Considerazioni sullo stallo

Considerazioni sullo stallo
18 April 2026, Iran, Teheran: A woman and a man stand in front of an illuminated cityscape at night in the north of Tehran. Photo: ---/dpa

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

Trump afferma con la consueta sicumera di aver vinto la guerra contro l'Iran, nel mentre il suo indice di credibilità scende ai minimi termini. Questo significa che mente sapendo di mentire, come al solito, cioè bleffa, quando però questa volta tutti sanno che bleffa. E' come quando si gioca a carte con un bambino piccolo e lo si lascia vincere contro l'evidenza, tanto lo si fa contento lo stesso, anche se lui sa di aver vinto solo per gioco, per la benevolenza dell'avversario. Qualcuno direbbe che lo si tratta da deficiente, ma in realtà si sceglie la soluzione migliore per ciascuno dei giocatori, alla luce del sole.

Meglio sopportare un "alleato" pazzo o demente che una coerenza disastrosa, per tutti.

I media faranno il resto, normalizzando l'impossibile, fino a che è reso possibile da un'ipocrisia diffusa travestita da stupidità, nell'indifferenza generale per stanchezza ed assuefazione alla menzogna sistematica.

La realtà però lavora, anche se sottotraccia, e cambia i rapporti di forza tra i contendenti impegnati in una lotta per la sopravvivenza che prevede necessariamente vincitori e vinti.

Quando un bullo fa pena, vuol dire che ha già perso, lui e chi sta ancora dalla sua parte per vigliaccheria. Le conseguenze sono inevitabili, e non tarderanno a manifestarsi più o meno drammaticamente. Possiamo solo sperare che non siano troppo severe, rispetto alle peggiori previsioni catastrofiche.

Tuttavia i costi dell'adeguamento ad una realtà in rapido cambiamento sono controbilanciati dai benefici di una maggior equità ed armonia nel mondo, di cui continuiamo a far parte nonostante tutto. Quindi possiamo a pieno titolo gridare "morte al tiranno!", di cui Trump è solo un apparenza momentanea, quasi un ologramma, un simulacro non peggiore di tanti altri che l'hanno preceduto. Nella fondata speranza che questa volta siamo prossimi alla fine di un ciclo secolare che fino a ieri sembrava indistruttibile nella sua continuità.

La fine dell'impero americano unipolare che sia la fine di ogni altro impero futuro dello stesso stampo: prevaricatore, subdolo, crudele, suprematista, ecc. ecc. Nessun altro popolo dovrà mai più proclamarsi "primo" fra tutti in diritti e dignità, men che meno pretesi e giustificati dalla volontà di Dio, ultima ipocrisia ideologica evidentemente priva di qualsivoglia fondamento.

Questo non significa negare i valori positivi che ogni popolo sa esprimere, anche sotto le peggiori gestioni politiche. I valori autentici si sanno affermare per merito proprio, contro ogni censura di qualunque tipo, autoritaria o ideologica che sia. Saperli riconoscere è compito della coscienza individuale, che se ben amministrata contribuisce all'evoluzione civile dell'umanità intera.

Combattere l'ignoranza fa parte dell'educazione a saper distinguere il bene dal male, fa parte della guerra che ognuno di noi combatte dentro e fuori di sé, senza mai "mollare". Questo è il destino delle persone di buona volontà, che non si stancano mai di costruire il bene e distruggere il male, in una partita con alterne vicende, che non avrà mai fine. Del resto ogni viaggio è interessante quando è movimentato, imprevisti compresi. In questa fase storica possiamo considerarci viaggiatori fortunati, a costo di ovvi sacrifici. Sempre che Dio "ce la mandi buona", con un qualche lieto fine, nel quale è giusto credere.

Intanto però dal finestrino del nostro treno in viaggio verso l'ignoto osserviamo le sofferenze inenarrabili di palestinesi, ucraini, cubani, sudanesi, iraniani, libanesi, e via e via, in un paesaggio che è casa nostra, che siamo noi stessi anche da seduti in una più o meno comoda carrozza, separati solo da un vetro che non ci proteggerà dall'essere direttamente e indirettamente coinvolti, sia dagli effetti che dalle cause di questo malessere universale, che ci sovrasta come un male oscuro che potrebbe travolgerci in qualsiasi momento, sia che ci rendiamo conto sia che no, come purtroppo constatiamo in molti compagni di viaggio attorno a noi, apparentemente più sereni e contenti di quel poco o tanto di cui per ora godono ancora, come bambini "fortunati", fintamente inconsapevoli. Gente e genti diversi tra loro, ma tutti partecipi del viaggio su uno stesso treno, o nave, o astronave, con gli stessi sentimenti, emozioni, desideri, effimeri come impone il destino comune di noi mortali.

E' più importante il viaggio o la meta? La risposta è necessariamente personale. Nel frattempo ogni istante di vita non va sprecato, nel segno del rispetto universale, per quante violazioni siamo e saremo costretti ancora a registrare. Questo si può fare, con una fatica sicuramente ripagata in qualche forma superiore.

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

01.05.2025

Commenti (22)

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    1. akel 2 maggio 2026

      "Nessun altro popolo dovrà mai più proclamarsi “primo” fra tutti in diritti e dignità, men che meno pretesi e giustificati dalla volontà di Dio, ultima ipocrisia ideologica evidentemente priva di qualsivoglia fondamento."
      Può spiegare di quale dio sta parlando? Se è il dio delle religioni abramitiche sono le sue parole ad essere ipocrisia ideologica evidentemente priva di qualsivoglia fondamento.

    2. AlbertoConti 3 maggio 2026

      Sto parlando della strumentalizzazione del concetto di Dio da parte di guerrafondai, genocidi, prevaricatori d'ogni sorta che usano la forza e non sanno come altro giustificarla. Quando uno dice "Dio lo vuole", brandendo una spada insanguinata, è chiaro che parla di una religione monoteista, fregandosene però dei suoi contenuti, e delle varie interpretazioni religiose. Difficilmente questi delinquenti credono in qualche cosa al di là del loro tornaconto.

    3. akel 4 maggio 2026

      Strumentalizzazioni????
      è la parola del dio della civiltà occidentale" che non solo giustifica ma esalta la guerra, la distruzione, il genocidio, la crudeltà, la vendetta.
      Sembra proprio che non solo lei non l'abbia mai letta la parola di dio ma che ignori anche completamente gli ultimi 2000 anni di storia durante i quali i seguaci delle religioni monoteistiche hanno offerto uno spettacolo veramente impressionante di crudeltà, intolleranza, disprezzo per ogni forma di vita.
      Quella che lei chiama "tendenza al bene universale" è solo una sua fantasia di cattivo gusto!

    4. Moderatore 5 maggio 2026

      La invitiamo a moderare i toni e a non offendere il suo interlocutore. Più in generale invitiamo tutti a non violare le basilari regole del dialogo nella sezione commenti. La ringraziamo della collaborazione.

    1. gix 2 maggio 2026

      Certo, Trump è un pazzo, non c'è dubbio. Probabilmente è proprio per quello che uno come lui, di questi tempi, fa il presidente dei Stati Uniti, la nazione più potente del mondo. Ma fatta la tara di quello che un folle di tale portata può dire, bisogna guardare i fatti che rimangono, le macerie devastanti che restano dopo il suo passaggio (altro che muro di berlino). Per esempio, la Nato; anche se dura a morire, di certo non se la passa bene e potrebbe scomparire senza che nemmeno ce ne rendiamo bene conto. In Italia poi, dopo decenni di invocazioni contro la nato e le basi, principale simbolo di occupazione del paese, potremmo trovarci tutti orfani, da un giorno all'altro, di tale argomento di protesta. Così' come, da un giorno all'altro gli antiberlusconiani si sono trovati orfani di mister B., da un giorno all'altro certe parti politiche/sindacali potrebbero non avere più uno dei principali cavalli di battaglia delle loro tradizionali posizioni antisistema. E poi guardiamolo bene in faccia, il folle, quando trolla dall'alto dei suoi meme divulgati dalla "white house". Non sembra che faccia l'occhiolino a tutti coloro che sono in grado di comprendere la complicità del messaggio? La presa per il culo, soprattutto dell'informazione ufficiale e semiufficiale, è palese, sia se si tratti di verità, sia se si tratti di fake news. Ma è pazzo, non c'è dubbio, e quindi può dire ciò che vuole; sta a chi lo ascolta capire se prende per il culo tutti oppure no.

    1. absitiniuriaverbis 2 maggio 2026

      Scrivi: Nessun altro popolo dovrà mai più proclamarsi “primo” fra tutti in diritti e dignità, men che meno pretesi e giustificati dalla volontà di Dio, ultima ipocrisia ideologica evidentemente priva di qualsivoglia fondamento.

      Ma...l'entita' israeliana lo sa, glielo hanno detto? Qualcuno glielo ha spiegato? Hanno capito? Gli USA non sono certo i mandatanti...

      Scrivi: Questo si può fare, con una fatica sicuramente ripagata in qualche forma superiore.

      Ma ... ti ferisci alle fedi, alle religioni? Quelle che oggi (e da sempre) sono quelle a spingere sulla verita' unica armi in pugno comprese?
      Niente dogmi, niente guru terreni od invisibili, niente fede cieca. Solo chi si cerca dentro resta.

    2. AlbertoConti 2 maggio 2026

      Ti sei risposto da solo: concordo.
      Gli USA hanno comunque una responsabilità primaria oggettiva, anche se inquinati dal deep state di matrice sionista.

    3. absitiniuriaverbis 2 maggio 2026

      In teoria la legge persegue e punisce anche i mandanti, non solo gli esecutori materiali. Che poi, nel caso della citata entita', coincidono...e ci sono eccezioni evidenti.

    4. absitiniuriaverbis 5 maggio 2026

      errata corrige: e NON ci sono eccezioni evidenti

    1. Dario Lampa 2 maggio 2026

      Ottimo articolo. Aggiungerei però che tutta l'umanità si trova alla fine di un ciclo plurimillenario e non pluricentenario. Il che significa che ci sono serie probabilità di ritornare, nel migliore dei casi, all'età della pietra se non si cambia rotta.

    2. AlbertoConti 2 maggio 2026

      I vizi da sanare sono certamente plurimillenari, basti pensare a cosa diceva Gesù e che è ancora in larga parte disatteso, come ad es. "ama il prossimo tuo come te stesso" (e anche sull'amare se stessi ci sarebbe molto da dire).
      Ovviamente qui mi riferivo all'ordine di grandezza di tempo dell'imperialismo USA, sfociato nell'unipolarismo, e preceduto da quello inglese, altrettanto di tendenze unipolariste, compatibilmente con l'epoca loro.
      Grazie per l'apprezzamento, nonostante la genericità del contenuto di questo mio breve articolo.

    3. akel 4 maggio 2026

      Facile amare e rispettare chi ci è prossimo, fisicamente e culturalmente.
      E comunque gesù afferma che questo è il secondo mandamento: prima di tutto bisogna amare dio «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.»
      Bisogna amare, rispettare come se stessi l'ALTRO, il differente. Questa frase del vangelo è per me la giustificazione ideologica del trattamento che i cristianii hanno riservato, per esempio ai nativi africani e del continente americano: genocidio e schiavitù.

    1. germana 2 maggio 2026

      Non so, se Trump sta vincendo o perdendo, ma ho capito che il progetto studiato dietro le quinte, sta procedendo nella direzione voluta: l'iran non sa più dove stoccare il petrolio, se, non si sblocca quella situazione, il resto verrà da sè: povertà, crisi energetica, destabilizzazione: una reazione a catena che si espanderà dai paesi in guerra agli altri; noi europei, statici in mezzo a un mondo che cambia, perdiamo tempo in chiacchiere e risposte flemmatiche: probabilmente, i paesi mediterranei saranno il pranzo di portata dei paesi nordici, dei "freddi" vampiristicamente parlando; cosa accadrà in futuro non possiamo prevederlo, forse l'impatto più probabile sarà una notevole riduzione del risparmio o di beni o chissà cosa: una cosa è certa, l'unica arma che solleva i popoli è la fame, quindi la mancanza di cibo: chi avrà più fame travolgerà i più deboli, come accade in natura da sempre:vedremo, da dove arriverà, la prima "mano amica": quella sarà il cavallo di troia di chi ci pugnalerà alle spalle.

    2. Moderatore 5 maggio 2026

      Il commento era finito in moderazione per via del filtro automatico sulla parola "tro*a".

    1. TizianoS 2 maggio 2026

      Importante nella classifica dei paesi che sanno distinguere il bene dal male è anche tener presente la differenza tra paesi che contano qualcosa e paesi che contano poco o niente.
      Trump potrà anche essere un ignorante ma è a capo di una grande potenza. Il cinese Xi invece è anche intelligente. Ma prevedere in anticipo chi avrà la meglio è a mio parere impossibile.
      Quello che è certo è che l'Italia si trova in fondo alla suddetta classifica. La sua premier sarà anche stata la prima della classe all'alberghiero ma dimostra pochissima intelligenza e sta portando il paese a contare sempre meno, in compagnia del resto a quasi tutta l'Unione Europea.

    2. AlbertoConti 2 maggio 2026

      Penso che alla base della capacità di distinguere il bene dal male ci sia la coscienza individuale, che poi si fonde in una più ampia coscienza collettiva per insiemi e sottoinsiemi sociali di ogni tipo. Certamente un intero Paese e il relativo Popolo costituiscono un sottoinsieme di umanità con una qualche forma di coscienza collettiva propria, connessa alla relativa cultura popolare del momento storico vissuto.
      Quanto alla Meloni magari contribuisse all'insignificanza politica italiana, avremmo minori responsabilità di fronte al mondo. Invece ci espone a motivate critiche, fino a renderci un bersaglio legittimo in caso di conflitto armato futuro generalizzato, oltre a danneggiarci pesantemente al presente secondo il volere del Padre-Padrone USA-GB-Israel.
      Non può fare altro? Dovrebbe allora avere la dignità di dimettersi, ma evidentemente la sua carriera "politica" non va in questa direzione.

    3. absitiniuriaverbis 2 maggio 2026

      Distinguere il bene dal male. Esiste solo il bene, essendo il male la mancanza totale o parziale di bene. Allora è la definizione di bene che è fondamentale e che forse può variare nel tempo.

      La teoria privativa del male (ripresa da Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino): il male non esiste come sostanza, ma come assenza o corruzione di un bene che dovrebbe esserci. Come un buco in un tessuto: il buco esiste solo perché manca la trama.La conseguenza è che, se il male è solo “mancanza di bene”, allora definire il bene diventa il vero compito. E qui sorgono le difficoltà:1. Bene ontologico (cioè legato all’esistenza e alla natura delle cose) → un essere è “buono” in quanto realizza la propria forma o scopo. Un occhio che vede bene è un “buon occhio”.2. Bene morale → riguarda le scelte libere. Anche in questo ambito, la tradizione aristotelico-tomista direbbe che “bene è ciò che è conforme alla ragione retta e alla natura umana”.Ma riconosci che la definizione di bene può variare nel tempo. Ed è qui che la teoria privativa si indebolisce se diventa assoluta e atemporale:· Se il “bene” cambia con la cultura o la storia (es. ciò che era bene per un patriarca dell’Antico Testamento vs ciò che è bene per una società laica odierna), allora ciò che oggi è “pienezza di bene” potrebbe domani essere visto come mancanza parziale di un bene superiore.· Inoltre, definire il male solo come assenza rischia di non rendere conto della sua positività distruttiva: la crudeltà gratuita non è solo “mancanza di amore”, ma un atto che distrugge intenzionalmente il bene altrui.

      Se accetti la prospettiva agostiniana, il male è mancanza, quindi il nodo è definire il bene.· La definizione di bene può variare nel tempo, ma questo può portare a due conclusioni opposte: · O si è relativisti (il bene è ciò che una cultura decide) · O si cerca un nucleo invariabile psopra cui le variazioni storiche sono solo applicazioni diverse.

    4. AlbertoConti 2 maggio 2026

      Già, come conciliare il contenuto assolutistico (e trascendente) del bene con il suo relativismo culturale?
      La mia ipotesi è che il riconoscimento del bene da parte dell'uomo sia un po' il sostituto degli istinti comportamentali in natura, per tutti gli altri esseri senzienti. Noi esseri pensanti, dotati di libero arbitrio, siamo costretti ad operare scelte, che secondo la nostra coscienza tendono al bene, universalmente inteso. Ovviamente possiamo anche sbagliare in questo delicatissimo compito, che non è un superamento delle leggi naturali, quanto piuttosto un suo adeguamento soggettivo, consapevole e necessario per la nostra stessa vita.

    5. TizianoS 2 maggio 2026

      Grazie, risposta perfetta!

    6. akel 2 maggio 2026

      Il bene e il male sono concetti che hanno una storia, una genealogia che lei semplicemente ignora. Perché non spiega cosa sarebbe questo “bene, universalmente inteso” se esistono società umane che non conoscono né il bene né il male. Sono forse composte da individui fuori dall’universo? Non le sembra che l’«universale» di cui lei parla è in realtà solo l’insieme significante della «civiltà occidentale».
      La realtà mostra indiscutibilmente il contrario di quello che lei scrive: gli «esseri pensanti, dotati di libero arbitrio, … costretti ad operare scelte» sono i responsabili per genocidi, pulizie etniche, atti di terrorismo contro civili, guerre…, inquinamento, massacri di animali.
      Le comunità umane per le quali non esiste il concetto di bene, di essere, di pensiero, di libero arbitrio (concetti che lei usa ma che comunque non sa spiegare: chi vuol capire capisca…) – insomma quelle che non partecipano del’«universale» –, non hanno mai praticato massacri, genocidi, pulizie etniche, non conoscono la guerra, non sacrificano gli animali a nessun dio e le scelte che fanno non sono guidate da valori eterni ma servono per continuare a vivere in armonia con l’ambiente che li accoglie – e non per dominarlo e distruggerlo.
      Quindi non solo lei nega ad alcune comunità umane il diritto di appartenere all’«universale», e quindi negaloro il diritto di chiamarsi umani, ma si inventa degli «esseri pensanti, dotati di libero arbitrio, … costretti ad operare scelte, che secondo la nostra coscienza tendono al bene». Dovrebbe, se non altro per coerenza, spiegare come e quando si è manifestata questa tendenza al bene «universale».

    7. AlbertoConti 3 maggio 2026

      " ... esistono società umane che non conoscono né il bene né il male... Le comunità umane per le quali non esiste il concetto di bene, di essere, di pensiero, di libero arbitrio ... non hanno mai praticato massacri, genocidi, pulizie etniche, non conoscono la guerra, non sacrificano gli animali a nessun dio e le scelte che fanno non sono guidate da valori eterni ma servono per continuare a vivere in armonia con l’ambiente che li accoglie – e non per dominarlo e distruggerlo."

      Sta forse parlando del mito del "buon selvaggio"? Non mi vengono in mente esempi storici di società di questo tipo, forse perchè avranno fatto una brutta fine al contatto con altre società bellicose?
      Senza scomodare Rousseau mi sembra ovvio che "vivere in armonia con l’ambiente che li accoglie" sia cosa buona, e per contro "dominarlo e distruggerlo" sia cosa cattiva, ma inevitabile con l'avvento delle varie tecnologie, sempre più potenti e utilizzabili per dominare l'ambiente. Il buon selvaggio nella fantasia di chi lo immagina vive nella giungla, l'uomo moderno nella realtà vive in megalopoli che hanno stravolto l'ambiente originario che ora le ospita. Mi dispiace, non è colpa mia, è andata così. E non poteva andare diversamente. Forse è proprio per questo che sorge la necessità di governare questa evoluzione tecnologica introducendo i concetti di bene e male.

      Per “bene, universalmente inteso” intendo un agire a beneficio non solo proprio, a scapito altrui, ma un'intenzione, un'azione, un risultato che siano bene per tutti e per tutto, ambiente ospitante in primis. La sofferenza propria e altrui va combattuta, nei limiti del possibile, e questo lo ritengo del tutto naturale, per quanto difficile da ottenere. La crudeltà umana ha allargato i suoi confini con il cattivo utilizzo della potenza tecnologica, e questo è un problema ineludibile.

    8. akel 3 maggio 2026

      Non è un mito (altra invenzione della "civiltà occidentale") ma la realtà di qualche decina di migliaia di individui qui in amazzonia. Erano milioni prima di essere sterminati da «esseri pensanti, dotati di libero arbitrio, … costretti ad operare scelte, che secondo la nostra coscienza tendono al bene, universalmente inteso».
      Ma adesso vedo che per lei le scelte operate non dipendono più dalla coscienza che tende al bene ma dalla necessità della tecnologia… E dove sono finiti il pensamento, il libero arbitrio, la coscienza? la sua definizione di bene universale? annullati dalla necessità della tecnologia?

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