Amare l’Italia è inutile

Amare l’Italia è inutile

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

Ha destato interesse un intervento di Marcello Veneziani sull’amor patrio. L’intellettuale pugliese, coetaneo dell’autore di queste note, confessa la sua delusione, il disincanto verso l’oggetto dell’amore di tutta una vita, la patria italiana. Qualcosa dell’amarezza che traspare è legata all’età che avanza, alle illusioni perdute, alle incomprensioni vissute. Ingrata patria, ma non solo questo. L’Italia non ci ha tradito, ma deluso. Per il tradimento occorre che ci sia stato amore reciproco. Non è così. Noi abbiamo amato un’entità, un sentimento, un luogo, una storia della quale a moltissimi italiani, alle istituzioni ufficiali, alle culture dominanti non importa nulla. Un amore ingenuo a senso unico. Non vale la pena amare ancora ciò che chiamiamo Italia. Peggio: è del tutto inutile.

Ci ha colpito, nella riflessione di Veneziani, una citazione di Sandor Màrai, grande scrittore ungherese del Novecento, tratta dal romanzo Le braci. “La mia patria non esiste più. Il misterioso elemento che unificava ogni cosa ha esaurito il suo effetto. Tutto è caduto in pezzi, sono rimasti solo i frammenti. La patria per me era un sentimento. Questo sentimento è stato offeso. In casi come questi, uno se ne va. Ai Tropici o ancora più lontano. Più lontano dove? Nel tempo. “Màrai fu un ungherese della diaspora di un popolo diviso tra vari Stati alla fine dell’impero asburgico. Visse delusioni atroci: antifascista e anticomunista, fu perseguitato da entrambe le ideologie. Approdato negli Usa, visse come un tradimento la decisione del figlio di americanizzare il suo nome. Per questo si trasferì per anni in Italia, morendo suicida dopo il ritorno in America.

Anche a noi è sfuggita la patria, l’ Italia che troppi chiamano “questo paese”, al massimo “il nostro paese”. Sopravvive nell’animo di qualcuno, nella memoria, nell’immenso lascito che forse nessuno erediterà. Si disseccano le fonti della cultura comune, aggredita dal globish accolto con sciocco giubilo provinciale e più ancora dall’indifferenza dei connazionali. Sfuma lentamente la bellezza abbagliante dell’arte, del paesaggio naturale e di quello costruito nel tempo da popoli che non sapevano di essere italiani ma lo erano. Proprio il contrario dell’Italietta di oggi, abitata non da connazionali, bensì da contemporanei casuali. Si ama una civiltà, un luogo, degli usi e dei costumi, una lingua, una cultura, un modo di essere. Terra dei padri e insieme madrepatria: la filiazione, l’eredità, le radici. Si ama soprattutto la gente che sentiamo “nostra” ma per strada non la vediamo o non la riconosciamo più.

Patria è mutuo riconoscimento, non folla senza tratti comuni. Radici spezzate, ripetiamo, dall’indifferenza. Chi scrive è italiano per nascita, idioma e cultura. Ma ha smesso di amare “questo paese”, rifugiandosi, come l’esule Màrai, nel territorio senza tempo della memoria. Indiretta, perché l’Italia amata intensamente di cui abbiamo nostalgia (“dolore del ritorno”) non l’abbiamo vista con i nostri occhi se non nei primi anni della vita. E’ come se qualcuno ci avesse silenziosamente cacciati di casa. Tutto è cambiato dinanzi a noi e ci siamo dovuti adattare per sopravvivenza, per non apparire pazzi. Abbiamo indossato una maschera interiore per nascondere un’irriducibile, dolorosa diversità. Si ama un popolo, il suo peculiare modo di vivere, la sua specifica visione dell’esistenza, di guardare il mondo. Tutto dissolto.

Amavamo i connazionali, non i concittadini. E non ci riferiamo solo alla rapida sostituzione etnica che modifica per sempre città e paesi, ma all’evidenza che una Patria – qui serve la maiuscola- non è uno Stato e le sue leggi, buone o cattive. A chi scrive non importa nulla della repubblica. La patria è l’acqua in cui si nuota, il luogo in cui si sta come nel ventre della madre, in cui il volto dell’altro è simile al nostro, dove ci si intende senza parlare e quando si apre bocca sgorga una lingua di cui si condividono le sfumature e perfino il non detto. Patria è la comunità che protegge se stessa e chi ne fa parte, l’eredità accettata che attraversa il tempo e si trasmette ai figli, possibilmente migliore, più ricca, più bella. Non c’è eredità senza eredi. L’Italia sta silenziosamente smantellando se stessa: non abbiamo figli, quindi nessun italiano riceverà quanto lasciano le generazioni presenti. Inevitabilmente ciò che non si ama non si custodisce, è trascurato, consumato, alienato.

I giovani italiani sono pochi e smarriti. I più vitali lasciano il paese – o la patria – per assenza di prospettive e perché sanno che non c’è un progetto nella terra natia. Chi resta non si riproduce né biologicamente né culturalmente. L’Italia ha imboccato da mezzo secolo – da trent’anni con moto accelerato – un declino economico, etico, esistenziale, demografico, civile inarrestabile. Si può ormai amare solo un ricordo, un legato che smentisce il suo nome, abbandonato com’è da chi lo ha rifiutato. Le poche voci che hanno lanciato l’allarme sulla fine dell’Italia per esaurimento demografico e indifferenza a se stessa sono state ridotte al silenzio, derise, accusate di anacronismo. Il risultato è il trionfo dell’ individualismo di massa (un ossimoro) che enfatizza una caratteristica della nostra gente: all’eccellenza individuale non corrisponde lo spirito comune, la volontà di intraprendere un percorso condiviso, di popolo.

La conseguenza è la sterilità per trascuratezza. Come una prateria fertilissima che nessuno coltiva più. Il contadino ama visceralmente e insieme concretamente il suo campo, è legato ad esso e vuole trasmetterlo ai figli. L’individuo solo casualmente italiano – cittadino di una patria formata da un’unica persona, Io – è indifferente. Domani – dieci, quindici anni al massimo- maledirà di non avere avuto figli: chi gli pagherà la pensione, la sanità, chi avrà cura della sua vecchiaia? Per egoismo e irresponsabilità non ci ha mai pensato, come la cicala della fiaba. Giocoforza, l’immigrazione massiccia riempirà i vuoti: è la legge della vita. Ma non saranno italiani, solo cittadini di uno Stato non più nazione.

Come si può amare ciò che non senti tuo? Dicono che l’unico patriottismo accettabile è quello “costituzionale”, fondato sullo Stato e sulle leggi che lo sostengono. Ridicolo: nessuno ama una legge più di una patria, nessuno si immola credendo davvero che la sovranità appartenga al popolo (quale?) “che la esercita nei limiti stabiliti dalla costituzione“. Ovvero, la norma scritta è superiore, addirittura anteriore al motivo per cui esiste uno Stato chiamato Italia, nato per riunire generazioni di compatrioti. E’ difficile appartenere a uno Stato che non è patria. Tutt’al più se ne fa parte, esibendo il documento che attesta la cittadinanza. Concittadini, non compatrioti.

Passo alla prima persona singolare: non mi sento cittadino. Di un paese – non nazione, non popolo – che protegge i criminali e non le persone oneste, sino a condannare al carcere e alla rovina economica i suoi funzionari in divisa che si oppongono a ladri e rapinatori. Non sono cittadino se non posso difendere ciò che è mio e la mia famiglia senza essere trattato peggio dei delinquenti. Non sono cittadino se i miei diritti sono di fatto inferiori a quelli di chi è ospite nella mia casa. Non sono e non mi sento cittadino se per mantenere una gigantesca struttura burocratica che mi è ostile lavoro più tempo per lo Stato che per me stesso. Non sono cittadino se le leggi che sono costretto ad osservare provengono in gran parte da una struttura estranea- se non nemica – quale l’UE. Non lo sono se non ho il potere di scegliere amici e alleati e se in casa ospito – pagando- eserciti stranieri. Non sono cittadino se il denaro che spendo è emesso da banche private straniere.

Se questa è la patria, ne faccio a meno e divento apolide. Di nazionalità, lingua, cultura italiana, orgoglioso di aver fatto parte di una storia. Quel che resta della mia patria somiglia a un brano di Lucio Battisti:“ chiudere gli occhi per fermare qualcosa che è dentro me, ma nella mente tua non c’è. Tu chiamale se vuoi emozioni”. Di un esule dal tempo, abitatore un tempo innamorato di uno spazio tra alpi e mare, la mia patria adesso solamente repubblica italiana.

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

13.01.2026

Roberto Pecchioli. Scrittore e saggista.

Fonte: https://www.ereticamente.net/amare-litalia-e-inutile-roberto-pecchioli/

Commenti (27)

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    1. GioCo 16 gennaio 2026

      La patria non è la Nazione che non è la cultura. Essere orgogliosamente italiani e andarne fieri non si traduce nel sostegno di un governo con moralità tale da eleggere un presidente capo della giustizia che è coinvolto nei più efferati casi giuridici di tutta la storia di sempre. Così come fuggire non si traduce in un guadagno. Dove la battaglia morale infuria più profonda e bieca è comprensibile ma non dignitoso. Certo che l'avallo silente è anche peggio ... Ma questo è il metro per guardarsi allo specchio non per valutare un paese, la sua gente o la sua cultura. Siamo colonizzati da pochi matti che dettano le regole prosperando nel caos immorale. Va da se che il resto non può essere un idillio. Ma dove c'è caos c'è l'ordine suo specchio in nuce e la novità sta nel fatto che non è quello emergente non è quello preordinato dagli architetti ed avrà indubbio peso determinante a venire.
      In altre parole: non siamo noi ad essere cittatini supini di un governo coatico e malato, ma la nostra unità morale di italiani a fare quella a cui obbedire. E ne abbiamo da vendere, basterebbe rendercene conto. Il resto si accoda data la situazione in evoluzione, volentieri lo farebbe, mi viene pure da aggiungere.

    1. oriundo2006 16 gennaio 2026

      Direi che per molti è un caso di amore non corrisposto e dunque pieno di recriminazioni, anche fasulle.
      Si amano luoghi, persone, situazioni, volti e figure che ci hanno aiutato a vivere ed il cui ricordo ci fa continuare nonostante tutto, e non le astrazioni.
      L' Italia, come gli altri Paesi, è una astrazione mentale, la cui realtà è fatta di mille lacci e lacciuoli, mille divieti e controdivieti, mille regole sovente assurde per imbrigliare la nostra 'vis', la forza che ci preme alla vita, per addomesticarla, renderla innocua e pronta al sacrificio supremo: studiare, lavorare, riprodursi, stare zitti.
      E crepare senza dare troppo fastidio.
      Chi tiene in piedi questo Paese è il sacrificio, sovente oscuro, di infiniti uomini e donne che tentano giorno per giorno di dare un significato umano, gentile, soccorrevole ed infine amorevole a tutto ciò.
      Non ricompensati come si dovrebbe, ma in fondo non si può fare, non riconosciuti come base della nostra società, perchè celati agli occhi e denigrati nel loro operare, spesso inutilmente calpestati dall'arroganza degli incivili, questi mai puniti come si dovrebbe, chiedono solo di poter vivere come sempre è stato.
      Oggi non lo si può più ed infatti non figliano più, prima spia di una crisi terribile: economica, umana, sociale, interiore ed esterna al tempo stesso.
      Amare un concetto, un'idea non significa nulla.
      Rispettare la vita sì e avere un atteggiamento di umanità sì.
      E lasciamo perdere per favore l'identificarsi con una astrazione piuttosto che con un'altra.
      Un appunto. State forse trascurando il 'profondo'. Vi appuntate sulla superficie. Penso invece vi sia un ripensamento globale, sotterraneo, non detto, su tutto quanto significhi stare in società, vivere una vita decente, avere spazio e tempo per coltivare la propria gioia di vivere, oggi inesistente ( le droghe come consumo di massa lo attesta ), avere e dare un senso a noi stessi. Pochi dormono bene di questi tempi.
      Gli italiani, storicamente, per i pesi tremendi che hanno dovuto sopportare, non dicono mai quello che veramente sentono, non lo fanno trasparire pubblicamente che in casi estremi: attendono proprio quelli per farlo.
      E' in atto l' incubazione di un sommovimento profondo della nostra vita.
      Tocca solo sentirlo.

    1. absitiniuriaverbis 16 gennaio 2026

      Arrivo tardi a commentare e, francamente, dopo avervi letto e condiviso molto delle vostre osservazioni, vorrei aggiungere un commento, come dire, 'trasversale'.

      A volte abbiamo bisogno di giorni difficili per aiutarci a capire chi è un amico, chi è un familiare, chi è un partner, chi amiamo e chi è solo di passaggio nella nostra vita.
      Ovvero per capire che cosa ci lega a chi ed a che cosa e perché.

      Il resto sono solo connotazioni geografiche (stati, governi e religioni) in nome delle quali molti, troppi sono stati indotti o costretti a morire e spesso invano.

      Per concludere, con riferimento all'lItalia ed alla UE, mi ripetevo spesso:
      non dare la colpa al pagliaccio che si comporta come un pagliaccio. Chiediti invece perché continui ad andare al circo e pagare il biglietto.

      Certamente, ora pago il biglietto da un'altra parte (in fondo tutto il mondo è paese) e ci sono state ulteriori concause che mi hanno convinto, ma almeno, e da molti anni, non provo più delusione e rabbia perché a tempo debito ho fatto della geografia un evento a termine ed irrilevante.

      Ritengo di aver capito che cosa e chi amo e perché.
      Il resto è logistica.

    1. makarov 16 gennaio 2026

      Amare l'Italia? Quale Italia? Quella che i popoli italici pre-unitari non hanno mai chiesto? Quella che ci ha portato in due guerre mondiali (più qualcosetta di minore) e che appena finito il disastro si è strutturata in maniera così mirabile per vivere parassitando sulle spalle di chi lavora? Quella ancora con le famiglie patrizie?
      Quella della mafia ecclesiastica? Quella che ha venduto (e che vende) qualsiasi cosa sia rimasto da vendere? Quella con la classe dirigente da sempre totalmente deresponsabilizzata, che qualsiasi porcata commetta finisce sempre per essere pagata dai cittadini?
      Quella degli estorsori, puttane, trafficanti, criminali che inondano la macchina statale e che godono dell'immunità più totale?
      Si potrebbe continuare l'elenco all'infinito...dunque, cosa c'è da amare?
      Il tentativo miserevole di dipingere come martiri "i funzionari in divisa" è, semplicemente, stomachevole.
      Non c'è pericolo, questi soggetti non rischieranno mai nulla del loro per opporsi ai criminali, dato che normalmente questi ultimi sono quelli che li pagano e che siedono in parlamento.
      Al massimo un po di sana vessazione per mancate cinture, mascherine (al tempo), autovelox, etc etc...quello sì...lì si prestano volentieri, ma non chiedete altro...perchè loro tengono famigghia (gli altri no).

    1. Ciaparat 15 gennaio 2026

      L'Italia non ha nessun problema.
      L'Italia E' il problema.

    1. uomospeciale 15 gennaio 2026

      Non sono mai stato un fan degli amori non corrisposti ragion per cui l'italia non mi ha mai deluso più di tanto.
      Non l'ho mai sentita "mia"
      Ero solo un cliente abituale, non affezionato ma abituale.

    1. Arthur 15 gennaio 2026

      Non è solo l'Italia che ha problemi.
      È tutto l'occidente che si trova in una condizione di sfacelo culturale e morale, oltre che economico e sociale.

      La situazione di oggi è il naturale e prevedibile coronamento di un processo iniziato nel 1789, con la Rivoluzione che ha consentito a mediocri e zotici di ascendere al potere e occupare gradatamente posizioni.
      L'Occidente in 250 anni è stato così progressivamente svuotato culturalmente e moralmente.
      Occorre avere il coraggio di dire che dal 1789 ad oggi è stato portato avanti un disegno di distruzione delle fondamenta culturali e morali del mondo occidentale.

      Le élites occidentali sono oggi costituite al 90% da mediocri e zotici, spesso veri e propri ciarlatani e pervertiti.
      La competenza e la rettitudine morale non contano pressoché nulla.
      Contano la famiglia, le amicizie, le simpatie, gli amori, l'appartenenza a gruppi e sodalizi di vario genere, partiti, lobbies, cricche, cordate, conventicole: un turbinio di scambi di favore e di dilagante volgarità e mediocrità che sono i valori fondanti del Mondo Nuovo costruito dal 1789 ad oggi.
      Ecco, il Mondo Nuovo dei mediocri e degli zotici.

    2. Arthur 15 gennaio 2026

      L'unica speranza è che in Occidente i vertici della piramide possano davvero aver pianificato la sostituzione dei quadri intermedi e che la cosiddetta agenda 2030 sia un reset.
      Ma non il reset di cui si è parlato, bensì la cancellazione di queste pseudo élites, una marmaglia di mediocri e zotici che appesta l'Occidente.

    3. uomospeciale 15 gennaio 2026

      io ormai spero nell'intelligenza artificiale.
      Quella umana è troppo inquinata da intaressi personali e ha dimostrato più volte nella storia di aver miseramente fallito qualsiasi tentativo di creare una società migliore.

    4. Martin 16 gennaio 2026

      "La competenza e la rettitudine morale non contano pressoché nulla.
      Contano la famiglia, le amicizie, le simpatie, gli amori, l’appartenenza a gruppi e sodalizi di vario genere, partiti, lobbies, cricche, cordate, conventicole"

      Esattamente - avendo per trascorse ragioni lavorative conosciuto personalmente diversi "alti" esponenti di politica, magistratura, pubblica amministrazione e mass media, confermo che non si ha idea della mancanza di codice morale e soprattutto di competenze reali a svolgere l'incarico assegnato. La selezione delle classi dirigenti in Italia semplicemente non funziona, ed il problema è onestamente più grave in Italia che in altri Paesi come Francia o Germania.

    1. FrancoMaloberti 15 gennaio 2026

      Condivido e provo gli stessi sentimenti di Pecchioli e Veneziani. Il punto è che è l’Italia che non ama i cittadini e da parecchi anni conformo il mio modo di agire secondo quanto ho letto anni fa su un cartoon. Io ti amo, tempo presente, tu non mi ami, tempo perso. In affetti, quando varco il limite territoriale di questa landa chiamata Italia, e vado, ad esempio, in Asia, sono stupito e onorato dell’apprezzamento, rispetto e, in un certo senso, amore che trovo.

    2. Martin 16 gennaio 2026

      In Asia lavorano anche 10-12 ore al giorno, nessuno pretende di essere mantenuto

    1. Martin 15 gennaio 2026

      Mah, volendo aggiungere qualcosa solo del nostro Paese....come dimenticare che dal 1994 al 2011, ossia per ben 17 anni, metà Italia, ossia la sinistra, ha ritenuto che l'unica battaglia degna di essere combattuta era quella contro Berlusconi? Per finire, nel 2009-2011, ad unirci alla follia autolesionista della guerra alla Libia ed a provocare le dimissioni di Berlusconi, aprendo la strada al Governo Monti, succursale della Merkel, quella che ha distrutto la Germania e l' Europa a colpi di milioni di migranti?
      E' in quel momento che siamo scaduti al livello del Belgio.
      Siamo un Paese strategicamente, economicamente e culturalmente molto rilevante in Europa, ma contiamo molto meno di quanto dovremmo - appunto dal 2011 più o meno quanto il Belgio - essenzialmente per defaillances profonde di carattere politico e culturale, se non proprio antropologico o caratteriale.

      Sono defaillances profonde assolutamente non imputabili unicamente alla classe politica, basta osservare la magistratura, la stampa ed i mass media. Defaillances che imporrebbero una riflessione profonda e radicale che investe anche la comprensione della storia del nostro Paese, specialmente dello scorso secolo. Ne siamo purtroppo ben lontani quando, mentre siamo di fatto governati da Bruxelles da circa un decennio, metà del nostro Paese, ossia la sinistra, continua a straparlare e vaneggiare del rischio del "ritorno del fascismo".........

    2. nicolcass 15 gennaio 2026

      la sinistra italiana sono i nuovi repubblichini al servizio delle multinazionali americane

    3. Martin 16 gennaio 2026

      Con gente come la Quartapelle del PD, moglie dell'ex braccio destro di Craxi Martelli, che continua a richiedere l'invio di soldati italiani in Ucraina.. d'altronde Barroso Stoltenberg e Gentiloni da giovani erano trotkisti, ossia estrema sinistra, e manifestavano contro la guerra in Vietnam....MAI fidarsi dei marxisti

    4. nicolcass 16 gennaio 2026

      quarta pellaccia è sionista

    1. Martin 15 gennaio 2026

      Si potrebbe condividere molto di quanto espresso dall'autore, se non fosse che dimentica un dato fondamentale, e cioè che la crisi italiana è sostanzialmente la stessa che ha colpito e colpisce anche Francia, Germania e Regno Unito. Per non parlare di Belgio, Olanda e Svezia.
      E' tutta l' Europa ocidentale che è in crisi, in singolare coincidenza con l'ascesa del Governo imperiale della Commissione UE. L'Est Europa non condivide tale crisi, anche perche' dal 2004 è mantenuto a colpi di centinaia di miliardi di sussidi gratuiti, propedeutici alla priorità dell'estensione dell'UE ad Est, in conflitto con la Russia.
      Con il Patto di Stabilità voluto da Commissione, Paesi protestanti e Paesi dell' Est, si è arrivati a mettere lo stop SOLO alla spesa dei Governi dei Paesi latini, identificati come quelli con debito superiore a 60% del Pil. Perche' non si è preso come criterio quello del saldo netto tra entrate e uscite UE dal 2004? Perche' chi avrebbe pagato sarebbero stati i Paesi dell' Est.
      In sintesi, non si afferra nemmeno che dal 2004 l' Europa occidentale paga per lo sviluppo dell' Europa dell' Est, ed il risultato - grazie anche alla follia della green agenda e recentemente delle spese belliche- è che in 20 anni abbiamo perso un terzo di crescita del Pil, stipendi e potere d'acquisto rispetto agli USA.

      Io ormai ho perso ogni speranza. L'opinione pubblica europea è troppo STUPIDA per afferrare la realtà. E lo stesso, mutatis mutandis, per l'opinione pubblica italiana: è evidente che la Francia si appresta a fare a pezzi il Patto di Stabilità, ma a Giorgia interessa solo tenere i conti in ordine. Continuiamo, grazie anche al PD, ad avere un modello basato sull'export e sulla riduzione dei costi di produzione, costo del lavoro in primis - grazie anche all'immigrazione di massa - con la conseguente depressione del mercato interno, perche' la gente non ha soldi e non spende. In Italia abbiamo gli stipendi medi tra i più bassi dell'Europa occidentale.
      Basta osservare l'ultima follia dell'accordo con il MercoSur. Non solo verremo invasi da prodotti di scarsa qualità, ma dovremo anche aumentare i sussidi agli agricoltori... peggio di così.....

    1. natascia 15 gennaio 2026

      Già’ Andrea Zhok intravede i prodromi di una rivolta civile. L’80% dei non votanti lo predicono. L’Italia non è più una repubblica, l’inutile farsa è sotto i nostri occhi. Manca una nuova classe dirigente che si sta scaldando ai box.

    2. Martin 15 gennaio 2026

      Non si sta scaldando proprio nessuno, imperversa la Gembions (con la e stretta, mi raccomando)

    1. nicolcass 15 gennaio 2026

      Siamo già risorti 2 volte, risorgeremo la terza volta...quando una schiera di intellettuali veri preparerà il terreno e buttato nella pattumiera i saviano di oggi...

    2. Martin 15 gennaio 2026

      Mi fa piacere vedere qualcuno molto più ottimista di me, veramente sarei ben contento di sbagliarmi, ma non vedo la più remota traccia di una sorta di terzo risorgimento.....in Europa occidentale la fascia sovranista non riesce ad andare oltre il massimo del 30% ed in Italia stiamo ancora peggio

    3. Dario Lampa 15 gennaio 2026

      Sono gli "intellettuali" il problema e non solo italiano!

    4. nicolcass 15 gennaio 2026

      dopo la prossima guerra, che purtroppo ci sarà, si salveranno solo gli italiani e gli slavi.. da sempre abituati a sopravvivere contro lo stato oppressore..abituati alle privazioni...si salveranno i contadini e formeranno il nucleo per una nuova rinascita...

    5. nicolcass 15 gennaio 2026

      si perchè sono il cancro dell'anima

    6. ws 15 gennaio 2026

      illusione.
      Chi non c'è non può risorgere e che chi ci sarà non sarà italiano.
      Anzi avremmo , se fossimo ancora vivi a quel tempo , pure l' estremo sberleffo di vedere il bene che c' era attribuito a chi non c' era ma che è venuto qui a goderselo ( finché gli dura )

      I Piddini hanno vinto , Inshallah!

    7. Ciaparat 15 gennaio 2026

      Aspetta un attimo: a scuola mi avevano insegnato il Risorgimento. Uno. Ne avete fatto un altro e non mi avete detto niente?

    8. nicolcass 16 gennaio 2026

      L'altro è stato il Rinascimento...primi al mondo

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