A scuola di propaganda

A scuola di propaganda

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

Anno III della nuova era fondata sull’emergenza perenne, mese di giugno. Al suono della campanella il popolo degli studenti italiani si appresta ad entrare a scuola per gli ultimi giorni, prima delle vacanze.

Le lezioni iniziano con lo studio della geografia. Aprendo un libro qualsiasi di V elementare osserviamo che la parte iniziale (ben un terzo del programma) è dedicata alla descrizione del mondo e dell’Europa a cui seguono, in coda, le Regioni italiane. L’indice prevede che si vada dal maggiore al minore, non tanto nel senso dell’estensione territoriale quanto piuttosto dell’importanza. Il giovane studente impara di essere, innanzitutto, abitante del mondo, poi dell’Europa, in ultimo, di una penisoletta chiamata Italia.

Per “mondo” non si intende certo lo studio dei continenti, dei fiumi o delle montagne, cose antiche, superate. Per “mondo” si intende lo “sviluppo sostenibile”, il nuovo asse intorno al quale ruota la Terra. A pagina 6 del libro, infatti, leggiamo: “continuare a sfruttare in modo sconsiderato le risorse porterà inevitabilmente al loro esaurimento, alla distruzione degli ecosistemi naturali e all’aumento del divario fra gli Stati ricchi e quelli poveri… Lo sviluppo dei vari Paesi del mondo deve essere sostenibile, deve cioè rispettare le risorse naturali che non sono infinite e cercare di distribuirle in modo da ridurre la disuguaglianza e la povertà”.

Insomma, l’indottrinamento dell’agenda 2030 sotto la retorica di nobili parole, con il grimaldello della geografia. Nella pagina seguente, infatti, arriviamo al dunque: “l’Onu ha fissato degli obiettivi di sviluppo e tutti i 193 Paesi membri si sono impegnati a raggiungerli”. A corollario, il libro suggerisce di “pensare in grande” svolgendo un esercizio in cui richiede “come potreste tu e i tuoi compagni impegnarvi per ridurre lo spreco alimentare?” Il decenne introietta che sei cattivo se sprechi e se osi pensare in “piccolo”, cioè diversamente…magari perché sei venuto a sapere che re Carlo d’Inghilterra è il più ricco proprietario terriero del pianeta mentre Bill Gates lo è di terre coltivabili con il monopolio dell’industria alimentare. Però, tu non sprecare! Scaccia via i brutti pensieri e studia la pagina del libro che domani la maestra ti interroga e prendi un brutto voto. E non fare troppe domande che emetti CO2 e ti rimetto la mascherina...

Andiamo avanti: a pagina 15 compare un’altra delle solite parole magiche che il bravo alunno deve memorizzare: “multiculturalità”, che viene descritta come “una caratteristica dei Paesi dell’Unione europea e del’Italia” in quanto “meta di migranti”. Insomma, il calderone del meticciato finanziato da George Soros, spacciato come una “caratteristica”, ovvero come un requisito peculiare e quindi ineluttabile.

Quasi metà dell’anno scolastico viene, quindi, dedicato a questa parte del testo sottraendo ore preziose allo studio dell’Italia. Infatti, la descrizione delle Regioni è risicata al minimo necessario, solo due paginette per ciascuna, e spesso i docenti non riescono a farle studiare tutte. I nipoti di Leonardo non devono conoscere la bellezza, la ricchezza, la varietà, la specificità unica dei luoghi in cui sono nati e che gli antichi Romani chiamavano “genius loci”.
A specchio della globalizzazione, le nuove generazioni devono crescere nella cosmopoli universale, uno spazio de-territorializzato senza geo-grafia, parola che, etimologicamente, significa appunto “scrittura della terra”.

Ma passiamo ora ad un’altra materia. L’insegnamento della Storia del V anno è concentrato soprattutto sugli antichi Romani di cui ci viene fatto sapere niente poco di meno che “in poche occasioni consumavano cacciagione, carne di maiale e di pecora.” (!) . È probabile - anzi sicuro - che in qualche prestigiosa università gruppi di esperti ricercatori sono già laboriosamente all’opera per dimostrare che si nutrivano di insetti…
Continuando a sfogliare le pagine del libro arriviamo alle guerre puniche causate niente meno che dal “desiderio di conquista dei Romani”. Infatti, tutta la pagina seguente è dedicata ad un aberrante collegamento con le guerre di oggi dove viene anche citato l’articolo 11 della Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra”. Giusto! Insomma, l’impero conquistato dai nostri avi non doveva esistere. Siete stati cattivi, vi siete allargati troppo, non fatelo più!

Lo scolaro italiano impara a giudicare il passato con gli occhi del presente, a scartare la complessità, a dividere la storia in buoni e cattivi, come in un fumetto. D’altronde l’ex ministro Cingolani lo aveva detto chiaramente: “non serve studiare quattro volte le guerre puniche, serve più cultura tecnica e digital manager”. Certo, vuoi mai che qualche giovane italiano ritrovi l’amore e l’orgoglio per la propria patria e impari come ha fatto Roma a sconfiggere Cartagine attrezzandosi un domani per cacciare gli usurpatori di oggi? Si tratta indubbiamente di disinnescare un ordigno molto pericoloso, la conoscenza e il pensiero critico, mettendo le mani sul futuro. In tutte le colonie, l’educazione alla passività delle giovani leve è un’arma molto conveniente. Scriveva, infatti, il filosofo Gunters Anders nel 1957: ′′Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può ribellarsi”.

Proseguendo con lo studio della Storia arriviamo al I secolo d. C. e alla diffusione del Cristianesimo, parola alquanto scomoda nella scuola di oggi: sia mai che qualcuno si offenda! Infatti, subito dopo aver descritto le vicende dei primi Cristiani, il libro ci tiene a precisare che “l’Italia tutela la libertà religiosa”. A riprova, in primo piano, la foto di un mussulmano che prega rivolto verso la Mecca.

Apprezziamo un trafiletto sottostante in cui si evidenzia un passo dell’Antico Testamento. Quale dei tanti bellissimi passi avranno mai scelto? Eccolo: “Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, seguendo il bisogno di ciascuno”. Il linea con il Vangelo secondo Schwab, nostro signore di Davos: “non avrai nulla e sarai felice”.

A rimarcare l’interiorizzazione della lezione, su questa citazione viene richiesto ai discepoli un apposito esercizio in cui devono mettere una crocetta sulla risposta giusta scegliendo fra “conservavano i beni privati” o “mettevano tutto in comune” .
La soluzione è nei documenti pubblici del World Economic Forum - di cui si consiglia il ripasso a tutti coloro che non sono stati attenti, soprattutto ai docenti - che prevedono di sconfiggere la povertà attraverso la sostituzione della proprietà personale con forme di noleggio dei beni prodotti dalle grandi multinazionali, appunto. Si chiama Neoliberismo, ma questo il libro non lo dice..

Ma passiamo ad un’altra materia. Mentre Storia e Geografia assomigliano ad un fumetto, Scienze viene approfondita in un modo che, francamente, lascia perplessi data l’età dei destinatari e la corrispondente capacità di astrazione. Evidentemente, non si tratta di mettere gli alunni nelle condizioni di comprendere, e quindi di confutare, ma di far imparare a memoria il nuovo credo. Fin da subito, lo studente deve familiarizzare con l’universo degli atomi, delle molecole, delle cellule, del citoplasma, delle membrane…argomenti che, una volta, venivano affrontati nel triennio di un liceo.
In linea con la glorificazione della tecno-scienza dell’episteme attuale, anche alle elementari, la scuola privilegia le cosiddette materie scientifiche a scapito di quelle umanistiche. Si tratta, ovviamente, di una strumentalizzazione poiché la distinzione fra le due discipline è nata solo nella modernità come classificazione di comodo e non certo per dividere il sapere in compartimenti stagni. Pitagora era un filosofo che concepì un teorema di geometria, così Cartesio: gli assiomi della scienza si devono ad umanisti. Il pericolo delle materie umanistiche, però, è che sono formative: coltivare sé stessi e l’immaginazione porta il rischio di osservare la realtà da prospettive non conformistiche.

In ogni caso, nell’ultimo anno del primo ciclo di studi, il programma è quasi tutto dedicato al corpo umano con il dettaglio di ogni organo e relativa funzione, una sorta di micro-corso di medicina in coerenza con la moderna era dei corpi medicalizzati.

Poiché non pareva sufficiente sparpagliare la propaganda fra Annibale e Scipione, fra la Toscana e il Lazio, il Ministero dell’istruzione ha pensato bene di introdurre una materia apposita con la legge n. 92 del 2019. Con un tempismo perfetto. infatti, l’anno dopo, tutti i dogmi dell’Agenda Onu 2030 entrano in classe tramite la nuova Educazione Civica, cavallo di Troia con cui si è riusciti, tramite un termine familiare, a oltrepassare le mura della scuola introducendo principi radicalmente diversi.

Sono 33 ore rubate a quelle cose obsolete come imparare a leggere, a scrivere, a contare affinché i bambini raggiungano specifiche competenze sulla raccolta differenziata, sulla sanità, sul pc, sugli emoticon, sulle regole stradali, ecc. Insomma, l’immondizia al posto della poesia, l’igienismo al posto delle mani sporche di colori, le faccine stereotipate degli emoticon al posto dei mondi incantati di Bruno Munari, fatti di creatività, manualità e anticonformismo… L’Onu ha anche messo a disposizione degli studenti il gioco dell’oca dei 17 goals…

Tre le macro-aree educative: Salute, Ambiente e Digitale. Nella sezione Salute vengono ribadite le misure anticovid ispirate all’estremismo terapeutico: mascherine, distanziamento, ecc. L’immagine sotto parla da sola: uno starnuto diventa un pericolo e il compagno di banco un potenziale nemico, nell’abominio di inquinare nei più piccoli l’istinto naturale alla socializzazione.

Nella parte dedicata all’Ambiente l’alunno viene bombardato dai messaggi sull’apocalisse climatica prossima ventura con la faccia di Greta in primo piano (non è un caso che abbiano scelto una ragazzina per influenzare le nuove generazioni) al posto dei 1.500 più autorevoli scienziati del mondo – del calibro di Zichichi, Giaever, Rubbia, Prodi – che, nel 2019, hanno scritto alle Nazioni Unite dichiarando del tutto priva di fondamento scientifico la teoria antropogenica del riscaldamento terrestre: “non c’è nessuna emergenza climatica, la CO2 è il cibo delle piante, la base di tutta la vita sulla Terra e non è un inquinante”. Insomma, una bufala mondiale. I nostri docenti sanno cosa stanno insegnando ai propri allievi?

La terza macro-area è la più interessante, qui il testo raggiunge l’apice della propaganda mostrando come lo scopo principale della nuova disciplina sia forgiare l’alunno come cittadino digitale. Nel gioco di prestigio dell’inversione di senso delle parole il termine “cittadino” - ovvero colui che abita la propria città (e, per estensione, la propria civiltà) – viene associato alla parola “digitale”, che è un “non luogo”, inabitabile appunto.

Dopo aver citato alcune innovazioni tecnologiche, come ad esempio l’invenzione del telefono, gli autori del libro scrivono con un vero e proprio corto circuito concettuale “dunque tu non sei un semplice cittadino, sei un cittadino digitale”. Credo che se, in passato, qualcuno fosse andato a dire ai nostri nonni che erano diventati cittadini “telefonici” o “radiofonici” perché usavano il telefono o la radio lo avrebbero rinchiuso in manicomio. Ma in questo paese, oramai, tutto è diventato normale nell’indifferenza generale, specialmente di chi, come gli insegnanti, dovrebbe fare lo sforzo di rialzare lo sguardo.

Tutto il testo procede con salti arbitrari per instillare nella mente dei giovani il nesso indissolubile fra la tecnologia e la cittadinanza: “attenzione, però essere nativi e native digitali non vuol dire essere cittadini competenti. Infatti, non basta saper usare gli strumenti tecnologici, bisogna saperli usare in maniera corretta. Per questo è fondamentale essere educati alla cittadinanza digitale”. Si osservi il gioco perverso di parole, la continua translitterazione fra digitale e cittadino, un vero e proprio assalto alla coscienza dei più indifesi condotto innanzitutto con l’arma del linguaggio.
E non manca neppure l’immagine di Bill Gates, a rimarcare che i decenni di oggi saranno i “cittadini” del nuovo regno fondato dalla Microsoft, con le Smart city e le Identità digitali che avanzano…

Un paragrafo è dedicato alla “scuola digitale”. Si presti attenzione alle date: il testo in esame è del 2021, ovvero esce un anno prima del Piano Scuola 4.0, la riforma voluta da Draghi che porta la didattica dentro il Metaverso, orwellianamente ribattezzato “Eduverso”. Nel libro, infatti, si specifica che grazie ai computer “è cambiato il modo di imparare. Puoi leggere libri di testo su carta o su schermo…puoi collaborare a distanza con i compagni e le compagne e anche con altre scuole, magari in altre parti del mondo. Le possibilità sono infinite!” Insomma, digitale è meglio! “Se sei assente puoi connetterti e partecipare alle lezioni, come è avvenuto con la pandemia”. Esattamente. Come dimenticare che la Dad inaugurata nel 2020 rappresenta il precedente in cui si è sperimentata una didattica senza corpi?
Un esercizio invita i ragazzi a disegnare un’aula digitale, esattamente ciò che stabilirà il Piano scuola 4.0, e a immaginare sè stessi nel 2030: "che effetto ti fa sapere che esiste un programma per migliorare la vita del mondo in cui vivrai da grande?"

Esemplare l’illustrazione che mostra tre ragazzini in mezzo alla natura con in mano un tablet e un cellulare. Al centro un ghiacciaio che si sta sciogliendo mentre un razzo e un aereo sorvolano il cielo. È un collage di figure concettualmente incongrue al fine di inquinare nei giovani allievi il senso logico del ragionamento avviandoli al bipensiero.

D’altronde, i piccoli della scuola elementare sono abituati da più di due anni a ricevere quotidianamente le nuove parole d’ordine orwelliane, scritte nero su bianco sui loro quadernetti. Nell’anno della pandemia, infatti, si è pensato bene di introdurre un nuovo sistema di valutazione tanto demenziale ad un primo sguardo, quanto preciso nella volontà di addestrare alla nuova normalità.

Sono stati previsti, infatti, quattro livelli di apprendimento: In via di acquisizione, Base, Intermedio, Avanzato. Insomma bambini, siete in un videogioco! E lo è anche il maestro. Fine di ogni autorità, serietà e prestigio. Infatti, è in arrivo l’”animatore digitale”, una nuova figura prevista dalla Scuola 4.0.

La nomenclatura dei voti è chiaramente ispirata ai video-giochi, un colpo di genio di qualche cervello del Ministero in attesa della nuova didattica digitale…Notevole quell’”In via di acquisizione” che fa ben capire il tipo di scuola che si ha in mente, quella in cui le nozioni vanno inserite nella testa vuota dello scolaro - come una chiavetta nel pc - da cui non solo non ci si aspetta nessuna rielaborazione, ma non ce la si augura proprio. Infatti, secondo il Ministero dell’istruzione, il livello “Avanzato” (corrispondente al voto più alto) viene raggiunto solo se primariamente “l’alunno ha interiorizzato il valore di norme e regole”. Tradotto: l’alunno che non ha compreso che le regole non si mettono mai in discussione non può avanzare: game over! Torna al via e rifai il percorso di soggezione messo a sistema.

In V elementare molte ore di lezione vengono perse per preparare l’Invalsi, i test a crocetta che il latinista Luciano Canfora ha definito una “mostruosità” da rispedire al mittente poiché rappresentano l’esatto opposto di ciò che la scuola dovrebbe fare, ossia educare allo sviluppo del senso critico. Ciononostante, l’Invalsi determina il valore di tutti gli istituti, il loro successo nelle iscrizioni e i fondi che ricevono. D’altronde, la scuola a quiz è funzionale alla standardizzazione globale dei programmi didattici, come già annunciato dall’Onu.
Studiare significa, infatti, imparare a ragionare, a connettere i nessi, a decifrare la realtà e a confutarla, ciò che, per eccellenza, ostacola la fabbricazione degli schiavi di domani. Nel buio dell’ignoranza, invece, ogni fantasma sembra reale e si finisce per credere che il riscaldamento climatico sia un'emergenza, ad esempio, o che la cittadinanza dipenda da un cellulare.

E così, nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, gli alunni si ritrovano ogni mattina a ripetere, ritmicamente cantando, gli slogan sull’ambiente, sulla salute, sul digitale. D’altronde, se lo dicono a scuola, allora la neve è veramente nera, come voleva il premio Nobel Bertrand Russell, intellettuale di raffinata intelligenza e lucido cinismo che, fra un tè alla Fabian Society e uno alla Royal Society di Londra, aveva compreso molto bene che la scuola doveva essere il principale terreno di conquista: “Fra i metodi moderni di propaganda il più influente è quello denominato educazione [...]. Si può sperare che col tempo qualcuno riesca a persuadere qualcuno di qualsiasi cosa se riesce a catturare il paziente giovane e se lo Stato fornisce denaro e attrezzature. Gli psicologi del futuro disporranno di un gran numero di classi di bambini in età scolare su cui sperimenteranno diversi metodi per produrre l'incrollabile convinzione che la neve è nera [...].Presto arriveremo a vari risultati. In primo luogo che l’influenza familiare è un ostacolo. Secondo, che non si può fare gran che se l'indottrinamento non inizia prima dell'età di dieci anni. In terzo luogo, i versi musicati e intonati ripetutamente sono molto efficaci. Quarto, che l’opinione che la neve sia bianca deve essere tenuta per mostrare un gusto morboso per l’eccentricità. Spetta ai futuri scienziati rendere precise queste massime e scoprire esattamente quanto costa pro capite far credere ai bambini che la neve è nera [...]. Io già lo prevedo. Quando la tecnica sarà stata perfezionata, ogni governo responsabile dell'istruzione di una generazione sarà in grado di controllare i suoi soggetti in tutta sicurezza senza il bisogno di esercito o di polizia”. (1)

Di Sonia Milone per ComeDonChisciotte.org

NOTE

(1) Bertrand Russel, "L’impatto della scienza sulla società", 1951

Commenti (70)

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    1. catzuFelics 15 giugno 2023

      «continuare a sfruttare in modo sconsiderato le risorse porterà inevitabilmente al loro esaurimento, alla distruzione degli ecosistemi naturali e all’aumento del divario fra gli Stati ricchi e quelli poveri… Lo sviluppo dei vari Paesi del mondo deve essere sostenibile, deve cioè rispettare le risorse naturali che non sono infinite e cercare di distribuirle in modo da ridurre la disuguaglianza e la povertà»

      Ah, perché invece bisogna continuare a sfruttare in modo sconsiderato le risorse, che invece sono inesauribili, continuare a distruggere gli ecosistemi naturali, fottersene del divario tra Stati ricchi e poveri e continuare a incentivare le diseguaglianze e la povertà.

      Bello quando Come don Chisciotte era un sito antimperialista, contro l'ultracapitalismo liberista, in cui trovavano cittadinanza dibattiti sulla Decrescita; pur con tutte le ambiguità "rossobrune" (come si diceva all'epoca), i "complottismi" a volte ben fondati altre volte eccessivi, le simpatie forse eccessive verso regimi forse non così migliori dei loro "nemici" ecc.

    1. Bertozzi 11 giugno 2023

      Eh già, non c'è più la scuola di una volta, ai tempi di mio nonno sì che...

    2. ducadiGrumello 11 giugno 2023

      hahaha...mai uno sconto Bertoz, ma va bene così

    3. Bertozzi 11 giugno 2023

      Mi spiace duca, ma sono arrivato alla convinzione - complice anche un dialogo lungo avuto col mio demone interiore - che non è più come una volta, e che ai tempi dei nostri nonni era diverso, e che era meglio quando si stava peggio, e che gallina vecchia fa buon brodo, e non da ieri! dobbiamo prenderne atto prima o poi.

    4. ducadiGrumello 11 giugno 2023

      non è che per caso ti sei ricordato di chiedere al demone se una volta c'erano le mezze stagioni? vorrei una risposta definitiva e tranchant sul tema, invero scottante

    5. Bertozzi 11 giugno 2023

      Ti farò sapere

    6. ducadiGrumello 11 giugno 2023

      :-)))

    1. Baciccia 11 giugno 2023

      È finita l era della comoda e gratuita scuola pubblica. Se vuoi dare a tuo figlio un educazione di qualità o te ne occupi personalmente o spendi fior di quattrini per qualcuno che lo faccia al posto tuo. Stesso discorso trasferibile anche al cibo di qualità, se li vuoi te lo coltivi o paghi profumato qualche bravo agricoltore. Non si scappa, non ci sono più scuse.

    1. CptHook 11 giugno 2023

      Fuori tema (off-topic direbbero gli albionici):
      sono sorpreso dal numero di insonni lettori/commentatori delle ore piccole..., non sono solo insomma... 😴

    2. BrunoWald 11 giugno 2023

      Nel mio caso, però, c'è di mezzo il fuso orario... 😉

    1. BrunoWald 11 giugno 2023

      Complimenti a Sonia Milone per l'ottimo articolo, che ci offre una rappresentazione accurata dell'abisso in cui siamo sprofondati.

      Ai critici vorrei ricordare che la scuola è indottrinamento per definizione: altrimenti, perché mai avrebbero deciso di alfabetizzare i sudditi? Non siamo certo noi a scoprire l'acqua calda.
      Ma le vacche non sono tutte grige, pur restando vacche.

      La scuola di Gentile era eccellente, e aveva la finalità di formare una classe dirigente, quantomeno un ceto di funzionari in grado di gestire gli apparati di uno stato sovrano.
      La scuola del sessantotto era mediocre, e aveva la finalità di abbassare l'asticella - con la scusa del "diritto allo studio" - per scongiurare il pericolo che una classe media semi-istruita diventasse una minaccia per l'elite.
      La scuola globalista è demenziale, ed ha il fine palese di rovinare gli alunni per formare una massa di deficienti.

      L'unica speranza che ci resta è nell'eterogenesi dei fini, come scrive Sarah.

    1. Primadellesabbie 11 giugno 2023

      Una puntata di "Facciamo finta che" in cui si tratta anche dell'argomento scuola e che propongo caldamente di visionare a chi sia interessato:

    1. Martin 10 giugno 2023

      Un plauso a CDC ed all'autrice per l'articolo. Avendo figli ormai adulti ma non nipoti, non ero informato dell'abisso ideologico in cui sono gia' state gettate le giovanissime generazioni attraverso l'educazione scolastica.

      I programmi scolastici italiani e anglo sassoni dei figli della mia generazione, quella che ha oggi 30 anni, e che come tutti i genitori a suo tempo ho controllato, erano ben lontani, sia nella versione italiana che anglosassone, da un simile livello di indottrinamento ideologico.

      L'ideologia del global warming indotto dall'uomo e' infatti niente di piu' che una ideologia; valanghe di scienziati, tra i quali diversi illustri, la ritengono - scusate la ripetizione - quello che e', ossia una ideologia.

      In quanto ideologia, non dovrebbe essere impartita e insegnata unilateralmente, ma invece lo e' !!!! La domanda e' quindi: come ci e' riuscita, laddove tante altre ideologie hanno fallito?

      Semplice, prima cammuffandosi da Scienza.
      Ma se Scienza non e', come attestato da migliaia di scienziati, allora, pazienza, la si fa comunque diventare - a suon di titoloni, ripetizioni, amplificazioni ed estensioni fino al sistema educativo - senso comune o acquisito, la cd common knowledge.

      "Lei non vorra' mica negare il cambiamento climatico indotto dall'Uomo?" "Ma no, per carita', io sono un buon cristiano - Co2, casa e chiesa"!.

      Quello che si domanda (oggetto) - quello a cui si domanda (soggetto) - e - attenzione - quello che si trova domandando, che altrettanto ovviamente dipende da che e a chi o cosa si domanda.

      Se domandare, in fondo e' un cercare, allora c'e' quello che si cerca (oggetto), quello presso cui si cerca (soggetto), e quello che si trova cercando, che sempre ovviamente dipende da cosa e presso chi si cercava.

      Per farla molto corta, e con tanti e cari saluti anche a Carlo Marx, come diceva Giovanni Gentile - si, quello assassinato a freddo dalla Resistenza italiana - "ogni interpretazione e reinterpretazione storica ha ben poco a che vedere con i fatti interpretati o reintepretati, e molto di piu' a che vedere con l'epoca, ed i valori e gli interessi dell'epoca, in cui l'interpretazione o reinterpretazione e' effettuata".

      E il senso comune cambia, in fondo tutti lo vediamo, anche nel nostro piccolo! Dico, quando ero bambino in Occidente le suore ed i preti a noi maschietti raccontavano che se commettevi atti impuri (le fisiologiche pippette) violavi i Comandamenti e potevi anche diventare cieco.
      Oggi invece perfino El Pampero ci conferma sorridendo che "il sesso e' un dono di Dio", e che non bisogna averne paura, etc.

      Stiamo permettendo che una ideologia cammuffata da Scienza venga diffusa a livello mediatico, e impartita e insegnata nelle scuole fino a diventare senso comune................

    2. CptHook 10 giugno 2023

      Grazie per aver ricordato Giovanni Gentile, vittima innocente di una barbarie che spesso è stata molto peggiore di quella contro cui combatteva.

    1. uparishutrachoal 10 giugno 2023

      A differenza di un tempo, adesso è possibile con un click collegarsi a tutto lo scibile umano, cosa che anni fa era impossibile.
      Se la propaganda si rafforza, anche il pensiero reale si rafforza, e chi è votato ad apprezzarlo, prima o poi lo trova e può resettarsi pur con con notevoli difficoltà.
      Il fin dei conti, il nostro programma mentale di default non ammette salti illogici e bugie, lo dobbiamo solo riscoprire e non inventare come il pensiero socialmente corretto.
      Basta solo aspettare che i tempi siano propizi, e togliersi dall'idea che tutti abbiano la stessa forma mentis..in realtà la verità si declina per ognuno in forma diversa in relazione alle sue possibilità, e ammettere questo significherà la fine del presupposto democratico per lasciare ognuno esprimersi come la Natura lo ha programmato., e la scuola come la conosciamo finirà per lasciare spazio a quello che una volta si chiamava la "bottega"

    2. sarah 10 giugno 2023

      Sono d'accordo con la sua osservazione. Io di alunni/ studenti ne ho avuti davvero tanti: di molti ho un ricordo superficiale, un ricordo di ragazzi effettivamente conformi allo spirito sostanzialmente nichilista dei tempi, ma altri ( compresi alcuni che hanno appena terminato ieri, 9 giugno, l'anno scolastico ) mi hanno lasciato un'impressione molto più forte. Conosco purtroppo benissimo la situazione descritta nell'articolo ma, in base alla mia esperienza, posso dire che questo indottrinamento non funziona realmente con molti di loro. A volte l'esperienza dell'insegnamento, di questi tempi, sembra essere un'azione fatta "alla cieca" e non permette di prevedere le conseguenze e gli effetti che l'atto educativo avrà sullo studente. Credo che ciò si inserisca nel fenomeno della forte complessità della società moderna. Le personalità di molti alunni o studenti, di varie età, ci stupiscono quotidianamente non tanto perché capaci di dimostrare chissà quale spirito critico o ribelle, ma proprio per la refrattarietà rispetto ai messaggi che vengono inviati loro, talvolta anche in modo violento ( vedasi la propaganda di molti libri di testo ). Credo che la realtà così grottesca che li circonda impedisca loro di mettere in atto comportamenti precisi e orientati come conseguenza; spesso sono persone apatiche e soprattutto stanche del terrore che il mondo comunica loro. Forse aspettano un segnale positivo da noi, un segnale che non siamo in grado di formulare. C'è e ci sarà, a mio avviso, una forma di eterogenesi dei fini di questa azione intenzionale dell'educazione propagandistica e le conseguenze sono ben lungi dall'essere prevedibili oggi, nonostante la presunzione di chi predispone questa novella "ingegneria sociale".

    3. omega 11 giugno 2023

      Trovo interessante e non campata per aria la sua posizione ma la condivido solo in parte.
      La refrattarietà di cui lei parla la riscontro anche io ma, il più delle volte, non è uno scudo sufficiente contro l'indottrinamento, e ciò perché quasi mai esclude il conformismo.
      Quello che manca nella scuola è il libero confronto delle idee e delle opinioni, che ormai viene ostacolato con ogni mezzo da un corpo docente che è o complice, o latitante o pavido.
      Gli insegnanti che cercano di andare controcorrente sono una sparuta minoranza e lo fanno a loro rischio.

    4. sarah 11 giugno 2023

      Lei non ha affatto torto. Senza dubbio la sola apatia o refrattarietà non sono condizioni sufficienti per respingere la forte spinta al conformismo. L'obbligo di estrema sintesi non mi ha permesso forse di spiegare bene che questo indottrinamento non viene respinto tout court ma che possono crearsi condizioni di forte imprevedibilità rispetto ai risultati tanto auspicati e giustamente temuti. Io sono nata alla fine degli anni settanta e anche la mia generazione, a scuola e non solo, ha ricevuto una forte spinta al conformismo anche se, certo, in un clima differente. Mi chiedo spesso oggi che fine abbia fatto tutta quella "roba". Quanto al corpo docente, è tutto vero quel che si è detto: credo si debba ricercare una parte delle cause nei cambiamenti profondi che hanno letteralmente "travolto" questa professione. Derisa e priva di qualsiasi prestigio sociale, annaspa per conformarsi essa stessa a precetti politici confusi e "provinciali" ( mi consenta il termine ) poiché rincorrono i dettami di scuole di pensiero internazionali che vengono imposti per obbligo. Eppure, a giudicare dai numeri, il mestiere di insegnante sembra ancora molto desiderato in Italia, forse a causa delle apparenti tutele sociali offerte, e per questo si conta ormai un numero enorme di personale precario. A mio modesto avviso, la condizione di precariato prolungata nel tempo annienta il senso critico e mortifica ulteriormente la persona anche in senso intellettuale. E' esperienza quotidiana, ormai, vedere colleghi precari che pur di "agganciare" una cattedra stabile studiano per ore su manuali stracolmi di sciocchezze in neolingua global per superare concorsi, guadagnare punti in graduatoria. Molti alla fine si ritrovano acriticamente innamorati di quella fuffa, perché viene collegata al beneficio del posto fisso, tanto legittimamente sperato, e dunque collegata nell'inconscio a una situazione positiva. Sarebbe un discorso molto lungo che qui non si può fare.

    1. omega 10 giugno 2023

      La scuola è sempre in certa misura indottrinamento.
      E' vero però che oggi manca completamente il pluralismo, come in un qualsiasi regime totalitario.
      Ma la cosa più grave, sottolineata dall'articolo, è la sostituzione dei fatti essenziali e dei concetti di base con le opinioni, i proclami e con nozioni farraginose e pretenziose molto ardue da padroneggiare.

    1. CptHook 10 giugno 2023

      Bè, è abbastanza evidente che si è trattato di una serie di incendi dolosi, proprio per creare una situazione, così come a suo tempo si è creato un 11 settembre, solo per citarne uno..., e tutto quello di cui si sta parlando adesso sui nuovi virus.
      Le autoaccensioni non esistono, se non forse nello 0,1% dei casi, di solito fulmini...
      E, se mi consenti, per quanto Zichichi non mi sia molto simpatico, non è certo uno che parla a vanvera..., per non parlare di Carlo Rubbia e di tutti gli altri, non possiamo pensare che siano tutti scemi...

    2. Primadellesabbie 10 giugno 2023

      "...il disastro è dovuto alla perdita di umidità del suolo forestale dovuto appunto ai cambiamenti climatici..."
      
      Ma dove le trovi?

    3. CptHook 10 giugno 2023

      Non nego una corresponsabilità umana, dico solo, in questo confortato da altri, che non è quella che si dice/ci si vuole far credere, appunto a fini strumentali.

    4. Primadellesabbie 10 giugno 2023

      Bruciano anche le foreste umide o bagnate, specialmente quelle di essenze resinose.

      Certo i malintenzionati scelgono le condizioni più favorevoli ai loro scopi: un bel vento asciutto...

    5. ducadiGrumello 10 giugno 2023

      suggerisco umilmente alla Redazione di sospendere la pur meritoria serie di articoli su WEF, Agenda 2030, riassunti dei deliri del Club di Roma ecc. e di sostituirli con una crestomazia dei commenti del buon Vicienz', tanto è la stessa roba e ci si risparmiano le defatiganti traduzioni

    6. CptHook 10 giugno 2023

      E chi aveva interesse a far crollare le Twin Towers? O a scatenare la "pandemia"?
      Certe volte mi sembra che tu non sia un lettore di CDC, se non altro.

    7. CptHook 10 giugno 2023

      crestoche?

      :-)))

    8. maghi 11 giugno 2023

      io starei attento a non buttare tutto in caciara da bar. Le mie conoscenze della fisica, particolarmente della termodinamica, mi inducono a ragionare in modo molto diverso da quello che i fantomatici 1500 scienziati della lettera all'ONU, che da come è fatta mi pare un falso, dicono. Li ci sono elencati SOLO 183 intellettuali firmatari, tutti italiani, mentre mi ricordo di aver visto una lettera simile ma con più di mille nominativi di tutto il mondo, che affermava il contrario. L'analfabetismo funzionale è possibile solo se si impara a memoria senza capire, commentare, criticare, fare collegamenti tra i vari argomenti e le varie materie. Non per niente l'uomo più intelligente della storia è considerato Goethe per il suo eclettismo intellettuale in quasi ogni campo dello scibile. Non per nulla la sua opera più famosa è il Faust. Che abbia lui stesso fatto un patto col diavolo per primeggiare tra i viventi? A noi, poveri mortali, tocca usare quei pochi neuroni funzionanti che abbiamo per capire bene quel poco che conosciamo e mi pare che sovraccaricarli fin da piccoli con nozioni complesse come stanno facendo sia solo un sistema per farli andare in tilt, così da trasformare i bambini in adulti cretini funzionali, magari non analfabeti, ma peggio. I piccoli devono capire che solo i soldi fanno la differenza tra le persone, che poi non è altro quello che capiva il popolino comunista della filosofia di Marx per giustificare l'espropriazione violenta dei beni altrui. Il fascismo nacque sulla scia di queste idee, perchè "dicevano" che Marx legittimava il furto dei beni, che magari si era guadagnato onestamente da parte dei comunisti. Il leit motiv, che la proprietà è un furto, è sempre stato il cavallo di battaglia del comunismo spicciolo, da bar. Ora la stessa tiritera è ripresa per giustificare il "sarete poveri" insieme al GW, al PO, alla perdità di biodiversità, perchè fa comodo buttare tutto in caciara per arrivare al progetto dell'agenda 2030. Ma qualcuno qui crede che ci si possa appellare al buon senso degli 8 mld di consumatori compulsivi, alias locuste, per risolvere veramente i problemi di questo mondo?

    9. ducadiGrumello 11 giugno 2023

      :-)))

    1. fiurdesoca 10 giugno 2023

      articolo patetico, sembra dire: dateci la propaganda di prima che ci piace di più.
      a considerare la massa dei vacinati neppure la scuola di prima sviluppava il pensiero o la speranza (l'unico male non sfuggito al famoso vaso) che il governo lavori per il nostro bene ecc. mostra molta capacità di pensiero.
      la scuola non può che essere propaganda al servizio di chi comanda.

    1. Nestor Halak 10 giugno 2023

      Mi pare interessante notare che qualcuno da qualche parte ha deciso che si dovesse cominciare a dire 2.0 o 3.0 o 4.0 e tutti hanno cominciato ad usare un'espressione che di per sé non è per nulla esplicativa.
      Chiaro che il significato generale è qualcosa come più innovativo, più moderno, un passo avanti o facezie del genere, ma è sorprendente che un modo di dire così goffo e per nulla chiaro venga imposto tanto facilmente.
      A quanto pare riescono anche a cambiarci le espressioni in bocca.

    1. ignorans 10 giugno 2023

      E poi si lamentano se qualcuno "si droga"... ma è evidente che uno un pò più sveglio di fronte a un condizionamento così feroce, di fronte a un lavaggio del cervello così, cosa fa?
      I drogati sono i migliori. Sono i più sani.

    2. Primadellesabbie 10 giugno 2023

      Forse erano i migliori, prima, o sarebbero stati i migliori, se non fossero incappati in questo sistema educativo e se non avessero scelto quella via di fuga.

    1. Hospiton 10 giugno 2023

      Vorrei ricordare che le considerazioni di Bertrand Russell rappresentavano una denuncia, un monito, mentre qui paiono esposte come fossero l'auspicio di un "lucido cinico", non è così. "L'impatto della scienza sulla società" non è un manuale d'istruzioni "distopiche" a uso e consumo dell'establishment, piuttosto si tratta di una lucida analisi inerente i rischi di una deriva oligarchico-scientista. Invito alla lettura completa del saggio, giusto per non giudicare Russell sulla base di passaggi estrapolati da un più ampio contesto e interpretati -a mio parere- in modo fuorviante.

    2. oldhunter 10 giugno 2023

      Vedo che conosce bene l'opera del Russell.
      Conosce anche questi concetti espressi dallo stesso?

      «L’unica cosa che sento che val la pena di fare, sarebbe quella di uccidere il maggior numero possibile di persone così da diminuire la coscienza globale mondiale»

      «La guerra potrebbe diventare così distruttiva che, per una volta e per qualsiasi tasso di incremento demografico, non vi sarebbe il pericolo della sovrappopolazione… Ma forse la guerra batteriologica si rivelerà più efficace. Se una peste nera potesse scoppiare in tutto il mondo ad ogni generazione, i sopravvissuti potrebbero procreare senza popolare troppo questo pianeta»

      Bertrand Russel

    3. Sonia Milone 11 giugno 2023

      Buongiorno, non è mia abitudine intervenire nei commenti poiché li ritengo uno spazio riservato al confronto fra gli utenti. Faccio un’eccezione poiché credo che la storia dell’ultimo secolo vada in gran parte riscritta portando finalmente alla luce tante dinamiche decisive che sono rimaste fin’ora sottotraccia. Fra queste c’è sicuramente il ruolo della Fabian Society e di stimati intellettuali come Bertrand Russell, padre della cibernetica, maltusiano ed eugenetista convinto, teorizzatore di un governo unipolare a guida scientifica. L’influenza esercitata su università come Oxford (e quindi sulla formazione delle future classi dirigenti) è stata enorme.
      Limitando il discorso alla scuola, in alcuni scritti comparsi in The Scientific Outlook (1930), Russell, ad esempio, teorizza una riforma dell’istruzione differenziata per la classe dirigente dell’elite e per la classe inferiore:
      "I governanti scientifici forniranno un tipo di educazione per gli uomini e le donne comuni, e un altro per coloro che diventeranno detentori del potere scientifico. Ci si aspetta che gli individui della classe comune siano docili, industriosi, puntuali, indifferenti e contenti. Di queste qualità, probabilmente, la contentezza sarà considerata la più importante. Per stimolarla dovranno intervenire tutti i ricercatori della psicoanalisi, del comportamentismo e della biochimica…. Tutti i ragazzi e le ragazze impareranno fin dalla più tenera età a praticare quello che va sotto il nome di ‘cooperatività,’ cioè a fare esattamente quello che fanno tutti. In questi bambini l’iniziativa sarà scoraggiata e l’insubordinazione, senza essere punita, sarà scientificamente rimossa.”

    4. Hospiton 11 giugno 2023

      Non ho scritto da nessuna parte di conoscere l'opera omnia di Russell, parlavo specificamente de "L'impatto della scienza sulla società", questo l'ho letto e riletto e me ne sono fatto un'idea precisa che non coincide minimamente con ciò che viene suggerito dall'articolo. I passaggi da te riportati non li conosco, il primo in particolare (il secondo non lo ricordo) ma letti in maniera decontestualizzata possono essere ancora una volta fuorvianti. Segnala il testo da cui sono estrapolati (perché su internet ho notato che spesso si attribuiscono pensieri a un autore senza che vi sia prova che gli abbia effettivamente espressi) e lo leggerò volentieri.

    5. Hospiton 11 giugno 2023

      Buongiorno, sul fatto che ci siano pagine di storia se non da riscrivere quantomeno da ri-analizzare approfonditamente sono d'accordo, e lo dico da grande appassionato della materia. Condivido anche alcune perplessità sui Fabiani in generale, meno quelle su Russell, sulla base delle conoscenze in mio possesso. Ricordo che quando gli intellettuali di tutta Europa si batterono ferocemente in favore dell'interventismo nella Grande Guerra (voluta dai soliti interessi economici), Russell fu uno dei pochi giganti della cultura (assieme a Zweig e Rolland) a manifestare risolutamente per la pace, e venne addirittura arrestato per il suo attivismo anti-bellico. Direi che ciò stona non poco con l'immagine di un intellettuale pronto a appoggiare i programmi del Potere, che nel 1914-1918 utilizzò ogni risorsa possibile e immaginabile per far precipitare l'Europa nell'inferno della guerra. Ma Russell fu tra coloro che si opposero a costo di finire in galera, una esigua minoranza (neanche un titano della letteratura come Mann fu tra questi), teniamolo a mente pur continuando giustamente a indagare su Fabianesimo e dintorni.

    6. Primadellesabbie 11 giugno 2023

      Poi caliamoci nei tempi, cosa che non deve influire sul giudizio, trattandosi di personalità che dovrebbero essere in grado di non farsi travolgere, ma qualche margine lo ridisegnano.

    7. Hospiton 11 giugno 2023

      Esattamente, il "calarsi nei tempi" dovrebbe essere un esercizio di primaria importanza, quando si vogliano analizzare scritti e comportamenti di uomini del passato. Non che debba costituire un giustificazione, soprattutto davanti a certi orrori, ma in varie situazioni bisogna tenere conto della mentalità dell'epoca analizzata, altrimenti si offre una lettura fuorviante (e in certi casi tendenziosa). È un errore che talvolta probabilmente commetto io per primo, l'importante è rifletterci su e esser pronti a rivedere le proprie posizioni, davanti a buone argomentazioni.

    8. oldhunter 11 giugno 2023

      Appunto... non conosce realmente Russell che è quanto sornionamente sottintendevo.
      E quanto ho riportato non necessita del suo contesto ed esprime di per sé la sua chiarissima ideologia del tutto esplicita. Proprio quella in fase di attuazione contro l'umanità da parte della cosiddetta élite di cui è stato uno dei maestri.
      Perciò, se ammira il filosofo, legga di più e meglio per capire soprattutto l'uomo Russell e dedurre il suo snobbistico e intrinseco disprezzo dell'umanità che lo contraddistingue. Scoprirà l'assonanza col principe Filippo di Mountabbatten - suo ammiratore ed epigono -che dichiarò di voler rinascere virus mortale per sfoltire l'umanità.

    9. Hospiton 11 giugno 2023

      Buona questa, c'è qualcuno qui che pensa di conoscere "realmente" una figura come Bertrand Russell? Solo per star dietro a un quinto della sua produzione occorre una vita, e non è questione di ammirazione, è un dato di fatto. Venendo a me, il non conoscere alla perfezione l'opera omnia di Russell non significa che non abbia letto centinaia di pagine vergate dello stesso, e sinceramente non ho ricordo di scritti che celassero disprezzo nei confronti dell'umanità (avendo letto centinaia di autori e decine di migliaia di pagine di letteratura, filosofia e storia penso di saper riconoscere il disprezzo o lo snobismo, anche se celato). Abbiamo un'idea di cos'abbia prodotto Russell in un secolo di vita? Un uomo che a 90 anni suonati era ancora così lucido da fare a pezzi le conclusioni della Commissione Warren e a denunciare il tutto, ovviamente quando ben pochi osavano fare altrettanto. Uno strano ciambellano del potere, direi...Io posso e devo leggere di più ma invito a fare altrettanto, e ripeto (visto che non mi è stata data risposta): sarebbe opportuno segnalare da quale opera provengano i due passaggi riportati, in particolare il primo che mi stupisce soprattutto per toni e linguaggio, cosicché possa leggere l'intero saggio. Per quanto mi riguarda preferisco approfondire e contestualizzare, dato che mi imbatto sempre più spesso in testi manipolati, attribuiti erroneamente o per i quali risulta stranamente impossibile risalire alla fonte (diventando storiograficamente inattendibili)

    10. Hospiton 12 giugno 2023

      Vedo che citare questi due saggi è impresa ardua...bè le ricerche le ho svolte per conto mio: pare (pare...) che la prima frase, quella che in effetti mi ha colpito (l'altra è dello stesso tenore di quelle analizzate in precedenza, denunce, non auspici) sia contenuta in una corrispondenza privata con Gilbert Murray, 1902. Ovviamente non possiedo tale corrispondenza e quindi non posso né verificarne la veridicità circa il contenuto né il contesto, che al massimo fa pensare a uno sfogo (quante volte ho detto che avrei volentieri sganciato napalm su questo Paese, ciò non vuol dire che lo farei sul serio). Insomma veramente debole come accusa contro Russell, all'interno di una produzione di dimensioni incalcolabili si tira fuori una misera frasetta estrapolata (pare...) da una corrispondenza che -ne sono certo- conoscono al massimo i biografi di Russell, e che sul web compare esclusivamente in uno scalcinata pagina twitter citando come fonte non direttamente la corrispondenza Russell-Murray (figuriamoci) ma una trilogia di libri di dubbia affidabilità in cui comparirebbe tale citazione, scritti da tal Patrizia Arcana, immagino un prevedibile pseudonimo. E su questa robaccia dovrei basare un attacco a Bertrand Russell? Per carità, ma neanche lo storico più sprovveduto dell'universo. Il dato di fatto è che questo folle "pensiero" non è mai stato espresso, che io sappia, in alcuna opera di Russell, né finora mi è stato dimostrato l'opposto, e i suoi comportamenti nonché le battaglie civili da egli combattute a tutto fan pensare meno che a un genocida patentato (farsi arrestare per il suo no alla Grande Guerra non cozza leggermente con l'ipotesi che agognasse uno sterminio di massa? Ma provare a collegare alcuni fatti proprio no?). Fatevene una ragione o portate prove solide che attestino il contrario, non interpretazioni sballate e pseudo-aforismi reperiti in qualche angolo del web, polverizzabili dal primo debunker che non aspetta altro che gettar fango sulla cosiddetta controinformazione.

    1. Fedeledellacroce 10 giugno 2023

      Vabbé
      Non é che la scuola di 50 anni fa era meglio.
      Stando a ció che avevo imparato alle elementari e medie, la storia era cominciata 4.000 anni fa, prima era "preistoria", il nulla, l'uomo selvaggio....Maddeché?!
      O ancora, che gli alleati ci avevano liberato nella llGM..."liberato?"
      E che gli ammerigani avevano, in maniera provvidenziale, posto fine alla guerra con lo sgancio delle famose bombe atomiche....sulla popolazione civile sic.......
      Sono molto orgoglioso del fatto che a scuola ero una capra. Non mi piaceva, non mi interessava e avevo mille altre cose da fare e pensare, non avevo alcuna voglia di studiare cose che reputavo inutili. Bocciato 3 volte al liceo. Preso maturitá con scippo e via a vivere la vita lontano dalla scuola, dalla cittá. dall'Italia......
      Mio figlio ha voluto lasciare la scuola a 12 anni, e ne sono stato felicissimo.
      Padri di tutto il mondo, non mandate i vostri figli a quelle abominazioni chiamate scuole, rendeteli liberi!

    2. CptHook 10 giugno 2023

      Dissento. Anche io ci ho messo 7 anni a prendermi una maturità classica, stiracchiata..., e anche io ho imparato moltissime cose dalle persone che ho sempre ammirato, gli artigiani.
      Però il Classico mi ha insegnato prima di tutto ad apprendere (tanto vero nei miei lavori sono stato anche un eccellente programmatore nei linguaggi che usava la mia azienda, imparati al 90% da solo).
      In più, mi ha anche aiutato a far maturare il senso del bello, l'amore per la cultura (che ho trovato in casa fin da bambino), la capacità di fare collegamenti.
      Mio figlio, con madre insegnante, non ha finito le scuole tecniche ed è un bravissimo artigiano, ma quando scrive mi fa vergognare.
      Purtroppo è un figlio della televisione, il primo strumento di distruzione della cultura...

    3. Primadellesabbie 10 giugno 2023

      La scuola in sé è pensata talmente male che non rovina solo gli scolari/allievi, guasta anche irreparabilmente chi sceglie di fare l'insegnante senza essere stato già devastato.

      PS - Criticare il sistema a partire dall'"altra" posizione politica mostra inequivocabilmente il degrado umano nel quale sguazziamo.

    4. Primadellesabbie 10 giugno 2023

      "... il senso del bello, l’amore per la cultura (che ho trovato in casa fin da bambino), la capacità di fare collegamenti. ..."

      Noi abbiamo goduto di "ambienti esterni alla scuola" diversi che ci hanno permesso di dubitare o di prenderci il tempo di decidere.

      Si è trattato di un pugno di anni di licenza tra un totalitarismo culturale e l'altro.

    5. CptHook 10 giugno 2023

      Nulla da eccepire, vedi mia risposta a Lux.

    6. CptHook 10 giugno 2023

      E la colpa di ciò risiede anche nell'aver fatto credere a molti (li ho conosciuti) che il lavoro dell'insegnante, tutto sommato, fosse quasi una comoda sinecura, con pomeriggi liberi e tre mesi di ferie...,
      Gli insegnanti che ho avuto più di 60 anni fa erano, in gran parte, persone che oltre ad avere una grande cultura, avevano anche la capacità di trasmettere questo loro amore per la cultura, di farlo capire, riuscendo così, anche spesso, ad interessare ed appassionare nonostante la fisiologica turbolenza dell'adolescenza...

    7. Primadellesabbie 10 giugno 2023

      Saper e poter insegnare è una dote, dipende da una vocazione e, come tale non è da tutti.

      Apprendere è una disposizione, uno stato d'animo, che si può a volte indurre al momento giusto, con pazienza e abilità, e non si può imporre come si pretende di fare sequestrando i giovani in massa e richiudendoli nelle aule.

      Il risultato più evidente è la diffusione e il radicamento dell'ipocrisia elevata a sistema di vita, e lo svilimento della cultura ridotta a prodotto di consumo e, come questi, passibile di essere adulterata a volontà.

      Come ognuno può facilmente constatare.

    8. JHON 10 giugno 2023

      Penso che tuo figlio CpTHook abbia fatto la scelta giusta per la sua vita, l' arte della manualità diviene sempre merce rara di questi tempi e chi sa usarla possiede un gran tesoro. Stesso discorso dei miei figli, tutti e due, arrivati a un km dal traguardo universitario, hanno scelto (con nostro dispiacere) di dedicarsi a lavori manuali. Devo confessare che mi hanno regalato più soddisfazioni, di quando andavano a scuola. Devo aggiungere che il vecchio ordine scolastico, prevedeva 3 ordini di Istruzione: Istituto Commerciale, Istituto di Avviamento industriale, Medie! Io ho frequentato il secondo e appena uscito da scuola ho trovato il posto di lavoro in un Artigiano, poi alle serali, con molti sacrifici ho ottenuto la professione. Alcuni miei compagni/e che avevano scelto il Commerciale, che prevedeva l' insegnamento di Ragioneria e steno-dattilografia+lingua straniera, hanno trovato a fine corso, il famigerato "posto fisso" in banca, riuscendo a superare la semplice qualifica di "fattorino". Era una scuola che dava subito la possibilità di inserimento nella società, dove in pratica viene formata la vera palestra delle conoscenze. Detto in Milanese: Poca lapa, tanta zapa.

    9. CptHook 10 giugno 2023

      Io le migliori esperienze le ho fatto con artigiani..., soprattutto con un vecchio mastro d'ascia napoletano..., magari fossi rimasto in quel cantierino..., avrei realizzato la mia passione e, avendo imparato dalla pratica, sarei poi stato capace di portare avanti gli studi di architettura navale.

    10. LuxIgnis 10 giugno 2023

      Non sono mai stato un artigiano vero e proprio ma ero uno scultore e tornitore del legno per oggetti artistici.
      Ho una buona manualità, e anche una buona mente e cultura. Insomma sono un ibrido strano.

    11. CptHook 10 giugno 2023

      Io neppure, dilettante appassionato, in cantiere sono stato una specie di apprendista casuale per 6 mesi, fino a quando il mastro mi mise gli attrezzi in mano e mi disse cosa dovevo fare..., e continuò...
      La scrivania su cui lavoro da 20 anni me la sono fatta da solo, sulle mie misure e il mio modo di lavorare.
      E ho avuto un collega montatore specializzato in meccanica, elettrotecnica, idraulica, nonché proprietario di un'officina, che mi ha insegnato a mettere le mani sulla mia moto prima e sulla macchina (il cinquino) dopo.

    12. LuxIgnis 10 giugno 2023

      Io ho imparato dai libri, e siccome erano in inglese (qui in Italia allora non si trovava nulla) ho imparato anche l'inglese, almeno a leggerlo.

    1. PietroGE 10 giugno 2023

      Indottrinazione criminale tanto più odiosa perché a danno di persone che non hanno i mezzi per analizzare e eventualmente criticare quello che gli viene imposto. Sotto la patina di nuovi soggetti c'è la vecchia induzione di sensi di colpa mirati per distruggere l'identità e il senso di orgoglio dei bambini. È la cosiddetta 'scuola' di una società in decadenza terminale avente lo scopo di creare il 'gregge' pronto ad obbedire a chi gestisce il discorso e a suicidarsi in nome di ideali che non sono altro che fuffa ideologica. Un governo che permette simili crimini non ha nessun diritto a dichiararsi sovranista, è solo la continuazione del servilismo che data ormai dalla fine della guerra.

    2. LuxIgnis 10 giugno 2023

      Ogni sistema educativo è indottrinazione.
      Quelli che ci piacciono però non li chiamiamo così.
      Raramente vi sono sistemi non indottrinanti, e per lo più non si trovano nel sistema ma nell'insegnante.

    3. CptHook 10 giugno 2023

      Si Lux, d'accordo, ma qui si sta andando oltre il limite, perché si sta facendo di tutto per spegnere definitivamente la formazione della capacità critica, cosa che una volta veniva comunque stimolata.

    4. uomospeciale 10 giugno 2023

      Esatto.
      Ma si trovano anche nel sistema.
      In una fiera una volta ho comprato un vecchissimo libro di scuola elementare del 1938.
      Quella si che era propaganda...

    5. LuxIgnis 10 giugno 2023

      Prima il limite era sicuro? Io non ricordo nella mia infanzia cose tanto libere, anzi...
      Ora se si vuole riconoscere l'indottrinamento, che non mi appartiene, per essere onesti bisogna farlo ovunque, altrimenti sono chiacchiere.

    6. CptHook 10 giugno 2023

      Potrei dirti che nonostante i limiti precedenti abbiamo sviluppato la capacità critica che ci mette in grado di discuterne qui.

    7. LuxIgnis 10 giugno 2023

      Guarda che è lo stesso anche adesso. Dipende molto dall'insegnante. Al limite si può dire che forse prima c'erano più insegnati validi, ma non ne sono certo.
      Io non devo certo alla scuola la mia capacità critica. Non lo so nemmeno a chi la devo ma di certo non alla scuola.

    8. CptHook 10 giugno 2023

      La dobbiamo a tutto un insieme di fattori, tra cui, per quanto mi riguarda, io metto anche molti insegnanti che ho avuto, a cominciare da quello che ad un esame mi disse che se non ero estremista a 15 anni, quando speravo di esserlo...

    9. LuxIgnis 10 giugno 2023

      Non voglio sembrare presuntuoso ma io lo devo in buona parte alla mia curiosità che periodicamente mi faceva passare le giornate in qualche libreria dove facevo incetta di libri. Dopo aver lasciato la scuola. Poi ripresa successivamente tanto per avere il famoso "pezzo di carta" che poi non mi è mai servito.
      Insegnanti fisici di qualunque genere non me ne ricordo. Però varie esperienze di vita vicino agli ultimi soprattutto.

    10. CptHook 10 giugno 2023

      Lux, io ho avuto la grandissima fortuna di essere nato e cresciuto in una casa dove i libri abbondavano e dove la tele è entrata solo nel 1960 e, guarda caso, le medie le ho fatte spesso di pomeriggio. Ho sfogliato più enciclopedie dai miei 4 anni in avanti, secondo solo forse a Leopardi..., scherzo...

    11. LuxIgnis 10 giugno 2023

      Io tutto l'opposto. I miei erano d'origine umile anche se mio padre poi ha fatto qualche soldino. I libri in casa li ho portati io. Ma i miei familiari anche se i nipoti hanno adesso le lauree sono veramente ignoranti come capre. E molto arroganti.

    12. CptHook 10 giugno 2023

      I libri a casa mia ci sono entrati facilmente perché mio zio per primo e poi mio padre lavoravano alla SIAE...

    13. Bertozzi 11 giugno 2023

      E comunque la colpa è degli immigrati

    14. PietroGE 11 giugno 2023

      A sembra che tu sia un po' fissato con questa storia degli immigrati. La colpa NON è mai degli immigrati, è eventualmente di chi li fa entrare in Italia e in Europa.

    15. CptHook 12 giugno 2023

      Risposta: adesso, a 74...

    1. ignorans 10 giugno 2023

      L'hai voluto il Welfare? E beccati 'sto Welfare!

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