Come il globalismo attacca le grandi città italiane: il caso Napoli

Intervista a Gigi Lista, Autonomia Napolitana: "Napoli è un popolo. E un popolo ha diritto alla parola, alla protesta, alla dignità, all’autonomia e alla propria libertà."

MANFREDI-E-DRAGHI
Draghi e Manfredi: Patto per Napoli (2022)

Di Jacopo Brogi per ComedonChisciotte.org

NAPOLI -

Incontriamo Gigi Lista, imprenditore napoletano, da sempre impegnato a favore della città di Napoli e provincia attraverso l'attivismo politico e lo studio dei processi e dei meccanismi celati che hanno portato all'unità italiana. Già militante di 'Insorgenza Civile' (movimento politico meridionalista e identitario nato nel 2011) è oggi co-fondatore e presidente dell'associazione 'Autonomia Napolitana', nata sulle ceneri della precedente esperienza per difendere la città di Napoli dagli attacchi della finanza capitalista globalista, rappresentati dall'attuale amministrazione comunale di Gaetano Manfredi. Tra le battaglie portate avanti negli anni spiccano il contrasto alla 'Terra dei Fuochi', le denunce alla 'Malasanità deluchiana' nonché la difesa degli interessi dei commercianti e dei ristoratori affossati prima dal lockdown pandemico e adesso, per quanto riguarda la città di Napoli, dalle ultime delibere 'anti-movida' del Sindaco.
  • Gigi, in questi ultimi anni, sia prima che successivamente alla 'fase Covid', Napoli è riuscita a capitalizzare le sue bellezze artistiche e la sua storia, vivendo una rinascita grazie soprattutto al turismo. Tale fenomeno è stato cavalcato principalmente dalla piccola e media imprenditoria cittadina che è riuscita a contrastare l'espansione delle grandi multinazionali, da sempre coinvolte in processi di turistificazione e gentrificazione dei grandi centri urbani italiani ed europei. Rispetto a tale premessa, cosa è accaduto con il sindaco Gaetano Manfredi?

Negli ultimi anni Napoli ha vissuto un paradosso. Da un lato la città ha conosciuto una rinascita evidente: turismo, cultura, ristorazione, accoglienza, artigianato, piccola imprenditoria. Dall’altro, proprio nel momento in cui i napoletani stavano finalmente riuscendo a trasformare la propria bellezza in lavoro, reddito e dignità, è arrivata una stretta amministrativa che sembra voler ricondurre tutto dentro un modello controllato dall’alto, che distrugge lo spontaneismo commerciale che viene dal basso. Le delibere che hanno impedito di aprire ristoranti e bar sono state utili a fermare la capacità di intraprendere del popolo, ma lo stesso non è accaduto per le multinazionali.

L’amministrazione comunale del sindaco Manfredi, a nostro avviso, non ha accompagnato questa rinascita popolare. Ha provato ad annichilirla, limitarla, allo scopo di portare il commercio e l'economia dai napoletani ai non napoletani. Invece di proteggere il commercio cittadino, i piccoli imprenditori, i B&B familiari, le attività nate dal basso, si è scelta spesso la strada dei divieti illogici, delle ordinanze, delle restrizioni, della burocrazia. A chi hanno portato beneficio tutte queste cose?

Il punto è politico: Napoli viene accettata solo se diventa vetrina, cartolina, prodotto turistico ordinato e soprattutto sfruttato da chi non è napoletano. Ma quando Napoli è viva, rumorosa, autonoma, popolare, produttiva, allora viene descritta come problema. Il loro problema.

  • Perchè colpendo il commercio e la movida si favorisce la grande economia e la presa delle attività da parte di forze estranee a Napoli?

Il meccanismo è semplice: si crea un clima di emergenza permanente. Si racconta la movida come degrado, il commerciante come disturbatore, il piccolo B&B come minaccia, l’artista di strada come problema di ordine pubblico. Così si giustificano restrizioni, chiusure anticipate, limiti, controlli dispotici, costi e adempimenti che il piccolo imprenditore non riesce a sostenere.

Chi resiste a questo sistema? Le grandi catene, i grandi gruppi, i fondi, gli operatori esterni con capitali forti. I CEO di queste aziende stringono la mano all'amministrazione mentre il piccolo commerciante ed esercente napoletano, invece, viene lentamente spinto fuori dal mercato.

Noi non difendiamo il caos. Difendiamo il diritto dei napoletani a lavorare nella propria città. Difendiamo il diritto a vivere la notte, certo con armonia e senza eccessi, una movida sicura, compatibile con i residenti, ma non criminalizzata. Perché una città viva non è una città degradata. Una città morta alle dieci di sera, invece, è una città consegnata alla paura, alla solitudine e alla desertificazione economica.

  • Ciò che sta contraddistinguendo l'attuale amministrazione è anche una chiara alleanza tra il centro sinistra (PD/M5S) che è espressione del sindaco Manfredi e i partiti di governo nazionale. In particolare, ciò è ampiamente visibile sia nella svendita del patrimonio cittadino (sancito dal Patto per Napoli all'epoca del Governo Draghi), sia nella gestione della problematica di Bagnoli. In che modo l'amministrazione attuale sta colpendo gli interessi di Napoli e dei napoletani per favorire logiche globaliste e neoliberiste?

Secondo noi il problema non è solo Manfredi come persona. Il problema è il blocco politico, economico e culturale che rappresenta. Napoli viene amministrata dentro una logica commissariale: debito, vincoli, patti con il Governo nazionale, potentati internazionali, cessione di pezzi di patrimonio, grandi operazioni urbanistiche decise più nelle stanze romane che nella città reale.

Il Patto per Napoli (stipulato dal governo Draghi e dall'amministrazione Manfredi nel 2022, ndr) è stato presentato come salvezza, ma ha significato anche controllo. Bagnoli viene raccontata come grande occasione, ma il rischio è che diventi l’ennesimo spazio sottratto ai napoletani e consegnato a interessi esterni.

La domanda è: chi decide il futuro di Napoli? I cittadini napoletani o i tavoli tra Governo, grandi gruppi, fondazioni, finanza e apparati? Per noi Napoli deve tornare padrona delle proprie scelte. Non può essere trattata come una colonia interna, utile solo quando produce rendita, turismo, immagine e consenso.

  • In cosa vorrebbero trasformare Napoli i grandi partirti espressione di questi interessi non napoletani?

Vogliono trasformare Napoli in una città-vetrina: bella da fotografare, utile da vendere, ma svuotata del suo popolo, utilizzata dalle multinazionali.

Una Napoli addomesticata, senza panni stesi, senza voci, senza botteghe vere, senza artigiani, senza popolo nei vicoli, senza autonomia economica. Una città dove il centro storico diventa scenario per turisti e investitori che riempie le tasche di una aristocrazia borghese a discapito del popolo, mentre i napoletani vengono spinti verso le periferie o costretti a emigrare.. l'unico settore che funziona (il turismo) è sotto attacco dall'amministrazione.

È Assurdo.

Noi invece vogliamo una Napoli viva, produttiva, autonoma, mediterranea, popolare, colta. Una capitale del Sud, del Mediterraneo, non un parco tematico, men che meno un boccone succulento per speculatori finanziari.

Ciò che sta accadendo a Napoli è l'esempio plastico di quanto accaduto in tutte le grandi città d'Italia: territorio impoverito causa scelte scellerate prese contro i cittadini. Evitare che questo processo venga portato a termine qui a Napoli può essere un segnale di svolta a livello nazionale.

[caption id="" align="alignnone" width="1280"] Gigi Lista[/caption]

  • Facciamo...un passo indietro: le modalità con cui si è giunti 165 anni fa all'unità d'Italia sono ampiamente note e Comedonchisciotte.org ha sempre contribuito a farle venire a galla e a diffonderle per onere di verità. Ha ancora senso oggi parlare della Questione Meridionale? Perchè Napoli, e più in generale il Sud Italia, sono la dimostrazione particolare di dinamiche generali che riguardano il rapporto tra l'Italia e l'UE, così come il rapporto tra UE e USA?

Non solo ha senso: è indispensabile.

La Questione Meridionale non è un tema da libri di storia. È la realtà quotidiana di milioni di persone. La vediamo nell’emigrazione dei giovani, nella mancanza di infrastrutture, nella sanità diseguale, nella fuga dei cervelli, nella narrazione tossica che descrive il Sud come arretrato, incapace, assistito e mai invece si racconta perché.

Dal 1861 in poi il Mezzogiorno ha pagato un prezzo altissimo: economico, umano, culturale e psicologico. Intere generazioni sono state costrette ad andare via. E quando un popolo è costretto ad andarsene dalla propria terra, non perde solo reddito: perde memoria, legami, lingua, famiglia, continuità.

La Questione Meridionale è una ferita ancora aperta perché il Sud continua a essere trattato come problema da gestire, non come soggetto politico da ascoltare. Quello che è stato fatto al Sud dentro l’Italia, viene oggi fatto all’Italia dentro l’Unione Europea, e all’Europa dentro il sistema atlantico.

Il Sud è stato il primo territorio europeo moderno a sperimentare questa condizione: essere formalmente dentro uno Stato, ma sostanzialmente privato della possibilità di decidere il proprio destino: siamo una colonia interna.

Per questo la causa napoletana non è localismo. È una chiave di lettura universale.

Il meccanismo è sempre lo stesso: perdita di sovranità, vincoli esterni, dipendenza finanziaria, subordinazione politica, imposizione di modelli economici non scelti dai popoli.

  • Quali significati identitari, antropologici, culturali, umani ed economici hanno portato e portano le conseguenze di quasi due secoli di dolore e sfruttamento ancora in corso?

L’emigrazione meridionale è stata una deportazione economica di massa. Milioni di uomini e donne sono stati costretti a lasciare casa non per scelta, ma per necessità.

Questo ha prodotto uno svuotamento antropologico. Paesi interi senza giovani. Famiglie spezzate. Intelligenze formate al Sud e utilizzate altrove. Lavoratori meridionali che hanno costruito il Nord Italia, l’Europa, le Americhe, mentre la loro terra veniva raccontata come incapace di produrre sviluppo.

Il dolore meridionale non è nostalgia. È coscienza storica. E senza coscienza storica non c’è liberazione politica.

  • Rispetto a quanto appena detto, come dare una prospettiva ai giovani?

Uno dei modi a cui abbiamo pensato per invertire la rotta rispetto alla emigrazione è quello di coinvolgere i giovani fin dal percorso universitario nella gestione della città e delle sue problematiche. Il Comune di Napoli dovrebbe attivare delle convenzioni con le Università per poter permettere agli studenti di mettere concretamente in pratica gli studi che stanno portando avanti.

Giusto per fare degli esempi, con il Dipartimento di Agraria dell'Università Federico II si potrebbero attivare dei percorsi, con rilascio di crediti formativi, per l'analisi delle problematiche del verde urbano, allo scopo di trovare le migliori soluzioni alle attuali problematiche e avviare gli studenti al mondo del lavoro all'interno della città.

Con i Dipartimenti di materie scientifiche, stesso discorso: attivare delle convenzioni, creare dei percorsi di studio, che possano garantire che le innovazioni vengano studiate e applicate dagli studenti alla città e per la città, che siano innovazione nel campo tecnologico a 360° o più semplicemente per la mobilità urbana.

Il punto è dare ai giovani una prospettiva lavorando sull'attaccamento alla città e creando opportunità di sbocco dei loro studi all'interno del nostro territorio.

Altra idea che abbiamo avuto è quella di far nascere uno sportello pubblico a difesa della città che riunisca professionisti di diritto, di economia e di management, con l'obiettivo di trovare le strategie migliori, sia per creare nuove possibilità di lavoro e di economia a partire dagli spazi pubblici, che il comune possiede e che potrebbe dare in gestione per dare il via a nuove opportunità economiche. Anche in questo caso, perchè non coinvolgere i migliori studenti delle facoltà universitarie?

Bisogna attivare dei circuiti virtuosi, solo così potranno nascere nuove opportunità.

  • Quanto detto fin ora è frutto di analisi condivise che nella città di Napoli hanno visto confluire alcuni gruppi e movimenti meridionalisti-identitari con parte del coordinamento cittadino nato durante il periodo delle manifestazioni contro le politiche totalitarie e il Green Pass. Cos'è Autonomia Napolitana e quali obiettivi si propone?

Autonomia Napolitana è un movimento politico, culturale e identitario nato dalla necessità di ridare voce a Napoli come soggetto storico, economico, politico. Uniamo due grandi lotte: quella del revisionismo storico della "Questione Meridionale" e l'analisi anti-sistema della realtà geopolitica ed economica che viviamo oggi.

Non vogliamo vivere nel passato. Vogliamo usare la memoria per costruire futuro, una pietra che fonda la voglia di rivalsa per l'ingiustizia subita.

I nostri obiettivi sono chiari: difesa del lavoro napoletano, tutela della piccola imprenditoria, contrasto alla svendita del patrimonio pubblico, valorizzazione dell’identità culturale, autonomia amministrativa, fiscale e politica della città, centralità del Mediterraneo, rottura della narrazione antinapoletana.

Napoli non deve chiedere il permesso di esistere. Deve tornare a pensarsi capitale, solo così si potrà opporre alle logiche della finanza capitalista che la vogliono schiacciare e uniformare.

  • Perchè tutto quello che si muove a Napoli come protesta e movimento politico è spesso etichettato come "Camorra"?

Perché è il modo più rapido per delegittimarla.

Quando a Napoli nasce una protesta autonoma, popolare, identitaria, subito si prova a sporcarla. Si dice: “dietro c’è la Camorra”, “dietro c’è il degrado”, “dietro c’è l’illegalità”. E invece spesso la malavita era dietro coloro che utilizzavano ed utilizzano questa accusa. È una tecnica antica. Serve a impedire che Napoli parli con voce propria. Serve a trasformare ogni rivendicazione politica in questione criminale.

La Camorra esiste ed è un nemico del popolo napoletano. Ma proprio per questo non accettiamo che venga usata come marchio infamante contro chi difende la città, il lavoro e l’identità la propria propensione naturale alla libertà.

Napoli non è Camorra, la Camorra nasce come struttura italiana con il Regno d'Italia per tenere sotto scacco Napoli.

Napoli è un popolo. E un popolo ha diritto alla parola, alla protesta, alla dignità, all’autonomia e alla propria libertà.

Di Jacopo Brogi per ComedonChisciotte.org

12.05.2026

Commenti (5)

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Mostra commenti 5 caricati
    1. omega 14 maggio 2026

      Da meridionale diffido dei meridionalisti d'accatto e dei neoborbonici di professione.
      Stanno facendo più danni dei razzisti antimeridionali e sono spesso e volentieri napoletani.
      Il vittimismo non mi piace; bisogna prendere coscienza della propria condizione e combattere nemici interni ed esterni.
      La questione meridionale esiste ma solo uno Stato coeso e unitario la può risolvere.
      Non a caso, quando si parla di autonomia differenziata (non è la mia opzione), i politici, gli opinionisti e gli intellettuali meridionali si oppongono invocando strumentalmente più Stato.
      Diciamo la verità, stare a rimorchio del resto d'Italia in una sorta di deresponsabilizzazione assistenziale piace e fa comodo anche a molti meridionali.

    1. nicolcass 14 maggio 2026

      Esimio brogi, cerca di metteterti d'acorrdo con quelli della tua parte, i neo borbonici, per loro era Garibaldi che voleva mettersi d'accordo con la Camorra esistente e la usata contro i borboni....
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      Napoli non è Camorra, la Camorra nasce come struttura italiana con il Regno d’Italia per tenere sotto scacco Napoli.

    1. clausneghe 13 maggio 2026

      A Napoli e dintorni hanno un problema grosso come un condominio, ma fanno finta di non vederlo e pontificano future ricchezze senza fare i conti con il vero padrone di questi territori che è il Vesuvio, accompagnato dai Campi Flegrei, un mostro di fuoco che sotto cova incessante e solleva il terreno, 165 cm in nove anni e continua ad alzarsi tanto che il porto di Bagnoli è a secco e il molo pure. Questi politicanti parlano di America Cup da svolgersi sopra il Vulcano e non saprebbero come evacuare se dovesse dare di matto il super Vulcano come già fatto ripetutamente e sicuramente rifarà, facciamo gli scongiuri con le corna, và..

    1. Spartan 13 maggio 2026

      forse forse, i Borboni avevano un esercito del cazzo ? Garibaldi, con mille scappati di casa che distrugge l'esercito borbonico mi pare una barzelletta

    1. oriundo2006 13 maggio 2026

      Interessante...grazie. Ogni tanto sono lì per svariate ragioni e concordo, almeno in parte. Molto rimane da fare e le scelte dell'amministrazione sono 'nordiste', a partire dalla viabilità di certe arterie principali. Più attenzione al decoro e all'igiene è indispensabile. La vivacità non va soffocata ma 'accompagnata', come certi piatti tipici !
      Orribile invece la stazione centrale. Nulla a che fare urbanisticamente col resto. Neomoderno privo di gusto: già vecchio appena fatto. E la fauna locale della stazione, specie a certe ore la sera, rimane un problema serio.

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