Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Nei giorni scorsi, la fiera romana "Più libri più liberi" ha imposto di compilare un modulo ideologico per partecipare all'evento. La decisione è stata presa per un'ipotetica autotutela e per "responsabilizzare" alcuni editori. La vicenda scaturisce dai malumori dello scorso anno, dovuti alla presenza della casa editrice "Passaggio al bosco", accusata di compiere apologia e propaganda neofascista.
Il provvedimento contrattuale, tuttavia, ha scatenato un dibattito culturale che merita un'analisi.
Il caso del “patentino antifascista” è la prova provata del pasoliniano fascismo degli antifascisti. La sinistra, ormai diventata solo una posizione per sedersi in Parlamento (visto che la destra è tutta occupata), ha distrutto il grande movimento culturale vigente nell’epoca d’oro dell’Italia.
Cinquant’anni fa, le case editrici non immaginavano neanche lontanamente di appoggiare un requisito ideologico fondamentale per partecipare a manifestazioni quali festival letterari, incontri e dibattiti. Eppure, soprattutto negli anni Settanta, parlare di fascismo era una cosa più obiettiva di quanto lo sia nel 2026, specialmente se questa sinistra da strapazzo, senza coscienza, non comprende minimamente la matrice di base del fenomeno fascista contemporaneo.
Per citare la logica di Adorno, il feticismo della sottoscrizione del modulo è la sostituzione del pensiero con il codice a barre.
La parola che scandisce l’idea fascista di oggi non è più obbedire, bensì aderire. Dove troviamo questa espressione? Nel momento in cui si pigia sul tasto “accetto i termini e le condizioni”. La patente è questo: accettare il cookie per entrare nel mercato dei mercanti di libri.
Nella Prima Repubblica c’erano editori di destra che pubblicavano le opere di Julius Evola e c’erano editori di sinistra che facevano conoscere Marx e Cossutta. Erano presenti librerie fasciste e comuniste, dinanzi alle quali, si svolgevano addirittura degli scontri; il punto cruciale, però, era il “volume” (inteso come istituzione) presente sia da una parte che dall’altra.
La bellezza di quell’era è che si poteva discutere sulle basi politiche dei libri, per poi essere davvero liberi - alla fine - di inneggiare all’antirevisionismo comunista o alla Repubblica di Salò (tenendo conto della storia differente di queste due espressioni ideologiche).
Prima il libro era una realtà tangibile di sangue e rivoluzione, a differenza di oggi in cui esso viene sanificato e reso un puro soprammobile da scaffale.
Quasi cento anni fa, nel 1931, con il Regio Decreto 1227, firmato dal ministro dell’educazione nazionale Balbino Giuliano, il regime fascista impose a tutti i professori universitari il giuramento di fedeltà al regime. Oggi la sinistra “salottina” applica lo stesso schema mentale ma a parti invertite: richiede il giuramento antifascista.
La nostra realtà deriva dal fatto che ci sono state persone in grado di copiare il sistema totalitario del Ventennio, pensando di fare un’opera di bene.
Proprio grazie a tali individui, il Guardasigilli Carlo Nordio può difendersi citando il Codice Rocco del 1930, facendo sembrare innovative delle norme penalistiche scritte dal giurista di Mussolini.
In tutta questa caciara inutile, i paladini del PD, di AVS e del M5S perché non palesano un ostruzionismo simile per quanto riguarda la gestione dei canali della RAI? Già, come posso essere così ingenuo da pormi questa domanda? La televisione di Stato è lo sgabuzzino dei governi di turno; pertanto non servono patentini e certificati ma dei lacchè dotati di fedeltà incorporata.
Quel che resta sono le pose da telecamera del centro-destra e del centro-sinistra. Ciò che rimane è una destra senza governo e un antifascismo d’accatto.
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
20.06.2026
BrunoWald 23 giugno 2026
Sopravvissuta alla Prima guerra mondiale, l'Italia provò a costruirsi come nazione attraverso il fascismo. Avrebbe potuto essere un'altra ideologia, altri uomini, ma fu il fascismo. Avvenne al prezzo di un compromesso con la monarchia e i borghesi, deplorevole quanto inevitabile. Nell'epoca del comunismo totalitario, il fascismo adottò anch'esso il totalitarismo. Affrontando avversari violenti, praticò la violenza politica.
Nel bene e nel male, il fascismo guidò il processo storico che doveva fare dell'Italia una nazione sovrana, così come in Russia, in Cina, a Cuba, lo stesso processo fu guidato dal comunismo. La sconfitta del fascismo fu la sconfitta dell'Italia, la sua riduzione a protettorato straniero. Con la guerra abbiamo perduto la patria, indipendentemente dalle nostre idee politiche: tutti noi, italiani di allora, di oggi e di domani. Chi ha osato chiamare ciò "Liberazione", non è che uno spregevole traditore.
In guerra bisogna restare uniti, i conti fra di noi si regolano in seguito. Chi scatena una guerra civile, chiamandola "resistenza" e "guerra di liberazione", armato e finanziato dal nemico, non è che uno spregevole traditore. L'"antifascismo" non è una fazione, un'ideologia, ma bensì l'ingannevole blasone con cui si cercò di nobilitare il tradimento di chi propiziò la disfatta della patria per interessi personali e di bottega. E dal 1945, è la più sicura e redditizia delle professioni.
Così si spiegano le ridicole e vergognose manfrine, come quelle cui si riferisce l'articolo.