C’è vita oltre il liberalcapitalismo?

C’è vita oltre il liberalcapitalismo?

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

C’è vita oltre il liberalcapitalismo? Ce lo chiedevamo passeggiando- dopo anni di assenza- nel quartiere dove siamo cresciuti. Rivedere le cose a distanza di tempo restituisce la prospettiva. Oltre al deserto commerciale, ci ha colpito vedere in uno spazio limitato ben tre grandi strutture sanitarie private. La privatizzazione di tutto avanza a passo di carica: presto non avremo nulla e saremo felici, secondo i padroni universali. Ci toglieranno l’automobile, la casa, il denaro contante e instaureranno l’impero globale neofeudale della Tecnica. Ai servi dovranno bastare i nuovi diritti nella sfera pulsionale per compensare la riduzione a schiavi.

In Italia, il dibattito economico corrente riguarda il cosiddetto Superbonus, le provvidenze fiscali a favore dell’edilizia introdotte dal secondo governo Conte, che Draghi non poté cassare e che il governo Meloni- la cui continuità con il precedente è impressionante – sta abolendo. Concentrati esclusivamente sul costo per le casse pubbliche – le cifre tanto diverse fornite da sostenitori e detrattori confermano che neppure la matematica è neutra- si dimentica di valutare due elementi fondamentali. Uno è il carattere di moneta del credito d’imposta cedibile: il banchiere centrale di governo ne comprese in un attimo la portata negativa per gli interessi di cui è dirigente apicale. L’altra è l’impatto generale sull’economia, il “moltiplicatore keynesiamo” che è stato positivo, pur se sovrastimato.

Entrambe le questioni sono rilevanti in quanto contraddicono la narrativa economico-finanziaria dominante, il liberismo senza limiti associato al globalismo e alla mistica delle “autorità monetarie” private, le uniche in grado, secondo la vulgata cara alla finanza, di governare i flussi del denaro. Un credito fiscale cedibile è indubbiamente moneta, quindi sovranità, mentre una misura governativa capace di riattivare un comparto decisivo come quello edilizio è intervento pubblico in economia. Cartellino rosso: la dogmatica liberista non può accettare deviazioni tanto pericolose (per lei).

E’ invece felice di constatare che i posti letto negli ospedali pubblici sono diminuiti del quaranta per cento in vent’anni (da 310 mila a 190 mila). Le lobby hanno lavorato bene; chi può si cura nel privato, magari indebitandosi per la gioia del creditore, degli altri nessuno si occupa. Che muoiano, altro obiettivo delle oligarchie. Un docente giapponese ha apertamente teorizzato l’eutanasia per gli ultrasessantacinquenni: una vera tombola per lorsignori. Meno pensioni, meno spesa sanitaria, in più la soluzione perfetta al problema dell’invecchiamento della popolazione. L’uovo di Colombo: bisognava pensarci.

Una riflessione che torna al punto di partenza: manca, nell’Occidente terminale, il pensiero antagonista in ogni ambito, ma il silenzio diventa assordante in campo economico. L’ordoliberismo, ovvero il liberismo che diventa legge entrando nei codici e nelle costituzioni (pensiamo all’imposizione del pareggio di bilancio che parifica gli Stati a società anonime) ha sostituito il vecchio ordoliberalismo convinto che lo Stato dovesse fornire regole giuridiche – quindi limiti- a tutela dell’equità sociale e di un livello minimo di protezione dei ceti deboli.

Eppure il fallimento del sistema uscito dall’implosione sovietica e dalla vittoria del modello neoliberista è sotto gli occhi di tutti. Non si può accettare un’organizzazione economica, finanziaria, sociale e un modello antropologico in cui poche centinaia di persone hanno una ricchezza pari a quella di miliardi di esseri umani. Occorre ripristinare la dimensione pubblica e statuale- indipendentemente dalle forme e dalle dimensioni- sottraendo alla cupola dei monarchi assoluti del mondo il controllo delle nostre vite e, concretamente, la proprietà di tutto.

Non esistono più beni comuni, neppure la vita umana e la salute. Alla proprietà privata di tutti i “mezzi di produzione” – la definizione marxiana – si è aggiunto il possesso delle grandi infrastrutture, autostrade, ferrovie, porti, oleodotti, reti informatiche- sino alla privatizzazione dell’acqua, senza la quale finisce la vita. Padroni anche della tecnica e della tecnologia- mai così potenti e pervasive- monopolisti della ricerca e delle sue applicazioni, possiedono, attraverso le multinazionali del farmaco e delle sementi, le chiavi della salute e dell’alimentazione. Dal punto di vista finanziario, padroni dell’emissione monetaria, l’imbroglio universale del debito pubblico, che è credito privato dei re senza corona, hanno stretto il cappio attorno al collo degli Stati, dei popoli, perfino di chi non è ancora nato, tutti debitori del Signore per il solo fatto di far parte dell’umanità.

Sotto il profilo comportamentale, costringono miliardi di persone alla competizione sfrenata, la “santa” concorrenza della quale loro si disfano distruggendo ogni realtà estranea all’oligopolio globale. La lotta di tutti contro tutti fomenta inimicizia e divisione; conviene sempre agli stessi. Il filosofo Byung Chul Han spiega che siamo arrivati allo stadio ultimo, quello dell’autosfruttamento. E’ la generazione sfortunata degli “imprenditori di se stessi”, precari della vita, del lavoro, sradicati dalla comunità, individualisti all’eccesso. Per questo, conclude sconsolato, è impossibile una rivoluzione. La coazione a produrre, a competere assume esplicitamente le forme dell’autosfruttamento e dell’autodistruzione, in cui sacrifichiamo volontariamente tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Le conseguenze devastanti del capitalismo giunto al suo culmine ricordano la freudiana pulsione di morte.

La malattia di massa postmoderna si chiama burnout, la patologia di chi si sente esaurito, inadeguato, diventando apatico, bruciato dentro. E’ una sindrome che preoccupa l’oligarchia in quanto spesso si manifesta nel lavoro, ma è insieme sintomo e conseguenza della disumanizzazione, della mercificazione di tutto, anche di se stessi; un mondo che consuma e insieme si consuma e ci consuma come candele al lumicino. Ci si sente perdenti dell’esistenza in quanto non si è conseguito il successo, la ricchezza, non si è vinto nell’assurda competizione per tutto. L’orribile vittoria del sistema, che impedisce la lotta oppositiva, è far credere che la colpa è nostra, per incapacità o inadeguatezza: un darwinismo sociale in cui vince il peggiore, il più spietato, il più disumano.

Il colpevole è l’attuale sistema socio economico, diventato antropologia negativa. Va attaccato, disvelato, destrutturato, combattuto a partire dai suoi principi economici, sociali, finanziari. Il liberalcapitalismo non è un sistema come gli altri, è una visione totalizzante della vita, un’ideologia della seduzione: il capitalismo dei “like”. Va demistificato ribaltando innanzitutto i suoi postulati economici. Qui sta purtroppo, la nostra debolezza. Che fare? Nessuno sembra più discutere i fondamenti. Tutti, o quasi, allineati all’imperativo categorico liberista. In Occidente – e in Italia in particolare- nessuna forza politica e nessuna cultura contesta più il dominio dell’oligarchia privata. Silenzio sulla sovranità monetaria regalata alle banche, applausi per ogni perdita di potere degli Stati- cioè dei popoli – indifferenza o rassegnazione per il trasferimento verso l’alto della piramide della ricchezza, del potere, delle decisioni.

Dove sono finite le elaborazioni socialiste e marxiste, la dottrina sociale della Chiesa, le idee di cogestione, partecipazione, autogestione, cooperazione, quella “senza fini di speculazione privata”, di cui all’articolo 45 della costituzione, il corporativismo cristiano e “nazionale”? Chi rivendica- il Titolo III della Carta, di impianto solidarista, partecipativo e non liberista?

Occorre che intellettuali di diverse discipline- economia, filosofia, sociologia, scienze umane- tornino a ragionare di massimi sistemi, ossia revochino in dubbio i dogmi ordoliberisti proponendo concrete alternative. Non che manchino le voci critiche- specie sul versante della moneta- ma sono più impegnati in conventicole litigiose e contrapposizioni incapacitanti che nella proposta. Inoltre, non trovano sponde accademiche né politiche. Non conosciamo programmi di governo – per quel che valgono, tenuto conto del “pilota automatico” della governance economico-finanziaria transnazionale privatizzata- che si propongano modelli distinti da quello unico, il liberismo globalista del Washington Consensus. Pure, quella stagione sta finendo, travolta dalla realtà e dal declino dell’unipolarismo americano. Nessuno osa progettare qualcosa che vada oltre il breve termine, l’interesse degli stakeholders, gli azionisti e i portatori di grandi interessi decisi a realizzare profitto immediato senza riguardo per il futuro, le ricadute umane, il bene comune.

E’ diventato difficile- tanto è radicato il discorso ufficiale- affermare che non siamo più depositanti nelle banche, ma investitori con tutto il rischio a nostro carico, sino alla condizione di chi è tenuto per legge a ripianare i fallimenti bancari.

La stessa religione del PIL (Prodotto Interno Lordo) andrebbe in parte rivista, giacché il calcolo è una somma aritmetica comprendente perfino i proventi stimati della malavita. Ad esempio, le spese sanitarie private a cui siamo costretti contribuiscono a gonfiare il calcolo, ma non a dare conto della negatività del fenomeno che si limitano a contabilizzare. Paradossalmente, se usciamo di casa per una passeggiata, ai fini del PIL è preferibile che un’auto pirata ci investa: spese ospedaliere, riparazioni, cure mediche, pratiche assicurative. Strano sistema che misura il ben-avere ma non il ben-essere. Richard Easterlin dimostrò che l’aumento del reddito non ha effetto sulla felicità, che diminuisce descrivendo una curva verso il basso.

Adam Smith diceva che non è la benevolenza dal macellaio a procurare la carne sulla nostra tavola, ma il suo interesse. Vero, ma non si può ridurre la complessità dell’esperienza umana al tornaconto economico. Nella Commedia, Dante fa dire a Ulisse che l’uomo non è un bruto, ma un essere fatto per seguire “virtude e canoscenza”. Quanto alla concorrenza, fior di liberisti ammettono che non può esistere senza un mercato davvero aperto. I giganti impediscono invece l’entrata di nuovi soggetti mentre espellono progressivamente prima i piccoli, poi i medi, infine anche i grandi agenti economici, determinando ferrei oligopoli e monopoli.

L’ appello è alle forze politiche e culturali, esteso a tutti gli uomini di buona volontà, perché tornino a interrogarsi sulla necessità morale, nonché sulla convenienza pratica, di sistemi economici, sociali e finanziari diversi dall’ ”unico” liberista/globalista. Serve recuperare la dimensione umana: l’economia è per l’uomo, non il contrario, è la lotta eterna dell’homo sapiens contro la scarsità. Il primo passo è individuare i settori da sottrarre al monopolio incontrollato del profitto. Difficile stilare un elenco di beni comuni, ma almeno l’acqua, la salute, le grandi infrastrutture, le reti di comunicazione elettronica e informatica, l’emissione monetaria, devono essere al riparo dalla speculazione. Meglio se sono gestite da strutture che rispondono ai cittadini. In altri ambiti, come la previdenza, deve restare prevalente la mano pubblica: non si può lasciare il denaro dei lavoratori nelle mani dei fondi speculativi, per quante normative possano circoscriverne il campo d’azione.

L’elenco è complesso, e potrebbe comprendere settori economici, servizi e infrastrutture la cui importanza va oltre gli interessi dei governi in carica e delle generazioni presenti, riguardando interessi di lungo periodo che hanno bisogno della decisione politica e richiedono investimenti a debito sostenuti da istituzioni pubbliche sovrane.

Si può e si deve dibattere su tutto, senza preconcetti e senza pregiudizi. Progetto significa speranza, futuro, concretezza. Basta con l’acronimo della menzogna: TINA, there is no alternative. A tutto c’è alternativa, fuorché alla morte; dimostriamo che c’è vita oltre il liberalcapitalismo, presto, subito, o l’operazione di riduzione dell’umanità a gregge neofeudale si compirà con conseguenze che andranno oltre le generazioni oggi viventi. Non possiamo ipotecare la vita dei posteri. Difficile programma in tempi di individualismo, di dittatura del presente. Che cosa hanno fatto per me i posteri? Si chiedeva Marx. Groucho, l’attore, non Karl, il comunista…

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

Roberto Pecchioli, studioso di geopolitica, economia e storia, svolge un’intensa attività pubblicistica in ambito saggistico. Collabora con riviste e siti web di cultura e informazione indipendente.

28.02.2023

Fonte: https://www.ereticamente.net/2023/02/ce-vita-oltre-il-liberalcapitalismo-roberto-pecchioli.html

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Pubblicato da Matteo Parigi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (18)

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Mostra commenti 18 caricati
    1. BrunoWald 4 marzo 2023

      L'analisi di Pecchioli tocca, sia pure di sfuggita, la questione essenziale:

      "manca, nell’Occidente terminale, il pensiero antagonista in ogni ambito".

      E poiché è il pensiero a determinare la realtà, ciò significa che siamo fottuti.

      Il liberal-capitalismo si fonda su un'idea-forza: quella del successo individuale, misurato in termini di benessere materiale. Chi ascolta il canto di questa sirena diventa automaticamente uno schiavo, che sia "vincente" o "perdente" poco importa (i negromanti che gestiscono il sistema sanno il fatto loro, altro che "materialismo...").

      Storicamente, solo due altre idee-forza hanno sfidato questa entità: il comunismo/dittatura del proletariato, che fu una variante del mito del Paradiso Terrestre, e il fascismo nelle sue due versioni: il mito di Roma e il mito del Sangue. Tutti e tre questi miti toccavano corde profonde dell'inconscio collettivo degli europei, rispettivamente nelle sue radici giudeo-cristiane e pagane (greco-romana e celtico-germanica).

      Una è stata sconfitta militarmente, l'altra è implosa sotto il peso del suo fallimento, ma entrambe sono state "bandite" o esecrate dai suddetti necromanti, i quali hanno agito sull'inconscio dell'uomo della strada in modo tale per cui il fascismo è immediatamente associato a guerra-dittatura e il comunismo a miseria-oppressione: fine del discorso (l'inconscio agisce in automatico).

      Nel deserto attuale non esiste nulla di simile: non ci sono idee-forza per le quali uccidere o morire (le due cose vanno di pari passo), e nemmeno un gruppo sociale in ascesa che ne faccia la propria bandiera, come la classe media che tornò indurita dall'esperienza delle trincee, consapevole che le vecchie gerarchie avevano fatto bancarotta, e decisa a prendere il loro posto.

      Fu quella classe a fornire i quadri del bolscevismo e del fascismo. Gente che non piagnucolava per i suoi diritti, ma andava a prenderseli con il colpo in canna: altro che "recuperare la dimensione umana"! Noi siamo probabilmente più "consapevoli" di loro, ma dispersi, irrilevanti, incapaci di organizzarci e di soffrire, privi di un vero ideale, e perciò condannati a contemplare da spettatori il dilagare del Nulla.

      Mi rendo conto di risultare deprimente: mandatemi pure affanculo, ma non riesco a tacere quello che penso.

    1. Bertozzi 3 marzo 2023

      Eh, cosa sarà mai, noi vecchi pensionati la sanità che funzionava ce l'abbiamo avuta e adesso abbiamo anche i soldi per pagarci quella privata, per cui cazzi dei giovani e degli adulti, ma d'altronde è anche un po' colpa loro, son cresciuti con la logica dei like e del successo e sono tutti dei gran perdigiorno mica come noi cavalieri del lavoro, che siamo cresciuti con la logica del oggi a me domani a me e ci siamo venduti anche il sangue dei nipoti. Così va la vita, come diceva Vonnegut.

    1. sbregaverse 3 marzo 2023

      INTANTO si potrebbe discutere SE il
      superturbomeganeoliberismocapitalfinanziario:
      sia SCIENZA* (esatta).
      *Per adesso NON si contempli l'elemento:
      COSCIENZA.

    1. Arthur 3 marzo 2023

      Non liberalcapitalismo, bensì liberal-marxismo.

      Liberalismo (capitalismo selvaggio) e Marxismo (socialismo-comunismo) sono stati partoriti da menti appartenenti allo stesso sistema di potere occulto con l'obiettivo di far precipitate la civiltà occidentale nel Nichilismo.
      E così è stato.
      I soggetti che operavano al loro interno sono stati manovrati come burattini e, dopo 200 anni, non hanno ancora capito di essere stati solo utili idioti.
      Anche la Russia è stata manovrata, sin dal 1917, e continua ad esserlo persino oggi, insieme alla Cina.

      L'istituzione, mediante la quale il Liberalismo ed il Marxismo sono stati tenuti sotto controllo, è la Massoneria, che rispondeva al sistema di potere anglosassone, interagendo anche con la lobby di cui non si può parlar male.
      Oggi il velo è caduto e questa verità è visibile.
      Liberalismo e Marxismo sono le due facce di una moneta con la quale è stato comprato il veleno che è stato dato dall'Occidente.
      Questo veleno lo hanno bevuto anche Russia e Cina.

      Se non si comprende tutto questo, qualsiasi riflessione o cambiamento sarà inutile e sterile.

    1. Eugiorso 3 marzo 2023

      Possiamo affermare che la vera vita, come suoli dire "degna di essere vissuta", è interamente oltre l'infame liberalcapitalismo ... con il suo compendio sul piano politico chiamato "democrazia".

      Cari saluti

    1. Martin 3 marzo 2023

      E' che e' stato fatto definitivamente saltare il concetto base di comunita' nazionale, caro Pecchioli.
      E lei non se ne accorge perche' ragiona da neo o post marxista.
      Quando salta quello, si porta via anche sovranita' e welfare.
      E' l'inevitabile risultato del neoglobalismo, UE ovviamente inclusa.
      Le lobbies neoglobal sono visibilissime e stanno stravincendo, grazie anche alle falsita' della narrazione storica dello scorso secolo.

    2. sbregaverse 3 marzo 2023

      Macchè le prime avvisaglie si sono appalesate nelle riunioni di condominio.

    1. sbregaverse 3 marzo 2023

      Notarelle di uno dei mille natanti.
      Prece.
      Prima strofa.
      《 gesù maria giuseppe
      mandate , nella mia corsia,
      una con tette 》
      Seconda strofa.
      《gesù giuseppe maria
      mandate, una sbregona,
      nella mia corsia 》
      Terza strofa.
      《maria giuseppe gesù
      mandatemele
      orsù 》

    1. sbregaverse 3 marzo 2023

      VITA CONTEMPLATIVA
      ( ve lo dissi,
      ve lo dico,
      ve lo ripeto,
      ve lo ritorno a replicare;
      asini siete se non lo sapete ricordare)*
      Byung-chul Han.
      *Velo di Maya ¿?

    1. Arian Van Heisen 2 marzo 2023

      Roberto Pecchioli è un criptocomunista od un Robin hood all' incontrario, come ne esistono tanti nel PD, il credito fiscale favorisce solo
      i ricchi e danneggia i poveri come dimostrato dal Bonus 110, sarà pure uno studioso , ma forse ne studia troppi ed en passant.

    2. sbregaverse 3 marzo 2023

      Guarda che il Ro-Ber-To*è roba di lusso e rema con noi.
      ( Con lui chiacchero sempre, molto volentieri, sul pianerottolo di casa insieme a Blondet che me l'ha presentato)
      *Lo stai interpretando non bene.

    3. Eugiorso 3 marzo 2023

      Scusa ma il Ro-Ber-To non voleva dire, per gli italiani e magari ironicamente, l'asse Roma-Berlino-Tokyo?

      Cari saluti

    4. Arian Van Heisen 3 marzo 2023

      Lo interpreto male oppure si esprime male...?
      oppure non è molto pratico di politica monetaria e suo funzionamento.
      Senza vincoli di Bilancio si va alla stampante Libera e con la Stampante libera si va al disastro sociale

    5. sbregaverse 3 marzo 2023

      Sì orso buono, ma questo roberto,(ironicamente
      appunto) è altra cosa.

    6. sbregaverse 3 marzo 2023

      In parte hai ragione, il singolo articolo, NON illustra a pieno , la qualità del suo pensiero.
      Lo seguo da tempo e spesso mi impiallaccio al suo dettato.Certo è che : un 6% che non piace non mi farà scartare insieme all'uomo l'altro 94%.

    7. sbregaverse 3 marzo 2023

      MIO vecchio ( risale ad una decina di anni fa) adagio( ma non troppo) :
      "Si arriverà alla carta moneta fotocopia con la quale si potrà comprare:
      PANE IN FOTOCOPIA".

    1. fiurdesoca 2 marzo 2023

      ok, condivido il senso dell'articolo ma chiedo: come si può pensare di poter cambiare questa realtà a questo punto? chiunque fosse solo vagamente un pericolo verrebbe eliminato immediatamente tipo il presidente della tanzania. pensare che ci sia un risveglio di massa mi sembra solo un bel sogno. l'unica cosa è sperare che dopo il crollo chi resta possa ripartire su altre basi sempre che avvenga un crollo.

    1. Chicxulub2.0 2 marzo 2023

      Se si continua a non capire e quindi a non dire cos'è questa “dimensione umana” è inutile

      Eppure è al centro del dibattito filosofico attuale ovviamente grazie ad Agamben
      Purtroppo lo zombie medio crede che la filosofia sia una cosa astratta
      Non è così, filosofia e metafisica parlano della rata del mutuo, del prezzo della benzina, dell'aumento degli alimentari

      Il termine, molto discusso oggi, è “nuda vita”, ossia come diceva Benjamin il potere moderno cancella ogni livello comunitario che non sia amministrativo e dipendente dal “centro”
      Quindi non cancella solo i corpi intermedi classici come sindacati, associazioni, parrocchie, bensì oblitera il senso affettivo dello stare insieme di prossimità, quello “locale” che meglio di tutti mantiene il lascito intergenerazionale della tradizione, le cui caratteristiche costituiscono automaticamente un segno di appartenenza fortemente identitario e non solo burocratico, come per esempio un certo modo di parlare o delle peculiari preferenze gastronomiche

      In altre parole il potere moderno distrugge le ragioni affettive della comunità umana che quindi si trasforma in società puramente amministrativa il cui unico scopo è mantenere in vita “zoologica” i sudditi (vita pienamente umana=bios, nuda vita=zoè)

      La chiave della lotta odierna è la comunità mentre purtroppo stiamo centrando tutta la nostra opposizione su idee che fanno riferimento a una libertà originaria del soggetto individuale per di più relativamente a questioni amministrative (salari, tasse etc) che parlano del vantaggio economico senza dire alcunché sul vero comunitario, quello da cui nasce il “soggetto” autentico capace di aggregazione politica cioè di resistenza e non solo il fittizio “individuo-isolato” del tutto inerme e in balia di qualsiasi minaccia o suggestione

      Stiamo sulla strada sbagliata per superficialità, per il rifiuto di accettare che un percorso culturale comporti un lungo periodo di umiltà e fatica
      Se non lo capiamo in fretta questa volta il potere si affermerà nel suo dominio/sfruttamento senza più alcuna possibilità di riscatto da parte nostra

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