di Davide Amerio per comedonchisciotte.org
Dopo aver tentato di coinvolgere i cittadini nella idea di una “Tv dei cittadini”, il progetto di Claudio Messora sembra essere arrivato al capolinea. I soldi non sono sufficienti per permettersi un canale digitale su cui trasmettere.
Nonostante la sottoscrizione di numerose quote di “azionariato” (tra cui anche una del sottoscritto), l’impegno economico richiesto è diventato troppo oneroso, e lo sviluppo commerciale del canale televisivo non è sufficiente a coprire i costi.
La prima considerazione da fare è di apprezzamento per lo sforzo e l’impegno profuso da Messora, e dai suoi collaboratori, per aver cercato di costruire una alternativa reale, all’interno del quadro putrefatto e stagnante della informazione italiana. Il loro lavoro continua sul canale You Tube, come da loro stessi spiegato:
Dopo cinque anni di trasmissioni, di dirette, di telegiornali, di talk show, di programmi di attualità, politica, arte, cultura e musica, il canale 262 si è spento. Cinque anni non sono pochi. Sono stati anni intensi, fatti di sfide continue, di ostacoli che sembravano insormontabili, ma anche di risultati che, oggettivamente, ci riconosciamo. Per quello che è stato costruito, questa esperienza merita di essere studiata nei libri come un caso unico nel mondo dell’informazione. Ma torniamo ad oggi. I soldi necessari per sostenere il canale questo mese, dunque per pagare la trasmissione sul digitale terrestre, non sono entrati. Ad oggi abbiamo raccolto solo il 38% del fabbisogno di aprile, e il 4% di quello di maggio. Questo significa che il cavo che porta il segnale verrà staccato. Ed è stato staccato. Non vedrete più la redazione al lavoro: le interviste, i programmi, le edizioni del telegiornale. Vedrete uno schermo nero. Nero, perché non siamo stati in grado di pagare la fattura per restare in onda. Pochi giorni fa, abbiamo lanciato un sondaggio, che mentre vi parlo è ancora aperto, al link deciditu.com In pochi giorni hanno partecipato 4 mila persone. La domanda era semplice: credete sia importante avere una televisione al servizio dei cittadini? Siete disposti a sostenerla? La risposta è stata unanime: il 99% ha risposto che dobbiamo continuare a trasmettere. Tuttavia, ben il 45% di voi ha dichiarato che vuole guardare la televisione dei cittadini, ma senza sostenere economicamente il progetto. E parliamo solo di coloro che hanno risposto al sondaggio, dunque teoricamente i più attivi e solerti.
Questo merito non è però sufficiente, in considerazione di una questione fondamentale, propria del “carattere” del cittadino medio di questo paese: l’Italiano medio preferisce accontentarsi delle litanie giornalistiche che lo rassicurano nei suoi pre-giudizi sul mondo, sulla politica, e sulla società.
Questo numero impressionante di giornali, riviste, trasmissioni televisive di “approfondimento” (sic!) che spudoratamente tengono il pubblico incollato a narrazioni farlocche, quando non decisamente false e tendenziose verso parti politiche precise, non avrebbero esistenza se non esistesse un pubblico compiacente.
E molti di quelli che ambiscono ad essere informati veramente, hanno introiettato il principio malsano, generato dal fenomeno crescente del Web negli ultimi 30 anni, di una informazione prodotta gratuitamente; come se chi lavora, direttamente o parzialmente, in questo ambito, possa produrre sempre e solo contenuti gratuiti.
Negli anni queste convinzioni hanno generato un Web tutt’altro che “libero”: gestito dai colossi Hight Tech, che hanno trasformato l’utilizzatore in un prodotto da vendere, via via con la pretesa di controllare sempre più i contenuti, definendo come pubblicabile solo ciò che si mostra compiacente con la narrazione ufficiale, risultando pertanto innocuo.
Chi oggi (da molti anni) svolge una funzione di informazione realmente alternativa è destinato – obbligato- alla gratuità: nella maggior parte dei casi attraverso Blog personali, o di gruppi/associazioni, le quali non ricevono altro che i finanziamenti dai propri sostenitori, sufficienti, a mala pena, per coprire le spese di tenuta di un Server.
L’idea lodevole di Messora, di creare una TV dei cittadini, libera e indipendente, sostenuta con forza, convinzione, e finanziamenti, dagli stessi, risulta quindi essere un azzardo nel contesto attuale.
Tenendo presente un’altra questione. A voler essere ben informati sono per lo più coloro i quali non se la passano troppo bene in questo contesto politico e sociale. Quindi i loro mezzi finanziari, da dedicare ad attività di sostegno all’informazione indipendente, risultano essere piuttosto limitati.
In queste ultime settimane, c’è una iniziativa che considero importante: quella di un Referendum per abolire il finanziamento pubblico ai giornali (ribattezzato “Reddito di Giornalanza”). Non posso che essere concorde nell’abolizione di questa vergogna (tra le tante) che abbiamo in Italia.
Mi piace sempre ricordare il grande giornalista Giorgio Bocca il quale scrisse, negli anni in cui il giornalismo italico si prestava a finire nella mani padronali di certi industriali, un testo illuminante dal titolo: “Il Padrone in Redazione”.
Cercò, inutilmente, di spiegare, al pubblico e ai suoi colleghi, come un Padrone avesse altri obbiettivi rispetto a quelli che dovrebbero guidare il giornalismo: non la fedeltà alla ricerca della verità, e alla consapevolezza del lettore, bensì al proprio profitto, trattando l’informazione non come un “bene” pubblico, ma come una merce qualunque da vendere sul mercato.
E qui è rinvenibile l’ennesima ipocrisia dei libberisti de’ noialtri (industriali e cavalieri serventi degli stessi): se vuoi giocare la carta del “libero mercato”, e della concorrenza… te la giochi con i soldi tuoi! Non con i soldi dei contribuenti. Sei libero di comprare e gestire un giornale: ma lo fai con le tue tasche, a tuo rischio, e pericolo (d’impresa).
L’iniziativa referendaria è dunque lodevole, ma non sufficiente. In primo luogo perché questo paese conosce azzeccagarbugli, e trasformisti politici, maestri nel ribaltare spudoratamente la volontà popolare.
Secondariamente ci sarebbe necessità (anche per rendere efficace l’eventuale risultato positivo del referendum) di un progetto politico più ampio che preveda:
1. Abolizione dell’Ordine dei Giornalisti: non serve a nulla, se non a dispensare credenziali di giornalismo contro l’art. 21 della Costituzione: sulla Libertà di parola e di espressione (difatti esso è un residuo dell’era Fascista) 2. Costruzione di Leggi che consentano ai giornalisti e, più in generale, a tutti coloro che si vogliono occupare di informazione, di costituire libere e democratiche associazioni alle quali iscriversi, e attraverso le quali essere riconosciuti, per far valere i loro diritti, e il loro lavoro. Nonché ovviamente rispondere di eventuali falsità prodotte. 3. Abolizione delle querele temerarie da parte dei “potenti”: con le quali si cerca di bloccare il giornalismo investigativo, minacciando danni ipotetici dal valore iperbolico. 4. Agevolazioni fiscali per i cittadini che vogliono sostenere il giornalismo libero. Contributi, non a fondo perduto, per iniziative editoriali senza padroni. 5. Riforma totale della Rai: costituzione di un soggetto indipendente dai partiti e auto governato.
Abbiamo bisogno come l’ossigeno di una informazione realmente libera e indipendente in questo paese: un cane da guardia del potere, anziché un cane da riporto. Ma non solo: la sua funzione si esplica anche sul piano sociale e politico aumentando la conoscenza di ciò che non funziona, e va corretto.
Anche la migliore classe politica non può vedere e sapere tutto quello che accade: una informazione libera non può che aiutare il benessere collettivo, consentendo di intervenire laddove lo sguardo del politico non arriva.
E i cittadini hanno bisogno di una informazione indipendente per essere consapevoli di dover (poter) cacciare le classi politiche peggiori, quelle che sembrano non finire mai in questo paese.
di Davide Amerio per comedonchisciotte.org
08.05.2026
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Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte.
omega 8 maggio 2026
Ho dato il mio contributo economico un paio di volte a Bioblu ma la continua richiesta di soldi mi ha insospettito e irritato.
Anche la qualità delle trasmissioni non è granchè migliorata nel tempo.
La sostenibilità finanziaria di un progetto editoriale va saputa fare e perseguire.