Addio all'Italia dei piccoli Comuni: la verità sul declino

Addio all'Italia dei piccoli Comuni: la verità sul declino

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Nei Piccoli Comuni (cioè fino a 5mila abitanti, il 70% dei Comuni italiani) crolla il numero degli addetti. Così scrive il Sole 24 Ore che, dai dati degli Stati Generali dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) diffusi il 19 febbraio scorso, parla di «uffici svuotati» e di assunzioni a tempo parziale raddoppiate in 10 anni. Dalle cifre del rapporto dell'Anci emerge «uno stato di crisi degli organici strutturale, con una tela così lacerata da non poter essere rimessa in sesto solo con una ripresa delle assunzioni, peraltro fin qui più auspicata che reale»

. Alla base c'è la «scarsa attrattività del posto di lavoro in Comune» e quindi la fuga verso altri comparti della pubblica amministrazione per via di stipendi bassi legati al lavoro 'a tempo'. Ben il 17% delle uscite «è stato determinato da dimissioni volontarie, da parte cioè di persone che hanno interrotto il rapporto senza aver diritto alla pensione, e quindi sono andate a lavorare altrove (...) dove può ricevere stipendi meno francescani». I buchi investono anche i vertici della gerarchia amministrativa, «a partire dai segretari che vedono scoperto l'82% delle sedi in fascia C (enti fino a 3mila abitanti)».

Qual è la verità di fondo inconfessabile (anche) di questa situazione? Commissione Europea e Banca Centrale Europea esigono tagli continui alla spesa corrente (che non si esaurisce con la riduzione del personale negli enti pubblici), oltre che privatizzare di tutto e di più, purché l'Italia realizzi continui avanzi primari che servano a pagare il "debito pubblico". In realtà non più esclusivamente 'pubblico', ma sostanzialmente 'estero', senza più potersi avvalere di quegli strumenti di regolazione interna e di autonomia decisionale interna propri di un Paese sovrano.

Il tutto determinato dalle condizioni per l'ingresso dell'Italia nell'euro e con la correlata accettazione dei parametri euro-unionisti di Maastricht. L'assurdità di questi vincoli esterni, accettati trasversalmente e fatti pesare come vincoli interni al Paese dai ceti liberali di destra, di centro e di sinistra, riflettono tutto il loro fallimento storico, da qualunque angolazione li si guardi.

L'ultimo dato ci viene fornito dalle stime della Banca d'Italia: il debito pubblico italiano ha raggiunto una nuova punta apicale storica, inclusiva del peso degli interessi sul debito, superando i 3.095 miliardi di euro alla fine del 2025, con un aumento di quasi 129 miliardi rispetto all'anno precedente.

Insomma, tutta questa 'austerità euro-liberista' sta producendo solo peggioramenti. Le spinte belliciste euro-atlantiche poi, al netto della valenza negativa in sé –l'essere funzionali alle guerre d'aggressione, per interessi non sempre coincidenti per tempistiche e priorità di aree geografiche, di Washington, Bruxelles e Tel Aviv (l'Occidente allargato, insomma)– già dagli ultimi anni stanno comportando ulteriori spremiture di fondi anche da parte dell'Italia.

Liberarsi dal combinato disposto UE-euro-NATO-USA è sempre più condizione necessaria ed esistenziale (anche) per un futuro possibile di riscatto nazionale e sociale dell'Italia.

associazioneindipendenza.wordpress.com

22.02.2026

Fonte: https://t.me/rivistaindipendenza/1068

Indipendenza. Rivista e associazione di area patriottica e sovranista impegnate in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica.

Commenti (3)

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    1. BrunoWald 24 febbraio 2026

      "Il tutto determinato dalle condizioni per l’ingresso dell’Italia nell’euro e con la correlata accettazione dei parametri euro-unionisti di Maastricht."

      Beh, il voto per i partiti pro euro/Maastricht negli anni Novanta credo fosse intorno all'80-90% del corpo elettorale, Prodi è stato addirittura eletto presidente del consiglio, due volte. Come dice il detto, cari italiani, chi è colpa del suo mal...

      "L’assurdità di questi vincoli esterni (...) riflettono tutto il loro fallimento storico."

      Io direi che invece sono stati efficacissimi nel perseguire gli obiettivi anti-nazionali che si prefiggevano.

      "Liberarsi dal combinato disposto UE-euro-NATO-USA è sempre più condizione necessaria ed esistenziale (anche) per un futuro possibile di riscatto nazionale e sociale dell’Italia."

      Purtroppo vi hanno già liberati (dico "vi" perché io sarei stato dalla parte dei cattivi), per cui sarà un pò difficile liberarsi dai Liberatori. Temo che il treno del riscatto nazionale sia già passato da un pezzo.

    2. Arian Van Heisen 24 febbraio 2026

      Mai dire mai..! speriamo in Futuro Nazionale ?

    3. AlbertoConti 25 febbraio 2026

      "sarà un pò difficile liberarsi dai Liberatori"
      Per difficile che sia è cosa buona e giusta liberarsi dai "liberatori", s'ha da fare a tutti i costi, e il treno sta per passare proprio adesso, che i "liberatori" hanno anche ben altre gatte da pelare.

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