli” solo nel ricordo di vecchie convenzioni sociali ormai scadute nel ridicolo, se non fossero altrettanto tragiche le conseguenze che comportano.

S’invoca spesso a spiegazione delle più gravi storture sistemiche il conflitto d’interessi dei decisori protagonisti all’interno delle strutture incriminate, quando invece emerge una inconfutabile coerenza interna delle politiche realizzate nei fatti. Ad esempio come ci si può aspettare che una ipertrofica Bigpharma privata, che a cascata controlla l’intero sistema sanitario, possa realmente prodigarsi per migliorare la salute pubblica, quando i suoi utili sono direttamente proporzionali alla maggior diffusione possibile di patologie d’ogni genere? Eppure lo scopo primario dichiarato di queste aziende è il lucro, il dividendo per gli azionisti, i benefit principeschi per i collaboratori più fedeli ed efficaci nel realizzare le politiche aziendali, e da questo dipende la prosperità e solidità di tali società anonime, ma non certo la salute del gregge dei clienti-pazienti paganti direttamente o tramite soldi pubblici. E’ un fatto palese e dichiarato, perfino statutario, eppure la fiducia in queste imprese non crolla mai del tutto, anche a causa della assoluta necessità del servizio fornito in esclusiva, e così la loro “evoluzione” persevera nella direzione di una privatizzazione sempre più spinta, cioè verso il consolidamento del movente che è alla radice del fallimento sostanziale della loro “missione”, quella di tutelare la salute pubblica, sbandierata a parole ma sempre più subordinata al primo e inscalfibile scopo di lucro privato.

Se questo è vero, come è ovviamente vero, come può una coscienza degna di questo nome non indignarsi e non pretendere una soluzione concreta e urgente, che vada alla radice del problema?

Parlo non solo della coscienza del paziente-cliente vittima di tale sistema, ma anche del medico qualunque, che conosce dall’interno le dinamiche qui solo accennate a grandi linee, dinamiche che lo coinvolgono direttamente nell’esercizio della sua professione, dopo tanti anni di studio e dopo aver fatto proprio il giuramento d’Ippocrate. Un giuramento deontologico così destinato ad un subdolo e perpetuo tradimento.

Ogni mestiere e professione soffre di queste contraddizioni, e milioni di coscienze ne sono investite.

Con quali risultati statistici lo vediamo, se solo vogliamo avere occhi per vedere, per guardarci attorno. Le relative maggioranze professionali preferiscono rispondere ai loro interessi materiali piuttosto che alle loro coscienze, fino ad atrofizzarle del tutto nella consuetudine quotidiana, quella nuova normalità che è meglio non guardare nel dettaglio, altrimenti fa troppo male, fa troppa rabbia e paura. Ricordiamo però le sagge parole del famoso cantore, che suonano più che mai profetiche: “Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.

Si sono qui solo accennate le ragioni pratiche della acutissima crisi esistenziale, direi anche terminale, dell’occidente, ma che riguardano in diversa misura anche il resto del mondo, quella parte maggioritaria di umanità che sta per succedere all’egoistico unipolarismo anglosassone, con logiche sperabilmente più civili nel rispetto reciproco. Le rivoluzioni tecnologiche impattano enormemente e troppo rapidamente sugli stili di vita e sui modelli di organizzazione sociale in competizione tra loro.

E’ evidente che urge una presa di coscienza della Politica, che riprenda a governare i cambiamenti secondo coscienza diffusa, anziché esserne governata ed esautorata, ridotta a teatrino delle falsità a copertura di un vero potere nascosto, in quanto impresentabile. Ma la coscienza diffusa è fatta di molte responsabilità individuali, sempre più difficili da esercitare nella complessità crescente dei cambiamenti in atto. Perciò queste riflessioni, per quanto modeste e lacunose, sempre passibili di correzioni, anche profonde, vanno meditate, discusse, affinate, per renderci finalmente degni di quest’esperienza esistenziale che ci è stata concessa non si sa bene come e perché, ma che è sicuramente unica e irripetibile per ognuno, comunque vadano le cose.

Ma che l’andamento di questo mondo sia guidato nei limiti del possibile dalla buona volontà dei partecipanti, di ciascuno di noi in prima persona!

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

09.07.2023

Alberto Conti. Laureato in Fisica all’Università Statale di Milano, docente matematica e fisica, sviluppatore software gestionale, istruttore SAP, libero pensatore, collaboratore di Giulietto Chiesa, padre di famiglia, appassionato di filosofia, psicologia, economia politica, montagna, fotografia, fai da te creativo, sempre col gusto alla risoluzione dei problemi.

Commenti (26)

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Mostra commenti 26 caricati
    1. absitiniuriaverbis 12 luglio 2023

      "Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.

      Per fare le uova strapazzate con la pancetta affumicata ci vogliono:
      - le uova, che sono fornite dalla gallina che è 'coinvolta' e non ci rimette le penne
      - la pancetta, che è fornita dal maiale che non è solo 'coinvolto' ma piuttosto 'dedicato/impegnato/committed' visto che, bontà sua, le sue penne ce le rimette eccome.

      Insomma la vecchia, ma sempre viva e vegeta, massima dell'armiamoci e partite.

    2. AlbertoConti 12 luglio 2023

      Hai ragione, anche i vegani hanno una coscienza, che merita rispetto. Quanto autenticamente umana è tutto da discutere.
      Ad ogni modo qui si parla di vivere o meno la propria coscienza, la propensione al bene viene dopo, a mio avviso di conseguenza. Mi sembra anche da altri commenti che si faccia un po' di confusione su questo punto, scivolando verso un'identificazione implicita tra coscienza e buonismo, che è piuttosto superficiale.

    3. absitiniuriaverbis 12 luglio 2023

      Forse non ho afferrato il senso della tua risposta: non capisco perché introduci di vegani.

      E magari anche il mio commento non era chiaro.
      Ci riprovo.
      Volevo sottolineare che, a proposito della differenza tra 'involved' e 'committed', per fare la rivoluzione ci vogliono necessariamente i rivoluzionari (i committed).
      Di fiancheggiatori (gli involved) se ne trovano sempre, veri o presunti o infiltrati.

    4. AlbertoConti 12 luglio 2023

      Adesso ho capito.
      Personalmente in più occasioni ho cercato di sottolineare i fatto che basta il pensiero a cambiare il mondo. C'è addirittura chi dice che è il pensiero a creare il mondo, ma lasciamola lì, ci porterebbe fuori strada in questo contesto.
      Voglio dire, molto più terra-terra, che un'evoluzione indipendente, cioè autentica, dell'opinione pubblica basta di per sè a bloccare l'attuazione delle distopie e prepara il terreno al combiamento in bene. Il retto pensiero è di per sè rivoluzionario.

    1. carla 11 luglio 2023

      "E’ evidente che urge una presa di coscienza della Politica...."
      Sono ancora stupita della resistenza a tutto degli ukragna che non devono aver ancora capito che gli Usa combatteranno la Russia fino all'ultimo ukraino.
      Figuriamoci se l'essere umano non si sveglia in certe condizioni come può farlo quando la situazione non è tragica

    2. AlbertoConti 12 luglio 2023

      "... non devono aver ancora capito che gli Usa combatteranno la Russia fino all’ultimo ukraino."

      Che ne sappiamo noi di cosa pensano gli ucraini sopravvissuti, quelli rimasti e quelli fuggiti.
      Il loro governo fantoccio-nazista ora non è minimamente rappresentativo della popolazione, questo è certo. Ricordiamo che il nostro fascismo è durato un ventennio, ed è finito solo con la disfatta militare di Mussolini, personaggio molto più sincero di Zelensky (ci vuole veramente poco ...).

    3. carla 13 luglio 2023

      Beh, come minimo se sapessi mi sentirei un po' presa per i fondelli, credo sia quello che pensano gli ukraini residenti da noi.

    1. JHON 11 luglio 2023

      Eh Alberto, se tutti noi dedicassimo soltanto dieci minuti al giorno a domandarci il significato della nostra esistenza, ne usciremmo, non dico, più maturi, ma senz' altro più consapevoli. La coscienza e i casi legati ad essa, sono e restano individuali, non sono intercambiabili con altri, Ognuno agisce per se. Poi se lo fai come atto dovuto, potresti sembrare un sempliciotto o come usiamo da noi: un "paulott". Però in questo mondo e in questo tempo, ci sono spazi per ascoltare il tuo richiamo della "foresta", sempre se lo cerchi. La settimana scorsa in una casa di riposo a Milano, a causa di un incendio scoppiato per cause ancora da accertare, sono morte 6 persone anziane, 81 ricoverati, 2 feriti gravi. Questo per quanto riguarda la cronaca. La RSA era " la casa dei Coniugi",penso a questo cartello appeso e mi chiedo: quanta gente sposata sarà passata davanti a quella sede, senza mai chiedersi il motivo per cui marito e moglie un giorno della loro vita decidono di rinchiudersi in una struttura simile, rinunciando magari a una vita affettiva con le loro progenie? Ecco, dove agisce il cattivo pensiero dominante! La società dell' abbandono, dell' Altro che è ingombrante, che non serve più, "l'è chi a impedì". E la morte diventa un fatto di cronaca, da leggere e archiviare ( sarebbe già troppo). Un vecchio parroco del mio paese, interrogato a mio proposito con la domanda: Don Marco, Dio per me, fa qualcosa che io possa sentire?. Risposta: Solo tu riesci a sentirle, sono piccole cose, interrogati e capirai il suo agire.

    1. ignorans 11 luglio 2023

      Volevo fare una proposta ai gestori di CDC.
      Perché non fate dei video tipo quelli di visione TV o di 100 giorni da leoni dove però gli "opinionisti" sono quelle 20 persone (più o meno) che sono soliti commentare? penso a dei talk show con 3-4 invitati.
      Sarebbe interessante, no? E anche più avvincente!

    2. AlbertoConti 12 luglio 2023

      Sarebbe sì interessante, anche per vedere quanto durano certi commentatori compulsivi, tipo un Bertozzi, tanto per non fare nomi.

    3. Bertozzi 12 luglio 2023

      A ridaiie che mi vieni a cercare, è un tarlo fisso ormai, se non mi vieni a cercare non sai che fare , avvinto dal tuo vuoto pneumatico. E per rispondere alla tua domanda sul quanto durerei: Magari più di te. C'ero prima di te su questo forum e ci sarò anche dopo. Inoltre:Ci siamo incontrati una volta di persona, con altri utenti, qualche anno fa ricordi? e continuiamo a farlo regolarmente, noialtri, di persona, ogni tot mesi, con le stesse persone, ma te dopo quella prima volta non ti si è più visto. Paura? Vuoto pneumatico?E vuoi un confronto online? Quando vuoi. Come ti ho già detto, non mi cercare che mi trovi. Esclusi i tuoi, ogni tuo articolo fa si e no 10 commenti, ne faccio più io con un commento mio senza essere un redattore. Esclusi i tuoi non arrivi alla doppia cifra, come numero di commenti. Tradotto:Non ti caga nessuno professorone. Compulsivo qua c'è solo il tuo vuoto pneumatico, guarda bene, Bertozzi commenta molto meno di altri per non dire che ha quasi smesso come tanti altri ottimi commentatori - per il piacere di chi come te vuole affondare e disinnescare il sito, vatti a leggere la risposta che mi da' Hospiton in uno dei nostri 'scambi' dei giorni passato, quello del disco rotto - definire Bertozzi compulsivo è scorretto e ingiusto, poi così a tradimento senza nemmeno mettere l'@ della menzione così che possa rispondere- qua di compulsivo c'è solo la tua tendenza a venirmi a cercare io a te non ti cerco mai, sfido chiunque a dimostrare il contrario. Poco male, comunque , purtroppo chi non ha risorse e capacità si abbassa anche a questi mezzucci. Ma, come detto, quando vuoi. Di persona, on line, o come preferisci.

      E ti va bene che questo thread, essendo un articolo tuo,è già morto e non se lo leggerà nessuno, sennò ti toccava farlo davvero e poi li si rideva.
      Fidati Albe', non mi cercare e lascia stare il can che dorme.

      E ringraziami, con questo commento mio sali a 21 totali, meno 8 tuoi fanno 13 commenti: grandi numeri professore, son soddisfazioni!

    4. AlbertoConti 13 luglio 2023

      Hai le tue ragioni, lo riconosco, come quando predici la tua permanenza (nel sito e nella vita) quando io non ci sarò più. E' una semplice questione anagrafica, nessuno lo può negare. Però non si può mai dire, il fato a volte riserva sorprese.

      Un punto nodale però non l'hai capito proprio, e non te ne faccio una colpa, mi sarò espresso male. L'ossessione compulsiva che vedo in te non riguarda il numero dei tuoi commenti, ma la qualità e il contenuto degli stessi, cioè la rancorosa contrapposizione generazionale, in questo caso verso i "baby boomers". Io sono del '49, perciò sei tu che "mi vieni a cercare" ogni qualvolta scagli frecce velenose contro di noi, privilegiati generazionali (sono il primo a dirlo) che per questo secondo te sono colpevoli di tutti i mali che affliggono le generazioni successive, senza se e senza ma, senza eccezioni o attenuanti. E via a spargere odio, genitori carnefici e insensibili contro figli e nipoti vittime del loro menefreghismo. E' questo il tuo refrain ossessivo-compulsivo, ampiamente illustrato con sarcasmo e analisi, a volte anche ottime, ma impugnate come una spada divisiva, in perfetta sintonia con chi invece fa del "divide et impera" uno strumento di dominio e prevaricazione consapevole. Come vedi ti concedo il beneficio della buona fede, della ricerca della verità che in fondo ci accomuna. E non ne faccio una questione personale, ma di idee e atteggiamenti. Perciò ti invito ad accettare questo mio umile e paterno consiglio: usa le tue capacità analitiche su orizzonti più vasti, oltre gli odi e i rancori personali, e non ti curare dei "successi editoriali" in una logica competitiva senza senso. Solo così potrai contribuire all'unità d'intenti che, tra l'altro, rende più forte CDC nel contesto di una alternativa culturale tanto necessaria quanto fragile.

    5. Bertozzi 13 luglio 2023

      Grazie, ma i consigli li dà "chi non può più dare cattivo esempio"; se ogni volta che io tiro fuori lo squilibrio generazionale e la gigantesca sproporzione di possibilità tra padri e figli, l'iniquità ignobile che rende gli uni ricchi e gli altri schiavi ti fa sentire chiamato in causa forse è il caso di fare un ragionamento e un piccolo esame di coscienza, a mio modesto parere. Questione di coda di paglia appunto. Il divide et impera non è un buon motivo per non fare notare queste differenze, in quanto uniti o divisi i ricchi restano ricchi e i poveri restano poveri, e finché esiste la sproporzione di cui sopra si sarà sempre divisi e senza possibilità di allineamento alcuno, il divide et impera è già stato attuato e stabilizzato come un dato di fatto ineluttabile e finché non si pareggieranno le condizioni di vita non si risolvera nulla con sterili chiacchiere; il giovane senza lavoro casa e famiglia non può avere una comunità di intenti col vecchio paghettato che gli chiede pure di pagargli l'affitto. Ma non sto a sproloquiare oltre e ti chiedo, altrettanto umilmente di evitare di venirmi a cercare perché ogni volta mi troverai. Se avessi letto bene quello che ho scritto in passato senza liquidare il tutto con ,"acredine/livore generazionale" forse ti accorgeresti che per me stan tutti lì i motivi dell'avanzare del transumano e della divisione, appunto, generazionale; ma finché non si prenderà atto di tutto questo andremo poco lontano. Ho fatto domande precise e circostanziate che da sole inquadrano perfettamente il dramma reale che 3 generazioni su 4 sono costrette ad affrontare, domande di tipo matematico ma non solo, eppure nessuno mi risponde mai, ma a filosofie siamo sempre campioni del mondo.
      E non spargo odio - a voi sembra odio perché dà fastidio - ma consapevolezza, se non prendiamo atto di ciò che è stato e ciò che è come potremo costruire il nuovo? E non mi interessa nemmeno dare colpe, i "se e i ma" ci sono eccome e pure le attenuanti non le ho mai negate, ciò non toglie che la realtà è una ed è spietata, e definirla solo "questione di fortuna" è scorretto e sa un po' di destino manifesto, o di fotti e chiagne, a seconda. E non è questione né di rancori personali né di successi editoriali figuriamoci è che col passare del tempo sempre più persone si accorgono delle malefatte passate e presenti, dell' ignavia e dell'egoismp dei più, di quel che tu chiami "menefreghismo" e mi fa piacere che qualcuno apra gli occhi su piccole o grandi questioni. E i miei modi sono tali perché nel torpore generale ho sperimentato che non c'è altro modo di dare una sveglia.

    6. AlbertoConti 13 luglio 2023

      "... nel torpore generale ho sperimentato che non c’è altro modo di dare una sveglia".

      Io, e non solo io ovviamente, provo a sperimentare altri modi, perchè li ritengo più efficaci. Il tempo dirà chi ci azzecca e chi no, e l'unità di misura non sono certo i like estemporanei.

    1. SupernovaX 11 luglio 2023

      "E’ evidente che urge una presa di coscienza della Politica, che riprenda a governare i cambiamenti secondo coscienza diffusa..."

      Senza dubbio! ma si tratta di un processo tutt'altro che semplice.
      Immaginiamo di avere delle palline in fondo ad un recipiente tipo ciotola ma molto, molto profondo; se il contenitore viene agitato, queste andranno avanti e indietro (mi verrebbe da dire ora a destra, ora a sinistra), ora veloci, ora più lente, osserveremo scontri sporadici e frustranti tentativi di risalita delle pareti ma nessuna di esse avrà concrete possibilità di uscire dal contenitore.
      Ogni pallina, almeno in apparenza, ce la mette tutta, fa del suo meglio, diciamo che ci mette "buona volontà" ma, a causa della geometria del sistema, sono tutte confinate all'interno del recipiente.
      Cosa fare?
      continuare a dar la colpa alle palline blu, gialle, verdi o rosse oppure tifare per quelle di un colore è evidentemente inutile e puerile... occorrerebbe, forse, modificare la forma del recipiente ma realizzare ciò agendo dall'interno è possibile?
      La situazione è tale che, per qualche strano meccanismo, le palline stesse sembra che abbiano interesse a rendere il recipiente sempre più profondo ed il padrone del sistema, un bimbo molto possessivo e capriccioso, ci tiene molto ai suoi giocattoli e non vuole perdere neppure una delle sue palline.
      Il vero problema da risolvere è: noi chi siamo? le palline, il recipiente o il bambino?

    2. AlbertoConti 12 luglio 2023

      Bella domanda. Aggiungerei una quarta opzione: tutte e tre le cose (che resta una domanda, non una risposta).

    3. SupernovaX 12 luglio 2023

      La risposta più esatta penso sia la quarta opzione.
      Il bambino vuole conservare le palline, queste vogliono rimanere nel contenitore nel quale possono fare gli affari loro compiacendo il bambino ed illudendo il contenitore e quest'ultimo (nei limiti entro cui esso è consapevole di sé, di ciò che contiene e di chi lo possiede) pensa di poter muovere le palline facendo salire quelle di un colore a scapito delle altre.
      Il sistema è chiaramente unico, ciò che distingue un elemento dagli altri è il grado di consapevolezza.
      Di norma, l'elettore-tifoso-votante si comporta da "contenitore", pensa di poter cambiare le cose muovendo le preferenze per i partiti politici ma è soggetto passivo ed inconsapevole.
      Distinti dal contenitore-popolo ma interni ad esso ci sono i corpi intermedi della politica, questi possono muoversi con vari livelli di autonomia pur restando confinati all'interno del contenitore (le palline).
      il bambino che gioca col pallottoliere rappresenta quelle élite che sono consapevoli di avere in mano un giocattolo ma potrebbe anche rappresentare un gruppo di palline "miracolosamente" sfuggito al sistema (effetto tunnel?).
      Il passo ulteriore è, dunque: se da "contenitore" passivo si diventa "pallina", come si può uscire dal primo e guardare in faccia la realtà? (un problema in stile Platone 2.0 reloaded)

    1. Senna 11 luglio 2023

      Ottimo articolo

    2. AlbertoConti 12 luglio 2023

      Grazie

    1. Jimbo 11 luglio 2023

      Si ma quanto sei disposto a perdere?
      Che intendi? Io vorrei fare del bene, non sono mica uno di quelli io... un allineato, un pidiota...
      E quindi ? La colazione?
      Beh la colazione sempre .. latte macchiato in tazza grande con un pò di schiuma ma non troppa, poca. Bombolone o cornetto, dipende.
      Non transigo.
      Cosa sei disposto quindi a ...
      Non so, io vorrei continuare tutto come prima ombrellone in seconda fila, rigorosamente. E poi e poi e poi ...
      Ma quelli che ci perdono senza un nostro contributo , senza di noi...
      Non so mi piacerebbe ma... ti vá uno spritz? Qui sono una bomba.
      Vabbè dai. In fondo... ma che ci frega.

    2. AlbertoConti 12 luglio 2023

      Hai descritto uno dei tanti modi per far litigare tra loro i polli di Renzo, con grande gaudio del vero potere.

    1. sbregaverse 11 luglio 2023

      Quale guadagno viene( arschhhhh assschhhhh aaaaahhhh) all'uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole ¿?
      Qohelet + sbregaparentesato.

    1. Jimbo 11 luglio 2023

      Gran bella serie di articoli sulla coscienza, bene prezioso dal valore inestimabile quando diviene "coscienza del bene" ma soffocato dagli interessi materiali.
      La quasi totalitá degli italiani che siede nei posti più influenti fino ad arrivare ai medici degli ospedali si sono allineati per un guadagno.
      Ma anche la gente comune ha sedato la "coscienza del bene" perchè troppo dispendiosa, d'intralcio per per poter continuare a condurre una vita agiata. Qui il non perdere benessere accumulato sostituisce il non guadagnare.
      Cosí la "coscienza del bene del singolo" è impossibilitata a trasformarsi in "coscienza collettiva del bene" senza la quale nessun sussulto è possibile, nessuna manifestazione di dissenso.
      Il silenzio regna sovrano.
      Così lorsignori continuano a vincere, gli allineati a guadagnarci, gli altri non ci perdono perchè il benessere resta immutato o quasi.
      Qualcuno ovviamente ci perde ma è un qualcuno che non importa a nessuno: i non nati, i giovani, i poveri, i disoccupati.
      Senza le "coscienze del bene dei singoli" che diventano collettive resteranno nel dimenticatoio.

    1. gianB 11 luglio 2023

      Parole sante Alberto, parole sante. Ma stai attento però perché colui che vedi quando sei di fronte allo specchio potrebbe dirti di non "sputare nel piatto dove mangi". Comunque dal sottoscritto non avrai mai, dico mai, affermazioni del genere. Sarebbe un'istigazione a delinquere e il reato di chiamerebbe ipocrisia. Complimenti per l'articolo.

    2. AlbertoConti 11 luglio 2023

      Mi spiace che tu ti senta offeso da quel mio paragone nel commentario all'articolo precedente. Paragone forse infelice, ma che nelle mie intenzioni voleva sottolineare un fatto misconosciuto dai più, e certamente cavalcato dalla diabolica ideologia strisciante che pervade questa UE, che non ha mai voluto riconoscere le radici cristiane della nostra cultura europea, cioè di una nostra identità unificante dei Popoli europei.
      Niente di personale, è che ho un nervo scoperto che mi duole ogniqualvolta vedo confondere religione e laicità, fede e spiritualità, cultura e falsa ideologia che nega qualsiasi radice identitaria per fare tabula rasa della storia, sostituendola con un relativismo nichilista distruttivo di ogni reazione a qualsivoglia lesione della dignità dei Popoli.
      Il fatto è che non è facile, individualmente intendo, ammettere di essere portatori di valori e tradizioni di appartenenza, elaborate in millenni di storia dei nostri avi, soprattutto quando si pensa di essere vittime di abusi che pure fanno parte integrante di questa storia. Azzardo un altro paragone: è come per quel figlio che odia i genitori per i torti, veri o presunti, da loro subiti, senza rendersi conto di averne introiettato anche i valori positivi, per poi magari amarne il ricordo anni dopo che sono morti. Io della cultura cristiana alla quale apparteniamo, volenti o nolenti, ho sempre ammirato la valenza rivoluzionaria del perdono, senza il quale la storia umana è destinata ad una eterna ritorsione per i patimenti inevitabilmente subiti da altri nel passato, con relative guerre e distruzioni reciproche senza fine. Ma non solo, faccio profondamente mia anche la condanna dell'ipocrisia, che impedisce l'empatia e il vero rispetto reciproco, come ho cercato di illustrare, pur ammettendo che è un limite fisiologico alla natura umana.
      E molto altro.

    3. gianB 11 luglio 2023

      Ti ringrazio per queste precisazioni nelle quali mi ritrovo in pieno. Particolarmente l'esempio dei genitori è assolutamente calzante e vorrei aggiungere che è doveroso verso se stessi non portare sentimenti ostili, tantomeno di odio, verso chi ti ha generato e cresciuto ma altrettanto doveroso saper giudicare (nel senso di capire cause ed effetti) con animo sereno capire il giusto ma anche lo sbagliato anche se in buona fede. È doveroso perché è doveroso crescere innanzitutto spiritualmente. (Non èra un'offesa personale ma quella frase l'ho sentita dire dalle persone più disparate e ogni volta mi girano).

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