Cara Italia ti scrivo

Cara Italia ti scrivo
Cara Italia, oggi ho deciso di scriverti una lettera. Ci pensavo da tempo, ma questa mattina ho trovato il coraggio di mettere nero su bianco una domanda che mi accompagna da anni: perché sembri aver smesso di credere nel tuo futuro? Ti amo profondamente. Amo la tua storia, la tua cultura, le tue tradizioni, amo i tuoi paesaggi, la tua lingua e quella straordinaria ricchezza enogastronomica che il mondo ci invidia. E forse è proprio per questo che faccio sempre più fatica a comprenderti quando sembri accettare, senza reagire, ciò che non funziona più. Il nostro patrimonio storico, artistico e archeologico dovrebbe essere una priorità nazionale, un tesoro da custodire e valorizzare. La nostra sanità dovrebbe migliorarsi ogni giorno per garantire cure di qualità a tutti, non soltanto a chi può permettersi percorsi alternativi. Dovremmo investire nel Made in Italy, sostenere l'artigianato che ci ha reso celebri nel mondo e, allo stesso tempo, guardare con decisione all'innovazione, alla ricerca, alle opportunità del domani. E invece continuiamo a rincorrere emergenze, divisioni e slogan. Perché accettiamo passivamente ciò che non funziona? Perché continuiamo a lasciarci intrappolare in una contrapposizione permanente tra destra e sinistra, come se fosse ancora l'unico orizzonte possibile? Nel frattempo, i problemi reali restano lì: il lavoro, la sanità, la scuola, la ricerca, il declino demografico, la fuga dei giovani, la perdita di fiducia nelle istituzioni. Amo le parole e il loro significato, prendiamo il termine vilipendio, deriva dal latino vilipendere e indica l'atto di disprezzare, di considerare vile qualcosa che dovrebbe essere rispettato. Strappare una scheda elettorale é reato di vilipendio, un'offesa alle istituzioni democratiche. Eppure mi chiedo se non rappresentino una forma diversa di vilipendio anche quelle campagne elettorali costruite su promesse che nessuno ha realmente intenzione di mantenere. Perché una promessa fatta sapendo di non poterla mantenere non è soltanto una bugia é una mancanza di rispetto verso chi ascolta. E qui nasce il mio vero cruccio. Perché non pretendiamo di più? Perché non chiediamo che la politica risponda delle promesse che utilizza per ottenere consenso? Perché abbiamo normalizzato il fatto che programmi elettorali, dichiarazioni e impegni possano essere dimenticati il giorno successivo alle elezioni senza alcuna conseguenza? Chiamiamole come vogliamo: balle, menzogne, falsità, panzane, fandonie. Cambia il termine, non cambia la sostanza. Abbiamo accettato l'idea che la coerenza sia una qualità facoltativa e che la responsabilità politica termini nel momento in cui si chiudono le urne. Ma nulla cambierà davvero finché i cittadini non inizieranno a pretendere il cambiamento. Gli antichi Greci consideravano la libertà il più importante dei diritti. Ma la loro idea di libertà era molto diversa dalla nostra non era qualcosa di passivo, non consisteva nel limitarsi ad osservare. La libertà coincideva con la partecipazione. Partecipare alle assemblee, contribuire alle decisioni pubbliche, assumersi la responsabilità della vita collettiva. Senza partecipazione la libertà si svuota e diventa solo una parola estremamente elegante ma ben poco utile al suo fine. Oggi, invece, rischiamo di confondere la partecipazione con un commento sui social network e l'impegno civico con l'indignazione di qualche minuto. Ma una democrazia non si rafforza con la rassegnazione. Si rafforza con cittadini informati, presenti, esigenti. Resto convinta che il carattere di un Paese sia il riflesso del carattere del suo popolo ma se quel popolo smette di pretendere competenza, coerenza e chiarezza da chi lo governa, allora finirà inevitabilmente per apparire arrendevole, rassegnato e privo di prospettiva. Io, invece, continuo a credere che l'Italia meriti di più, e che il cambiamento inizi nel momento in cui smettiamo di aspettarlo e decidiamo di pretenderlo. Con Amore B.G

Commenti (3)

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    1. Ciaparat 12 giugno 2026

      Esatto, ric. e poi basta con questa retorica sulla democrazia e le promesse non mantenute, e le schede elettorali, la partecipazione e bla bla bla.
      L'Atene che piace all'autore aveva qualche decina di migliaia di cittadini votanti (solo maschi e liberi), forse come gli attuali abitanti (tutti) del Liechtenstein (sui 40.000).
      L'autore dovrebbe predicare la secessione dalla sua amata Italia, non la democrazia.

    2. ric 13 giugno 2026

      la democrazia attualmente concepita e' la PIU' GRANDE STRONZATA che si possa immaginare.

    1. ric 12 giugno 2026

      ma io non farei tanta retorica su di uno stato che mai e' stato Nazione , nato a tavolino nel 1861 per voleri altrui , e per vergognosi e indicibili scopi . Smettiamola di tirar fuori Michelangelo o Leonardo per imbellettarci per l' eternita' . Smettiamola di alzare gli occhi al cielo per in passaggio delle frecce tricolori e versare una lacrima di commozione per le parate militari . Smettiamola di incensarci come il paese dove si mangia meglio , con le spiagge che tutti ci invidiano ...

      smettiamola di prenderci per i fondelli vedendo personaggi che girano i ristoranti del mondo ma pagati profumatamente per cercare il "ristorante itagliota" credendosi superiori

      smettiamola di dire che abbiamo la lingua piu' bella del mondo , articolata in mille rivoli paralleli , ma che alla fine sia necessario un avvocato linguista per interpretarne i significati..

      andiamo dentro le righe della storia , andiamo a vedere le nefandezze fatte da questa poltiglia di mer... su altri popoli , vediamone i massacri

      per ridurre in schiavitu' altre genti.. vediamo come quella schifezza del impero romano ha soggiogato popoli diversi per derubarne le risorse..

      vediamo come questa merd...di stato ha ridotto i popoli del nord africa...Libia ; Eritrea ; Somalia ... ma smettiamola una volta per tutte di sventolare un tricolore massonico....

      manca solo piu' che cantiamo l' inno itagliota quando i nostri" industriali"

      chiudono aziende per delocalizzare in Bangladesh per poi venderci le merci cola' prodotte...

      smettiamola di strapagare chi lancia una pallina da tennis oltre le rete , benedetto poi dal mattarello , ma non vogliamo mettere lo stipendio minimo per legge a chi sgobba per un tocco di pane ..

      smettiamola di entrare nei supermercati dove vendono porcheria al prezzo di roba sana , Sabotiamoli in qualsiasi modo .

      Tornare al produttore ad ai negozietti , sui quali vivevano migliaia famiglie
      dove la sana merce costava la meta' ma il contadino guadagnava il doppio ,

      poi talmente patrioti che invochiamo e diamo il benvenuto ad investitori stranieri...come se fossero dei benefattori..

      https://www.loggiagaribaldi1436.it/2021/07/31/i-colori-massonici-del-tricolore/

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