Di Stefano Vespo per ComeDonChisciotte.org
I Persiani di Eschilo, tragedia rappresentata ad Atene nel 472 a.C., dopo la memorabile vittoria della piccola città greca sull’immenso impero persiano, nelle acque dell’isola di Salamina, getta il primo seme di un’idea che si svilupperà nei millenni seguenti, fino alla sua perentoria affermazione nel mondo occidentale degli ultimi due secoli.
Sulla scena del teatro ateniese il monarca orientale Serse apprende dall’ombra stessa di suo padre i motivi profondi della sua imprevedibile e disastrosa sconfitta: la vittoria greca coincide con la vittoria della Giustizia stessa sulla sua tracotanza, sulla sua arroganza; la vittoria dei valori morali della libertà, della razionalità e dell’umanità sull’assolutismo, sull’irrazionalità, sulla barbarie.
Da quel momento in poi l’occidente ha potuto contare su un nucleo profondo di indiscutibile superiorità morale, che è riuscito a sopravvivere, nonostante la violenza della storia, della sua storia: nonostante le guerre di religione, la colonizzazione dell’Asia dell’Africa e delle Americhe, la distruzione di interi popoli e culture, nonostante due guerre mondiali, nonostante un mondo bipolare retto sulla deterrenza nucleare.
Ma le ombre del dubbio hanno cominciato ad allungarsi già da qualche tempo. E il genocidio progettato e attuato da Israele nella striscia di Gaza ha, tra le innumerevoli tragiche conseguenze, anche questa: quel genocidio, nelle cui giustificazioni è difficile ormai non vedere il sorriso maligno dell’ipocrisia, è diventato lo specchio del vuoto morale a cui siamo giunti, l’acceleratore di una dolorosa presa di coscienza. In quello specchio vediamo la stessa arroganza, irrazionalità, bestialità che proiettavamo sul nemico.
Non abbiamo più alcun primato civile da difendere, nessuna giustificazione delle nostre vittorie, se non la brutale potenza della tecnica, delle armi, della forza.
Arriva in questi giorni la condanna di una commissione d’inchiesta indipendente dell’ONU: la parola genocidio è ormai ammessa nelle istituzioni più alte al mondo. Ma questa condanna arriva quando ormai tutto è compiuto e Israele si affretta a terminare il lavoro cominciato, riducendo in polvere anche le biblioteche e i musei archeologici di quel paese; una condanna i cui effetti sono sanzioni che non tutti i paesi seguiranno; una condanna che non ha nemmeno la garanzia della corte penale internazionale, dal momento che questa non viene riconosciuta da molti paesi, tra cui Russia, Cina e Stati Uniti: della Giustizia, della preziosa Dike venerata dagli ateniesi, lo stesso occidente si è adesso sbarazzata, come di un inutile ingombro.
Sui territori bombardati, dove sono sepolti i corpi delle vittime, sul loro sangue, sulla loro storia, si organizzano adesso le speculazioni finanziarie della ricostruzione.
È vero che in tutto questo non c’è nulla che non sia già accaduto molte volte: la violenza è sempre nata dal desiderio di guadagno.
Ma ora è diverso, adesso c'è qualcosa di nuovo: si è verificato uno strappo gravissimo. Prima si poteva ancora contare su una buona fede morale, e i cittadini dei paesi occidentali potevano affidarsi a un’immagine positiva di loro stessi.
Adesso questo non è più possibile e gli abitanti dei paesi occidentali non si riconoscono più nell’operato dei loro governanti: ne avvertono la menzogna, l’imbarazzo. E' inaccettabile prendere coscienza della vera natura del nostro primato: esso coincide del tutto con la spaventosa tecnologia delle armi, con l’utilitarismo di fini unicamente economici.
La giustizia è cancellata, la democrazia sabotata.
Lo specchio che ci pone davanti il genocidio palestinese è sconvolgente.
Tuttavia, per una fiducia umanissima nell’esistenza, nella possibilità sempre aperta di un’alternativa, molti sperano che l’altra metà del mondo, che ci osserva e ascolta i nostri scricchiolii e attende, che è cresciuta all’ombra delle nostre industrie, possa rappresentare quella salvifica alternativa.
Purtroppo neanche da quelle parti è possibile trovare qualcosa di diverso. Anzi, forse rappresentano l’espressione più compiuta di ciò che noi siamo.
La parata del 3 settembre di quest’anno , organizzata in Cina per gli ottant'anni della vittoria sul Giappone, è la rappresentazione simbolica si una potenza tecnologica che non lascia più spazio a nient’altro.
Missili in grado di portare testate atomiche in ogni parte del mondo; droni subacquei, che possono far sfrecciare nelle profondità marine le loro cariche nucleari; droni aerei sofisticatissimi; armi per la guerra elettronica; laser, armi a microonde e tanto altro ancora sfila sotto gli occhi dei governanti dell' altra metà del mondo.
Trump, monarca di un impero all' inizio della sua decadenza, ci ha tenuto a comunicare di aver visto tutto, dal momento che lo spettacolo, dice, era stato organizzato per lui.
I Russi hanno risposto frustrando l' egocentrismo statunitense: la parata non era per nessuno in particolare, dicono. Era una semplice celebrazione, tutto qui!
Certo: una semplice e sobria parata di testate atomiche!
Peccato che vi siano due gravi ferite aperte, in Ucraina e in Palestina, che stanno lentamente diventando l'occasione decisiva che stabilirà chi detiene adesso il potere nel mondo. A chi andrà il primato della forza, della tecnica.
E l' Europa? Era anche per lei quella imponente parata di missili?
Impoverita, senza coesione, né politica né morale; con una rappresentanza democratica allo sbando; un' Europa che rinuncia ad ogni valore e affida la sua ultima illusione di potenza ad un' economia del cinismo e della disumanità, alle industrie belliche, che vendono armi per uccidere bambini di Gaza, affamati e assetati in fila per il cibo; un' Europa siffatta, non è certo un nemico da avvertire.
Un' Europa siffatta è una futura terra di conquista.
Se quelle armi ci parlano, è per comunicare la nostra fine.
Se “la tecnica è destinata a diventare lo scopo supremo”, come affermava Emanuele Severino, filosofo tra i più acuti del pensiero occidentale, questo destino riguarda ormai il mondo intero e non ci riserva più alcun tipo di primato.
Di Stefano Vespo per ComeDonChisciotte.org
18.09.2025
Stefano Vespo. Poeta e scrittore. Laureato in Filosofia, attualmente insegna lettere al Liceo di Nicosia. Sposato, vive a Sperlinga. Scrive su temi di politica e società su ComeDonChisciotte.
absitiniuriaverbis 19 settembre 2025
La deterrenza resta solamente timore o paura su cui è basata la pace, per quanto instabile, mentre la legge del più forte (con inclusi gli alleati e sudditi) resta il caposaldo del potere.
Gli umani non cambiano nella sostanza: animali erano e tali restano quando si tratta di controllare e comandare: un cane pastore addestrato allo scopo, un gregge che esegue e confida nel pastore che poi le vende al macello.
Almeno il lupo resta lupo con tutto il rispetto che merita per lo stile di vita:
non si nutre, il lupo, di carogne, rimane fedele a vita, difende il branco e le femmine ed i cuccioli e gli anziani, non lo vedrete mai esibirsi in un circo.
Forse all'umanità non resterà altro che scegliere il pastore padrone..
Ma noi italiani partiamo avvantaggiati; già lo facciamo da parecchi decenni.
Direi come nel Rigoletto: questa o quella per me pari sono a quant'altre d'intorno mi vedo.
maghi 19 settembre 2025
ti ricordo che hai detestato gli unici italiani che dal 1945 hanno cercato di sfidare i vincitori: i sessantottini. Mal voluto, non è mai troppo.
Magari quelli che hai conosciuto, erano dei teppisti, ma ti assicuro che la dignità espressa nel voler liberare questo paese dal giogo capitalista era sincera, anche se speravano ingenuamente nell'appoggio sovietico, quando invece erano soli contro tutti.
absitiniuriaverbis 19 settembre 2025
Tu hai, ed è un tuo diritto, le tue opinioni in merito ai sessantottini.
Come hai scritto, io non le condivido.
Come vedi insisto:
La critica ed il disgusto verso il movimento del Sessantotto in Italia sono radicati in una serie di conseguenze e interpretazioni che si sono consolidate nel tempo, soprattutto guardando al periodo successivo noto come Anni di Piombo.
È importante sottolineare che si tratta di una visione critica e non dell'unica possibile. Il Sessantotto fu un fenomeno complesso con aspetti positivi e negativi. Ecco i principali argomenti che me lo rendono detestabile, a braccio:
1. La Deriva nella Violenza e negli "Anni di Piombo"
Questo è l'argomento più forte e doloroso. Molti critici vedono il Sessantotto come la "madre" del terrorismo degli anni '70.
· Dal Dialogo alla Violenza: Il movimento iniziò con proteste pacifiche per i diritti civili e la libertà di espressione, ma una frangia sempre più radicale abbracciò l'idea che la violenza fosse l'unico mezzo per sovvertire il sistema capitalistico e lo stato borghese.
· Nascita delle Brigate Rosse: Molti dei fondatori delle Brigate Rosse (Renato Curcio, Alberto Franceschini, Margherita Cagol) provenivano direttamente dall'esperienza del movimento studentesco. La retorica della "lotta armata" contro lo stato trovò terreno fertile in quel clima di scontro totale.
· Polarizzazione della Società: L'intransigenza del movimento (l'idea del "chi non è con noi è contro di noi") contribuì a dividere drammaticamente il paese, creando un clima di guerra civile strisciante che culminò in omicidi, gambizzazioni e attentati.
2. L'Intolleranza e il Dogmatismo Ideologico
· Pensiero Unico: Nonostante parlasse di "liberazione", il movimento spesso impose una nuova ortodossia di sinistra molto rigida. Chi non aderiva ai suoi dogmi (marxismo-leninismo, maoismo) veniva etichettato come "fascista", "reazionario" o "servo del sistema".
· Fine del Dibattito: Le assemblee, nate per essere democratiche, diventarono spesso luoghi dove i gruppi più organizzati e estremisti imponevano la loro linea, zittendo le voci moderate o contrarie. Questo creò una cultura dell'intolleranza verso il dissenso.
3. L'Anti-Intellettualismo e la Rottura con il Passato
· "È vietato vietare" ma anche "distruggere": La giusta critica all'autorità si trasformò in un rifiuto pregiudiziale di ogni forma di autorità, compresa quella della conoscenza e dell'esperienza.
· Disprezzo per la Cultura Classica: Professori e studiosi furono spesso umiliati e messi alla gogna non per il loro valore, ma semplicemente per il ruolo che ricoprivano. Questo portò a un appiattimento culturale e a un rifiuto della tradizione in blocco, senza distinguerne il valore da conservare dagli aspetti da criticare.
4. Conseguenze sul Sistema Educativo
I critici sostengono che le idee del Sessantotto abbiano influito negativamente sulla scuola e l'università italiane.
· Livellamento verso il Basso: La lotta all'"élitarismo" si tradusse, in alcuni casi, in un rifiuto del merito e della selezione. Concetti come "diritto allo studio" furono a volte interpretati come "diritto al diploma/laurea", minando la qualità dell'istruzione.
· Perdita di Autorità degli Insegnanti: Il processo di delegittimazione della figura dell'insegnante come portatore di conoscenza ha creato, secondo i detrattori, problemi di disciplina e rispetto che persistono ancora oggi.
5. L'Ipocrisia della "Borghesia che Odia Se Stessa"
Molti leader e partecipanti al movimento provenivano da famiglie benestanti della media o alta borghesia. I critici vedono in questo un paradosso:
· Rivoluzione "di comodo": Era facile criticare il sistema capitalistico e borghese quando si era figli di quello stesso sistema e si godeva della sua protezione economica. Questo alimentò l'accusa di ipocrisia e di un gioco rivoluzionario fine a se stesso.
6. Conseguenze Economiche e Sociali nel Mondo del Lavoro
Sebbene il movimento operaio avesse sue rivendicazioni autonome, la contestazione studentesca influenzò anche le fabbriche. I critici sostengono che:
· Eccesso di Conflittualità: L'ideologia dello "scontro permanente" rese il clima di lavoro insostenibile in molte aziende, contribuendo a quel fenomeno noto come "autunno caldo" che, se da un lato portò a conquiste importanti per i lavoratori, dall'altro rese l'industria italiana meno flessibile e competitiva, un problema emerso chiaramente negli decenni successivi.
Conclusione
Detestare il Sessantotto nasce quindi dalla percezione che un movimento nato con ideali genuini di libertà e giustizia sociale abbia:
1. Tradito se stesso, degenerando in violenza e terrorismo.
2. Generato intolleranza in nome della libertà.
3. Danneggiato istituzioni fondamentali come la scuola e l'università.
4. Contribuito a un periodo di caos (gli Anni di Piombo) che ha lasciato ferite profonde nella società italiana.
Questa visione è spesso associata a posizioni conservatrici o liberali, ma è condivisa anche da molti ex-sessantottini che, in seguito, hanno preso le distanze da quello che considerano un eccesso ideologico dannoso. È un giudizio storico che pesa le intenzioni iniziali con il tragico prezzo pagato negli anni successivi.
absitiniuriaverbis 19 settembre 2025
Come ritengo di aver chiarito, non si tratta di una opinione preconfezionata a priori quanto piuttosto di un bilancio a posteriori che non nega alcune idee iniziali alle quali è mancato il comportamento da lupo.
Nell'autunno del 1968 entravo al Politecnico a Torino.
maghi 19 settembre 2025
il bilancio dice anche che si era colonia e che la situazione è peggiorata molto da allora. Io lo capii quasi subito che la lotta era impossibile e senza speranza di riuscita, nè in modo pacifico, nè violento e lasciai perdere. Comunque imparai molto, in particolare a non fidarmi dello stato. Non me ne sono andato come te, perchè amo troppo la mia terra e vederla distruggere da questo capitalismo selvaggio mi addolora alquanto. Forse se quel movimento avesse prodotto dei buoni frutti, non saremmo arrivati ai livelli attuali di distruzione del territorio, ma battere il capitalismo è impossibile, perchè radicato nell'animo umano, precipuamente nella tendenza all'avidità, e, come l'entropia, può essere solamente rallentato o mantenuto stabile. Peccato, le analisi erano corrette, le idee di fondo giuste. E' mancata la corrispondenza tra i valori del '68 e il valore dei popoli, troppo ripiegati sugli interessi di pancia. Franza o spagna, purchè se magna.
absitiniuriaverbis 20 settembre 2025
Per un attimo sembravamo allineati e la cosa poteva anche preoccuparmi.🤣!
Tutto invece è ritornato nella norma quando hai scritto: ' ...non me ne sono andato come te perché amo troppo la mia terra'.'
È singolare come tu costantemente esprima giudizi gratuiti che oltretutto assomigliano a condanne definitive senza appello e senza dubbio alcuno.
Miracoli della fede, appunto cieca.
Ti ricordo che 'scappare da' è molto diverso da 'andare verso'.
E, in secondo luogo, non hai elementi per sostenere né l'una né l'altra delle situazioni per quanto mi riguardi.
Puoi avere, al massimo, fantasie in proposito.
Che ne sai del perché vivo a Shanghai da oltre 25 anni?
Un avviso ai naviganti:il tuo 'non avere dubbi' è spesso il preludio più affidabile a un disastro annunciato.
Quindi no, io dubito e dubiterò eccome!
Tranne in un caso su cui non ho dubbio alcuno: la tua capacità ad esprimere giudizi errati 🤣!
maghi 20 settembre 2025
la prendi troppo sul personale. Anch'io scapperei più che volentieri, ma la mia dolce metà non è di questo parere, anche se la sua volontà di rimanere abbarbicata a figlie e nipoti sta subendo dei piccoli crolli. La zona dove vivo è troppo cambiata negli ultimi 30-40 anni e non mi ci sento più a mio completo agio. L'inquinamento di tutti i tipi ha raggiunto livelli prossimi al totale disastro sociale, ecologico e ambientale. Ancora resiste la Toscana della mia gioventù nel centro sud, ma ormai siamo quasi da ricovero e la bella fuga si allontana. La maggior parte dei miei coetanei è morta o molto malata e la finestra si sta chiudendo inesorabilmente. Mi toccherà morire con la consapevolezza che non lascio un bel mondo a chi rimane a differenza dei miei predecessori. Ci vorrebbe un miracolo per raddrizzare la situazione di questo mondo e allora oggi andrò in un santuario, ma mi rendo conto che gli uomini di buona volontà sono ormai troppo pochi per essere ascoltati. L'entropia e il libero arbitrio non perdonano.
P.S: i giudizi e le opinioni non possono essere considerate sbagliate, perchè personali. Si può solo non accettarle, poi uno fa come vuole. Come coi vaccini e i buoni consigli.
absitiniuriaverbis 20 settembre 2025
Non entro nel merito di questo tuo ultimo commento.
Però scrivi un 'P.S: i giudizi e le opinioni non possono essere considerate sbagliate, perchè personali. Si può solo non accettarle, poi uno fa come vuole.'
Assolutamente d'accordo con te quando restano riferiti alle opinioni.
Nel caso in esame erano riferiti alla persona e non è né ragionevole né opportuno. Per non dire che è anche contrario alle 'cosiddette regole' del sito che ci ospita.
PS: non ti preoccupare, ammesso e non concesso che tu lo sia, non me la prendo affatto per i tuoi giudizi sulla mia persona; nessun problema.
Primo, non ti conosco e non mi conosci, quindi i tuoi giudizi sono comunque privi di fondamenta.
Secondo, qualora ti conoscessi, dovrei prima stimarti per considerare i tuoi giudizi.
Come vedi non ho motivo di prendermela.
Alla prossima.
maghi 20 settembre 2025
a me pare che i miei giudizi su di te siano frutto di un equivoco. Comunque ti chiedo ugualmente scusa, se ti senti giudicato male. Buona serata.