kelebeklerblog.com
Quando sentiamo che gli affitti – che vengono stabiliti dai padroni di casa – sono diventati inaccessibili, sbadigliamo.
Quando un miserabile sbucalta tra i nostri cassetti per rubarci cinque euro, e distrugge l’unica foto del bisnonno, che non ha prezzo, ci prende – giustamente – un colpo al cuore.
Ne consegue che per la maggior parte dell’umanità, i proprietari immobiliari sembrano avere molto meno impatto sulla nostra vita, dei miserabili.
Da cui deriva l’idea, se riuscissimo a liberarci dai miserabili, vivremmo tranquilli.
Spesso, i miserabili provengono da paesi lontani. O meglio, quando succede, almeno riusciamo a dare un volto ai miserabili, e riusciamo quindi a fantasticare una soluzione, la “remigrazione” dei miserabili.
Ieri, verso le ore sedici, ero alla Stazione Santa Maria Novella.
Tra mille persone, ne noto tre.
Una giovane donna dalla pelle nera.
Un italianissimo (anzi, toscano come capirò poi), altissimo, bei capelli neri, ma sguardo da allucinato.
Una donna penso italiana, ben vestita, dall’aria normale.
La giovane donna nera si fruga nella borsa, e le cascan degli spiccioli – credo due monete da due euro.
Veloce, l’italianissimo si china e glieli ruba.
Lei protesta, ma lui è alto e grosso, e se ne frega.
Io in quel momento mi sento spaccare il cuore in quattro.
So che la ragazza nera ha ragione e il maschio italico ha torto; vedo che la ragazza è chiaramente normale e quindi per luoghi comuni, penso che se perde quattro euro non muore; e poi mi chiedo, se io affronto il maschio bianco che ruba quattro euro alla ragazza nera, e lui mi accoltella?
Intanto la terza persona, la donna dall’aria normale, ci guarda affascinati, a me, alla donna nera e al ladro bianco.
La ragazza nera sussurra qualcosa come “no!” ma non ho il coraggio di schierarmi con lei.
In quel momento mi rendo conto della vera questione della Identità, di cui tanto si parla.
Lei – donna nera intersezionale – è sola in quel momento.
Io – che sono messicano, ma anche fiorentino – sono altrettanto solo.
Non è questione di razze, è questione di solitudini, di isolamenti nell’enorme macchina che ci isola tutti.
Che è poi la definizione ultima di ciò che chiamano Civiltà Occidentale: noi dovremmo difendere proprio questa solitudine dagli squilibrati che ci vivono dentro.
Lo sfigato alto e robusto e maschio e bianco, afferra i quattro euri… poi corre fuori.
Sui gradini della stazione, si gira verso di me, e mi urla, toscanissimo…
“C… guardi, fatti i c… tuoi!”
Per un attimo, mi fa simpatia, perché nella sua violenta rabbia e minaccia, ha notato che io l’ho notato, che lo stavo pensando.
Ma dietro, vedo la donna italiana, normale, che mi sorride, e improvvisamente, mi rendo conto che lei segue lui, corrono insieme…
li inseguo da lontano, per capire cosa faranno loro dei quattro euri rubati alla donna nera di cui non saprò mai più nulla. Li vedo scomparire, ridendo insieme, verso un qualche luogo in cui quattro euro contano qualcosa, contro qualcosa.
E’ come una violenta illuminazione.
Tra la mia vergogna per non aver fatto nulla, quello che deve aver vissuto la ragazza nera che non vedrò mai più, la mia viltà nel non aver affrontato lì per lì il ladro, la compassione per lui, la piccolezza di tutta la vicenda rispetto agli orrori immensi e reali, la curiosità di capire il ruolo della donna normale, la scoperta della complessità delle cose, la facilità con cui attribuiamo tutto a qualche etnia, e l’eterno mistero degli sfigati…
della gente che ti trovi ovunque, piccole fragili violente umanità, assassini crudeli che si spaccano come cocci d’uovo.
Eppure capisco come queste piccole cose ci sconvolgano più di quelle grandi, nella loro immensa, invincibile lontananza.
kelebeklerblog.com
19.11.2025
Fonte: https://kelebeklerblog.com/2025/11/19/assassini-che-si-spaccano-come-cocci-dovo/
nicolcass 24 novembre 2025
Pippardone interminabile per dire due cose ovvie :
.
1) Le vittime di ogni colore vanno difese
.
2) L'immigrazione invasione selvaggia è un crimine contro l'umanità