ALTRA FAMIGLIA DEVASTATA E DATA IN PASTO AI MEDIA: COSA È DAVVERO ACCADUTO ALLE DUE SORELLINE SCOMPARSE?

ALTRA FAMIGLIA DEVASTATA E DATA IN PASTO AI MEDIA: COSA È DAVVERO ACCADUTO ALLE DUE SORELLINE SCOMPARSE?

Il clamoroso caso della famiglia nel bosco è solo la punta dell’iceberg tricolore di come si distrugge una famiglia, sia nella pratica che a livello di sentire comune. Stato e grandi media allineati: il modello Bibbiano non è mai finito.

Proponiamo le considerazioni della giornalista Raffaella Regoli sul caso di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse all'inizio di giugno dalla casa famiglia "Off Hope" di Civitella Alfedena in Abruzzo.

COSA È DAVVERO ACCADUTO ALLE DUE SORELLINE SCOMPARSE?

Di Raffaella Regoli

Mi sono decisa a fare questo video sulla vicenda delle sorelline scomparse perché quello che sento è vergognoso. È vergognoso il modo in cui viene dipinto non solo il ritrovamento, ma anche il motivo della fuga.

Partiamo da come nasce questa storia, cioè dal perché queste bambine sono state portate via da mamma e papà. Alle spalle c'è una lunga vicenda giudiziaria seguita alla separazione. Una separazione che, è chiaro, non è avvenuta in maniera pacifica, ma è stata conflittuale, come purtroppo accade in tante famiglie di questo Paese e poi si vedono portare via i figli.

Ci sono tre punti fondamentali: il primo è perché queste bambine sono state portate via da mamma e papà; il secondo è perché sono scappate da questa comunità per minori; il terzo è perché si stanno dicendo un sacco di bugie, a partire dal fatto che si dica che le bambine vivevano segregate, mentre l'unico vero motivo che loro continuano a ripetere è che vogliono tornare dalla mamma. Il papà non viene mai nominato, purtroppo, ma è così.

Andiamo con ordine.

Le bambine scompaiono nella notte fra il 6 e il 7 giugno scorso. Spariscono dopo che arriva una sentenza che sospende la genitorialità della mamma e stabilisce che probabilmente dovranno andare dal papà. Le bambine scappano perché, evidentemente, questa soluzione che viene loro prospettata non gli va bene.

Facciamo però un piccolo passo indietro.

Di fatto, queste bambine, nella lotta tra mamma e papà, hanno sempre vissuto una vicenda triste e dolorosa, fatta di continui passaggi tra comunità, case famiglia, sempre nel nome della tutela dei bambini.

Il problema è che, nel nome della tutela dei bambini, poiché il sistema è diventato malato, ormai si commettono delle atrocità. È vero che, se mamma e papà litigano, i bambini vanno tutelati, ma esistono forme di tutela che prevedono la presenza di assistenti, persone che possono essere presenti in casa e aiutare a superare questa conflittualità.

Invece, siccome dietro c'è un grande business che tiene in piedi il sistema, i bambini vengono prelevati e spediti nelle comunità, che a volte vengono chiamate anche "case famiglia". È un nome più dolce, più edulcorato, ma che nasconde la realtà.

Alcune case famiglia e alcune comunità per minori funzionano anche, ma resta il fatto che sono comunità: significa portare i bambini fuori dalla loro mamma.

Queste bambine, da quando erano piccole, hanno sempre mantenuto la stessa versione: "Vogliamo stare con la mamma". Ma le bambine, come tanti altri bambini, non vengono ascoltate. E non vengono ascoltate perché basterebbe farlo per capire perché non vogliono stare con il papà e vogliono invece stare con la mamma.

Mi dispiace che in questa situazione si alimenti sempre ulteriore conflitto tra mamma e papà e che non si rispetti mai la volontà dei bambini.

Se un bambino molto piccolo non vuole stare con un altro genitore, si può ipotizzare che sia stato pilotato. Ma qui stiamo parlando di due bambine che non sono più piccolissime e che, se fossero davvero così manipolate, non sarebbero fuggite da una comunità.

Stiamo parlando di due ragazzine che oggi hanno 16 e 12 anni. Quando furono portate in comunità, dopo varie esperienze e dopo la sentenza definitiva del Tribunale civile ordinario del 27 settembre 2023, la più grande, Sara, aveva 13 anni.

Il tribunale decise che le bambine dovessero andare in comunità, nonostante avesse ascoltato Sara. A mio avviso, però, non ha ascoltato attentamente quello che la bambina aveva raccontato.

Se dei bambini non vogliono stare con entrambi i genitori, si può ipotizzare che un genitore li abbia messi contro l'altro. Ma se, crescendo, continuano a essere convinti della stessa cosa, allora significa che qualcosa non funziona. I bambini sono semplici in quello che dichiarano e, purtroppo, nel nome della salvaguardia dei loro diritti vengono commesse delle atrocità.

Con la sentenza del 27 settembre 2023 si stabilisce che questa conflittualità tra i genitori non può essere risolta e il Tribunale civile affida le bambine a una comunità. All'epoca Sara e Alisia avevano rispettivamente 13 e 9 anni.

Ebbene, dopo tre anni, nonostante tutti i tentativi di riprogrammarle, non sono riusciti a togliere dalla testa di queste bambine il desiderio di stare con la mamma. Una mamma che loro considerano amorevole, accudente, ma semplicemente conflittuale con il marito, e per questo sono i figli a pagarne le conseguenze.


Che cosa succede, allora?


Nella notte fra il 6 e il 7 giugno scorso le bambine scompaiono, cioè scappano dalla comunità. Scappano di notte da una struttura che non se ne accorge, che non vigila. Perché, se due bambine possono allontanarsi così facilmente, significa che non c'è alcuna vigilanza né alcun controllo. E allora viene da chiedersi in mano a chi vengano affidati questi bambini.

Tutta l'Italia resta con il fiato sospeso perché nessuno sa che fine abbiano fatto.

È chiaro che le bambine sono state probabilmente prese da qualche familiare preoccupato per loro, perché stavano male ed erano fuggite. Qualcuno si è preoccupato della loro incolumità.

Le bambine vengono poi ritrovate a Formia a casa di una zia. Ed è qui che, secondo me, parte la bugia mediatica servita su un piatto d'argento.

Le immagini del blitz sono vergognose. Si vede un'operazione con decine e decine di carabinieri, alcuni in borghese, altri addirittura con casco e tenuta antisommossa.

Viene detto: "Non sapevamo se fossero in mano a dei delinquenti". Ma questo, secondo me, non è vero, perché poi vengono arrestati la mamma, il compagno e il nonno nelle rispettive abitazioni. Quindi non si trovavano con le bambine. Le bambine erano a casa di una zia anziana, che ha dichiarato: "Oggi io lo rifarei".

Che cosa succede, allora?

Si mette in scena un blitz degno della cattura di Totò Riina. Pensateci: sempre nel nome della salvaguardia dei bambini. E tutto questo perché c'era stata una telefonata tra la mamma e le bambine, quindi la mamma sapeva che stavano bene. Eppure questa mamma.. cattivissima che viene trattata peggio di una criminale.

Secondo me, sapevano benissimo che lì dentro non c'erano dei criminali. Nonostante questo, viene organizzato un blitz di dimensioni enormi, e le immagini sono sotto gli occhi di tutti.

Provate a immaginare queste bambine nel cuore della notte, dopo tutto quello che avevano già vissuto: comunità, litigi tra mamma e papà, continui spostamenti, il sentirsi non ascoltate, una vita anche infelice. Si vedono arrivare carabinieri in tenuta antisommossa che fanno irruzione nell'abitazione.

Le bambine si chiudono dentro una stanza. Lo ammette lo stesso procuratore capo di Sulmona, quando dice: "Certo, non hanno fatto salti di gioia quando ci hanno visto".

E allora perché usare la parola "segregate"?

Non erano segregate. Erano in un ambiente familiare che, secondo questa ricostruzione, veniva ritenuto protetto.

Vergognatevi di quello che dite e di quello che viene riportato da televisioni, giornali e mainstream.

Le bambine si sono chiuse dentro perché non volevano andare via. E immaginatevi anche lo shock subito.

La prima cosa che avrebbero detto, secondo le indiscrezioni, sarebbe stata: "Vogliamo andare con la mamma".

Pensate che cosa drammatica, che cosa rivoluzionaria, che cosa ribelle, che cosa mostruosa: queste due bambine chiedono di tornare dalla loro mamma.

È davvero mostruoso, vero? Sta diventando mostruoso, in questa società, il fatto che dei figli vogliano stare con i propri genitori. Sembra quasi un'educazione "alla cinese", dove i figli non appartengono più nemmeno ai genitori che li hanno messi al mondo. Che mostruosità.

Due bambine che continuano a dire di voler tornare dalla mamma, che dopo tre anni di comunità sono state, secondo questa ricostruzione, così tanto sottoposte a tentativi di riprogrammazione e che, nonostante tutto, continuano a voler tornare dalla mamma.

Siete vergognosi. Siete vergognosi. Ed è vergognoso anche chi dà eco a queste veline del potere.

Le bambine non erano sequestrate. Hanno impiegato un'ora per convincerle a uscire.

E cosa succede dopo?

Dopo il ritrovamento, le bambine vengono portate in un luogo protetto e segreto. Io mi domando: prima le hanno perse, perché non sono riusciti nemmeno a vigilare su di loro, e adesso dove saranno finite queste due sorelline? In quale comunità si trovano? Sorvegliate a vista, come se fossero due pericolose criminali.

Tutto questo, ovviamente, sempre nel nome della salvaguardia dei bambini.

E la colpa, secondo questa narrazione, sarebbe soltanto della mamma e del papà che litigano, mai di uno Stato, dei servizi sociali o degli psicologi che dovrebbero proteggere queste bambine e che, invece, di fatto hanno acuito un trauma, un disagio. Hanno commesso, secondo questa ricostruzione, delle mostruosità nel nome della tutela dei bambini.

E la mamma, il nonno e il compagno della mamma che fine hanno fatto?

Sono stati tutti arrestati.

Non si arrestano i criminali, i borseggiatori, quelli che rubano: spesso escono quasi subito dopo l'arresto. Loro, invece, sono stati arrestati con l'accusa di sequestro di persona e sono finiti direttamente in carcere.

Sono andati a prelevarli all'alba, nel cuore della notte, come se fossero dei pericolosi criminali. La mamma, Valentina, che ha 39 anni, si trova attualmente nel carcere di Teramo.

Il papà avrebbe dichiarato: "Finalmente è stata fatta giustizia" e probabilmente spera di recuperare pienamente la propria genitorialità e di poter riavere le figlie a casa.

Ma io mi chiedo: se l'obiettivo era difendere la bigenitorialità, cioè permettere alle figlie di vedere sia la mamma sia il papà, non avete ottenuto esattamente l'effetto contrario?

Perché, dopo questo blitz, dopo questa azione violenta, dopo questa azione che viene descritta come disumana, dopo tutto quello che è stato fatto sempre nel nome della salvaguardia dei bambini, che cosa succederà?

Succederà che queste due ragazzine, Sara e Alisia, che oggi hanno 16 e 12 anni e quindi ragionano con la loro testa, probabilmente penseranno che la mamma, il nonno e il compagno della mamma siano degli eroi, dei martiri di un sistema malato.

Penseranno, inoltre, di non potersi fidare più delle istituzioni, dei servizi sociali, degli psicologi e perfino delle forze dell'ordine.

Mi dispiace, perché un blitz condotto in quel modo non può che generare paura, terrore e sfiducia in due bambine, in due ragazzine.

E se il papà sperava di recuperare il rapporto con le figlie, probabilmente non verrà visto di buon occhio, considerando che la mamma è stata tradotta in carcere insieme al nonno.

Questa, purtroppo, è la triste realtà raccontata in questa vicenda: un trauma che queste bambine si porteranno dietro per tutta la vita.

E l'orrore di continuare a sentire delle falsità su una famiglia, già profondamente devastata, mi fa davvero schifo.

Di Raffaella Regoli

25.06.2026


Raffaella Regoli. Giornalista e saggista.

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