Cosa vogliono i giovani occidentali?

Cosa vogliono i giovani occidentali?

Di Redazione di Katehon

Il sentimento giovanile spesso funge da catalizzatore per il cambiamento politico in un Paese, ad esempio durante la guerra del Vietnam il movimento contro la guerra ha avuto un impatto reale sulla politica estera degli Stati Uniti e la “rivoluzione culturale” del 1968 in Francia ha portato a un cambiamento nella leadership politica. Misurando il sentimento giovanile, i sociologi dei Paesi occidentali cercano quindi di identificare i possibili rischi e di capire le intenzioni dei giovani per inserirli nell’agenda politica.

Questo articolo esamina un sondaggio del Pew Research Center negli Stati Uniti, “Come vogliono i giovani che il loro Paese interagisca con il mondo?”. Il Pew Research Center si è avvalso della collaborazione di Ipsos Mori, con sede nel Regno Unito, per condurre una serie di focus group che esplorassero l’atteggiamento dei giovani nei confronti dell’impegno internazionale e del ruolo storico del loro Paese nel mondo. I ricercatori hanno condotto 16 focus group dall’8 novembre al 7 dicembre 2022 nelle capitali di Francia (Parigi), Germania (Berlino), Regno Unito (Londra) e Stati Uniti (Arlington, Virginia), con quattro gruppi per Paese. I partecipanti sono stati reclutati utilizzando un questionario di screening sviluppato dal Pew Research Centre. Tutti i partecipanti hanno ricevuto una ricompensa economica per il loro tempo. Ogni focus group è stato raggruppato in base alle ideologie e alle opinioni dei partecipanti sul coinvolgimento dei loro Paesi nella politica internazionale. I gruppi sono stati divisi in “sinistra” e “destra”, in modo simile al modello dello spettro politico che racchiude le ideologie politiche della modernità e le sue diverse varianti.

Il primo gruppo (globalisti di sinistra) rappresentava i partecipanti che sottolineavano l’obbligo morale di impegnarsi nella politica internazionale. I partecipanti avevano un certo grado di dubbio sugli obiettivi internazionali del loro governo e sulla sua conformità a determinati principi morali.

Anche il secondo gruppo (sinistra orientata all’interno) sente l’obbligo morale di fornire assistenza all’estero. Ma lo scetticismo nei confronti del proprio governo e la convinzione diffusa che il proprio Paese necessiti di un cambiamento radicale li ha portati a dare la priorità al “fare ordine in casa propria”.

Un terzo gruppo (persone di destra interessate allo sviluppo interno) vede il proprio Paese in crisi economica. I partecipanti ritengono che le risorse del loro Paese siano limitate e che sia più importante concentrarsi sui problemi interni piuttosto che inviare risorse all’estero. Ritengono che il loro Paese debba sforzarsi di raggiungere l’autosufficienza.

Il quarto gruppo (globalisti di destra) vede il proprio Paese come interconnesso con gli altri. Per loro la cooperazione internazionale è nell’interesse economico e della sicurezza del Paese.

I focus group sono stati condotti nel novembre e dicembre 2022 in un contesto di rapido aumento dei prezzi dell’energia e di raffreddamento delle temperature. L’indagine stessa è stata progettata in un contesto di cambiamenti geopolitici e, in particolare, della fase attiva della crisi ucraina successiva all’inizio della VIA, che ha ampiamente plasmato la percezione del ruolo del proprio Stato nell’arena internazionale. Il Pew Centre ha prestato particolare attenzione alla percezione del conflitto ucraino, utilizzando il costrutto lessicale di “invasione russa” per formulare il tema della domanda. Lo studio ha mostrato una “posizione tipica”, che è una semplificazione dei focus group e riflette temi transnazionali.

Problemi esterni e interni

Il centro di ricerca si è concentrato sul rapporto tra gli interessi interni ed esterni dello Stato. La posizione di molti intervistati deriva in gran parte dalla presenza di problemi interni e dall’interpretazione della storia, che influenza soprattutto la percezione del ruolo del proprio Stato sulla scena mondiale. Va notato che questi gruppi “archetipici” hanno espresso un certo grado di malcontento politico e la maggior parte delle persone intervistate si è concentrata su sentimenti negativi come “disagio”, “insicurezza” o “disordine”.

Secondo l’indagine 2020 su 14 Paesi, il coinvolgimento del governo negli affari internazionali è per lo più incoraggiato dai giovani, ma negli Stati Uniti, caratterizzati da crescenti tensioni interne, come la disuguaglianza di reddito o l’impatto del secolarismo radicale sulla società statunitense, i giovani sono più propensi dei più anziani a dire che ci si dovrebbe concentrare meno sui problemi all’estero e più sulla risoluzione dei problemi in patria. I giovani intervistati ritengono che una minore spesa all’estero potrebbe significare maggiori finanziamenti per la sanità o l’istruzione. Alcuni si sono sentiti “ignorati” dal fatto che il loro governo si concentri sugli ucraini a scapito dei loro cittadini e dei loro interessi. Altri intervistati temevano che se gli Stati non avessero agito insieme negli affari interni, le loro azioni all’esterno sarebbero state viste come ipocrite o moraleggianti.

I gruppi di sinistra orientati verso l’interno spesso sottolineano l’importanza della determinazione interna dello Stato a causa degli scarsi risultati ottenuti in passato nell’impegno internazionale, ma con scarso successo. Una parte degli intervistati è apparsa insoddisfatta dell’eccessiva attenzione alla questione ucraina, nonostante l’esistenza di altri “problemi” che ora sono stati messi in ombra da un Occidente razionale ed estremamente preoccupato per la sconfitta della Russia in guerra.

Tuttavia, non tutti i partecipanti che affermano che è più importante concentrarsi sugli affari interni ritengono che ciò debba avvenire esclusivamente a scapito di un minore coinvolgimento internazionale, pur sottolineando di non essere “isolazionisti assoluti”. Per molti si tratta di una questione di priorità e dell’impatto che la situazione internazionale ha sul proprio Stato. Gli intervistati che danno priorità alla politica interna sottolineano ancora spesso l’importanza di lavorare attraverso le organizzazioni internazionali – in particolare attraverso l’Unione Europea nel caso di Francia e Germania, ma anche attraverso la NATO nel caso di Stati Uniti e Regno Unito. Gli impegni unilaterali all’interno di queste organizzazioni, imposti ad alcuni dei Paesi europei che ne fanno parte, non confondono alcune opinioni pubbliche francesi e tedesche, che li danno per scontati, anche a fronte di un notevole indebolimento interno. Le opinioni pubbliche britanniche e americane, abituate a essere consapevoli della loro leadership nella NATO, vedono in questo un vantaggio negli affari internazionali.

Alcuni gruppi di destra, orientati agli interessi nazionali, vedono l’importanza di raggiungere l’autosufficienza. In Germania, le preoccupazioni per la “vulnerabilità” del Paese a causa della sua dipendenza dal petrolio russo hanno portato a chiedere al gruppo di destra orientato agli interessi nazionali di “fare da soli, produrre da soli”. I britannici sono giunti alla stessa conclusione: “Se [il governo britannico] reinvestisse tutti i soldi spesi per l’Ucraina nella produzione di energia nel Regno Unito… potremmo ridurre il rischio per la Russia nel suo complesso”. Negli Stati Uniti, la destra moderata ha sottolineato l’importanza delle trivellazioni e della produzione interna di energia, mentre la destra francese ha osservato che, in materia di energia, è importante che “la Francia diventi sovrana su questo tema”.

I partecipanti di orientamento internazionale hanno osservato che l’Europa “ha subito le conseguenze delle scelte di altre potenze, come gli Stati Uniti”. Pertanto, una parte dell’opinione pubblica europea ha bisogno di uno sviluppo sovrano, ma le modalità per ottenerlo rimangono incoerenti e poco chiare.

I partecipanti che hanno un orientamento prevalentemente internazionale tendono anche a sottolineare i benefici interni tangibili derivanti da tale impegno. Alcuni intervistati, che ragionano in termini neoliberali, sottolineano l’importanza del loro Paese per competere nel “mercato dell’immagine”. Altri vedono benefici per la sicurezza grazie alla cooperazione, alla condivisione di informazioni e alla collaborazione con gli alleati. Gli intervistati statunitensi hanno anche sostenuto che la potenza materiale americana è una ragione sufficiente per intervenire per imporre i propri valori agli altri, riconosciuti come i più “vincenti” al mondo, sebbene tali giudizi siano fortemente limitati dalla visione del mondo liberal-capitalista dominante che nega qualsiasi alternativa.

Le priorità dei Paesi secondo i giovani

Il rapporto rileva che “il cambiamento climatico è una priorità internazionale assoluta per tutti i giovani. Sottolineando il clima come “valore” chiave europeo, il Pew Centre si è impegnato in un’intensa ricerca sociologica in questo settore, sostituendo così l’interesse nazionale dei Paesi europei con una tendenza “globale”. Per la destra, concentrata sugli interessi interni dello Stato, il raggiungimento della piena indipendenza nella produzione di energia è l’obiettivo, e qualsiasi cooperazione internazionale è un mezzo per raggiungere il fine. Allo stesso tempo, la sinistra americana esorta gli Stati Uniti a fare di più e la maggior parte degli americani ha anche insistito nel chiedere conto ad altri Paesi ad alto tasso di emissioni, come Cina e India. D’altra parte, dal punto di vista ideologico, la sinistra ha sottolineato l’importanza della diversificazione delle fonti energetiche e della transizione verso l'”energia verde”. La responsabilità della crisi energetica attribuita alla Russia da molti dei gruppi intervistati dimostra la misura in cui i Paesi europei dipendono dalle risorse energetiche russe. Tuttavia, il rifiuto dei governi europei di seguire i propri interessi strategici immediati si riflette ampiamente nella percezione che i cittadini hanno dei partenariati energetici a livello internazionale.

Molti vogliono anche che il loro Paese sia leader nella diplomazia e nella mediazione. Questa tendenza è particolarmente evidente in Francia e Germania, dove i cittadini sottolineano il ruolo dei loro Paesi nella capacità di risolvere diplomaticamente le controversie internazionali, suggerendo l’importanza dell’effetto mediatico della presenza dei leader francesi e tedeschi al tavolo delle trattative, il cui esito è già un ripensamento.

Nei focus group americani ed europei è emerso quanto segue: gli americani di sinistra coinvolti nelle relazioni internazionali erano particolarmente propensi a impegnarsi diplomaticamente e a ridurre le spese militari cooperando con le organizzazioni internazionali per prevenire i conflitti. Tuttavia, alcuni esponenti della destra americana ritenevano che la diplomazia stessa fosse meglio raggiungibile se sostenuta dalla forza militare. Le destre orientate alla globalità ritenevano che, a causa del potere relativo del loro Paese, fosse necessario considerare il loro Stato come un legittimo arbitro dei conflitti.

Cosa vogliono i giovani occidentali?

Il ruolo delle organizzazioni internazionali

Il ruolo crescente delle organizzazioni internazionali contemporanee e delle piattaforme di interazione tra gli attori delle relazioni internazionali si riflette anche nella percezione che i giovani hanno di queste istituzioni. I dati di indagini passate mostrano che i giovani sono più disposti a interagire con il sistema internazionale rispetto ai più anziani. Ad esempio, da tempo tendono a considerare più positivamente sia l’UE che le Nazioni Unite. Sebbene molti giovani nei focus group vedano il valore delle organizzazioni internazionali, alcuni sono scettici sul fatto che i benefici di organizzazioni come la NATO, l’UE e, in misura minore, le Nazioni Unite, non valgano i costi. Le persone di destra e di sinistra che si concentrano sulle attività internazionali vedono l’adesione alla maggior parte delle organizzazioni come un fattore critico per migliorare la posizione del proprio Paese sulla scena mondiale, mentre coloro che si concentrano sulle questioni interne tendono a preoccuparsi maggiormente dell’indebolimento del proprio Stato dovuto alla partecipazione alle organizzazioni internazionali.

I sostenitori di sinistra della globalizzazione sono convinti che i loro Paesi possano esistere con successo solo in organizzazioni “sovranazionali” come l’Unione Europea. Nel Regno Unito, ad esempio, questo gruppo sente come una grave perdita la mancata adesione all’UE.

I giovani vedono anche le organizzazioni internazionali come un mezzo per riunire i Paesi per risolvere i problemi di sicurezza e per cooperare nella risoluzione di problemi comuni. Ad esempio, la capacità della NATO di fornire sicurezza agli Stati membri è considerata il suo principale vantaggio ed è molto apprezzata, in particolare dagli intervistati di destra, orientati verso i crescenti processi di globalizzazione. Nonostante alcuni dei vantaggi della partecipazione alle organizzazioni internazionali, i giovani orientati alle questioni interne sono più critici nei confronti dell’UE. Secondo gli intervistati, sotto la pressione dell’UE devono essere attuate decisioni contrarie agli interessi nazionali.

Molti globalisti di sinistra sono scettici nei confronti dell’ONU e suggeriscono, ad esempio, che un organo chiave come il Consiglio di Sicurezza dovrebbe essere riformato a causa della possibilità di un veto sulle risoluzioni da parte della Russia. Altri sono preoccupati che non tutti gli Stati membri seguano le tendenze occidentali (la questione del cambiamento climatico e dei “diritti umani”). Ciononostante, molti partecipanti a questo gruppo puntano ad agire all’interno dell’ONU piuttosto che da soli.

Questi punti di vista sulle priorità internazionali degli Stati e sulla loro partecipazione a gruppi sovranazionali corrispondono a diversi approcci alle relazioni internazionali: liberalismo e realismo.

Visioni attuali sull’impegno globale

In questi focus group, le opinioni differiscono su ciò che è orgoglioso e ciò che è vergognoso della storia dei loro Paesi. Ma i gruppi hanno una cosa in comune: il modo in cui le persone comprendono il ruolo passato del loro Paese nel mondo influenza in larga misura ciò che pensano che il loro Paese debba fare – o non fare – quando si tratta della sua attuale politica estera.

I partecipanti di sinistra interessati alla pace globale vedono la necessità di lavorare attivamente all’estero a causa dei debiti storici. Sebbene la sinistra orientata verso l’interno senta spesso un obbligo morale simile, sottolinea che sta aiutando i gruppi sociali del proprio Paese che sono stati colpiti dal comportamento del proprio governo in passato. Queste persone di sinistra credono anche che il comportamento passato del loro Stato significhi che non dovrebbero essere leader a livello internazionale, perché sarebbe ipocrita.

Questa visione del ruolo del proprio Stato nelle relazioni internazionali è una conseguenza di una cultura globale basata sul totale rifiuto dell’identità nazionale.

I partecipanti di destra e interessati alla globalizzazione spesso sottolineano il ruolo negativo che il loro Paese ha svolto nella storia, ma vogliono anche enfatizzare gli aspetti positivi: lo sviluppo della scienza e della tecnologia, la diffusione della democrazia e altro ancora. Queste persone tendono a vedere il ruolo globale del loro Paese come un motivo di orgoglio. Anche le persone di destra orientate verso l’interno vogliono prestare meno attenzione agli aspetti negativi della loro storia e vedono i vantaggi nell’andare avanti, nell’essere orgogliosi e nel mostrare forza. I gruppi di destra sono caratterizzati dall’orgoglio per i risultati ottenuti, presentati come universali, e la mancanza di una riflessione critica sulle loro azioni in una prospettiva storica rende impossibile la comprensione di altri attori nelle relazioni internazionali.

Un cambiamento necessario nella politica estera

I giovani vedono il cambiamento climatico come un problema globale che richiede soluzioni globali e solidarietà globale, e in particolare vogliono che i loro governi costringano gli altri Paesi ad adeguarsi. Chiedono inoltre una maggiore responsabilità da parte dei leader mondiali, che a volte ritengono più interessati a mantenere una percezione positiva delle loro azioni che a trovare soluzioni effettive. I giovani hanno sottolineato in particolare la capacità di agire con fermezza e decisione quando si tratta di diritti umani nel mondo. Questo aspetto ha interessato in particolare gli americani impegnati in attività internazionali, che considerano la tutela dei diritti umani nel mondo una responsabilità dell’America. Inoltre, sia a destra che a sinistra si è parlato della necessità di “sangue nuovo” nella leadership. I partecipanti erano preoccupati che l’assenza di giovani nel governo significasse che le loro preoccupazioni non venivano affrontate adeguatamente.

Sulla base di queste affermazioni, si può individuare una nuova fase nella formazione di una società globale, tra i cui sostenitori si moltiplicano le richieste di soluzioni a quei problemi che poi diventano strumenti di speculazione politica. Basti ricordare come un tempo i “diritti umani” fossero un pretesto per intervenire in molti Stati che non condividevano le posizioni dell’Occidente su determinate questioni. La natura globale del problema non significa che una sola soluzione sia adatta a tutti gli Stati: molti Paesi in via di sviluppo non sono in grado di creare un’infrastruttura verde che soddisfi i requisiti europei, e la transizione verso l’energia verde comporta costi enormi per i Paesi europei, che potrebbero portare, tra l’altro, a una perdita di sovranità economica. Il mantenimento di una narrazione dei “problemi globali” nello spazio informativo comporta una perdita di soggettività per molti attori internazionali e crea nuovi pretesti per gli interventi.

Di Redazione di Katehon

Katehon è un'organizzazione russa indipendente composta da personalità provenienti da un'ampia varietà di campi e discipline specializzate nell'analisi geopolitica, geostrategica e politica degli eventi mondiali. Il gruppo è composto da pensatori politici, ricercatori di relazioni internazionali (IR), esperti di sicurezza e antiterrorismo e giornalisti che si occupano di affari internazionali, geopolitica, etno-politica e dialogo interreligioso.

Fonte: https://katehon.com/ru/article/chego-hochet-zapadnaya-molodezh

27.03.2023

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Traduzione a cura della Redazione di ideeazione.com

Traduzione: https://www.ideeazione.com/cosa-vogliono-i-giovani-occidentali/

Commenti (32)

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    1. Luca VFR 20 aprile 2023

      L'ideale, qualsiasi esso sia, costa "fatica". ed ai giovani d'adeso chedere di "faticare", per qualsiasi cosa, è come chiedergli di suicidarsi. Col rischio che lo facciano per davvero, piuttosto che faticare.

    1. Luca VFR 20 aprile 2023

      In poche parole: vivere facendo un cazzo e passando tutto il loro tempo sui vari social.

    1. GioCo 19 aprile 2023

      Aah i giovani! Questa categoria "nonsense" che tanto ci fa sognare. Soprattutto quelli come me che iniziano ad avere qualche capello bianco di troppo. Ma anche quelli che di sogni prurigginosi verso i giovani ne coltivano di più... Non solo in senso sessuale. Il problema dei sondaggi è... Che sono sondaggi. Quasi sempre conta chi li fa e quanta credibilità è riuscito a farsi e non importa da che parte stia... Ma che sta da una parte. Come con le stelle del cinema, conta più la pubblicità (al solito) che un Oscar ti da che l'effettivo contributo artistico. Wagner ad esempio è diventato un nome famoso e ha surclassato la Blackwater che pure ai suoi tempi ne aveva macinate sul terreno di "medaglie" (leggi "infamie" che in guerra sono atti eroici). Li vogliamo con la lancia in resta! Ma per cosa? Il futuro? Il loro bene? La loro consapevolezza... Ahahaha... Dai, ripigliamoci dalla sbornia di surrealismo. Ci piacerebbe, eh?! Il tempo in cui ci bagneranno il naso arriverà. Ma non è questo. Per ora...

    1. nandoricciardi 17 aprile 2023

      Mi dispiace ma non mi soffermo a leggere l'articolo, con tutto il rispetto per la redazione. Oggi la gggente viene chiama ad esprimersi su problemi "globali" presentati all'attenzione dei sudditi secondo il punto di vista dei dominanti, o addirittura creati a tavolino dall'informazione tutta indistintamente mantenuta dal capitale finanziario. Dico in soldoni che già si fa fatica a ricavare insegnamenti dagli avvenimenti della nostra vita privata, familiare, lavorativa. Figurarsi poi come si possa pretendere di giudicare fatti, persone ed eventi che ci raggiungono attraverso la cortina fumogena dell'intermediazione dei media, dell'accademia, dei libri di testo, della scuola, ecc. No, non si può fare.

    1. Arthur 17 aprile 2023

      Cosa vogliono i giovani?
      Dipende.
      Ci sono giovani e giovani.

      Abbiamo i neo-marxisti woke lgbtq che imbrattano i monumenti, grosso modo con il medesimo stile e cervello dei comunardi parigini che appiccarono il fuoco al Louvre, ossia i nipotini dei sessantottini marxisti (e anche tra i sessantottini, nonostante tutto, esistono differenze, nel senso che in mezzo a certe orde c'è sempre qualcuno che si salva, più o meno - questo almeno lo concedo).

      Abbiamo i nipotini dei liberali o liberisti, generalmente benestanti o riccastri, i cosiddetti figli di papà (anche se non tutti i liberali educano i figli viziandoli e ficcando cretinate nel loro cervello).
      Su certe questioni sono in sintonia con i precedenti.

      Poi ci sono i giovani della destra tradizionale.
      La cosa che spicca tra questi è che hanno una percentuale nettamente più alta di neuroni funzionanti rispetto ai precedenti (soprattutto in confronto ai nipotini dei sessantottini), ma solo quando non esagerano su certe convinzioni.

      Altra categoria sono quelli che vanno in Chiesa, ovviamente Cattolica.
      Qui la realtà è piuttosto eterogenea, c'è un po' di tutte le tendenze, come tra i preti: quelli di sinistra, i moderati, i conservatori, i tradizionalisti.

      Altra categoria, molto ampia, sono i giovani senza idee o credenze particolari.
      Però un discreto numero di questi svilupperanno idee crescendo, alcuni in meglio, altri in peggio, altri ancora un po' entrambe, del resto non è tutto bianco e nero.
      In linea di massima non sono né carne, né pesce.
      Si accontentano di cambiare spesso il telefonino, per avere sempre quello di ultima generazione (cosa a cui anelano anche i loro genitori).

      Infine ci sono quelli avveduti, educati tendenzialmente in modo sano e oggettivamente bene, soprattutto grazie a genitori e/o nonni vigilanti e non scriteriati, come sono quelli della massa.

      Dunque, cosa vogliono i giovani?
      Unicuique suum, a ciascuno il suo, come dicevano gli antichi Romani, che eranno tutta un'altra cosa, rispetto a quelli di oggi.

      PS.
      Una cosa che balza agli occhi è il modo di vestire della maggior parte dei giovani di oggi.
      Mi riferisco allo stile da truzzi.
      Quando ero adolescente e giovane indossavo, più o meno come tutti i miei coetanei, roba decente: pantaloni sempre giusti, in inverno maglioni belli e giacconi di classe (il vecchio montgomery o simili), in estate scarpe a barca o altre sempre adeguate, camicie di tutti i tipi sempre belle, come polo o magliette.
      Insomma un modo di vestire che rivelava buon gusto e decenza, senza essere mai preppy, tranne rare eccezioni.
      La stragrande maggioranza dei giovani vestiva più o meno così.
      Era rarissimo vedere giovani indossare robaccia, come purtroppo accade oggi, ad esempio quando in estate le città pullulano di giovani (e persino adulti) con infradito, canotte, pinocchietti, etc.
      Quando ero ragazzo se uno vestiva così veniva impietosamente bollato come truzzo e per lui significava la morte sociale.
      Non era perbenismo, ma esigere la decenza ed un minimo di buon gusto.
      E tutti si adeguavano, ma non per sciocco ossequio a convenzioni cretine, bensì perché esisteva il senso della dignità e della decenza personale.
      E questo riguardava le persone di tutte le estrazioni sociali.
      Oggi è tutto invertito.
      La massa dei giovani veste da truzzi, soprattutto in estate, ed è rarissimo incontrare un ragazzo con scarpe decenti ed una bella camicia.
      L'abito fa il monaco.

    1. Bertozzi 17 aprile 2023

      Eh sì, non ci sono più i giovani di una volta.

    1. emilyever 17 aprile 2023

      Non c'è speranza, quindi, che ci si liberi da questa farsa del cambiamento climatico antropico, non ci sarà quindi un movimento di giovani che si contrapponga a quelli di ultima generazione per un serio confronto e distinzione fra inquinamento, da combattere, e cambiamento climatico, da affrontare in modo critico.

    1. sbregaverse 17 aprile 2023

      LIBERA ITALIA NEUTRALE*
      ~ giovine non sono~
      *tutto il resto, vien: arsh arsh aaaaaa, da sè.

    2. Primadellesabbie 17 aprile 2023

      Giovinezza, giovinezza
      Primavera di bellezza
      Nella vita e nell'asprezza
      Il tuo canto squilla e va.

    3. sbregaverse 18 aprile 2023

      A noi !
      E gli altri ?
      Me ne frego !

    4. Fantine 18 aprile 2023

      Vi adoro, Egitto!
      E vi ringrazio.

    1. edge_age 17 aprile 2023

      L'uomo non può vivere senza speranze in una vita migliore , certo che se come modelli gli dai solo quelli che sono straricchi e non gli dai poi alcuna possibilità per raggiungere i modelli che gli imponi generi solo sofferenza e frustrazione.
      Sofferenza e frustrazione le puoi accumulare fino ad un certo punto , poi esplodono.

    1. edge_age 17 aprile 2023

      Son tutti bravi a cavalcare la tigre della lotta ambientale ma quanti sarebbero disposti a rinunciare all'auto a alla moto per muoversi in modo più sostenibili o rinuncierebbero a viaggiare per non inquinare ??

    2. Brule 17 aprile 2023

      Ma i giovani sono già così.
      Ai ragazzi la macchina interessa molto poco.
      Per andare dove? come dice una nipote.
      Se uno osserva chi ha la moto si rende conto che il proprietario ha preso la patente B in un momento storico in cui con la B poteva guidare tutto. Nati prima del 69 in genere.
      Ora ce ne sono quattro di patenti per le moto, e hanno funzionato, perchè le vendite sono crollare rispetto agli anni in cui non c'era questo dispositivo.
      E uno pensa, beh ma abbiamo risparmiato in spese mediche.
      Che è lo stesso ragionamento di Minority Report e dei lockdown.
      Tra familiari e conoscenti i giovani di oggi che vedo inquinano con il cambio di smartphone, felpe sempre stese (pesantissime ci sudano dentro come palombari) che per asciugare ci mettono due o tre giorni e quindi ne devono avere uno stock da negozio, scarpe ridicole che manco consumano, e voli low cost per bere birra in capitali ormai europee perfettamente scambiabili una per l'altra.
      Indossano tutta roba prodotta in Asia e arrivata via container.
      E alla fine la colpa è del pensionato che ha realizzato il sogno della macchina nuova e si è preso la Panda base.

    1. ROMAGU 16 aprile 2023

      ”Grande è la confusione sotto il cielo”, affermava Mao Zedong, “quindi la situazione è eccellente!

    1. Eugiorso 16 aprile 2023

      Quante chiacchiere, infarcite di "destra e sinistra" che ormai sono soltanto "sole" del dominio eleitista, come lo è la demmmokrazzia.
      Tralasciando le eccezioni e le minoranze consapevoli, che pur dovrebbero esserci, la situazione dei giovani italiani è disastrosa e su questi non si può contare.
      Premetto che io, essendo a metà tra i sessanta e i settanta, considero giovani anche i trentenni o i quasi quarantenni.
      Vorrei ricorrere a un aneddoto per spiegare la situazione dei giovani italioti:
      Il mio nipotino di dodici anni, una domenica pomeriggio era con me, a casa, e stava giocando con un gioco online, pilotato da un giovane "imbonitore", presumibilmente ben pagato, che spara frasi del tipo "raga, qui ci hanno craccati a minchia!".
      Il gioco era una competizione virtuale fra pupazzetti demenziali, manovrati dai bambini e ragazzini, che portavano sopra la capa i "nikname" dei giocatori e uno solo poteva vincere l'assurda e caotica gara, in cui ci si muoveva in uno spazio, demenziale come i pupazzetti, e si sparava a volontà ...
      Accanto al pupazzetto del mio nipotino, ce n'era uno particolarmente minaccioso con un "nikname" o nomignolo che finiva con un numero: 87 .
      Ho dedotto che in genere si tratta dell'anno di nascita e ciò significava che c'era, di domenica pomeriggio, un 35/36 enne che giocava con il mio nipotino dodicenne a quel gioco demenziale ... Il gioco è continuato a lungo.
      Ecco i giovani italioti d'oggi.

      Cari saluti

    2. uomospeciale 16 aprile 2023

      Una volta i giovani cercavano tutti la loro fetta di amore, di sole e di gloria:
      Oggi si accontentano quasi tutti di molto meno.
      Qualche "Like" su Facebook, una pizza, due calci ad un pallone, lo smartphone nuovo, o una partita su internet....Da quanto vedo persino la figa sembra interressargli ben poco.
      Non me la sento di dargli torto, molte donne di oggi sono solo una brutta disgrazia tipo un infarto o un' ictus, anzi persino più letali di infarto e ictus.
      Tuttavia non si lamentano, loro si accontentano.
      E' giusto? E' sbagliato? Chi lo sa, chi può dirlo?
      Ma se sta bene a loro in fondo è la loro vita, chi siamo noi vecchi per giudicare?

    3. Eugiorso 16 aprile 2023

      In verità, stiamo toccando il fondo anche grazie alle "nuove generazioni", ammaestrate dal sistema e imprigionate in celle "nell'etere" per neutralizzarle politicamente e socialmente.
      Questo fenomeno è stato per la prima volta rilevato in giappone, molti anni fa, dove avevano già una mezza milionata di giovani senza futuro, che se ne stavano in casa davanti allo schermo e uscivano malvolentieri solo in casi di necessità ...

      Cari saluti

    4. uomospeciale 16 aprile 2023

      in giappone quelli che vivono così si chiamano "Hikikomori" e sono un fenomeno sociale che abbiamo di recente importato anche qui.
      Colpa di internet probalmente, sarà anche per questo che come natalità stiamo sotto zero, troppe comodità e troppi svaghi in casa chi glielo fa fare alla gente di uscire e mettersi in gioco?
      Ormai in casa hanno tutto... Ti portano la spesa, il cibo pronto, hai giochi, film, passatempi ecc ecc.
      Una mia cugina a torino lavora da casa e si fa portare persino le bottiglie di acqua fin sul pianerottolo da anni..
      Ha tanti amici su facebook, un lavoro che non gli piace, un figlio disutile e scansafatiche, 2 gatti, e un cassetto pieno di medicine e antidepressivi.
      Bella vita di merda.

    5. edge_age 17 aprile 2023

      Quando al 90% delle donne piace solo il5% degli uomini e considerano tutti gli altri casi umani, non si può fare molto di più che rassegnarsi.........

    6. edge_age 17 aprile 2023

      Gli hikikomori sono un fenomeno che è il risultato di una società che ha portato la competizione estrema a tutti i livelli, quando spingi al massimo sulla competizione può capitare che qualcuno non abbia voglia di ammazzarsi per fare in modo che la sua società sia la prima del settore, se viene premiato solo chi vuole eccellere ad ogni costo ci può essere anche chi , e lo capisco, ti risponde sai che c'è a competere vacci te.

    7. edge_age 17 aprile 2023

      Una vita più naturale forse le gioverebbe.

    8. sbregaverse 17 aprile 2023

      87 ¿?= HO TANTA SETE !

    9. sbregaverse 17 aprile 2023

      Donne ¿? Femmine anche ¿?
      Italiane ¿?
      Dio è morto !

    10. LuxIgnis 17 aprile 2023

      In effetti è così. Molti la pensano come una cosa negativa e in parte sicuramente lo è. Ma se ci riflette sopra è come dici te: perché dovrei sbattermi in una società corrotta, arrivista, dove conta solo la forza bruta (in senso lato)? E questo non è un sintomo di stupidità è un sintomo di intelligenza.
      Mi pare che Khrisnamurti abbia detto una cosa come non sia possibile essere sani in una società malata.
      Ho trovato la frase giusta: "Non è segno di salute mentale essere ben adattati a una società profondamente malata".

      In una società che fa finta di essere sana essere "malato" è un atto rivoluzionario.
      Lo sbaglio che fanno è che indirizzano le loro energie contro sé stessi, ma quelle energie sono giuste.

    11. XaMAS 17 aprile 2023

      gli hikikomori sono quei ragazzi che vedono fallite le loro prospettive di futuro in una societa' che gia' dalla scuola elementare ti instrada e se sbagli una casella "elementare, media, superiore, universita" non potrai fare determinati lavori.
      In Giappone per esempio per fare il politico bisogna uscire da un paio di universita', alcune a Tokyo ed altre a Osaka mi pare, magari qualche altra ma sono pochissime, allo stesso tempo per altri lavori cmq di alto rango se una persona non si e' laureata in una universita' "di prestigio" si vedra' chiudere tutte le porte.

      In Giappone dopo la scuola i ragazzi frequentano dei corsi aggiuntivi per prepararsi agli esami, poi arrivati a casa tipo alle 18:00 devono ancora studiare e se avanza tempo dormire.

      Ci sono studenti che dopo le superiori passano 1 o 2 anni nel tentativo di studiare per essere ammessi ad una determinata universita' altrimenti per il discorso di cui sopra tutti i tuoi obiettivi possono andare a farsi friggere.

      E quando dopo tutti questi sforzi immani (a parte l'universita' che diciamo e' una barzelletta in confronto alle superiori perche' appunto conta dove si e' non cosa o quanto si e' studiato, in pratica per gli studenti viene considerata una sorta di vacanza premio prima di entrare nel mondo del lavoro.

      E questo mondo del lavoro cosa gli porta ?
      Lavorare almeno 10 ore al giorno, farsi 1 se non 2 ore di treno al giorno, questo se prima della giornata lavorativa il capo ufficio non dice "andiamo a bere" e quindi finisce che tornano a casa, sbronzi persi, giusto per infilarsi nel letto e prepararsi alla prossima giornata lavorativa.

      Quindi poi non stupiamoci se in quel paese mi pare almeno un paio di persone al giorno si buttano sotto un treno.

    12. Primadellesabbie 17 aprile 2023

      Finalmente un'osservazione.

      Fino a ieri il mondo era fuori, per scoprirlo dovevi uscire e incontrare delle persone.

      Oggi il mondo lo scopri dal portatile, senza uscire di casa.

      Sul non fare figli invece, ancora non ho letto nulla che mi convinca.

    13. uomospeciale 18 aprile 2023

      A mio avviso la questione non è solo dovuta all'eccessiva competizione ma anche alla presa di coscienza di sempre più persone:

      ( per lo più uomini, credo che gli hikikomori siano in stragrande maggioranza uomini )

      di vivere in una società con regole truccate, dove l'unico modo per vincere è non giocare.
      Il sistema non spinge solo sulla competizione e sul consumo sfrenato e compulsivo, ma anche e sopratutto sulla guerra tra i sessi favorendo sempre le donne, privilegiandole e tutelandole in ogni modo per garantire un costante "empowerment " femminile.
      Mentre nello stesso tempo discrimina e penalizza sempre più gli uomini, obbligando i maschi a competere tra di loro dall'infanzia alla tomba per raggiungere uno Status sociale che li renda attraenti per le femmine, alzando di continuo l'asticella delle pretese femminili:
      (visto che quasi nessuna donna si relaziona o si tiene un uomo che abbia uno status socio-economico inferiore al suo)

      Insomma gli uomini ormai viene chiesto più o meno esplicitamente di lavorare e sbattersi A VITA per trovare e tenersi uno straccio di lavoro di merda che gli consenta appena la sopravvivenza e di lottare & competere di continuo tra di loro, per donne che in pratica sono diventate dei nemici in casa.
      Poi se tutto va bene, se ottemperano, ubbidiscono, si uniformano, si sacrificano, insomma se superano questa severissima selezione che dura tutta la vita, ottengono come "premio" di contare in casa loro meno del cane o del gatto e di lavorare a vita come schiavi per moglie, figli e stato:
      ( se non divorziano o si separano, come ormai accade nel 50% dei casi )

      Facendosi poi seppellire in un monolocale con una pensione da fame o abbandonati negli ospizi dove i parenti non vanno mai trovarli.
      Lo credo bene che a queste condizioni molti non ci stanno e tirano i remi in barca, sedendosi in panchina a guardare i criceti che corrono dentro la ruota.
      E' semplice intelligenza e istinto di conservazione.

    14. uomospeciale 18 aprile 2023

      Mi pare che si siano rassegnati abbastanza.
      Per dirne una alla fiera dell'elettronica, dei fumetti e del modellismo di Verona, c'erano parecchie migliaia di persone
      E molte belle ragazze in abiti succinti che promuovevano questo o quello.
      Non se le filava quasi nessuno.....Ma dico, manco uno sguardo:

      Guardavano quasi solo i modellini, i computer, e i fumetti.

      Quei ragazzi lì erano quasi tutti senza ragazza al seguito, ed erano parecchie migliaia.
      Quanti tra di loro pensi che si riprodurranno?
      Se la nostra specie per riprodursi avesse dovuto aspettare gli approcci o l'iniziativa famminile, si sarebbe già estinta da un pezzo.
      Ma forse non tutto il male viene per nuocere,
      In fondo la terra è molto sovrappopolata.

    15. uomospeciale 18 aprile 2023

      i figli sono diventati troppo onerosi e impegnativi in occidente.
      Detto senza mezzi termini, i figli ti rubano letteralmente la vita.
      O vivi per te o vivi per gli altri, e visto che di vita ce né una sola, molti scelgono di vivere per sé stessi e basta.
      E per non sentire troppo la solitudine ci sono cani, gatti, shopping, amici, hobby e passatempi.

    16. Primadellesabbie 18 aprile 2023

      Si capisco, ma non può essere tutto lí.

      I figli li fa lei, e quando decide di farli nessuno la può fermare (ho un recente es. clamoroso in UK, e riguarda la avventurosa figlia dei vicini di casa con i quali ho grande confidenza).

      Un malinteso femminismo le ha trasformate in maschi razionali?

      Dubitano della loro femminilità?

      Temono di essere abbandonate e di trovarsi sole a crescere i figli?

      Vedono tempi foschi all'orizzonte e non se la sentono?

      Io percorrerei questo genere di strade per cercare di capire.

    17. BrunoWald 20 aprile 2023

      Si, ma se uno si lascia imporre dalla società le condizioni che descrivi, per paura della solitudine, significa che è uno zerbino che si merita ampiamente la vita di mexda che fa.

      Di uomini intelligenti, con un sano istinto di conservazione, una discreta autostima e un gran amore per la vita ce ne sono in giro più di quanto si pensi. E non mancano nemmeno donne che preferiscono andare a letto con uno così, piuttosto che con uno zerbino.

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