DI CARLO NORDIO
ilmessaggero.it
Quando, alcuni mesi fa, scrivemmo su queste pagine che l’iniziativa di alcuni sindaci di violare le leggi in materia di immigrazione costituiva un pericoloso precedente per la certezza del diritto e per la stessa credibilità dello Stato, mai avremmo immaginato di ricevere una così stupefacente e dolorosa conferma in termini assai più gravi e con conseguenze ben più laceranti. Perché il gesto del Cardinale Krajewski è così nuovo e inatteso da lasciare quasi senza parole.
Tuttavia, superati i primi attimi di sgomento, possiamo provare a delinearne le caratteristiche e immaginarne gli effetti. Naturalmente spetterà alla magistratura ricostruire la vicenda, definendo l’eventuale reato e la connessa procedibilità. Ma, indipendentemente dall’aspetto penale, il comportamento del porporato costituisce una flagrante violazione di legge. E fin qui potremmo inserirlo in quel pericoloso indirizzo, di anteporre alle norme vigenti i propri convincimenti morali, che ha ispirato il sindaco di Riace e i suoi - per fortuna pochi - colleghi.
Ma Krajewski non è un sindaco, e nemmeno un parroco di campagna. In quanto cardinale residente a Roma, nonché elemosiniere del Papa, è a tutti gli effetti cittadino dello Stato Vaticano.
Uno Stato eretto con il Trattato tra la Santa Sede e Mussolini nel 1929, a seguito del quale è stato riconosciuta a questo nuovo soggetto non solo la sovranità, ma una serie di privilegi di cui non godono le altre Nazioni. E’ noto che, a fronte del plauso rivolto dalla Chiesa all’“uomo della Provvidenza” ( ma non si era detto che il Duce non aveva mai fatto niente di buono?) molti laici, a cominciare da Benedetto Croce, si opposero a questa sorta di compromesso confessionale che, tra polemiche anche più accese, fu confermato dagli articoli 7 e 8 della nostra Costituzione. Ma quale che sia il giudizio su questa scelta adottata per garantire - come si disse - la pace religiosa, è certo che il Vaticano continua a godere di prerogative del tutto originali cui corrisponde, o dovrebbe corrispondere, una particolare sensibilità verso le nostre istituzioni. Sensibilità che ora è stata grossolanamente smentita.
Non vi è, ovviamente, alcuna scusante etica per questa deplorevole violazione. Pare infatti che l’agile elemosiniere si sia addirittura calato nella buca per togliere i sigilli. Ora, se avesse voluto soccorrere gli occupanti abusivi che avevano accumulato trecentomila euro di bollette, avrebbe avuto varie opzioni non solo più corrette, ma anche più durature e meno pericolose per la sua incolumità: da quella più ovvia di offrirsi personalmente di saldare il conto, a quella ancora più encomiabile di fornire evangelico riparo nei vari immobili di cui il Vaticano dispone. Questa banale osservazione non ha nulla di anticlericale. Al contrario, esprime l’amara preoccupazione che possa riemergere quel conflitto, che periodicamente spinge i laici più intransigenti ad “allargare il Tevere” sino a renderlo un invalicabile oceano.
Ed è questo il punto più grave della questione. Se il Vaticano smentirà senza riserve l’operato del suo funambolico cittadino, la questione potrà dirsi politicamente chiusa, anche se resterà il disastroso precedente, ben più serio di quello dei nostri soccorrevoli sindaci. Se invece dovesse solo sorgere sospetto che il gesto del presule non è stato un ispirato momento di esaltazione coribantica, ma un ‘iniziativa concordata o approvata altrove, il nostro Stato dovrà prenderne atto, perché una sua inerzia supina suonerebbe come un’ intollerabile ammissione di codarda subalternità. E allora quegli argini di legalità che erano stati già minati dal buonismo dei sindaci crollerebbero del tutto, facendo dilagare le più bizzarre e funeste iniziative giustificate, si fa per dire, dalle più singolari e opinabili invocazioni solidaristiche. E il principio evangelico del “Date a Cesare quel che è di Cesare ”, finora felicemente coniugato con quello altrettanto saggio della “Libera Chiesa in libero Stato” sarebbero travolti da un logorante conflitto di cui proprio non si sente il bisogno.
Carlo Nordio
Fonte: www.ilmessaggero.it
Link: https://www.ilmessaggero.it/editoriali/carlo_nordio/editoriale_nordio-4487102.html
13.05.2019
Tizio8020 20 settembre 2019
Tutte cazzate!
Vero che in quel palazzo abitano famiglie con bambini.
Però si dimentica di dire che si tratta di un palazzo occupato dove esistono attività abusive come ristoranti, discoteche, etc
Tutto in nero, senza controlli, senza pagare tasse, nulla.
E le persone "ospitate" pagano affitto in nero agli occupanti!
Fatemi capire: in Italia causa crisi hanno chiuso decine di migliaia di attività, e a questi oltre che lavorare in nero si permette di riattivare le utenze?
Ma provateci voi...
Stanno chiudendo i contatori di normali famiglie (acqua , luce egas) per ritardi nel pagamento di una sola bolletta.
Però è importante che si possa continuare a tener perta la discoteca abusiva!
https://www.ilmessaggero.it/AMP/pay/spin_time_labs_palazzo_occupato_ultime_notizie-4487088.html?__twitter_impression=true
Il vice-sindaco, Luca Bergamo qui si è visto per un convegno, insieme
alla presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi: quando c’è un
problema, Tarzan si rivolge a loro. Da qualche tempo, vi hanno trovato
casa anche i ragazzi di Scomodo, che qui hanno organizzato uno dei loro
party memorabili: nella stessa notte in cui ad Ancona si consumava la
tragedia della “Lanterna Azzurra”, nel piano interrato entravano
rombando delle moto. La proprietà ha presentato almeno cinque esposti
alla Procura, oltre ad aver sollecitato più volte la Prefettura a
intervenire. Qualche mese fa la beffa: i vigili hanno inviato una
missiva alla Investire Sgr, sollecitandola a “tutelare” il decoro del
porticato dello stabile, occupato da alcuni clochard. «Quel palazzo è
una bomba ad orologeria: non ci sono uscite di emergenza, e nei weekend,
nella discoteca entrano centinaia di persone», dicono i residenti,
ormai sempre più rassegnati.
https://www.ilmessaggero.it/roma/news/occupazioni_via_santa_croce_di_gerusalemme_affari_nero_ultime_notizie-4489486.html
Le case famiglia del Campidoglio? No. Meglio restare nel palazzo
occupato, che in barba alla legalità, tra bottiglie di vino barrique
vendute a 15 euro l'una e rave party rigorosamente a pagamento,
macina incassi a sei cifre. Tutto al nero, ça va sans dire. Prima che
l'elemosiniere del Papa riattaccasse la luce col blitz dell'altro ieri,
agli abusivi di via di Santa Croce in Gerusalemme avevano fatto visita
gli operatori della Sala sociale del Comune di Roma.
Le case famiglia del Campidoglio? No. Meglio restare nel palazzo
occupato, che in barba alla legalità, tra bottiglie di vino barrique
vendute a 15 euro l'una e rave party rigorosamente a pagamento,
macina incassi a sei cifre. Tutto al nero, ça va sans dire. Prima che
l'elemosiniere del Papa riattaccasse la luce col blitz dell'altro ieri,
agli abusivi di via di Santa Croce in Gerusalemme avevano fatto visita
gli operatori della Sala sociale del Comune di Roma.
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Spediti lì dalla sindaca Virginia Raggi, gli assistenti sociali hanno
offerto alle famiglie con bambini, agli anziani e a chiunque fosse
considerato in stato di «fragilità» potenziale una sistemazione sicura,
all'interno del circuito di accoglienza del Campidoglio. Posti letto in
strutture dedicate o in case famgilia. Risposta degli occupanti: no
grazie. Restiamo qui. Evidentemente i «rischi igienico-sanitari»
strombazzati fino a poco prima, erano evaporati, giusto il tempo di
rimandare indietro gli operatori comunali. Poi sono ricomparsi, nella
propaganda della protesta. E hanno riecheggiato anche negli show
allestiti negli ultimi giorni. Almeno quelli, gratuiti. Molti altri no.