Com'era bella l'Italia quando non eravamo liberisti

Com'era bella l'Italia quando non eravamo liberisti

DI ALESSANDRO MONTANARI

Interessenazionale.net

Qualche giorno fa, illustrando il 25esimo rapporto sui cambiamenti economici e sociali, l'Istat ci ha spiegato con la forza fredda dei grandi numeri, che l'Italia è un Paese in declino, nel quale le diseguaglianze aumentano invece che ridursi. La classe media è risucchiata nel proletariato, il proletariato si accapiglia col sotto-proletariato per un po' di lavoro o un po' di welfare mentre una piccola schiera di privilegiati scivola dietro la curva e scompare dall'orizzonte.

Di fronte a questo scenario, di solito, i sociologi dicono che l'ascensore sociale si è rotto. Ma non è così. L'ascensore sociale non si è rotto; è stato manomesso da una selvaggia impostazione economica che regge la globalizzazione e che va sotto il nome di neo-liberismo.

Per spiegarmi voglio essere del tutto anti-scientifico. Non ricorrerò alle medie di Trilussa che soccorrono gli economisti quando vogliono dirci che tutto va bene anche quando sembra che tutto vada male. No. Per convincervi che tutto andava bene quando sembrava che tutto andasse male, io ricorrerò ai miei ricordi di gioventù. Niente di più soggettivo, niente di più vero.

Erano gli anni 80, i jeans si portavano ancora sopra il livello delle mutande, nessuno si sarebbe mai arrischiato a mangiare pesce crudo in un ristorante cinese e Mani Pulite non ci aveva ancora privato di una classe politica paurosamente incline alle tangenti ma anche fieramente impermeabile al capitalismo liberista. Dai grandi sentivo dire che avevamo un sacco di guai, che oggi scopro essere gli stessi di sempre; anzi, gli stessi di tutti i Paesi. In quell'Italia però l'ascensore sociale funzionava. Coi suoi tempi, scalino dopo scalino, ma funzionava.

La prima cosa che ricordo è che in classe l'appello contava una trentina di nomi. Le famiglie erano più numerose di oggi e a scuola ci mischiavamo tutti: i figli dei ricchi coi figli dei poveri coi figli della classe media. Al di là di qualche accessorio più scintillante, tuttavia, lo stile di vita non era poi così differente. Con diecimila lire trascorrevamo, tutti insieme, la serata in pizzeria.

Non ricordo problemi di disoccupazione. Chi non aveva voglia di studiare, se ne andava a fare il muratore, l'operaio o l'artigiano e a 18 anni riuscivi pure ad invidiarlo perché si era già potuto comprare una macchina burina che piaceva alle ragazze burine. Ma allora nessuno sembrava burino, forse perché lo eravamo tutti.

Una cosa che proprio non esisteva era Equitalia. Fatta eccezione per l'acquisto della casa e dell'automobile, non ci si indebitava per i beni voluttuari. Nessuno faceva un finanziamento per andare in vacanza, comprare un motorino e tantomeno un televisore da 42 pollici. Nemmeno te lo proponevano. Le cose, molto semplicemente, si compravano quando si avevano i soldi per comprarle. Altrimenti, si aspettava.

In famiglia, ma più in generale nella società, c'era una cultura condivisa del risparmio. Il denaro non era il presente, il denaro era il futuro. Lo insegnavano i nonni, dotandoci di salvadanai nei quali accumulare gli spiccioli delle mance e regalandoci buoni postali che avremmo riscosso una volta maggiorenni, toccando con mano, e con anni di ritardo, tutta la concreta lungimiranza del loro affetto.

Insieme al risparmio, l'altro grande valore era lo studio. Ricordo padri e madri fieri di poter mandare i propri figli, miei compagni, al liceo anziché alla scuola professionale e poi commossi fino alle lacrime per il primo laureato della casa. Nessuno allora parlava in modo sprezzante del “pezzo di carta”. La laurea era la garanzia di una promozione sociale che nessuno avrebbe più retrocesso e che diventava una conquista collettiva dell'intera famiglia. Non solo dello studente; anche di chi, con sacrificio, gli aveva consentito di studiare.

L'istruzione, tuttavia, non era l'unico trampolino sociale. Tanti operai, dopo qualche anno di apprendistato e specializzazione, riuscivano a coronare il sogno di “mettersi in proprio”. Si diceva così e lo si diceva con orgoglio perché aprire una partita iva, allora, era ancora una libera scelta. Andavi in banca, spiegavi il tuo progetto, ti davano un prestito e cominciava l'avventura che segnava la vita: da operaio a padrone. Quelli però erano padroni diversi dai grandi industriali di ieri e dai piccoli manager di oggi. Quelli erano padroni che, dentro, continuavano a sentirsi operai. Padroni che usavano le mani, che parlavano in dialetto e che conservavano un'intima diffidenza per i saputelli anglofili che poi avrebbero rovinato tutto.

Com'era bella quell'Italia. Provinciale, ombelicale, modesta, furbacchiona, eppure così solida, generosa e vitale.

Scrivere è terapeutico. Così mi accorgo solo ora del motivo profondo per cui ho scritto questo articolo senza capo né coda. L'ho scritto perché non riesco a perdonare chi mi ha portato via quel Paese. Non perdono chi ci ha abituato a fare debiti per tv ultrapiatte, chi ci ha venduto come modernità i co.co.co, i co.co.pro e i voucher e chi ha inchiodato i giovani ad un telefonino per distrarli da un oggi senza domani.

Più di tutto, però, io non riesco a perdonare chi non ha soccorso quei piccoli eroi dalle mani callose che, piuttosto di abbassare la saracinesca di una fabbrica, hanno scelto di abbassare la saracinesca di una vita. Padroni perché padroni di loro stessi. Operai perché operosi.

A. Montanari

Link: http://www.interessenazionale.net/blog/comera-bella-litalia-quando-non-eravamo-liberisti

08.06.2017

Commenti (90)

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Mostra commenti 30 caricati
    1. Savoia Marchetti 15 giugno 2017

      E i videogiochi che andavano a 100, 200 o 500 lire, anche. Le sfide con gli amici al bar. I flipper. I cosi in cui mettevi la moneta e suonavano il disco (che nemmeno mi ricordo come si chiamavano). E i motorini truccati e le autoradio, e niente casco, tanto meno quello da 1000 grammi che danno adesso come obbligatorio perché se hai quello vecchio da 600 ti sequestrano il motorino.

      Se invece sei uno zingaro (adesso non si può dire, bisogna dire 'Rom' sennò è razzismo) invece, puoi anche andare in 3 sul motorino e nessuno ti dice niente. Ma questi sono gli ulitmi scampoli della libertà anni '80.

    1. Filippo Gregoretti 14 giugno 2017

      Splendido, grazie

    1. SanPap 10 giugno 2017

      Blondet - La beata superclasse mondiale. Un identikit (I e II)

      .... è stato già notato, è la “rivoluzione del 68” ad aver congiunto il neo-capitalismo alla “sinistra” libertaria ed edonista. Gli slogan sessantottini, “Vietato vietare”, “Godere Operaio”, “Dopo Marx, Aprile”, “Chiediamo l’impossibile, Vogliamo Tutto” erano indicativi di questa alleanza. Hanno aperto al “consumare senza limiti” grazie al credito e alla pubblicità totale, ma soprattutto grazie alla metodica cancellazione degli ostacoli culturali al dominio del denaro – la famiglia, il risparmio, la frugalità come valore, lo spirito di sacrificio per la nazione, le “virtù” cristiane e quelle borghesi – variamente bollate come: clerico-fasciste, reazionarie, maschiliste, eccetera. L’estrema sinistra utile idiota dell’oligarchia, per questo compito è stata compensata: ma ovviamente solo nei suoi capi. Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Gentiloni, la Boldrini sono stati ammessi nella superclasse mondializzata (molti di loro lo erano per diritto, come figli di papà) in qualità di maggiordomi di lusso del Sistema, direttori di media, cooptati agli alti livelli transnazionali (UE, ONU, ONG) .

      Ci hanno avvelenati di menzogne e ce le siamo bevute tutte: giravamo l'interruttore della corrente elettrica e appariva la luce, e questo per sempre; aprivamo il frigorifero ed era pieno di ogni ben di Dio, e questo per sempre; ci si ammalava e arrivavano le medicine gratis, e questo per sempre; la vecchiaia era assicurata da pensioni integrate dagli interessi dei BOT, e questo per sempre; ma il per sempre era una menzogna,

    1. robertoz 10 giugno 2017

      Condivido in pieno quello che ha scritto l'autore, da 60enne quale sono, quand'ero giovane nessuno rimaneva indietro, se uno aveva voglia di studiare , studiava, se uno non ne aveva voglia ed andava a lavorare, lo faceva e spesso e volentieri si metteva in proprio, i problemi magari sono arrivati con in figli, è successo, magari con laurea in tasca, con risultati fallimentari... molto spesso. Con questo non voglio dire che sia colpa dei figli, è il mercato che è cambiato. Quelli che mi vengono a parlare di innovazione e ricerca non hanno capito una cosa: è impossibile competere con la manodopera asiatica dove lavorano 20 ore al giorno , 7 giorni su 7, dove non esiste di fatto la proprietà intellettuale, dove tutti copiano tutti. E da noi continuano a mettere in continazione obblighi e normative spesso strampalate. L'ambiente deve essere rispettato e poi ci arrivano nuvole super inquinate dalla Cina (Chernobyl ne è un esempio di cosa vuol dire la meteoroligia, non ci sono muri che dividono le nazioni). Una cosa vorrei prendessero in considerazione i più giovani, che ora cercherò di spiegare.
      Circa vent'anni fa, i rappresentanti di commercio, quelli che macinavano kilometri e fatturato, succedeva che si lamentassero, che le cosa andavano più o meno bene, che la crisi sarebbe passata (cosa che invece non è successo) , ecc.. Poi arrivarono i rappresentanti più giovani, più o meno tutti sembravano soddisfatti, erano soddisfatti perché lavoravano, avevano le auto nuove, che ovviamente erano di classe inferiore rispetto ai loro colleghi che li avevano preceduti. Ma non si rendevano conto e non si rendono conto, che alla fine della fiera in tasca non gli rimane niente, complice anche il fisco che dagli studi di settore pretende di più di quello che guadagnano.
      Forse l'aneddot più calzante è quello della rana che inizialmente si trova bene nell'acqua tiepida, poi però quando si accorge che la faccenda è pericolosa non ce la fa più a saltar fuori.

    1. volin 10 giugno 2017

      Completamente confusi e ripiegati, l'estensore, chi plaude e chi l'ha selezionato. Sveglia! Si trattava esattamente dei prodromi dell'inferno in cui vi trascinate.

    1. scimmia 10 giugno 2017

      Negli anni 80 regnava sovrano l'ottimismo, motore di tante energie. Giustamente o illusoriamente era forse l'elemento trainante.
      La disillusione di chi ha vissuto quegli anni non può che essere fortissima.

    1. Invisible man 10 giugno 2017

      Ho dimenticato qualcosa? Si! Le celebrazioni delle vittime dell'Olocausto un giorno si e l'altro pure...

    1. Sitka 10 giugno 2017

      Tutto vero e assolutamente condivisibile in superfice. Ciononostante provo sempre un po di tenerezza per i nostalgici degli anni 80. Perchè io in quegli anni ci sono nato e vedevo ragazzi nel fiore degli anni devastarsi e morire a grappoli con l'eroina...bei tempi si dice? Ma i "piccoli imprenditori" è vero, ben distanti dai commenda industriale, sebbene di natura diversa sono quelli che ai commenda alla fine volevano imitarli...di cosa stiamo parlando? Sono gli stessi che hanno delocalizzato, appena hanno potuto, non tutti, per carità, ma non raccontiamoci favole. Dopo è arrivato il liberismo anglofono, ma il terreno glielo hanno spianato in quegli anni eh...Certo, era ancora avvertibile una verità antica, autentica, e questo articolo mi è piaciuto per questo, perchè la coglie. Ma la visione storica va allargata, se vogliamo imparare dal passato, e non semplicemente piangerci addosso.

    1. gianni 10 giugno 2017

      la situazione italiana di oggi eì la conseguenza delle scelte fatte 50-60 anni fa'

    1. CitizenFour 10 giugno 2017

      Ch€mio€conomia dell'€uro (se non si fosse capito) ;-)

      Cit. [riferimenti a coda]

      Fonte: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1778

    1. Carlo Mancuso 10 giugno 2017

      Il liberismo attuale portato a livello di religione , è quanto di più ingiusto e insensato applicato all' economia e nella vita sociale tra gli umanoidi.Gente che siede su cumuli di danaro e altri che vivono malamente tra stenti loro e delle loro famiglie. Se pensiamo poi che per tutti arriva il giorno del giudizio e che in quei siti il nostro denaro non ha corso , si ha l'evidenza dell'insensatezza di tale sistema immondo.Anche considerando il puro lato economico , troveremo che la dottrina è anche dannosa al sistema poichè eliminando dai consumi buona parte della popolazione non si creeranno certamente le basi per futuri sviluppi ma peggio , non riusciremo neanche a mantenere i livelli attuali ed è ciò che sta accedendo. Insomma un inno all'egoismo predicato da diversi saccenti al servizio di pochi .

    2. Licia 10 giugno 2017

      Il giorno del giudizio l'hanno inventato per tener calmi i peones che guardano al futuro ed il liberismo per tenerli impegnati a come far campare se ed i figli nel presente per tutto il resto c'e' la tv/feisbuk e la pornografia

    1. Ronte 10 giugno 2017

      Gli anni '80 sanciscono la fine delle grandi lotte e contestazioni (in realtà già compromesse dal '77). L'avvento ufficializzato del cosiddetto neoliberismo (Reagan-Thatcher), primogenitura nel lontano '54 con quello che diverrà il gruppo Bilderberg.
      La gioventù dell'articolista appartiene all'inizio del post-moderno, quello che ha determinato lo schifo degli ultimi decenni.

    1. robespierre 9 giugno 2017

      Semplicemente, purtroppo, si e' passati dal modus vivendi italiano a quello americano, fomentato dalle algide e stupide teorie del consumo volte anche e soprattutto a beni puramente inutili sull'onda del modus vivendi "a debito" del tutto made in USA, perdendo anche i residui fini basilari della vita e tendendo solo ad ostentare anche beni non di proprieta', ma solo di possesso. Ora si tende solo ad esibire senza neanche riuscire a dissociarsi dalle tendenze di massa sempre debitamente definite e controllate dai mass media in mano al regime dei consumi. Cosa di fatto ci restera'? Nulla.

    1. Tipheus 9 giugno 2017

      Voglio dire anch'io la mia. Articolo bellissimo, anche se non sempre scientifico in senso di scienze sociali, o di politica. Ma chi se ne frega in fondo? l'articolo ci dice qual è la molla che spinge molti quarantenni e cinquantenni di oggi ad essere oppositori del sistema. Ci hanno levato qualcosa, ed è innegabile. E non solo la gioventù o l'adolescenza. Io ricordo molto bene sia gli anni '70 da bambino, che gli '80 da ragazzo. Diversi, ma con molti più punti in comune tra loro rispetto ad oggi di quanto non sembri a prima vista.
      E vi devo dire che i cambiamenti mi hanno cambiato. Nasco in famiglia marxista, con una cultura illuminista. Non ho buttato tutto, ma istintivamente sono diventato conservatore, sotto molti aspetti. E' normale. Mi hanno portato via una vita semplice, con famiglie solide e dotate di una saggezza antica, con molte più certezze, economiche, sociali, morali e culturali. Lo so, il passato non torna, ma il presente fa proprio schifo, e tanto mi basta.
      Una cosa mi chiedo però. Che ne sarà dei nostri figli? Cresciuti nel "migliore dei mondi possibili" non crederanno ai nostri racconti, che prenderanno per nostalgie senili. Ho paura che restino intrappolati nel neoliberismo disumano, non conoscendo altri orizzonti. Certe volte conoscere il passato, infatti, non serve a farlo tornare, ma a capire che ciò che ci circonda non è eterno e immutabile. Ed è già tanto.

    1. il gobbo 9 giugno 2017

      Articolo sublime, mi ha trasportato per un instante indietro nel tempo, nostalgia di una
      giovinezza che non c'è più, grazie per avermi riportato alla mente episodi di un passato
      e che il tempo tende a diluire e a far dimenticare......

    1. GioCo 9 giugno 2017

      Ciò che è stato può tornare ad essere anche adesso. Non è Udinì che comanda con le sue "magie" da palcoscenico: siamo noi ad aver concesso quest'ordine di cose e siamo sempre noi a consentire che le cose proseguano indefesse in questa direzione; è l'eftetto combinato in questa società del quieto vivere e la disorganizzazione endemica -insieme- che è sempre stato il nostro punto debole, quando non un punto di forza, quando si esprime in creatività. Certo, se ci si ribella e proprio per la profondità raggiunta nel diasastro del deprimento del bene collettivo, il prezzo da pagare esiste e potrebbe pure essere troppo salato a questo punto. Ma proseguire ha comunque un prezzo ed è comunque più alto. Solo che non sembra così e la disperazione gioca il ruolo cruciale: piuttosto che affrontare il K2 della lotta per la sopravvivenza in un paese dove il senso stesso della socialità è da costruire da zero, ci si aggrappa all'apparenza che "comunque qualcosa accade", anche senza intervenire. Ma come ripeto spesso, la cosa più incredibile che possa accadere è che non accada niente. Nel senso che ogni cosa prevista e prevedibile, sulle orme segnate di una profezia autoavverante, porterà all'inevitabile, per tramite della sua brava stradina di mattonicini gialli, fino alla fine.

    1. uomoselvatico70 uomoselvatico7 9 giugno 2017

      io personalmente ricordo con terrore gli anni 70-80.
      In casa mia si viveva in una baracca di lamiera che si arroventava al primo sole e gelava al primo freddo.
      Di notte si tremava dal freddo d'inverno, e si soffocava d'estate.
      Una baracca di lamiera senza bagno e senza acqua corrente, invasa dai topi a dagli scarafaggi, dove lo sport più seguito non era il calcio ma il salto del pranzo o della cena.
      Altro che pizzeria con gli amici!..
      Roba da fantascienza.
      Mi sa che Montanari e parecchi milioni di altri nostalgici di quegli anni dopo aver vissuto scaldalosamente bene fino ad ora , straparlano oggi di "crisi" e di "povertà" , che non solo non vivono nè hanno mai conosciuto, ma non sanno manco di che cosa parlano.
      Che vi succede ragazzi? ....
      Non potete più fare le ferie all'estero 2 volte all'anno, mangiare fuori quasi tutte le sere fino a scoppiare e comprarvi un cellulare nuovo ogni 3x2...?
      Eh sì, lo so!... La vita è dura!..... C'è la crisi che volete farci, ci vuole pazienza....
      Io comunque sto parecchio meglio oggi che nelgi anni 70-80...
      Non mi sveglio più di notte per la fame, non indosso più vestiti usati presi alla caritas, non devo più andare in giro per le macellerie elemosinando gratis gli scarti e gli avanzi da buttare dicendo che erano " per il cane" anche se non avevamo il cane.

      Si..... Oggi va decisamente meglio che negli anni 70-80.
      Oggi anche se rarissimamente, mi è capitato addirittura per brevi istanti, di sperimentare il lusso supremo, quello anticamente risevato solo ai re, ai papi, e agli imperatori:

      - LA NOIA -

      Alla faccia della crisi.

    2. DesEsseintes 9 giugno 2017

      Fantastico...

      Ma tanto mica lo capiscono, vivono nel mondo dei sogni.

      Negli anni del dopoguerra piano piano si è diffuso il benessere a tutte le classi ma quando si è arrivati vicino a quelli che vivevano come te ci si è accorti che non si sarebbe potuto fare nulla senza sovvertire radicalmente l'ordine sociale.
      Allora le oligarchie hanno tirato il freno, la media e piccola borghesia ha seguito l'oligarchia perché ha capito che le conveniva altrimenti perdeva la rendita di posizione e i lavoratori che si erano guadagnati un posto fisso e ultra garantito hanno seguito la media e piccola borghesia pur di mantenere quegli straordinari vantaggi contrattuali (che poi ovviamente hanno perso pochi decenni dopo).

      Il problema è che tutti i sistemi politici continuano a fondarsi su un presupposto nascosto: ci devono essere dei poveracci che facciano da capri espiatori economici e sociali.

      Nessuno ha il coraggio di parlarne e vedi che oggi la media e piccola borghesia insieme al lavoro piagnucolano ricordando quei bei tempi...DOVE IL CAPRO ESPIATORIO ERA UN ALTRO...

      Ma per ammetterlo occorre una generosità che l'omino medio non può nemmeno concepire.

    3. Gino2 10 giugno 2017

      Non si tratta di valutare se c" era gente povera o no.si tratta di valutare le possibilità. E negli anni 80 ce n'erano di piu.

    4. Antonello S. 10 giugno 2017

      Ehm, vorrei sommessamente ricordare che nessuno discute la qualità del benessere (in termini materiali) raggiunta nei nostri tempi, ma semplicemente il tentativo in atto dagli anni 80, da parte delle oligarchie, di farci lentamente perdere tutto quel sub-strato di diritti e sicurezze faticosamente conquistati, grazie ANCHE alle politiche neo-liberiste.
      Prova a chiedere ad una famiglia con uno o entrambi i coniugi disoccupati come si vive di questi tempi?

    1. ton1957 9 giugno 2017

      Quando si scrive col cuore la coda e la testa perdono di importanza.....ma non sò, anche dai primi commenti, in quanti si abbia mantenuto la capacità di leggere con il cuore.......molto bello il tuo scritto tutto.....ma il finale è sublime, non perdono e non perdonerò neppure io, hanno ucciso i migliori in assoluto, i più completi in assoluto, mani callose e formazione universitaria acquisita sul campo (non in un'aula).....quando ho letto mi sono venute le lacrime agli occhi, conosco quel mondo per appartenenza, soffro per la sua fine.........era il mio mondo...........ma ho un sentore, quel mondo tornerà in auge, teglieteci le catene, tasse impossibili e torture di equitalia, e noi Italiani si ricomincia con l'artigianato e con la piccola impresa a far grande questo paese......perchè i padroni di noi stessi operai operosi, sono l'essenza stessa di questo paese, all'estero lo sanno e ci temono per questa nostra capacità....in patria parassiti statali e multinazionali, comunisti e neoliberisti.....ci legano le mani.

    2. DesEsseintes 9 giugno 2017

      Guarda che leggere con il cuore non vuol dire mica stare ciucchi con la lacrimuccia all'osteria.
      Quelli con le mani callose erano operai e artigiani, hanno fatto tante cose importanti poi però quelli che erano operai una volta raggiunto un livello contrattuale A LIVELLI INAUDITI CHE NON TORNERA' PIU' NELLA STORIA hanno deciso che da quel momento erano piccola borghesia, non più classe operaia, e sono diventati dei leccaculo conservatori; quelli che erano artigiani si sono improvvisamente accorti che la classe lavoratrice avanzava mettendo in discussione le rendite di posizione della borghesia medio piccola e si sono precipitati a votare per Thatcher e Reagan cioè per il liberismo (pseudo) che voleva la distruzione del sindacato e del welfare.
      La classe dominante ha ringraziato entrambi e poi si è inkia ppettata prima i lavoratori e adesso i piccoli imprenditori.
      Allora la colpa di chi è?

    3. ton1957 9 giugno 2017

      Ma...la tua è una narrativa che a me appare fantasiosa, non sò se frutto della tua esperienza pesonale o se frutto di letture "scientifiche"...........chiedi a me di chi è la colpa.......sinceramente non mi sono mai posto la domanda (anche perchè penso non serva a nulla) vivere nel rancore non aiuta a trovare la soluzione.......resto più concentrato, nel limite delle mie capacità intellettive (molto scarse) a cercare la soluzione.....forse è deformazione professionale, dopo più di trenta anni di impresa, in cui mi sono sempre concentrato sul trovare la soluzione.....forse non riesco più a farne a meno.....la ricerca delle colpe la lascio agli astiosi ed agli schiavi delle ideologie.

    4. DesEsseintes 9 giugno 2017

      Mi sembri pieno di livore se arrivi a darmi del rancoroso e schiavo delle ideologie.
      Per il resto abbiamo opinioni diverse e, come giustamente hai notato subito, anche letture molto diverse.

    5. ton1957 9 giugno 2017

      Non era esattamente ciò che ho scritto, ma sei libero di leggere ciò che credi......direi che è altro aspetto delle ideologie (anche quella comunista) se non concordi sei pieno di livore........personalmente non mi sento livoroso ma "laico"

    6. natascia 9 giugno 2017

      Siamo in due.

    7. DesEsseintes 9 giugno 2017

      Sono libero di leggere quello che tu hai scritto e che hai confermato qui.

      Infatti hai cominciato tu a darmi del "rancoroso, astioso, schiavo delle ideologie" e adesso rigiri la frittata dicendo che è una cosa tipica dei comunisti.

      Sta scritto, l'hai scritto tu quindi è a disposizione di chi legge.

      Non c'è problema, ciao.

    1. Echoes 9 giugno 2017

      Facciamo un sunto attuale con didascalia:
      https://lametamela.files.wordpress.com/2015/05/img_2456.jpg

      E se ste benedette "donne" selezionaserro per bene la loro riserva di spermatociti, forse forse... ma forse ha ragione l'articolista (e qui sono ironico per forza): dipende tutto dall'ambiente socio-politico esterno e non da noi...

    1. gilberto6666 9 giugno 2017

      Io ormai sono anni che dico e penso "aridatece Andreotti", aggiungendo Craxi, eppure non ho mai votato Dc e Psi, ma neanche ho esultato per Mani Pulite, ovvero l'inizio del declino italiano, mediante colpo di stato strisciante.

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