Con la Cina Washington vuole la guerra servita calda, non fredda

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Connor Freeman – The Libertarian Institute - 11 maggio 2023

La classe dirigente di Washington sta pianificando di usare i figli e le figlie dell'America come carne da cannone per scatenare la tanto attesa guerra contro la Cina. Il presidente Joe Biden e gli altri dipendenti ‘de facto’ del complesso militare industriale, anche al Congresso, non hanno nascosto i loro piani. Al contrario, sono ben felici di vantarsi di qualsiasi escalation possibile.

I falchi del Pentagono, insieme a quelli dell'amministrazione e del ramo legislativo – inclusi gli alti papaveri - da un po' di tempo a questa parte parlano esplicitamente dell'imminente guerra con la Cina, di solito vantandosi di tutto ciò che stanno facendo per preparare e provocare tale conflitto.

Tutto questo è iniziato sul serio durante l'amministrazione di Barack Obama. La guerra con la Cina, nonostante l'ossessione del Partito Repubblicano per il Partito Comunista Cinese (PCC), è il progetto dei Democratici Progressisti guidati, tra gli altri, da Obama, Biden, Hillary Clinton, Kurt Campbell, Antony Blinken, Lloyd Austin e Michelle Flournoy.

Nel 2011, Obama ha lanciato il "pivot to Asia". Questa politica è stata ampliata da ogni amministrazione successiva. Il progetto di Obama per il nuovo secolo americano comporta il più grande rafforzamento militare dalla Seconda guerra mondiale, con lo spostamento di centinaia di basi e di due terzi di tutte le forze aeree e navali statunitensi nella regione Asia-Pacifico. Washington sta accerchiando la Cina per una futura guerra con Pechino. Nelle parole di Lew Rockwell, "gli Stati Uniti cercano di accerchiare la Cina e di farla inchinare davanti all'egemone".

La nuova guerra fredda contro la Cina si sta scaldando da anni, ma le cose hanno preso una brutta piega sotto il regime di Biden, che è significativamente più falco rispetto alle amministrazioni di Obama e di Donald Trump.

A gennaio, il comandante generale del Corpo dei Marines degli Stati Uniti in Giappone ha spiegato al Financial Times che Washington e Tokyo stanno "preparando il teatro" per la guerra con la Cina. Il tenente generale (il vecchio grado di generale di corpo d’armata, N.d.T.) James Bierman, comandante della Third Marine Expeditionary Force (III MEF) e delle Marine Forces Japan, ha dichiarato che Washington sta lavorando con i suoi alleati nella regione per prepararsi alla prossima guerra con la Cina, proprio come gli Stati Uniti hanno fatto con i loro alleati della NATO dopo il colpo di stato a Kiev sostenuto dagli Stati Uniti nel 2014.

"Perché abbiamo raggiunto il livello di successo che abbiamo ottenuto in Ucraina? In gran parte perché, dopo l'aggressione russa del 2014 e del 2015, ci siamo seriamente preparati per un conflitto futuro: addestramento degli ucraini, preposizionamento dei rifornimenti, individuazione di siti da cui poter operare in supporto e sostenere le operazioni", ha detto il generale, spiegando poi che questo si chiama ‘preparare il teatro’. E stiamo preparando il teatro in Giappone, nelle Filippine e in altre località".

Più tardi, nello stesso mese, NBC News ha riferito di un promemoria scritto dal generale a quattro stelle (generale capo di Stato Maggiore della Difesa, N.d.T.) dell'aeronautica statunitense Mike Minihan, capo del Comando di Mobilità Aerea (AMC), in cui si parla della prossima guerra con la Cina. L'AMC comprende 50.000 aviatori e supervisiona circa 430 aerei. "Spero di sbagliarmi. Il mio istinto mi dice che [combatteremo] nel 2025", ha detto Minihan, ordinando alle sue forze di iniziare a prepararsi alla guerra con Pechino.

Nelle ultime settimane e mesi, gli Stati Uniti hanno lavorato su accordi per ottenere l'accesso militare esclusivo agli Stati Federati di Micronesia, hanno ottenuto un accordo con Manilla per ottenere l'accesso ad altre quattro basi militari nelle Filippine, hanno assegnato contratti per iniziare i lavori di una nuova installazione radar a Palau, hanno annunciato una maggiore cooperazione tra le forze armate americane e giapponesi in vista di un futuro confronto con la Cina e hanno pianificato il dispiegamento di ulteriori unità di Marine armate di missili antinave lungo le isole di Okinawa.

Ad aprile, Washington e Manila hanno svolto le più grandi esercitazioni militari congiunte di sempre. Vi hanno partecipato 17.600 militari, di cui 12.000 erano americani. Alle esercitazioni di Balikatan hanno partecipato oltre 100 soldati australiani. La crescente pressione su Russia e Cina ha visto Mosca e Pechino intensificare la loro cooperazione nella regione.

Alla fine di quest'anno, gli Stati Uniti e l'Australia svolgeranno l'iterazione "più grande di sempre" delle loro esercitazioni belliche congiunte Talisman Sabre. Questa esercitazione militare bilaterale si svolge ogni due anni. Come ha spiegato il redattore di Antiwar.com Dave DeCamp:

I piani per le esercitazioni massicce arrivano dopo che Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna hanno svelato i loro piani nell'ambito del patto militare AUKUS, con l'obiettivo finale di rendere Canberra in grado di produrre sottomarini a propulsione nucleare entro il 2040.

La Marina statunitense prevede che l'AUKUS trasformerà l'Australia in un centro di assistenza completo ai sottomarini degli Stati Uniti e dei loro alleati nella regione in operazioni mirate contro la Cina. Nell'ambito dell'approfondimento dei legami militari tra Stati Uniti e Australia, gli Stati Uniti prevedono anche di dispiegare in Australia un maggior numero di truppe e di aerei, tra cui bombardieri B-52 a capacità nucleare.

La retorica dei leader militari statunitensi può apparire sconsiderata, ma è ormai fin troppo comune. A febbraio Christine Wormuth, Segretario all'Esercito degli Stati Uniti (il capo civile del Dipartimento dell’Esercito, N.d.T.), ha dichiarato che "dobbiamo essere preparati a combattere una guerra guerreggiata diretta contro la Cina per Taiwan, e a vincerla". "Personalmente non sono dell'idea che un'invasione anfibia di Taiwan sia imminente", ha detto ad una riunione pubblica dell'American Enterprise Institute, aggiungendo però che "dobbiamo ovviamente prepararci, essere pronti a combattere e vincere quella guerra".

Il suo piano prevede l'invio di più truppe statunitensi e di armi avanzate nella regione, tra cui missili ipersonici. Ha inoltre discusso la creazione di "centri di distribuzione di teatro" nella regione, in cui pre-posizionare armi e altri rifornimenti per l'imminente guerra, suggerendo che il Giappone e l'Australia sarebbero buoni candidati.

Ha detto che "il nostro obiettivo è avere forze dell'esercito nell'Indo-Pacifico per sette o otto mesi all'anno", e che quando la guerra inizierà il loro compito sarà quello di creare "basi di appoggio per la Marina, per i Marines, per l'Aeronautica", aggiungendo che forniranno "sostegno all'interno del teatro di operazioni".

La Wormuth ha anche parlato di quello che sembra essere un piano dell'esercito per imporre la legge marziale negli Stati Uniti durante la prossima guerra con la Cina. "Se entrassimo in una guerra importante con la Cina, anche il territorio nazionale degli Stati Uniti sarebbe a rischio, sia con attacchi cinetici che non cinetici. Che si tratti di attacchi informatici alle reti elettriche o agli oleodotti, l'esercito degli Stati Uniti, non ho dubbi, sarà chiamato a fornire supporto difensivo alle autorità civili".

A marzo, il generale Kenneth Wilsbach, capo delle forze aeree statunitensi del Pacifico, ha dichiarato a un simposio in Colorado che il suo obiettivo è far saltare in aria le navi cinesi nel caso in cui Pechino ordini un blocco di Taiwan. "Avete visto quando il presidente della Camera Pelosi è andato a Taiwan, cosa ha fatto [la Cina] con le sue navi", ha detto Wilsbach, aggiungendo: "Le hanno messe sul lato est di Taiwan... come una sorta di blocco".

La conclusione del generale è che "dobbiamo affondare le navi". E ha continuato: "Affondare le navi è un obiettivo principale non solo della PACAF [Pacific Air Forces], ma di chiunque sia coinvolto in un conflitto come questo". In altre parole, anche se il conflitto tra le due sponde dello Stretto, che Washington sta attivamente provocando con la costruzione di legami più stretti con Taiwan, non diventerà immediatamente cinetico, il generale Wilsbach farà in modo che si intensifichi rapidamente grazie ai suoi tentativi di sparare attraverso il blocco navale cinese.

Lo stesso mese Robert O'Brien, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, ha dichiarato che in caso di conflitto tra le due sponde dello Stretto, gli Stati Uniti avrebbero bombardato e distrutto gli impianti avanzati di Taiwan per la produzione di semiconduttori. “Gli Stati Uniti e i loro alleati non permetteranno mai che queste fabbriche cadano nelle mani dei cinesi", ha minacciato O'Brien durante un'intervista con Semafor.

Un piano simile è stato presentato, come potenziale operazione congiunta di Washington e Taipei, in un documento del 2021 pubblicato dall'U.S. Army War College. Il documento descrive l'annientamento delle fabbriche di chip dell'isola come una "strategia della terra bruciata" progettata per lasciare Taiwan in rovina "non solo non attraente se mai fosse presa con la forza, ma anche molto costosa da mantenere".

Il documento prosegue spiegando che questo "potrebbe essere fatto in modo più efficace minacciando di distruggere le strutture appartenenti alla Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il più importante produttore di chip al mondo e il più importante fornitore della Cina".

Questo mese, il deputato Seth Moulton (D-MA) ha dichiarato a una conferenza di un think tank che "gli Stati Uniti dovrebbero dire chiaramente ai cinesi che se invadono Taiwan, faremo saltare in aria [la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company]", che produce la maggior parte dei semiconduttori avanzati del mondo.

A quanto pare, i vertici militari taiwanesi non hanno ricevuto il promemoria. Il ministro della Difesa di Taiwan, Chiu Kuo-cheng, ha perentamente risposto al congressista affermando che "è l'esercito che ha il compito di difendere Taiwan e non tollereremo che altri facciano saltare in aria le nostre strutture".

Ad aprile, nell'ambito del CAPEX, l'esercitazione annuale di capacità del comando, per la prima volta il Comando per le operazioni speciali dell'esercito americano ha difeso Taiwan da una invasione cinese simulata.

Il tenente generale Jonathan P. Braga ha dichiarato che era ora, queste esercitazioni di guerra sono "in accordo con la nostra strategia di difesa nazionale, [la Cina] è la nostra vera sfida da affrontare".

Secondo Military.com, "i membri del Comando per le Operazioni Speciali dell'Esercito degli Stati Uniti hanno utilizzato fucili senza rinculo Carl Gustaf, hanno fatto irruzione in tunnel e manovrato i droni Switchblade che hanno sorvolato con un ronzio inquietante un'area di addestramento... L'esercitazione ha combinato alcune delle tattiche e delle armi tipiche utilizzate durante la guerra globale al terrorismo con altri strumenti che riflettono un cambiamento epocale per il comando che si prepara a un potenziale conflitto contro i principali rivali militari... e la missione che stavano svolgendo era un inserimento a Taiwan per difendersi da un'invasione cinese".

Lo scorso autunno l'ammiraglio Charles Richard, a capo del Comando strategico della Marina che sovrintende alle forze nucleari americane, ha sinistramente avvertito che "la crisi ucraina in cui ci troviamo ora è solo il riscaldamento... La grande crisi sta arrivando. E non passerà molto tempo prima che saremo messi alla prova in modi in cui non siamo stati messi alla prova [da] molto tempo". Inequivocabilmente, il "grande evento" è la prossima guerra con la Cina.

Per quasi 50 anni, la politica dell'Unica Cina ha governato le relazioni ormai estremamente fragili tra Washington e Pechino. Trent'anni dopo la vittoria delle forze di Mao nella guerra civile, Washington aveva accettato la realtà ed aveva stipulato un accordo che aveva mantenuto la pace e impedito la guerra. In base a questa politica, gli Stati Uniti avevano interrotto i rapporti diplomatici con Taipei ed avevano riconosciuto che esiste una sola Cina, con Pechino come unico governo cinese.

Una sola Cina significa che gli Stati Uniti non hanno relazioni ufficiali con Taipei e che Washington riconosce la Cina e Taiwan come lo stesso Paese. Gli Stati Uniti mantengono anche una "ambiguità strategica" nei confronti di Taiwan, o almeno lo facevano fino a quando l'amministrazione di Joe Biden non ha rovesciato unilateralmente questa parte della delicata politica.

Secondo il primo approccio, gli Stati Uniti non si sarebbero mai impegnati a difendere o meno l'isola da un potenziale attacco contro la provincia separatista. In termini critici, “l'ambiguità strategica” ha avuto lo scopo di dissuadere Pechino dal tentare di riprendere l'isola con la forza e, allo stesso tempo, di scoraggiare le fazioni radicali di Taiwan che cercano di dichiarare l'indipendenza del Paese.

Ma per i falchi bipartisan contro la Cina, questo accordo di successo non è più sufficiente. La cosa peggiore è che alcuni stanno proponendo, e in alcuni casi addirittura rilasciando, impegni di difesa in contraddizione con la politica statunitense di lunga data.

Da quando Biden è entrato in carica, ha continuato a fare "gaffe" annunciando che gli Stati Uniti stanno abbandonando “l'ambiguità strategica” e persino potenzialmente la politica di una sola Cina. Biden ha apparentemente impegnato più volte gli americani nella difesa di Taiwan. Ma ora sembra che questi noti errori, spesso smentiti dalla Casa Bianca, non fossero affatto "gaffe".

A marzo, parlando davanti a un'audizione della Commissione Intelligence della Camera, il direttore della National Intelligence Avril Haines ha annunciato che “l'ambiguità strategica” era morta e sepolta. Alla domanda del deputato Chris Stewart (R-UT) se la politica dovesse essere cambiata, Haines ha risposto: "Penso che, in base ai commenti del presidente, ai cinesi sia chiaro quale sia la nostra posizione".

In effetti, Washington incrementa costantemente la cooperazione militare degli Stati Uniti con Taipei, impegnando miliardi di dollari in aiuti militari a Taiwan, espandendo i programmi di addestramento della Guardia Nazionale americana con le forze armate taiwanesi, inviando un numero sempre maggiore di delegazioni del Congresso sull'isola, dispiegando un numero sempre crescente di militari statunitensi sull'isola, al tempo stesso fornendo addestramento militare, in territorio statunitense, a centinaia di soldati taiwanesi, convertendo Taiwan in un "gigantesco deposito di armi" e facendo incrociare quasi ogni mese navi da guerra americane attraverso il delicato stretto di Taiwan.

Il governo statunitense promette assurdamente che queste provocazioni sono fatte per "scoraggiare" la guerra, ma la Cina ha chiarito che Taiwan è una "linea rossa" e che le azioni di Washington rendono la guerra più probabile. Pechino ha ripetuto più volte che sta cercando una "riunificazione pacifica" con Taiwan, ma non ha escluso l'uso della forza.

Anche la Haines è sembrata ammetterlo quando, nel corso della stessa audizione, ha ammesso che "non è nostra opinione che la Cina voglia entrare in guerra". Tuttavia, i bellicosi membri del Congresso fremono dalla voglia di un confronto con la Cina.

Ad aprile, durante un'intervista a Fox News Sunday, il senatore repubblicano e portavoce dei neoconservatori Lindsey Graham (R-SC) ha chiesto un'inversione totale dell'"ambiguità strategica" e una revisione completa della politica cinese di Washington. Come ha riferito Kyle Anzalone del Libertarian Institute:

Graham ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno solo un breve lasso di tempo per prepararsi al prossimo conflitto, chiedendo di "aumentare l'addestramento e di portare a Taiwan gli F-16 di cui hanno bisogno", lamentando anche un "arretrato" nella vendita di armi all'isola, sostenendo che i trasferimenti dovrebbero andare avanti e proponendo nuovi dispiegamenti militari statunitensi in Asia e altrove.

"Sposterei forze di guerra in Corea del Sud e Giappone. Metterei missili da crociera a testata nucleare su tutti i nostri sottomarini in tutto il mondo", ha continuato Graham.

Ha inoltre spiegato di essere disposto a inviare truppe statunitensi per combattere a favore di Taipei, con un drastico allontanamento dalla politica di lunga data: "Sì, sarei molto aperto a utilizzare le forze statunitensi per difendere Taiwan".

L’ultra-falco presidente repubblicano del Comitato per le Relazioni Estere della Camera, Michael McCaul (R-TX), ha inoltre dichiarato che l'invio di truppe statunitensi per combattere la Cina sull'isola di Taiwan è "sul tavolo". McCaul ha chiarito la sua posizione: "Se la Cina comunista invadesse Taiwan, sarebbe certamente sul tavolo ed [è] qualcosa che verrebbe discusso dal Congresso e dal popolo americano".

Che gentilezza da parte dei nostri presunti rappresentanti! Dopo più di 70 anni di guerre illegali e non dichiarate e milioni di morti, alcuni sono disposti a concedere che forse, prima di entrare in guerra con un'altra superpotenza nucleare, potrebbe essere giustificata almeno una discussione con il popolo americano.

Ad oggi, noi - il popolo - non siamo stati consultati in merito ad alcuna di queste politiche orrende e sconsiderate. L'iperpropaganda contro la Cina sta già travolgendo in modo mirato la psiche dei nostri vicini. Data l'attuale isteria anti-Russia tra la popolazione, con una resistenza interna minima, la Casa Bianca è stata in grado di aumentare le tensioni con Mosca - attraverso la sua guerra per procura in Ucraina - a livelli che non si vedevano dai tempi della crisi dei missili di Cuba. Anzi, è anche peggio: il Bulletin of Atomic Scientists afferma che il rischio di guerra nucleare non è mai stato così alto.

Non si può dire da cosa potrebbero spaventare gli americani fino a far loro accettare lo scoppio di un conflitto tra le due sponde dello Stretto o se si verificasse un incidente o uno scontro tra le forze statunitensi e cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Non molto tempo fa, alcuni stavano quasi invocando una guerra con la Cina a causa di un pallone meteorologico.

Come nel caso della Russia, l'avvio di una guerra diretta con Pechino da parte degli Stati Uniti garantirebbe essenzialmente uno scambio nucleare. In questo scenario, la Cina ha la capacità di distruggere le città americane continentali, non solo i gruppi d'attacco delle portaerei e le centinaia di basi militari statunitensi che circondano la Cina.

Inutile dire che, se i falchi fossero onesti riguardo ai rischi della guerra con la Cina che stanno proponendo, e di fatto coltivando, il popolo americano si rifiuterebbe di permettere la continuazione di questo accumulo di tensione.

Non è inverosimile che, date le circostanze, una popolazione americana informata possa decidere collettivamente di non voler più essere governata dai notoriamente avidi personaggi a Washington, irrimediabilmente invischiati nella folle, obsoleta, ideologia neoconservatrice dell'egemonia globale unipolare, da tempo screditata ma finanziata dall'industria degli armamenti.

E sì, è proprio questo il senso della prossima guerra con la Cina: il dominio del mondo da parte di Washington. Gli stessi democratici e repubblicani le cui mani sono ancora coperte di sangue in Ucraina, Iraq, Siria, Libia, Palestina, Yemen, Somalia e Afghanistan vogliono ora entrare in guerra con la Cina.

Ma proprio come le altre guerre che probabilmente avete vissuto, non è la nostra guerra: è la loro guerra, anche se a combatterla è il popolo americano.

Dobbiamo fermare questa follia.

connor_freemanConnor Freeman è assistente editoriale e scrittore presso il Libertarian Institute, dove si occupa principalmente di politica estera. È co-conduttore di Conflitti di interesse. I suoi articoli sono stati pubblicati da media come Antiwar.com e Counterpunch, oltre che dal Ron Paul Institute for Peace and Prosperity.

Link: https://libertarianinstitute.org/articles/washington-wants-war-with-china-served-hot-not-cold/

Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per ComeDonChisciotte

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Commenti (34)

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Mostra commenti 34 caricati
    1. marcopa 19 maggio 2023

      A Hiroshima il G7 parlerà molto oggi di Cina, ma parlerà anche di disarmo nucleare, bocciando però la richiesta del premier giapponese Kishida che ha fissato il vertice a Hiroshima,sua città natale, proprio per rafforzare il suo tentativo di varare una dichiarazione congiunta dei 7 contro la proliferazione nucleare. http://lecorvettedellelba.blogspot.com/2023/05/ironia-della-sorte-hiroshima-il-g7.html

    1. Cachafaz 18 maggio 2023

      I satanisti fanno continuamente pressioni sulla turchia per far passare le navi della nato nel mar nero. A che punto sono con i sarmat e poseidon, costituiti altri squadroni?

    1. gianB 18 maggio 2023

      "Dobbiamo fermare questa follia."
      E chi la fermerebbe? Quelli che ci sono dentro anche loro? O quelli che non ci sono dentro, ma ai quali non rimane che difendersi da tale follia?

    1. Jimbo 18 maggio 2023

      Secondo me non è stato fatto abbastanza per spiegare i crimini contro l'umanitá perpetrati dagli USA.
      Anzi quasi niente.
      Sono stati nascosti agli italiani (all'estero non saprei) tra il 99,6% e il 99,8%.
      Stessa cosa per i massacri e le carneficine di francesi e inglesi.
      Trovo questo punto basilare, nel senso che la gente non sa.
      Ma non ne hanno idea non solo i giovani (ci sta) ma anche i +40enni.
      Io, nel mio piccolo, non ho mai conosciuto dal vivo persone che abbiano una vaga idea dei crimini delle forze imperialiste che hanno dominato dal dopoguerra in poi.

    2. Fantine 19 maggio 2023

      Purtroppo credo sia peggio.
      Quando trasmettevano i bombardamenti a tappeto sull'Iraq o sulla Serbia - giusto per fare i primi due esempi che mi vengono in mente (la lista è lunga, ma ci sono guerre di serie b che non vengono "trasmesse") - anche se in TV non mostravano i pianti e il dolore, era tutto molto reale da comprendere, se non si ha il cervello fritto, al di là di ritenere la guerra in questione giustificata o meno.
      Quando, tra le altre cose, chiesero alla Albright se 500.000 bambini iracheni morti ne "valessero la pena", lei rispose che "il prezzo ne valeva la pena".
      Perciò non è questione di non sapere o non conoscere, al di là delle narrazioni ufficiali, è non farsene un problema.

    3. Jimbo 19 maggio 2023

      Penso ciao una parte che concorda con la linea criminale angloamericana a prescindere, una parte che non sa e non saprá mai perché totalmente disinteressata, una parte che capisce che c'é qualcosa che non và nella narrazione ma sta bene dopotutto "lo smartphone ce l'ho, Netflix pure e Lido di Camaiore mi aspetta", e infine una parte minimale é pienamente consapevole.
      Questa parte pienamente consapevole una volta era lo 0,002 adesso é intorno al 5%.
      Grazie al covid che ha dato l'opportunitá di aprire gli occhi.
      Io, ammetto, penso di essere approdato a quel 5% solo dal Covid.
      Prima "rifai" gli angloamericani in Iraq e Jugoslavia ma ero poco interessato alla politica. Ma anche in Iraq 2 e Afghanistan ... e giá capivo un pochettino di piú.

      Non serve a (quasi) niente ma faccio mea culpa in ritardissimo.
      Un mea culpa pesante peró, doloroso, che mi sta divorando ultimamente.

    4. Fantine 19 maggio 2023

      Non so se le percentuali dei "consapevoli" siano davvero così basse, Jimbo. E dovremmo anche intenderci sul significato che diamo al termine "consapevoli" e sulle implicazioni che ne traiamo. Come hai giustamente osservato i consapevoli che condividono sono cosa diversa dai consapevoli che danno una lettura tragica e biasimevole degli accadimenti, per usare degli eufemismi.
      Sul sentirsi in colpa, se posso permettermi, non ti crucciare troppo, l'importante è guardarci intorno e vedere cosa si può fare, ciascuno come può. È già tanto.

    5. Jimbo 20 maggio 2023

      Scusandomi per alcuni errori nello scritto precedente (tifai ad esempio), le percentuali sono puramente indicative solo per approcciare un ragionamento. Anche se penso non molto distanti dalla realtá.
      Per il resto condivido.
      La consapevolezza é basilare, andrebbe ovviamente approfondita.

    1. Arthur 18 maggio 2023

      Tranquilli...
      Gli USA vanno verso una inevitabile guerra civile che li porterà a disintegrarsi.
      E si trascineranno dietro, in un baratro infernale, Regno Unito e Israele.
      L'oblio degli anglo-sionisti travolgerà anche l'establishment europeo che sarà spazzato via, ad eccezione di una parte che riuscirà a riciclarsi, come è sempre accaduto nella storia.
      Poi il mondo, finalmente, tirerà un sospiro di sollievo.
      Sarà festa per tutto l'orbe terrestre, come se l'intera umanità avesse vinto i mondiali di calcio.

      Le malefatte prima o poi si pagano.
      E così arriverà, per i malfattori, il giusto castigo per tutto quello che hanno compiuto: il colonialismo anglosassone con massacri e ruberie per il mondo, lo sterminio dei nativi americani, le guerre ed il terrorismo scatenati dovunque.
      E non dimentichiamo l'ignobile e criminale bombardamento della splendida Dresda con il massacro della popolazione civile, la diabolica distruzione dell'Abbazia di Montecassino.
      La sterminata mole di ricatti (militari e finanziari) con cui tengono in pugno le nazioni, ed infine le menzogne sistematiche, il degrado culturale e morale di cui sono ampiamente responsabili in Occidente (occorre però ricordare che di questo scempio culturale e morale è gravemente corresponsabile la sinistra).

      Suoneranno le trombe.

    2. Cachafaz 18 maggio 2023

      Non so' se ci sara' una guerra civile negli Usa, possibile, , ma secondo me ormai i paesi africani, arabi, sudamericani non torneranno indietro, hanno scelto il campo opposto e gia' questo determinera' il risultato, a meno che non voli qualcosa di nucleare, ma non so' neanche se quei pagliacci sono in grado di farlo...normalmente fanno cilecca con quasi tutte le armi, contro i russi..

    1. fiurdesoca 18 maggio 2023

      nel frattempo i mericani hanno avvelenato le loro truppe con i vacini. c'è troppo che non mi torna...

    2. WarezSan 18 maggio 2023

      L'obbligo per le forze armate USA è stato abolito mi risulta.

    1. carla 18 maggio 2023

      In guerra ci andranno tutti quelli con la bandierina di ucragna sulla pagina o sulla bio

    1. Giovanni01 18 maggio 2023

      Porterei una correzione a quanto indicato nell'articolo. La guerra con la Cina gli usa l'hanno iniziata con il bombardamento dell'ambasciata cinese a Belgrado.
      La risposta della Cina è stata una guerra con gli usa sul piano economico, guerra che stanno vincendo. Agli usa non resta che scegliere tra un compromesso diplomatico o spostare la guerra verso un piano cinetico, come suol dirsi.
      Aggiungo che quanto avvenuto in Serbia null'altro è che la prima pietra del terzo conflitto mondiale.

    2. carla 18 maggio 2023

      Gli Usa non sanno nemmeno cosa significa la parola diplomazia.

    3. CptHook 18 maggio 2023

      Diciamo che credono alla "diplomazia delle cannoniere"..., però la cosa peggiore è che, data la loro ignoranza dei costumi e del modo di pensare altrui, nonché la presunzione sull'eccellenza dei propri, oltre che all'assenza di competitori validi (oppure non tanto malati di mente quanto loro) continuano a modo loro..., e noi subiamo...
      D'altra parte, se subiamo e non ci ribelliamo purtroppo siamo destinati a soccombere..., in natura va avanti il più adatto a sopravvivere, quello che non si fa altro scrupolo che se stesso e la propria discendenza.

    4. Jimbo 18 maggio 2023

      Noi siamo immobili in quanto egoisti all'estremo e socialmente zombi.
      Siamo sempre stati benone, e sentiamo che lo dobbiamo agli USA.
      "Ci hanno salvato, poi ci hanno arricchito, grazie USA!"
      In pochissimi fino a pochi anni fa avevano capito che il benessere era frutto della violenza americana in ogni dove. Alla maggior parte di questi andava pure bene.
      Adesso in molti hanno percepito che gli americani sono il peggio del peggio. E ci sono arrivati grazie al Covid.
      E' un problema inestricabile, attorcigliato.

    5. Giovanni01 19 maggio 2023

      Lo sanno eccome, ma è il loro "piano B" quando, magari solo istintivamente, realizzano che l'avversario è più forte e può fare tanto male.
      Ricordiamoci che gli usa, i "loro padroni" ragionano esclusivamente in termini economici, e certo non gli sfugge che una guerra ad alta intensità con un avversario come la Cina ridurrà drasticamente il "business", anche se in un primo tempo gli affari crescono. L'isteria è di facciata, ma chi realmente governa il mondo vede ben più lontano di quanto noi possiamo immaginare.

    1. PietroGE 18 maggio 2023

      Gli USA hanno capito che il loro dominio sta inesorabilmente declinando e che lo stadio di multilateralismo è solo una pia illusione, quello che invece è molto più probabile è la sostituzione della egemonia americana con quella cinese e dei suoi satelliti economico-militari. La de- dollarizzazione dell'economia internazionale funge da apripista per questi sviluppi geopolitici, i quali, vista l'enorme ridistribuzione del potere economico, politico e quindi militare, che comportano, comprendono quasi necessariamente uno scontro armato con vinti e vincitori. Sempre gli USA sanno benissimo che non sono capaci da soli di sconfiggere la Cina, hanno bisogno di una coalizione di Paesi asiatici anti cinesi disposti ad appoggiarli anche militarmente. Per altro, è stato il bullismo della Cina nel Mar della Cina Meridionale che ha contribuito a spingere tutta una serie di Paesi asiatici nelle braccia di Washington. Non sono solo gli USA e i loro alleati a prepararsi per la guerra, la Cina sta facendo lo stesso da anni, l'aumento vertiginoso delle spese militari lo sta a testimoniare. Per noi sarà un grosso problema se verrà coinvolta la NATO in questa guerra. Quanto alle ragioni profonde del conflitto, non c'è solo la volontà di potenza e di egemonia, c'è anche il fatto che la lobby che ha influenzato (e di fatto gestisce) la politica estera americana non può accettare di non poter in qualche modo influenzare e trarre profitto dalla economia cinese a causa del nazionalismo etnico (in realtà non c'è solo quello cinese nel mondo) che domina in quel Paese. Di fatto i cinesi hanno implementato il programma del NSDAP, ironia della storia.

    2. nicolass 18 maggio 2023

      bullismo della Cina nel Mar della Cina Meridionale?.. si certo come no. In cosa consisterebbe questo bullismo in salsa cinese?... stai a vedere che adesso la colpa dell'ennesima guerra che sta per scoppiare nell'Indo Pacifico sarebbe colpa della Cina .. mhaaaa!!!!!

    3. Arian Van Heisen 18 maggio 2023

      Di fatto i cinesi hanno implementato il programma del NSDAP, ironia della storia.

      Eheheh..! lo hanno replicato male però come tutte le copie non sono mai come le originali , tutti lo copiano e tutti lo demonizzano.

    4. CptHook 18 maggio 2023

      Forse bullismo non è proprio il termine più esatto, userei preferibilmente "esibizione di muscoli" e, in questo senso, diciamo che a me sembra una necessità.
      Agli americani piace tanto la Dottrina di Monroe, ma non ritengono giusto che piaccia anche ai cinesi.

    5. LuxIgnis 18 maggio 2023

      È tipico dei bulli dare dei bulli agli altri soprattutto quando questi si ribellano.
      Se si sono viste o si conoscono le dinamiche del bullismo nella vita quotidiana si riconosce facilmente questo anche in queste cose più grandi.

    6. nicolass 18 maggio 2023

      non mi piace il tuo modo di ragionare mi ricorda tanto quel diffuso malcostume per cui si accusa il bullizzato di non essersi ribellato al bullo o quando si colpevolizza una donna per essere stata stuprata invece di accusare il suo violentatore... gli esempi possono sembrare estremi ma servono per denunciare la tendenza manichea piuttosto diffusa in questo blog di colpevolizzare la vittima piuttosto che l'autore del crimine... ovvero come giustificare l'aggressione degli Usa alla Cina cercando di far passare il messaggio che in fondo i cinesi se la sono cercata.

    7. CptHook 18 maggio 2023

      Ho l'impressione che tu stia stiracchiando un po' troppo oltre il senso delle parole di Pietro. Sicuramente la Cina fa almeno impressione ai piccoli di quell'area, ma non dimentichiamoci che la maggior parte di loro è comunque "sovvenzionata" dagli USA per piegarli ai loro interessi.
      Sicuramente i cinesi non sono dei seminaristi, per carità, ma sappiamo benissimo che il vero bullo è un altro e che, appunto, "innalza alti lai" o li fa innalzare da altri quando gli conviene.
      Quanto alla tendenza manichea di cui tu parli (peraltro umanissima), insomma, anche qui mi pare che esageri.
      Diciamo che un modo di ragionare, più che non piacere, si può più o meno condividere...
      Questo per quanto riguarda i miei due centesimi...

    8. PietroGE 18 maggio 2023

      Premesso che ragiono come mi pare, ti invito a informarti su quello che è successo e sta succedendo nel Mar della Cina Meridionale. La Cina ha non solo occupato e annesso isole che erano rivendicate da altri Paesi della zona ma le ha trasformate in basi militari capaci di controllare tutto il traffico commerciale che va e viene dai Paesi asiatici verso occidente. L'economia di questi Paesi che si basa sulla manifattura e l'export sarebbe in questo modo condizionata totalmente dai cinesi. Logico quindi che questi Paesi hanno cercato di allearsi con il nemico della Cina perché almeno gli garantisce il passaggio delle merci vitale per la loro economia. Come ho detto sopra : sono i cinesi con il loro bullismo che li hanno spinti nelle braccia di Washington. Ora i cinesi protestano per questa alleanza ma come dice il proverbio, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

    9. nicolass 18 maggio 2023

      non sto stiracchiando proprio un bel niente.. ti ricordo che Pietro è lo stesso che all'indomani dell'attentato al Cremlino gettava la croce addosso alla Russia parlando di un auto attentato commissionato dagli stessi russi non si sa bene per quale motivo... al mio paese bastano 2 indizi per fare una prova. Evidentemente c'è una quinta colonna non solo in Russia ma anche su comedonchisciotte che lavora non si sa bene per conto di chi o che cosa

    10. nicolass 18 maggio 2023

      farneticazioni.... la Cina rivendica legittimamente la sovranità sulle isole di cui parli e la costruzione delle fortificazione hanno proprio uno scopo difensivo contro eventuali attacchi esterni.Ergo se non fosse minacciata in casa sua non avrebbe avuto motivo di militarizzare quelle isole. Inoltre la Cina non ha mai minacciato di interferire nella politica commerciale navale di nessuno stato confinante... non è nella cultura cinese agire in questo modo per cui l'alibi secondo il quale questo avrebbe spinto i confinanti a gettarsi tra le braccia degli americani legittimando la loro guerra contro il gigante asiatico è una castroneria che non sta in piedi da sola.

    11. nicolass 18 maggio 2023

      farneticazioni…. la Cina rivendica legittimamente la sovranità sulle isole di cui parli e la costruzione delle fortificazione hanno proprio uno scopo difensivo contro eventuali attacchi esterni.Ergo se non fosse minacciata in casa sua non avrebbe avuto motivo di militarizzare quelle isole. Inoltre la Cina non ha mai minacciato di interferire nella politica commerciale navale di nessuno stato confinante… non è nella cultura cinese agire in questo modo per cui l’alibi secondo il quale questo avrebbe spinto i confinanti a gettarsi tra le braccia degli americani legittimando la loro guerra contro il gigante asiatico è una castroneria che non sta in piedi da sola quasi quanto quella dell'auto attentato russo al Cremlino.

    12. PietroGE 18 maggio 2023

      Potrei rispondere come te : "non mi piace come ragioni", invece ti invito ancora una volta a informarti meglio sulla situazione nel Mar della Cina.

    13. CptHook 19 maggio 2023

      Bbbono..., statte bbbono..., la guera lassamola ffa' all'artri...

    1. Jimbo 18 maggio 2023

      Gli anglo-americani non tollerano la messa in discussione di tre cose: il ruolo di forza egemone, il dollaro e il neoliberismo.
      Chi si mette di mezzo deve essere disintegrato.
      Al momento i tre punti rischiano come mai in passato.
      Quindi sono disposti a tutto contro i Nemici.
      Stanno accerchiando la Russia, é notizia di oggi che in Moldavia hanno arrestato l'oppositrice che ha vinto le elezioni in Gagauzia, proveranno a replicare in Transnistria quello fatto in Donbass.
      Hanno accerchiato nel tempo i cinesi e adesso faranno di tutto per scatenare una guerra alla Cina.

    2. Jimbo 18 maggio 2023

      Se intraprendono con decisione quella strada si porteranno dietro anche noi.
      Nel frattempo spero facciano presto i cinesi ad unirsi militarmente alla Russia.
      Mi toccherá tifare contro il mio Paese.
      Un cortocircuito.

    3. Primadellesabbie 19 maggio 2023

      L'impoverimento diffuso in Occidente, e in particolare in America, potrebbe anche essere un modo semplice per poter disporre di più arruolamenti volontari al momento opportuno.

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