Addio allo sport: si sono globalizzati pure gli Ultras. La partita la vince il Grande Reset

Addio allo sport: si sono globalizzati pure gli Ultras. La partita la vince il Grande Reset
Un'imboscata vicino allo stadio Olimpico con due romanisti feriti e il saccheggio delle storiche bandiere e degli striscioni dei Fedayn, uno dei gruppi più antichi del tifo giallorosso. Stavolta la miccia del tifo violento la accendono alcuni supporter della Stella Rossa di Belgrado, autori del raid anche se, secondo chi indaga, dietro l' agguato non si può escludere ci sia la vendetta degli ultras del Napoli. Solo alcune settimane fa il Viminale aveva condannato gli scontri tra giallorossi e partenopei avvenuti l'8 gennaio sulla A1 nei pressi dell'autogrill Badia al Pino, tanto da vietare le trasferte alle due tifoserie fino al prossimo 15 marzo: da qui il sospetto - al momento senza conferme - di una ritorsione trasversale contro i giallorossi da parte degli ultras partenopei, gemellati con i tifosi della Stella Rossa.

Il Messaggero, 5 Febbraio 2023

Avete capito bene: sabato scorso al termine di Roma-Empoli, fuori lo Stadio Olimpico s'è verificato un episodio senza precedenti, anche nello stesso mondo del tifo violento. Dal nulla si è materializzato un gruppo di ultrà serbi, sbarcati nella Capitale unicamente per attaccare i Fedayn della Roma, gruppo storico della Curva Sud giallorossa.

Compiuta l'azione, un vero e proprio blitz di inequivocabile stampo paramilitare, esattamente come erano arrivati gli aggressori si sono dileguati senza lasciare indizi e prove. Nessuna traccia all'aeroporto di Fiumicino e Ciampino, nè alla stazione ferroviaria Termini. Sulla vicenda indaga la Digos ma anche la polizia internazionale, salita l'allerta per l'ordine pubblico al massimo livello visti i legami tra aggrediti e aggressori col resto dei gruppi ultras di altre nazioni.

In quest'articolo, il giornalista Maurizio Martucci ripercorre l'episodio, cercando eventuali collegamenti con lo stato d'emergenza permanente e controllo sociale.

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Addio allo sport: si sono globalizzati pure gli Ultras. La partita la vince il Grande Reset
Di Maurizio Martucci per ComeDonChisciotte.org

Nell’era della globalizzazione pure la fatwa degli ultras si è globalizzata e adesso rischia di vincolare mezza Europa in un inedito e pericoloso intreccio di curve all’ultimo sangue. Dal basket al calcio, dalla Serbia all’Italia, come una trentina di Delije della Stella Rossa di Belgrado, tra Bologna e Milano per la doppia sfida nell’EuroLeague di basket contro Virtus e Olimpia, poi finiti a Roma nel dopo gara di sabato sera con l’Empoli: appostati all’esterno dell’Olimpico, in un agguato paramilitare (“Ma questi chi cazzo sò?”, dai giallorossi presi alla sprovvista si sente ripetere nel video), dopo i tafferugli con manganelli e manici di piccone da un furgone rubano pezze e striscioni di Brigata Roberto Rulli e Fedayn, dal 1972 storico gruppo oltranzista della Sud.

Bottino pesante, stoffa che scotta. Movente? Si parla di una soffiata da Bergamo o di una talpa interna, un basista, si ipotizza un tradimento, lo spartiacque per destabilizzare l’ambiente, perché sono andati a colpo sicuro, forse una vendetta trasversale, su commissione, logistica pianificata al dettaglio in una città sconosciuta dopo i recenti scontri tra romanisti e napoletani all’esterno della stazione di servizio di Arezzo in cui nel 2007 il poliziotto Luigi Spaccarotella sparò e uccise il laziale Gabriele Sandri, tra accoltellamento, sassaiole e cinghiate l’Autostrada del Sole bloccata a gennaio da tifoserie accomunate negli anni ’80.

Gli ultras dell’ex Jugoslavia sono infatti gemellati coi partenopei, che smentiscono (“imbroglioni con la i maiuscola”, su Facebook posta la Curva A contro le strumentalizzazioni), in comune avendo però pure l’amicizia coi bulgari del Lokomotiv Plovdiv e la crew greca dell’Olympiakos, acerrima rivale della Gate 13 del Panathinaikos con cui invece sono legati i romanisti come coi Bad Blue Boys Dinamo Zagabria, a loro volta odiati dai belgradesi.

A guidare il settore bollente del Marakana della Stella Rossa c’è poi ancora l’ombra del terribile Ivan Bogdanov (a Genova nel 2010 bloccò nel lancio di razzi Italia-Serbia, nel 2016 era a Reggio Emilia contro il Sassuolo) successore di Željko Ražnatović, la Tigre di Arkan amico di Sinisa Mihajlovic che nella guerra alla Croazia reclutò 3.000 miliziani in curva (nel 2000 uno striscione in suo onore pure dagli Irriducibili Lazio).

Non solo. Le regole non scritte degli stadi vogliono che, come scalpo di battaglia, se la refurtiva trafugata dopo la gogna sui social venisse esposta a mò di sfregio pure sulle gradinate del Diego Maradona, oltre l’ammissione del blitz ‘per procura’ la lotta tra curve potrebbe esplodere ad effetto domino come in una polveriera infiammata. Per gli interisti della Curva Nord Milano 1969 siamo difronte ad una “deriva dei comportamenti ultras senza senso e che può pericolosamente spostare gli equilibri delle dinamiche legate alle rivalità”, mentre ternani e cosentini parlano di infamante imboscata. “Nessuna solidarietà, nessun rispetto per i romanisti”, invece la posizione opposta degli Ultras Lazio, “questa onta storica non è roba che ci riguarda”. Il tiro si è quindi inevitabilmente alzato, siamo al livello massimo dopo l’omicidio del napoletano Ciro Esposito, ferito mortalmente con un colpo di pistola nel 2014 dal romanista Daniele De Santis prima di una finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.

C’è poi il codice etico, la ‘mentalità’ normata delle tribù del calcio: recisa la seconda pelle, obbliga allo scioglimento il gruppo sottratto del proprio striscione. In passato è stato così per Guerriglieri Roma, Ragazzi della Maratona Torino e Furiosi Cagliari. In attesa della risposta di Curva Sud e quartier generale al Quadraro, il messaggio su un lenzuolo di Napoli aizza intanto l’escalation, la resa dei conti: “morto un papa se ne fa un altro e quando more er prete? Ultima sigla, Fedayn”.

In Grecia, il 10 Marzo, la Stella Rossa basket sfida il Panathinaikos in EuroLeague, per la calcistica Europa League il 16 la Roma è a Salisburgo, mentre per la Champions il 21 il Napoli gioca a Francoforte contro l’Eintracht, 5 ore di auto e due autostrade di distanza: come nel mondo anarchico per il caso di Alfredo Cospito in sciopero della fame da ottobre contro il carcere duro del 41 bis, anche nella galassia ultras soffiano quindi venti di guerra. E pure internazionali, nelle strade, lontano dagli stadi, magari per appuntamento concordato in chat.

Il neo-leviatano manovratore del Grande Reset per ora resta alla finestra e, fermo, osserva e guarda, pronto a cogliere la palla al balzo nell’accelerazione di generalizzate manovre distopiche: identità digitale, riconoscimento facciale e strumenti di tecno-sorveglianza mondiale non aspettano altro per essere sdoganati, legittimati nel clima d’emergenza pubblica e insicurezza sociale. Il dopo 11 Settembre negli aeroporti insegna. La fortificazione del sistema accresce nelle sue stesse crepe, altro che tornelli militarizzati agli ingressi sugli spalti e tessera del tifoso con microchip RFID: la storia dice che sommosse, moti popolari e rivolte etero-dirette servono anche a questo. A legittimare quello che prima non c’era.

Di Maurizio Martucci per ComeDonChisciotte.org

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Introdotto e pubblicato da Massimo A. Cascone per ComeDonChisciotte, 10.02.2023

Commenti (22)

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Mostra commenti 22 caricati
    1. Vlado Cremisi 11 febbraio 2023

      Ma quale destre, gli ultras sono apolitici e io da laziale me ne vado insieme ai Fedayn a Napoli a schifare la p.s. dopo i fatti vergognosi relativi agli incidenti in autostrada. Quelli fanno politica non gli ultras

    2. WarezSan 11 febbraio 2023

      Bah, dire che sono apolitici mi sembra assurdo.
      Nella curva laziale (e non solo) è PIENO di fasci, la tifoseria tutta si rifà a quell' ideologia anche solo nel vestire, associato nella contemporaneità ad ideologie nazionalsocialiste.
      Come in altre curve è (era) pieno di presunti sinistrati del resto.

      Apolitici proprio no.

    3. ric 11 febbraio 2023

      una cosa e' certa.. nel 68 tanto criticato gli estremi politici le loro diversita' non le evidenziavano allo stadio..forse anche un po maneschi ma la politica era il nocciolo della questione.

    4. WarezSan 12 febbraio 2023

      Ormai è tutto degenerato da tempo.
      Ho avuto modo di vivere una parte delle B.N.A. atalantine, e a parte alcuni veramente convinti il resto cercava solo una scusa per fare casino e fumare a sfondarsi.

      Per quanto mi riguarda le partite potrebbero anche giocarsi tutte a porte chiuse.

    5. emilyever 12 febbraio 2023

      Mi collego al tuo ultimo pensiero per scrivere un paradosso: quanto avevo apprezzato le partite quando erano riprese a porte chiuse durante la pandemia. Il gioco scorreva più veloce, perchè non essendoci più pubblico, non ci si rotolava più per terra a beneficio del pubblico, non si perdeva tanto tempo a litigare con l'arbitro ecc., e per restare a quello che ho sotto gli occhi tutti i giorni, perchè abito difronte ad un campo di calcio giovanile, premesso che era assurdo penalizzare i ragazzi e non farli più sperimentare lo scontro diretto, il dribbling stretto, però... quanta cura avevano per la preparazione atletica da distanziati, per lo stretching, per esercizi individuali per insegnargli il controllo della palla, per la precisione dei lanci lunghi ecc. E che meraviglia: niente più genitori isterici a bordo campo.

    6. ric 12 febbraio 2023

      cosa sono B.N.A ??

    7. WarezSan 15 febbraio 2023

      Brigate Nero Azzurre

    8. WarezSan 15 febbraio 2023

      Si, sarebbe davvero fantastico.
      Finalmente si tornerebbe all'essenza vera dello sport.

    9. ric 15 febbraio 2023

      ok.

    1. gix 11 febbraio 2023

      Mah, non è che ci abbia capito molto, e non mi convince più di tanto l'affronto alla tifoseria storica romanista per chissà quale regolamento di conti. Questi poi sarebbero serbi, sulla carta amici dei russi, già di per se due popoli che, da non allineati, passano per essere il male attuale. Oggi i gruppi cosidetti pseudotifosi sono diventati quasi dei mercenari a tutti gli effetti, non ci sarebbe da soprendersi se rispondessero, dietro richiesta lautamente compensata, a logiche di tipo "terroristico" per noi difficilmente comprensibili. Per ora si tratta di episodi circoscritti, con una bella, e ancora credibile, copertura data dal tifo, magari un domani si potrebbe fare un bel salto di livello, disordini e terrore in strada, nel caso ce ne fosse bisogno...

    1. Cangrande1965 11 febbraio 2023

      Mah.
      Sembra un po' tutto tirato per i capelli.

      Il movimento Ultras italiano, invece, è stato un movimento epocale, mai studiato abbastanza.

      Sicuramente lasciato crescere ANCHE dal sistema, in quanto irregimentava l'esuberanza e la ribellione giovanile, post anni '70, entro degli àmbiti ben circoscritti.

      Un "binario morto".

      E la violenza era soprattutto cercata e provocata dalla Polizia (sono stato testimone diretto di decine di casi, negli anni '80.
      E per me è un fatto generalizzato ed INDISCUTIBILE).
      Serviva, alla fine, a creare "il nemico".

      Infatti con l'inizio della globalizzazione, non servivano più.

      Anzi. Sono diventati nemici del sistema

      Campanilismo, senso dell'onore, amore per la propria città, il "non si lascia indietro nessuno", l'organizzazione paramilitare che ha forgiato migliaia e migliaia di adolescenti, la solidarietà.

      I giocatori e la squadra erano solo falsi feticci e considerati relativamente: era l'amore per la propria città e il senso di appartenenza, il collante (ovviamente parlo di veri tifosi, di città medio/piccole, non quei falsi tifosi delle strisciate. Clienti, non tifosi).

      Questo il "vero potere" non poteva più tollerarlo.

      Ed è iniziata la vera repressione, la delegittimazione e la criminalizzazione, iniziata coi fatti di Brescia da parte delle Brigate Gialloblù del Verona, nel 1986.
      Associazione a delinquere...

      Poi sono diventati i facili obiettivi da dare in pasto agli ignoranti benpensanti e oggetto di derisione, compatimento ed esperimenti sociali utilizzati apposta su una categoria resa appositamente "esecrabile" (come, esempio, i fumatori).

      E cominciò l'aberrazione della "tessera del tifoso ", prova generale EVIDENTISSIMA del grin kazz e dei giorni nostri e dell'abisso satanico che ci aspetta.

      /=\

    2. LuxIgnis 11 febbraio 2023

      Allora i gruppi Ultras del calcio erano molto politicizzati, basti pensare ai Fedayn della Roma, il cui solo nome denota la loro origine politica, specialmente con il loro legame con i palestinesi. Ma anche i Cucs seppur di opposta fazione.
      Adesso credo sia rimasto ben poco di questo.

    3. Fantasquash 11 febbraio 2023

      Ma quali clienti!!!
      I primi a mettere in guardia del controllo delle masse fu la Fossa dei Leoni quando espose lo striscione «Leggi speciali, oggi in curva, domani in tutta la città »…..ah già ma magari te non c’eri che in trasferta da Verona han paura a venire a Milano …

    4. ric 11 febbraio 2023

      meglio quelli che il maccabi...

    5. Cangrande1965 11 febbraio 2023

      Eccezioni lodevoli, che confermano la regola.

      P.S.: devo però ammettere che la curva sud del Verona (ex Brigate), ha scazzato di brutto con la T.d.T.
      Non si sono comportati in modo coerente con la loro storia.
      Un bruttissimo capitolo, anche perché, amati o odiati, sono (erano) il gruppo ultras più autorevole ed emulato d'Italia e potevano dare un fondamentale contributo contro quell'obbrobrio.
      Per me, è stata la loro fine. Da allora sono solo pallide controfigure delle gloriose B.G. anni 70/80/90.

      P.P.S.: lascia stare, sul finale. Sulle fughe dei milanisti, potrei scrivere un papiro.

    1. emilyever 10 febbraio 2023

      Non so, al di là della cronaca e dell'interessante ricostruzione di queste faide internazionali fra tifosi, non mi convincono nè la tesi nè il titolo. Non riesco a vederci la globalizzazione in quel che è successo, trovo che sia qualcosa di più primitivo, gli ultras o gli hooligans sono "fedeli alla tribù", come rappresentò con crudo realismo Jon King nel suo romanzo. Alleanze tribali, quindi, non globalismo, qualcosa di più violento ma paradossalmente più puro. Che poi tutto l'apparato di sorveglianza del grande reset si serva anche di questo è un'altra storia, ma non vi vedo complicità, voglio dire, non è da loro che mi aspetto la strategia della tensione, ma dalle rivoluzioni colorate caso mai.

    1. indipendente 10 febbraio 2023

      Se io sarebbi il Capo, gli ultras li soppresserei da piccoli. Ma piccoli piccoli...

    2. BrunoWald 11 febbraio 2023

      In tal modo, elimineresti una gioventù energica con grosse riserve di testosterone (sempre più raro...) che potrebbero essere meglio impiegate in direzioni utili alla comunità nazionale. Ma nel Regno del Nulla, è chiaro che tali energie vengono sprecate, o come dice Cangrande, indirizzate su un binario morto.

    3. ric 11 febbraio 2023

      condivido...

    1. Arian Van Heisen 10 febbraio 2023

      Il Foot Ball andrebbe commissariato le società di calcio sono diventate associazioni per riciclare denaro sporco evadere il fisco ed iva e spedirlo nei paradisi fiscali, alla faccia dei coatti da curva che ci credono o fanno finta nel credere nello sport

    2. sbregaverse 10 febbraio 2023

      Il calcio balilla è oramai preda delle destre nostalgiche.

    3. maghi 11 febbraio 2023

      alla base del successo dello sport più bello del mondo, o almeno lo era, c'è sempre il vuoto interiore, causa di disperazione, depressione, spesso di suicidio, che deve essere per forza riempito da qualcosa. E qui arriva il guaio grosso, perchè lo sport, la droga, il calcio, in genere tutte le passioni ed i vizi sono palliativi che, sì aiutano a tirare avanti, ma portano verso comportamenti sbagliati, talvolta letali. Solo la ricerca delle virtù insite nel super-io freudiano, o spirito paolino o canoscenza e virtute dantesche danno equilibrio e pace, ma pochi la seguono, perchè la massa ignorante e oblubinata attrae e condiziona le menti minorate dei più. Per avere una mente liberata da questi condizionamenti occorre rivolgerla alle cose migliori (ad maiora, dicevano i latini). La cosa migliore di tutte è ovviamente Dio, forse l'unica cosa migliore. Io non ne ho trovate altre. Ho provato a seguire la religione cristiana, ma i benefici sono stati ambigui, perchè è fatta di esseri difettosi, imperfetti e ad un messaggio divino mescolato con interessi umani alla fine ho preferito fare da me, seguendo il mio discernimento illuminato dalla preghiera e dal messaggio di Cristo contenuto nei Vangeli. Siccome mi son trovato bene così, continuo. Poi ognuno ha il suo cervello, la sua storia esperenziale, il suo QI, ma, come dice Gesù, il Vangelo è per i semplici e, siccome tutti possono semplificarsi, in definitiva può essere per tutti. In conclusione uno può scegliere di vivere con Dio o senza Dio, ma vivere senza significa anche vivere di odio e vendette come gli ultras del calcio. Scegliete voi se conviene vivere di odio, vendetta, violenza o amore e rispetto.

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