DI ALCESTE
alcesteilblog.blogspot.it
Roma, 15 settembre 2017
Meditare quello slogan innocente: "L'immaginazione al potere". Lo si è mai fatto? Cosa significa, al fondo delle cose (il fondo vero delle cose), tale proposizione apparentemente lodevole?
Tutta la battaglia contro il nozionismo, la religione in classe, il sette in condotta?
E le parallele guerre a favore del sei politico, del diciotto politico, della promozione a oltranza, dello stravolgimento dei programmi in luogo dell'ecumenismo hippie che ha trasformato severe classi in accampamenti alla Woodstock?
C'è un nesso fra il liberismo angloamericano che seleziona le classi digerenti nelle più costose università e l'assalto definitivo dell'attuale, cenciosa, Tisifone dai capelli rossi alla scuola, l'unica vera ridotta delle nostre essiccate speranze?
Che il 1968, inteso come fenomeno, sia una distorsione del socialismo è indubbio. Alla lunga possiamo dire che ne fu la tomba. Il PCI, già nei primi anni Ottanta, era, di fatto, un partitucolo socialdemocratico, con le sue clientele fidelizzate, e la bandiera inastata della sconfitta, implicita quanto straziante: i suoi capi già sapevano, in attesa di firmare i trattati della resa più umiliante.
La vecchia guardia, temprata dalla guerra, fu esautorata in un decennio. I D'Alema, i Boeri e i Veltroni nacquero allora, fra cappuccini e molotov, uomini senza storia, superficiali, gaudenti, ambiziosissimi, assolutamente privi di quello sguardo e di quella gravità che dovrebbero contraddistinguere un politico.
I D'Alema, le Fedeli, ma anche i Gasparri e gli Storace, o i democristiani alla Casini, ereditarono una nazione ancora viva nei suoi gangli culturali fondamentali. Se ne sono fregati, però. Agiati, rassicurati dai nuovi padroni, al riparo dalle apocalissi, epicurei da balera o da night club. Hanno giocato a fare politica come al Monopoli lasciando scannare qualche fantaccino della riserva.
Sono intrisi di una mediocrità accecante.
Basti ascoltare i loro accenni alla cultura alta: passaggi di maniera, propri di chi ha leggiucchiato un Bignami o un Baedeker e ne ripete i passi salienti davanti a una commissione assonnata e corrotta che ha già deciso per il diciotto politico.
Questi automi non sentono, non comprendono; non li muove la passione (e quando mai?); monumenti, stili, scorci paesaggistici, vallette, dorsi irsuti di colline; affreschi, mirabilie architettoniche, boschetti, torri meridiane, capolavori d'ingegneria; meraviglie artigianali minute, quali si rinvengono in ogni parte d'Italia, epigrafi, profferli, merlature, passetti, targhe, incisioni rupestri: apparizioni diversissime fra loro, eppure fraterne, e capaci di parlare a chiunque; mutevoli in forme e stile, queste epifanie mostrano la medesima radice, come gli aromi di Eraclito originati da un unico fuoco creatore che brucia i più disparati profumi.
Per loro sono pattume.
A tali morti in vita nulla dicono le testimonianze della fede, i mozziconi imperiali, le meravigliose insorgenze medioevali o gli scialbati archetti di stupendi casali persi nelle campagne padane o laziali; non gli parla al cuore l'euritmia, l'amore per i particolari, la bellezza che si fa beffe dell'utile, la stratificazione secolare delle intelligenze che è detta artigianato o mestiere.
In vita mia non li ho mai sentiti citare con commossa reverenza o devozione (e nemmeno con pedanteria accademica) un passo della nostra storia trimillenaria. Non si emozionano di fronte a nulla, non sentono nulla; il loro cinismo menefreghista è rivoltante; e i raccomandati che manovrano, una pletora di straccioni loro simili, con la cartellina debitamente gonfia d'attestazioni d'una burocratica competenza che serve il demone dell'indifferenza, sono altrettanto distaccati, come un chirurgo sociopatico lo è da un paziente che reputa quale ammasso di carne mutuabile.
La Megera oggi alla Pubblica Distruzione è una preclare rappresentante di tale generone ignorantissimo, in tal caso declinato a sinistra.
La sciatteria, le fanfaluche ripetute sin al parossismo, la chiacchiera insistita, l'assenza di pulizia logica, l'imparaticcio in sindacalese hanno lasciato segni indelebili sul suo viso.
Ogni ruga ne racconta la psicologia antiitaliana e pervertita.
Una lunga frequentazione con tali esemplari mi ha reso - crepi la modestia - un sofisticatissimo Lombroso. Aprono bocca, ma so già cosa diranno; inarcano un sopracciglio e leggo intere vite; increspano le labbra e già so dove vanno a parare. Col tempo l'osservazione empirica è sublimata: son divenuto il Linneo di questi clochard culturali; ho elaborato classi e sottoclassi sinistre; in base al censo natale, ai luoghi di nascita, ai riboboli, alle frasi fatte. Se potessi (idealmente) resecare le capocce di Landini, Finocchiaro, Civati, Vendola, Fiano, Berlinguer (uno dei tanti), Pisapia, le metterei in capaci recipienti ialini, a galleggiare inespressive nella formaldeide, ordinate sulla scaffalatura della memoria e del disprezzo, come un sistematico Jeffrey Dahmer del comunismo risentito.
Ma torniamo alla Megera.
Di lei si può dire: è ciò che è.
La tenacia, in lei, ha soppiantato l'intelligenza; il tritume degli slogan la passione; il frontismo da operetta l'amor di patria; l'alterigia della correttezza postmoderna la realtà del tradimento.
Sin dalla più tenera adolescenza Ella ha sobillato, ciarlato, manifestato, cicalato; in interminabili e fumose riunioni sindacali; in inconcludenti e riottosi happening femministi; sgolandosi di fronte a palchi in cui nessuno la stava a sentire; ingombrando Feste dell'Unità e festival transnazionali; strabuzzando le pesanti occhiaie di fronte al maschilismo, di volta in volta cattolicoreazionario, democristiano, berlusconiano, populista; trascolorando, con tetragona indifferenza, dai fasti del socialismo sovietico alla nuance rosa del socialismo negazionista post '89 sin alla sguaiata resa (in uno squassante orgasmo da cupio dissolvi) all'ecumenismo più laido; dalle zeppe con gonna a fiori ai tailleur, dal dito medio al dito indice ammonitore; indaffarata, focosa, ubiqua, rauca, tanto più insulsa quanto più inflessibile, Ella recava la propria inesistente competenza (leggi: la ciancia professionale) verso le più remote regioni del sinistrismo italico; acquattatasi nel godimento dei privilegi quesiti duranti gli anni dello sfascio del PCI, L'Arpia risorse ai nostri tempi attratta dal sentore di carogna di ciò che, in fondo, ha sempre odiato: l'Italia.
Il momento magico. Ora si può tutto: finalmente l'equilibrio, la compostezza, la reverenza, la paziente elaborazione, Natalino Sapegno possono smobilitare: l'immaginazione al potere, dunque!
Con quel misto di fanatismo incrollabile e calcolo peloso (il sinistro come dividuum l'ho descritto in Allegri, ragazzi, tutto il mondo ci deride), la Bassaride cadde definitivamente dalla cavalcatura a pelo del socialismo per ritrovarsi sulla scopa stregonesca del PolCor ultracapitalista. La verità novella feriva ora le nubi dell'incomprensione, trapassandole: il tepore luminoso della rivelazione si spandeva come balsamo sugli occhi stanchi: "Prima ero cieca, ora vedo" avrà detto la sua parte ideologica (l'altra, quella opportunista, era occupata a classificare nei faldoni dell'edacia statalista elenchi di contributi e vitalizî). Finalmente, inaspettatamente, c'era l'occasione per regolare i conti; e farli tornare alla grande. Il catalogo era ricco: immaginazione al potere, abbasso il nozionismo (le poesie a memoria! Le formule trigonometriche a memoria!), il gender, Don Milani, la colonna della tradizione da abbattere, il fastidio dello studio, i diritti come pretesa, l'immeritocrazia, le goliardate, Kunta Kinte, lavorare meno lavorate voi ... i pezzi s'incastravano ... tutto tornava ... la pappa era pronta: come non averci pensato prima! Da Mario Capanna al liberismo c'è un passo di formica, allora! Ecco perché noi sessantottini odiavamo i vecchi comunisti! Perché erano ancora italiani! Pesanti, terragni, mezzo democristiani! Ma ora basta, c'è da distruggere l'ordine, la gerarchia, lo studio assiduo per fondare una parodia di comunismo straccione, un ritrovo hippie di cretini stracciaculo, tutti promossi a prescindere, nigeriani e milanesi, bengalesi e palermitani, genî e somari, fratelle e sorelli, eliminare gli impacci dell'umanesimo (ovvero la storia d'Italia: filosofia, storia, arte), livellare in basso, livellare tutto, dai caproni ai meritevoli, in una sorta di 1984 dove il QI e il valore sono dati trascurabili e ciascuno ha il diritto di sbagliare la consecutio temporum e di accedere al terziario oggi più onnicomprensivo: pulire i cessi.
E ancora abbassare, spianare, indifferenziare, trogloditizzare, annientare tutto ciò che è passato, e quindi profondo, e perciò terribile e incomprensibile, rendere nuovo, arrendersi al nuovo, sveltire, a ogni costo, forgiare omuncoli in serie, ignoranti come zucche, ma specializzati, specializzatissimi (in cosa? Nel pulire i cessi, ovvio). Una spolverata di coseni (giusto un bit), un addolcito ragguaglio sull'Impero Romano (quello delle migrazioni barbariche: Gaio Mario ai Campi Raudii aspettava, infatti, i Cimbri col foglio dello ius soli), tanto PC, tanti diritti civili (la croce non va bene, e nemmeno le salsicce alla mensa) e tanta Anna Frank, bene la pop art, via Manzoni, Ariosto, Giorgione e partiamo con l'insegnamento veloce: rapide, rapidissime lezioni via smartphone, come le pennellate di uno schizofrenico, quiz con caselle da barrare, testi costosissimi e inutili, ricchi di link a cui collegarsi per scaricare la lezione del giorno, dettata da un robot in remoto, e poi, dopo venti o trenta minuti di dura applicazione, superate le forche caudine dell'analisi logica, digitalizzata e col sei politico incorporato, vai coi cartoccetti in classe. Fra Gentile e Gianburrasca la Terribile Erinni ha già deciso: le risorse (provenienti dai negrumeti cooperativi) aggiungeranno quel tocco di anarchia e colore che i nostri straccioni hanno sempre agognato, sin dai recessi del '68, quando, scalcagnati, strafottenti e ottusi, preparavano, sotto inconsapevole dettatura, la propria carriera e la dissoluzione dell'Italia.
Alceste
Fonte: http://alcesteilblog.blogspot.it
Link: http://alcesteilblog.blogspot.it/2017/09/la-stracciona-del-68-e-labolizione.html#more
15.09.2017
DesEsseintes 17 settembre 2017
Vedi come funzionano?
Una oligarchia spietata ci opprime sempre di più...siamo quindi "in crisi" e cosa fanno?
Reagiscono immaginando "il nuovo"?
No, rimpiangono il vecchio, quello stesso identico vecchio che (questa è l'assurdità totale) è stato precisamente lo strumento mediante il quale la stessa oligarchia odierna, prima - per necessità strategiche - ci ha illuso e poi ci ha sconfitto riducendoci in una condizione pre schiavile.
Perché fanno questa sciocchezza?
Per levarsi lo sfizio di fare i signori anziani che lanciano anatemi sulla decadenza del mondo moderno.
Ecco la dimostrazione di quello che dicono le statistiche sulla drammatica diminuzione da alcuni anni a questa parte dei livelli di QI e di quelli di testosterone.
Bastian 17 settembre 2017
Diciamo che potrebbe anche trattarsi di un anatema sulla decadenza del mondo moderno, tuttavia, a fronte del diffuso abbrutimento dei nostri g-g-g-giovani,
finanche ginnasiali, come potremmo altrimenti reagire se non esecrando il sistema scolastico proposto dalla lugubre Infedeli?
Proponi di seguire l’esempio di apparati educativi più raffinati del nostro?
DesEsseintes 17 settembre 2017
Indubbiamente la scuola deve cambiare.
Le materie umanistiche vanno insegnate in modo diverso da quelle scientifiche e tante altre cose che adesso ti risparmio.
Non torniamo al nozionismo e all'autoritarismo di una volta che hanno già fatto abbastanza danni.
MarioG 17 settembre 2017
Ma lei ha frequentato quella stessa scuola nozionistica e autoritaria (e magari anche classista) oppure ha studiato altrove?
Uj Ju 17 settembre 2017
Diciamo che noto che ogni volta che c'è un pezzo di Alceste, DesEsseintes deve commentare in maniera negativa sostenendo che il peggiore dei mali è "l'alcestepensiero". Sarei curioso di conoscere il "DesEsseintes pensiero" perchè di sicuro c'è un pensiero. Esponilo, non fare il femminista.
MarioG 17 settembre 2017
Beh, è vero: tiene molto a metterci sempre in guardia da Alceste e da Blondet. Veda ad esempio nel forum.
Uj Ju 17 settembre 2017
Prima o poi passerò nel forum e mi iscriverò. Questo odio così feroce verso questi due non mi sembra ragionevole da uno che non considero affatto stupido (pur essendo probabilmente un femministoide).
MarioG 17 settembre 2017
Mah, diciamo che uno è piuttosto comunista, l'altro è un radicale
Truman 17 settembre 2017
Dipendesse da me organizzare la scuola, non consentirei a nessuno di studiare scienze se prima non studia il sanscrito e l'aramaico.
MarioG 17 settembre 2017
Bravo! Ma evitando il nozionismo per quanto riguarda il sanscrito: punti più sul sanscrito parlato, sui film in lingua.
(PS. L'ironia ovviamente NON è sul modo di imparare le lingue moderne in detti modi)
Mario Poillucci 17 settembre 2017
Perfetto Truman! Non potrò mai dimenticare, e sempre più apprezzare, il mio professore di Greco al Classico! Soleva ripetere a volte in maniera ossessiva che se un ingegnere, avvocato, medico, scienziato, politico serio, valido imprenditore ecc. non conosce e non ha studiato latino, greco e sanscrito altro non è che un ''vile meccanico''! Ovviamente non intendeva offendere la categoria dei meccanici come noi la intendiamo bensì coloro che con il vero sapere, con la cultura, con l'umanesimo che dovrebbe essere il fondamento della umanità e della cultura intrattiene, invece, un rapporto depravato ed adulterino! Bravissimo Truman!!
SanPap 17 settembre 2017
io sostituirei l'aramaico con il greco.
Primadellesabbie 17 settembre 2017
Guarda che Truman non lo ha detto, ma l'aramaico, che secondo alcuni é un idioma derivato/imposto dalla prigionia babilonese, potrebbe servire a parlare schietto con quelli dello scudo rosso ove se ne presentasse l'occasione. Sì é vero che il capo ha una casa (e che casa!) a Corfù, ma questo non prova che il suo greco antico sia fluente.
SanPap 17 settembre 2017
si lo so; mio padre, un patito per le lingue del medio oriente, lo conosceva bene (era un console e gli servivano per lavoro)
personalmente sono affascinato dal sanscrito, un interesse che mi proviene dal mio professore di lettere che amava tradurre testi buddisti
Tipheus 17 settembre 2017
Bisognerebbe avere la lucidità delle grandi civiltà di innestare un nuovo originale sul vecchio, con continuità. Non "rimpiangere" e basta come fa Alcesti. Ma ci vuole spessore per un'operazione di questo tipo. La nostra civiltà è stata grande per questo in passato. Perché ha saputo evolversi, non tornando all'età della pietra. Se non in alcuni momenti, come le invasioni barbariche, o la peste nera. Forse questo è uno dei tanti medioevi dell'umanità. Ci sarà un nuovo umanesimo in cui la civiltà passata sarà recuperata e si andrà oltre. Alcesti è il Rutilio Namaziano di oggi.
Tipheus 17 settembre 2017
Se non era ironia, è tutta una questione di misura.....
DesEsseintes 17 settembre 2017
Volendolo proprio nobilitare sí.
Immagino avrai visto il film che è passato abbastanza inosservato ma non era niente male (la scena della serva Sabina che parla la lingua sconosciuta è copiata pari pari da Fellini ma per il resto vale la pena).
Antonio 17 settembre 2017
Fra l'altro DesEsseintes è ossessionato dal meticciato. Va anche sul blog del Pedante sotto il nome di "Vincenzo"... A prender schiaffi! Anche lì a menarla con le virtù del meticciato e dei mulatti... Un personaggio seriale piuttosto inquietante...
DesEsseintes 17 settembre 2017
Scusa ma qui stanno arrivando al delirio totale.
D'altronde vi piace Blondet...
Allora, l'utente Anotnio che ho bloccato ma che ho letto perché mi citava all'inizio del suo post afferma che io vado nel blog del Pedante col nome di Vincenzo.
Non è vero ovviamente e uno per affermare una cosa simile solo sulla base delle sue private sensazioni alle quali dà valore di prova significa che è uno squilibrato da sorvegliare.
Il Pedante non lo leggo proprio, tra l'altro.
Primadellesabbie 17 settembre 2017
"... innestare un nuovo originale sul vecchio, con continuità..."
Affinché ci sia la continuità si deve avere conoscenza e comprensione degli archetipi coinvolti nella situazione precedente, ed individuare il modo in cui possano continuare ad avere il loro ruolo con una forma che non ne tradisca l'essenza nella nuova.
Altrimenti é rottura.
Spiegalo ai sedicenti destri che qui abbondano.
Antonio 18 settembre 2017
Dai Vincenzo che il Pedante lo leggi... Ma giusto un PELINO eh...
Truman 18 settembre 2017
Siamo così abituati a sentire che tutto ciò che vale è ciò che galleggia sulle ali del nuovo, della moda o della cosiddetta innovazione tecnologica, che non ci rendiamo più conto, tranne in rari casi, che le conoscenze vere, profonde, provengono da un lontano passato, dalla sapienza degli antichi. Così, gli studenti del classico si lamentano spesso della noia di studiare "lingue morte", senza rendersi conto che la sapienza non muore mai, finché c'è qualcuno o qualcosa in grado di tramandarla. L'ignoranza invece galleggia sullo Zeitgeist e oggi si veste molto spesso dei paroloni della cosiddetta scienza. Quella scienza che costruisce ponti autostradali che crollano dopo pochi anni, mentre gli acquedotti romani al loro fianco resistono tranquilli da millenni e se la ridono. Non credo che la scienza sia un sapere avulso dalla storia umana, perciò credo che un buon sapere scientifico possa solo poggiare su saperi più profondi, che rendano conto della storia umana. Altrimenti questi "scienziati" faranno disastri. Poi sanscrito e aramaico al posto di greco e latino possono anche essere discutibili.