Caos controllato

La verità è che il Realismo è tornato sulla scena internazionale ed è qui per restare.

Caos controllato

Di Fabrizio Bertolami per comedonchisciotte.org

La risposta iraniana del 14 aprile sulle basi militari israeliane, ha indubbiamente segnato una svolta nella contrapposizione decennale tra i due Stati. Per la prima volta, l'esercito iraniano ha lanciato un attacco diretto, dal suo territorio a quello israeliano, migliaia di km più distante, colpendo le basi israeliane nel Negev a sud e nel Golan a nord.
Sino ad ora il governo di Tel Aviv, dopo le sue azioni di "esecuzioni mirate", aveva dovuto respingere solo contro-attacchi iraniani per procura, fossero essi da parte di Hezbollah dal sud del Libano o lanci di razzi da Gaza o sul Golan, dalla Siria. L'attacco è stato pre annunciato da alcune "indiscrezioni" sulla CNN, ma è comunque giunto inaspettato nelle proporzioni.

Israele non ha sinora risposto in maniera significativa a questo duro colpo, se si esclude un allarme aereo sulla città iraniana di Isfahan, che è sede di impianti nucleari, che l'Iran gestisce in linea con i dettami dell'AIEA e in conformità al Trattato di Non Proliferazione (TNP), in quanto firmatario.
Questa azione è stata interpretata come una "reazione israeliana" ma è stata obiettivamente troppo blanda per essere ritenuta tale e non certo una minaccia al programma nucleare iraniano.
Una vera rappresaglia potrebbe, dunque, essere ancora in arrivo, di sorpresa.

Ad alcuni, questa serie continua di colpi, annunciati, attesi, nascosti, di sponda, sono parse le scene di un teatrino geopolitico tra attori che conoscono il copione, si scambiano occhiatine, cercano di rendere "la sceneggiata" più credibile, ed in parte hanno ragione.

Stati Uniti, Iran, Israele, Russia, Cina e tutti gli altri attori coinvolti sanno, vedono e prevedono, perchè ognuno di essi esegue simulazioni accurate per valutare le ricadute di certe azioni in sistemi di interazioni complesse, e sanno perchè i contatti sono continui, anche se avvengono sottotraccia.
Il dialogo tra le parti in causa non si interrompe mai, neanche nelle fasi più acute dei conflitti, tramite vari canali, ufficiali, ufficiosi e paralleli.
Le interazioni sono principalmente diplomatiche e solo dopo, o meglio "contemporaneamente", militari.

Se la Russia non desiderava una guerra in e per l'Ucraina, e si adopera per la situazione in Medioriente, contemporaneamente gli USA non vogliono una guerra con l'Iran o per Israele contro mezzo medioriente, mentre sono concentrati sulla exit strategy dall'Ucraina e dalla strategia di contenimento verso la Cina, in un anno elettorale. Neanche Israele vuole, e può, una guerra contro l'Iran, che è grande quasi dieci volte di più, e ha 80 milioni di abitanti. Nethanyahu sà che il territorio israeliano diverrebbe bersaglio di sciami di droni, missili, e bombe aeree non solo dall'Iran, ma anche dal Libano, dalla Siria e a sud dagli Houthi. Senza contare il potenziale aiuto "dall'interno" di una Gaza rediviva. Le contraeree di Tel Aviv, Haifa, Sderot, Heilat o anche Gerusalemme, non reggerebbero i 200 giorni della durata attuale della guerra ad Hamas. Le scorte dovrebbero essere reintegrate quasi quotidianamente, con un necessario aiuto da parte di alleati occidentali, segnatamente americano.

Da un punto vista militare, un attacco da Israele all'Iran senza usare missili, ma con jet in partenza dal territorio israeliano, è impossibile senza rifornimento in volo, per poter ritornare. Questo non potrebbe che venir fornito dall'aviazione americana, con tanto di copertur radar con mezzi AWACS. Gli USA hanno chiaro che una guerra con l'Iran non è una passeggiata e aprirebbe il vaso di Pandora. Da quello diplomatico, soprattutto, l'autorizzazione al sorvolo del proprio spazio aereo da parte di Giordania e Arabia Saudita non è possibile, a meno che Rihad non si scordi che non riconosce Israele e faccia passare gli F35 con la stella di Davide, scatenando il mondo arabo e musulmano. Il percorso che passa sopra la Siria è disponibile, considerato che viene violato già regolarmente dagli F16 della IAF, a patto che i siriani non lo chiudano con gli S400 o i Mig29 forniti dai russi o chissà quale arma in mano alle compagnie dell'IRGC già ora in Siria.

Gli attachi israeliani potrebbero anche partire dall'Azerbaijan, Nazione che ha stretto forti legami con Israele nell'ultimo decennio, sino a raggiungere un forte interscambio in termini energetici e di vendita di armi. Un aiuto da Baku, Tel Aviv se lo può attendere, ma a Teheran tengono d'occhio la situazione.

Tutti parlano con tutti, mentre ognuno agisce per sè. Un algoritmo invisibile ma attivissimo si occupa di mantenere le situazioni bilanciate, considerando nel computo anche le distruzioni, le popolazioni civili sfollate, i morti e il costo degli armamenti o dell'aumento delle assicurazioni delle navi.

La verità è che il Realismo è tornato sulla scena internazionale ed è qui per restare.

La notizia delle navi container che evitano il Golfo di Aden nel loro viaggio tra Europa e Cina, convive con quella delle petroliere che passano da Hormuz per andare in Cina o in India in numero sempre più elevato.Le prime obbligate al loro lungo tragitto, le seconde liete di fare il breve e redditizio viaggio.
Le immagini che arrivano dai corrispondenti a Tel Aviv, mostrano una città tranquilla con gente in spiaggia, ma a 80 km a sud non c'è più un palazzo integro e le persone muoiono.
Accade che per tutto il conflitto in Ucraina, sino a fine 2024, il gas russo abbia continuato a fluire attraverso il suo territorio , verso Ungheria, Austria, Germania e Italia, nonostante guerra, sanzioni e condanne internazionali.

Tutto esiste, Tutto co-esiste.

Il celebre aforisma di Von Clausewitz, dovrebbe essere aggiornato in:

"la guerra è la prosecuzione della diplomazia con altri mezzi".

In fondo il celebre prussiano già definiva l'arte bellica anche come "[...] un gioco di interazioni tra incertezza, frizioni, casualità. È un atto di intelligenza politica, calcolo di probabilità e disponibilità al rischio”. Come la Diplomazia, appunto.

In questo "algoritmo" che sottende all'equibrio di Potenze, ha sempre posto la vera e propria diplomazia, quella dei gesti e delle intenzioni,della comunicazione felpata, dello scambio e della contrattazione, una evoluzione dei rapporti fra Stati che vige almeno dalla pace di Westfalia del 1648.

La diplomazia, lascia il posto alla Politica Estera e , nel caso a quella Militare, se quei principi vengono violati. L'attacco al consolato iraniano a Damasco ha chiamato in causa proprio questi principi, sanciti dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, ed è stato considerato da Teheran un attacco al proprio territorio.

Gia nel 1999, durante gli attacchi della NATO in Serbia, un missile colpì l'ambasciata cinese a Belgrado con forti ripercussioni diplomatiche tra Washington, Bruxelles e Pechino, che ancora oggi non scorda.

Chiamato in causa l'Iran ha giocato, tra quelle possibili, la carta che massimizzava il profitto in termini diplomatici, militari, di immagine (di fronte alla propria regione ed al mondo intero) e strategici. L'algoritmo, d'ora in poi, terrà conto di questa nuova situazione, la conserverà come una di quelle probabili e da ciò "calcolerà" il nuovo livello di equilibrio e i nuovi punti in cui esso potrà rompersi, e a vantaggio o a sfavore di chi.

E' la Storia, bellezza, e non puoi farci niente!

In questo articolato gioco di ruolo, in cui ognuno cerca di massimizzare i profitti e minimizzare le perdite, scaricare reponsabilità su altri attori, giocare pedine inattese o poco probabili perseguendo la propria strategia, il ricorso alla forza militare è uno dei mezzi, non il fine.

Siamo usciti dalla fase della Geopolitica ed entrati in quella della Geoeconomia, nella quale sono i mercati, le vie di comunicazione, di commercio, di trasporto ed energetiche, i flussi finanziari, ad essere il campo di gioco, mentre quello di guerra deve restare il più isolato possibile, proprio per non "disturbare" l'iperconnesso mondo economico-finanziario che regge in piedi il mondo.

Ma la guerra, essendo una opzione, può verificarsi e allora le alternative prevedibili, previste, prioritarie o di emergenza devono essere applicate, per non interrompere le "catene del Valore", le linee commerciali e marittime, le produzioni "just in Time", la Supply Chain, i mercati dei Capitali e tutto quanto sottenda al periodo più integrato e interagente della Storia.

La guerra in Ucraina rompe una continuità territoriale tra l'Asia e l'Europa sia per i flussi energetici che per quelli delle merci, come nel caso della rotta Duisburg-Qongqing inserita nella Belt and Road Initiative (BRI), che oggi ha un eccesso di capacità. La reazione degli Houthi al conflitto in Palestina, aumenta il costo del trasporto e delle assicurazioni delle navi, e con essi quello delle merci in arrivo dalla Cina o dal sud est dell'Asia verso l'Europa, allungando i tempi di consegna. La sola via non interessata a tensioni è quella atlantica , tra USA, Canada, Sudamerica ed Unione Europea.

I conflitti dimostrano che "il mondo non è piatto", contraddicendo anche Friedman, dopo Fukuyama e che la guerra diviene un mezzo per mettere in pratica le alternative che si sono poste di fronte alla strategia in maniera fattiva, geograficamente, territorialmente, creando situazioni instabili ma controllate, utili per impedire l'uso di determinate aree all'avversario.

I fatti geopolitici "avvengono", perchè ogni Nazione persegue i propri interessi nazionali, negli scenari e nei consessi che ha ha disposizione, ed ogni nuovo fatto deve tenere conto degli altri fatti, in un interccio ininterrotto di catene causa effetto, a livello mondiale.

I fatti geopolitici possono essere contrastati, contenuti, assorbiti o sfruttati a proprio vantaggio, ma devono essere sempre considerati. In Geopolitica non esistono vuoti di potere, tanto meno nella Geoeconomia.

Alcuni di questi fatti sfociano in un intervento militare che è l'extrema ratio di accordi che non possono essere fatti valere neanche nella loro forma subottimale, e che con la guerra vengono stracciati. Ma altri accordi vengono presto scritti e rimessi al centro della discussione.

Mantenere l'equilibrio internazionale è come andare sulla bicicletta: se non si pedala si cade. Tutti.

Di Fabrizio Bertolami per comedonchisciotte.org
22.04.2024

Fonti:

In equilibrio sul Mondo

https://legal.un.org/repertory/art51.shtml

https://en.wikipedia.org/wiki/Peace_of_Westphalia

https://mid.ru/en/foreign_policy/fundamental_documents/1860586/

https://www.act.nato.int/wp-content/uploads/2023/05/290622-strategic-concept.pdf

https://thediplomat.com/2021/02/the-3-pillars-of-chinese-foreign-policy-the-state-the-party-the-people/

Commenti (7)

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    1. Cataldo 24 aprile 2024

      Questo articolo mi lascia perplesso, c'è come una mistica presunzione di razionalità degli attori, di armonia degli algoritmi in azione, in più c'è una presunzione di esistenza di valori come "interesse nazionale" a informare le attività di questi razionalissimi attori, tutte cose che non vedo per niente reali, ed anche ammesso che esistano in ogni caso sono sempre soggette ai principi, questi si reali, dell'eterogenesi dei fini e della parzialità dell'informazione, pertanto tutto lo scritto assume contorni fuffeschi.

    1. danone 24 aprile 2024

      La risposta iraniana del 14 Aprile sulle basi militari israeliane, ha indubbiamente segnato una svolta nella contrapposizione decennale tra i due Stati.

      Si ok betolami, ma perchè questo ci è stato rappresentato, ci è stato fatto vedere.
      Potevano farci vedere anche dell'altro e tu oggi ci avresti parlato di quell'altro, allo stesso modo.

      Per la prima volta, l’esercito iraniano ha lanciato un attacco diretto, dal suo territorio a quello israeliano, migliaia di km più distante, colpendo le basi israeliane nel Negev a sud e nel Golan a nord.

      Ma davvero credete che il 14 aprile 2024, per la prima volta da sempre, l'iran è stato in grado di rispondere efficacemente alla minaccia israeliana, mentre prima, nei secoli dei secoli, no?
      se si, fatevi guardare da uno bravo, stesso consiglio che do al bertolami.
      Anche perchè il nostro alla fine aggiunge..

      Mantenere l’equilibrio internazionale è come andare sulla bicicletta: se non si pedala si cade. Tutti.

      Ma come si fa ad accettare un'analisi del genere, perdonatemi?
      I tutti, di cui parla il bertolami, sono già, da mo, cooptati dentro agende mondialiste, etero-dirette da regie occulte, che per mandato non lasciano un spillo di spazio all'auto-determinazione dei popoli e delle nazioni del pianeta, altro che pedalare, magari si potesse ancora pedalare.

    2. absitiniuriaverbis 24 aprile 2024

      Quello che in bici da pista vinceva con estenuanti surplace si chiamava Antonio Maspes.
      Era meglio partire da dietro, tipo Iran, per battere l'avversario.

    3. Arthur 24 aprile 2024

      Secondo me sei un filino eccessivo.
      Non credo che ci siano regie occulte che riescano a controllare ogni cosa e che sia tutto già deciso.
      Sicuramente c'è qualcuno che è molto scafato e sa tessere trame, ordire trappole e soprattutto sa distrarre e imbonire, però non credo che ci sia davvero chi ha il controllo di tutto e tutti.
      Per un controllo del genere sarebbero necessarie una accettazione e una collaborazione incondizionate da parte di tutti i soggetti e di tutte le nazioni in campo sullo scacchiere mondiale, cosa di fatto impossibile per una ragione semplicissima: non si fidano gli uni degli altri.
      Alcuni sono ricattati, altri si sono venduti, altri ancora sono utili idioti manovrati, ma non tutti.
      Per fortuna il mondo è grande e ci sono troppe forze in gioco per un controllo totale su scala planetaria.
      Già il mondo è complicato di suo, e lo è da sempre, ma si è talmente fatto ricorso al "divide et impera" che oggi ci troviamo in un mondo diviso in una miriade di soggetti aventi interessi e punti di vista estramente eterogenei che è di fatto impossibile un controllo totalitario mondiale: il diavolo fa le pentole e non i coperchi.

    4. danone 24 aprile 2024

      Io credo, Arthur, che occidente, Cina e Russia, quindi i 3 blocchi geo-politici più potenti ed influenti del pianeta, siano già cooptati da tempo dentro le agende di cui sopra.
      Se i 3 blocchi in questione sono etero-diretti, come io credo, allora è matematico che per ogni altro Stato o governo del mondo, non ci sia partita.

    5. Arthur 24 aprile 2024

      La Cina non si fida, questo è certo.
      Ondeggia e sta con i piedi in due staffe.
      Probabilmente vale anche per la Russia.
      Per quanto riguarda l'Occidente, è in atto uno scontro che finirà con una parte che andrà a sfracellarsi contro un muro.
      Quello che verrà dopo sarà, verosimilmente, un ordine mondiale con un equilibrio diverso.
      Almeno io la penso così.
      Ma è tutto da verificare.
      Sarà il tempo ad aprire il sipario, a tempo debito.

    1. Jimbo 24 aprile 2024

      La politica è stata assorbita, inglobata dall'economia.
      E l'economia, nello specifico questo sistema economico, porta inevitabilmente alle guerre.
      Non esiste un'alternativa.
      Allo stato attuale uccidere migliaia di persone è un automatismo, si rende cioè obbligatorio.
      L'economia si è maggnata la democrazia, e ordina alla politica di aggredire per uccidere.
      Gnam.
      Non è questione di ATACMS e di Mig oppure di Nethanyahu e Macron.

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