50 MILA AVVOCATI, UN ALGORITMO E LA LIBERTA' SOTTO ACCUSA

50 MILA AVVOCATI, UN ALGORITMO E LA LIBERTA' SOTTO ACCUSA

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Di Pino Cabras

Come fa notare Glenn Greenwald, «direi che, se si è davvero preoccupati per l’antisemitismo, probabilmente non è una buona idea annunciare agli americani di aver sviluppato tecnologie di intelligenza artificiale per monitorare ciò che dicono su Israele e sugli ebrei, e di disporre di una mega-rete di 50.000 avvocati pronti a citarli in giudizio gratuitamente.»
Il CEO dell’Anti-Defamation League (ADL), Jonathan Greenblatt, afferma che ogni segnalazione di antisemitismo presentata all’ADL viene ora immediatamente analizzata dai loro “sistemi di intelligenza artificiale” per verificare se esista una “opportunità di contenzioso” da inoltrare a una rete di circa “50.000 avvocati”.

«L’anno scorso, in partnership con Gibson Dunn, abbiamo creato qualcosa che si chiama Legal Action Network», racconta Greenblatt a un incontro in una sinagoga di Los Angeles. «Abbiamo riunito 50 dei principali studi legali degli Stati Uniti per creare una sorta di rete attiva a titolo gratuito composta letteralmente da circa 50.000 avvocati».
«E così ora, quando si inserisce una segnalazione di incidente all’ADL, questa viene valutata istantaneamente dai nostri sistemi di IA: c’è un’opportunità di contenzioso? E noi la inoltriamo agli avvocati affinché la esaminino e trovino qualcuno disposto a prendere in carico il caso».

Il problema di un dispositivo di questo tipo è che può facilmente trasformarsi in un apparato maccartista, capace di esercitare pressioni non solo contro l’effettivo antisemitismo, ma anche contro critiche legittime allo Stato di Israele.

Un simile meccanismo rischia di confondere deliberatamente piani diversi: l’odio razziale e religioso, che va contrastato senza ambiguità, e il dissenso politico, che invece dovrebbe essere tutelato come parte essenziale di una società democratica.
Questo approccio fa il paio con misure adottate anche in Europa, da parte di autorità pubbliche, che vanno tutte nella direzione di una drastica compressione della libertà di espressione.

Da ultimo, anche in Italia, con episodi inquietanti come la schedatura di studenti palestinesi e la vicenda dei Vigili del Fuoco colpiti per aver espresso solidarietà al popolo palestinese.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: la trasformazione della solidarietà politica e del dissenso in sospetto ideologico, da monitorare, reprimere e - quando possibile - punire. Una deriva che nulla ha a che vedere con la tutela delle minoranze e molto con il controllo del pensiero. Non a caso figure del calibro di Gasparri e Delrio sono gli alfieri di progetti di legge che intendono blindare una potenza straniera coinvolta in un genocidio da legittime critiche che verranno riclassificate sotto turpi ombre di etichettatura infamante.

Qui - potete ben capire - non è in gioco la lotta all’antisemitismo.

È in gioco la libertà di parola sotto ricatto permanente.

Di Pino Cabras

18.01.2026

Fonte: https://t.me/PinoCabrasPino/7511

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