Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org
"Chi sono" può essere una domanda con o senza risposta, "chi siamo" anche, ma entrambe le allocuzioni acquistano significato se, e direi pure "solo se", vengono accolte insieme, come un unico anelito alla conoscenza esistenziale di sé e del mondo attorno a sé, senza il quale il solo "sé" troverà ancor meno significato di quanto ci si possa sforzare di cercare.
Il vivere da consumatori in una società liberal consumistica allontana la propria coscienza da queste investigazioni esistenziali al punto tale da ingigantire un io presunto fino a dissolverlo, paradossalmente ma inevitabilmente, nel nichilismo che affligge la nostra cultura decadente.
Lo slogan implicito, e talvolta esplicito, delle pubblicità è "perché tu vali", ripetuto ad nauseam come ogni menzogna che dev'essere inculcata come vera, pena il fallimento del sistema economico, quello fondato sul profitto, che pervade continuamente tutti gli altri aspetti del sistema in cui viviamo, nel quale trovare conforto contro il male e il vuoto che paventiamo esserci fuori da esso.
Un sistema razionale, nella sua inconsistenza di fondo, che vede nell'uso della ragione una fonte inesauribile di autodifesa e consolidamento. Almeno fino a quando non si sperimenta l'irrazionalità dell'amore, che risveglia la coscienza nella misura della profondità del sentimento provato. Il dono autentico, quello che si fa, o si riceve, col cuore puro, senza secondi fini e senza aspettarsi un ritorno automatico, è un ottimo esempio di esercizio dell'amore, in qualunque circostanza.
L'amore con i suoi gesti congruenti dissolve l'io e rafforza la coscienza, che è pur sempre mediata dalla propria individualità, ma proiettata nel mondo esterno ad essa, come chi osserva fino all'orizzonte visibile da un particolare punto di vista, mutevole col movimento che solo la propria vita può consentire.
Per questo non è concepibile la coscienza ultraterrena, dopo la morte o prima della nascita, che però è sorgente di fede e spiritualità declinata nelle più svariate forme storiche, per lo più autoritarie ma ora anche libere, soggettive e autonome, cioè originali nel senso proprio del termine. Nell'aldilà dalla vita terrena i punti di vista si fondono in un unicum, che rende la vista tramite gli occhi superata dalla vista assoluta, che vede la verità come finalmente unica e indiscutibile, aliena dalla ragione. O almeno questa è l'ipotesi più probabile per i credenti, in qualunque religione.
Ogni sistema fideistico deve avere una sua ragion d'essere, che trascende le necessità umane da cui è nato e che lo rendono incompatibile con le altre culture religiose, ognuna sedicente portatrice di verità assoluta.
In passato si era più immersi nella propria cultura particolare, come fosse l'unica possibile. Oggi con la globalizzazione commerciale si veicola anche la globalizzazione culturale, che rende evidenti i paradossi di cui sopra, giustificando ulteriormente un relativismo nichilista. Oppure, in alternativa, un'autentica libertà di pensiero fondata sulle proprie percezioni, sia fisiche che spirituali.
Questo raro fenomeno è sempre esistito, e malvisto dall'autorità costituita in quanto potenziale causa di ribellione al sistema, blindato ma pur sempre vulnerabile.
Oggi no, si comincia a intravedere nella libertà di pensiero l'alternativa necessaria a un sistema ormai marcito nelle proprie contraddizioni intrinseche, insanabili e fonte di malessere e orrori crescenti. Ma per cambiare un sistema occorre proporne un altro, ed ecco che questo diventa possibile a partire dalla fusione del "chi sono" col "chi siamo", fino a maturare una comunione d'intenti naturale e spontanea, frutto di una coscienza che gli altri animali affidano piuttosto all'istinto, innato o acquisito dai genitori subito dopo la nascita.
L'amore incondizionato per il prossimo è la chiave per entrare nel mondo della spiritualità condivisa spontaneamente, come unica possibilità che la libertà offre a chi riesce a viverla autenticamente.
La diffusione di questa coscienza collettiva rende sempre meno necessarie le leggi imposte con la forza da una qualche autorità costituita, per sostituirle con leggi coscienziali condivise, come in gran parte già avviene un po' ovunque, in un processo di maturazione che pur nella sua lentezza e nei suoi corsi e ricorsi procede verso la salvezza dall'autodistruzione incombente col progredire della scienza e della tecnologia.
Chiedersi "chi siamo" trascende il senso che si vuol dare alla propria vita con tutti i suoi personalismi. Ciò che vogliono tutti, dai loro punti di vista, diventa un brodo di coltura da cui estrarre un sapore essenziale, che non contiene più i singoli sapori come unici e limitati, e per questo appare nella sua vera realtà, che è una vita ben vissuta, fine a se stessa come quella dei fiori, delle piante e degli animali che popolano insieme a noi il Pianeta in una biosfera ecologicamente anche crudele, ma tendente alla perfezione, che solo l'umanità può favorire o distruggere, come ha fatto fino ad ora nell'era delle rivoluzioni industriali.
Sarebbe uno spreco enorme ed inutile terminare l'esperimento umano prima che trovi un suo posto virtuoso in un più vasto universo, ma la responsabilità necessaria per impedirlo è solo nostra.
E' tempo di capire, è tempo di agire, con tutta l'umiltà e la forza necessarie a cambiare in meglio questo mondo di inutili quanto indicibili sofferenze. Non è una novità, è da millenni che qualcuno lo predica e indica la via. La novità è che non c'è più tempo per rinviare una reazione forte agli orrori palesati, che non si può più far finta di ignorare.
La vita è guerra, ma non esiste solo la guerra dell'odio contrapposto, esiste anche la guerra dell'amore incondizionato, l'unico vero amore che troverà spontaneamente la sua contrapposizione, senza pretese di ottenerla per forza.
Ci sono vari modi per avvicinarsi a questa condizione: la preghiera, la sofferenza, la ragione ben amministrata, ma soprattutto l'amore per i propri cari, il primo livello di un prossimo più vasto, che non ha limiti rispetto alle nostre scarse capacità, ma non per questo è irraggiungibile. E' solo così che si può trovare risposta al "chi siamo". E dalla certezza di questa risposta trovare la forza per cambiare noi stessi e il mondo.
Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org
08-02-2026
akel 11 febbraio 2026
«L’amore incondizionato per il prossimo è la chiave per entrare nel mondo della spiritualità condivisa spontaneamente»
Per me il «prossimo» è quello che sta vicino, quello in cui possiamo riconoscerci, incontrarci. Quindi è facile, quasi naturale amarlo. Il problema è l’«altro», quello i cui principi negano i principi su cui si fonda il nostro essere uomini, quello di fronte al quale non possiamo trovare qualcosa che ci unisca nell’essere uomini.
Il risultato è che «da millenni» quelli che seguono la via indicata non hanno esitato un momento per sterminare chiunque non fosse loro «prossimo».
Il cristianismo nella storia dell’umanità ha avuto esattamente questa funzione: l’eliminazione fisica dell’«altro».
simonlester 11 febbraio 2026
Sintetizzando ciò che ho capito della spiritualità di Cristo e Budda, è che l' illuminazione è anche il riconoscimento che gli altri sono sempre 'io' (termine ovviamente errato) che riconosce se stesso in altri corpi ed altre esperienze.
AlbertoConti 11 febbraio 2026
Guardando al passato non posso che darti ragione. Guardando al futuro questo è da superare, ne va del futuro stesso.
AlbertoConti 11 febbraio 2026
"ama il prossimo tuo come te stesso" è una frase che non lascia dubbi.
In più pone anche la responsabilità di amare se stessi.
akel 11 febbraio 2026
Rispetto la sua interpretazione ma da quali insegnamenti di cristo (conosco veramente molto poco il buddismo per poterne parlare) lei giustifica la sua affermazione? dove cristo parla dell'«altro»? A rispetto dei nemici parla di pregare per loro.
Oltrettutto dovrebbe considerare che i termini che lei usa in questa sua interpretazione 2000 anni fa o avevano un significato molto differente o addirittura non esistevano affatto.
E comunque il comportamento di cristiani e/o seguitori di altre religioni lascia veramente pochi dubbi: l'altro è stato sempre sistematicamente sterminato.
AlbertoConti 11 febbraio 2026
Scusa se m'intrometto, ma ritengo che l'aggressività criminale si sia sempre ammantata, ipocritamente, di motivazioni superiori, del tipo "Dio lo vuole" (Crociate, sionismo, ecc.), coinvolgendo come scudo umano, ideologico, i veri credenti.
In ogni caso l'amore universale passa necessariamente per i propri simili, e qui il perdono gioca un ruolo fondamentale, anch'esso da non equivocare. Si perdona il peccatore, non il peccato, e anche qui con qualche riserva.
Il buddismo impone il rispetto per tutte le creature viventi, compresi vermi e scarafaggi, eppure non mancano episodi di tradimento di questo comandamento nei confronti di altri esseri umani. Non per questo il Budda pensiero è da buttare.
simonlester 11 febbraio 2026
Quali insegnamenti di Cristo sono giusti? Quelli della versione cattolica che è stata costruita per creare un potere temporale, spirituale ed economico attraverso la colpevolizzazione ed il controllo dei fedeli?
Oppure quello degli gnostici,tipo albigesi, che non riconoscevano alcuna autorità religiosa ed avevano una visione più simile a quelle orientali?
Stranamente questi ultimi sono stati sterminati dai primi ,che seguono una strada di amore e perdono ovviamente.
akel 11 febbraio 2026
O crediamo davvero che per 2000 anni sono praticamente esistiti solo aggressivi criminali e falsi cristiani che non hanno capito quello che di buono c’è nel messaggio di cristo (che comunque nessuno sa spiegare cosa sia) o quelle che lei chiama «motivazioni superiori» dobbiamo chiamarla fede.
Nei suoi diari cristoforo colombo è convinto di fare il suo dovere di buon cristiano quando prende (è la prima cosa che fa quando tocca terra nel continente americano) sei nativi per donarli alla cristianissima casa reale che lo aveva finanziato.
Molti sicuramente erano banditi ma certamente molti ci credevano e ci credono ancora.
Quindi quello che mi sembra che la storia insegni è che la fede può negare la morale che la fede stessa pretende difendere.
Ma questo è un insegnamento che viene già dall’antico testamento nella storia di abramo che accetta di sacrificare il figlio perché ha fede ne suo dio, perché pensa che se dio lo vuole è giusto.
E secondo luca (14,26) anche cristo riafferma personalmente che la fede per essere vera, completa deve ignorare la morale: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo».
akel 12 febbraio 2026
Non mi sembra proprio che futuro e passato abbiano qualcosa a che vedere con il problema della fede. Se uno crede in un dio assoluto deve per forza avere una fede assoluta, deve avere una fede disposta a negare anche la propria vita, anche la stessa continuità della propria specie: la fede in un dio assoluto apre le porte per la negazione di tutto quello che è la vita.
O sbaglio? Forse esiste qualche dio che non esige questo?
absitiniuriaverbis 13 febbraio 2026
In fondo perche' un dio onnitutto avrebbe dotato di libero arbitrio le sue creature per poi condannarle per l'eternita' in un luogo specifico atroce er averne fatto uso ?...Ma dicono che le ami tantissimo e che pero' da sempre necessita di danaro, del loro denaro, per le sue opere.
Ovvero un onnipotente , tutto prfettissimo, onniscente, super saggio che per qualche motivo non e' capace di gestire il suo denaro!
(Quanto sopra e' un sunto a memoria di un concetto di G. Carlin, un comico)
Relativamente al discorso del libero arbitrio mi sembra interessante quanto deriva dalla meccanica quantistica al momento: la teoria non dimostra l'esistenza del libero arbitrio, ma demolisce il modello deterministico che lo esclude a priori.
Se interessa il contenuto dei diversi modelli e posizioni filosofiche, posso allegare un sunto.
Oggi il dibattito si e' spostato: non piu' 'determinismo vs liberta', ma 'caso verso liberta'.
akel 13 febbraio 2026
Il libero arbitrio non è negato dal determinismo ma dal concetto stesso di dio: se esiste uno spazio che dio non controlla è chiaro che questo dio non è assoluto. Per questo il libero arbitrio è un dogma, quindi una verità assoluta, indimostrabile ma indiscutibile, della religione cristiana.
Al contrario da più di 400 anni che la scienza ci prova che NON ESISTE UNA VERITÀ ASSOLUTA.
Galileo lo intuisce quando pensa alla velocità, e non a caso i famosi portatori di un infinito messaggio d’amore lo volevano bruciare vivo.
La relatività ci mostra che anche il passare del tempo è relativo, anche per uno stesso individuo in quello che erroneamente si continua a considerare lo stesso momento, il tempo è differente: se stiamo eretti o seduti l'adesso della nostra testa non è l'adesso dei nostri piedi e questa differenza la possimo misurare.
La fisica quantica dimostra questa relatività anche per le particelle subatomiche, dichiarando che quando osserviamo per esempio una particella che attraversa uno schermo noi modifichiamo il fenomeno e quindi è impossibile determinare con precisione la posizione della particella prima e dopo la nostra osservazione. Per questo si calcola uno spazio probabilistico in cui si pensa che la particella possa stare.
L’esperienza conosciuta come Amigo de Wigner mette in discussione il concetto stesso di verità quando dichiara chiaramente che la verità dipende dalla posizione dell’osservatore.
Non capisco proprio cosa centri la negazione del concetto di verità con un dogma del cristianismo.