Di Gabriele Repaci
Nel suo articolo Due streghe al rogo, Marco Travaglio interviene nella polemica che ha coinvolto Erri De Luca e Francesco De Gregori. Non intendo entrare nel merito di quella discussione. Vorrei invece soffermarmi su un passaggio finale dell'articolo che riguarda la definizione di sionismo.
Scrive Travaglio:
«Il sionismo è il movimento che a fine Ottocento teorizzò il diritto degli ebrei perseguitati in Europa ad avere uno Stato nella terra degli avi. Quindi sionista è la risoluzione 181 dell'ONU che nel 1947 spartì la Palestina in due Stati, uno arabo e uno ebraico. E sionista è chiunque si batta per due popoli, due Stati. Anche se non lo sa».
Il problema è che questa definizione non descrive il sionismo storico realmente esistito.
La Risoluzione 181 dell'ONU non prevedeva affatto uno Stato ebraico etnicamente omogeneo. Nel territorio assegnato allo Stato ebraico vivevano centinaia di migliaia di arabi palestinesi che, secondo il piano delle Nazioni Unite, avrebbero dovuto godere di pieni diritti civili e politici. Nel 1947 circa il 45 per cento della popolazione del futuro Stato ebraico era composta da arabi palestinesi.
In altre parole, l'ONU non votò per uno Stato esclusivamente ebraico. Votò per una partizione che lasciava all'interno dello Stato ebraico una vasta popolazione palestinese.
Ma il movimento sionista non ragionava nei termini della Risoluzione 181.
Fin dalle sue origini il sionismo fu un movimento di colonizzazione insediativa. Il suo obiettivo non era semplicemente creare uno Stato accanto alla popolazione araba esistente, bensì costruire una nuova sovranità ebraica in una terra già abitata da un altro popolo.
La questione demografica fu centrale sin dall'inizio.
Nei diari di Theodor Herzl compaiono riflessioni sul trasferimento della popolazione araba. Decenni dopo, la leadership sionista guidata da Ben Gurion era perfettamente consapevole che uno Stato con una popolazione quasi equamente divisa tra ebrei e arabi avrebbe avuto enormi difficoltà a mantenere un carattere ebraico stabile.
Per questo motivo la Nakba non può essere interpretata come un semplice incidente della guerra del 1948.
Quando gli eserciti arabi entrarono in Palestina nel maggio 1948, oltre 300.000 palestinesi erano già stati costretti a lasciare le proprie case. Interi villaggi erano stati svuotati. Operazioni militari come quelle condotte nell'ambito del Piano Dalet e massacri come quello di Deir Yassin contribuirono a creare un clima di terrore che favorì l'esodo della popolazione araba.
Alla fine della guerra circa 750.000 palestinesi erano diventati profughi e oltre 400 villaggi erano stati cancellati dalla carta geografica.
Senza la Nakba, Israele non avrebbe potuto trasformarsi nello Stato a netta maggioranza ebraica che conosciamo oggi.
Questo è il punto che la definizione di Travaglio finisce per oscurare.
La Risoluzione 181 immaginava uno Stato ebraico con una grande minoranza araba. Lo Stato che nacque nel 1948 emerse invece da una radicale trasformazione demografica della Palestina storica.
Per questo motivo identificare il sionismo con la semplice formula «due popoli, due Stati» significa proiettare nel passato una categoria diplomatica contemporanea.
La storiografia critica israeliana e palestinese ha mostrato come il problema centrale non fosse soltanto il diritto all'autodeterminazione ebraica, ma il rapporto tra quel progetto nazionale e la presenza della popolazione araba palestinese che già viveva sul territorio.
È proprio qui che si colloca il cuore della questione storica.
La Risoluzione 181 e il sionismo storico non sono la stessa cosa. La prima immaginava una convivenza difficile ma possibile tra due popolazioni. Il secondo produsse un processo che culminò nell'espulsione della maggior parte della popolazione palestinese dai territori destinati a diventare lo Stato di Israele.
Di Gabriele Repaci
31.05.2026
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Pubblichiamo dall'archivio di ComeDonChisciotte: 25 ottobre 2008 lo scambio al vetriolo sul tema ISRAELE tra Paolo Barnard e Marco Travaglio.
Il mio rapporto col collega Marco Travaglio inizia quando gli spedii il mio libro “Perché ci Odiano” (Rizzoli BUR 2006) sul grande terrorismo di USA, GB, Israele e Russia. Lo feci perché eravamo autori nella stessa collana, la Futuro Passato della BUR, e convinto di fargli cosa gradita, visto che il mio libro era soggetto a una censura feroce da parte di tutti i media. A pensarci oggi mi vien da ridere: Marco è un appassionato pro-sionista, un fan di Israele che non perdona gli arabi, e chi ha letto il mio libro sta ridendo con me. Seguì poi un secondo contatto con lui, che trovate qui sotto, uno scambio di mail molto sanguigno da entrambe le parti, ma che finì con l’ira di Travaglio al punto da sbattere il sottoscritto nella sua cartella spam. In ogni caso, a parte gli screzi personali, il mio vero scontro con Marco Travaglio rientra nella mia critica all’ipocrisia, all’inutilità e alla dannosità dei ‘nuovi paladini’ dell’antisistema italiano. Ho divulgato due pezzi su Travaglio: la prima fu una ‘lettera aperta‘ [si veda anche la breve replica di Travaglio commentata a sua volta da Barnard N.d.r.] a lui diretta, sul pericolo della fama, cioè dello Stardom, dell’essere osannato come Guru, Vate. Era una riflessione, assolutamente essenziale, sui meccanismi con i quali il Sistema perfidamente ingloba i personaggi dell’Antisistema (lui e altri) attraverso l’uso del subdolo strumento della fama mediatica, che li risucchia nel circo dei VIP e nei suoi meccanismi travianti, annullandoli di fatto. Avvisavo Marco, lo invitavo a riflettere, e con lui i suoi compagni di Stardom.Introduzione di Barnard
Qualche giorno fa a Parma, durante una serata sul mio libro, una signora nel pubblico mi ha chiesto cosa pensassi della sopravvivenza di Report in RAI negli anni del Berlusca. Me lo chiedono da anni, me lo chiedevano sempre quando stavo a Report. Le ho risposto “Lo chieda a Travaglio, ne sa più di me” e le ho dato la tua mail. La tizia mi ha girato oggi la tua risposta, e cioè che la Gaba è lì per puri meriti professionali perché ogni tanto qualcuno ci scappa. Sai cosa mi è venuto in mente? Il famoso “ritrovamento” dei documenti di Mohammed Atta fra le rovine delle Torri Gemelle. Stessa plausibilità. Se è plausibile che Report stia 4 anni in prima serata lungo tutto l’olocausto berluscon/gasparriano, allora è anche plausibile che i documenti di Atta siano sopravvissuti appena bruciacchiati all’olocausto che ha disintegrato tonnellate di acciaio a NY. Sai meglio di me che non sempre si hanno le prove dei fatti che osserviamo, ma per fortuna esiste l’intelligenza. Nel caso della Gaba è meglio un No Comment, se no uno che ha scritto quello che hai scritto tu sul vampirismo televisivo ci perde la faccia. I vampiri non si distraggono per 4 anni sulla prima serata, non si fanno sfuggire le Gabanelli e le sue inchieste dai buchi del mantello. Un’ultima cosa. In “Inciucio” tu scrivi: “Report… già nel mirino delle polemiche e delle denunce per le puntate sul terrorismo filo USA in Sud America…”. Quali denunce e polemiche? Quell’inchiesta come sai è mia e ti assicuro che passò nel silenzio più blindato, non si mosse una foglia. Chi ti ha informato su questo punto? Grazie, Paolo Barnard _________________________ Travaglio 12 Dec 2006, dopo pochi minuti: mah, francamente non capisco queste domande. le polemiche erano su tutti i giornali. __________________________ Barnard: Convenient… ___________________________ Travaglio: vabbè, chiudiamola qui, perchè la conversazione si fa kafkiana mt ______________________________ Barnard: Non c’è nulla di kafkiano, tu non rispondi, tu come tutti, per supponenza, disonestà intellettuale, ma soprattutto maleducazione. _______________________________ Travaglio: bene, sta a vedere che il maleducato sono io. continui a insinuare cose strane sulla gabanelli senza venire al punto, oppure pretendi che io mi schieri contro una collega brava e coiraggiosa per misteriosi motivi. non mi piace questo tuo modo di faree ti prego, d’ora in poi, di lasciarmi in pace. ho di meglio da fare. _________________________________ Barnard: Ho scritto, in semplice italiano, che sulla ‘libertà’ di Report, su cui tu ti spendi pubblicamente, sarebbe prudente un no comment, e ho motivato la cosa con la semplice logica del tuo stesso lavoro. Non ho fatto alcuna insinuazione, né pretendo da te schieramenti, ho solo avanzato una logica speculativa, su cui avrei voluto discutere con te alla pari. Ho usato parole cortesi cui tu hai risposto con monosillabi maleducati e sarcastici nella scarsissima attenzione che dedichi a un collega che ti pone una questione. Sei troppo famoso e già si sente. Diventate così tutti. Spiace a questo punto offrirti un paragone, ma Noam Chomsky o John Pilger, al cui confronto io e te siamo intellettuali di cartapesta, rispondono da anni a ogni mia questione con cortesia a considerazione, anche quando siamo in grave disaccordo. Ti lascio in pace star. Barnard ___________________________________ Travaglio: la star, caro il mio bel cafone, non c’entra nulla. rispondo sempre a tutte le mail. ma mi stufo di rispondere a chi vuole sentirsi rispondere quel che vuole lui. IO LA GABANELLI LA STIMO COME GIORNALISTA LIBERA E CAPACE: CHIARO? PUNTO E BASTA. passo e chiudo. ___________________________________ Barnard: E’ una piccolezza, ma la tua abilità nel sovvertire il vero, nel mutare la vittima in carnefice, è pari, qualitativamente e non quantitativamente, a quella di tutti gli orridi personaggi che trafiggi nei tuoi libri. Sei fatto così, così sono stati tutti i grandi censori. Infine: comprendo perché hai così accuratamente evitato di rispondere alla mia mail sulla feroce censura di chi espone i crimini di Israele. Anche in quel caso la vittima è dipinta come il carnefice, roba che fa per te evidentemente. Un abbraccio, e senza ironia. B _____________________________________ Travaglio: ecco, dimenticavo di dirtelo: io sono anche appassionatamente filoisraeliano. ora vorrei lavorare in pace _____________________________________ Barnard: Sei filoisraeliano. Era sarcasmo o per davvero? B. ______________________________________ Travaglio: lo sono per davvero. da sempre. e ne sono fiero. _______________________________________ Barnard: Marco, ridiamoci su. Io che ti scrivo e che ti mando il mio libro perché è censuratissimo. Tu che tutto gentile mi dici “prego, fai pure, grazie!”. Poi mi immagino la tua faccia quando lo hai ricevuto… Che divertente sta roba. In ogni caso se sei filoisraeliano o sei ignorante di storia mediorientale o sei emotivamente ricattato oppure sei un uomo senza pietà. Notte, B. _______________________________________ Travaglio: io sono filoisraeliano per convinzione, perchè adoro israele e gli ebrei, perchè ci sono stato e ho visto di che cosa sono capaci gli arabi, perchè conosco la storia, perchè ho imparato la pietà studiando i campi di concentramento, perchè rifuggo dai ricatti emotivi e amo le democrazie per quanto imperfette ma sempre migliori delle tirannie corrotte arabo-musulmane. ma sono curioso di sentire tutte le campane e dunque leggo anche chi non la pensa come me. non vedo che ci sia di strano. ________________________________________ Barnard: No Marco, la tua pietà imparata studiando i campi di concentramento è cartavelina. Chi veramente conosce la pietà per un martirio, non la nega di fronte all’altro martirio. Tu non sai nulla di Palestina e non hai visto nulla laggiù. Appari, e probabilmente sei, un cronista ben tenuto che non sa quello che dice. Sei troppo giovane, troppo famoso e troppo incosciente per poterti permettere di calpestare l’orrore patito da chi non ha mai conosciuto neppure un quarto d’ora della tua pasciuta vita. Siete tutti così, tu, Lerner, Teodori, Mieli, quelli che pontificano sulla barbarie dei negri mentre finiscono il carpaccetto all’aceto balsamico a Milano. Il mio libro ha una dedica a quelli come te. Te la riproduco qui sotto, ne hai bisogno. “… e in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…” ___________________________________________ Travaglio: Bene, signor Sotuttoio, adesso la mia pazienza ha un limite e non intendo farmi insultare oltre. ti sarei grato se la smettessi di importunarmi.in ogni caso, non risponderò più. ___________________________________________ Barnard: Quelli della Pietas selettiva, dalla Moratti a te.. passando per tutti quei personaggi che, se mai messi in discussione 5 secondi, reagiscono come te: “lei mi insulta!”, da Dell’Utri a Cuffaro. Sei bravo a sputtanarli nei tuoi libri, li conosci bene, perché tu sei loro e loro sono te, arroganti, mistificatori di dialoghi, sovvertitori di ruoli, sprezzanti e ciechi di successo. “Verrà un giorno” Marco… e capirai cos’è la pietas senza condizioni. Arriva per tutti. __________________________________________ Travaglio: si, verrà un giorno in cui ti vergognerai di questi insulti. nell’attesa, ti comunico che sei entrato ufficialmente nella mia posta indesiderata. bye byeLe email
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Buondiavolo 14 giugno 2026
bisognerebbe ricordare Vittorio Arrigoni e il suo scambio com Marco Travaglio. Io credo che abbia onestamente cambiato idea .