Di Lo Sparviero per ComeDonChisciotte.org
Non si può sapere se la “tregua fra le parti” clamorosamente ed incredibilmente annunciata da Trump nella notte del 23 giugno, a poche ore dalla ritorsione di pura facciata, dalla finta ritorsione attuata dall’Iran contro la base USA in Qatar, sarà effettivamente rispettata e per quanto tempo potrà reggere. Il giornalista americano e persona degnissima di fiducia Mike Whitney, di cui qui sotto riportiamo un eloquente (parziale) “riassunto” dello scontro armato messo al momento in standby, nota che sull’accordo di cessate il fuoco raggiunto “attraverso canali diplomatici segreti, principalmente con la mediazione del Qatar, non esiste un accordo formale tra Iran e Israele, non esiste nessun documento firmato o impegno esplicito”.
Le ragioni della realpolitik che hanno imposto “alle parti” di fermasi ad un passo dall’abisso che vuol dire ad un passo dalla chiusura dello Stretto di Hormuz (approvata domenica 22 giugno dal parlamento di Teheran) e da una ritorsione iraniana effettivamente devastante contro le basi USA “ospitate” dai …“fratelli arabi”, possono venir meno in qualsiasi momento. In ragione del carattere “non normale” bensì rivoluzionario del tempo in cui siamo inoltrati e del carattere della lotta in Asia occidentale che abbiamo definito essere lotta suprema, per la vita o per la morte. Tempi in cui non dobbiamo stupirci se dovesse accadere qualcosa di impensabile (in “tempi normali”), ad esempio (uno degli “impensabili” esempi) se capitasse che al-Aqsa venga lesionata da un qualche ordigno vagante… (del resto: quanti eventi-trauma “impensabili” sono già accaduti, a partire dalla campagna terroristica Covid-19 e relativo lockdown universale?!). Nello svolgimento dello scritto cercheremo di chiarire al meglio possibile il concetto di lotta suprema in atto.
Per iniziare diciamo che ci auguriamo che gli sviluppi della "soluzione diplomatica" partorita, a nostro modesto avviso, dalla intelligenza politica complessiva delle cancellerie borghesi - quella del Cremlino assolutamente inclusa - non ricalchi l’esito della “tregua” cui è stato costretto Hezbollah nel novembre 2024. Ci auguriamo cioè che questo momento nella lotta suprema (= esistenziale, per la vita o per la morte) in Asia occidentale non sia, non si riveli il crinale per le forze dell’Asse della Resistenza e per la stessa Repubblica islamica d’Iran. Che gli accordi “stipulati” in qualche modo ed in emergenza fra il 23 e il 24 giugno, non aprano la strada alla disarticolazione dell’Asse e quindi a seguire alla disarticolazione della Repubblica islamica come è assolutamente nelle intenzioni dell’imperialismo, e dei suoi lacchè arabo-islamici.
Certamente fra le intenzioni dell’imperialismo (per noi chiare, evidenti) e la loro effettiva realizzazione sul campo di battaglia ci sono di mezzo tantissime variabili e tantissimi ostacoli, il primo dei quali è la tempra di un popolo e di un regime come quelli iraniani. Ossi duri da rodere! Come lo sono l’intero popolo combattente di Gaza e Cisgiordania, gli Houthi, l’Hezbollah libanese letteralmente strangolato ma ancora in piedi… ossi duri!
Seguendo il filo del ragionamento che abbiamo precedentemente esposto (1) crediamo di poter dire che se l’accordo di tregua sarà violato, lo sarà per volontà israeliana o, più precisamente, per volontà di Netanyahu (leggi: il centro di potere non solo interno all’entità sionista incarnato nella persona del boia Netanyahu).
Se, in un paese scosso duramente dalle potenti e calibrate ondate di attacchi missilistici iraniani, egli fiutasse che la sua defenestrazione/eliminazione politica sia una delle opzioni praticabili e utili per garantire la stabilità se non la stessa sopravvivenza dello Stato sionista e per stabilire una rinnovata pax imperialista (condizione sine qua non: la disarticolazione/distruzione dell’Asse) non avrà alcuna esitazione a violare qualsiasi accordo, mettendosi contro anche e se necessario il suo amico e socio Trump (al quale, come si ricorderà, ha regalato un …cercapersone dorato).
Ma c’è dell’altro che più in profondità intendiamo affermare. Andiamo però con ordine seguendo i fatti ad altissima tensione che si sono svolti a partire dal venerdì 13 di giugno 2025.
ATTACCO PRODITORIO E CONTRATTACCO
Il proditorio attacco israeliano del 13 giugno, coordinato di conserva con l’Amministrazione USA che nella fase immediatamente precedente ha provveduto ad attirare gli iraniani intorno al famigerato “tavolo delle trattative”, ha colpito duramente la Repubblica islamica. Ma ha fallito nell’intento di “tagliare la testa del serpente”, come gli strateghi dell’imperialismo definiscono la Repubblica islamica.
Un fattore assolutamente decisivo che ha permesso alla Repubblica islamica di respingere l’assalto imperialista e di contrattaccare, risiede nel fatto che la massa decisiva e profonda del popolo iraniano ed in particolare la massa decisiva della classe lavoratrice e del proletariato d’Iran si è compattata attorno alla sacrosanta necessità di difesa del paese che i lupi mannari maldestramente travestiti intendono (al solito) “liberare dai tiranni” cioè devastarlo alla maniera di Libia, di Siria, di Iraq. Nonostante la gravissima crisi economica che ricade pesantemente in primo luogo sulle spalle della classe lavoratrice iraniana ed i molteplici motivi di profonda insoddisfazione e critica che essa può nutrire verso il governo ed il regime islamico, gli appelli alla sollevazione “contro un regime malvagio e oppressivo” - come dice non solo il boia Netanyahu ma una sfilza di oppositori interni e una sfilza di Cecilie Sala esterni - cadono miseramente nel vuoto. Per il momento! cadono miseramente nel vuoto, in attesa di emergere qualora sciaguratamente la radicalizzazione anti-imperialista si affievolisca o sia confinata all’interno del paese privata di una sua proiezione esterna aggressiva in tutta l’Asia occidentale. Proiezione necessaria per andare fino in fondo rispetto ai due obiettivi “supremi” dichiarati: uno, l’espulsione delle forze USA da tutta l’area; due, la distruzione dell’entità statale sionista. Tali sono gli obiettivi delle forze coordinate attorno all’Asse della Resistenza il cui fulcro è la Repubblica islamica che esattamente, dal loro criminale punto di vista, gli imperialisti qualificano appunto come “la testa del serpente”.
Al momento sono le carogne più sprovvedute e fesse a venire allo scoperto, sbagliando decisamente il tempo “della discesa in campo”. Carogne tipo queste del “Kurdistan Freedom Party”.
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Fonte: https://chronocol.com/voxes/qbl6phv6f4bb7dnbznh6bg9f[/caption]
Una serie mirata di colpi micidiali è stata vibrata dai lupi mannari della democrazia imperialista al sistema nervoso della Repubblica islamica, investito anche dall’azione armata delle Quinte colonne interne e dalla notevole rete degli infiltrati. Ne diamo un riassunto, lasciando stare l’aspetto più propriamente militare, focalizzando l’obiettivo politico o politico-militare dell’operazione criminale.
UNA MICIDIALE E MIRATA OPERAZIONE DI DECAPITAZIONE/DISARTICOLAZIONE Sfruttando l’effetto sorpresa che ha semiparalizzato le difese iraniane nelle prime 24 ore del proditorio attacco e mettendo in azione le basi interne manovrate e armate dalle centrali imperialiste, sono stati assassinati, a parte una folta schiera di scienziati ed alti tecnici iraniani, i seguenti alti comandi politico-militari. L’obiettivo politico ci sembra evidente: fare terra bruciata attorno alla Guida Suprema Alì Khamenei, colpendo in particolare una precisa parte politico-militare cioè l’ala “più intransigente” del regime quella meno disposta alla politica di “trattative” e di “apertura di credito” alle sirene dell’imperialismo. I nostrani media-presstituti riportano gongolanti la seguente lista:
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Mohammad Bagheri - Capo di stato maggiore delle forze armate iraniane dal 2016, Bagheri è stato ucciso da un missile israeliano giovedì sera, proprio all'inizio dell'attacco di Israele all'Iran. Era uno dei più alti ufficiali dell'esercito iraniano, secondo solo alla Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei.
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Hossein Salami - Comandante in capo delle Guardie rivoluzionarie, Salami era anche vicino alla Guida suprema iraniana Khamenei. Salami è stato uno dei più duri nei confronti dei rivali dell'Iran, in particolare Israele e Stati Uniti.
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Gholamali Rashid - Rashid è stato vice comandante in capo delle forze armate e capo del quartier generale centrale Khatam-al Anbiya dell'Irgc, responsabile del coordinamento delle operazioni militari congiunte. Veterano della guerra Iran-Iraq, accoglieva con favore il fatto che l'Iran avesse alleati regionali che si opponessero a Israele e agli Stati Uniti, come Hezbollah in Libano o gli Houthi in Yemen.
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Ali Hajizadeh - Hajizadeh è stato il comandante della Forza aerospaziale dell'Irgc. Ha guidato il programma missilistico iraniano ed è stato responsabile dell'attacco missilistico dell'aprile 2024 contro Israele.
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Mohammad Kazemi - Capo dell'intelligence delle Guardie rivoluzionarie, Kazemi è stato ucciso in un attacco israeliano domenica. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato la sua morte la sera stessa durante un'intervista al canale televisivo statunitense Fox News. Teheran ha confermato la notizia poche ore dopo.
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Altri generali di brigata e alti ufficiali sono stati uccisi, tra cui Mohsen Bagheri, Davood Shekhian, Mohammad Bagher Taherpour, Mansour Safarpour, Masoud Tayeb, Khosro Hassani, Mohammad Jafari e Javad Jarsara.
Inoltre:
“Le forze israeliane hanno condotto un'operazione mirata nella città iraniana di Qom, che ha portato all'eliminazione di Saeed Izadi, capo della branca palestinese del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), ha dichiarato il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz il 22 giugno 2025, definendo l'operazione un successo significativo per l'intelligence israeliana. Secondo Al Jazeera, l'assassinio di un alto comandante dell'IRGC potrebbe indebolire il coordinamento tra l'Iran e i suoi alleati nella regione.” (dal sito russo avia-pro.net) “Ucciso nei raid (ndr: del 13 giugno, in realtà non ucciso ma ferito gravemente) anche Ali Shamkhani, il consigliere politico del leader iraniano Ali Khamenei. Il diplomatico, subito trasportato dai soccorritori in ospedale, è morto tre ore dopo per la gravità delle ferite, come confermano diversi giornalisti iraniani e statunitensi su X. Le immagini dell'attacco mostrate dai media iraniani mostrano l'appartamento sventrato, mentre il resto dell'edificio apparirebbe intatto.” “Il ministro della Difesa Israel Katz, che ha tenuto una valutazione della situazione con il capo di stato maggiore Eyal Zamir, il direttore del Mossad David Barnea e alti ufficiali dell'Idf , ha riferito che nei raid sono caduti anche la maggior parte dei vertici dell'aeronautica delle Guardie Rivoluzionarie, eliminati durante un incontro presso un quartier generale sotterraneo. Tra loro anche il il comandante delle forze aeree dei pasdaran, il generale Amir Ali Hajizadeh.”
Inoltre ancora:
L'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad (ndr: uomo della corrente “intransigente”) sarebbe stato preso di mira in un attentato il 15 giugno. Secondo un articolo di News.Az che cita i media iraniani, Ahmadinejad sarebbe scampato per un soffio a un attentato dopo che la sua auto è stata sabotata. Il piano avrebbe previsto la manomissione della sua auto, scoperta appena in tempo dalla sua squadra di sicurezza, impedendo un esito potenzialmente fatale.
“Penso che sia stato eccellente” dice Trump il 13 giugno commentando l’attacco. Soprattutto rivendicando il principale bersaglio politico dell’operazione (avvenuta, per quel che vale, cioè niente, in barba a qualsiasi norma di “Diritto o Legalità internazionali”. Lo abbiamo detto sopra in premessa: siamo in tempi rivoluzionari, nei quali “il Diritto” lo si straccia platealmente. Che il legulèio aborrisca, così è. Facciamocene una ragione):

“Alcuni intransigenti iraniani hanno parlato… ora sono tutti morti”! Ergo: ora si può pensare a …rimettersi attorno al famoso “tavolo delle trattative”. Ora, fra “persone ragionevoli e responsabili”, una volta fatti fuori “gli intransigenti”.
La trama della manovra non solo è (per noi) chiara ma è pure dall’intento “pacifista”, il “pacifismo” del brigante-gangster s’intende. Diamone atto al presidente patriota-imperialista MAGA. Il capolavoro di questo ordito volto all’instaurazione di una rinnovata pax imperialista nell’area sarebbe l’esautorazione/eliminazione dell’orco Netanyahu, come già detto. E, naturalmente, il taglio/colpo alle opposte “ali estreme” (cioè le forze dell’Asse a cominciare da Hamas) con grande soddisfazione dei lacchè arabo-islamici in testa le canaglie-saudite e di un gran numero di “sinceri pacifisti” occidentali i quali non vedono l’ora di azzannare al collo le forze “reazionarie e oscurantiste” dell’Asse. Dovesse mai andare in porto il piano: premio Nobel per la pace, subito!
Comunque, questo è uno dei possibili sviluppi su cui mettiamo le mani avanti. Veniamo ai fatti.
Nonostante la serie di rasoiate subite a tradimento, la Repubblica islamica trova la forza di reagire immediatamente, nella stessa giornata di venerdì 13 giugno. Riportiamo, attraverso un collage, di uno solo degli immediati contrattacchi, anche per la sua valenza altamente simbolica. I razzi iraniani infatti hanno mirato e colpito nel cuore di Tel Aviv il quartiere HaKirya conosciuto come “il Pentagono israeliano”.
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Quartier generale delle IDF ad HaKirya, Tel Aviv[/caption]
"Immerso nel cuore di Tel Aviv, il quartiere di HaKirya è una testimonianza della storia intrecciata tra l'esercito israeliano e il paesaggio urbano. Sede del quartier generale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), HaKirya funge da snodo strategico, fondendo il comando militare con la vivace energia di una metropoli moderna. Unitevi a noi in un viaggio alla scoperta della ricca storia, dell'importanza strategica e del paesaggio in continua evoluzione di HaKirya, un luogo dove tradizione e modernità coesistono in perfetta armonia." - https://israelbylocals.com/idf-headquarters/
https://twitter.com/Kathleen_Tyson_/status/1933596710573338906
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"L’Iran ha distrutto il cosiddetto “Pentagono israeliano“, il complesso militare-intelligence di Kirya nel centro di Tel Aviv, che appare come una massa fumante nelle poche foto pubblicate su X. Pur essendo uno dei luoghi più fortificati nei territori occupati, protetto da uno scudo multistrato di sistemi di difesa israeliani e americani, il complesso non è stato in grado di respingere il bombardamento missilistico iraniano nelle primissime fasi di True Promise III."
Da: Mike Whitney – The Unz Review[/caption]
https://www.controinformazione.info/ecco-la-prova-che-israele-ha-perso-la-guerra-e-i-segnali-che-il-conflitto-sta-per-riprendere/
I lupi mannari si scoprono vulnerabili (si ri-scoprono, dopo le frustate missilistiche incassate il 1 ottobre 2024) ai razzi di una Repubblica islamica prontamente ripresasi dalla semiparalisi delle prime ore. Schiumano rabbia. Israel Katz, ministro della Difesa, latra: “Teheran brucerà se non cessano gli attacchi”!
Donald Trump intima all’Iran una unconditional surrender, una resa incondizionata e addirittura l’evacuazione della capitale.

Una metropoli di 9 milioni di abitanti dovrebbe essere evacuata immediately secondo l’ingiunzione dello sceriffo globale. Uno che in casa sua ha appena mobilitato la Guardia Nazionale in California per “risolvere” il problema degli immigrati come altri prima di lui hanno mobilitato la stessa Guardia Nazionale a New York per tentare di “bonificare” la metropolitana di una “grande mela” sempre più bacata e marcia. Sembrerebbe che le cerchie dei lupi mannari non abbiano proprio capito la tempra dei popoli e degli stessi governi che intendono terrorizzare e devastare. E, crediamo, non siano solo quelle cerchie a non averlo proprio afferrato.
Il 16 giugno viene bombardata la TV di Stato in Teheran, “il megafono della propaganda e dell’incitamento del regime tirannico” gracchiano i media presstituti. Stesso metodo applicato durante l’attacco NATO a Belgrado nel 1999.
Il 17 giugno, a proposito di puttane e puttani, dal riunito in Canada G7 esce una dichiarazione congiunta, firmata dicono “a sorpresa” anche da Trump, nella quale si riconosce il diritto di Israele a difendersi e si chiede a tutte le parti “di proteggere i civili”. Il succo politico del documento partorito “dai 7 grandi” è racchiuso in questa frase: “L’Iran è la principale fonte di instabilità e terrorismo nella regione. Siamo stati costantemente chiari sul fatto che l’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare”.
Sempre a proposito di puttane e puttani, alcuni altri fatti degni di nota. Il 14 giugno Macron, quello preso a schiaffi da sua moglie o …da “suo marito” come si mormora fra il popolino e il popolaccio francese, dichiara che la Francia parteciperà alle “operazioni di protezione e difesa” di Israele. “Abbiamo i mezzi per farlo” afferma questo fastidioso e insolente insetto che purtroppo i nostri amici sanculotti in gilet giallo non sono riusciti a suo tempo a schiacciare come avrebbero ardentemente voluto. L’uomo di BlackRock attualmente cancelliere a Berlino con la proverbiale delicatezza tedesca dice chiara e tonda la verità che sapete: “Israele fa il lavoro sporco per tutti noi”. Al solito da brivido il capo del governo laburista inglese Keir Starmer il quale il 22 giugno dichiara che qualsiasi attacco dell’Iran alle basi militari statunitensi nella regione sarebbe percepito come una aggressione contro un membro della NATO. Il sito russo da cui attingiamo la notizia (2) scrive: “Il primo ministro britannico ha osservato che la NATO ha il dovere di difendere i suoi membri, compresi gli Stati Uniti in caso di aggressione diretta”.
Per quanto riguarda il viscido Stato di Roma rimandiamo ad una concisa ma assai significativa news da www.tag24.it del 19 giugno dove si informa che la “Road map per ratificare il coinvolgimento dell’Italia nell’operazione di Regime Change a Teheran” è pronta in tutti i passaggi formali (le chiacchiere parlamentari) e sostanziali (misure di ordine militare).
Tutto è pronto: il Parlamento dovrà solo ratificare. Beh! …comunque un passo progressista in avanti rispetto alla dichiarazione di guerra alla Turchia (per la conquista coloniale di Cirenaica e Tripolitania) avvenuta nel settembre 1911 col Parlamento di Roma chiuso per ferie. Ok, things of the past!... ma così, giusto per ricordare i fasti pre-fascisti del capitalismo tricolore. Scrive tag24.it: “Tutto è pronto per l’attacco definitivo al regime degli Ayatollah, tutto è pronto per stanare Khamenei.” (3)
Evidentemente i signori di casa nostra e i loro scribacchini sono sicuri che nessuno verrà mai a stanarli qui. Dalle loro tane, qui. Dalle loro greppie, qui. Dobbiamo riconoscere che hanno ragione a sentirsi al sicuro. E possono tirare un sospiro di sollievo grazie alla tregua raggiunta in extremis ad un passo dall’abisso. La “Road map” ed i piani già approntati possono essere, non archiviati, ma riposti nel cassetto, pronti per ogni evenienza. Lo Stato di Roma è pronto e a disposizione per fare la sua parte in supporto alla democratica-progressista-liberatoria missione di “stanare Khamenei” e far crollare “il regime degli Ayatollah”.
Il 18 giugno la Guida Suprema Alì Khamenei parla alla nazione per la prima volta dopo l’attacco a tradimento subìto. Qualunque critica si possa (e, per noi, si debba) portare al limite borghese di classe a cui è vincolato il regime islamico che egli rappresenta, la sua figura austera e solenne si erge e si staglia sopra alla poltiglia e marmaglia umana e politica dei “7 grandi” degni rappresentanti di un sistema marcio, bacato nelle teste e nello spirito. La Guida Suprema respinge fieramente al mittente le patetiche richieste di resa e capitolazione: “…dire alla nazione iraniana di arrendersi non è cosa saggia da dire…” annunciando che una dura punizione attende l’entità sionista e il suo alleato americano.

Se il 17 giugno lo sceriffo-Trump comunicava tronfio: “Sappiamo esattamente dove si nasconde il cosiddetto ‘Leader Supremo’. E’ un bersaglio facile, ma lì è al sicuro. Non lo elimineremo, almeno non per ora”, giovedì 19 giugno il lupo mannaro Israel Katz di nuovo latra come una belva ferita: “Khamenei è come Hitler, non può continuare a vivere”.
In questo momento di tensione alle stelle interviene (in maniera scoperta, pubblica) quella che noi definiamo intelligenza politica complessiva del sistema borghese, tramite il presidente russo Putin (“Netanyahu non può uccidere Khamenei”) ed il suo portavoce Peskov il quale molto saggiamente – intelligenza politica complessiva, appunto – dichiara che “la morte dell’ayatollah aprirebbe il vaso di Pandora”.
Il “vaso di Pandora” che le più sagge e lucide cancellerie borghesi temono si apra è la furia incontrollata delle masse. Le masse degli “oppressi e dei senzascarpe” per usare la terminologia caratteristica dell’Islam sciita. Di un certo Islam sciita. L’esempio concreto di ciò a cui alludiamo è l’assalto all’ambasciata americana e la sua occupazione, Teheran novembre 1979. Ma è solo un pallido esempio che traiamo dalla storia passata di ciò che può significare la temutissima “apertura del vaso di Pandora”, da scongiurare facendo ricorso ad ogni possibile manovra e ad ogni espediente contenuto nella vasta bisaccia in dotazione alle cancellerie borghesi.
Riguardo questo aspetto, per noi assolutamente decisivo, della lotta suprema in corso, senza dubbio registriamo che le grandi piazze arabo-islamiche appaiono essere sotto controllo. Persino i lacchè più sfacciati dell’imperialismo quali, ad esempio lampante, i regnanti di Giordania (custodi di al-Aqsa, terzo luogo sacro dell’Islam) sono riusciti a tenere le briglie alla piazza di Amman. Le masse “dei senzascarpe” appaiono indubbiamente essere ovunque sotto controllo da parte dei regimi scagnozzi e servi dell’imperialismo il quale, governi lacchè a parte, controlla una vasta e variegata gamma di mestatori. Le carogne sopracitate del Kurdistan Freedom Party sono solo i più scoperti o meno smaliziati.
La vasta gamma sotto controllo politico (che non significa necessariamente essere a libro paga. C’è di peggio. Si può servire l’imperialismo a gratis.) arriva fino a certi imbelli, per non dire immondi, “Partiti Comunisti” i quali nei loro comunicati belano la “fine immediata di questa guerra e la cessazione del terrore aereo e degli attacchi missilistici da parte degli USA e Israele e degli attacchi missilistici da parte della Repubblica islamica” (4).
“Mettete dei fiori nei vostri cannoni”, cantavano I Giganti nella canzone diventata inno pacifista dei figli dei fiori. “Fine immediata” da entrambe le parti! soprattutto visto che “la parte” iraniana è in grado di bastonare duramente “la parte” israeliana, belano certi imbelli “comunisti” iraniani. Secondo i quali questa guerra “è innanzitutto una guerra per intimidire l’umanità stessa, contro ogni segno di civiltà, libertà e progresso”. Invece e per fortuna! non intimidisce affatto il popolo iraniano così come e per fortuna! non intimidisce le forze dell’Asse, bollate “reazionarie” da costoro (che sembrano non avvedersi che così bollano di “reazionaria” l’eroica ed epica lotta di Gaza, di cui Hamas è la principale forza combattente).
Ci siamo soffermati su questi imbelli per non dire immondi “comunisti” iraniani per sottolineare fino a dove possa arrivare ad attingere l’influenza dell’imperialismo, della democrazia imperialista. Quanto vasta sia la sua gamma politica di manovra a cui ricorrerà per contenere e stroncare l’insorgenza “degli oppressi e dei senzascarpe” rinfocolata dai formidabili colpi (di cui diremo e sui rifletteremo nella seconda parte del nostro scritto) inflitti dalla Repubblica islamica allo Stato sionista, bastione e avamposto dell’imperialismo.
Detto tutto ciò, torniamo alla nostra cronaca politica che non può mancare di segnalare un fatto passato sottotraccia ma assai significativo per i “nostri parametri” e a proposito di insorgenza delle masse. Lasciateci dire che alla fine della preghiera di venerdì 20 giugno in Baghdad, abbiamo nitidamente percepito la “giusta vibrazione” anti-imperialista fra la imponente massa “dei fedeli” scesi in piazza per dimostrare la solidarietà all’Iran, e per dire che essa diventerà “tangibile” e armata se occorre. Se occorre anche contro il loro imbelle governo.
La tregua è poi venuta, buona anche per raffreddare l’incandescente Baghdad. Il ruggito di quella massa imponente “di fedeli” resta impresso nel nostro animo…
- Prima Parte (Continua..)
Di Lo Sparviero per ComeDonChisciotte.org
03.07.2025
NOTE
(1) Sul filo del rasoio. Pace, capitolazione, guerra. O thawra! https://comedonchisciotte.org/sul-filo-del-rasoio-pace-capitolazione-guerra-o-thawra/
(2) https://avia-pro.net/news/starmer-ataka-irana-na-amerikanskie-bazy-aktiviruet-obyazatelstva-nato
(3) https://www.tag24.it/1332729-attacco-alliran-litalia-in-guerra-con-un-voto-in-parlamento
(4) Comunicato del 23 giugno del Partito Comunista operaio d’Iran – Hekmatista, dall’altisonante titolo: “Il militarismo imperialista degli Stati Uniti è la leva dell’intimidazione sul mondo e sull’umanità”
mago 7 luglio 2025
Nuovi attacchi contro gli Houthi,se non bombardano qualcuno non stanno bene.alla fine ci riproveranno con gli Iraniani alla faccia di trattative trattati e lega Araba.