REPORTAGE
Di Eliseo Bertolasi
“I bambini piangono tutti allo stesso modo”, è su queste parole che Ennio Bordato presidente dell’ODV “Aiutateci a Salvare i Bambini” (https://www.aasib.org/) da oltre trent’anni basa la sua attività benefica a favore delle vittime più indifese dei conflitti e delle tragedie umanitarie che dal crollo dell’URSS hanno colpito la Russia e altre repubbliche ex-sovietiche.
Dal 2014 con l’inizio del conflitto in Ucraina orientale “Aiutateci a salvare i bambini” ha cominciato ad operare anche nel Donbass realizzando una serie d’interventi mirati a Donetsk, Gorlovka e Khartsyzk. Da tre anni, dopo la fine dei combattimenti, anche a Mariupol’.
Quest’anno per la prima volta Ennio Bordato, accompagnato dal sottoscritto e dal medico dottor Luigi Manna, si è recato nel Donbass.
L’occasione di questo viaggio è stata la consegna, a Mariupol’, il giorno 14 maggio, di due presidi medici per la neonatologia:
- una sonda speciale per un ecografo professionale, grazie al quale è possibile diagnosticare diverse patologie della gravidanza,
- un Veno-viser, che aiuta a rilevare le vene piccole e più impraticabili dei piccoli pazienti affinché sia possibile effettuare loro delle iniezioni endovenose o delle manipolazioni.
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Consegna di presidi medici per la neonatologia all’opsedale di Mariupol[/caption]
“Abbiamo consegnato la quarta partita di attrezzature per la neonatologia di Mariupol’. Il nostro rapporto con questa realtà, cioè la neonatologia dell’ospedale cittadino n. 2, l’unico reparto di neonatologia della città di Mariupol’, è nato subito dopo la fine della degli scontri bellici in città. Grazie a un’organizzazione di Rostov sul Don siamo riusciti a distribuire oltre cento kit di aiuto umanitario per i bambini che stavano uscendo letteralmente dagli scantinati, oltre a 35 kit umanitari per le neomamme, le puerpere che avevano partorito sotto le bombe nei rifugi del reparto di neonatologia” - afferma Bordato - “In precedenza abbiamo consegnato: materassini in gel, fonendoscopi pediatrico-natali, culle termoformate per neonati con relativi accessori, glucometri, bilirubinometri, pompe per infusione, monitor materno-fetali, apparecchi per lo screening audiologico dei neonati”.
Ennio Bordato ha deciso di chiamare questo progetto: “Facciamo rinascere Mariupol’”:
“Si tratta di un segnale importante in una città che è il simbolo della tragedia, peraltro di due popoli: quello russo quello ucraino. Rinascita vuol dire far nascere la vita, ma anche far rinascere la vita della città. Quindi oggi siamo in Donbass. Per la prima volta abbiamo incontrato personalmente la dottoressa Bunakova Svetlana con la quale fino ad ora avevamo solo un rapporto epistolare.
Noi intendiamo proseguire il nostro rapporto con questa straordinaria realtà che è questo reparto di neonatologia che serve Mariupol’ e dintorni, fino a Donetsk. Dal punto di vista territoriale serve un’area molto ampia. Siamo molto soddisfatti, anche perché c’è stato detto che la gente di Mariupol’ è sempre più tranquilla riguardo alla situazione. Un dato significativo è che nascono sempre più bambini, ci sono donne al loro terzo, o quarto figlio. In questa realtà sta crescendo la natalità e questo per noi è fondamentale. Perché vuol dire che il nostro progetto contribuisce davvero a far rinascere Mariupol’, sullo sfondo di una situazione umanitaria, quella del Donbass, che è veramente drammatica”.
La dottoressa Bunakova Svetlana Nikolaevna, facente funzioni primario dell’ospedale cittadino n. 2 di Mariupol’, ha ringraziato di cuore:
“Si tratta di un aiuto inestimabile, proprio come quelli precedenti, perché tra questi aiuti rientrano attrezzature uniche e fondamentali. Grazie a queste apparecchiature, i bambini dimessi dopo la nascita sono già stati valutati quasi completamente, e questo è un aiuto molto importante. Desidero esprimere la mia gratitudine speciale a Ennio e alla sua Associazione, così come ai donatori italiani: non fanno distinzione su dove si trovi il bambino, o quale sia la sua nazionalità, o la sua cittadinanza, è solo un bambino che ha bisogno di aiuto.
Su questo siamo in piena sintonia. Siamo molto contenti di avere tali amici in Italia, nonostante la distanza, nonostante la situazione piuttosto difficile che ci circonda, ma sono le azioni e i fatti a definire le persone”.
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Ennio Bordato e la dottoressa Svetlana Bunakova [/caption]
Ennio Bordato ha avuto inoltre un incontro istituzionale con la Croce Rossa di Donetsk, che opera in stretto coordinamento con la Croce Rossa internazionale. Nell’incontro, con la presidente della “Croce Rossa di Donetsk” Sitnik Oksana e le sue collaboratrici, è stata discussa la situazione umanitaria nella Repubblica e approfondito il ruolo dell’istituzione nell’aiuto e sostegno alla popolazione sfollata dalle zone interessate direttamente dal conflitto.
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La delegazione italiana nella sede della CR di Donetsk[/caption]
Testimonianza dal Donbass
Nella città di Mariupol balza immediatamente agli occhi il colossale lavoro di ricostruzione, ancora in corso, messo in atto dalla Russia. Tutto questo lavoro che senza esagerazione potrebbe essere chiamato il “miracolo di Mariupol’” va di pari passo all’opera di sminamento e di bonifica dei vasti territori urbani.
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Nuovi complessi abitativi a Mariupol[/caption]
La Russia non è nuova a questi “miracoli”: in poco meno di tre anni ha costruito il ciclopico ponte di Kerch, di 19 km, che unisce la Crimea alla regione di Krasnodar. L’Italia, nel marzo del 2022, si offrì all’Ucraina per la ricostruzione del teatro di Mariupol’. L’esito della guerra ha poi portato Mariupol’ a far parte della Russia. Osservando i templi biblici che contraddistinguono i lavori pubblici del “Bel Paese”, chissà per quanti anni Mariupol’ avrebbe dovuto aspettare il restauro-ripristino del proprio teatro. Questi lavori ora sono già a buon punto.
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Ricostruzione del teatro di Mariupol[/caption]
Si vedono ancora tracce dei precedenti combattimenti, ma molto è già stato riparato o ricostruito: sono sorti interi quartieri con nuovi edifici abitativi e i vari servizi annessi, altri sono in fase di costruzione. Le strade sono state riparate, riasfaltate, tra le vie si osservano tante persone e il consueto traffico urbano, i mezzi di trasporto sono stati ripristinati, anche la stazione ferroviaria ricostruita ha ricominciato ad operare, per ora verso una solo destinazione: Volnovakha, a breve si prevedono collegamenti con Donetsk e si spera presto anche con Mosca.
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Nuova stazione ferroviaria di Mariupol[/caption]
Sono stati ricostruiti anche tutti gli storici monumenti sovietici inneggianti alla Grande Guerra Patriottica, che gli ucraini in preda alla russofobia avevano demolito nel tentativo di cancellare e riscrivere la loro stessa storia, dove, secondo la loro versione, i liberatori sarebbero aggressori e viceversa.
Ma gli abitanti di Mariupol’ non dimenticano: ho avuto modo di parlare con le persone, dicono che “Rossiya svoix ne brosaet” (La Russia non abbandona i suoi), c’è chi mi ha confidato che aspettavano questo momento con ansia già dal 2014, subito dopo l’inizio delle ostilità nel Donbass.
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Mariupol[/caption]
Da poco in tutta la Russia è stato festeggiato il 9 maggio, il “Den Pobedy” (Giorno della Vittoria), quest’anno con un’enfasi particolare per l’80° anniversario della Grande Vittoria sul nazismo “1945 – 2025”.
Le città di Donetsk e Mariupol’ sono un tripudio di bandiere della Russia e della Repubblica Popolare di Donetsk (ora soggetto della Federazione Russa). Decorazioni con il nastrino di San Giorgio - nero e arancione - e il richiamo a questo anniversario, - che quest’anno è rappresentato dalla sagoma della gigantesca statua di Volgograd “Rodina-mat’ zovyot!” (La Madre Patria chiama!) con la scritta “80 Let Pobedy” (80 anni di Vittoria) - , sono ovunque. Negli uffici, nei negozi, per strada sono numerosissime le persone che portano sugli abiti il nastrino di San Giorgio.
Nonostante la guerra, iniziata nel 2014, sia ancora in corso, nonostante il costante pericolo rappresentato dal lancio di missili e droni ucraini sulla città, Donetsk è bella e impeccabile come sempre: nel suo ordine, nella sua pulizia, nei suoi monumenti come la Cattedrale della Trasfigurazione del Salvatore, l’enorme monumento dedicato “Ai liberatori del Donbass”.. Le lunghe aiuole in mezzo ai viali sono già ricolme di rose, tra poco inizieranno a fiorire e confermeranno a Donetsk l’appellativo “città dai milioni di rose”.
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Donetsk, Cattedrale della Trasfigurazione del Salvatore[/caption]
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Donetsk, Monumento ai liberatori del Donbass[/caption]
Donetsk è bella, non solo nel suo aspetto esteriore, ma anche come straordinario esempio di forza e tenacia per la sua capacità di resistere, di continuare nonostante i sacrifici e le sofferenze e di non arrendersi mai. Non a caso alla città venne conferito il titolo di “Gorod Geroj” (Città d’Eroi).
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Donetsk, Città d’Eroi[/caption]
D’obbligo una visita alla coinvolgente Alleya Angelov (viale degli Angeli) nel parco Pobeda dove su una lastra sono incisi i nomi dei bambini uccisi, il monumento è sempre circondato da fiori, peluche e piccoli giocattoli.
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Donetsk, Alleya Angelov - Bertolasi, Manna, Bordato[/caption]
Anche nel parco Leninskij Komsomol c’è un monumento ai “Bambini del Donbass”, la scultura (un bambino guarda il cielo, proteggendo la sorellina) ricorda il sacrificio di Kirill Sidoryuk di 13 anni che salvò la sorellina Tania di 9 anni coprendola col suo corpo a costo della propria vita durante i bombardamenti da parte ucraina dell’agosto 2014.
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Donetsk, Monumento ai “Bambini del Donbass”[/caption]
Secondo dati ufficiali, presentati il 19 giugno 2024 dalla vicepresidente della Duma di Stato della Federazione Russa Anna Kuznetsova nella relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta sui reati commessi contro i minori dal regime di Kiev, dal 2014 sono 300 i minori uccisi e circa 1.000 i feriti*.
Durante il soggiorno a Donetsk Ennio Bordato ha finalmente incontrato le famiglie che aiuta nella parrocchia di San Serafino di Sarov, situata nel Petrovskij rajon, uno dei quartieri più colpiti della città: bambini spesso orfani di padre e molte donne, tra di loro mogli e madri di militari, vedove di guerra. Un’incontro toccante con momenti di grande emozione e commozione: parole dal cuore, parole di ringraziamento, abbracci con le lacrime agli occhi.. e tanta tanta dignità. Tutta questa opera grazie all’impegno del sacerdote Ilya Kobzar, il punto di riferimento di tante famiglie bisognose, un encomiabile esempio di dedizione e carità cristiana.
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Donetsk, parrocchia di San Serafino di Sarov[/caption]
Tra le varie forme di aiuto che Ennio Bordato fornisce ai bambini della parrocchia anche, ogni estate, una settimana di soggiorno al mare in Russia, sulle coste del Mar Nero, lontano dalla guerra. Per questi bambini si tratta letteralmente di un vero paradiso, l’unica settimana l’anno di vita normale senza sentire il fragore delle esplosioni, senza correre il rischio di finire sotto le bombe, senza dover correre a rifugiarsi negli scantinati.
Stessa situazione a Gorlovka. Il gruppo dei bambini di Gorlovka, che Ennio aiuta da dieci anni, vivono in un villaggio, Shakhta Gagarina (Miniera Gagarin), talmente esposto al pericolo dei colpi, da dover spesso rifugiarsi in uno scantinato-rifugio adiacente al cortile dove si ritrovano per giocare. È questa una vita da bambini?
Purtroppo non abbiamo potuto incontrarli, raggiungere Gorlavka da Donetsk ora è sconsigliabile, troppi droni ucraini minacciano ancora gli insediamenti e le strade. Non è rimasta altra alternativa se non incontrare Elena Deryuga, l’instancabile coordinatrice degli aiuti a questo gruppo di bambini, a Donetsk. Incontrando Ennio Bordato con emozione ha esordito: “Presidente, cosa farebbero tutte le mamme senza di voi. I nostri bambini sono cresciuti davanti ai tuoi occhi. Sei il padre di tutti, nonno di una generazione che hai nutrito per dieci anni; vestiti, scarpe, dai da mangiare, guarisci. Dio benedica la tua missione caritatevole”.
La visita a Donetsk è proseguita incontrando Oleg di Khartsyzk ed Evgenij di Debal’sevo, altri due straordinari coordinatori che nelle loro zone si prestano a distribuire i necessari aiuti. Incontri molto toccanti sotto il profilo umano che rinforzano la capacità di “Aiutateci a Salvare i Bambini” ad essere presente sul territorio laddove più serve.
Nel Donbass ci sono bambini, quelli nati dopo il 2014, che non hanno mai vissuto in condizioni di pace. Tutto questo senza alcun cenno di sdegno da parte dell’Occidente, nonostante i bei discorsi sulla democrazia, diritti, tolleranza, dialogo, inclusione, ecc.. Anzi in tutti questi anni l’Occidente collettivo ha armato e continua ad armare l’Ucraina.
Ma è proprio qui che sta la differenza tra “fare il bene” con le azioni, l’aiuto concreto, le scelte personali, il mettersi in gioco.. come fa Ennio Bordato e le persone di buon cuore che lo sostengono, e il “buonismo”, solo un’ideologia fumosa che ostenta buoni intenti, ma che in realtà è una mera versione menzognera dell’indifferenza.
Come sopra sottolineato dalla dottoressa Bunakova di Mariupol’: “Sono le azioni e i fatti a definire le persone”.
Articolo e Foto di Eliseo Bertolasi
25.05.2025
Eliseo Bertolasi, PhD in antropologia, russista, interprete e traduttore di lingua russa, analista geopolitico.
NOTE

sbregaverse 30 maggio 2025
Italiani brava gente.
{Italiani brava gente ?}
Nonso 30 maggio 2025
Qui per certe visite I paghi oppure aspetti mesi e mesi
sbregaverse 30 maggio 2025
Ma avendo santi in paradiso o santoli in terra..........
ric 30 maggio 2025
itaglia ? paese di merd.. con uno staccio massonico per bandiera..da una parte aiuta i bimbi del Donbass dall' altra invia armi e e servizi logistici ad i sraele usati per massacrare dei bambini , nelle scuole , negli ospedali, nelle tendopoli....e poi si preoccupa del " antisemitismo "
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https://altreconomia.it/export-di-armi-da-guerra-italiane-a-israele-dopo-il-7-ottobre-la-conferma-delle-dogane/
luponellafavola 30 maggio 2025
Che vi siano Italiani di altissima caratura é piu' che certo, e lo dico da straniero.