“AS BESTAS” E LA SPECULAZIONE ENERGETICA DELL’EOLICO

La speculazione energetica è argomento più che mai attuale. As bestas è un film spagnolo, ispirato ad una storia vera, che racconta i conflitti feroci fra alcuni abitanti delle montagne galiziane in seguito all’arrivo di un colosso norvegese che vuole acquistare molti terreni per costruirci una centrale eolica. As best

“AS BESTAS” E LA SPECULAZIONE ENERGETICA DELL’EOLICO

Di Massimo Selis, giubberossenews.it

In una radura di un bosco alcuni uomini immobilizzano un cavallo. Sono degli aloitadores (tradotto letteralmente: i lottatori) i quali non possono usare né corde né bastoni ma la sola forza delle loro braccia e corpi. La Rapa das Bestas è una festa che si celebra ogni anno in diverse città della Galizia che prevede proprio questa “lotta” fra uomini e cavalli bradi. Lo scopo però non è tanto quello di mettere in mostra la destrezza, la forza e il coraggio degli uomini, ma quello di sverminare, rasare coda e criniera e marchiare gli animali.



Inizia con questa scena, rallentata, senza audio ma accompagnata da una musica dolorosa e distorta, As bestas, film del 2022 del regista spagnolo Rodrigo Sorogoyen. Una scena i cui significati, anche sottili, si sveleranno lungo il corso dell’opera.

Siamo appunto fra le montagne galiziane, in un minuscolo paesino ormai quasi disabitato dove da due anni si sono trasferiti Antoine e Olga, due coniugi francesi che, cambiata radicalmente vita, ora si dedicano alla coltivazione biologica e vogliono sistemare alcuni ruderi per renderli nuovamente abitabili.

La convivenza però con alcune persone del luogo è tutt’altro che facile, in particolare con i loro vicini di casa, i fratelli allevatori Xan e Loren che vivono ancora assieme alla loro anziana madre. Sono nati e cresciuti lì, senza mai allontanarsi da quei luoghi aspri, non hanno studiato, hanno conosciuto solo la fatica, la povertà e l’odore della terra e delle bestie. L’alcol è l’unica medicina contro la rabbia e la tristezza. Antoine e Olga invece sono colti, hanno viaggiato in molte parti del mondo, Antoine era un professore universitario; sono francesi e per di più giunti in Galizia da pochissimo tempo e quindi percepiti quasi come dei piccoli invasori e colonizzatori.

Ma a far precipitare la situazione ci si mette l’offerta di un grosso colosso dell’energia “pulita” norvegese che vuole comprare molti terreni per impiantarci delle pale eoliche. Dei nove proprietari interessati dalla possibile vendita solo tre votano contro. Uno di questi è Antoine. Xan e Loren invece sono tra i più favorevoli alla vendita perché in essa vedono una possibilità di riscatto, la grande occasione che il destino ha loro porto per andarsene e costruirsi una nuova vita. Gli screzi con Antoine diventano odio, viscerale.

«Io sono qui da 52 anni, lui da 45, mia madre da 73 e ci siamo rotti i coglioni di essere dei poveracci. Ma guarda il peggio non è questo. Il peggio è che non lo sapevamo che eravamo dei poveracci finché non sono arrivati quelli delle pale eoliche a sventolarci tutti quei soldi in faccia. E adesso, ogni volta che mi alzo, alle cinque di mattina, con un dopo-sbornia della Madonna e la schiena che mi fa un male cane mi ricordo di te, e allora comincia un altro bellissimo giorno. […] Quei quattrini erano miei di diritto. Quei soldi mi spettavano di diritto, cazzo! E tu ti sei messo in mezzo tra me e i miei soldi! È chiaro?». Così Xan affronta Antoine in una tesissima scena al bar del paese, ormai vuoto. Soltanto Loren è con loro.

Il regista lavora con tutti gli strumenti che il cinema mette a disposizione per giocare con la tensione come in un crescendo. E quando sembrerebbe che si sia giunti al culmine di questa tensione, si riparte con un registro più pacato, ma poi l’onda monta nuovamente sino alla risoluzione finale. La fisicità degli attori, l’asperità dei paesaggi, i silenzi come gli scontri, le liti, il montaggio che gioca con la sospensione, con le ellissi così da creare un ritmo spezzettato, la musica ritmata, quasi ossessiva, tutto sembra portare il film sul piano dell’istintualità, dove la ragione, che pur tenta di giocare le sue carte, sembra dover soccombere. Anche perché lo spirito non entra mai in scena. E così gli uomini e le relazioni hanno un che di caotico, di ferino, di bestiale appunto, come recita il titolo. E non si pensi di poter isolare tale elemento solo da una parte, in un gruppo, in una famiglia, perché questa bestialità alla fine sembra avvolgere tutti, pur se in forme diverse. È come un magma psichico che intrappola e da cui non si crede di poter più uscire. Occorre la catastrofe perché si possa giungere alla catarsi.

Solo un film si dirà. Una narrazione cupa e pessimistica dell’animo umano, della lotta per la sopravvivenza ancora prima che per la conquista di un’identità. Ma il film ci riporta subito al realismo di tale narrazione. In primis perché As bestas è tratto da una storia vera, dalle vicende che hanno visto per protagonisti due coniugi olandesi, Martin e Margo, trasferitisi nel 1997 in un paesino della Galizia, Santoalla. Dopo una decina d’anni un’azienda decise di comprare molti terreni, tra cui quelli di Martin e Margo per impiantare una centrale eolica. La coppia si oppose, mentre altri abitanti del luogo volevano a tutti costi vendere i propri terreni. Le conseguenze e l’esito finale ebbero il tono della tragedia.

Realismo del film che parla a noi oggi, con l’assalto speculativo delle multinazionali dell’energia eolica, ad iniziare dalla Sardegna dove suddette multinazionali vogliono accaparrarsi per pochi soldi migliaia di ettari di terreno e di mare per installare gigantesche pale dell’altezza di circa 250 metri.

La forza dei “grandi”, della politica a cui non interessa minimamente il Bene comune, contro i popoli. Ma il film ci aiuta ad andare più a fondo e a non fermarci ad una prima analisi politica, economica e ambientale. Il gioco di chi ha il potere, è sempre quello di mettere i cittadini gli uni contro gli altri. Oggi il fronte che si oppone a queste speculazioni energetiche sembra compatto. Ma fino a quando? E fino a quanto?

Perché il potere sa giocare d’astuzia e non usa fin da subito tutte le sue carte. Attende e osserva, dall’alto, le mosse del suo avversario. Magari alzando in un secondo momento l’offerta economica, o proponendo una diversa soluzione che appare come un “buon compromesso”. E così il fronte popolare può incrinarsi, e infine cedere e spaccarsi definitivamente.

Nel film, seppure i personaggi sono forse costruiti puntando all’estremizzazione dei caratteri, lo scontro si protrae per lungo tempo fino a sfibrare le menti dei contendenti. L’uno sempre più inferocito contro l’altro. Si lavora ai fianchi e non solo frontalmente, corrompendo altri proprietari per far loro votare favorevolmente alla vendita dei terreni. Un gioco estenuante, di nervi, di viscere, di soldi, con l’obiettivo che l’altro ceda, esausto e annichilito.

Guardiamo allora ad un passato molto recente, al periodo del famigerato greenpass. Anche qui il potere ha calato l’asso quando la partita sembrava in bilico. All’inizio del 2022 ha reso possibile scaricarsi facilmente la tessera verde andando in farmacia. Potremmo dire, senza timore di sbagliare, che circa l’80% di chi si opponeva a tale infame misura è corso a scaricarselo cercando ogni espediente possibile. I discorsi su un fronte che doveva restare unito, che doveva ragionare come un Noi e non come tanti piccoli Io si sono dissolti nel giro di poche settimane. Chapeau al potere!

Non solo, ancora oggi, quando si esprime tale “ovvietà” si alzano gli scudi, si accampano le più ridicole scuse e giustificazioni, dimostrando che non si è capaci di una riflessione obiettiva, sui princìpi; si sprofonda invece sempre nel discorso personalistico. Senza nemmeno rendersene conto si entra nel dominio dell’istintualità, appena temperata dalla ragione. E il pensiero spirituale, ovvero metafisico e simbolico? Non si è mai veduto né sentito.

Il principio da difendere era, prima di tutto, che bisognava mettere da parte ogni rivendicazione personale e guardare al Bene maggiore che non poteva che essere un Bene di e per tutti, che imponeva il sostegno vicendevole e il sacrificio, se necessario. Sì, il sacrificio.

È stata una prova che la Storia ha permesso ed è stata mancata. Anche la speculazione energetica a cui stiamo assistendo proprio oggi è la riproposizione della medesima prova. Cambiamo le forme esteriori, ma la sostanza profonda è la medesima. Ma per leggerla come tale bisogna vedere come le mosse, gli atteggiamenti del potere non sono altro che lo specchio di questa umanità e quindi anche di ciascuno di noi. Soltanto che in loro, questi si mostrano ingigantiti ed estremi. L’individualismo è in fondo un veleno che scorre nelle vene dell’uomo d’oggi, in ogni uomo. Chi oggi è davvero capace di un gesto d’amore oblativo, di una condivisione disinteressata, di sacrificare il proprio tempo e le proprie risorse per metterle al servizio di un Bene più grande, per la comunità? Chi è capace di tener fede alla parola data, ad un principio superiore quando il costo da pagare si fa alto, altissimo? Le eccezioni confermano la regola, al punto che tali parole suonano addirittura ridicole alle orecchie dell’uomo d’oggi, sembrano sciocche e idealistiche visoni di uno squilibrato. Il fatto è che questa è un’umanità talmente decaduta da non sapere più nemmeno quale sia la vera statura dell’Uomo. Perché noi ragioniamo, contro ogni evidenza, come se “questa società” potesse durare chissà ancora per quanto. Mentre al contrario siamo prossimi alla sua deflagrazione. E solo dopo ci sarà la catarsi. E dunque per recuperare la reale statura dell’Uomo, le prove si rendono necessarie e non possono essere che prove di fuoco. Ma bisogna prima riconoscerle per decidere di superarle. Bisogna riconoscere che siamo tutti, al fondo del fondo di noi stessi, come Xan, Loren, Antoine e Olga. Nella magmaticità degli eventi possiamo facilmente sprofondare.

Chiudiamo con le parole sferzanti di un grande intelletto, di un vero uomo della Tradizione morto quasi 60 anni fa, Attilio Mordini, con la speranza che alcuni fra noi le sappiano fare proprie. Le categorie di cui lui parla sono ovviamente categorie dell’anima.

«Se è caratteristica del plebeo e del proletario combattere e magari sacrificare la propria vita nella certezza della vittoria, se è caratteristica del borghese combattere anche quando le sorti sono molto dubbie per difendere certi interessi, è caratteristica tutta aristocratica combattere anche sapendo di perdere, è caratteristica tutta aristocratica saper vivere spiritualmente già oltre l’ostacolo, saper vivere già di vita eterna nell’adempimento della propria missione nel mondo».

Di Massimo Selis, giubberossenews.it

Fonte: https://giubberossenews.it/2024/07/03/as-bestas-e-la-speculazione-energetica-delleolico/

NOTA: Le immagini riportate nell’articolo sono di proprietà di Arcadia Motion Pictures / Caballo Films / Cronos Entertainment

Commenti (28)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 28 caricati
    1. gabedo 13 luglio 2024

      Ho visto questo film un paio di mesi fa per caso su rai4. Bellissimo. Lo consiglio vivamente

    2. emilyever 13 luglio 2024

      Anche a me è piaciuto tanto questo film, ma mi sono stupita che nessun critico o persona che l'abbia visto, si sia soffermato sulla frase inziale che i cavalli per potere essere liberi dovevano essere marchiati. Io il film l'avevo visto in streaming in versione originale con i sottotitoli francesi, e subito ero sobbalzata sulla sedia: ma la nostra condizione non è stata durante la pandemia, come quella dei cavalli ? per avere libertà di movimento non dovevamo accettare di essere marchiati? E mi venne in mente un altro bellissimo film di Sidney Pollack: Non si uccidono così anche i cavalli?

    1. absitiniuriaverbis 13 luglio 2024

      Immaginate di vivere in un mondo in cui le auto sono solo elettriche. Dove è del tutto naturale che tutti le guidino e nessuno si chiede se ciò sia un bene o un male.

      Poi un giorno qualcuno inventa l'auto col

      Pensate a quanto venderebbe bene: un veicolo che pesa la metà, costa la metà, si rifornisce in meno di 1/10 del tempo e con anche quattro volte l'autonomia, sia che là fuori ci siano -30 oC sia che faccia un caldo infernale. Che non fa uso di materiali rari e costosi, il cui reperimento è dannoso per l'ambiente e, a conti fatti, inquina davvero poco.

      Serve altro?

    2. sbregaverse 13 luglio 2024

      Qui in Italia non sono interessati alle prese elettriche a corrente alternata; tanto lo sanno che possono contare su una presa per il culo a corrente continua.

    3. LuxIgnis 13 luglio 2024

      Il grosso limite attuale della mobilità elettrica sono le batterie. Difatti dove non è necessario l'utilizzo delle batterie, ergo dove ci sono delle tratte fisse, la mobilità elettrica è utilizzata preferendola a quella a combustione. Treni e metropolitane.
      Il problema ricade tutto sulla batteria: una certa pericolosità (ma può esplodere anche un telefonino - è successo), terre rare con le conseguenze per i territori nell'estrazione, senza contare le corruzioni politiche, il peso, l'autonomia, i tempi di ricarica.
      Ma il motore elettrico è più efficiente, non solo come impatto ambientale, ma anche proprio come rapporto tra energia prodotta e dispersa. Ed è anche più facile da manutenere. Ha molti meno componenti di un motore a scoppio.
      È stata realizzata di recente un auto elettrica che ha raggiunto i 450 km/h. Quasi impensabile per un motore a scoppio.

      Al momento trovo anch'io che sia un'assurdità la mobilità elettrica privata, perché controproducente e costosa, ma per il problema che ho detto. Una volta che, se sarà, superato quel problema non ci saranno più intoppi. Se ci sarà un futuro.

      Quello che è da evitare è di fare come Edison che metteva gli elefanti sulla sedia elettrica per dimostrare che la corrente alternata (inventata da Tesla) era più pericolosa di quella continua.
      Vero. Con la corrente continua non muori. Con quella alternata sì. Ma quella alternata è molto ma molto più efficiente di quella continua. Una volta prese le necessarie accortezze, la si è preferita per ovvi motivi.

    4. absitiniuriaverbis 13 luglio 2024

      Certamente, le batterie stanno ai motori elettrici come le scorie alle centrali nucleari.
      Personalmente sono per l'idrogeno...

    5. LuxIgnis 13 luglio 2024

      Sarebbe meglio difatti. Se fosse possibile. O forse lo è ma i soliti interessi economici vanno solo dove c'è profitto.

    1. BrunoWald 12 luglio 2024

      Come potrebbe non esserci individualismo, se non esiste più la comunità? Ogni "noi", persino la famiglia, è ormai un ente puramente artificiale, un'aggregazione casuale nata dalle circostanze, da affinità superficiali, da interessi che potrebbero cambiare in qualsiasi momento... E infatti questi "noi" tendono a dissolversi al primo soffio di vento.

      Come potremmo sentirci uniti a gente che ci vive accanto, ma con la quale spesso non abbiamo nulla in comune, che magari evitiamo di incontrare sul pianerottolo, o che ci rompe persino le scatole? Il vero "noi" nasce dal condividere il sudore, il dolore, l'allegria, i successi, i saperi, le consuetudini, e gli stessi paesaggi che contemplarono gli avi prima di noi.

      La comunità del sangue e della terra, la comunità di destino, per cui valeva la pena lottare e sacrificarsi, l'abbiamo perduta da un pezzo perché non l'abbiamo saputa difendere. Abbiamo ascoltato le sirene del progresso, del benessere, della falsa libertà, delle comode rate...

      E adesso ci cucchiamo l'individualismo, con tutto ciò che l'accompagna.

      I più fortunati tra noi condivideranno al massimo qualche fugace momento di genuina gioia con un'anima affine, di tanto in tanto.

    2. DrCaligari 12 luglio 2024

      Siamo in un dominio di vuoto prezioso Bruno, naufraghi alla deriva che resistono con fatica grappati alla zattera dell'io. Possiamo denigrarla la barcaccia, vagheggiare onirici superyacht, ma ci tiene su ci porta avanti ancora sto relitto. E l'orizzonte non si staglia.

    3. sbregaverse 13 luglio 2024

      Si rema, captivi, nella stessa galera, incatenati al remo dell'io.
      In primis necesse est
      ~SCATENARSI~

    4. fuffolo 13 luglio 2024

      Navigare necesse est, vivere non

    1. DrCaligari 12 luglio 2024

      Se ancora vogliamo credere alla favola bella che possa esistere un'energia pulita contrapposta a una che tale non è, che possa esserci della carne sana a nutrirci, di mucche al brado su verdi pascoli collinari anziché orrendi lager animali, allora continuiamo pure a farlo ma sarà un'illusione che poggia sull'ignoro, cosa diversa dal sogno, cui conduce il cognosco da cui conoscenza, cognizione. Creare energia vuol dire violentare l'ambiente e nutrirsi ci si nutre di dolore animale: sempre. La domanda quindi è un'altra: perché, che cosa ne vale davvero il prezzo? Non parliamo di risposte individualistiche, bensì ci misuriamo e non può essere altrimenti che singolarmente. Quanti di questi 8 miliardi valgono il dolore di una bestia, e quale il metro su cui li discerniamo? La conoscenza e la cognizione. Tutto il resto non è solo sacrificabile, ma è da sacrificare. Non solo ce lo chiede, ma ce lo ordina la coscienza. Gente come Harari sbaglia il parametro: non è la ricchezza o il potere, ma la consapevolezza l'anima il criterio. Tutto il resto in fondo lo dicono giusto

    2. Nonso 12 luglio 2024

      Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia.

    3. Nonso 12 luglio 2024

      Rappresenta un nome di donna.

    4. LuxIgnis 13 luglio 2024

      Giusto. Quello che spesso non si capisce è che non esiste nulla di gratis in tutte le cose. Che ogni cosa ha il suo prezzo da pagare.
      Quello che manca è la coscienza del prezzo da pagare. Si pensa solo allo sfruttamento e mai alle conseguenze che ne derivano.
      Forse non possiamo fare come i nativi, ma dovremmo imparare da loro che di questo prezzo ne erano pienamente consapevoli.
      Prendevano senza remore, e con piena coscienza di uccidere un essere vivente, ma solo quello che gli serviva. Avevano cura di scegliere le prede "meno importanti" e lasciavano quelle "importanti" per la conservazione della specie. E restituivano alla terra il più possibile e ogni volta che potevano. Se sradicavano una pianta non la prendevano a caso, ma in un certo senso chiedevano il permesso e ascoltavano quella che poteva essere sacrificata. E lasciavano sempre un'offerta in loco.
      Lo so sembra poetico e romantico, ma era comunque dimostrazione di una coscienza elevata di vivere in un mondo come parte integrata. E tutto questo serve anche a pagare quel prezzo che ho detto. Noi non abbiamo questa coscienza e il conto prima o poi arriva. Se ne si è coscienti si agisce di conseguenza e se ne mitiga l'ammontare, se non lo si è, arriva fra capo e collo. E alcuni prezzi sono molto alti.

    5. DrCaligari 13 luglio 2024

      L'enigma della Sfinge, il dubbio amletico, tutte domande che non chiedevano una risposta ma proprio in quanto quesiti insolubili servivano a tenere sempre sul pezzo. Perfino la versione ad uso plebeo del memento mori, un precotto per anime candide. Direbbe Occam: da quando abbiamo smesso di trovare risposte? Da quando abbiamo interrotto il flusso delle domande. La cecità del resto non riconosce zeri, e ne pagheremo un conto a nove pare.

    6. LuxIgnis 13 luglio 2024

      O anche da quando abbiamo trovato una risposta e l'abbiamo resa esclusiva non volendo riconoscere che una domanda giusta genera una risposta, ma una risposta giusta genera un'altra domanda.
      Un moto perpetuo.

    7. DrCaligari 13 luglio 2024

      Beatrice. p.s. lo so da trenta secondi dopo aver letto, il resto del tempo serviva a chiedersi se valesse la pena rispondere.

    8. Nonso 14 luglio 2024

      Come buttare via la bellezza di 22 ore e 35.
      Io invece ho letto e risposto subito, di solito rifletto molto su cose importanti.

    9. DrCaligari 14 luglio 2024

      Ci manca solo il muso adesso. Intendevo che la tua critica poteva essere più acuminata e io la avrei apprezzata di più. Va be insomma il quiz l'ho solto almeno?

    10. DrCaligari 14 luglio 2024

      Fa niente se non rispondi. Non ha importanza. Ciao

    1. ailavioni 12 luglio 2024

      "è caratteristica tutta aristocratica combattere anche sapendo di perdere"
      E' vero ! E' vero ! E' vero !
      Ma solo per l' uomo libero.
      L' uomo che "tiene famiglia" non è libero.
      Se va alla rovina lui, con sè trascina anche tutti gli altri.
      Forse anche su questo si fonda la sicurezza del potere.
      Ma un potere intelligente non dovrebbe arrivare al punto di mettere con le spalle al muro l' uomo che tiene famiglia.

    2. Teopratico 12 luglio 2024

      A tal proposito ricordo di una visita ai "Giganti della Sila", un piccolo lacerto degli antichi boschi di pini maestosi che riempivano quelle montagne, razziati e tagliati dalgi Anglo come pegno dell' ultima guerra: un paio di ettari scarsi di alberi giganteschi appartenuti a una famiglia nobiliare che li difese con i propri corpi. In quel caso, forse a costo della vita, sapevano di perdere ma vinsero, i loro alberi sono ancora lì.

    3. uomospeciale 12 luglio 2024

      Per questo fino a non molto tempo fa ( e in molte istituzioni fondamentali ancora oggi ) se uno non tiene famiglia, non ha nessuna speranza di fare carriera, non glielo permettono.
      Non sia mai che un cane sciolto senza famiglia, né legami, possa arrivare al vertice senza guinzaglio, senza poter essere ricattato, minacciato, o senza poter blandire o comprare i suoi cari per poterlo manovrare direttamente o indirettamente.
      Come vedi il sistema è perfetto, e ha pensato a tutto.

    4. Stefanovic 13 luglio 2024

      Sei l'utente più originale e che fa gli interventi più interessanti, ma talvolta te ne esci con queste sparate che non stanno né in cielo e né in Terra. C'é stato persino un momento in cui i 3 Paesi più importanti d'Europa avevano i 3 "capi al vertice" (che di solito è lo Stato ma da noi è ridicolmente considerato il governo) senza figli: Merkel, Gentiloni e Macron. Del resto ormai non c'é più rispetto nemmeno per i propri figli, è pieno di coppie che tengono il neonato accanto al pitbull come se nulla fosse (e facciamo finta che 2 anni di punture e bavagli non siano esistiti), quindi la forma di ricatto sulla famiglia è ormai inesistente

    5. pieros 13 luglio 2024

      Famiglie allargate

    6. uomospeciale 13 luglio 2024

      Essere senza figli non vuol sempre dire essere un cane sciolto.
      Comunque a suo tempo se non tenevi famiglia non ti davano manco un prestito in banca e neppure ti assumevano in una banca, per dire..
      Un uomo senza figli era visto con molto sospetto anche ai tempi di mio padre, non era come adesso che si può fare il single a vita senza farsi prete o passare per un losco figuro che insidia i ragazzini.
      Beh, Magari oggi le cose sono un pochetto cambiate, lo riconosco...😉
      Comunque il potere preferisce sempre chi è facilmente ricattabile: non solo attraverso moglie e figli ma anche attraverso altri parenti, amanti o tramite il sesso ( chi ha detto Epstein?)
      Oggi avendo sdoganato ogni preferenza sessuale o idea politica, se ci fai caso l'ultimo tabù rimasto che resiste al vietato vietare, è quello della violenza sessuale:

      E' rimasto solo quello....E quella la sola pallottola d'argento rimasta che può far cadere anche i capi di stato e i presidenti di banche internazionali.

    7. Stefanovic 13 luglio 2024

      esatto, il Mondo è cambiato. Le donne (che hanno il monopolio della riproduzione) sono anzi incentivate a non figliare. Un chiaro segno che alle oligarchie occidentali interessa distruggere tutto anche a costo di distruggere sé stessi

Visualizzati 28 di 28 commenti approvati.