Chi fu veramente Giuseppe Garibaldi

Chi fu veramente Giuseppe Garibaldi

Di Francesco Agnoli

Chi fu Garibaldi? Un negriero, un grande nemico del Meridione,della Chiesa, dell’Italia.

Quando si parla di Risorgimento, di unità politica dell’Italia, l’eroe che viene alla mente è senza dubbio Giuseppe Garibaldi. Per decenni la sua figura è stata celebrata, osannata, sino a farne una sorta di santo laico, da porre sull’altare della patria, a cui dedicare poesie, strade, pazze e statue equestri: al fine di dare, ad un paese che aveva voluto tagliare i conti, in quattro e quattr’otto, col passato, un mito fondativo sufficientemente romantico e affascinante.

Di Garibaldi, il poeta vate Giosue Carducci, cantore dell’Italia mazziniana, e poi di quella crispina e coloniale, scriveva: “Nacque da un antico dio della patria, mescolatosi in amore con una fata del settentrione…”.

In verità il Risorgimento, come notò Gobetti, è stato un tempo senza eroi. “Troppo fumoso e cerebrale Mazzini– scrive Luca Marcolivio, nel suo piacevole “Contro Garibaldi” (Vallecchi)-, troppo machiavellico Cavour, troppo legato alla cattiva fama di casa Savoia Vittorio Emanuele II“. L’unico che “seppe suscitare qualche entusiasmo popolare, anche se dovuto più ai lati spettacolari, pittoreschi e buffoneschi del suo modo di essere e di apparire che non a delle vere qualità di capo”, fu, secondo Indro Montanelli, Giuseppe Garibaldi..

Chi fu veramente Garibaldi? Fino al 1848 la sua vita è poco chiara, perché avvolta nella leggenda. “Da giovane – scrive lo storico Massimo Viglione, nel suo “L’identità ferita” (Ares)- dopo aver partecipato al tentativo mazziniano di invasione del Regno di Sardegna, Garibaldi si mise dapprima a fare il pirata al seguito del bey di Tunisi e poi fu costretto a fuggire in Sudamerica per non finire impiccato. Quindi si coinvolse prima nel furto di cavalli in Perù (dove gli vennero tagliati i padiglioni degli orecchi), e poi praticò la pirateria per il commercio degli schiavi asiatici“.

Un pirata, dunque? La notizia, negata da Phillip K. Cowie, con argomenti piuttosto fragili, è invece confermata da altri storici, come L. Leoni, O. Calabrese, A. Pellicciari, e persino da un agiografo di Garibaldi come Giovanni Spadolini che però, ne “Gli uomini che fecero l’Italia“, vi accenna fuggevolmente senza addentrarsi nelle sue “leggendarie e piratesche imprese in Sud America”.

Più esplicito lo storico del Risorgimento Giorgio Candeloro, che, intervistato su “La Repubblica” del 20/1/1982, fornisce dettagli maggiori: “Comunque Garibaldi, un po’ avventuriero, un po’ uomo d’azione, non era tipo da lavorare troppo a lungo in una fabbrica di candele. Va in Perù, e, come capitano di mare, prende un comando per dei viaggi in Cina. All’andata trasportava guano, al ritorno trasportava cinesi per lavorare il guano: la schiavitù in Perù era stata abolita e il guano non voleva lavorarlo più nessuno. Insomma un lavoretto un po’ da negriero. Era un avventuriero, un uomo contraddittorio, fantasioso, un personaggio da romanzo“.

Negriero, avventuriero, personaggio da romanzo…sino all’impresa dei Mille, che ne fece, appunto, un mito inarrivabile. Ed è quindi giusto, finalmente, rivedere questa storia di “mille eroi” senza macchia e senza paura, e senza soldi, ma armati solo del loro coraggio e di chissà quali ideali, che piegarono da soli il più grande stato italiano, il Regno delle due Sicilie: una favola che non può più essere raccontata. Occorre un po’ di serietà. Da tempo sappiamo bene che Garibaldi non fu affatto il conquistatore straordinario di cui si è a lungo parlato e che il mito della sua invincibilità fu creato ad arte ancora prima che egli ritornasse, dall’America, in Italia. Nella sua spedizione al sud, Garibaldi contò anzitutto sull’appoggio inglese, senza il quale non avrebbe potuto far nulla.

Nel suo “La strana unità” (il Cerchio), Gilberto Oneto ricorda che la flotta da guerra dell’ammiraglio George Rodney Mundy seguì la spedizione garibaldina passo passo. I Mille neppure sarebbero riusciti a sbarcare, senza di essa. Oltre alla flotta che accompagnava tutti i momenti più delicati, a fianco di Garibaldi vi fu una legione di “volontari” inglesi, anch’essi determinanti. Infine, è da considerare l’importanza dei grandi finanziamenti ottenuti da Garibaldi dall’Inghilterra, che gli servirono certamente a pagare gli ufficiali dell’esercito borbonico che, a differenza dei loro soldati, abbandonarono in massa la difesa del regno.

Pier Giusto Jaeger, nel suo “L’Ultimo re di Napoli” (Mondadori), ricorda che Garibaldi non affrontò una sola battaglia di consistenza vera, sino a quella del Volturno, dove ebbe l’appoggio, oltre che degli inglesi, anche dei piemontesi guidati dall’ammiraglio Persano, scesi dal nord più per evitare che le incerte e traballanti conquiste di Garibaldi sfumassero, che per impedire la sua marcia su Roma. E’ proprio Persano, nel suo “Diario”, a fornirci ulteriori testimonianze sulla corruzione e il tradimento come i mezzi principali con cui il Nizzardo ottenne la vittoria. Persano era stato inviato da Cavour in Meridione, come ricorda Angela Pellicciari nell’introdurre il Diario dell’ammiraglio, proprio con lo scopo di “proteggere-tallonare-controllare Garibaldi, organizzare l’invio di uomini e armi che affianchino i Mille, corrompere i quadri della marina e dell’esercito borbonici” (“I panni sporchi dei Mille“, Liberal).

Corruzione e tradimenti: le migliori armi in mano ad un presunto eroe che da solo, con i suoi Mille, non avrebbe fatto assolutamente nulla. Che non dovette neppure affrontare una vera resistenza, dal momento che il re Francesco II, cugino del sovrano sabaudo, era stato convinto a lasciare il paese, rinunciando quindi ad una strenua difesa, anche su consiglio del suo ministro dell’Interno, il traditore Liborio Romano, al fine di evitare lo spargimento del sangue dei suoi sudditi. Si può infine aggiungere che la vittoria di Garibaldi fu ottenuta anche grazie ai suoi proclami, in cui prometteva libertà e terre. Sappiamo bene cosa ne ebbe il Meridione.

Ce lo hanno raccontato, prima degli storici, Giovanni Verga, già garibaldino, nella novella “Libertà“, in cui descrive le stragi indiscriminate del luogotenente garibaldino Nino Bixio, e Luigi Pirandello, anch’egli di famiglia antiborbonica e risorgimentale, che però nella sua novella “L’altro figlio“, fa dire ad una protagonista che Garibaldi asseriva sì di portare “la libertà”, ma si limitò a liberare dalle carceri tutti i delinquenti e i criminali, per destabilizzare il regno dei Borboni. Afferma la protagonista della novella di Pirandello: “…vossignoria deve sapere che questo Cunebardo (storpiatura popolare di Garibaldi, ndr) diede ordine, quando venne, che fossero aperte tutte le carceri di tutti i paesi. Ora, si figuri vossignoria che ira di Dio si scatenò allora per le nostre campagne. I peggiori ladri, i peggiori assassini, bestie selvagge, sanguinarie, arrabbiate da tanti anni di catena…”.

Scriverà qualche decennio più tardi un altro scrittore siciliano, Carlo Alianello, nel suo “La conquista del sud” (Il cerchio): “Lo stesso giorno 20 ottobre (1860) il Dittatore, il quale esiliava vescovi, arcivescovi e cardinali, fece grazia a tutti i condannati all’ergastolo e alla galera per delitti comuni. Garibaldi sbarazzava le carceri di quei malfattori, per mettervi ufficiali, magistrati, aristocratici, preti e frati. E così si faceva l’Italia“.

Quanto alle terre promesse dal Nizzardo ai meno abbienti, esse finirono non certo nelle mani dei contadini, verso cui dimostrava disprezzo (li considerava “servi dei preti”, perché non si associavano alle sue scalmanate camice rosse), ma dello Stato piemontese, dell’ aristocrazia e della borghesia fondiaria meridionale, che capirono subito, come ci dice Tommasi di Lampedusa nel suo “Il gattopardo”, che si poteva benissimo cambiare tutto, anche mettendo la camicia rossa, senza cambiare nulla, o forse, guadagnandoci ancora di più (Tommasi di Lampedusa accenna infatti allo spartizione, da parte dei nuovi vincitori, delle terre comuni e di quelle della Chiesa, che sino ad allora servivano invece, molto spesso, al sostentamento delle classi più povere).

Non è un caso che dopo la conquista della Sicilia, Garibaldi abbia trovato più amici a Torino e a Londra che in Meridione. Qui infatti il mito di Garibaldi, già di per sé circoscritto, era durato poco più dello spazio di un mattino. Infatti, come testimonia Giuseppe La Farina, braccio destro di Cavour nella organizzazione della spedizione dei Mille, le cui lettere sono state pubblicate sempre da Angela Pellicciari nel testo citato, Garibaldi e i suoi avventurieri si erano subito rivelati per quello che erano: saccheggiatori di ogni ricchezza, pubblica e privata, nelle orge e nel dispotismo.

Lo stesso Garibaldi, nelle sue “Memorie” (Bur), affermava: “Si cominciò a parlare di dittatura, ch’io accettai senza replica, poiché l’ho sempre creduta la tavola di salvezza nei casi d’urgenza e nei grandi frangenti in cui sogliono trovarsi i popoli“.

Dittatore, dunque, in un paese di cui non conosceva nulla, neppure il dialetto, senza il sostegno della popolazione, deciso, per di più, ad imporre ovunque la legislazione piemontese e la leva militare obbligatoria, dai 17 ai 50 anni, ad un popolo che non la conosceva, e che non aveva nessuna intenzione di arruolarsi in massa per guerre che non condivideva e non capiva.

Questo è tanto vero che subito dopo il 1860 il mito risorgimentale fu già, dalle plebi meridionali, dimenticato: al suo posto l’emigrazione di massa, fenomeno prima pressoché inesistente, la leva militare obbligatoria imposta ai meridionali, le rivolte contro l’occupazione piemontese, e i moti anti-sabaudi come quello di Palermo (1866) repressi nel sangue dai prefetti e dall’esercito piemontesi.

Come nota lo storico Mario Isnenghi, infatti, proprio l’opposizione alla unificazione del Meridione al Regno di Sardegna, che cominciò già nel 1860 e che va sotto il nome di “brigantaggio”, “può considerarsi pressoché l’unica manifestazione reale, per estensione geografica, partecipazione numerica e durata, di presenza attiva delle masse subalterne negli anni del Risorgimento“.

Fu Garibaldi stesso a riconoscere, in una lettera ad Adelaide Cairoli: “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male. Nonostante ciò, non rifarei la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato solo squallore e suscitato solo odio“.

Inoltre, nel suo “Poema autobiografico” del 1862, non esitò a biasimare in più passaggi quei fatti che vanno sotto il nome di “Risorgimento”, e di cui lui era stato uno dei principali protagonisti: “E l’Italia? E’ fatta cloaca, ai piedi/ del più schifoso de’ tiranni”, cioè quello stesso Vittorio Emanuele, a cui lui stesso aveva consegnato il Regno borbonico, e che viene ora descritto come un uomo “con libertade sulle labbra e…in cuore del coccodrillo la verace sete/ dell’isterminio! A dar battaglia ei viene/ a chi del Mondo la prima corona/pose a’ suoi piedi. Ingrata volpe!…”.

E ancora, proponendo un bilancio passivo dell’unificazione italiana, ormai avvenuta: “Tutto è menzogna e privilegio. Un vano/ di libertade simulacro illude le moltitudini ingannate…”.

Ma nonostante cercasse spesso di prendere le distanze dalla nuova Italia, di cui era stato artefice principale, almeno in teoria, insieme al Cavour, la popolarità dell’eroe dei due mondi sbiadì presto, anche al di fuori del Meridione. Racconta un agiografo come Alfonso Scirocco, nel suo “Giuseppe Garibaldi” (Laterza), che molto presto per la storia dei Mille, narrata da Nizzardo stesso, “è difficile trovare un editore disposto a garantire le 30.000 lire richieste dall’autore”. Allora “l’Eroe pensa all’Inghilterra ma la traduzione non trova promotori…Per assicurarne la vendita scende in capo la Massoneria. Secondo le consuetudini dell’epoca, nel 1874 Timoteo Riboldi diffonde 12.640 schede di prenotazione tra gli amici e gli estimatori del Generale”.

Negli ultimi vent’anni della sua vita Garibaldi, che era personaggio piuttosto vanesio, si diede dunque alla scrittura, raccontò la sua vita e le sue imprese, per mantenere vivo il suo mito ed anche per guadagnare dei soldi, di cui era sempre alla ricerca, nonostante gli giungessero spesso graditi doni da ammiratori stranieri: da alcuni inglesi ricevette per esempio nel 1869 un panfilo, il Princess Olga, mentre un tale John Anderson gli versò una cambiale di 5000 lire in oro.

Ma il versamento più cospicuo fu quello che ottenne nel 1875: un dono governativo, “di gratitudine nazionale”, di 2.000.000 di lire offertogli dal governo De Pretis, che gli valse il soprannome di “eroe dei due milioni” da parte della “Civiltà cattolica”, e di “pensionato della monarchia” da parte dei mazziniani.

Un fatto è certo: la fama, al di fuori dell’ufficialità, ormai scoloriva sempre più, ma Garibaldi forse sbagliò nel cercare di mantenerla, e di guadagnare ancora, scrivendo romanzi e memorie. E’ proprio leggendo quest’ultimi, infatti, con la loro “traballante macchina narrativa”, la “lutulenza alternata all’improvvisa secchezza”, l’ “invadenza e la ripetitività degli squarci polemici”, il “carattere macchiettistico dei personaggi”, le “filippiche antigovernative e le prediche anticlericali” (Mario Isnenghi, “Garibaldi fu ferito“), che il lettore contemporaneo capisce di trovarsi di fronte ad un personaggio imbarazzante, quasi una caricatura.

Da essi infatti traspare l’immagine di un avventuriero inquieto, senza alcuna profondità né di dottrina né di pensiero, ma fanatico, ripetitivo ed intollerante; di un personaggio amante della guerra per la guerra, dell’avventura fine a stessa, che amava ripetere sovente, a suggello di un discorso o di una lettera, frasi inquietanti come la seguente, “La guerra es la verdadera vida del hombre!”, salvo scrivere, due righe oltre, di essere un ardente “pacifista”; di un presunto eroe-pensatore che, secondo una definizione di The Times di quegli anni, “ha rozze nozioni di democrazia, comunismo, cosmopolitismo e positivismo che si mescolavano nel suo cervello“.

Traspare, inoltre, l’immagine di un uomo che strapazzò allegramente donne e figli – infatti ebbe “tre mogli ufficiali e un numero imprecisato di amanti che gli sfornano un bel po’ di figli”, più o meno conosciuti, come nota Gilberto Oneto; mentre Alfonso Scirocco allude alle “facili occasioni” che “da vecchio marinaio” amava cogliere con le donne, numerose, che incontrava nei suoi viaggi, e Luca Goldoni dedica un intero libro alle sue numerose avventure, ribattezzandolo “L’amante dei Due Mondi”-, con la stessa superficialità con cui aveva combattuto e ucciso o con cui aveva elogiato gli omicidi carbonari come quello di Pellegrino Rossi, che avevano contribuito ad impedire che l’Italia conoscesse un’unificazione pacifica e federalista.

Infine, dalla lettura degli scritti di Garibaldi, si evincono altre due caratteristiche dell’eroe, spesso piuttosto silenziate: il suo odio inverecondo e ossessivo per la Chiesa cattolica e la sua assoluta incapacità di un pensiero politico minimamente coerente e fondato (il che lo renderà utile e obbediente di volta in volta agli interessi di Londra, delle logge massoniche, di Cavour e di Vittorio Emanuele).

Basterebbero alcune righe poste da lui stesso a prefazione delle sue “Memorie”:In ogni mio scritto io ho sempre attaccato il pretismo, perché in esso ho sempre creduto di trovare il puntello d’ogni dispotismo, d’ogni vizio, d’ogni corruzione. Il prete è la personificazione della menzogna. Il mentitore è ladro. Il ladro è assassino: e potrei trovare al prete una serie di infimi corollari. Molta gente, ed io con questa, ci figuriamo di poter sanare il mondo dalla lebbra pretina coll’istruzione…Quindi libertà per i ladri, per gli assassini, le zanzare, le vipere, i preti! E cotesta ultima nera genìa, gramigna contagiosa dell’umanità, cariatide dei troni, puzzolenta ancora di carne umana bruciata, ove signoreggia la tirannide, si siede tra i servi, e conta nella loro affamata turba… Amanti della pace, del diritto, della giustizia- è forza nonostante concludere con l’assioma di un generale americano: ‘La guerra es la verdadera vida del ombre!‘”.

Oppure si possono leggere le sue lettere, in una delle quali definiva Pio IX “quel metro cubo di letame“, invitava a rompere i confessionali, “resi utili a far bollire i maccheroni della povera gente“, e a schiacciare il “verme sacerdotale”.

Nel suo “I Mille”, scritto intorno al 1870, Garibaldi esalta le imprese delle camice rosse e le pone in contrasto con “la nauseante realtà della società odierna“, a cui il Nizzardo metterebbe fine, come gli sembra possa avvenire in sogno, con la creazione di un dittatore temporaneo, capace di amministrare la giustizia in piazza, in uno stato finalmente senza leggi scritte, senza polizia, senza “sgherri” e senza “preti”, in cui si ode “la parola tolleranza ripetuta da tutti e con rispetto“, tranne, naturalmente, “per i lupi, le vipere e i preti“!

Analoghi concetti si possono trovare in “Clelia, o il governo dei preti“, un altro romanzo del Nizzardo, scritta nel 1869, che Mario Isnenghi considera il modello del romanzo anticlericale di Mussolini, “Claudia Particella, l’amante del cardinale”.

Scriveva l’eroe dei due milioni, in conclusione di quest’opera – dopo aver deprecato i veneti che non si erano affatto ribellati agli austriaci nel 1866 e avevano accolto con pieno disinteresse alcuni candidati al Parlamento da lui personalmente sostenuti, nel 1867, una volta “liberati”-, descrivendo se stesso: “Odia i preti come istituzione menzognera e nociva…Professa idee di tolleranza universale e vi si uniforma, ma i preti, come preti non li accetta perché egli non intende siano tollerati malfattori, ladri, assassini e considera i preti quali assassini dell’anima peggiori degli altri. Egli ha passato la sua vita colla speranza di vedere nobilitata la plebe e ne ha propugnato ovunque i diritti. Ma con rammarico confessa pure che egli è rimasto in parte deluso…Egli è d’avviso che la libertà di un popolo consiste nella facoltà di eleggersi il proprio governo, che secondo lui deve essere dittatoriale, cioè di un uomo solo” (come mai a scuola è sempre presentato come “repubblicano”?)

Nel suo testamento, infine, Garibaldi, che sempre più spesso, come si è detto, lanciava improperi contro l’Italia che aveva contribuito a costruire, e di cui fu anche, più volte, parlamentare ultra-assenteista, chiese di essere bruciato, in ossequio al suo panteismo e invitò i suoi cari a tener lontano “il prete”, che “considero atroce nemico del genere umano“, asservitore degli uomini, e, soprattutto, come aveva scritto altrove, delle donne (le più credulone…).

All’ultimo punto, con la solita lucidità con cui era passato dalla fede repubblicana mazziniana al ruolo di dittatore in Meridione alla fede monarchica, per cambiare ancora, scriveva: “Potendolo, e padrona di se stessa, l’Italia deve proclamarsi Repubblica, ma non affidare la sua sorte a cinquecento dottori (cioè ad un parlamento, ndr), che dopo averla assordata con ciarle, la condurranno a rovina. Invece, scegliere il più onesto degli italiani e nominarlo dittatore temporaneo…Il sistema dittatoriale durerà sinchè la Nazione sia più educata a libertà… Allora la dittatura cederà il posto a regolare governo repubblicano“.

Questo era l’uomo, che molti italiani, in verità, non amarono. Non lo amarono i contadini, che Garibaldi infatti criticava per la loro inattività rivoluzionaria, né i cattolici, che detestarono la sua avversione violenta alla loro fede, e il suo spirito rivoluzionario, né la gran parte dei meridionali, di cui non fu il liberatore, ma l’affossatore. Ne riconobbero la pochezza, anche molti altri. Scriveva di lui Proudhon: “Gran cuore, ma niente cervello“, mentre Costantino Nigra lamentava: “Questo Garibaldi è buono solo a distruggere“. Persino uno dei suoi collaboratori più stretti, Francesco Crispi, sosteneva: “La piccolezza della sua mente è una sventura. Grande, omerico sul campo di battaglia, si eclissa nei giorni di pace“.

I suoi libri, non le agiografie ufficiali, sono ancora oggi la testimonianza più vera di quest’ultima affermazione.

Di Francesco Agnoli

Francesco Agnoli. Laureato in Lettere classiche, insegna Filosofia e Storia presso i Licei di Trento, Storia della stampa e dell’editoria alla Trentino Art Academy.

Fonte: https://www.altaterradilavoro.com/chi-fu-veramente-giuseppe-garibaldi/

Commenti (45)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 45 caricati
    1. omega 7 maggio 2025

      Articolo pieno di errori e inesattezze, oltretutto fortemente basato su pregiudizi, pettegolezzi e indiscrezioni non adeguatamente provate e verificate.
      Il vitalismo del personaggio viene oltretutto deriso, mentre si nega il suo slancio ideale.
      Le molteplici qualità dell'uomo e la sua abilità militare, sia in mare che per terra, sono indiscutibili.

    2. ric 8 maggio 2025

      ma non cambia il giudizio sul personaggio servo della massoneria...

    3. omega 9 maggio 2025

      Conta il risultato.
      L'italia unita invece che possedimenti dei Borboni e degli Asburgo.
      L'Italia post-unitaria ebbe ottimi rapporti con UK e Germania e pessimi con Francia e Austria.

    4. ric 9 maggio 2025

      conta per chi ?? l' itaglia . post unitaria aveva il compito di pagare il debito agli anglo/yankke per le sovvenzioni ricevute dai savoia per conquistare il SUD, costituendo un esercito ben consistente per attaccare l' impero AUSTRO-UNGARICO da sud e completare l' accerchiamento e distruggerlo .L' itaglia e' la piu' grande porcheria massonica esistente.

    1. GioCo 6 maggio 2025

      L'articolo per me si può riassumere: Garibaldi comandava navi di guano e di schiavi di guano e avendo fatto così carriera fu in grado di condurre nel guano e in condizioni schiavili tutti coloro che lo hanno voluto comandante e per conto dei padroni del guano, ma ebbe la bontà per lo meno di riconoscere il nemico, senza per altro poterne evitare i lunghi tentacoli o discernere con ciò l'umano dal se stesso ferino.
      Che l'Italia sia ancora penisola di guano e per contata mirabile storia fondativa taciuta, mi pare evidenza incontestabile. Sarebbe anche ora sia di dominio pubblico: per chi ci rappresenta il giusto epilogo.

    1. Jocondor 6 maggio 2025

      E allora: Mazzini no, Cavour no, Vittorio Emanuele no, Nino Bixio peggio che mai, il re Borbone nemmeno a parlarne; Garibaldi era un avventuriero, certo, un ladro di cavalli, certo, uno strapazzatore di donne, certo, aveva idee politiche confuse e rozze, certo.

      E poi a pensarci bene Marx era un borghese, e Lenin un protetto della Germania, e Trostkij un sognatore fallito e tuttavia spietato; e Mussolini era pagato dall'Inghilterra, e il poeta soldato era un cocainomane ed un mantenuto del Duce per tenerlo fuori dai piedi; e Badoglio un pessimo generale, un dittatorello inconsistente ed i Savoia tutti insieme una manica di incapaci ed ignoranti, e gli ammiragli si volevano vendere la flotta agli inglesi amici loro.

      E poi anche Che Guevara era un macho; ad Ho Chi Min non so cosa ma di certo qualcosa da addebitargli c'è, per tacere di Stalin, di Churchill, di Roosevelt, di Andreotti, di Berlusconi... ne salviamo qualcuno? Ma no, certo che no. Tutti da buttare.

      Questo non è revisionismo storico ma banale moralismo, quello di chi vorrebbe che gli eroi fossero tutti giovani e belli e politicamente corretti. A volerlo riabilitare, si può chiamare forse nihilismo, ma è troppa grazia.

    2. ric 6 maggio 2025

      il giudizio non va dato sui personaggi citati...ma sugli scopi delle loro azioni...

    1. ric 6 maggio 2025

      UN GRAN PEZZO DI m... AL SERVIZIO DEGLI INGLESI...ESATTAMENTE COME MAZZINI...

    1. RixGa 6 maggio 2025

      Sul fatto della droga a Milano devo dare atto che è perfettamente vero.

      Sono stato in zona viale Monza poche settimane orsono ed ero costretto ad evitare le fumarole dei giovanotti di bella speranza, sicuramente tutti universitari, benestanti e istruiti, cambiando spesso marciapiede.

      Fantastico poi trovare le camionette della polizia con i cani antidroga nella stessa via (a far passare il tempo, credo).

      Per chi come me che ha avuto parenti e conoscenti morti negli anni 70/80 per droga o per conseguenza alla droga questa è la fine dell'umanità e della razionalità.
      Vabbè, chiedo venia per lo sfogo da matusa e mi ritiro.

    2. Nonso 6 maggio 2025

      Le fumarole di crack? È pieno. Gira però più bamba nei quartieri di lusso

    1. Scalca 6 maggio 2025

      Viva Felice Cavalloti!!
      (voleva buttare nel Tevere la salma del papa e ci tenne a precisare sul giornale che lui non era mai stato massone)

      Viva Giovanni Passanante e Salvia di Lucania!!

      Viva Sante Caserio, fornaio lombardo dal grande cuore!!

      E oggi, 6 maggio anniversario, viva Gaetano Bresci e le donne e i ragazzi che insorsero a Milano malgrado cannoni e fucili!

      Abbasso Filippo Turati, ruffiano e bugiardo di fronte alla folla insorta.

      Abbasso le mafiette di tutti i campanili d'Italia!

    1. Enik 6 maggio 2025

      Finalmente la verità. Non ci sarà mai una vera Italia senza una dovuta revisione dell' unificazione. Se il Sud fosse uno stato autonomo e libero nella UE avrebbe fatto gli stessi progressi che hanno fatto Irlanda, Spagna, Olanda ed altri paesi anziché elemosinare sussidi dal Nord che che i nostri soldi si sta facendo bella per il "suo" futuro come predica il nuovo Garibaldi l'onorevole Calderoli.

    2. ric 6 maggio 2025

      lo steso vale per gli stati ormai soggiogati da quella porcheria della UE di M..!

    3. Nonso 6 maggio 2025

      Hanno sbagliato e nel cucchiaio hanno scaldato anche l'animaccia loro, soggiogati è un complimento.

    4. pippo123 6 maggio 2025

      Ah è per questo che la monnezza sommerge Catania....vero

    5. Nonso 6 maggio 2025

      L'abuso che ha subito il meridione ha fatto insorgere il potere parastatale delle mafie, che un secolo più tardi ha ispirato per primo il dominio globalista ed internazionale che oggi condannano gli sbandieratori di dissenos.
      Infatti a quel punto, forte e pervasivo come nessun altro, quello che doveva essere l'anti-potere ha offerto la sua complicità alla stessa ladrona, che ha preso quel che voleva e ha poi ha messo in galera o al cimitero i sacrificabili. Oggi abbiamo una commistione del peggio col peggio del peggio e questo perché la violenza genera violenza.

    6. RixGa 6 maggio 2025

      Non farei di nuovo una polemica nord/sud per l'unificazione non certo semplice e non senza danni.
      Popoli diversi che non avevano nemmeno la lingua in comune.
      Ormai è andata così e non si può mutare.

      In ogni caso non avrei visto per nulla bene l'Italia divisa nel '900 secolo di guerre, ideologie e dittature.
      Già non è che ne siamo usciti benissimo.

      Con la guerra fredda poi?
      Così divisi saremmo diventati una costola della Russia? Degli USA?
      Ci saremmo fatti la guerra tra di noi?
      Saremmo diventati una colonia inglese o francese?
      Le basi USA ci hanno garantito una certa protezione, ci sarebbero state lo stesso?

      Tante domande cui non abbiamo che ipotesi di risposta.

      Non credo per nulla che l'Italia sia un paese perfetto, non lo sarà mai.
      Ma c'è, è così ed è quello che abbiamo.

      Semmai riscoprire un'unità nazionale, smettere di credere ai partiti e ai nostri politici (le cui manipolazioni per dividerci sono ormai evidenti), ci permetterebbe di evitare una seconda (forzosa) unificazione con gli stati dell'UE che significherebbe vera schiavitù e, con la tecnologia di oggi, zero possibilità di liberarsi.
      "Abbiamo gli strumenti" (cit. VDL).

    7. BrunoWald 6 maggio 2025

      "Le basi USA ci hanno garantito una certa protezione..."

      Non trovo le parole...

    8. ric 6 maggio 2025

      che desolante rassegnazione !

    9. Martin 6 maggio 2025

      Sicuro, con l'export di oro rosso e oro verde (punmarola e olio EVO) avrebbe sbancato il mondo, LOL

    10. RixGa 6 maggio 2025

      Nemmeno io al suo commento che peraltro non aggiunge nulla alla discussione.
      Può fare certamente di meglio.

    11. RixGa 6 maggio 2025

      Se lo desidera può sempre fare finta che il passato non sia accaduto e che la vie en rose sia dietro l'angolo.
      Mi chiedo come posso in altro modo rispondere a commenti così e intavolare una discussione.
      Me ne farò una ragione.

    12. BrunoWald 7 maggio 2025

      Senza dubbio.

      Infatti a volte mi ci metto d'impegno.

      Ma quando leggo che le basi americane ci proteggono, mi assale uno sconforto che induce irresistibilmente alla pigrizia.

      Tuttavia le rispondo lo stesso, con queste poche righe, per dovere di cortesia: nulla di personale, sono decenni che mi imbatto in questo modo di pensare, e alla fine uno si rassegna.

      Peraltro concordo con lei: la "unità d'Italia" fu un misfatto massonico che oramai è un fatto, che non sarebbe possibile né sensato disfare.

      Ma una colonia inglese lo siamo stati fin dal principio, tranne nel decennio 1933-1943, e ci hanno fatto pagare molto caro quello scatto di orgoglio. Adesso, oltre agli inglesi, a casa nostra comandano gli americani, che ci hanno riportato la mafia, insieme al Vaticano e alla nota lobby che non si può criticare.

      Tutti costoro ci "proteggono", sì, nel senso in cui lo intendono i picciotti.

    13. RixGa 7 maggio 2025

      Sì è vero, è altrettanto vero che la deterrenza delle basi americane ha probabilmente impedito qualche fattaccio:
      ricordo ad esempio l'attacco libico del 1986 a Lampedusa: finto, vero, non lo so, avvenuto a causa USA (che precedentemente tentò di eliminare Gheddafi) ma la tensione con la nostra ex colonia era già presente.

      Suppongo che senza le basi USA, forse, ci avrebbero provato di più. (Austria, Jugoslavia, Francia, vicini che non ci hanno mai amato).
      E come loro anche altri, tanto più se divisi in tanti piccoli stati soli come nel commento di Enik.

    14. ric 7 maggio 2025

      piu' chiaro di cosi ' !

    15. ric 7 maggio 2025

      ma perche' i vicini popoli , AUSTRIA , FRANCIA , IUGOSLAVIA , dvrebbero amare l' itaglietta , popolo di traditori per eccellenza , a cominciare quei porci dell impero romano ,da quei servi leccaculi che a lampedusa gridavano allo scandalo dei missili del grande GHEDDAFI , senza dire apertamente che sull' isola ci sono i radar che pilotavano gli aerei anglo/yankee / giudaici che andavano a bombardare la LIBIA ?

    16. RixGa 8 maggio 2025

      Ma se tutto le fa così schifo, pure il suo paese e la sua gente, perché non valuta di trasferirsi in un eremo dove non sente e non vede nessuno? diamine che noia, nei pochi suoi commenti che ho letto appare spesso denigrazione, veleno e critiche assolutistiche e poco pensiero costruttivo!

      "I porci dell'impero romano": ma davvero ce l'ha pure con un popolo morto secoli fa?
      non è un po' forzato esprimere giudizi su gente che aveva cultura, pensieri, filosofia approccio alla vita totalmente diverso, mentre lei ha avuto la fortuna di nascere secoli dopo, quando l'umanità ha avuto la possibilità di acquisire più conoscenza, consapevolezza e apprendere dagli errori del suo passato?
      (E nonostante tutto, spesso, li ripete uguali).

      i leccaculo sono ovunque, anche sul posto di lavoro: è troppo facile giudicare quando non si è in campo a giocare la partita e senza sopportarne la pressione.
      Per la precisione qualcuno sostiene che Craxi avvisò Gheddafi dopo aver saputo dell'attacco, di fatto quest'ultimo riuscì a mettersi in salvo.
      Dignità, ambiguità, lascio a lei il giudizio dato che ne ha uno per tutto e per tutti.

    17. ric 8 maggio 2025

      complimenti ragionamento da "glande" !

    18. ric 8 maggio 2025

      la deterrenza della basi americane hanno impedito ...cosa ?

      forse non sarebbe meglio dire che le basi USA si sono garantite il loro dominio futuro? cosa garantivano le basi USA in Vietnam , in Corea , in europa ., ed in medio-oriente?.

    19. ric 8 maggio 2025

      se il paese itagliota mi fa vomitare , non devo andarmene io , con quello che ho versato mi sento creditore per l' eternita'.

    20. RixGa 8 maggio 2025

      Altri insulti, altro veleno, altra supponenza come in quasi tutti i suoi commenti.
      Si perde tempo con lei.

    21. ric 8 maggio 2025

      certo che giustificare il passato storico acriticamente non fa onore alla ricerca degli errori che stiamo commettendo sulle stesse orme del passato !

    22. Moderatore 10 maggio 2025

      La invitiamo a moderare i toni e a mantenerli consoni, senza offendere.
      Lasciamo il commento, per quanto espresso, e ci limitiamo - per questa volta - ad eliminare l'ultima frase che rivolge al suo interlocutore.
      Consideri il presente intervento come primo ammonimento da parte della moderazione.
      I commenti disapprovati hanno concorso alla decisione.

    23. Nonso 10 maggio 2025

      Ma godeteveli consoni, a mai più

    1. ric 6 maggio 2025

      Garibaldi: simbolo repubblicano e figura centrale della massoneria italiana

      Giuseppe Garibaldi, mercenario dei due mondi
      ------------------------------------------------------------------------

      http://www.veja.it/2009/10/16/giuseppe-garibaldi-rozzo-e-senza-principi-saldi-esordi-come-schiavista/

    1. pippo123 6 maggio 2025

      Giuseppe un grande ,un italiano come pochi

    2. ric 6 maggio 2025

      un vero CIARLATANO..

    3. pippo123 6 maggio 2025

      Suvvia sei troppo severo con te stesso

    1. Martin 6 maggio 2025

      L'autore e' uno dei tanti trentini che rimpiangono gli Asburgo e che vogliono la "Regione Europea" con Innsbruck.Attaccare l'identita' italiana e' uno dei loro temi preferiti, non per nulla c'e' quella barzelletta del Partito popolare trentino tirolese.

    2. pippo123 6 maggio 2025

      L 'autore è uno di quelli che odiano Gesare Battisti.

    1. RixGa 5 maggio 2025

      Quando leggo articoli come questo, al di là del personaggio, delle sue luci e delle sue ombre, mi domando cosa ne pensi l'autore dell'unità d'Italia?
      Tornerebbe indietro?
      Va bene lo stesso?

      Nonostante il modus operandi dei personaggi storici coinvolti e la mano grigia che li ha aiutati, se posso esprimere la mia in modo supergiovane: "ok zio, va bene così!".
      Se avessero fallito che ne sarebbe di noi divisi in tanti piccoli staterelli come la ex Jugoslavia?
      Già contiamo come un due di bastoni con briscola ori...
      Ci avrebbero mangiato a pezzi i soliti stranieri?
      "BuonCiorno sono lombarden austriachen, pota, e lei?
      Sardo piemontesfrances, piascere miu!"

      E dopo come italiani veri abbiamo fatto pure due grandi guerre: i soldati non sapevano la lingua comune e parlavano ognuno il proprio dialetto.
      Insomma si capivano per lo più a gesti.
      Da lì probabilmente deve essere nato il sistema di gesticolazione tutto italiano che ci invidiano all'estero, di sicuro è più efficace dei segnali di fumo degli indiani d'America.

      Se invece mi dicessero "Italia mai entrata in UE e ancora con la sua liretta svalutata e i suoi miliardari da vincita al Totocalcio" risponderei subito! dove si firma?
      Amaro Amarcord, lo so, per il vero uomo nostalgico.
      Che detta così sembra quasi una pubblicità del Carosello o uno Ent(lungo)Sbregacommento.

    1. sbregaverse 5 maggio 2025

      SÌ tutto vero ma anche gran gallo !

    2. sbregaverse 5 maggio 2025

      Ingenuo pure : sposò una marchesa ingallata ma non da lui !

    3. Nonso 5 maggio 2025

      Ancora con sto cazzo di giuseppe, milioni e milioni di occasioni per cancellare ogni cosa, mai colte.
      E poi, te lo dico, ci manca il grande complice, il vero responsabile, la mente che sta nell'ombra e non ha mai avuto le palle di farsi vivo. Avremo modo di tornarci, ingenuo sbrega

    4. erbotto 8 giugno 2025

      Tempo fa è stato fatto un controllo delle date e non tornavano con certi documenti. Dove stia la menzogna madre, rimane da evincere. Personalmente ritengo la questione interessante ed importante, ma non ancora cruciale o fondante. Mi concentrerei sull'adesso, questo sconosciuto

Visualizzati 45 di 45 commenti approvati.