Alain de Benoist: «il Maggio ‘68 ha qualcosa della farsa»

alain de benoist

Nonostante sia un po' datata, riteniamo molto interessante questa intervista che Alain de Benoist ha rilasciato nel 2018 sul tema del Maggio '68, un momento di "rivoluzione" sociale che, come in tanti altri casi della storia, è servito a rafforzare un determinato paradigma.

Secondo il filosofo francese, quel periodo è corrisposto, infatti, alla vittoria dell'individualismo e del capitalismo liberista; è stato il culmine della modernità e dei suoi valori in contrapposizione a una struttura sociale ancora, all'epoca, caratterizzata da tradizionalismi. Con il Maggio '68 si è dato il là alla società liquida - come l'ha definita Bauman - e si sono spalancate le porte alle storture odierne.

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philitt.fr

Di Paul Ducay, 26.04.18

Traduzione di Samuele per ComeDonChisciotte.org

Il maggio ‘68 evoca, per le generazioni che non hanno conosciuto quest’avvenimento, una rottura storica che, oltre al suo aspetto rivoluzionario, è all'origine di una nuova concezione della società, apertamente ostile alla tradizione. Alain de Benoist, contemporaneo del Maggio '68 e pensatore eterodosso della destra, torna su questo momento annunciatore del disincanto politico.

PHILITT: Oggi quello che commemoriamo in maniera informale sono i cinquant’anni di un «evento». Aderisce a questa concezione del Maggio ‘68 come evento?

Alain de Benoist: Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha pensato di commemorare il Maggio ‘68. Potremmo ravvedervi un paradosso, ma ciò darebbe credito alla strategia di comunicazione nella quale egli eccelle. Ma comporterebbe soprattutto il dar credito a un evento che si è gonfiato retrospettivamente. Naturalmente c'è un elemento di verità nella definizione del Maggio ‘68 come di un evento, ma è piuttosto caricaturale. Il Maggio ‘68 è in realtà una ricostruzione. Si fanno risalire tutte le trasformazioni sociali o di Società a questo evento, tanto che «sessantottino» è diventato un aggettivo che ricorda quello di «comunardo» che combatteva dietro le barricate. La realtà però è ben diversa, essenzialmente per due ragioni. La prima è che il Maggio ‘68 non è tanto un evento fondativo quanto un momento che si inscrive in una tendenza più profonda, già in atto nella società. Ciò che chiamiamo "Maggio ‘68" non è altro che la cristallizzazione di trasformazioni che operano dagli anni Cinquanta, durante i quali si affermarono i nuovi stili di vita basati sul consumismo dei Trent'anni Gloriosi (diffusione massiccia della televisione, degli elettrodomestici, ecc.), nonché innovazioni civiche ed economiche come il nuovo posto che le donne acquisiscono nella società. Che ci fosse stato o meno il Maggio ‘68, le trasformazioni sociali che abbiamo vissuto sarebbero comunque avvenute. Gli altri Paesi europei, che non hanno avuto il loro Maggio ‘68, ne sono testimonianza: anch’essi hanno pienamente integrato i nuovi paradigmi sociali del capitalismo liberale.

La seconda ragione è che il Maggio ‘68 non è un evento unitario, come lo valutiamo oggi in retrospettiva. È, da un lato, l’ultimo grande sciopero generale vissuto in Francia, che ha toccato l’insieme delle categorie professionali, dal più piccolo operaio ai più grandi mass media. È, dall’altro, una rivolta studentesca che, in realtà, aveva poco a che fare sia con i comunisti che con il mondo del lavoro: come osservava molto giustamente Pasolini, si trattava di studenti figli della borghesia che si scontravano con poliziotti figli di proletari. C'erano quindi due correnti quasi in competizione: una, la maggioritaria, che purtroppo ha prevalso, caratterizzata dal suo rigetto dell'autorità in generale, dei punti di riferimento e delle norme costitutive del tessuto sociale francese; l’altra, minoritaria, ispirata al situazionismo e guidata da grandi pensatori come Jean Baudrillard, Guy Debord, Henri Lefebvre o Herbert Marcuse. Si tratta quindi di un movimento storico complesso, che in definitiva può essere compreso solo avendo partecipato, direttamente o indirettamente, agli eventi nella loro attualità vivente.

PHILITT: Nel 1968 lei aveva per l’appunto 25 anni. Quale è stato il suo atteggiamento e le sue prese di posizione durante gli eventi in questione?

Alain de Benoist: Facevo parte della generazione che aveva vissuto la fine della Guerra d'Algeria e il clima febbrile degli anni '60, veri anni di incubazione dei successivi sconvolgimenti del 1968. Vivendo a Parigi, ero nel cuore degli eventi di quell'anno. Tuttavia, non ero attore, ma semplicemente spettatore. C'è da dire che, professionalmente, lavoravo presso l’“Eco della Stampa e della Pubblicità”, diretta dal pittoresco Noël Jacquemart. Il giornale mi mandava sul posto per raccogliere quanti più giornali e documenti possibili che si producevano nel mezzo dell'effervescenza politica della gioventù studentesca e dei movimenti di protesta. Io non facevo parte di quegli studenti di destra che volevano opporsi al movimento: ce ne sono stati, Bernard Lugan era uno di questi, e ne testimonia in modo molto ammirevole. Ma per parte mia, ero semplicemente mosso da una curiosità priva di particolari simpatie o antipatie. Ricordo tuttavia con piacere l'entusiasmo politico che era in atto, perché il raffronto con la società contemporanea è desolante: la popolazione, studentesca compresa, si è nettamente depoliticizzata, nei suoi discorsi come nelle sue realizzazioni concrete. Nel maggio 1968, i cortei, le bandiere rosse, i canti, costituivano invece un paesaggio politico il cui dinamismo era molto attraente, indipendentemente dalle idee politiche che erano mobilitate. Nonostante regnasse più un’atmosfera di festa che di rivoluzione, rispetto alla violenza della Guerra d'Algeria, sentivamo che qualcosa stava accadendo. Si esprimevano delle rotture storiche.

PHILITT: Lei parla di profonde trasformazioni sociali manifestatesi nel maggio '68. Lei riscontra un senso della Storia che si è più ampiamente espresso in questi eventi?

Alain de Benoist: In effetti, il Maggio ‘68 è il momento contingente di un processo strutturale ineluttabile: la modernizzazione della società. Il Maggio ‘68 rappresenta il culmine della modernità: il suo fallimento era previsto con anticipo. Ho criticato molto la modernità nelle mie varie pubblicazioni e, a tal riguardo, sono ostile alle idee che strutturano Maggio ‘68 in quello che la Storia ne ha conservato. Penso all’aborto delle speranze sociali nella costituzione di un «sinistrismo organizzativo», figlio delle rivendicazioni individualiste degli studenti parigini, che hanno fatto il gioco del capitalismo liberale. Oggi, la nuova sinistra che esibiva lo slogan «godiamo senza ostacoli» è composta da notabili ben radicati nell'apparato politico che preserva e riproduce i meccanismi da sempre denunciati dai comunisti. Sono quindi ostile a quanto si è culturalmente espresso nel Maggio ‘68 in quanto sono un critico della modernità, ma non in senso «restaurazionista»: bisogna pensare il reale come lo constatiamo in quello che ha a volte di ineluttabile. È una questione di lucidità e di onestà, secondo la formula di Péguy: «bisogna vedere quello che si vede». Non credo a un senso globale della Storia e ancor meno lineare, ma credo nell’esistenza di processi storici ciclici le cui possibilità non sono inesauribili. Questi processi hanno quindi la loro fine naturale. Non vedo come la modernizzazione dell’Europa e del mondo possa essere minata da fattori esterni: assistiamo veritabilmente alla distruzione del mondo antico. In compenso, non sono affatto fatalista, e credo che la causa dell’esaurimento del progetto moderno possa derivare dalle sue stesse contraddizioni. Ci sarebbe molto da dire a tal proposito, sul modo in cui il capitalismo liberale sega i rami su cui giace. Ho sempre pensato che il sistema monetario sarebbe perito a causa del denaro. Verrà il momento in cui il disordine moderno si scontrerà con il principio di realtà: più si diffonde il caos, più si costituisce il bisogno di ordine. Poiché la natura detesta il vuoto, la decostruzione di tutte le strutture tradizionali non può bastare a se stessa: bisognerà ricostruire dietro. La Storia è imprevedibile, e in questo senso è sempre aperta: un ribaltamento è sempre possibile, se prendiamo coscienza della gravità della crisi ecologica generalizzata così come della violenza delle grandi crisi finanziarie. Non sono quindi né fatalista né volontarista: occorre che la volontà si cristallizzi in un dato momento, cioè quando le circostanze sono favorevoli. Prestiamo attenzione alla saggezza pratica del kairos.

PHILITT: Il Maggio '68 ha messo in discussione i riferimenti tradizionali del cristianesimo nella famiglia e nella società. Quale orizzonte potrebbe perseguire l'uomo moderno avendo rotto con un ideale collettivo di tipo religioso?

Alain de Benoist: Non credo che il Maggio ‘68 sia stato una contestazione dei valori specificamente cristiani. Si trattava di una contestazione ancora più profonda, contro tutti i valori dell'autorità, cristiani o meno, laici e non: è il caso, ad esempio, della messa in discussione dell'autorità del padre di famiglia, che poteva essere sia cristiana che repubblicana laica. La Chiesa stessa doveva già confrontarsi con i suoi problemi interni: era appena uscita dalla rottura provocata dal Concilio Vaticano II. Non credo che un ritorno ai valori cristiani porrebbe rimedio alla situazione: in primo luogo perché riconosco di non essere personalmente cristiano, ma soprattutto credo, con Marcel Gauchet, che il cristianesimo sia la religione dell’uscita dalla religione. Siamo entrati in un’epoca in cui i valori religiosi cristiani sono diventati un’opinione: la religione non ha più la funzione organizzativa della società che ricopriva prima. Va detto che il declino del paradigma cristiano è avvenuto in due tempi. C'è stato prima un movimento di secolarizzazione operato a partire da premesse cristiane: il futuro ha preso il posto dell'aldilà, la felicità ha preso il posto della salvezza, e la monarchia assoluta ha preso il posto del potere assoluto di Dio. In altre parole, il potere politico temporale si è arrogato l'esclusiva sulla funzione sacra, in opposizione alla casta sacerdotale. Si è verificata poi la desacralizzazione della politica stessa, sotto l’influenza dell’ideologia dei diritti dell’Uomo e dell’economia liberale: il governo politico degli uomini ha lasciato il posto alla gestione amministrativa delle cose. Detto questo, non arriverei ad affermare che il Maggio ‘68 sia stato una conseguenza del cristianesimo. Per quanto ci sia una correlazione tra cristianesimo e comunismo, poiché notiamo che le aree geografiche più cattoliche sono state le aree più permeabili alle idee comuniste, il Maggio ‘68 non ha assolutamente nulla a che vedere con il progetto cristiano. In realtà, si è verificato una sorta di «trasferimento di fede», dall’escatologia cristiana all’«escatologia marxista». Ma l'individualismo, espresso nettamente nel Maggio ‘68, ha posto fine a tutto ciò: ha posto fine a qualsiasi tipo di impegno di tipo sacerdotale così come ai grandi progetti collettivi. L’individualismo ha ridotto l’impegno alle cose effimere, limitandolo all’orizzonte minimo degli interessi individuali in una società diventata liquida, per usare i termini di Zygmunt Bauman. Non è quindi improbabile che il regno della tecnologia si affermi sempre più sfruttando il conformismo dell’uomo occidentale contemporaneo: transumanesimo e intelligenza artificiale costituiranno forse il volto del mondo di domani, per quanto ciò possa essere preoccupante.

PHILITT: La liberalizzazione dei costumi è stata la grande vittoria della borghesia ribelle del Maggio ‘68. Direbbe con Michel Clouscard che questi eventi esprimono meno una crisi politica o economica che una crisi del desiderio?

Alain de Benoist: Il grande merito di Michel Clouscard è che vede il lato farsesco del Maggio ‘68. Anch’io l’ho notato sul posto: ci si travestiva da Lenin, si metteva in scena la Comune al Théâtre de l'Odéon. In tal senso, il noto aforisma di Marx trova una sua perfetta realizzazione nel Maggio ‘68: «i grandi avvenimenti accadono sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa». Il Maggio ‘68 ha qualcosa della farsa. La critica molto violenta dei comunisti contro quelli che chiameremmo «sinistrorsi» è stata infatti aggiornata da Clouscard. Questo aspetto parodico del Maggio ‘68 è giustificato proprio dal fatto che tutti i rivoluzionari farlocchi si sono trasformati in riformisti da salotto. Nella loro rivolta contro il puritanesimo borghese – che era molto reale e insostenibile – è chiaro che hanno sostituito un eccesso con un altro: quello della dismisura. Esiste un discreto libertinismo, ma il problema è che il Maggio ‘68 ha contribuito a stabilire nuove norme. Tra queste norme c'è quella della normatività della prestazione: l'esperienza qualitativa dell'appagamento sessuale è sovvertita nell’ingiunzione quantitativa al godimento forzato e orgoglioso. A mio parere è davvero paradossale parlare di liberazione sessuale mentre si instaura una «sessocrazia». Un'autentica liberazione sessuale sarebbe consistita, al contrario, in un libero reinvestimento dell'eros, sbarazzato da ogni dimensione normativa esterna, vissuto nel segreto dei cuori e dei corpi. Gli antichi distinguevano chiaramente tra una sessualità sfrenata e dionisiaca da un lato, e un erotismo compiuto dall'altro: il criterio di discriminazione tra il bene e il male, in materia sessuale come in ogni altra cosa, resta infatti quello dell’hybris. Le mie considerazioni non sono quindi moralistiche: mi schiero dalla parte della misura contro ogni forma di eccesso, sia esso pornografico o encratico. Chiusa nei suoi corsetti o emancipata, la borghesia resta in effetti la stessa: la mancata liberazione del desiderio testimonia quindi, tra l'altro, la vittoria, attraverso il Maggio ‘68, della parodia ideologica sulle possibilità concrete di una Francia che credeva ancora nella politica ma con la quale aveva già perso il contatto.

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Di Paul Ducay 26.04.18

Paul Ducay è Professore di filosofia e medievalista di formazione. Erede della metafisica di Nicola Cusano e della fede di Xavier Grall. Guascone per lignaggio e francese per intelletto. “I devoti danno fastidio al mondo; le persone pie lo costruiscono.” - Marivaux.

Fonte: https://philitt.fr/2018/04/26/alain-de-benoist-mai-68-a-quelque-chose-dune-farce/

Traduzione di Samuele per ComeDonChisciotte.org

Commenti (49)

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    1. maghi 18 dicembre 2023

      studenti di destra che si opponevano? Io mi ricordo che i più accaniti oppositori erano quelli della FIGC, che in questo caso non era la federazione italiana gioco calcio (puah, un'altra schifezza consumistica per far rimbecillire, anche se probabilmente anche qui sono l'unico a pensarlo), ma federazione italiana giovani comunisti. Probabilmente la situazione francese era molto diversa dalla nostra. Sì, mi ricordo che dei giovani, ben vestiti, uno sparuto gruppetto, di averli incontrati, ma dalla paura che grondava, sparirono all'istante.

    1. Martin 18 dicembre 2023

      Ecco l'usuale trombone francese che parla delle contestazioni degli anni 60 e 70 come di un fatto sostanzialmente francese. Peccato che siano iniziate negli Usa. E peccato che il 1968 in Francia e' durato qualche mese, in Italia invece 10 anni.

    2. Fantine 18 dicembre 2023

      Martin, Alain de Benoist non è un trombone francese, ma uno dei maggiori filosofi viventi. Ed ha una cultura poderosa. Si può essere d'accordo o meno con il suo pensiero, che andrebbe prima conosciuto, ma non negarne lo spessore, dell'uomo e del pensiero.
      Uno come lui, poi, definito eterodosso di destra (e avrei da argomentare su tale definizione), benché non sinistrorso, per essere un pensatore indipendentemente, si è conquistato con merito ogni cm della sua autorevolezza nel contesto francese. E, credimi, non è cosa da poco.
      Nel merito della tua considerazione, l'intervista concerneva lo specifico contesto francese e di quello egli ha risposto.
      Lo so che non hai simpatia per i francesi, in generale, Martin, ma credo che de Benoist lo troveresti interessante.
      Ti consiglio di leggere la sua "Critica al liberalismo. La società non è un mercato".
      Ne vale la pena.
      Ti cito quel testo, perché credo che ne condividerai l'analisi.

    3. Martin 18 dicembre 2023

      Ti ringrazio per richiamo e segnalazione, ci hai preso in pieno, ho un pregiudizio al cubo nei confronti di filosofi e intellettuali francesi in generale. Vengono sempre pompati a dismisura, vedasi Jean Paul Sartre (il ladruncolo di alcuni frammenti di Heidegger) o Bernard Henry Levy e tutta la schiera di nanerottoli, i cd "noveaux philosophes" di qualche decennio fa, e dei quali e' rimasto poco o nulla.
      Anche Derrida e Foucault, che qualcosa hanno detto, sono alla fine solo piccoli discepoli deviati dell'unico grande genio filosofico dello scorso secolo, Martin Heidegger.
      E' possibile, come tu suggerisci, che io possa trovare interessante il pensiero di De Benoist - qua e la' ne ho letto qualcosa - ma diffido.

      Nel caso specifico, ci tenevo ad attaccare l'insopportabile mega bufala del cd maggio francese come rappresentativo o simbolico della contestazione degli anni 60 e 70.

      Contestazione che e' partita nelle universita' USA, non a Parigi, e che mentre in Francia e' durata qualche mese, in Italia e' andata avanti per quasi 10 anni, come al tempo piu' volte riconosciuto perfino da Jean Paul Sartre.

      Dico, alla fine parliamo di un Paese iper narcisista che con la cd dottrina Mitterrand ha trattato i terroristi di BR e Prima Linea come guerriglieri perseguitati, e conseguentemente l'Italia non come una democrazia occidentale, ma come una dittatura militare latinoamericana. Un Paese con un minimo di spina dorsale, quale evidentemente non siamo, avrebbe adottato serie rappresaglie.

    4. Fantine 18 dicembre 2023

      Sulla "Frons" ti do ragione, Martin ;)
      È tutto più buono.
      Non toccargli i formaggi ai francesi ;)
      Battute a parte, su Bernard-Henry Lévy stendiamo un velo pietoso. Il suo discorso del marzo 2022 su Zelensky nuovo padre dell'Europa del XXI secolo (e il paragone che ne ha fatto con Churchill che nel 1940 camminava per le strade londinesi dopo il blitz tedesco, in ragione delle sue passeggiate per Kiev) rende bene l'idea sulla persona.
      Ma l'apoteosi della spocchia* l'ha raggiunta al dibattito "dialettico" avuto con Dugin al Nexus Symposium di Amsterdam nel 2019.
      Che alcuni pennivendoli nostrani riportarono come lo scontro dialettico tra il filosofo francese (lui!) e il politologo (Dugin!), dove avrebbero visto "tutte le tracce dell'ideologia putiniana e le ragioni per cui combattere il dittatore russo. Illuminismo contro sovranismo" (!).
      Dugin ne è emerso come un signore, quale è.
      Al di là delle idee o delle analisi che si compiono, che si possono condividere o meno, la spocchia in un confronto dialettico che dovrebbe essere leale e rispettoso squalifica chi la manifesta in tutta la sua arroganza.
      Forse sono di parte anche io, lo riconosco. È che il rispetto per l'interlocutore è alla base di un dialogo che sia davvero tale o aspiri ad essere tale. E non solo.
      Ma questa supponenza di detenere la verità unita a scherno, dileggio e sufficienza verso i divergenti dal proprio pensiero accomuna e ha sempre accomunato molti a sinistra.
      Del resto, pensa allo stesso Preve in Italia. Ostracizzato dai sinistri, perché non allineato (o dovremmo dire non alleanzato).
      A prescindere da estimatori o critici, il suo spessore intellettuale è innegabile, eppure è stato pressoché ignorato, mi verrebbe da dire nei salotti e poco importerebbe, se non fosse che è nei salotti che si opera il filtro della divulgazione e dello studio.
      E a proposito di capitalismo, tornando al libro che ti ho consigliato, Martin, per dirla con le parole di Preve, noi ci stiamo avviando, invero già ci siamo dentro, nel capitalismo "speculativo", termine inteso nella sua accezione dialettica.
      E ci siamo arrivati grazie alla sinistra venduta e svenduta, dove il "nemico principale" si è ripreso, senza il sangue che scorre nelle strade e senza sforzo, ma in maniera subdola e luciferina, corrompendo e infiltrando, ciò che aveva dovuto attendere di avere appieno.
      Chiudo il commento, altrimenti la mia pacatezza verbale potrebbe risentirne.
      Confido nella parte migliore degli uomini - ma devo fare un atto di fede, perché hanno fatto un buon lavoro, bisogna riconoscerlo - e nell'Imponderabile, che ci ama.

      *Potrebbe aver toccato anche vertici più alti di spocchia, ma lo ignoro, poiché preferisco leggere altri. E in quel caso mi interessava Dugin.

    5. Cleon XIII 18 dicembre 2023

      Mi intrufolo e sono costretto a dar ragione ad entrambi. Che il periodo che va dal 1967 al 1969 abbia preso il nome dal maggio del 1968 è sempre stato confusivo e forse non è nemmeno stato un caso. Negli USA il 1967 ha visto l'onda alta delle rivolte studentesche, menttre il 68 italiano è cominciato nel 1969, con gli scioperi e le occupazioni nelle fabbriche del nord. Forse Parigi aveva più charme? Probabile, ma questo ha portato molti intellettuali a scambiare il Maggio Francese con il resto del mondo. Io ero bambino, mi ricordo solo qualche foto in bianco e nero e qualche immagine alla TV. Ma prima c'erano stati i Kennedy, Martin Luther King, Malcom X e soprattutto, la guerra del Vietnam.
      Ma De Benoist merita, non ha nulla a che vedere con l'Ebreo e miserabile sionista Levy Bernard-Henry

    6. Fantine 18 dicembre 2023

      Intrufolati pure, Cleon!
      Dici bene, "il '68" è stato cristallizzato non a caso e non a caso in Francia.
      E non solo per le verità che ha ricordato @ric poco sopra, ma anche per le verità che si scorgono dietro a quanto ha ricordato de Benoist

      ...una rivolta studentesca che, in realtà, aveva poco a che fare sia con i comunisti che con il mondo del lavoro: come osservava molto giustamente Pasolini, si trattava di studenti figli della borghesia che si scontravano con poliziotti figli di proletari. C’erano quindi due correnti quasi in competizione: una, la maggioritaria, che purtroppo ha prevalso, caratterizzata dal suo rigetto dell’autorità in generale, dei punti di riferimento e delle norme costitutive del tessuto sociale francese.

      Anche la nuova fetta di consumatori a cui hai accennato tu è altrettanto emblematica, come fine e come mezzo nel contempo.
      Eccoli quei semi gettati di cui oggi si raccolgono i frutti (marci).
      

    7. ric 19 dicembre 2023

      si , ma prende anche lui certe cantonate !!!

    8. ric 19 dicembre 2023

      henry levy il pedofilo...fai ricerca...

    9. Martin 19 dicembre 2023

      Bernard Henry Levi e' un solo un sionista e neoglobalista militante, che sogna il dominio degli eletti sul mondo

    10. Fantine 19 dicembre 2023

      E ricordiamo anche il "Manifesto in difesa della pedofilia" sottoscritto dell'intelligenzia progressista (la sinistra progressista) francese ed europea negli anni '70.
      Firmatari, tra gli altri, Jean-Paul Sartre, Simone De Beauvoir, Michel Focault e Jack Lang*.

      *Su Sartre e la De Beauvoir si potrebbe ricordare il lavoro di squadra sui minori.
      Ma il tempo è prezioso, la questione è quel che è in termini di squallore e vergognosa indecenza e devo tornare a lavoro.

    1. CptHook 18 dicembre 2023

      Visto che non è ancora intervenuto Sbrega, io che nel '68 avevo 19 anni e non ero per niente rivoluzionario, anzi, legalitario al massimo (a torto o a ragione) vi propongo, per quelli che non la conoscono, questa fantastica rappresentazione che, molto scanzonatamente, ne dà proprio una canzone, di uno dei più grandi parolieri italiani:

    2. Gino 18 dicembre 2023

      questa parte finale del link avresti dovuto evitare di includerla: "?si=n8Y0HnKpGCbSryZH"

      serve solo a permettere a youtube di tracciare te e chiunque acceda al link da te prelevato tramite i (dis)servizi di youtube.

      per copiare un link, premere pulsante destro del mouse quando il cursore è sull'oggetto da linkare e scegliere "Copia link" nella finestrella del browser

    3. CptHook 18 dicembre 2023

      Giusta osservazione ma sto usando lo stupid-phone, cosa che odio (più o meno come usare i francobolli al posto della carta igienica) per cui non riesco a fare le cose come da PC.
      Lo aggiusterò quando lo apro.

      Ore 11:26 - Fatto.

      Aggiungo che avevo proprio fatto Copia ink nell'apposita finestra, su YouTube. Comunque rimane valido il mio commento a proposito dei francobolli...

    4. ric 18 dicembre 2023

      io no lo vedo un problemone....

    1. Gino 18 dicembre 2023

      Ora la farsa si chiama "COP28"

      Questo è l’obiettivo: costringere i governi nazionali a cedere la sovranità delle loro nazioni. In questo modo il denaro non sarà più l’arbitro del controllo. Anche quando il denaro crollerà, avranno le carte firmate per fare tutte le leggi che vogliono, e tutte le nazioni dovranno obbedire legalmente. Con la giusta formulazione, praticamente tutto può essere realizzato sotto l’egida della terrificante catastrofe “climatica”. Volete che tutti mangino insetti? Facile. Volete che la gente indossi corna da diavolo e partecipi a rituali luciferiani? Probabilmente è fattibile con un po’ di “massaggio” del messaggio sul clima. Diavolo, sono già riusciti a legare l’LGBT alla narrativa sul clima.

      In sostanza, il clima è il loro biglietto per l’eternità, la loro ultima possibilità di sopravvivenza come classe dirigente d’élite. Le traiettorie del sistema finanziario puntano tutte senza esitazione verso un collasso terminale a breve e medio termine; è insostenibile come un cubetto di ghiaccio su una spiaggia di palme, evanescente come una bolla di champagne, che scoppia in un bicchiere di cristallo sotto la vista stellata della cupola di Al Wasl; e loro rischiano di perdere tutto ciò per cui hanno lavorato così duramente dal Medioevo.

      Ma forse il cambiamento climatico è proprio ciò che serve per liberare il mondo da questi parassiti. Un grande spettacolo diluviano per lavare via i megaliti tecnocratici e gli ideali transumanisti delle loro strutture di potere, una volta per tutte, per resettare il mondo di nuovo, di nuovo. >>

      https://italiaeilmondo.com/2023/12/17/lelite-cop28-mangia-e-scappa-di-simplicius-the-thinker/

    2. Gino 18 dicembre 2023

      https://substackcdn.com/image/fetch/w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcf13fab6-80c4-40e3-9d02-934f82d89d64_576x680.jpeg

    3. Gino 18 dicembre 2023

      https://substackcdn.com/image/fetch/f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79621f05-7907-401e-8572-8cf06760cda9_820x706.jpeg

    4. CptHook 18 dicembre 2023

      Bah..., forse in Italia dove la colazione a casa non è un rito (ma non da me), ma convinci gli anglo, se ci riesci..

    5. CptHook 18 dicembre 2023

      Io sono una persona pacifica, ma sarei ben contento di sapere che ha fatto la fine di Gheddafi...

    6. Fantine 18 dicembre 2023

      Forse, proprio quella fine anche uno come lui non la merita, Capitano.
      Nei secoli passati si chiedeva al Signore di aprire gli occhi a certe persone o di chiuderglieli per sempre!
      Per dirla come Guzzanti, la seconda che ho detto ;)

    7. Cleon XIII 18 dicembre 2023

      A volte penso seriamente che sia pazzo.
      Poi ci rifletto e concludo che è soltanto quel che è sempre stato: un nerd frustrato con il vizio del gioco d'azzardo che ogni tanto butta giù una carta per vedere l'effetto che fa (in termini di incassi). Ma essendo uno degli uomini più ricchi del mondo, ogni caXXiata che dice o fa ha effetti domino disastrosi. Purtroppo essendo il Capitalismo il sistema socio-economico in cui i ricchi hanno il potere politico, Bill di potere ne ha tanto. La soluzione per lui potrebbe essere o rinuncia a tutti i soldi e si da alla politica, o rinuncia alla politica e si gode i suoi soldi. Ma tutte e due le cose no, non è possibile e non è giusto. Devono aver ipnotizzato il mondo per fare accettare una cosa del genere, in fondo chi è? Che cavolo vuole? Chi glielo ha chiesto? Chi lo ha eletto?

      Nel 1999 lessi un suo libro, "Business alla velocità del pensiero". Un libro che sembra scritto da un sedicenne che è, aldilà del tono profetico, un catalogo pubblicitario della suite Office, forse il solo successo commerciale "quasi onesto" della Microsoft. Nel finale si lancia in un'esaltazione demenziale e infantile della competizione e della competitività come motore del progresso (tanto che ho pensato, mentre leggevo: "Ehi, Bill, ma il Capitalismo c'è già da mo' e 'ste fesserie le sanno anche i sassi) e profetizza: "Un giorno, che potrebbe essere anche domani, un'azienda giovane con idee innovative potrebbe scalzare la MIcrosoft." Sì. Col cavolo.

    8. Cleon XIII 18 dicembre 2023

      Sì, certo, la Guerra è Pace, la Libertà è Schiavitù e la Miseria è Salute!

    9. absitiniuriaverbis 19 dicembre 2023

      Oscar Wilde: si può constatare come, per alcuni uomini, l'unico modo a loro disponibile per migliorare il mondo in cui vivono sia quello di andarsene.

    10. Fantine 19 dicembre 2023

      Ottimamente detto, Abs!

    11. REmaggiore 19 dicembre 2023

      Esatto.

    12. Fantine 19 dicembre 2023

      Ha iniziato con la fondazione per ripulirsi un po' e darsi una immagine da benefattore dopo i processi per microsoft* etc, poi ha visto che si facevano anche più soldi con i farmaci e la salute e ci si è buttato a capofitto, comprando e corrompendo.
      Sulla questione degli alberi ha creato un fondo, con altri riccastri che andrebbero appesi come lui, (non perché ricchi, ma perché hanno in spregio l'essere umano in una maniera che esprime il male più assoluto) e che si rivenderà i diritti di emissione.
      Hai centrato un punto importante, Cleon, la spudoratezza di fare politica e "governo" in assenza di ogni investitura che non sia quella del partenariato pubblico e privato.
      Il problema, tuttavia, non sono loro.
      Siamo noi.

      *Piccola notazione:
      "Abbraccia, estendi, estingui" è sempre stato il suo mantra, tanto nel mondo dei PC che degli esseri umani.

    13. Gino 19 dicembre 2023

      Sì, la suite di office fu senz'altro un grande prodotto. Ancora ricordo l'impressione che mi fece all'incirca nel 2002, scrivendovi alcune funzioni per excell in visual basic. Il debugger in particolare. Non la usavo da "decenni", eppure mi ci trovai comodissimo, come se l'avessi usata da sempre. Ed inoltre con grafica vettoriale 'spontaneamente' applicata alle stampe virtuali di quanto producevo con un CAD piratato.
      In questi ultimi mesi me la sono ritrovata installata su un nuovo computer (un usato) con cui ho dovuto sostituire il mio precedente, fulminato a causa di un guasto sulla linea dell'Enel (trasformatore esterno bruciato... speravo che almeno il computer si fosse salvato...). La mia attuale impressione, superficiale, è l'opposto di quella di allora. Da facilissima da usare (interfaccia allora molto 'intuitiva') ora mi appare invece criptica. Sarò io che invecchiando son diventato arteriosclerotico? Appena ne avrò veramente bisogno ritornerò ad installare libreoffice...

      Bill Gates è culo e camicia col wef. Difficile capire però chi sia veramente a comandare. Venissi a sapere che è lui a gestire carota e bastone, sarebbe una gran buona notizia.

    14. Cleon XIII 19 dicembre 2023

      No, no, non sei rincoglionito, è proprio excel che è diventata un baraccone.

    15. Cleon XIII 19 dicembre 2023

      Si, siamo noi, ma non diamoci troppo addosso. Ci hanno fatto un lavoretto fin da piccoli mica da poco. Il sistema della rana bollita. A scuola, ricordi? Insegnavano di tutto: storia, geografia, latino e pure il greco, ma la moneta no, silenzio assoluto. Eppure è la cosa per cui ci si scanna l'un l'altro, da cui dipendono le nostre vite. "la moneta serve perchè il baratto altrimenti sarebbe scomodo". Questo è tutto quel che ci è stato detto e per la maggior parte della gente ancora oggi è VERO. E poi ci hanno raccontato che le banche servono a... risparmiare! E così via, di balla in balla finchè alla fine abbiamo accettato senza batter ciglio gli arresti domiciliari, una specie di museruola e l'iniezione di intrugli che nessuno sa esattamente cosa contengano.
      L'impensabile.
      E senza trucchi particolari, senza tanta tecnologia, solo il vecchio sistema della rana bollita.
      Ogni giorno hanno alzato un po' la temperatura dell'acqua e noi abbiamo continuato a nuotare allegramente. All'inizio era persino piacevole...

    16. absitiniuriaverbis 19 dicembre 2023

      Come esclamava il rag. Ugo Fantozzi in canotta?
      Ah... ma, allora mi hanno sempre preso per il culo!

      Meglio tardi che mai.

    17. Fantine 19 dicembre 2023

      Il mio era un noi generalizzato, Cleon.
      Nel senso che mi sorprende e sconcerta non tanto e non solo ciò che dicono e fanno, ma che la gente gli vada dietro o li lasci fare.
      Su ciò che si insegnava a scuola, posso dire che si dava soprattutto metodo.
      Se hai tradotto dal latino e dal greco, sai di cosa parlo ;)
      E con il metodo formi la mente e se la formi anche con la sostanza, nutri anche lo spirito. Ricordando sempre che l'uomo, come il sapere, non è fatto in compartimenti stagni.
      E il pensiero critico era apprezzato, non ostacolato o visto come una divergenza.
      Pur con tutti i limiti che l'evolversi della società moderna ha portato con sé, a cui tu accennavi.
      Poi, ammetto di essere stata fortunata, come ho già scritto, per i genitori che ho avuto. Immensi.

    18. Cleon XIII 21 dicembre 2023

      La Scuola come l'hai descritta tu è stata lentamente smantellata. Anche qui, stesso discorso, rana bollita. Piccoli cambiamenti in peggio diluiti nel tempo e cicliche mazzate (emergenze o crisi che dir si voglia). Inoltre, ci torno sopra, la questione della moneta è essenziale. La moneta non è un simpatico espediente per evitare la scomodità del baratto, la moneta è un'arma letale.

    19. Fantine 21 dicembre 2023

      E certo che è stata smantellata. Vuoi che la gente abbia gli strumenti per "ragionare"?
      Sulla moneta, caro Cleon, ho poco margine di dialogo.
      Nel mio mondo utopistico non solo non sarebbe un'arma, non sarebbe affatto ;)
      Posso accedere, diciamo, ad una base di dialogo più condivisa, ma perchè si possa parlare (evitando lingue diverse) vi deve almeno essere il postulato della sovranità monetaria.
      Poi di forme di Stato e di governo si può parlare, ma la sovranità appartiene al popolo. E non è la frasetta sciocca priva di significato, come non lo sarebbe (e non lo è) il buon Natale augurato in serie per messaggistica, ma è anch'essa una base.
      Si può scegliere persino la monarchia (detto da una repubblicana come me è quasi una blasfemia), magari meglio se elettiva, la forma del dictator romano, incrociare idee e usare il merito e il valore nella scelta dei governanti, ma la sovranità è del popolo. Non siamo "sudditi".

    1. Cangrande1965 17 dicembre 2023

      Il '68 è stata un'operazione chiaramente anglo/6iudaica, con la manovalanza organizzativa degli USA.

    2. ric 18 dicembre 2023

      infatti nata e gia'nel 67 , i sinistri ( che nulla hanno da spatire con i Comunisti , ben pilotati scesero in piazza su ordine da oltreoceano . Motivo determinate era che DE GAULLE pretese come da "legge Americana " di versare vagonate di dollari e ricevere in cambio oro .
      Gli yankees , gia' esausti economicamente per via dell guerra in VIETNAM , avrebbero subito un ulteriere deprezzamento del dollaro sulla scacchiera mondiale a favore della Francia ... Due anni di scombussolamenti con DE Gaulle , isolato all' ELISEO ( da non dimenticare che subi parecchi attentati )
      i modo tale da tergiversare ad arrivare al congresso americano e eliminare la convetibilita' del dollaro in oro.

      Non a caso m il leader dei manifestanti era un EBREO --

      Cohn-Bendit è nato da un padre tedesco e da una madre francese, entrambi di origine ebraica. Il padre era avvocato, la madre lavorava in un liceo. Nel 1933 i suoi genitori fuggirono dalla Germania in Francia per sfuggire al regime nazista tedesco, con l'intenzione di emigrare successivamente negli Stati Uniti.

      il comunismo centra un bel nulla ..( diversamente dai manifestanti pilotati a dovere.)

    3. Cleon XIII 18 dicembre 2023

      Mmh, molto acuto.
      Metterei sul tavolo qualche altra considerazione. Gli anni 60 videro il sorgere di una nuova categoria di consumatori: i giovani. Il baby-boom, la scolarizzazione di massa, il welfare crearono le condizioni da un lato per una maggior partecipazione dei giovani alla vita politica, dall'altro il capitalismo individuò in quegli stessi giovani il bersaglio (target) per una colossale campagna di marketing. Più e più industrie sorsero per soddisfare la domada di questo nuovo grande continente di consumatori... E che domanda! Non di solo pane vive il giovane: musica, vestiti, viaggi, droghe, arte, sesso... Ma chi avevano, dietro, questi giovani? da dove arrivavano i soldi che spendevano per comprare tutta quella roba? Eh, dai papà, la generazione precedente, quella della guerra, quelle che è rimasta al potere per molto più tempo del consentito, un tempo che si comprarono mantenendo i figli "ribelli" in una lunga, lunghissima adolescenza.

    1. Stefanovic 17 dicembre 2023

      La generazione che ha partecipato a questa farsa, è passata dal "vietato vietare" al vietare anche il respiro (ricordo che il virologo Galli rivendicava di essere stato sessantottino): quella generazione (nata tra la fine dei '40 e l'inizio dei '50) ha goduto di privilegi mai visti e odia le nuove generazioni perché è ormai vecchia, i sessantottardi rivendicano il diritto di essere stati gli ultimi giovani sulla faccia della Terra, condannando i loro (pochi) figli e nipoti alla dannazione di essere nati

    2. sarah 17 dicembre 2023

      Ha ragione, Stefanovic. E lo dice con coraggio e precisione. Il "virologo" Galli: ha fatto l' esempio più calzante. Se ancora non si vuol vedere...

    3. Stefanovic 17 dicembre 2023

      Grazie Sarah, ma dammi pure del tu, come si capirà dal commento non ho un'età per esigere il Lei

    4. sarah 17 dicembre 2023

      Molto volentieri. Anch'io, nel '68 non ero neppure nata. Mi posso "permettere" lo stesso.

    5. BrunoWald 18 dicembre 2023

      In realtà, quella generazione come tale ha fatto quello che fa sempre ogni generazione, salvo le personalità eccezionali: adeguarsi allo spirito del tempo. Non credo che si possano accusare in blocco di qualche colpa specifica.

      Ben diverso il discorso per quanto riguarda l'intellighentsia progressista e il sinistrume in generale, un gruppo umano di una spocchia insopportabile unita a una vuotezza di contenuti spaventosa: piccoli conformisti che si fingevano rivoluzionari perché andava di moda e procurava non pochi vantaggi.

      Un esempio di questo tipo umano è "el Diablo", al secolo Piero Pelú, l'ex-cantante dei Litfiba, che si atteggiava a ribelle e cantava canzoni come "Proibito" ("sogno proibito di costoro è castigare"...) per poi dare man forte a tutte le più sporche operazioni del sistema, da "proibito respirare" a quest'ultima buffonata di "siamo tutti da rifare". Almeno in questo è sincero, per quel che lo riguarda.

    6. Stefanovic 18 dicembre 2023

      Sono totalmente d'accordo con te, la mia generazione non è migliore, non ne facevo una considerazione di valore ma una constatazione oggettiva (quella generazione è stata la più fortunata ma disprezza le precedenti e successive). Stupido sarebbe accusare le singole persone solo per avere la "colpa" di essere nate in quegli anni (sarebbe un'idiozia wokista)

      Aggiungo ai "ribelli" organici a questo potere schizoide anche Vasco Rossi, dalla vita spericolata a quella mascherinata senza soluzione di continuità

    7. maghi 18 dicembre 2023

      io sono figlio unico di figli unici. Penso di essere una naturale conseguenza di Genesi 2,15, che i miei nonni e genitori non conoscevano, ma lo Spirito soffia dove vuole.

    1. Arthur 17 dicembre 2023

      "rivendicazioni individualiste degli studenti parigini, che hanno fatto il gioco del capitalismo liberale.
      Oggi, la nuova sinistra che esibiva lo slogan «godiamo senza ostacoli» è composta da notabili ben radicati nell’apparato politico che preserva e riproduce i meccanismi da sempre denunciati dai comunisti."

      Ecco, in sostanza quello che dico anche io.
      Solo che io uso il termine "utili idioti", senza troppi giri di parole.
      È un andazzo che va avanti dal 1789.
      In sostanza, c'è stato chi si è servito di ideologie fuffa, costitutive del subatrato culturale di movimenti, partiti, gruppi, etc. aventi la ben precisa funzione di impapocchiare giovani provenienti dalla borghesia e dalla plebe, i quali sono stati adescati e circuiti facendo leva su licenziosità e baggianate, la cui radice è nel motto "libertà, uguaglianza, fratellanza".
      Giacobini, liberali, carbonari, comunardi, e poi anarchici, marxisti, social-comunisti, leninisti, stalinisti, trotskisti, maoisti, radicali (chic), libertari, sessantottini, e adesso wokini, gretini, arcobalenisti, gender fluid lgbtqia+(?!?), imbrattatori di statue e monumenti, prefiche afflitte da eco-ansia per la madre terra, truzzi trash, etc.: tutti funzionali al progetto di devastazione culturale e morale.

    2. Arthur 17 dicembre 2023

      Ma il paese dei balocchi, caro agli utili idioti con grandi orecchie d'asino (adopero un linguaggio simbolico, sia chiaro) non andrà avanti per sempre.
      Verrà il giorno dell'epilogo catartico (pianificato da tempo), quando all'improvviso cambierà il vento, come accade prima di ogni tempesta.
      L'Occidente espellerà il bubbone.
      E saranno esposti i capri espiatori.
      Dopo il repulisti i manovratori potranno tranquillamente e orgogliosamente sedersi al tavolo del consesso mondiale come liberatori dell'umanità.

    3. Fantine 17 dicembre 2023

      Prestiamo attenzione alla saggezza pratica del kairos.

      Il tuo kairos, Arthur... ;)

    4. maghi 18 dicembre 2023

      i più fortunati o meritevoli hanno nella loro vita un momento di kairos. Comunque penso siano pochi quelli che hanno questi momenti di estrema positività, quasi e forse di origine divina. Gli altri devono accontentarsi di vivere come animali senzienti.

    5. Fantine 18 dicembre 2023

      Sul kairos, come sul kronos e sull' aion, termini diversi che esprimono concetti diversi legati al "tempo", Arthur ha scritto qualcosa anche su CdC.
      Bello che tu colga nel kairos un momento divino, maghi.
      Siamo dunque anche fratelli in Cristo.
      Ne sono lieta.

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