Alceste: “L’Italia è il Paese più importante del mondo e per questo è sotto attacco”

"Perché quell’impasto di tradizioni, cultura e credenze, anche le più sciocche, costituiscono la ricetta della nostra sopravvivenza". Abbiamo incontrato il blogger Alceste per un dialogo sul nostro presente. E dopo i tanti orrori della modernità, la speranza per un futuro migliore passa sempre dalla lotta.

Intervista a Alceste: "L'Italia è il Paese più importante del mondo e per questo è sotto attacco"

Di Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

I nostri lettori conoscono bene Alceste, lo hanno letto e riletto su queste pagine. Ed è sempre un grande impatto, è sempre un andare in profondità, fino alla radice dei problemi della nostra epoca. Poche parole affilate come coltelli. Dotte citazioni, simboli, metafore e sembra di guardarsi allo specchio mentre il sarto Alceste ci cuce su misura l'abito che fa per noi. Un popolo avvilito, sconfitto, occupato non solo dal 1945, ma che oggi accetta e subisce la colpa più grave inflitta dal conquistatore, senza nemmeno saperlo: essere italiano.

Sembra finita peggio che all'Americano a Roma, Nando Moriconi, visto che le nuove generazioni rischieranno di preferire le cavallette tostate agli spaghetti di casa nostra. Alberto Sordi era "Ameregano der Cansas Siti", l'eterno presente italiano non è neppure americano, è globale e basta. Eppure la nostra immensa cultura è nata molto prima dello Stato. Ed è forse per questo, in realtà, che siamo una Superpotenza - così tanto debilitata - da abbattere definitivamente.

Ma come i grandi italiani, spesso sconosciuti, danno sempre il colpo di coda: un sentimento rivoluzionario di riscossa che ci appartiene, quasi mai collettivo, ma che fa parte della nostra storia millenaria. Grazie ad Alceste per il suo lavoro di informazione e divulgazione e grazie per aver accettato questa intervista. Lo spunto è il suo ultimo affresco dipinto a misura della nostra società: "La modernità come cancro terminale".

Si parte.

  • Perché “Alceste” e da quanto tempo è attivo il suo blog?

"Alceste è ovviamente derivato dal nome del protagonista della commedia di Molière, “Il misantropo”. La mia presenza online risale al 2013-2014 quando Eugenio Orso, per allargare la collaborazione al suo blog Pauperclass - blog oggi purtroppo scomparso - mi contattò per scrivere alcuni pezzi. Assieme a me era Il Poliscriba (il quale appare ancora su alcesteilblog) e altri autori. Nel 2015 Pauperclass ebbe i primi problemi e così decisi di riversare i post già scritti sull’attuale account che cominciò a funzionare con una certa regolarità attorno al 2017."

  • Quali motivazioni di fondo la spingono a scrivere i suoi pensieri e le sue analisi?

"Perché scrivo? Me lo sono chiesto spesso. Dapprima credevo fosse dovuto a un residuo di inestirpabile vanità. Forse ho solo bisogno di condividere una mia radicata disperazione. La misantropia perfetta non funziona, si ha bisogno di un palco con qualche spettatore che ti stia a sentire o ti lanci i pomodori."

  • Ogni qualvolta arriviamo sul blog, riscontriamo una miriade di commenti entusiasti. Trova soddisfazione e riscontri particolari dai suoi lettori, nella sua opera di informazione e divulgazione?

"Miriadi è esagerato, non crede? Presumo che i venticinque lettori del blog, afflitti dalla mia prosa da almeno cinque-sei anni, sanno di trovare un discorso compiuto, che non si ferma alla cronaca. Anzi, i fatterelli della cronaca vengono presi in esame solo per dimostrare questo discorso onnicomprensivo o, al massimo, per fare del sarcasmo. La guerra russo-ucraina, a esempio, l’ho citata pochissimo poiché la reputo l’ennesimo episodio di una più vasta, secolare e catastrofica opera di conquista delle entità sovrannazionali nate con l’Illuminismo. Non solo, ma la porzione di storia umana nata con tale Illuminismo (amo chiamarlo Illuminismo Nero per distinguerlo dalla vera scienza) mi sembra solo il processo secondario di un movimento ancor più immane.

La vicenda umana, infatti, la inscrivo in un generale moto di regressione universale. Si è in presenza di una lentissima devoluzione, anziché di un’evoluzione. La Civiltà consiste, perciò, in una bolla di resistenza a tale regressione. Il dominio della razionalità tecnica sulla Natura, divenuto assoluto in questi ultimi decenni, si è fatto forsennato, parodistico. L’estrema illusione, insomma, che si nutre della mancanza di Dio, è anche la più rovinosa perché prevede, paradossalmente, l’assoluta mancanza di umanità. Da tale prospettiva mi sembra inutile, sciocco e depistante (è solo un banale esempio) estendere centinaia di post e note sul laptop di Hunter Biden. Il rifiuto della cronaca e del giornalismo, dei triti fatti quotidiani, credo sia l’aspetto che nel blog viene più apprezzato. Oltre a una certa aria carbonara e al divieto d’insulto."

  • Alceste, nel suo ultimo articolo “La modernità come cancro terminale” riesce così a sintetizzare “l’intera storia della umanità moderna”: “Noi creature multicellari siamo tutto sommato un’eccezione nell’evoluzione, un’insorgenza tardiva che riguarda soltanto un settimo della storia della vita sulla Terra … fare copie di sé stessi è l’imperativo darwiniano”. Quindi è Darwin che ha interpretato il volere di Dio, Dio non esiste, o magari “Dio è morto” come cantavano i Nomadi?

"La citazione non è mia, ma è tratta dall’introduzione di Telmo Pievani a un libro di Pier Paolo Di Fiore sul cancro. Pievani vuole semplicemente dire: l’essere umano rappresenta l’eccezione delle eccezioni; alcune cellule di cui è materiato a volte anelano ritornare al primitivo egoismo monocellulare ingenerando così il cancro. Tali cellule si sentono Dio e nella loro ansia di eternarsi distruggono il corpo ospitante e, perciò, sé stesse. Questa analisi biologica la uso come metafora della storia umana: alcuni uomini vogliono diventare Dio; cercano, quindi, di eternarsi sostituendosi a Lui e rigettando la religione; essi, però, incontreranno lo stesso destino delle cellule cancerogene autodistruggendosi assieme all’umanità. Il richiamo ancestrale che induce a sentirsi Dio l’ho battezzato la “Bestia”. La “Bestia”, non è il Male, ma il Nulla. L’ansia di auto annientamento. Senza Dio, la devoluzione ci richiama dapprima alla ferinità e poi all’inorganico, Al suicidio. Secolarizzazione, tecnica e follia postmoderna sono i sintomi più rilevanti di questa catabasi. Da tale punto di vista Storia, Biologia e Teologia sono metafore l’una dell’altra."

  • L’autorevolezza dei più anziani, la memoria e l’esperienza empirica, la tradizione orale, i proverbi che erano scuola e linguaggio del popolo che si tramandava fra generazioni che mai avrebbero potuto imparare dalla scrittura, attività possibile soltanto dei ceti colti e possidenti. Il passato ormai pare tutto da buttare, i giovani hanno titoli di studio ed i tutorial di YouTube per imparare, altroché un genitore spesso assente o emigrato in un altro matrimonio o convivenza; il nonno mica ha fatto master alla Bocconi o alla Luiss, cosa ne potrà mai sapere della complessità del mondo? L’eterno presente tecnocratico sembra ormai assoluto, e le nuove generazioni hi tech e iper specializzate non hanno praticamente alcun rapporto col proprio passato e con la propria cultura originaria. Cosa rischiano?

"L’estinzione. Qui occorre intendersi bene su cosa sia il progresso. Andiamo avanti, dicono. Ma in cambio di cosa avanziamo? Ecco il busillis. Viviamo una vita più comoda, ecco tutto. La domanda capitale rimane: la comodità a che prezzo l’abbiamo pagata? Si è disimparato il calcolo, la lingua, la logica, la devozione … era nozionismo! E cosa abbiamo avuto in cambio? Dei poveretti che conoscono un vocabolario di cento parole. Quando si giudica una cultura come quella italiana … anzi: il solo pensiero di giudicare una cultura come quella italiana … e giudicarla negativamente - equivale a pensare di correggere coi pennarelli “La nascita della primavera” di Botticelli. Ho ricordato spesso Niccolò Machiavelli che, dopo una giornata di bagordi, entrava nel proprio studio solo dopo un’adeguata purificazione; con reverenza; da umile pedina del sapere al cospetto di Tito Livio o Cicerone. Per questo affermo che l’Italia, il Paese più importante del mondo, è sacro. Il suo passato è talmente gigantesco da dover rimanere intangibile. E sa perché? Perché quell’impasto di tradizioni, cultura e credenze, anche le più sciocche, costituiscono la ricetta della nostra sopravvivenza. Chi abiura il passato muore, c’è poco da fare. Vale per tutti, dai Kaweskar della Patagonia agli indios brasiliani:estinti, infatti. Nel passato viene condensata l’immortalità della propria cultura. I Kaweskar ebbero i loro feticci, noi Botticelli e Tito Livio. Con tale differenza: la classicità e il Cristianesimo nati o raffinati in Italia o nei territori della latinità (il passato) rappresentano il katechon dell’intero Occidente. Per questo l’Italia è sotto attacco, per tali motivi si è insegnato agli Italiani, incessantemente, in ogni lercio sussidiario, pamphlet, saggio o articolo di gazzetta, il disprezzo e il dileggio di sé stessi. Radere al suolo l’Italia, con la complicità degli Italiani e della immonda sua classe dirigente, è necessario per l’instaurazione d’un Mondo Nuovo. Come sta avvenendo. Senza il passato che agisce da difesa, però, abbiamo di fronte solo macerie."

  • Tutto è materia, di sacro non c’è nulla se non le sentenze degli algoritmi. Per ciò che occorre bastano ormai pochi click su Google, Amazon, Facebook, Pornhub e Onlyfans. Sono utili, istantanei, affidabili, profittevoli, divertenti e non sbagliano mai. E’ davvero così?

"Anche questa è un’operazione voluta. Per dissolvere passato e identità e instaurare un dominio internazionale oligarchico. Cefis lo affermò esplicitamente già nel 1972 … Ci dicono: le grandi piattaforme sono un progresso, siamo liberi, inutile contrastare al progresso … sì, ma lo ripeto: cosa abbiamo sacrificato per questa minutaglia? Si glorifica il digitale. Va bene, il digitale è comodo. Con lo smartphone si può girare un film! I gadget digitali sono democratici! Abbassano i costi di produzione! Ti rendono indipendente! Cronenberg c’ha girato i film con lo smartphone! Ognuno può diventare un Cronenberg! Un attore! Risultato: negli ultimi vent’anni ci saranno due o tre film italiani degni di nota. Non belli: degni di nota. Il livello è sprofondato. La falsa democrazia ha annientato il buon gusto, l’artigianato della scenografia, la scelta oculata delle location, la cesellatura dei dialoghi, l’attorialità stessa. I supposti divi contemporanei bofonchiano, protagonisti di storielle quotidiane, le sceneggiature sono scipite o goffamente sensazionali, il tono punta alla colloquialità coprolalica o al perbenismo televisivo; si è perso non solo l’aggancio con la realtà, che consentiva la commedia nera italiana, ma anche il simbolismo, l’allusione … Fellini, ormai, lo proiettano nelle catacombe … Avati ha provato a fare qualcosa col suo “Magnificat”, ma non ha lo stesso passo dei maggiori, tutti defunti da almeno trent’anni. Pure la commediola pecoreccia è ormai un modello troppo alto per noi, dissolto il mondo dell’avanspettacolo popolare. Hanno rincoglionito di correttezze anche il povero Banfi … ."

  • Non fatevi ingannare dalle specializzazioni, dalle divisioni tecniche, dalle minuzie, dalle argomentazioni da leguleio”. Sembra un ammonimento a non lasciarsi tradire dalla conoscenza settoriale e specializzata, in una parola dagli “esperti”; che tutto sanno e tutto comandano, da quei tecnici che sanno solo di tecnica, dagli scienziati che hanno infuso l’unica vera Scienza possibile. Siamo in un’epoca in continua evoluzione ma che sembra piombata in una nuova oscurità. Com’è stato possibile?

"Giacomo Leopardi ha coniato la felice espressione “colpo d’occhio del genio”. Così è. Il genio - il Sapiente - rapporta ogni sezione della vita a tutte le altre. La scienza è specchio della filosofia, e viceversa. Il tecnico è il suo figlio degenere. Sa tutto del particolare, ma ignora il quadro complessivo. Il tecnicismo esasperato è poi degenerato, parlo dell’attualità, nel cretinismo vero e proprio … virologi, direttori di musei, cultori della cultura, avvocati, commercialisti, saggisti … parlano una lingua poverissima, autoreferenziale, perbenista e superficialissima … non per questo meno arrogante. Il decadere della lingua, l’essiccamento del lessico, divenuto esclusivo gergo compartimentale, ha recato all’inferno cautela e intelligenza … che un pescivendolo di Efeso nel 412 a.C. sia stato più intelligente della Ursula von der Leyen pare fuor di dubbio."

  • Usura, Tecnica, Democrazia e Libertinaggio si legano a filo quadruplo. Le migliori menti dell’eversione si riuniscono nei paradisi universitari per teorizzare l’eternità dell’Uomo. L’Uomo è immortale, onnipotente e assolutamente, incondizionatamente, libero. I cenacoli intellettuali dei primi paesi d’Europa scristianizzati sono le Regine Nere che replicheranno sé stesse: a metastatizzare il nuovo credo, a infettare il mondo.” Chi stabilisce qual è la vera Conoscenza e perché mai ogni uomo, ogni animale politico, ogni essere pensante e critico, non può essere considerato, qualunque sia la propria estrazione e/o condizione economica e sociale, a suo modo e maniera, un intellettuale?

"La conoscenza ti precede. Se recidi via il passato ti aggiri per la Totalità alla cieca, come una guida della domenica s’aggira per gli Uffizi. Lo specialista, che si compiace della propria conoscenza tecnica, è, di solito, un perfetto cretino se recato fuori dalla minuscola cerchia di sapere che controlla. Lo specialista accademico, poi, batte il muso dappertutto. Gli manca la passione, lo sguardo, l’amore. Basti confrontare una lezione di Federico Zeri, l’antiaccademico per eccellenza, con quelle di certi presunti storici o giornalisti-saggisti da prima serata. La prima, oltre che di chiarezza impressionante, ti fa venir voglia di leggere e saperne di più; le seconde consistono in lasche sequele di aneddoti o pettegolezzi. Pure il Barbero mi è andato fuori di testa, gli manca solo la lectio magistralis sui brontosauri. Con questo non voglio dire che chiunque possa essere considerato un intellettuale. Occorre crescere lentamente, in una scuola, una confraternita, un gineceo, una corporazione; una bottega. Leonardo aveva talento, il papà glielo riconosceva: Leonardo mio, tu hai qualcosa. Però lo spedì dal Verrocchio per farsi le ossa, sborsando moneta sonante perché il Verrocchio – anzi, la sua bottega – era un coagulo di conoscenza artistica e artigianale che, proprio perché tale, poteva tramandarsi agli allievi. Noteremo, en passant, come la furia dei postmoderni si sia accanita contro tale centri di diffusione del sapere … oggi si ha una sola possibilità, barrare le crocette e imparare a memoria la lezioncina politicamente corretta, quindi passare di grado e diventare un individuo monodimensionale. Si producono laureati e addottorati in serie di spaventevole ottusità, impermeabili alla ragionevolezza. L’ac-culturazione coatta, che ha preso il posto di quella naturale e secolare, ha creato dei carnefici perfetti, d’un conformismo allucinante. Si dicono scienziati, ma coltivano assai poco il dubbio. Tolti dal girello delle convinzioni indotte si comportano come bambocci tremebondi. Al gioco delle tre carte gli toglierebbero pure le mutande."

  • L’Uomo sembra ormai emancipato e distaccato da Dio, tanto da averne assunto le sembianze. Domina la Natura e la cambia, e quindi sente in sé il potere autoconferito di annientare la propria civiltà, giudicandosi superiore ai suoi consimili. Nell’articolo lei cita gli altri reset della Storia: che umanità ci porterà questo Grande Reset 2030?

"L’umanità del cubicolo. Case alveare, reddito di sudditanza, nessuna creatività, conformismo totalitario, oligarchia casual, olovisori interconnessi, abolizione dei viaggi, pornografia virtuale polimorfica, spegnimento graduale del desiderio, ignoranza di arte, filosofia, storia … un’ignoranza da tabula rasa, di tutto ciò che si è stati … e junk food, ovvio, perché l’arte culinaria, proprio perché arte, verrà messa in sospetto ovunque. Il pasto principale consisterà in merda. Voltaire, il padre dell’Illuminismo, nel “Dizionario filosofico” prende per i fondelli il profeta Ezechiele che mangia pane spalmato di merda di bue, non avvedendosi, il Voltaire, che sarà il suo macabro scetticismo a innescare un processo che dal fagiano arrosto porterà alla barretta copro-proteica. L’homunculus sarà talmente affaccendato a perdere tempo prima di morire che non si accorgerà di non vivere … tanto non ci sarà granché da fare, a parte di-vertirsi, estraniarsi, soprattutto da sé stessi, dall’orrido e disprezzabile Io … Una noia talmente mortale che il suicidio andrà di moda, più o meno istituzionalizzato. Il crimine tenderà a zero così come ogni altra manifestazione di vitalità. Si creeranno nuovi mestieri come l’Estrattore di Salme (dal cubicolo: chi si accorgerà di qualcuno quando muore?) o il Compostatore di Cadaveri. I cimiteri spariranno, come le scuole, le prigioni e il turismo. Prevedo città semideserte, a parte la Logan 654 di qualche oligarca che, finalmente, potrà sfrecciare a piazza di Spagna senza l’ingombro dei coglioni. Si provvederà, forse, a qualche nuovo culto miscelando assieme cascami new age, gandismo pannelliano e rituali bislacco-buddisti. Vite che non varrà la pena vivere."

  • Il nemico numero uno del materialismo sembra ancora essere la spiritualità, perché forse è un sentimento non controllabile e non calcolabile, come l’imprevisto: la coscienza può inceppare il meccanismo automatico. Prendiamo il cattolicesimo diviso ed in crisi di identità: come giudica l’era dei due Papi Ratzinger e Bergoglio?

"Disastrosa, ovviamente. L’intero corpo amministrativo del Cristianesimo si sta disfacendo. Gran parte delle parrocchie romane, a esempio, sono rette da sacerdoti sudamericani o africani; addirittura indiani. Di fatto non funziona più nulla. Questi figuri, che maneggiano concetti a loro estranei, sono i primi a concedersi al casual quando, invece, per non disperdere il patrimonio dovrebbero puntare alla ritualità e al più stretto formalismo tradizionale. Certo, loro non rappresentano che l’effetto d’un avvelenamento preesistente. L’imbruttimento delle architetture religiose, la sciatteria liturgica, il tirar via … una malattia postconciliare da papa buono. Dal 1960, a esempio, non vengono costruite chiese “belle”. Perché è stato programmato l’imbruttimento.

Attenzione: la “bellezza” non è un concetto vaporoso, impressionistico; la bellezza è ciò che individua e raggruma una serie di accorgimenti ed euritmie, distillati nei secoli, che avevano per fine la gloria della fede. Ora non più. Ora si edifica scatolame postmoderno, come “Il cubo” di Fuksas a Foligno e “Le Vele” di Meyer a Tor Tre Teste … accrocchi in cui si fatica anche a trovare l’acquasantiera e il tabernacolo. Tutto questo diluisce il sacro in una spiritualità da discount, di fatto eguale a qualsiasi altra. La vera fede esclude, non include. La fede afferma: sono così. Chi non condivide ciò è mio nemico. L’ecumenismo è l’invenzione di un clero profondamente stanco e pronto ad accettare tutto. Morselli descrisse la nostra attualità nel suo “Roma senza Papa”."

  • Secondo Richard Coudenhove-Kalergi (1925) l’introduzione della donna nel lavoro di fabbrica (e quindi la sua inclusione nel mondo del lavoro) avrebbe sul lungo periodo comportato una donna mascolina e un uomo più femminile. Oggi siamo non solo alla competizione uomo/donna indotta dai media, o alla donna manager alla “Sex and the City”, ma ad una inversione dei ruoli e spesso ad un rimescolamento degli stessi, fino ad un annullamento strutturale della famiglia e una riduzione drastica delle nascite. Gli strateghi del caos, allievi di Leo Strauss, non puntano soltanto ad una società senza Stato, ma a individui senza una società. L’Occidente ha ancora gli anticorpi contro la propria dissoluzione?

"La prima industrializzazione ha prodotto più donne morte che mascoline. L’omogeneizzazione dei ruoli è stata provocata soprattutto dalla pace. Un personaggio di Mishima, mi sembra un dottore, afferma: “Un polso femminile e un polso maschile battono alla medesima maniera in tempo di pace”. La stasi imputridisce, riduce la definizione, rimescola. Si perde il senso del pericolo, del rischio, della difesa della comunità; da parte di uomini e donne. Ottant’anni di palude accompagnati dalle trombette della propaganda su diritti eguali per tutti hanno "generato" omarini timorosi e menadi isteriche. Entrambi infelici come bestie in cattività perché è facile mentire per conformismo (si buscano pure dei soldi), ma assai difficile rinnegare i propri ruoli naturali per tanto tempo. Ma la propaganda è totalitaria … i pochi che additano la follia sono presto isolati e lapidati con le consunte pietre dell’antifascismo o dell’ecumenismo “che libera”. Chi oggi ha il coraggio di presidiare trincee così esposte alla fucileria nemica?"

  • Altro tema ricorrente: dal “Forever young”, sempre giovani, degli anni ’80 alla dolce morte delle cliniche svizzere, fino alle recenti norme canadesi. Alceste scrive: “Uno vale l’altro. La morte si fa statistica, si deprezza. L’omicidio ben mirato, quindi, diviene, alla luce dei grafici, un metodo di cura: aborto, eutanasia, buona morte (…) Il suicidio diverrà la moda del 2030”. La vita umana non più dono divino ma mero calcolo superfluo e ingegneria capitalistica, ha perso il suo Senso?

"E quale senso ha la vita oramai? Un esempio banale è la perdita della pietà verso i defunti. Vediamo come anche i grandi cimiteri monumentali si stiano disfacendo nella sciatteria e nella sporcizia. Vuoti, peraltro, poiché la deferenza verso chi ci ha generati si è allentata, così come tutti i vincoli di sangue. Un morto è buono per il concime; o per gli snack del futuro. La banalizzazione della morte implica necessariamente il deprezzamento della vita: uccidere chirurgicamente (per il bene dell’umanità, ovvio) è oggi un’azione non solo tollerata, ma anche incoraggiata; un povero, un infelice, uno psicolabile, un tetraplegico o un feto possono venire eliminati senza rimorsi: in tali casi opera, secondo la vulgata polcorretta, un’ansia di libertà … delle madri, del genitore, della vittima stessa. Del mio corpo faccio quel che mi pare, così gli è stato insegnato … la propaganda gli si è incancrenita dentro sino a formare un valore e così credono di autoaffermarsi, ma son solo lemmings eterodiretti."

  • Sì, deve, perché andare avanti, a qualsiasi costo, come invasati, è l’unica direzione consentita. Non ve ne sono altre. Into the void (…) Una corsa sfrenata, irrazionale, che si concluderà con l'estinzione”. Escludendo le Superpotenze marittime angloamericane e satelliti vari, vede altri tipi di società, più tradizionali, economicamente emergenti, non immerse ancora nella modernità e nel Grande Reset, quindi ancora lontani da questa “corsa sfrenata” verso l’abisso?

"Le grandi civiltà del passato sono state attaccate brutalmente e ridotte in cenere: la Mesopotamia, la Grecia, l’Italia, i Balcani, la Russia occidentale. Le guerre nel Golfo, gli attacchi usurai verso la Grecia e l’Italia, l’Enduring Freedom; manca la Persia, uno dei tre grandi imperi del passato, e forse la Russia. Queste sono le grandi centrali spirituali dell’umanità. Una volta spente, il resto verrà da sé. Sudamerica e Africa contano meno di niente; il Giappone fu infiltrato e resettato tanto tempo fa. Roma, Atene e Alessandria sono altro da Cardiff o Los Angeles … .

Servirebbe una guerra, quale contrapposizione spirituale … una guerra vera, non solo mimata. Il contributo a essa da parte nostra lo vedo, però, minimo. Solo il vincolo del sangue o della comunità - militare, religiosa, educativa, politica - può costituire milizie in grado di opporre resistenza. Questi vincoli, però, li abbiamo dissolti. Ci rimane la poltiglia."

  • Osiamo: ogni fenomeno, a qualsiasi livello ontologico, ci parla della verità.” Quale verità e chi la detiene?

"La Verità si disvela, è inoppugnabile, non la detiene nessuno. Ci si arrende di fronte a essa. Il cuore della ben rotonda verità, come affermò Parmenide: a Lei si può arrivare da qualsiasi punto della superficie. Ogni fangoso evento mondano ci riconduce, per vie segrete, alla nuda Verità. Basta seguire il filo."

  • L'uomo moderno vorrebbe gridare, ma non ha bocca. Gli mancano, perciò, le parole. Il suo abbozzo di grido rimarrà senza eco. Inascoltato” Alceste le parole le ha e sa usarle molto bene: cosa vorrebbe gridare per darci una svegliata?

"Non occorre gridare. Il messaggio, prima o poi, arriva. Tutta questa corsa ai like, ai social, alle condivisioni: a che serve? Gran parte della controinformazione è oggi puro fumo: grafici, interviste, traduzioni, colpi di scena … Cicalare continuamente di cronaca, di attualità, del mostro del giorno o del fatto del giorno alla lunga sfinisce poiché allontana dal colpo d’occhio complessivo residuando quale futilità.

Per svegliarci basta ridiventare ciò che siamo sempre stati e rigettare la paccottiglia che ci viene servita inesauribilmente da decenni. L’orgoglio di essere il centro spirituale della storia … beninteso, senza le goffe impennate autarchiche, spesso di provincialismo desolante.
Questa “Reconquista” sarà difficilissima perché ancora navighiamo nell’autodisprezzo, addirittura compiaciuto. Eppure è necessaria: è la fune nella cruna dell’ago, la nostra porta stretta.

C’è un quadro che, ogni tanto, mi piace riguardare. Non me ne sazio mai. Si tratta di “Amor sacro e amor profano”, di Tiziano. Ciò che turba e confonde, a parte l’enigma delle due figure in primo piano, è lo sfondo. Forse non l’ha dipinto nemmeno lui, Tiziano. La purezza di quel cielo e di quelle nubi, la nitidezza di quel paesaggio … questo riconcilia con la vita: qui troviamo condensata, al sommo, l’Italia, c’è poco da fare. La torre, la chiesa, i cavalieri, la specchiera delle acque. Comprendere questo significa riconquistare l’idea di Patria. Per questo si può combattere."

Intervista di Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

16.01.2022

[caption id="attachment_168143" align="aligncenter" width="1407"]ALCESTE: “L’ITALIA È IL PAESE PIÙ IMPORTANTE DEL MONDO E PER QUESTO È SOTTO ATTACCO” Tiziano, L'Amor sacro e Amor profano, olio su tela, 1515 - Roma, Galleria Borghese[/caption]

--

PER APPROFONDIRE

IL BLOG DI ALCESTE

Commenti (75)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 73 caricati
    1. Martin 17 gennaio 2023

      Posso condividere alcuni filoni dell'analisi di questo Alceste, ma mi rivolto, come sempre, quando i voli pindarici di natura ideologica fanno a botte con la storia onestamente compresa.

      E' fuori discussione che l'Italia e' stata il centro del mondo ed il Paese piu' ricco e avanzato del mondo fino a tutto il 1500.
      Ma e' altrettanto fuori discussione che a partire da massimo la seconda meta' del 1600 fino alla meta' del 1800 e' stato un Paese assolutamente secondario e provinciale, che ha espresso una cultura provinciale ed arretrata, che ha avuto molto poco o quasi nulla da dire.
      Chiunque abbia un minimo, dico un minimo, di cultura storica e di onesta' intellettuale non puo' nemmeno azzardarsi a comparare le culture letterarie, filosofiche e sociologiche espresse da GB, Francia e Germania tra il 1700 ed il 1800 e quella italiana. Qualche genio (Leopardi, Manzoni) non cancella l'infinita poverta', arretratezza e provincialismo del nostro Paese per qualche secolo.

      Il risveglio c'e' stato, ed ha coinciso con il fascismo che - piaccia o no - ha avuto una enorme carica innovativa sotto moltissimi profili ed e' stato imitato da oltre mezza Europa. Ma non siamo nemmeno in grado di inquadrare quel fenomeno in modo obiettivo, ossia senza apologie ma nemmeno il riduzionismo e negativismo estremo e totale che ci e' stato imposto dai vincitori.
      Nonostante il boom degli anni 50 e 60, ancora oggi non ne siamo usciti, ed e' anche per questo che non siamo piu' un grande Paese. Un museo a cielo aperto, sicuro, ma non un grande Paese, perche' un grande Paese ha innanzitutto orgoglio e spina dorsale.

    2. oriundo2006 17 gennaio 2023

      Ti dò ragione. La decadenza italica inizia con la Controriforma, una cappa di piombo buia e tremenda sull' inventiva e la gioiosa voluttà rinascimentale. Un'epoca orribile scandita da infinite repressioni col sangue ad opera di domenicani e gesuiti per imporre il ritorno forzato ad un cristianesimo medievale cui l' Italia stava invece affrancandosi. Correvano per le campagne di città e paesi, persino minuscoli, alla ricerca di eretici da abbruciare e di 'liberi pensatori' da impiccare, ed oggi ( pensate come è potente la chiesa cattolica ancora adesso ) di questo terrore religioso poco e nulla è detto e rammemorato ufficialmente, anche nelle aule scolastiche.
      Complessivamente dal '600 in avanti questo Paese mostra tutta la sua fragilità politica e sociale dovuta all' ipoteca di avere il centro della cristianità occidentale proprio in mezzo a sè: un cristianesimo talmente oppressivo e feroce da impedire persino la lettura domestica dei testi 'sacri' pena la morte. Qualsiasi 'deviazione' veniva punita con tale barbarica ferocia da risultare impensabile per uno spirito libero rimanervi...ed infatti comincia da lì la diaspora verso le lontane americhe ed altrove.
      L' esempio di Giordano Bruno non fu certo seguito dagli 'intellettuali' dell' epoca: questo grandissimo restò comunque uno spirito sideralmente lontano dal resto del panorama italico, come lo fu poi secoli dopo Leopardi, appena tollerato come 'esempio' della 'disperazione' a cui conduceva il suo 'pessimismo' a-religioso.
      Talmente intossicata è l' Italia ancora oggi da questo mostro cattolicissimo da esserne soffocata. Se l' Italia muore la responsabilità è anche di questa religione, che nelle sue metamorfosi, oggi all' inverso 'moderniste', rimane sempre profondamente negativa.

    3. Martin 17 gennaio 2023

      Ottima analisi, ma il primo fattore che condanno' l'Italia fu la scoperta dell' America e l'apertura delle rotte oceaniche.Gli Stati italiani non erano in grado di competere e persero il monopolio del commercio. Erano troppo piccoli e soggetti alle invasioni spagnole e francesi.
      Perche' l'Italia non si e' unita prima? Ovvio, perche' al centro c'era lo Stato Vaticano.
      In ogni caso,oltre alla cultura cattolica, poi si e' aggiunta anche quella marxista: entrambe, come noto, sono nemiche acerrime del concetto di interesse nazionale.

    4. BrunoWald 17 gennaio 2023

      I due nemici mortali dell'Italia sono gli anglosassoni e la chiesa cattolica. Ai primi almeno si è potuto sparare addosso, in una occasione...

    1. Ghisa 17 gennaio 2023

      Vedo con piacere che ultimamente si parla sempre più spesso di Rudolf Steiner.

      Vedo con rammarico che ogni volta che se ne parla, si sfiorano appena da lontano le sue idee che forse sono troppo moderne per i nostri tempi.

      Auspico quindi un ciclo di articoli su questo immenso filosofo-occultista.

      Per parlare dell'articolo, voglio partire dai commenti:
      Nessuno mi pare conosca approfonditamente il pensiero Steineriano e questo non è strano: Steiner ha scritto 34 libri tenuto circa 6000 conferenze sui più svariati argomenti da cui sono state trascritti circa 320 libri (alcuni di 600 pagine!!!!).

      Parlando di Steiner quindi si ha la difficoltà di tenere bene a mente l'ordine di importanza degli argomenti da lui trattati.

      Per fortuna, egli ripete con una costanza soprannaturale, i concetti fondamentali del suo pensiero quasi in ogni suo scritto.

      Riassumo in maniera assolutamente indegna solo per dare un idea:

      > La rivelazione Cristica è un patrimonio per tutta l'umanità e travalica i credo religiosi. Come è scritto nei Vangeli "Sono venuto a portare un nuovo comandamento.... "

      > I mondi superiori esistono veramente e sono governati da leggi immutabili. Nei mondi superiori la moralità è una legge delle più fondamentali. Tutte le entità di qualunque elevazione esistono grazie a quelle sottostanti. Tutte le entità provano quindi gratitudine per gli essere inferiori che gli danno modo di esistere.

      > Lo scopo dell'esistenza dell'uomo è trasformarsi progressivamente in un essere divino creatore attraverso 7 cicli di trasformazioni di cui, l'esistenza attuale è il quarto.

      > In questo ciclo di trasformazione, l'uomo deve imparare il significato cosmico dell'amore che costituisce una forza, appunto, cosmica.

      > Tutta la natura si svolge in cicli. La vita umana è una matrioska di cicli di cui, l'alternanza veglia - sonno è un esempio. L'altro estremo di questo esempio è la reincarnazione. Tutti le vicende umane posso essere comprese profondamente secondo questo punto di vista chiamato Karma.

      > Le funzioni superiori dell'Io umano sono Sentire-Volere-Pensare.
      Fare di conto è una capacità inferiore accessibile anche agli animali.
      Pensare per Steiner, non è quindi ragionare, ma utilizzare l'intelletto per formarsi rappresentazioni concettuali in grado di cogliere l'essenza reale di tutto quello che è manifesto: Es. Non la Rosa come fiore sensibile, ma l'essenza della Rosa che è una unità inscindibile con la sua origine divina ed il suo nome divino (Vedi Platone ed il mondo delle idee).

      > Con gli esercizi opportuni, si possono elevare le tre funzioni superiori per conseguire la vera libertà che si espleta nel mondo come "amore per l'azione"

      A mio modo di vedere, qualunque cosa si dica a proposito del pensiero di Steiner non dovrebbe mai prescindere dai punti citati. In questo modo si capisce che l'impulso fondamentale della sua opera è l'amore per l'essere umano e la fiducia in quello che può diventare.
      Il fatto che ci vogliano 2,3,4, 5 o 20 reicarnazioni non fa differenza. Solo il nostro ego mortale si preoccupa di questo fatto.

      Per ultimo, Steiner ci ricorda che tutto quello che facciamo di buono per il mondo ci sopravvive come impulso superiore e ci ritrova quando nella prossima incarnazione riprendiamo il nostro percorso evolutivo.

      Rifiutarsi di agire per il bene per mancanza di fiducia nelle capacità umane è profondamente Luciferico.

    1. rocks 17 gennaio 2023

      che delirio!

    1. Martin 16 gennaio 2023

      Alceste non si e' accorto della enorme carica innovativa di "Giorgia"

    1. Martin 16 gennaio 2023

      Un paese che celebra nullita' assolute come amadeus, linus, vespa, soggetti che fanno rimpiangere il "piccone e badile" di Stalin

    1. Eugiorso 16 gennaio 2023

      Sono lieto che un blogger di valore (e definiamolo pure "antisistema") resti sulla piazza, nonostante le visioni del mondo diverse da quella ristretta e manipolatoria diffusa dall'élite globalista, diffusa capillarmente a livello di massa pecoresca, siano state sconfitte.

      A suo tempo (l'inzio dello scorso decennio) Alceste mi confessò di essere un letterato, di avere una cultura classica e di non trattare argomenti come l'economia, men che meno della scuola matematica, o la sociologia politica e il fatto che non si occupasse, nello specifico, della cronaca politca o degli accadimenti geopolitici per me non ebbe alcuna importanza.

      Il suo apporto a una "weltanschauung" (tanto per fare i fighi ...) alternativa e antagonista mi è parso importante, perché fra le altre cose riusciva a cogliere (se non addirittura a sviscerare) l'essenza malata della società, in cui oggi siamo costretti a vivere, in un modo molto originale e coinvolgente.

      Cari saluti

    1. Divoll 16 gennaio 2023

      Condivido gran parte della disamina di Alceste, tranne che sul futuro, che nessuno, nemmeno i globomafiosi che pensano di programmarlo, puo' in realta' prevedere. Perche' dipende da troppi fattori che possono muoversi per un gran numero di strade. Inoltre, anche se non sono un gran credente, credo fermamente nella Nemesi. Che altro non e', in fin dei conti, se non il contraccolpo della Storia teso a ricreare un equilibrio perduto o distrutto. Quanto piu' il presente e' brutto, anche dal punto di vista esteriore, tanto piu' diventa forte questo "contraccolpo", cambiando gradualmente la costruzione del futuro. A me sembra che il mondo stia diventando progressivamente stanco dell'ipertecnologia, degli esperti, degli specialisti, dei vip, dei social, dei media, delle sovrastrutture e delle storture, sia umane che culturali, si comincia a percepire un desiderio di semplicita', di naturalita', spiritualita' e bellezza. Di qualcosa di autentico. Ed e' proprio dell'essere umano, a differenza della macchina, dell'intelligenza artificiale, rimescolare improvvisamente le carte in tavola, filare per una tangente inaspettata, come una palla di biliardo che devii dal percorso che le e' stato impresso solo grazie a un granello di gesso caduto sul tavolo verde.
      Per quanto riguarda l'Italia, la sua grandezza sta tutta nella sua lunghissima eredita' culturale. Ma non credo sia sufficiente. Ci puo' riportare a galla solo se il progetto generale dei globomafiosi fallisce (come penso). Ma non c'e' rigenerazione senza catarsi e credo che questa possa arrivare proprio dal generale impoverimento che gli stessi globomafiosi pianificano di infliggerci per salvare, a spese europee, il deep state statunitoide. Falliranno, naturalmente, come falliscono tutti quelli che si credono dio, come il famoso coyote dei cartoni animati che casca sempre nelle trappole ACME accuratamente preparate per la sua preda.

    1. gianB 16 gennaio 2023

      Tanta roba, si. Comunque interessante per un sacrosanto stimolo delle sinapsi.
      Cerco quindi di trovare “il motore originario” del tono dell’intero argomentare di Alceste.
      A mio parere lo possiamo trovare qui: “La vicenda umana, infatti, la inscrivo in un generale moto di regressione universale. Si è in presenza di una lentissima devoluzione, anziché di un’evoluzione. La Civiltà consiste, perciò, in una bolla di resistenza a tale regressione. Il dominio della razionalità tecnica sulla Natura, divenuto assoluto in questi ultimi decenni, si è fatto forsennato, parodistico. L’estrema illusione, insomma, che si nutre della mancanza di Dio, è anche la più rovinosa perché prevede, paradossalmente, l’assoluta mancanza di umanità.“
      Al di là delle condivisibili considerazioni sui tempi contemporanei, vi è, a mio parere, una sorta di pessimismo romantico nel pensiero di Alceste. Tale pessimismo non può che scaturire, inevitabilmente, dalla visione della Natura come “madre giusta” dell’uomo e dell’intero universo. Dalla mancanza di Natura alla mancanza di Dio (il dio ontologico) il passo poi è immediato. Da qui però un propugnatore dell’Alceste-pensiero deve poi districarsi nello spiegarsi come sia potuto accadere che da una “madre giusta” o da un Dio ontologico possa essere nata una simile degenerazione. Facile, qualcuno dirà, c'è il Bene ed il Male. E su questa risposta, e sull’idea che il Bene debba sopraffare il Male, si sono create le religioni monoteiste e particolarmente quella Cristiana (e a questo punto diviene facile creare una con-fusione tra il dio ontologico e quello delle “sacre scritture”). Quando si coglie che il Male “conquista territorio” un sentimento di pessimismo romantico pervade l’animo del cristiano (nel senso Crociano di cristiano). Da qui il tono delle pur interessanti argomentazioni di Alceste.
      Da parte mia ritengo di aver superato la necessità di tale sentimento romantico, considerando il negativo di cui siamo testimoni come un’inevitabile “ondeggiare” del pendolo ( o “pulsare”) dell’esistenza e ciò senza tirare in ballo concetti (Crociani e Cristiani) di Bene e Male. Ciò è possibile solo però se ci si svincola dall’idea di essere esseri in origine naturalmente (divinamente) perfetti e poi, con il tempo, auto corrotti-si nella propria naturalità.
      Ebbene siamo stati creati naturalmente (o, ontologicamente, divinamente) perfetti ma siamo stati divinamente (non ontologicamente ma realmente) resi imperfetti, modificati da ciò che originariamente eravamo. Questo non per un dio ontologico ma per un “essere superiore” reale e presente, di cui ne parlano ampiamente “sacre scritture” e scritture sumeriche. Se noi rifiutiamo l’imperfezione dei tempi contemporanei è perché rifiutiamo quella alterazione “divina” alla nostra perfezione originaria. È per questo motivo che quel “dio muore”.
      Tutto questo per cercare di spiegare che la battaglia non si svolge tra un Bene ed un Male che, in qualche modo secondo alcuni, hanno una loro vita propria, bensì all’interno di una necessità umana di cercare di modificare se stessi, decidendo per se stessi cosa di positivo c'è e cosa invece di negativo nell’evoluzione del singolo e degli insiemi umani.

    1. Liberto 16 gennaio 2023

      Abbiamo tutte le risorse per vivere bene in casa nostra, rispettando e collaborando con gli altri stati.

    1. GioCo 16 gennaio 2023

      Mi risperbo di rileggere con calma, ho appena scorso l'inizio e il titolo quindi non commento nel merito ma per le 2 questioni con cui non concordo. L'italia è il centro del Pensiero Occidentale nel bene come nel Male. Ma soprattutto nel Male. Già l'origine (Greca) si è visto bene com'è stata trattata da chi dovrebbe solo stendergli tappeti d'oro per quello che gli ha reso fin'ora. Invece finché c'era la pacchia sono state elargite a fatica le briciole, ora che è finita si concentrano qui tutte le invettive possibili "per il fallimento"... Eh ragazzi che fallimento EPICO!!! Rimarrà impresso nella pietra per millenni!!! Il crack farà apparire la Enron uno scherzo da scolaretti, un petardino da fine anno. Si porterà via mezzo Mondo e con lui st'accidente d'occidente e al centro, sotto, all'Inferno, c'è un nucleo duro di porporati che lo sa e sta facendo di tutto per evitarlo, ma non può... Qualcosa hanno subdorato i loro scherani, tipo i guardiani storici del tesoro vaticano: i Rothschild. Padroni delle Banche Centrali. Per ciò sono in tanti con la lupara fuori dalla chiesa... Quella faccenda del capo delle guardie svizzere... Ci si è messa di traverso la Storia e quando questo succede, nemmeno i più Grandi possono qualcosa anche se pieni di ninnoli costosi. La pietra d'inciampo (se cosi vogliamo intenderla) è la faccenda Ucraina. Per ciò trattarla come tante altre simili è un errore imperdonabile per chi riflette...

    1. lurker 16 gennaio 2023

      Non sono un fan di Alceste, e spesso trovo i suoi articoli un po' irritanti (sia per lo stile che per i contenuti); il titolo dell'intervista mi ha fatto venire in mente la citazione di G.B.Shaw "Il patriottismo e' credere che il vostro paese sia superiore perche' ci siete nati voi". Sono percio' rimasto sorpreso di aver apprezzato tantissimo l'intervista, estremamente stimolante e largamente condivisibile. Grazie a Jacopo Brogi e ad Alceste.

    1. Arthur 16 gennaio 2023

      "Il richiamo ancestrale che induce a sentirsi Dio l’ho battezzato la “Bestia”. La “Bestia”, non è il Male, ma il Nulla."

      L'autore sembra criticare anche il desiderio di eternarsi.

      L'articolo dice cose notevoli, tuttavia percepisco pessimismo relativamente alla condizione umana.

      Sentirsi Dio è ovviamente eccessivo, ma l'Uomo è ad immagine di Dio che lo ha creato simile a sé destinandolo all'eternità.
      Una eternità che riguarda l'Uomo nella sua sublime sintesi di materia, intelletto, anima, spirito.
      L'eternità non è un capriccio di un essere superbo, ma una giusta aspirazione dell'Uomo in linea con il disegno divino pianificato per Lui.
      Gesù ha parlato chiaramente e ha spiegato tutto molto bene.
      I riferimenti giusti sono anche nel Libro della Rivelazione (Apocalisse).

      Et homo factus est ut nos faceret Deos.

      La vera superbia consiste nel mettersi al posto di Dio, e cioè negare la vera autentica essenza di Dio, che è Spirito, e negare anche il suo "modus operandi" che è improntato al principio "tutto è possibile a Dio".
      La vera opposizione a Dio è quella di negare questo principio sulla base di una presunta "conoscenza" che l'Uomo ha acquisito a partire dai suoi sensi, dalle sue osservazioni e dalla sua logica ed intelligenza, tutte cose buone e giuste, ma che possono ingannare l'Uomo tramutandosi in una serpe.
      Intelligentibus pauca.
      Ne ho già parlato altrove.

    2. sbregaverse 16 gennaio 2023

      intelligenti pauca
      silentium savii

    3. Astronauta 16 gennaio 2023

      Devi andare in vaticano dove il latino e' la lingua ufficiale. Potresti far conversazione.

    4. sbregaverse 16 gennaio 2023

      Più che per far conversazioni cercherei di far:
      CONVERSIONI :-)))

    1. gix 16 gennaio 2023

      Vabè non c'è storia, messa in questo modo, Alceste vince facile, non solo contro i postmoderni ignoranti, ma anche contro i nuovi risvegliati, ormai sempre più consapevoli. Ma un paio di cose occorre dirle. L'Italia è forse si il più importante paese del mondo, ma di un mondo che si sta rivelando molto più piccolo di quanto si pensasse, ovvero l'occidente. Non conosceremo mai la vastità della cultura orientale, indiana o cinese per esempio, credendo di aver compreso la sacralità delle vacche. Inoltre c'è una cosa che forse ci potrà ancora salvare, a noi italiani, le pietre antiche. In ogni angolo del paese ci sbattono in faccia la loro presenza e la loro storia, e questo, finchè non decideranno di spianarle per far posto a chissà cos'altro, rimane un potente stimolo all'emulazione e alla curiosità, anche nel più ottuso degli esseri umani. Forse è per questo che la profezia dice che quando cadrà il colosseo, insieme a Roma cadrà il mondo. Le pietre antiche, una volta spianate, non potranno più parlarci.

    2. danone 16 gennaio 2023

      Ben detto Gix.
      L'Italia è piena di mura ciclopiche poligonali, che nessun archeologo sa chi le ha costruite e quando.
      Le datano ad un periodo poco precedente a quello etrusco-romano, ma è una balla, sono molto più antiche e aprono altri secoli di grande storia d'Italia, di cui non si conosce ancora nulla.
      Il canale yuotube di Mirko Kulig mostra parecchi video interessanti sui siti in questione, consiglio la visione, se non ne sapete niente rimarrete sbalorditi..

      https://www.youtube.com/@MirkoKulig/videos

    3. uparishutrachoal 16 gennaio 2023

      Quando mi sento annoiato e demoralizzato guardo le mura poligonali, e il mio animo si rasserena...c'è poco da fare..mi sento a casa, e l'animo si placa.
      Sicuramente le ho fatte io..o meglio, sovraintendevo i lavori e consigliavo di andare lenti perché avremo dovuto mostrare come si lavora ai posteri..ed essere di esempio per quelli come me che avrebbero capito. (hahaha)

    4. Astronauta 16 gennaio 2023

      Nessuno archeologo VUOLE mettersi a ricercare chi ha fatto le mura megalitiche. Chi ricerca anche in Italia sono i tedeschi. Possibile non ci siano fondi per questa ricerca? Le costruzioni in cui si riteneva vivesse la Sibilla cumana hanno la stessa architettura delle costruzioni peruviane, dall altra parte del mondo. In Peru ci sono mura ciclopiche tuttora a Sacsahuaman.
      La Sardegna, essendo un isola, contiene in se molta storia non ancora scoperta, che difficilmente verra' a galla essendo stata in tempi antichi insieme a Malta un centro iniziatico.
      Kolosimo aveva scritto "Italia mistero cosmico" dove parlava di quanto c e in Italia di misterioso.
      Perche nessuno vuol conoscere la vera storia della penisola? (Isole comprese)

    5. sbregaverse 16 gennaio 2023

      Buon documentarista Mirko ma carente nelle informazioni di base:
      LE MISURE DI DEBORA(con relativo numero di cellulare)
      Si scherza uan si scherza.
      Molte grazie non conoscevo.(e continuo a non conoscere le misure di Debora)

    6. gix 16 gennaio 2023

      Evidentemente in altre epoche eravamo due capomastri contenti del proprio lavoro, oggi ci rimane l'attenzione per il dettaglio e per la quadratura...ma l'attrazione verso le opere nel loro complesso rimane ancora oggi inspiegabilmente forte...

    7. LuxIgnis 16 gennaio 2023

      Di costruzioni ciclopiche ne è pieno il mondo, in ogni angolo di questa terra. Dalle Americhe compreso quella del nord (questo lo sanno in pochi), all'Asia, l'Africa, e l'Europa. Forse è esclusa solo l'Oceania.
      E tutte quante portano a una data ben specifica e cioè 9600 A.C. Circa 12000 anni fa. Subito dopo la fine dalla glaciazione. Sebbene gli archeologi ufficiali le credono più recenti, anche se siti come Gobekli Tepe in Turchia è stato datato ufficialmente intorno a quel periodo, stranamente sono tutte allineate con le stelle dell'epoca.
      E sono tutte megalitiche e straordinariamente complesse e di difficilissima realizzazione con massi che arrivano in certi casi alle 500 tonnellate, ma è abbastanza frequente trovarne di 30-50T. Ben squadrati chiaramente. Niente male per dei cacciatori raccoglitori che non conoscevano nemmeno la ruota o il ferro, come comunemente si crede.

    8. oriundo2006 16 gennaio 2023

      Perchè è più facile pensare che la 'storia' 'vera' sia quella favolistica della bibbia, 'che ha sempre ragione', che i vangeli siano la parola di 'dio' e dunque assolutamente 'veri', che il papa abbia sempre ragione, che il pres. della rep. idem, l'ammerigga, vuoi mettere l'ammerigga ?, eccetera eccetera. Scoprire l'antichità ignota del passato significa fare tabula rasa di tutto questo. Significa scoprire le radici dell' Uomo oltre, ben oltre, la vulgata che si insegna a squola o in tivvù. Ma a chi interessa davvero ? A nessuno. Meglio un centro commerciale che un museo. Meglio una partita di calcio che leggere qualcosa. Poi quando un professorone americano jewish ammetterà tutto questo, ovvero l'immensa antichità dell' ominazione e le sue origini, e tanto altro, e ce lo spiegherà allora i cretini italioti saranno concordi con lui. Solo dopo, non prima. Meglio non farsi pensieri 'strani', quelli che circolano nella propria testa. Meglio stare col gregge e col suo capobastone. Questa in fondo è l' origine dei preconcetti che Alceste va decantando come lo stigma della nostra 'superiorità'.
      Hai voglia...la superiorità dei gamberi all'indietro.

    9. Hospiton 16 gennaio 2023

      La storia della Sardegna pre-romana è molto istruttiva, soprattutto fa intendere che forse non è mai esistita un'Età dell'oro, ma certamente sono esistite civiltà che sapevano vivere in armonia con il circostante, e senza storture sociali come schiavi, servi della gleba ecc. Questa è la "tradizione" ancestrale che l'uomo dovrebbe recuperare, quella di un'epoca pre-cristiana e pre-romana, tradizione che ci ricollega all'Oriente (da cui probabilmente provennero i Nuragici, come ricordava lo storico Raimondo Carta Raspi anch'essi adoratori della Gran Madre) e che nei secoli è stata occultata alle masse, custodita in ristretti cenacoli, ma che riaffiora nell'esoterismo e nell'arte occidentale (ed ecco alcuni richiami di Alceste), in attesa di tempi propizi, rivelatori.

    10. Fedeledellacroce 17 gennaio 2023

      Siamo i discendenti di questi straordinari costruttori!

    1. IlContadino 16 gennaio 2023

      Il quadro di Tiziano mi ha portato alla mente "Bocca di rosa" di De André, le ultime parole della canzone richiamano il titolo del quadro.
      C'è carenza di artisti di quel calibro (per me De André è davvero eccezionale), persone che si fanno carico del fardello altrui ed alleggeriscono il cammino di tutti quanti, senza di loro è un bel casino. Non so se ritenermi fortunato in quanto contemporaneo di De André o sentirmi orfano della sua scomparsa.
      Mi chiedo, nella società odierna non compaiono i De André perché non li meritiamo o perché la società stessa non è in grado di produrli?
      Siamo qui spesso a brontolare sui "pipponi" che ci vengono proposti, sentiamo di volere altro, qualcosa di migliore, di più profondo, questa credo sia la sofferenza del sentirsi orfani, soli, abbandonati dai grandi artisti, non c'è nessuno che si faccia carico del nostro fardello, ce lo hanno lasciato tutto a noi, ognuno il suo fardello da dover trasportare, in solitaria! Un bel peso! Ma forse, nel bene e nel male, questa situazione sarà propedeutica a qualcosa di buono del prossimo avvenire.
      Se, da che abbiamo memoria, nostra personale memoria, ricordiamo che ogni generazione lamenta un impoverimento generalizzato su quella successiva, forse un pizzico di verità ci deve essere, saranno mica tutti dei coglioni brontoloni.
      L'arte involve e noi con essa, o forse noi involviamo e l'arte segue il passo. O più semplicemente, le due cose insieme, spirale discendente, brutta bestia. Ma toccato il fondo ci si spinge verso l'alto

    2. Fantine 16 gennaio 2023

      Ma toccato il fondo ci si spinge verso l’alto

      O si scava, caro Conta.
      Dopo lo zero, a scendere, ci sono i numeri negativi.
      E, ahimè e ahinoi, sono infiniti.
      Tuttavia, confidiamo che dal fondo si scelga di risalire, piuttosto che scavare ;)

    3. danone 16 gennaio 2023

      La capacità di esprimersi e creare qualcosa che abbia un valore artistico autentico, inteso come una etica intrinseca, che segue l'estetica, che eleva lo spirito umano, secondo me è direttamente proporzionale al grado di sofferenza interiore, che l'artista è riuscito ad elaborare nel suo essere.
      Se l'arte moderna occidentale di oggi manca della profondità e delle vette di un tempo, è perchè gli uomini moderni, per lo meno qui in occidente, hanno disimparato a soffrire nel modo giusto.
      Oggi, appena uno soffre, scatta il lamento e la pretesa, non l'ascolto di colui che soffre.
      Siamo tutti troppo viziati e falsi, per poter produrre vera arte, oggi.

    4. indipendente 16 gennaio 2023

      Un giorno Gesù, mentre camminava sotto il sole torrido della Palestina assieme ai discepoli, si soffermò sul ciglio della strada presso la carcassa putrescente e nauseabonda di un cane, che lì giaceva. Accortosi del disagio che il fetore arrecava alla sua dozzina di scappati di casa, Gesù si girò verso la carogna, e come sempre ispirato esclamò: "toh, guarda che bellissimi denti aveva questo cane, deve essere stato davvero una splendida creatura".
      Caro Contadino, questo mondo è quello che è... perfetto per il suo scopo.
      Brontolo:-)

    5. LuxIgnis 16 gennaio 2023

      Beh, non è che De André (che adoro anch'io e ne sento la mancanza) fosse un sofferente.
      Era figlio di una persona molto benestante. Ha avuto un'infanzia agiata e ha frequentato scuole della Genova bene.
      Insomma tutti gli ingredienti per diventare un bel borghese. Da ragazzo era anche un stro.. come lo definì il suo caro amico Paolo Villaggio (altro genio). Aveva studiato giurisprudenza. Ma il suo carattere, la sua grande anima che gli costerà anche molti conflitti col padre, da cui per un periodo si allontanerà, lo hanno sempre fatto stare dalla parte dei diseredati, degli emarginati, degli sconfitti.
      Lui la sofferenza non l'ha vissuta in prima persona, a parte le normali conflittualità giovanili, ma ha sentito quelle degli altri di cui ha cantato nelle sue canzoni.
      Più che sofferenza direi il grado di empatia che fa un'artista.

    6. IlContadino 16 gennaio 2023

      Un giorno, sull'altra sponda del Gange, mi sono imbattuto in un cane che banchettava col muso infilato nell'addome di una persona. Mi sono immaginato di essere io al posto di quella persona, ho potuto figurarmi di poter lasciare al cane affamato soltanto il mio corpo, nulla di più, il resto di me non può essere mangiato da un cane.
      Il cadavere ed il cane mi hanno dato una grande lezione, tutt'oggi li ringrazio, mi hanno fatto capire che il mio corpo diverrà cibo per animali, ma il resto di me passa da questo luogo per un certo periodo, poi continua altrove, quindi sì, questo mondo non può che essere perfetto così com'è, ma è per questo che c'è gusto ad analizzarlo;-)).

    7. danone 16 gennaio 2023

      Concordo Lux, ma la capacità di saper elaborare la propria sofferenza per me rimane centrale nell'artista.

    8. indipendente 16 gennaio 2023

      Se l'altra sponda a cui ti riferisci è quella che ricordo, allora sai con quale "aghoritmo" ci possiamo capire:-)

    9. BrunoWald 16 gennaio 2023

      "Mi chiedo, nella società odierna non compaiono i De André perché non li meritiamo o perché la società stessa non è in grado di produrli?"

      Probabilmente, entrambe le cose.

      "Ma toccato il fondo ci si spinge verso l’alto".

      O si muore, e si rimane a imputridire sul fondale. L'Europa si trova oggi di fronte a questa alternativa: deciderà il destino.

    10. Bertozzi 17 gennaio 2023

      Dici bene ma ricordatevi tu e @IlContadino che l'arte è sempre il frutto di un riconoscimento, di un avvallamento, di un 'benestare' quando non proprio una vera propria sponsorizzazione da parte dei potenti di turno, - Tutti i più grandi compositori dedicavano questo o quel lavoro al potente o religioso di turno e Mozart ha cercato tutte la vita un impiego, quel che oggi si potrebbe chiamare "il posto fisso". Pure i trovatori e menestrelli medievali se esageravano rischiavano la testa, così su due piedi senza processo né niente. Era tutta gente di corte, e lo è ancora, il cosiddetto artista. Se sei un artista e dai fastidio o dici davvero quello che non devi dire ti fanno fuori non appena apri bocca, perché conti meno di zero, sei nulla - e ne abbiamo molti esempi anche in campo musicale. Soprattutto tra gli artisti che fanno musica "popolare". Se de Andrè non ha fatto la fine di altri è perché evidentemente tanto fastidio non dava e forse faceva comodo al potere "rosso" di quegli anni, personalmente lo ritengo un cantautore notevole ma musicalmente non mi ha mai fatto impazzire e se trovo per strada qualcuno che canta le sue cose mi viene il latte alle ginocchia, questione di gusti, ovviamente; per parte mia ho avuto occasione di parlare con qualcuno che lo ha conosciuto e mi ha confermato che non fosse un santo, anzi piuttosto uno strxnxo come dice @Luxignis specie nel rapporto coi figli... E mi è capitato di fare il caffè al figlio Cristiano, che mi è parso ben fuori di testa - non nel senso buono - anche lui, abbastanza schizzato, diciamo.
      Il tutto per dire che il tuo discorso legato alla sofferenza - ma sarebbe meglio dire al lavoro e quanto sei disposto a 'pagare' in senso Gurdjeffiano - ci sta certo ma la vera arte o l'arte in generale c'è se te la permettono, amara e triste e ben poco romantica verità; magari nelle mille piccole stanzette
      dove i tanti hikikomori di tutte le età compongono le loro canzoni o tra le strade e i caruggi di paesini dispersi e abbandonati esistono nuovi De André, nuovi Tenco , nuovi Rino Gaetano, ma sicuro come l'oro che nessuno li verrà mai a scoprire, e se dovessero avere un minimo di seguito li distruggerebbero in qualche altro modo il giorno dovessero diventare fastidiosi. Quanti ne abbiamo visti cantare a favore dei vaccini? E quanti contro? Purtroppo quello dell'"artista contro" è un vero e proprio mito mai esistito, oggi gli artisti contro sono i "maneskin" che urlano improperi contro Putin e spaccano le chitarre sul palco come se fosse una cosa nuova. Quelli li trovi anche nelle scuole infantili, oggi è proprio palese la faccenda ma non credo che nel passato si discostasse di molto. Tutto deve rispondere alla sceneggiatura del momento, e oggi è facile accorgersene dato il livello scandaloso a cui sono arrivati, ma sospetto che anche ai tempi di de Andrè non fosse diverso, solo un po' più sottile. Se ha avuto successo è perché gli è stato concesso.

    11. IlContadino 17 gennaio 2023

      Per me De André è quello che si potrebbe definire un poeta. Io non amo particolarmente la poesia, intesa in senso classico, perché in genere "non mi arriva". Quella di De Andrè invece la sento, mi aggancia. De Andrè non lo considero un artista-contro. Come poeta è uno che risale la corrente, si avvicina alla sorgente delle cose. Lui ci parla dell'animo umano, delle sue debolezze, di quel che combina nel mondo, e lo fa senza giudizio, lo espone per come lo percepisce, questa è ai miei occhi la sua arte, che si scinde dalla sua persona, dal come appare da uomo e non da artista, quella è la sua personalità, di quella non mi frega, son fatti suoi.
      Un artista che scava nell'animo umano senza giudizio, e ha la capacità di toccare le mie corde, guadagna la mia stima.

    12. Bertozzi 17 gennaio 2023

      Un po' come Maradona! ;-)

    1. ric 16 gennaio 2023

      lottare contro la natura che tutto ti da e tutto ti toglie , rientra nella forza del destino che ci accompagna dal primo all' ultimo giorno della vita. Ma dover lottare contro l'uomo che vuole usare il prossimo per egoismo rientra nella stupidita' umana , e' un diritto dovere di ogni generazione , a qualsiasi costo da far pagare...

    1. sbregaverse 16 gennaio 2023

      Olim Roma caput mundi.
      Hodie Italia Kaputt.

    2. ric 16 gennaio 2023

      roma ? caput caz.....!

    3. sbregaverse 16 gennaio 2023

      D'accordo, gian, oggi cippa di cespolo,
      ma una volta(olim)capitale del mondo.

    1. indipendente 16 gennaio 2023

      Ogni epoca ha prodotto qualcosa che seguiva il corso di quel tempo, con tutto quello che ciò significava. Il corso della storia muta in continuazione, di pari passo al mutare delle persone che lo anima. Qui leggo un bel fritto misto che nella sostanza auspica un ritorno all'Isola che non c'è, un provare a ricacciare il dentifricio dentro al tubetto!
      Troppi pipponi sull'involuzione dell'uomo e quello che si lascia alle spalle, distoglie dall'evoluzione dell'Uomo e quello che porta con Sé.

    2. sbregaverse 16 gennaio 2023

      Ma che i Pippi lo sappiano dei pipponi ¿?
      E Pippo Pippo non lo sa che quando passa ride tutta la città si crede bello come un Apollo e saltella come un pollo....

    3. sbregaverse 16 gennaio 2023

      .....e le sartine dalle vetrine gli fan mille mossettine....

    4. BrunoWald 16 gennaio 2023

      L'evoluzione è un processo personale. L'involuzione è un processo collettivo che, per quanto riguarda l'occidente, risulta innegabile.

      "Pippone" è una sequela di sproloqui o banalità che risulta irritante; gli scritti di Alceste, come questa intervista, sono lo svolgimento di riflessioni sempre profonde e stimolanti: non comprendo la necessità di sminuirle, solo perché non se ne condividono i contenuti.

    1. Martin 16 gennaio 2023

      Ma se siamo noi Italiani per primi a non ritenerci un grande Paese, quando in realta' siamo almeno il 50% dell'identita' occidentale.......

    2. sbregaverse 16 gennaio 2023

      Grecia capta, presa la Grecia, ora tocca a noi......

    3. Jocondor 16 gennaio 2023

      Sappiamo bene, infine, che il popolo italiano, afflitto com’è da un perenne complesso di inferiorità, abilmente distillato da almeno venti anni attraverso i media, era già “educato” da lungo tempo al dover sempre dimostrare di essere pari agli altri “partners europei”. Un complesso stabilmente alimentato da concetti come “l’Italietta”, “il paese di Pulcinella” o “Alberto Sordi”: quel Paese, per contro, la cui posizione geostrategica è assolutamente vitale per il controllo del Mediterraneo, nel quale, da Suez e da Gibilterra, transita una parte rilevantissima del traffico commerciale dall’Oriente: il mare chiuso tradizionalmente controllato dal Gran Bretagna, che circonda quello Stivale che davvero rappresenta una splendida, ricca, ospitale portaerei, protesa verso il Medio Oriente ed i Balcani.


      Il nostro Paese viene perciò da tempo presentato a noi stessi come sciupone, gaudente, corrotto, e pur essendo il bilancio statale primario in avanzo da almeno 30 anni, viene schiavizzato enfatizzando un elevato debito pubblico da interessi passivi, usato come perpetuo strumento di ricatto. l’Italia, come e molto di più degli altri stati dell’Europa Occidentale, non è un paese sovrano, ma è una colonia USA-GB dal 1943-45 in poi; il nostro è stato il primo paese ad aver avuto il dubbio onore di ospitare nel proprio seno le strutture stay-behind della NATO, servendo poi da “campione” nei riguardi degli altri. La classe politica e dirigente italiana manifesta da sempre la più assoluta deferenza o meglio la più completa sottomissione ai voleri USA, ed offre pertanto ampie garanzie


      C’era poi comunque la necessità di un paese dalla tradizione di Diritto “Occidentale” nel quale sperimentare per primo il sistema di controllo sociale che per semplicità chiameremo “cinese”: quello che sostituisce le garanzie di Legge con il controllo digitale, di gran lunga più stretto, più capillare, e soprattutto più rapido, oltre che più economico, cioè il “bando” algoritmico di Facebook, che nel 2021 ha colpito perfino il presidente Trump e senza bisogno di giudici e di poliziotti: un bando privato. Quello che nel 2022 un tribunale nostrano (Varese) ha ritenuto legittimo se applicato da Facebook ad un NoVax.

      Altre caratteristiche italiane si presentano poi come assai utili: una elevata ed anzi elevatissima diffusione di smartphone, la terza al mondo (dopo Sud Corea e Singapore), con 78 milioni di abbonamenti, calata fra l’altro proprio in quell’unico paese al mondo che non ammette le SIM “usa e getta” ma solo quelle nominative. Ad essa si accompagna in Italia anche la grandissima diffusione dei social, i quali, se ovunque hanno avuto da principio il dubbio pregio di avvicinare i lontani, creando i cosiddetti “amici su Facebook”, poi invece hanno consentito di elaborare con precisione gli algoritmi di previsione del comportamento: “Sono il tuo algoritmo. So quando ti alleni…”. Quelli che (come ben evidenziato da Shoshana Zuboff) hanno fatto seguito al posizionamento ed al riconoscimento facciale. Chi ha lanciato l’Operazione Covid proprio attraverso gli algoritmi predittivi era stato in grado di individuare preventivamente il punto debole dello “schieramento” europeo.

      Il nostro paese presenta inoltre diversi requisiti utili o indispensabili: un sistema mediatico “tradizionale” interamente sotto controllo di pochissimi potentati economici; una sanità pubblica disastrata dai tagli ma comunque ancora accompagnata da una aspettativa di vita che è la massima nella UE; una natalità assai bassa e quindi una popolazione mediamente assai anziana e paurosa, e simmetricamente, seppure assottigliata da anni di denatalità, una popolazione giovanile straviziata, gaudente, ricca e superficiale, disillusa, globalizzata e digitalizzata, ormai da tempo diseducata alla partecipazione politica ed a ciò ben “formata” da una scuola pubblica già devastata dalle riforme.


      Un popolo purtroppo assai smemorato, timoroso, suddito, da sempre ben abituato ai governi “tecnici”, non responsabili verso gli elettori ma espressione dei potentati economici globali.


    4. Martin 16 gennaio 2023

      Puoi farla molto piu' corta, un popolo che ancora non si e' ripreso dall'8 settembre del 1943 e che continua ad essere popolato, e quindi governato, dai nipotini di Badoglio.

    5. ric 16 gennaio 2023

      quarda che Badoglio ,,rispetto ai suoi nipotini e nipotine dell' ultima ora appare come un vero PATRIOTA.

    6. Martin 16 gennaio 2023

      Ma che storia hai studiato? C'e' modo e modo di perdere una guerra, e come l'ha persa Badoglio e' senza dubbio il peggiore in assoluto.

    7. ric 16 gennaio 2023

      COME AL SOLITO HAI CAPITO UN CAVOLO.

    8. Martin 16 gennaio 2023

      puo' darsi, ma Badoglio e' difficile da battere, faceva schifo anche agli Americani e Inglesi che trattarono con lui

    9. ric 16 gennaio 2023

      intendevo dire che con i filo-atlantisti e vermi striscianti all' europa che ci governano dal dragone alla pistolera fuori di melone Badoglio appare un pietro micca...

    10. Martin 17 gennaio 2023

      Ho ben capito che li ritieni perfino sotto Badoglio, ma per me il citato e' imbattibile: dichiarare guerra alla Germania e' stato un atto di una bassezza incredibile

    11. ric 17 gennaio 2023

      vero...ma dichiarare "guerra" agli italiani a sul di bollette triplicate , di imposizioni fra le piu' assurde per pagare le armi al circonciso zelensky , leccando il culo all' europa non e' da meno.

    12. Fantine 21 gennaio 2023

      Questo tuo commento me lo conservo.
      Complimenti, Jocondor.

    1. Hospiton 16 gennaio 2023

      Grazie per questa intervista, che si sia d'accordo o no con Alceste (personalmente condivido in media il 90% abbondante di ogni suo articolo) è innegabile che offra spunti di riflessione di prima qualità, merce rara. L'attualità si può seguire ma in tempi di propaganda furiosa è indispensabile la ricerca di una visione d'insieme, e scritti e interviste come questa possono essere di grande aiuto in tal senso. Un plauso speciale per aver ricordato Zeri e Morselli.

    1. Ligeti 16 gennaio 2023

      Agevolo un riassunto: "Si stava meglio quando si stava peggio. Quindi armiamoci e partite, per riportare il mondo al suo passato glorioso, quello senza inequità, in armonia totale con la natura, nel rispetto di Dio e del creato. Quello sottrattoci dalla tecnologia schiavista e dai malvagi architetti del nuovo ordine mondiale. Un mondo idilliaco, perso nella dura lotta per un futuro migliore, combattuta senza sosta contro potenze poi rivelatesi imbattibili."

    2. LuxIgnis 16 gennaio 2023

      E qui qualcuno dovrebbe indicare dove stava questo mondo idilliaco perché non è così facile da vedere. O forse non c'è mai stato?
      C'era, almeno in buona parte, in quelle popolazioni di nativi che però da questo mondo "idilliaco" di fraudolenta memoria sono stati distrutti e massacrati. Ma non c'è traccia di loro nell'articolo e in generale negli articoli di questo tenore.

    3. Ligeti 16 gennaio 2023

      Proprio così. Tutti questi articoli immaginano un ritorno a una mitica età dell'oro, a quanto pare vissuta con piacere e nostalgia anche da moltissimi italiani. Si riferiscono agli anni del boom? Ai favolosi anni '80, quelli delle fantomatiche ferie estive di tre mesi? Ai '90, con il mercato immobiliare al minimo e le pensioni a 50 anni?
      Se sono quelli, non diano tanto la colpa a complotti, perchè ne furono partecipi anche loro e per quanto si credano assolti, sono lo stesso coinvolti (cit.).
      Parlano del glorioso impero romano, popolato in gran parte da schiavi? Lo stupefacente medioevo dei servi della gleba? Non si capisce.
      Se invece si riferiscono a paradisi in terra tipo Eden, sappiano che non sono mai esistiti. Per dirne una, già con la scoperta del fuoco l'uomo ha iniziato ad appiccare incendi volontari per favorire la fertilità del terreno o per farsi spazio in territori ostili. L'armonia con la natura è finita millenni fa, più o meno da quando camminiamo eretti. Il resto è solo applicazione.
      I nativi sarebbero rimasti così per sempre? Hanno avuto la cattiva sorte di essere conquistati e massacrati da chi, per una serie di motivi e fattori favorevoli, era riuscito a svilupparsi più velocemente e a varcare i propri confini, ma non sapremo mai se con il tempo e senza interferenze forse sarebbero arrivati dove i paesi d'oltreoceano erano già arrivati prima.

    4. LuxIgnis 16 gennaio 2023

      È così. Ma sui nativi a prova della loro buona fede si può dire che hanno vissuto così, vicino a un armonia che noi non riusciamo nemmeno a immaginare, prima dell'arrivo dei conquistatori per secoli se non per millenni. E nelle loro enormi ristrettezze continuano a farlo.

    5. Ligeti 16 gennaio 2023

      Verissimo, ma lo facevano per indole o perchè non potevano fare altrimenti? Con molta probabilità un nativo americano nella fertile Mesopotamia agli albori della civiltà si sarebbe comportato in modo diverso rispetto a quello determinato dalla vita nelle sterminate pianure nordamericane. Ci sono libri e libri al riguardo, e non sta a me ridimere la questione, però è abbastanza indubbio come l'ambiente influisca su un tipo di sviluppo rispetto ad un altro.

    6. Astronauta 16 gennaio 2023

      """ si stava meglio quando si stava peggio" ""
      Si stava meglio si perche' eravamo intelligenti anche se si stava peggio.
      Questo significa che il benessere ci ha fatto diventare sciocchi, pigri, senza futuro e malati immaginari
      Quindi non piu in grado di sopravvivere.
      Teniamo presente che ai giovani non si insegna a sopravvivere in un territorio sismico, attorniato dal mare e dai disastri naturali. Sara' il Giappone che sbaglia che fin dall asilo i bambini vengono abituati all idea che devono salvarsi sia loro che gli altri dai disastri naturali e li educano fin quando sono adulti.
      Che il Vesuvio abbia attivita sismica, i campi flegrei siano in agitazione non pare interessare nemmeno le tv. Non esiste nemmeno un piano di evacuazione a Napoli in caso di eruzione del Vesuvio. Li sono ancora ai tempi di Plinio il vecchio.

    7. LuxIgnis 16 gennaio 2023

      Ci sono molte prove che lo facevano deliberatamente e non per altri motivi.
      È che la storia di queste civiltà è stata nascosta e soppressa. E sminuita per giustificare l'invasione.
      Basti pensare alla Great Binding Law (La grande legge vincolante) degli Irochesi. I quali non erano una nazione ma era il nome di una confederazione di nazioni indiane del nord est (sei, La più famosa è quella dei Mohicani) sussistente da secoli prima della confederazione degli USA. Non scritta ma passata oralmente di generazione in generazione. Se la si legge, quando fu messa per iscritto dagli occidentali, in ben 130 pagine, ci si rende conto che non era per niente casuale il loro stile di vita.
      Si dice anche che i padri fondatori degli USA ne trassero ispirazione per la stesura della costituzione americana. Franklin la cita in un suo discorso. Omettendo certe cose però, come la proprietà comune della terra e la mancanza di un presidente.

    8. Astronauta 16 gennaio 2023

      Ma gli indiani perche li hanno sterminati? Non sara che erano piu intelligenti di loro e soprattutto piu uomini veri di quattro europei pieni di pulci e arroganza?

    9. LuxIgnis 16 gennaio 2023

      Sicuramente è cosi ma quelli avevano i fucili e i cannoni purtroppo.
      E soprattutto erano più onesti, il che di fronte a un farabutto non sempre è una virtù.

    10. Accattone il Censore 16 gennaio 2023

      Il mito dell'età dell'oro è stato raccontato meglio. E con meno parole.

    11. Divoll 16 gennaio 2023

      E' il fatalismo napoletano.

    12. BrunoWald 16 gennaio 2023

      Riassunto fuorviante.

      In nessun momento Alceste ha parlato di un "mondo idilliaco". Semmai, quello se l'era immaginato Marx con la sua società senza classi. Alceste descrive invece la rovinosa caduta da un "qualcosa" (la Civiltà, con le sue luci e ombre) a un "nulla": il termitaio di omuncoli promosso dai malvagi architetti del nuovo ordine mondiale attraverso la distruzione sistematica della bellezza, della cultura e, in generale, di tutto ciò che dia significato alla vita.

      Questo spaventoso processo avviene ogni giorno sotto i nostri occhi, per cui sarebbe arduo negarlo anche per il più agguerrito dei progressisti.

Visualizzati 73 di 75 commenti approvati.