Antonio Gramsci: faro del Mondo nuovo

Pensieri e proposte di un uomo senza tempo.

Antonio Gramsci: faro del Mondo nuovo
“Uccidete pure me, ma l’idea che c’è in me non l’ucciderete mai” Giacomo Matteotti

Antonio Gramsci è uno dei più grandi pensatori che l’Italia (e il mondo intero) abbia mai visto nascere.

Un pensatore che potrebbe essere affiancato da decine di titoli ulteriori, come politico, filosofo e scrittore.

Un uomo che ha dato la vita per i suoi ideali e ha speso l’intera sua esistenza per far maturare concetti fino ad allora poco conosciuti e compresi nel panorama globale.

Una vita, dunque, al servizio dell’altro, per la costruzione di una società più giusta e di un mondo migliore. Senza mai dimenticare le persone che ha amato fino all’ultimo istante della sua vita (alle quali scriveva ricorrentemente anche dal carcere e dalle quali attendeva con trepidazione le lettere di risposta) e certamente anche grazie alle quali è riuscito a sopportare anni di dura prigionia fascista: Tania, Iulca, Mamma, Delio, Giulia, etc.[1]

Prigionia (fino alla morte) considerata dal regime che ha governato l’Italia dal 1922 al ’43 come l’unica arma in grado di fermare l’impeto delle idee di Antonio Gramsci.

Un’onda travolgente che comunque non si è spenta all’interno delle quattro mura dove egli è stato relegato per troppi anni, ma che ha esondato inarrestabile travolgendo i quattro angoli del globo.

Anche oggi, dunque, a distanza di quasi 90 anni dalla morte dell’illustre comunista sardo (capo indiscusso dei comunisti italiani fin dalla nascita del PCI nel 1921), i suoi concetti, i suoi pensieri, le sue proposte e la sua personalità vengono studiati, analizzati e spesso adottati nell’organizzazione delle società nel suo complesso.

Studiati e analizzati non solo da chi si ispira alla sua persona e ai suoi ideali ma anche da chi si trova agli antipodi di tali ideali: in primis le élite liberaldemocratiche che guidano il c.d. “Occidente politico”.

Studi e “messa a terra” che hanno visto nell’America Latina e Caraibi uno dei terreni più favorevoli, grazie a movimenti popolari e governi che hanno sempre considerato le analisi di Gramsci un faro imprescindibile.

Alcuni esempi:

  • Il Presidente venezuelano Maduro, durante la sua prima visita a Roma, come primo atto visitò la tomba del grande pensatore sardo.
  • I centri studi cubani sono pieni di analisi e approfondimenti del pensiero gramsciano.
  • Il socialismo del XXI secolo (latinoamericano e caraibico) e la stessa Teologia della Liberazione non sono scevri degli studi gramsciani.

Ma quali sono, dunque, i lasciti “intellettuali” di Antonio Gramsci?

Se gli studi e gli approfondimenti di questo grande pensatore si trovano scritti in decine di libri, credo sia qui e ora utile riportare alcuni dei temi che egli ha trattato durante gli anni di vita e che gli hanno certamente garantito la “vita spirituale” eterna:

Egemonia e dominio: Un sistema economico – sociale non può basarsi sul dominio, bensì deve farlo sul consenso. Il dominio senza consenso da luogo all’autoritarismo, al malessere nella società e destina i governanti al crollo. C’è dunque necessità del consenso e della capacità di direzione ideale e morale sulle altre classi sociali. Una classe sociale (per Gramsci ovviamente il proletariato) per ottenere le sue rivendicazioni (in primis una nuova formazione economico – sociale) deve fare egemonia. Deve essere egemone prima e dopo la presa del potere, in primis nella società civile. Una grande e forte egemonia dal punto di vista ideale, politico e culturale. Dunque, nelle convinzioni e nella proposta di Gramsci il proletariato deve essere egemone nella società civile anche prima della presa del potere, senza poi imporre le sue idee una volta raggiunto quest’ultimo (in quanto si tratterebbe solo di dominio). In tutto questo, per Gramsci il ruolo del Partito e degli intellettuali è fondamentale.

Dunque, la classe che aspira a prendere il potere per realizzare le sue aspirazioni deve intraprendere una grande battaglia culturale e ideale in tutta la società, cercando di rendere egemoni le sue idee.

In questa sua analisi, il pensatore sardo mostra dunque che non basta la battaglia a livello di “struttura” (cercando dunque di modificare i rapporti economici) ma serve anche quella all’interno della “sovrastruttura” (cultura, etica, politica, etc.).

Gramsci condanna anche le semplificazioni deterministiche e le concezioni dogmatiche (la struttura determina la sovrastruttura, in un rapporto di dipendenza meccanica) di certi studiosi che travisano lo stesso pensiero di Marx. Egli invece spiega che il filosofo tedesco definisce si le sovrastrutture come “apparenze” ma solamente per semplificare il suo pensiero e renderlo fruibile al maggior numero di persone possibile. In realtà, si comprende bene che Marx con il termine “apparenze” vuole solamente sottolineare la “storicità” delle sovrastrutture e non negarle o renderle assolute.

Il ruolo degli intellettuali: La questione degli intellettuali si salda strettamente a quella dell’egemonia e del consenso. Una società politica (o un Partito o una Classe), per non esercitare solamente un dominio coercitivo, ha bisogno anche degli intellettuali. Intellettuali che aiutano a creare consenso e dunque a fare egemonia. Tale società deve dunque guadagnarsi l’adesione di più intellettuali possibili, siano essi “organici” (espressione diretta di una determinata classe e dei suoi interessi) che non. È solo così che una società politica (aggregando gli intellettuali e le organizzazioni della società civile) può governare rifuggendo il “dominio” ed essendo vera “dirigenza”. Una società politica dirigente che dunque sa svolgere un ruolo realmente progressivo, che riesce davvero a far avanzare la società attraverso il consenso.

Una volta preso il potere, gli intellettuali hanno una funzione decisiva nell’egemonia esercitata dal gruppo dirigente, ossia quella organizzativa e “connettiva”. Essi hanno la funzione di organizzare l’egemonia sociale di chi guida l’intera società, e lo possono fare perché godono di prestigio presso la stessa.

Il ruolo del Partito: Gramsci introduce la questione del Partito con un’analisi del “Principe” di Machiavelli. Egli spiega che questo “Trattato di Scienza della Politica” è rivoluzionario, in quanto si rivolge alla classe rivoluzionaria del tempo (cioè il popolo, la Nazione italiana, la democrazia cittadina che esprime dal suo seno i Savonarola e i Pier Soderini). Esso ha dunque un carattere essenzialmente rivoluzionario, come l’odierna “Filosofia della Praxis”. Con quest’ultima si intende una teoria legata indissolubilmente alla pratica; una nuova concezione del mondo alternativa e antagonista a quella dominante (nel XXI secolo il capitalismo neoliberista), non solamente astratta e teorica ma legata all’obiettivo di accumulare le forze necessarie per portare a termine la rivoluzione. Dunque, una concezione del mondo che si incarna nel proletariato grazie al lavoro degli intellettuali organici e del conflitto sociale. In conclusione, si può dire che solamente la saldatura e la successiva unità indissolubile tra la formazione e la lotta di classe possono far prendere consapevolezza agli sfruttati della loro condizione di subalternità e a cercare di emanciparsi.

Tutti questi sforzi non possono però portare concreti risultati se un “moderno” Principe (ossia il Partito, dunque non un uomo solo al comando) non si costituisce e non prende il suo legittimo posto nella concreta realtà del presente. Il Partito è la forma di organizzazione più elevata del Soggetto Rivoluzionario, è l’intellettuale collettivo che è spinto a divenire Stato egli stesso e a modellarlo a sua immagine e somiglianza (riunendo in sé tutte le esigenze e le aspirazioni della lotta generale). Il Partito deve essere un intellettuale collettivo, un organismo, un elemento sociale complesso nel quale una volontà collettiva si concretizza. Esso deve essere intellettualmente e moralmente unificante, con una forte leadership e disciplina. Non può e non deve però limitarsi ad essere formato da “rivoluzionari di professione”, ma deve essere molto più ampio. Il suo ruolo principale è quello di guidare la nuova classe sorta nel seno dei presenti rapporti di produzione.

Nella sostanza, nella prima fase (quella della “Guerra di posizione”), il compito principale del Partito dev’essere quello della promozione di una riforma intellettuale e morale delle masse. Ciò serve anche al Partito per espandersi, per fare da principale intermediario tra la fase iniziale della formazione della volontà collettiva e la sua accettazione da parte di tutta la società, costruendo dunque EGEMONIA. Il Partito, quindi, ha come obiettivo quello di educare e trasformare le masse in agenti coscienti del processo rivoluzionario.

Nel Partito deve vigere il “CENTRALISMO DEMOCRATICO”, ossia la formula migliore per garantire una dialettica sana e propositiva all’interno e fra i 3 livelli dai quali il Partito è costituito:

  • Le persone comuni: la base sociale del Partito che partecipa ai lavori basandosi su disciplina e lealtà.
  • I dirigenti: i quadri, la direzione del Partito. Essi sono l’elemento principale di coesione, con una forza altamente coesiva, centralizzatrice e creativa.
  • Gli “intellettuali organici”: essi esercitano una funzione di intermediazione, permettono l’interazione e l’integrazione politica, morale ed intellettuale fra le masse e la direzione.

Una volta preso il potere, il Partito si pone come un “moderno Principe”, un soggetto “assoluto” che fa da guida ed indirizza la società. Ovviamente, una volta preso il potere la riforma “intellettuale e morale” si concretizzerà in primis nella riforma economica della società, per il miglioramento delle condizioni di vita concrete degli strati più depressi della società e per la loro “rinascita interiore”. Per i comunisti, il Partito deve essere considerato come l’organismo nel quale e grazie al quale si concretizza la volontà collettiva. Il Partito è un esercito, un’avanguardia consapevole, organizzata e disciplinata, non chiusa in sé stessa ma destinata ad estendersi e a ramificarsi conquistando nuovi consensi.

Centralismo democratico: è necessario che il Partito si basi sul centralismo democratico, ossia un centralismo in movimento, un continuo adeguamento dell’organizzazione al movimento reale, un contemperare le spinte dal basso con il comando dall’alto. Un inserimento continuo degli elementi che sbocciano dal profondo della massa nella cornice solida dell’apparato di direzione che assicura la continuità e l’accumularsi delle esperienze. Non serve un consenso passivo delle masse verso il vertice, bensì c’è bisogno di un consenso attivo e diretto. La necessaria coscienza collettiva forma (e si forma essa stessa) le varie manifestazioni di idee e la loro successiva sintesi unitaria.

Blocco storico: Siamo in presenza di un blocco storico quando, all’interno di determinate situazioni storiche, si stabilisce un rapporto omogeneo, un legame organico, un’effettiva interazione tra struttura e sovrastruttura (in sostanza fra “base economica” e “istituzioni politico – sociali” dominanti). Tale saldatura è frutto dell’azione della classe sociale egemone, la quale ha il compito di dirigere le attività sia nella struttura che nella sovrastruttura. Dunque, tale nozione è collegata e connessa all’esercizio e all’organizzazione del potere da parte delle classi dominanti. Tale blocco storico non è sempre presente e non va confuso con la “formazione economico – sociale”, quest’ultima invece sempre esistente.

Stato e Società civile: lo Stato deve essere visto e considerato come un “equilibrio di compromesso” fra i gruppi sociali. Esso risulta dall’unità di società politica e civile (quest’ultima intesa come l’insieme degli organismi volgarmente detti “privati”, come la Chiesa, i sindacati, etc.) configurandosi concretamente come “egemonia corazzata di coercizione”. Dunque, almeno nei Paesi più avanzati, lo Stato non è un mero strumento di repressione di una classe (come il vecchio Stato liberale ottocentesco), ma comprende politica ed economia da un lato e società politica e civile dall’altro (uno “STATO INTEGRALE”). E a proposito della visione liberista dello Stato e della società, Gramsci la stronca così: “Si specula inconsciamente sulla distinzione tra società politica e società civile, affermando che l’attività economica è propria della società civile e la società politica non deve intervenire nella sua regolamentazione. Ma in realtà questa distinzione è puramente metodica, non organica, e nella concreta vita storica società politica e civile sono una stessa cosa. D’altronde anche il liberismo deve essere introdotto per legge, per intervento cioè del potere politico.”

Società politica e civile formano la sovrastruttura e fanno parte a pieno titolo dello Stato.

In più, lo Stato non produce la situazione economica ma ne è l’espressione. Più precisamente, però, si deve parlare dello Stato come agente economico, in quanto fa comunque parte di questa situazione.

Negli auspici di Gramsci, dunque, l’egemonia comunista va promossa all’interno della Società civile (la quale fa parte dello Stato) e, una volta raggiunta, si può dare vita a quel “potere egemonico” (guidato dal Partito Comunista come avanguardia del proletariato, nonché da quest’ultimo) che ha alla base il concetto di consenso. Infine, il “soggetto – classe” di questo potere egemonico, per essere davvero egemone non può che farsi Stato.

Coscienza di classe: Fondamentale ma non scontata. Infatti, senza un efficace lavoro il proletariato (la classe di lavoratori salariati sfruttati dal capitale) non ha coscienza di classe e dunque non è consapevole né della sua condizione di subordinazione né di ciò che può fare per cambiare la situazione che vive. Il ruolo del Partito (in quanto avanguardia organizzata di questa classe) e degli intellettuali (in primis quelli organici) è quindi fondamentale per condurre i subalterni ad una superiore concezione della vita, creando anche un “blocco intellettuale – morale” che renda politicamente possibile un progresso. Questo è lo strumento e il primo passo necessari per far riconoscere i proletari in un’unica classe che operi per unire la giusta teoria e la giusta pratica (dando dunque vita a quella “Teoria della Praxis” marxiana).

Educazione e Scuola: Gramsci considera fondamentale la cultura e il ruolo della scuola. Egli descrive la scuola come “Struttura Oggettiva”, luogo di elaborazione culturale. Egli aborrisce la scuola autoritaria e discriminante (come quella del suo tempo.... e non solo), fa presente che tutti i giovani devono essere uguali dinnanzi alla cultura, è contrario alla divisione tra scuola classica e professionale. Egli sostiene una scuola “unica, iniziale, di cultura generale, umanistica e formativa, che porti allo sviluppo intellettuale e manuale (tecnico)”.[2] Dunque, una SCUOLA UNITARIA. Accanto a ciò si dovrebbe affiancare, nella formazione, anche il Partito inteso come intellettuale collettivo. Quindi, un rapporto strettissimo fra cultura, società e politica.

In conclusione, dunque, è possibile affermare che l’esempio e il pensiero di Antonio Gramsci sono imprescindibili per cercare di comprendere il mondo (e provare a cambiarlo).

Un lascito senza tempo come strumento indispensabile per almeno provare a non essere gli “utili idioti” di un sistema interessato solamente a perpetrare sé stesso a vantaggio di pochi “eletti”.

Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza. Antonio Gramsci

Di Alessandro Fanetti per ComeDonChisciotte.org

NOTE

[1] https://archive.org/details/gramsci-antonio.-lettere-dal-carcere.-1926-1937-1996.

[2] Carlo Ricchini, Eugenio Manca, Luisa Melograni, Gramsci, le sue idee nel nostro tempo, Editrice L’Unità, Roma, 1987.

Commenti (38)

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Mostra commenti 38 caricati
    1. pitagora 4 settembre 2024

      Ho letto la tirata di tale Arthur, pensatore che senz'altro eclissa il povero Gramsci.
      Peccato che l'egemonia culturale, in questo caso quella neo-liberista oligarchica, è ESATTAMENTE il fenomeno che stiamo vivendo: un costrutto ideologico esteriore, che nasconde una forma di dominio economico e materiale proprio al fine di essere digerito e addirittura appoggiato dalle masse, contro il loro stesso interesse.
      Le elite dominanti HANNO LETTO GRAMSCI eccome, e ne stanno usando le analisi, perfettamente attuali oltreché efficaci, non già per una coscienza dei popoli, ma per l'esatto opposto: la loro schiavizzazione volontaria.
      Ma il povero arthur ma non disperi: magari un giorno qualcuno più illuminato di noi si accorgerà della profondità del suo pensiero. In attesa di tale evento, noi pensatori più modesti notiamo come il calderone/mischione che propugna (dove Gramsci=PD=comunisti=gay=negri=USA=capitalismo=guerra=Marx=Trump=socialismo, ecc ecc cioè un unico bicchiere dove una mente debole mette quello che non gli aggrada o che non capisce, mancando completamente ogni logicità e di conseguenza ogni efficacia) sia creato ad hoc per confondere ancora di più le masse e rendere più efficace ancora l'egemonia.
      Insomma Gramsci aveva ancora una volta ragione, persino su arthur.

    1. Jimbo 3 settembre 2024

      Solita storia.
      Sito di sinistra, articoli di sinistra, ricordi dei sinistri piú rilevanti
      Massacro dei commenti di destra.
      Io fossi CDC un paio di domande me le farei.
      (un unicum)

    2. sbregaverse 3 settembre 2024

      Unicum l'amaro che fa digerire tutto ?!?

    3. BrunoWald 4 settembre 2024

      Visto che iscrizione e commenti sono liberi, semmai dovresti essere tu a chiederti come mai scarseggiano i contributi di sinistra (se proprio vogliamo insistere con etichette obsolete) a un dibatto comunque attivo, o come mai tali contributi si riducano perlopiù ad insulti e aggressioni personali contro i commentatori "di destra".

      Colgo l'opportunità di ricordare che a suo tempo ho proposto ripetutamente una discussione su concetti quali "democrazia", "libertà", "uguaglianza", "volontà popolare", sempre dati per scontati e mai analizzati seriamente: nessuno dei non pochi libertari, democratici e ugualitari che frequentano questo sito ha ritenuto il mio invito degno di qualche attenzione.

      Che ti devo dire: forse preferiscono cantarsele e suonarsele tra loro.

    1. Arthur 3 settembre 2024

      Come mai i marxisti di ieri, gli ex-marxisti, i post-marxisti, i neo-marxisti, e in generale l'eredità politica del marxismo comunismo, insomma, perché tutto questo sinistro calderone in Occidente è schierato con quella parte (30%) del capitalismo liberista e insieme mirano a realizzare un nuovo ordine mondiale distopico?
      Perché sono così ammanicati con la finanza usuraia che ricatta le nazioni?
      Perché la sinistra è schierata in maniera così fanatica con i lgbtq, l'ideologia woke, le follie green e l'immigrazionismo selvaggio?
      Perché i marxistelli di oggi, figli e nipoti dei marxisti di ieri, sono così invasati e imbrattano monumenti, abbattono statue e compiono siffatte balorde oscenità verso opere d'arte esposte nei musei (per fortuna protette da vetri)?
      Perché durante la psicosi pandemica i marxisti ammiravano l'efficienza cinese nel reprimere diritti e libertà?
      Perché i marxisti inneggiavano ai lockdown, ai sieri imposti con prepotenza feudale, al green pass e ad angherie che definire scabrose è il minimo?

      Sai qual è la verità?
      La verità è che gli ignoranti gretti e i rancorosi (terminologia tua) sono i marxisti.
      A volte ci si stupisce di come mai i comunisti marxisti siano stati e siano ancora così ipocriti.
      Perché atteggiarsi a compagni pauperisti se poi ci si affanna ad assumere uno stile di vita mediocre-borghese con le ville al mare e le cameriere filippine?
      Come mai questi radical-chic sono così attratti e ossessionati da ristoranti di classe e vini pregiati?
      La verità è che il comunismo-marxismo è una ideologia che non si fonda sulla giustizia, ma sull'invidia.
      L'INVIDIA.
      I marxisti-comunisti sono invidiosi.
      Ecco come si spiega che, non appena possono, assumono i più squallidi e superficiali stili di vita dei peggiori e più insignificanti borghesucci.
      La loro vera aspirazione non è la giustizia, bensì la mediocrità borghese magistralmente dipinta da Molière nel suo Borghese Gentiluomo.
      Libro attualissimo.
      Chi, tra i marxisti, ha sinceramente a cuore problemi sociali o giustizia, appartiene ad una sparuta minoranza.
      E posso confermare che è l'invidia a muovere i marxisti.
      Quando ero all'università ho toccato con mano: i vari comunistelli marxistelli, e in generale le persone di sinistra, avevano una propensione all'invidia che era raccapricciante, difficilmente celata, e mi riferisco sia agli studenti che ai docenti, e tra loro se la intendevano alla grande.
      Nel corso della mia vita ho sempre avuto conferma di queste impressioni.

      Questa è la verità.
      Dura, ma è la sacrosanta verità.
      A qualcuno fa male, e so perché.

    2. Arthur 3 settembre 2024

      PS

      Una doverosa precisazione.
      Non penso che certe scelte come frequentare ristoranti, comprare vino di qualità, avere una casa al mare o in montagna, o assumere una domestica, etc. siano azioni riprovevoli.
      Dipende tutto dallo spirito con cui le cose vengono fatte.
      Se si fanno certe scelte e si adotta un certo stile di vita come status symbol e per darsi un tono, beh, è oggettivamente triste, specialmente se lo si fa perché mossi da bieca invidia.
      Personalmente preferisco spendere più in libri e musica, lo reputo più intelligente e soprattutto dignitoso.
      Ma è soggettivo.
      E c'è molta gente di sinistra (o di destra o di altro) che la pensa esattamente come me.

    3. Cangrande1965 3 settembre 2024

      Citazione:

      "La verità è che il comunismo-marxismo è una ideologia che non si fonda sulla giustizia, ma sull’invidia.
      L’INVIDIA.
      I marxisti-comunisti sono invidiosi."

      Bravissimo !

      Per invidia i comunisti sono disposti ad uccidere e sterminare milioni di persone.

      Come hanno sempre fatto.

      Poi i Mao, i Pol Pot, i membri del Politburo, Castro, Hoxa e tutti i satrapi sanguinari comunisti, si strafogavano letteralmente di caviale e champagne e puttane, mentre sterminavano i loro cittadini.

      Lenin collezionava Rolls-Royce (prego verificare, per chi non ci crede).

      I comunisti (figli dei sanguinari rivoluzionari francesi), sono la feccia più spregevole, ipocrita e feroce mai apparsi nella storia dell'umanità.

    4. Gervasorossi 3 settembre 2024

      Commento oscurato per decisione del Comitato di Redazione per violazione delle Regole sui commenti.

    5. Gervasorossi 3 settembre 2024

      Commento oscurato per decisione del Comitato di Redazione per violazione delle Regole sui commenti.

    6. Gervasorossi 3 settembre 2024

      Commento oscurato per decisione del Comitato di Redazione per violazione delle Regole sui commenti.

    1. Martin 3 settembre 2024

      Spiacente ma conosco perfettamente il pensiero di Gramsci e ne ho una opinione assolutamente negativa dalla a alla zeta.
      C'e' stato recentemente un altro articolo su CDC sull' Egemonia Culturale" di Gramsci. Francamente non ho la minima intenzione di riprendere un dibattito in materia. Mi limito a fare un copia e incolla dei miei commenti in quella occasione.

      Gramsci fu il primo marxista ad identificare il principale punto debole del marxismo, ossia la presunta, rigida e meccanica dipendenza delle cd “sovrastrutture” ideologiche, culturali, religiose, sociali etc dalla cd struttura, ossia dai rapporti economici di classe, secondo lo schema dogmatico del marxismo leninismo trionfato grazie a Lenin e Stalin. Tale meccanica dipendenza e’ uno dei maggiori punti deboli del marxismo leninismo, perché è una assurdità totale, come per fare un esempio sarebbe assurdo fino al ridicolo tentare una interpretazione della guerra civile jugoslava in termini di rapporti di classe.
      Secondo Gramsci, le sovrastrutture ideologiche e culturali hanno sempre avuto una relativa autonomia, ossia possono divergere solo per un certo periodo dalla conformità alla struttura dei rapporti economici, nella quale alla fine erano cmq destinate a ricadere.
      Per colmare questo gap, asseritamente temporaneo (altrimenti non saresti un marxista), ecco la dottrina dell’egemonia culturale, ossia dell’occupazione della cultura e dell’educazione.
      Prima ancora della successiva affermazione delle teorie della liberazione dallo Stato e dalla personalità autoritaria della scuola di Francoforte, l’egemonia culturale attraverso l’occupazione della cultura e dell’educazione e’ stata realizzata con notevole successo in particolare Italia e in Francia post WW2.
      Per decenni, in Italia e in Francia, si e’ perfino contestata l’esistenza di una cultura di destra, come se la cultura fosse solo di sinistra e a destra fossero tutti ignoranti. L’assurdità di tale autentico delirio e’ lampante: De Maistre, Fichte, Schelling, Hegel, Schopenhauer, Nietsche, Pareto, Simmel, Spengler, Ortega y Gasset, Maurras, Gentile, Schmitt, Heidegger. Piu’ Hermann Hesse e Carl Gustav Jung, ma potrei andare avanti.
      Vorrei capire, negare la cultura di destra sarebbe quindi stato o sarebbe liberatorio? Spiacente ma dal mio punto di vista proprio no e no (nein und nein).
      La truffa dell’egemonia culturale gramsciana – che somiglia al ruolo attribuito al Mito dalle ideologie fasciste e naziste – continua nell’ideologia dominante neoglobal, attraverso la falsa attribuzione di fondamento scientifico a teorie che invece non ne hanno proprio nessuno. Vedasi il global warming causato dall’uomo, teoria del tutto priva di fondamento scientifico, specie considerando i due precedenti periodi di global warming dell’emisfero nord (il 250-450 DC e il 950-1250 DC), fino alla teoria delle razze umane come un mero social construct ed all’altro assurdo totale della gender theory. Tutte teorie assolutamente prive di fondamento scientifico. Ma appunto, basta cammuffarle da scientifiche e poi accusare chi le contesta di “essere contro la Scienza”.
      Eccoli, i risultati della teoria dell’egemonia culturale di Gramsci: non è utile ciò che è vero, ma è vero ciò che è utile, una autostrada alla falsificazione e ideologizzazione della cultura.

      Ma va non infine dimenticato che la pienezza dell’egemonia culturale gramsciana e’ stata realizzata solo nell’ URSS di Stalin, con l’uccisione, la deportazione e l’umiliazione di decine di migliaia di artisti, intellettuali e musicisti. L’elenco e’ infinito, pianisti classici inclusi, ma per esempio controllate come fu torturato e ucciso Vsevolod Meyerhold, uno dei piu’ importanti innovatori del teatro, della recitazione e della scenografia non solo russa ma dell’intero Occidente. Meyerhold tralaltro era un marxista. Mentre era torturato e detenuto, la moglie, attrice famosa, fu trovata a casa accoltellata negli occhi, ovviamente dalla polizia staliniana.
      O il terrore e le umiliazioni che dovettero subire perfino Shostakovich e Prokofiev, costretti a chiedere perdono in pubblico per gli elementi borghesi e formalistici della loro musica, che doveva essere semplice, orecchiabile e comprensibile al popolo.
      Dietro Stalin e Beria, c’era sempre Gramsci.

    1. ric 3 settembre 2024

      Non infierire cosi pesantemente..il tizio ha dei seri problemi esistenziali , trae sfogo nel ripetere la solita solfa nelle sue esternazioni , tipiche di un fedele adepto di FI , troverai mai una seria analisi di un evento o proposta di varianti costruttive. Fa egregiamente da comparsa a una commedia senza storia....

    2. Arthur 3 settembre 2024

      La mia replica a Gervasorossi vale anche per te.

    3. ric 3 settembre 2024

      ma ti rendi conto dello stato mentale in cui ti trovi? ?

    4. Gervasorossi 3 settembre 2024

      Commento oscurato per decisione del Comitato di Redazione per violazione delle Regole sui commenti.

    1. AlbertoConti 3 settembre 2024

      "Un sistema economico – sociale non può basarsi sul dominio, bensì deve farlo sul consenso. Il dominio senza consenso da luogo all’autoritarismo, al malessere nella società e destina i governanti al crollo."

      Direi che l'evidenza storica ai giorni nostri non fa che confermare questa verità, stranamente sottovalutata, se non del tutto ignorata, nelle sue conseguenze logiche e pratiche da chi vorrebbe sinceramente sanare un sistema tanto squilibrato quanto marcio.

      Poi però: "C’è dunque necessità del consenso e della capacità di direzione ideale e morale sulle altre classi sociali."

      Che non è sbagliato, nel senso che volendo si trova sempre la prevaricazione di una classe sociale sulle altre. Ma non è più attuale come ai tempi di Gramsci, nel senso che le classi sociali stesse si sono spappolate in una realtà indifferenziata, dominata dall'egemonia del denaro, della ricerca della ricchezza come motore unico dell'agire individuale e collettivo, privato della spiritualità che è invece fisiologica all'essere umano. Come dire: "non ci sono più le classi sociali di una volta".
      La corruzione morale, figlia di squilibri senza limite, la fa da padrona.

    2. ric 3 settembre 2024

      le "classi sociali " sono poi infine la conseguenza delle ingiustizie che vengono a crearsi nel corso della esistenza umana a causa delle prevaricazioni che supinamente vengo accettate.

    3. Martin 3 settembre 2024

      Ah certo, basterebbe ricordare a che condizioni di degrado generalizzato erano arrivati i Tedeschi durante la catastrofica Repubblica di Weimar, invece falsamente romanticizzata dalla storiografia di sinistra.

    1. Cangrande1965 3 settembre 2024

      Persona sicuramente intelligentissima, ma maestro (o "gran maestro".....?) dei gaglioffi comunisti odierni, che fin dal '68 hanno applicato i suoi insegnamenti, per occupare i gangli vitali della nazione: scuola, stampa, magistratura, forze armate e polizia, "cultura", tramite quella classe di semi-colti "de sinistra" con le ville al mare e le cameriere filippine.

      Molto interessanti, invece, i suoi studi storici, specie sul cosiddetto "risorgimento", con notevoli commenti e osservazioni.

      Per il resto è stato un "cattivo maestro", ma i suoi insegnamenti, anzi, le sue direttive, sono stati perfettamente applicati da chi comanda veramente, tramite i loro lacchè.
      Il periodo che stiamo vivendo, accelerato negli anni 1989/1992, è un frutto preciso delle applicazioni delle teorie gramsciane.

      E queste supportate e realizzate dai veri padroni, cioè i "soliti noti" che non si possono nominare .

    1. Deimos 3 settembre 2024

      Gramsci come Marx sono figli del loro tempo, tanto simile al nostro e tanto diverso. Oggi come nel 19° secolo la tecnica sta imponendo una concentrazione di ricchezze abnorme in poche mani senza reali ragioni (padroni "del vapore", del nulla) che a furia di perseverare si sono trovati a essere "imprenditori" dipendenti dallo stato, o dagli stati, in quanto hanno desertificato i loro mercati: negli USA la ferrovia e tutti i vari grandi industriali erano direttamente o indirettamente in affari con lo stato in quanto i loro prodotti troppo costosi per i normali cittadini, gli operai che non volevano pagare anche a costo di ucciderli se scioperavano.

      Le idee e i metodi dei pensatori comunisti sono filtrate tranquillamente nei successori di ogni schieramento, oggi anche i liberali vogliono "meno stato" ma sovvenzioni, aiuti, accudimenti e ogni coccola possibile da parte dello stato, non vogliono che le tasse dei molti vadano ad altri!
      I liberisti sono socialisti, quasi comunisti, a senso unico perchè Marx aveva ragione, loro da soli sono solo in grado di uccidere il loro stesso mercato.
      I nazionalisti cantano l'"internazionale del vapore" perchè tutto vogliono tranne l'autarchia, vogliono l'export, i bassi salari e un esercito di riserva di vulnerabili (possibilmente stranieri illegali). Ovviamente in fondo perchè essere autarchici vuol dire saper fare realmente e redistribuire per mantenere il ciclo economico attivo, "esportare" come de localizzare è in fondo impoverire la propria nazione: se è per fare soldi ovviamente esportare vuol dire o avere una produzione più efficiente degli altri o avere compresso tutte le spese interne più degli altri (lavoro, ambiente, energia etc) in pratica svendendo il benessere nazionale per soldi, de localizzare è ancora più diretto, faccio lo stesso a scapito di un altra nazione ma dreno la mia (spesso il mercato primario delle aziende de localizzate).

      I ragionamenti di Gramsci, Marx ma anche di Keynes e altri sono validi nelle analisi del problema e in molte applicazioni pratiche, in particolare in ambito sociologico, purtroppo non sono soluzioni GLOBLI, in nessun caso applicandole si ottiene a lungo termine l'effetto atteso. Non stupisce che la storia ritmi sulla loro musica riciclandone i movimenti migliori (o peggiori, soprattutto per chi non ha "vapore").

    1. Arian Van Heisen 3 settembre 2024

      L'accusa contro Gramsci e imprigionato per due settimane a Regina Coeli è di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all'odio di classe, successivamente poi venne trasferito a Ustica dove restò detenuto per quarantaquattro giorni morì
      a causa del morbo di Pott..di cui soffriva fin da adolescente.

    1. BrunoWald 2 settembre 2024

      "Prigionia (fino alla morte) considerata dal regime che ha governato l’Italia dal 1922 al ’43 come l’unica arma in grado di fermare l’impeto delle idee di Antonio Gramsci."

      Invece il regime che governava la Russia in quello stesso periodo - per uno di quei casi della vita, lo stesso partito di Gramsci - considerava il libero dibattito, la tolleranza e il pluralismo come strumenti privilegiati per portare alla vittoria quelle stesse idee.

      La trave e la pagliuzza?

    2. Ciaparat 3 settembre 2024

      Oggi l'apprezzamento di un grande teorico della filosofia politica più criminale del '900 - il comunismo - ieri l'esaltazione delle repubbliche fantoccio istituite con Napoleone dalla rivoluzione francese. Dove sta andando CdC?!?

    3. Martin 3 settembre 2024

      Certi articoli vanno saltati. Ho dovuto fare un grosso sforzo per non commentare l'articolo sulla storia del movimento indipendentista corso, da Pasquale Paoli in poi. In gran parte della Corsica si parla il dialetto corso, perfettamente comprensibile in quanto molto simile ai dialetti liguri e toscani. E' un assurdo totale che la Corsica sia stata francesizzata, ed un fallimento totale del movimento indipendentista

    1. Kajros 2 settembre 2024

      Dire. Alla grande. Non credo che possono essere in quaquaraqua nascosti dietro alias della sedicente contrinformazione su Telegram...ma usicte le palle e organizzate sit in , potreste scioperi etc non le cagate "gombloddisdeh" dei vari ciarlatani cialtroni dietro un ip anonimizzato con vpn...contate una minchia...Lui si , si è fatto il carcere per opera dei kapo' del Gran Consiglio...

    2. Ciaparat 2 settembre 2024

      Certo. Però il suo centralismo democratico e il suo Partito ne avrebbero mandati a morte milioni. Quindi bene così, per fortuna ha ceffato in pieno.

    1. Ciaparat 2 settembre 2024

      Da mettere i brividi... per fortuna nessuna delle sue ipotesi e delle sue proposte si è avverata. E' vero però c'è sempre la gerarchia dell'Unione Europea che potrebbe dargli una mano...

    1. Tipheus 2 settembre 2024

      Io distinguo il politico, comunista, sostenitore di un'ideologia fallita in partenza (puoi rispettare la scelta e il percorso personale, vabbè...),
      dallo studioso sociale.
      Il secondo, nonostante i limiti del primo, ha lasciato qualcosa di molto importante per tutti, marxisti e no. Tra tutti, il concetto di egemonia culturale. Oggi vediamo quanto sia vero questo concetto. Non si vince solo con i militari, e neanche solo con i rapporti di forza economici, come avrebbe detto Marx, ma con un'ideologia a servizio delle classi dominanti, che rende plausibile per i subalterni lottare a favore delle proprie catene.
      I soggetti cui si riferiva Gramsci oggi non ci sono più, forse sbagliava anche allora, ma non importa.
      Ma quanto è vero – diciamocelo – che le classi dominanti (oggi essenzialmente l'élite apolide globalista, in gran parte ebraica o post-ebraica) hanno scaricato sulle nazioni a loro sottoposte tonnellate di ideologia a supporto della loro egemonia. La famosa "egemonia culturale" della sinistra...
      Poi le sue idee pratiche, stendiamo un velo pietoso, a cominciare dalla distruzione della scuola....
      Ma come scienziato sociale, da un punto di vista metodologico, ha dato qualche strumento di indagine che va bene per tutti.

    1. DrCaligari 2 settembre 2024

      Ho amato molto Gramsci e Marx con il grande acume che dimostravano nella capacità descrittiva dei meccanismi sociali e per un giovane studente i loro scritti sono letture imprescindibili. Tuttavia la complessità odierna ha reso del tutto inattuale anche solo parlarne di questi autori. Siamo governati in maniera tacitamente coercitiva mentre in superficie si lascia apparire il pensiero di sinistra come quello egemone. Ma non la sinistra della lotta alle disparità, alla sperequazione bensì rappresentante un'idea deformata di libertà che riguarda solo l'ambito sessuale in tutte le varie declinazioni di aberrazione. Quindi una virtuale sinistra all'apparenza, che cela un'altrettanto falsa destra nel concreto delle azioni dei governi, perché della destra ha appunto soltanto la propensione alla coercizione e non ad esempio gli ideali della tradizione, della patria eccetera. Ma quello che davvero mi scandalizza è che non siamo più in grado nemmeno a livello teorico di inquadrare l'attualità con nuovi modellii adeguati, non dico l'uomo medio che quello ciao neanche tra cinquant'anni ci arriverebbe, ma pure le avanguardie culturali fanno molta fatica a uscire da certi vecchi schemi interpretativi.

    2. Arthur 2 settembre 2024

      Condivido, ad eccezione del fatto che non ho mai amato né Gramsci, né Marx.

      Per Gramsci ho sempre provato un senso di disistima per le sue idee, che non condivido, ma allo stesso tempo ho provato umana pietà in ragione dei suoi problemi di salute, che erano gravi.

      Marx invece mi è sempre stato antipatico.
      Insopportabile.
      Uno dei peggiori gaglioffi.

    3. DrCaligari 2 settembre 2024

      Quello che è veramente incomprensibile è che oggi non si riesca ad attualizzare il dibattito. Un autore può piacere o meno certo, ma la differenza tra rilevanza storica oppure attuale è fondamentale. Forse il solo Agamben quando ha posto il focus sullo stato di eccezione potrei citare come autore che finalemente dimostra di aver capito le problematiche odierne e di essere in grado di inquadrarle nel modo giusto. E pensare che il libricino di Schmitt sono meno di cento paginette ma nessuno che lo legga oh, mentre magari si ciucciano centinaia e centinaia di pagine del Manifesto per dire, che invece si potrebbe studiare in un riassunto a grandi linee nei punti principali. Bah

    4. Gervasorossi 3 settembre 2024

      Commento oscurato per decisione del Comitato di Redazione per violazione delle Regole sui commenti.

    5. Martin 3 settembre 2024

      "Ma quello che davvero mi scandalizza è che non siamo più in grado nemmeno a livello teorico di inquadrare l’attualità con nuovi modellii adeguati...",

      E' appunto il risultato della logica dell'egemonia culturale, ossia il trionfo di teorie prive del fondamento scientifico che falsamente affermano.

    1. maghi 2 settembre 2024

      un grande pensatore, ma lo scibile umano era troppo vasto anche per lui. Poi la psicologia era allora solo agli inizi, sennò avrebbe subito capito che tra le idee e il fare, c'è di mezzo il mare. Un'altra vita persa dietro a idee, che non potevano avverarsi. Mi dispiace per lui, come per tutti quelli che vedono un mondo migliore e si sacrificano per cercare di realizzarlo, ma che alla fine si rivelano solo delle utopie, belle illusioni, che non si possono concretizzare, perchè l'essere umano non è fatto da idee, ma da istinti. Io per fortuna, anche grazie alla psicologia, l'ho capito da circa 40 anni, che non si può combattere contro i mulini a vento. Don Chisciotte e Gramsci hanno l'identica sfortuna di essere dei sognatori avulsi dalla realtà. Non per loro colpa, ma perchè vittime inconsapevoli dei loro sogni irrealizzabili. Penso che la loro fama dipenda da quell'anelito presente nei migliori verso quel che è bello, intelligente, irraggiungibile. Un anelito, che purtroppo pochi hanno, perchè la maggior parte dell'umanità vive costantemente ripiegata verso il proprio ombelico senza riuscire a guardare il cielo.

    1. Arthur 2 settembre 2024

      Diamine!
      Quando ho letto il titolo ho pensato: "mio Dio, ancora sto Gramsci!!" (tra parentesi, pace all'animaccia sua).
      Poi ho deciso di lasciar perdere, almeno una volta, e starmene zitto, lasciandovi in pace.
      Però non ce la faccio proprio, mi spiace, ma devo ammollarvela.

      Dunque, iniziamo.
      Sia detto chiaramente: i comunisti marxisti fanno da sempre quello che la City di Londra comanda di fare.
      Tramite la massoneria sono stati (e sono ancora) impartiti ordini ai politici e intellettuali liberali e ai marxisti, allo scopo di manovrare rispettivamente i borghesi e i proletari (oggi i proletari non ci sono più, sarebbe più corretto chiamarli plebei), ficcandoli a forza in due grandi gabbie mentali che sono le due facce della stessa medaglia.

      In Europa tra il 1989 e il 1992 fu dato l’ordine ai vari regimi comunisti di voltare pagina e tutti obbedirono, inscenando rivoluzioni colorate filo-occidentali.
      Accadde in Russia, in tutti i paesi comunisti dell’Europa Orientale e nei Balcani, tranne in Romania, dove chi si rifiutò di obbedire venne fucilato.
      Tentarono pure in Cina, nella celebre piazza, ma il piano fallí miseramente, così la City predispose un piano diverso per la Cina.

      Occorre ricordare che tutti i paesi comunisti erano morti di fame e arretratissimi, roba penosissima, da terzo mondo.

      Ad ogni modo il piano predisposto per la Cina prevedeva di portarla dove i manovratori volevano, e così fu.
      La Cina fu aiutata ad uscire dal pantano in cui era, la sua economia venne pompata a dismisura, ma non per spirito di carità (gli anglo-americani e la nota lobby non hanno la più pallida idea di cosa sia la carità); la Cina fu pompata per poi farla scoppiare come si fa con i palloni gonfiati, cosa che accadrà, non appena l’India decollerà economicamente grazie alle conoscenze e tecnologie più recenti che l’Occidente gli darà proprio per rendere il sistema produttivo cinese obsoleto.
      Capito?

      Il Comunismo marxista è il nulla, è un gigantesco bluff concepito dalla City per tenere al palo certi paesi e farli restare arretrati.
      E soprattutto per tenere orde di persone in una gabbia mentale.
      Gramsci è stato uno dei tanti che ha abboccato ed è corresponsabile dello sfacelo, anche se c'è gentaglia che ha fatto cose ben più gravi di lui.
      Non metto in discussione che nel pensiero di Gramsci possa esserci qualcosa di giusto, c'è sicuramente.
      Ma ragazzi, Gramsci lasciatelo in pace.
      Sono certo che, dove sta ora, leggendo i proclami che si ispirano a lui, si mette le mani nei capelli commiserando i suoi emuli sprovveduti.

      È incredibile come dopo un secolo non ancora lo si sia capito.
      Però se si preferisce restare nella propria gabbia mentale, zona di comfort con funzione consolatoria come la religione, beh, che dire, lo si faccia pure.
      Dissociazione cognitiva?
      Mah...
      Per favore, che si chiudano certe finestre (di Overton).

      Ecco, ho terminato la filippica.
      L'ho scritta di getto.
      Chiedo venia, so di essere un rompiballe, ma lo faccio per aiutarvi.
      Non ve la prendete.

    2. DrCaligari 2 settembre 2024

      Per quanto mi riguarda la tua filippica non farmela mai mancare. Poi si può essere d'accordo oppure no, ma le menti pensanti sono poche, gradite e preziose . Quindi per conto mio, quando sei nel dubbio scegli sempre di scriverla. Ciao

    3. Martin 3 settembre 2024

      Io aspetto ancora che arrivi il genio che scriva che Gramsci è morto a causa delle mancate cure da parte del fascismo. In realtà Gramsci fu dimesso dal carcere per curarsi, ma non c'era cura in quel tempo per la rara forma di tubercolosi ossea contratta da bambino, che lo aveva reso nano e deforme, con vari disturbi e problemi medici.
      Un caso veramente disgraziato che sul piano esistenziale ha tutta la mia compassione umana.

    4. pitagora 4 settembre 2024

      Non so, io credo ancora che un pensiero valga la pena di 'estrofletterlo' se non ci si rende ridicoli nel farlo, ma evidentemente tu la pensi diversamente.

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