Che valore avrebbe l’accordo di parternariato strategico tra Russia e Venezuela in caso di attacco da parte degli USA?

Che valore avrebbe l’accordo di parternariato strategico tra Russia e Venezuela in caso di attacco da parte degli USA?

John Helmer
johnhelmer.net

La scorsa settimana, secondo il New York Times, il presidente venezuelano Nicolás Maduro avrebbe cercato di scongiurare l'escalation del presidente Donald Trump verso un attacco militare diretto al Venezuela e un cambio di regime a Caracas, offrendo "una quota di maggioranza nel petrolio venezuelano e in altre ricchezze minerarie nel corso di discussioni durate mesi, secondo diverse persone vicine ai colloqui". Secondo quanto riferito, le proposte di Maduro includevano: "tutti i progetti petroliferi e auriferi esistenti e futuri alle aziende americane, contratti preferenziali alle imprese americane, inversione del flusso delle esportazioni petrolifere venezuelane dalla Cina agli Stati Uniti e il taglio dei contratti energetici e minerari del suo Paese con aziende cinesi, iraniane e russe".

Se Maduro lo facesse, ammettono ipoteticamente fonti russe, ciò equivarrebbe alla revoca degli articoli 6 e 10 dell' Accordo tra la Federazione Russa e la Repubblica Bolivariana del Venezuela sul partenariato strategico e la cooperazione.

La prima disposizione del trattato prevede "iniziative congiunte nell'ambito dell'OPEC+, del Forum dei paesi esportatori di gas e di altre organizzazioni multilaterali, [per] promuovere uno sviluppo equilibrato e stabile a lungo termine dei mercati energetici globali senza ricorrere a restrizioni artificiali e strumenti di concorrenza sleale". La seconda propone di "cooperare nel settore energetico in settori quali l'esplorazione e lo sviluppo di nuovi giacimenti di petrolio e gas naturale, aumentando i rendimenti dei giacimenti gestiti da joint venture e riducendone l'impatto ambientale".

Maduro aveva firmato lo strumento di ratifica del trattato alla presenza dell'ambasciatore russo in Venezuela il 7 ottobre. Questo era avvenuto diversi giorni dopo che Maduro era stato informato che l'amministrazione Trump aveva respinto il suo piano di sostituire le compagnie petrolifere russe con quelle americane e aveva annullato i negoziati guidati da Richard Grenell sul foglio dei termini di Maduro.

Fino ad ora, non vi è stata alcuna ratifica del trattato di partenariato strategico venezuelano da parte della Duma di Stato a Mosca. Quando l'ambasciatore venezuelano a Mosca, Jesús Salazar Velázquez, aveva visitato la Duma il 6 ottobre, la ratifica era stata discussa ma non concordata. Il comunicato ufficiale della Duma aveva invece riferito che Velazquez aveva concordato con il vicepresidente della Duma Ivan Melnikov, leader della fazione del Partito Comunista e terzo nella gerarchia parlamentare, di "esprimere solidarietà nel contrastare la pressione militare-politica e finanziaria-economica occidentale". Entrambe le parti avevano sottolineato l'importanza della cooperazione interparlamentare nell'ambito dell'interazione bilaterale e avevano discusso la possibilità di tenere una riunione dei gruppi di amicizia parlamentare Russia-Venezuela e Venezuela-Russia tramite videoconferenza nel prossimo futuro.

Il presidente Putin aveva perso per due volte l'occasione di esprimere la sua solidarietà a Maduro. Il 2 ottobre, durante la sua partecipazione alla conferenza del Club Valdai, Putin aveva riconosciuto che l'abbordaggio da parte dei commando francesi di una petroliera che trasportava petrolio russo era un atto di "pirateria". Illegale sì, ma la Russia non si sarebbe lasciata provocare, aveva detto Putin. I francesi "vogliono fortemente trasferire la tensione dall'interno del Paese all'esterno, per stimolare altre forze, altri Paesi, in particolare la Russia, a provocarci con azioni vigorose".

Gli attacchi di Trump alle imbarcazioni venezuelane al largo della costa, iniziati a settembre e giustificati a Washington come un'operazione contro i trafficanti di droga, non sono stati esplicitamente condannati dal Cremlino. Sono stati definiti pirateria dalla piattaforma di analisi della sicurezza Vzglyad, finanziata dal Cremlino.

In una più recente occasione, in una conferenza stampa a Dushanbe il 10 ottobre, a Putin era stato chiesto: "È stato appena annunciato che Donald Trump non ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Secondo lei: avrebbe dovuto riceverlo, lo meritava, ne era degno?" A quel punto Putin sapeva che il premio era stato assegnato alla candidata, sostenuta dagli Stati Uniti e acerrima nemica di Maduro, Maria Corina Machado. Nella sua risposta, Putin aveva ignorato il Venezuela e aveva elogiato Trump.

"Non spetta a me", aveva detto, "decidere chi debba ricevere il Premio Nobel per la Pace... Ci sono stati casi in cui la commissione ha assegnato il Premio Nobel per la Pace a persone che non avevano fatto nulla per la pace. A mio avviso, queste decisioni hanno arrecato un danno enorme al prestigio del premio. Arriva una persona, buona o cattiva che sia, e, nel giro di un mese o due, boom. Per cosa? Non ha fatto assolutamente nulla. È così che dovrebbe funzionare? Dovrebbe essere assegnato per meriti effettivi. Di conseguenza, credo che il suo prestigio sia stato notevolmente compromesso. Ma questo non c'entra nulla: non spetta a me giudicare. Non so se l'attuale presidente degli Stati Uniti meriti o meno il Premio Nobel per la Pace. Ma ha davvero fatto molto per risolvere crisi complesse che persistono da anni, se non da decenni. L'ho già detto in precedenza: ne sono certo, per quanto riguarda la crisi in Ucraina, egli si sta sinceramente impegnando per trovare una soluzione. Alcune cose hanno funzionato, altre no. Forse si può ancora ottenere molto sulla base degli accordi e delle discussioni di Anchorage. Ma egli sta certamente facendo uno sforzo, sta certamente lavorando su questi temi, ovvero il raggiungimento della pace e la risoluzione di complesse situazioni internazionali".

CCCP — Carenza di Consolazione per Caracas da parte di Putin.

Ciò che Maduro intendesse esattamente con "tagliare" i contratti russi con il Venezuela non è stato specificato nell'articolo del quotidiano statunitense, ammesso che l'offerta sia stata effettivamente fatta. Il giornale ha affermato di avere appreso la cosa da funzionari venezuelani non identificati a Caracas, nonché da funzionari del Dipartimento di Stato e della CIA a Washington che continuano ad avere rapporti con il New York Times. Uno dei giornalisti del Times responsabili dell'articolo, Julian Barnes, è noto per pubblicare qualsiasi disinformazione gli venga riferita dalle sue fonti della CIA, senza mai ritrattare le menzogne quando vengono scoperte. Qualunque fossero i termini, tuttavia, sono stati respinti da Marco Rubio, Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale, e dal direttore della CIA, John Ratcliffe.

Grenell, il principale negoziatore statunitense con il Venezuela, era stato fermato da un ordine di Trump e richiamato su richiesta di Rubio e Ratcliffe alla Casa Bianca il 2 ottobre. L'incontro alla Casa Bianca con Trump quel giorno non era riportato nel programma ufficiale, anche se era stato pubblicato un briefing dell'intelligence per Trump, un evento che si tiene una volta alla settimana. Trump potrebbe essere stato informato dopo che la decisione era stata concordata.

[caption id="attachment_232431" align="aligncenter" width="580"] Il Segretario di Stato Rubio (a sinistra) e il direttore della CIA Ratcliffe (all'estrema destra) durante l'incontro alla Casa Bianca con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu il 7 luglio 2025.[/caption]

All'incontro alla Casa Bianca aveva fatto seguito un tweet di Trump il giorno successivo, 3 ottobre, in cui annunciava che "una barca carica di droga sufficiente a uccidere da 25 a 50 MILA PERSONE è stata fermata questa mattina al largo delle coste del Venezuela, prima che entrasse nel territorio americano". La distruzione della barca e del suo equipaggio era stata documentata da Trump in un video clip di 37 secondi (immagine di copertina). Non erano stati forniti dati sulla posizione dell'imbarcazione al momento dell’attacco "al largo delle coste del Venezuela". Tra quella costa e le Florida Keys, la terraferma statunitense più vicina, c'è una distanza di oltre mille miglia nautiche.

Trump aveva proseguito in un discorso a bordo della portaerei USS Harry Truman: "Non ci sono più barche in acqua. Non se ne trova nessuna. Stiamo avendo difficoltà a trovarle. Ma sapete, è una cosa piuttosto difficile quella che stiamo facendo. Ma dovete pensarla in questo modo. Ognuna di quelle imbarcazioni è responsabile della morte di 25.000 americani e della distruzione di famiglie. Quindi, se la pensate in questo modo, quello che stiamo facendo è, in realtà, un atto di gentilezza. Ma ieri sera ne abbiamo fatto un altro. Ora non riusciamo proprio a trovarne. Sapete, è la solita storia, siamo così bravi che non ci sono più barche. In effetti, nemmeno i pescherecci, nessuno [ride] vuole più andare in mare. Mi dispiace dirlo. Ma è così, lo abbiamo fermato. Stiamo fermando il traffico di droga in America".

President Trump: "In recent weeks the Navy has supported our mission to blow the cartel terrorists the hell out of the water. You see that. And you know, there are no boats in the water anymore. We can't find any ... what we're doing is actually an act of kindness." pic.twitter.com/cx1YKGpXNI

— Rami Rahamim רמי רחמים (@RamiRahamim) October 5, 2025

I due presidenti, Putin e Maduro, si erano incontrati per dei colloqui e per la firma dell'accordo al Cremlino il 7 maggio 2025. Il comunicato russo non aveva fatto riferimento alla difesa o alla sicurezza militare. Secondo il Cremlino, [un esponente della compagnia petrolifera] Rosneft aveva partecipato ai colloqui. "Hanno partecipato ai colloqui in forma ristretta, da parte russa, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il vice primo ministro e capo della delegazione russa della Commissione intergovernativa russo-venezuelana di alto livello Dmitry Chernyshenko, il consigliere presidenziale Yury Ushakov e il presidente del consiglio di amministrazione di Rosneft Igor Sechin".

Il testo sul partenariato strategico tra Russia e Venezuela, firmato da Putin e Maduro il 7 maggio a Mosca, afferma che è stato raggiunto un accordo sul "rifiuto dell'egemonia" e sull'opposizione alle sanzioni economiche degli Stati Uniti e della NATO come "manifestazione di neocolonialismo, strumento di pressione, strangolamento economico e minaccia alla stabilità politica interna degli Stati sovrani. Le parti non sostengono né aderiscono alle misure coercitive unilaterali utilizzate dai singoli Stati e dalle loro associazioni". Il linguaggio del trattato è decisamente più venezuelano che russo.

L'articolo 14 del patto è più russo che venezuelano, e molto meno esplicito. "Le parti stanno migliorando le relazioni in materia di difesa in settori di reciproco interesse... Le parti attuano una cooperazione tecnico-militare nell'interesse del rafforzamento della capacità di difesa e della garanzia della sicurezza dei due Paesi nel quadro dell'attuazione degli accordi e dei contratti esistenti e facilitano la conclusione di nuovi accordi". Questo è un impegno meno pressante da parte russa rispetto alla fornitura di armi e al prestito di 2 miliardi di dollari secondo l'accordo sui progetti congiunti firmato dall'allora presidente Hugo Chavez e dal ministro degli Esteri Maduro nel settembre 2009.

Inoltre, la nuova disposizione "strategica" in materia di difesa è significativamente meno vincolante per Putin rispetto ai termini dei trattati strategici che aveva firmato con la Corea del Nord (giugno 2024) e l'Iran (gennaio 2025). Confrontali cliccando qui.

[caption id="attachment_232433" align="aligncenter" width="996"] Il presidente Maduro e sua moglie sulla tribuna del Cremlino durante la parata militare del 9 maggio 2025, seduti accanto al segretario generale del Comitato centrale del Partito comunista vietnamita To Lam e a sua moglie.[/caption]

Secondo quanto affermato da Putin nella videoconferenza con Maduro a marzo, “oggi le nostre relazioni hanno raggiunto il livello di partenariato strategico. Signor Presidente, oggi lei porta avanti la causa del Comandante, difendendo la sovranità del suo Paese e mantenendo una linea ferma sulla stretta cooperazione con la Russia, tradizionalmente fondata sull'amicizia, la fiducia reciproca e il rispetto degli interessi reciproci. Da parte sua, la Russia sta facendo e continuerà a fare tutto il possibile per rendere i nostri sforzi congiunti in ambito commerciale ed economico, scientifico e tecnico, culturale e umanitario ancora più stretti e completi. Sono lieto di constatare che il trattato di partenariato strategico e cooperazione tra i nostri Paesi è stato pienamente concordato. Esso creerà una base solida e positiva per l'ulteriore espansione dei nostri legami multiforme nel lungo termine. Potrebbe essere firmato durante la sua visita in Russia in qualsiasi momento le sia conveniente”.

Putin aveva omesso di menzionare le parole "militare", "difesa" e "sicurezza". Cosa significa allora un "partenariato" per "sostenere la sovranità del suo Paese"?

Negli ultimi vent’anni, Caracas ha ricevuto armi russe insieme a equipaggi, istruttori e consulenti. Tuttavia, nessuna unità dell'aeronautica militare o della marina russa aveva partecipato alle esercitazioni militari venezuelane di settembre. Questo in contrasto con lo schieramento di bombardieri Tu-160 nel 2018, durante la prima amministrazione Trump, e con le consegne di sistemi d'arma ed equipaggi nel marzo 2019 e nuovamente nel giugno dello stesso anno.

[caption id="attachment_232434" align="aligncenter" width="644"] 20 settembre 2025. Questo servizio non rileva alcuna consegna o dispiegamento di armi russe dalla firma dell'accordo di maggio.[/caption]

Le valutazioni degli Stati Uniti sulle attuali capacità operative del Venezuela sono contrastanti. "Il Venezuela dispone di una gamma insolitamente variegata di risorse per la difesa aerea, compresi alcuni sistemi più potenti in numero ridotto. Tuttavia, anche la maggior parte dei sistemi missilistici terra-aria più vecchi sono stati aggiornati e, come affermato in precedenza, sono generalmente altamente mobili, il che significa che possono apparire praticamente ovunque, compromettendo piani di missione accuratamente preparati. Potrebbero comunque rappresentare una minaccia da prendere sul serio durante qualsiasi tipo di operazione aerea offensiva degli Stati Uniti diretta contro il Venezuela... Come minimo, ci si potrebbe aspettare che il quadro della difesa aerea venezuelana spinga l'esercito statunitense a fare ampio ricorso ad aerei stealth come l'F-35, soprattutto per eventuali attacchi diretti contro obiettivi in aree difese del Paese, nonché a costose munizioni con lancio a distanza. Una campagna di questo tipo richiederebbe anche il supporto di risorse di soppressione della difesa e di altri aerei di supporto con le relative capacità".

A metà del 2024, il Centro per gli studi strategici e internazionali di Washington, finanziato dal Pentagono, aveva concluso che la disponibilità della Russia a sostenere il Venezuela in un conflitto militare con gli Stati Uniti sarebbe stata più simbolica che sostanziale. "Le azioni della Russia nei Caraibi sono una forma di impegno simbolico con gli alleati che tipicamente sfida la leadership degli Stati Uniti nella regione... in contrasto con il sostegno tangibile degli Stati Uniti all'Ucraina, le azioni russe sono state principalmente simboliche, volte a dimostrare la capacità di Mosca di coinvolgere Paesi vicini al territorio statunitense e a sottolineare il fallimento di Washington nell'isolare la Russia a livello globale. Tuttavia, ciò indica anche che Mosca si trova a proprio agio nell'operare nell'emisfero occidentale e sottolinea la possibilità di un’escalation".

Oleg Tsarev, figura di spicco dell'opposizione ucraina e candidato alla presidenza di Kiev attualmente in esilio in Crimea, ha osservato: "La Cina e la Russia sono i principali investitori nell'industria petrolifera venezuelana. La Cina acquista oltre il 90% di tutto il petrolio venezuelano ed è anche uno dei principali creditori di Caracas. Gli investimenti russi superano i 4 miliardi di dollari. In caso di invasione americana del Venezuela o di cambiamento nella politica estera di Maduro, Mosca e Pechino rischiano di perdere i loro investimenti. Anche Maria Machado, neo-premio Nobel e leader dell'opposizione venezuelana, ha offerto agli americani progetti per un valore di quasi 2.000 miliardi di dollari in 15 anni. In generale, il governo e l'opposizione del Venezuela sono ora in competizione per vedere chi offrirà di più a Trump e lo placherà meglio. Ma, come dimostra la pratica, i tentativi di comprare gli americani, se sono fermamente concentrati sul cambio di regime, non portano a nulla di buono. Maduro sarebbe particolarmente sciocco a sacrificare le relazioni con la Cina e la Russia su richiesta degli Stati Uniti. Questo non farebbe altro che accelerare la sua fine, se Trump desse comunque il via libera a un cambio di potere a Caracas".

John Helmer

Fonte: johnhelmer.net
Link: https://johnhelmer.net/what-is-russias-strategic-partnership-agreement-with-venezuela-worth-if-the-us-attacks/#more-92538
12.10.2025
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Commenti (12)

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    1. Vocenellanotte 15 ottobre 2025

      Gli USA hanno disperato bisogno di olio e gas. Quelli di scisto sono finiti: alla prima spremitura ha dato 100, alla seconda 10, alla terza 1 e non possono devastare oltre il territorio e le acque.
      Iran, Venezuela, Russia sono bocconi prelibati. Vediamo se Russia e Cina accetteranno di farsi da parte e diventare prede a loro volta non appena gli USA avranno ristabilito il petrodollaro.

    1. Dario Lampa 15 ottobre 2025

      Il tutto lascia spazio ad una considerazione: direttamente o indirettamente il petrolio e altri combustibili fossili sono una "dannazione" che sta distruggendo l'umanità.
      Siamo in un devastante processo (alimentato sinergicamente da variabili socio-economiche-ambientali) a feedback positivo il quale significa che abbiamo oltrepassato il fatidico punto di non ritorno che porterà all' estinzione o, nella più favorevole delle ipotesi, porterà all'età della pietra quelli che dello stupido genere umano sopravviveranno. E di conseguenza a chi è rimasto un po' di saggezza non resta che pianificare in tal senso il suo futuro.

    1. ric 15 ottobre 2025

      ma trump non e' quello che pone fine alle guerre?

    2. Shax 15 ottobre 2025

      Nelle favole di sechi e compagnia brutta si. Poi c'è la verità, ma quella i giornalai non la raccontano mai.
      Trump poi a quale guerra avrebbe messo fine? Quella in Palestina è una tregua e mi pare anche molto poco salda.
      Se poi dovesse durare e trasformarsi in pace con la costituzione dello stato di Palestina allora avrà avuto ragione lui e gliene daremo pieno merito.

    3. ric 15 ottobre 2025

      non ci contare. nella migliore delle ipotesi resteranno nella striscia un esiguo numero di PALESTINESI al servizio di ebrei che metteranno al vertice dei loro agenti con la kefiah in testa per accontentare gli schiavi ...
      esattamente come in Libano , Siria , Iraq,

    1. Shax 15 ottobre 2025

      Mi sembrano considerazioni che lasciano il tempo che trovano.
      Perché maduro dovrebbe consegnare il petrolio agli usa? Tanto vale allora farsi invadere e avere l'ennesima guerra di esportazione di democrazia tanto cara ai cretini a stelle e strisce.
      In realtà quel che traspare dal Cremlino è che sono disposti ad agire simmetricamente agli usa, ossia fornendo missili a lungo raggio a Caracas come fatto dagli usa a kiev.
      Anzi, è molto probabile che questi missili russi il Venezuela li abbia già...

    2. ws 15 ottobre 2025

      Mah!
      La Russia non ha oggi la capacità di proiezione di potenza tale da sostenere direttamente un Venezuela sottoposto ad un attacco diretto U$A.

      La sopravvivenza della indipendenza Venezuelana dipende quindi dalla volontà dei venezuelani di resistere a l' invasore e se questa c' è ed è stata opportunamente ed efficacemente preorganizzata, non gli mancheranno aiuti russi e cinesi affinché l' invasione sia molto costosa agli americani.

    3. Shax 15 ottobre 2025

      Beh se la mettiamo così, nemmeno gli usa hanno la possibilità di sostenere kiev in una guerra contro la Russia. E lo stiamo vedendo da quasi 4 anni.
      Altro fatto è fornire di armi a lungo raggio che dunque possono colpire il territorio usa, facendo la stessa cosa di Washington con kiev.

    4. ric 15 ottobre 2025

      gli usa non sarebbero in grado di sostenere nessun confronto militare se non avessero tutta quella porcheria del mondo occidentale al oro servizio. Melona in primis..

    5. ric 15 ottobre 2025

      e spero che di missili ne abbiano tenti !

    6. ws 15 ottobre 2025

      La situazione non è speculare.
      Gli U$A possono mettere su agilmente un blocco navale al Venezuela e quindi gli "aiuti" russi dovrebbero passare per il Brasile come gli "aiuti" americani passano per l €uropa , ma:
      1) in Amazzonia non ci sono le infrastrutture logistiche che ci sono in €uropa
      2) Brasile ed €uropa non sono strategicamente equivalenti.

      Insomma la Russia non entrerà direttamente in guerra con gli U$A per il Venezuela, e la sorte del Venezuela è segnata; non potrà essere un vietnam ma al massimo un afganistan.

      Ma se gli U$A trascinano la Russia in una guerra diretta allora il Venezuela sarà l' ultimo dei loro problemi.

    7. Shax 16 ottobre 2025

      La Russia (o meglio l'unione sovietica) aveva agilmente spostato i suoi missili a Cuba che è sotto embargo da decenni. Tutta questa difficoltà nell'armare il Venezuela non la vedo, anche perché come detto penso che questi missili il Venezuela li abbia già...

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