La stracciona del '68 e l'abolizione della scuola

La stracciona del '68 e l'abolizione della scuola

DI ALCESTE

alcesteilblog.blogspot.it

Roma, 15 settembre 2017

Meditare quello slogan innocente: "L'immaginazione al potere". Lo si è mai fatto? Cosa significa, al fondo delle cose (il fondo vero delle cose), tale proposizione apparentemente lodevole?
Tutta la battaglia contro il nozionismo, la religione in classe, il sette in condotta?
E le parallele guerre a favore del sei politico, del diciotto politico, della promozione a oltranza, dello stravolgimento dei programmi in luogo dell'ecumenismo hippie che ha trasformato severe classi in accampamenti alla Woodstock?
C'è un nesso fra il liberismo angloamericano che seleziona le classi digerenti nelle più costose università e l'assalto definitivo dell'attuale, cenciosa, Tisifone dai capelli rossi alla scuola, l'unica vera ridotta delle nostre essiccate speranze?
Che il 1968, inteso come fenomeno, sia una distorsione del socialismo è indubbio. Alla lunga possiamo dire che ne fu la tomba. Il PCI, già nei primi anni Ottanta, era, di fatto, un partitucolo socialdemocratico, con le sue clientele fidelizzate, e la bandiera inastata della sconfitta, implicita quanto straziante: i suoi capi già sapevano, in attesa di firmare i trattati della resa più umiliante.

La vecchia guardia, temprata dalla guerra, fu esautorata in un decennio. I D'Alema, i Boeri e i Veltroni nacquero allora, fra cappuccini e molotov, uomini senza storia, superficiali, gaudenti, ambiziosissimi, assolutamente privi di quello sguardo e di quella gravità che dovrebbero contraddistinguere un politico.
I D'Alema, le Fedeli, ma anche i Gasparri e gli Storace, o i democristiani alla Casini, ereditarono una nazione ancora viva nei suoi gangli culturali fondamentali. Se ne sono fregati, però. Agiati, rassicurati dai nuovi padroni, al riparo dalle apocalissi, epicurei da balera o da night club. Hanno giocato a fare politica come al Monopoli lasciando scannare qualche fantaccino della riserva.
Sono intrisi di una mediocrità accecante.
Basti ascoltare i loro accenni alla cultura alta: passaggi di maniera, propri di chi ha leggiucchiato un Bignami o un Baedeker e ne ripete i passi salienti davanti a una commissione assonnata e corrotta che ha già deciso per il diciotto politico.
Questi automi non sentono, non comprendono; non li muove la passione (e quando mai?); monumenti, stili, scorci paesaggistici, vallette, dorsi irsuti di colline; affreschi, mirabilie architettoniche, boschetti, torri meridiane, capolavori d'ingegneria; meraviglie artigianali minute, quali si rinvengono in ogni parte d'Italia, epigrafi, profferli, merlature, passetti, targhe, incisioni rupestri: apparizioni diversissime fra loro, eppure fraterne, e capaci di parlare a chiunque; mutevoli in forme e stile, queste epifanie mostrano la medesima radice, come gli aromi di Eraclito originati da un unico fuoco creatore che brucia i più disparati profumi.
Per loro sono pattume.

A tali morti in vita nulla dicono le testimonianze della fede, i mozziconi imperiali, le meravigliose insorgenze medioevali o gli scialbati archetti di stupendi casali persi nelle campagne padane o laziali; non gli parla al cuore l'euritmia, l'amore per i particolari, la bellezza che si fa beffe dell'utile, la stratificazione secolare delle intelligenze che è detta artigianato o mestiere.
In vita mia non li ho mai sentiti citare con commossa reverenza o devozione (e nemmeno con pedanteria accademica) un passo della nostra storia trimillenaria. Non si emozionano di fronte a nulla, non sentono nulla; il loro cinismo menefreghista è rivoltante; e i raccomandati che manovrano, una pletora di straccioni loro simili, con la cartellina debitamente gonfia d'attestazioni d'una burocratica competenza che serve il demone dell'indifferenza, sono altrettanto distaccati, come un chirurgo sociopatico lo è da un paziente che reputa quale ammasso di carne mutuabile.
La Megera oggi alla Pubblica Distruzione è una preclare rappresentante di tale generone ignorantissimo, in tal caso declinato a sinistra.
La sciatteria, le fanfaluche ripetute sin al parossismo, la chiacchiera insistita, l'assenza di pulizia logica, l'imparaticcio in sindacalese hanno lasciato segni indelebili sul suo viso.
Ogni ruga ne racconta la psicologia antiitaliana e pervertita.
Una lunga frequentazione con tali esemplari mi ha reso - crepi la modestia - un sofisticatissimo Lombroso. Aprono bocca, ma so già cosa diranno; inarcano un sopracciglio e leggo intere vite; increspano le labbra e già so dove vanno a parare. Col tempo l'osservazione empirica è sublimata: son divenuto il Linneo di questi clochard culturali; ho elaborato classi e sottoclassi sinistre; in base al censo natale, ai luoghi di nascita, ai riboboli, alle frasi fatte. Se potessi (idealmente) resecare le capocce di Landini, Finocchiaro, Civati, Vendola, Fiano, Berlinguer (uno dei tanti), Pisapia, le metterei in capaci recipienti ialini, a galleggiare inespressive nella formaldeide, ordinate sulla scaffalatura della memoria e del disprezzo, come un sistematico Jeffrey Dahmer del comunismo risentito.
Ma torniamo alla Megera.
Di lei si può dire: è ciò che è.
La tenacia, in lei, ha soppiantato l'intelligenza; il tritume degli slogan la passione; il frontismo da operetta l'amor di patria; l'alterigia della correttezza postmoderna la realtà del tradimento.
Sin dalla più tenera adolescenza Ella ha sobillato, ciarlato, manifestato, cicalato; in interminabili e fumose riunioni sindacali; in inconcludenti e riottosi happening femministi; sgolandosi di fronte a palchi in cui nessuno la stava a sentire; ingombrando Feste dell'Unità e festival transnazionali; strabuzzando le pesanti occhiaie di fronte al maschilismo, di volta in volta cattolicoreazionario, democristiano, berlusconiano, populista; trascolorando, con tetragona indifferenza, dai fasti del socialismo sovietico alla nuance rosa del socialismo negazionista post '89 sin alla sguaiata resa (in uno squassante orgasmo da cupio dissolvi) all'ecumenismo più laido; dalle zeppe con gonna a fiori ai tailleur, dal dito medio al dito indice ammonitore; indaffarata, focosa, ubiqua, rauca, tanto più insulsa quanto più inflessibile, Ella recava la propria inesistente competenza (leggi: la ciancia professionale) verso le più remote regioni del sinistrismo italico; acquattatasi nel godimento dei privilegi quesiti duranti gli anni dello sfascio del PCI, L'Arpia risorse ai nostri tempi attratta dal sentore di carogna di ciò che, in fondo, ha sempre odiato: l'Italia.
Il momento magico. Ora si può tutto: finalmente l'equilibrio, la compostezza, la reverenza, la paziente elaborazione, Natalino Sapegno possono smobilitare: l'immaginazione al potere, dunque!

Con quel misto di fanatismo incrollabile e calcolo peloso (il sinistro come dividuum l'ho descritto in Allegri, ragazzi, tutto il mondo ci deride), la Bassaride cadde definitivamente dalla cavalcatura a pelo del socialismo per ritrovarsi sulla scopa stregonesca del PolCor ultracapitalista. La verità novella feriva ora le nubi dell'incomprensione, trapassandole: il tepore luminoso della rivelazione si spandeva come balsamo sugli occhi stanchi: "Prima ero cieca, ora vedo" avrà detto la sua parte ideologica (l'altra, quella opportunista, era occupata a classificare nei faldoni dell'edacia statalista elenchi di contributi e vitalizî). Finalmente, inaspettatamente, c'era l'occasione per regolare i conti; e farli tornare alla grande. Il catalogo era ricco: immaginazione al potere, abbasso il nozionismo (le poesie a memoria! Le formule trigonometriche a memoria!), il gender, Don Milani, la colonna della tradizione da abbattere, il fastidio dello studio, i diritti come pretesa, l'immeritocrazia, le goliardate, Kunta Kinte, lavorare meno lavorate voi ... i pezzi s'incastravano ... tutto tornava ... la pappa era pronta: come non averci pensato prima! Da Mario Capanna al liberismo c'è un passo di formica, allora! Ecco perché noi sessantottini odiavamo i vecchi comunisti! Perché erano ancora italiani! Pesanti, terragni, mezzo democristiani! Ma ora basta, c'è da distruggere l'ordine, la gerarchia, lo studio assiduo per fondare una parodia di comunismo straccione, un ritrovo hippie di cretini stracciaculo, tutti promossi a prescindere, nigeriani e milanesi, bengalesi e palermitani, genî e somari, fratelle e sorelli, eliminare gli impacci dell'umanesimo (ovvero la storia d'Italia: filosofia, storia, arte), livellare in basso, livellare tutto, dai caproni ai meritevoli, in una sorta di 1984 dove il QI e il valore sono dati trascurabili e ciascuno ha il diritto di sbagliare la consecutio temporum e di accedere al terziario oggi più onnicomprensivo: pulire i cessi.

E ancora abbassare, spianare, indifferenziare, trogloditizzare, annientare tutto ciò che è passato, e quindi profondo, e perciò terribile e incomprensibile, rendere nuovo, arrendersi al nuovo, sveltire, a ogni costo, forgiare omuncoli in serie, ignoranti come zucche, ma specializzati, specializzatissimi (in cosa? Nel pulire i cessi, ovvio). Una spolverata di coseni (giusto un bit), un addolcito ragguaglio sull'Impero Romano (quello delle migrazioni barbariche: Gaio Mario ai Campi Raudii aspettava, infatti, i Cimbri col foglio dello ius soli), tanto PC, tanti diritti civili (la croce non va bene, e nemmeno le salsicce alla mensa) e tanta Anna Frank, bene la pop art, via Manzoni, Ariosto, Giorgione e partiamo con l'insegnamento veloce: rapide, rapidissime lezioni via smartphone, come le pennellate di uno schizofrenico, quiz con caselle da barrare, testi costosissimi e inutili, ricchi di link a cui collegarsi per scaricare la lezione del giorno, dettata da un robot in remoto, e poi, dopo venti o trenta minuti di dura applicazione, superate le forche caudine dell'analisi logica, digitalizzata e col sei politico incorporato, vai coi cartoccetti in classe. Fra Gentile e Gianburrasca la Terribile Erinni ha già deciso: le risorse (provenienti dai negrumeti cooperativi) aggiungeranno quel tocco di anarchia e colore che i nostri straccioni hanno sempre agognato, sin dai recessi del '68, quando, scalcagnati, strafottenti e ottusi, preparavano, sotto inconsapevole dettatura, la propria carriera e la dissoluzione dell'Italia.

Alceste

Fonte: http://alcesteilblog.blogspot.it

Link: http://alcesteilblog.blogspot.it/2017/09/la-stracciona-del-68-e-labolizione.html#more

15.09.2017

Commenti (107)

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    1. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Vedi come funzionano?
      Una oligarchia spietata ci opprime sempre di più...siamo quindi "in crisi" e cosa fanno?
      Reagiscono immaginando "il nuovo"?
      No, rimpiangono il vecchio, quello stesso identico vecchio che (questa è l'assurdità totale) è stato precisamente lo strumento mediante il quale la stessa oligarchia odierna, prima - per necessità strategiche - ci ha illuso e poi ci ha sconfitto riducendoci in una condizione pre schiavile.
      Perché fanno questa sciocchezza?
      Per levarsi lo sfizio di fare i signori anziani che lanciano anatemi sulla decadenza del mondo moderno.

      Ecco la dimostrazione di quello che dicono le statistiche sulla drammatica diminuzione da alcuni anni a questa parte dei livelli di QI e di quelli di testosterone.

    2. Bastian 17 settembre 2017

      Diciamo che potrebbe anche trattarsi di un anatema sulla decadenza del mondo moderno, tuttavia, a fronte del diffuso abbrutimento dei nostri g-g-g-giovani,
      finanche ginnasiali, come potremmo altrimenti reagire se non esecrando il sistema scolastico proposto dalla lugubre Infedeli?

      Proponi di seguire l’esempio di apparati educativi più raffinati del nostro?

    3. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Indubbiamente la scuola deve cambiare.
      Le materie umanistiche vanno insegnate in modo diverso da quelle scientifiche e tante altre cose che adesso ti risparmio.
      Non torniamo al nozionismo e all'autoritarismo di una volta che hanno già fatto abbastanza danni.

    4. MarioG 17 settembre 2017

      Ma lei ha frequentato quella stessa scuola nozionistica e autoritaria (e magari anche classista) oppure ha studiato altrove?

    5. Uj Ju 17 settembre 2017

      Diciamo che noto che ogni volta che c'è un pezzo di Alceste, DesEsseintes deve commentare in maniera negativa sostenendo che il peggiore dei mali è "l'alcestepensiero". Sarei curioso di conoscere il "DesEsseintes pensiero" perchè di sicuro c'è un pensiero. Esponilo, non fare il femminista.

    6. MarioG 17 settembre 2017

      Beh, è vero: tiene molto a metterci sempre in guardia da Alceste e da Blondet. Veda ad esempio nel forum.

    7. Uj Ju 17 settembre 2017

      Prima o poi passerò nel forum e mi iscriverò. Questo odio così feroce verso questi due non mi sembra ragionevole da uno che non considero affatto stupido (pur essendo probabilmente un femministoide).

    8. MarioG 17 settembre 2017

      Mah, diciamo che uno è piuttosto comunista, l'altro è un radicale

    9. Truman 17 settembre 2017

      Dipendesse da me organizzare la scuola, non consentirei a nessuno di studiare scienze se prima non studia il sanscrito e l'aramaico.

    10. MarioG 17 settembre 2017

      Bravo! Ma evitando il nozionismo per quanto riguarda il sanscrito: punti più sul sanscrito parlato, sui film in lingua.
      (PS. L'ironia ovviamente NON è sul modo di imparare le lingue moderne in detti modi)

    11. Mario Poillucci 17 settembre 2017

      Perfetto Truman! Non potrò mai dimenticare, e sempre più apprezzare, il mio professore di Greco al Classico! Soleva ripetere a volte in maniera ossessiva che se un ingegnere, avvocato, medico, scienziato, politico serio, valido imprenditore ecc. non conosce e non ha studiato latino, greco e sanscrito altro non è che un ''vile meccanico''! Ovviamente non intendeva offendere la categoria dei meccanici come noi la intendiamo bensì coloro che con il vero sapere, con la cultura, con l'umanesimo che dovrebbe essere il fondamento della umanità e della cultura intrattiene, invece, un rapporto depravato ed adulterino! Bravissimo Truman!!

    12. SanPap 17 settembre 2017

      io sostituirei l'aramaico con il greco.

    13. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Guarda che Truman non lo ha detto, ma l'aramaico, che secondo alcuni é un idioma derivato/imposto dalla prigionia babilonese, potrebbe servire a parlare schietto con quelli dello scudo rosso ove se ne presentasse l'occasione. Sì é vero che il capo ha una casa (e che casa!) a Corfù, ma questo non prova che il suo greco antico sia fluente.

    14. SanPap 17 settembre 2017

      si lo so; mio padre, un patito per le lingue del medio oriente, lo conosceva bene (era un console e gli servivano per lavoro)
      personalmente sono affascinato dal sanscrito, un interesse che mi proviene dal mio professore di lettere che amava tradurre testi buddisti

    15. Tipheus 17 settembre 2017

      Bisognerebbe avere la lucidità delle grandi civiltà di innestare un nuovo originale sul vecchio, con continuità. Non "rimpiangere" e basta come fa Alcesti. Ma ci vuole spessore per un'operazione di questo tipo. La nostra civiltà è stata grande per questo in passato. Perché ha saputo evolversi, non tornando all'età della pietra. Se non in alcuni momenti, come le invasioni barbariche, o la peste nera. Forse questo è uno dei tanti medioevi dell'umanità. Ci sarà un nuovo umanesimo in cui la civiltà passata sarà recuperata e si andrà oltre. Alcesti è il Rutilio Namaziano di oggi.

    16. Tipheus 17 settembre 2017

      Se non era ironia, è tutta una questione di misura.....

    17. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Volendolo proprio nobilitare sí.
      Immagino avrai visto il film che è passato abbastanza inosservato ma non era niente male (la scena della serva Sabina che parla la lingua sconosciuta è copiata pari pari da Fellini ma per il resto vale la pena).

    18. Antonio 17 settembre 2017

      Fra l'altro DesEsseintes è ossessionato dal meticciato. Va anche sul blog del Pedante sotto il nome di "Vincenzo"... A prender schiaffi! Anche lì a menarla con le virtù del meticciato e dei mulatti... Un personaggio seriale piuttosto inquietante...

    19. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Scusa ma qui stanno arrivando al delirio totale.
      D'altronde vi piace Blondet...

      Allora, l'utente Anotnio che ho bloccato ma che ho letto perché mi citava all'inizio del suo post afferma che io vado nel blog del Pedante col nome di Vincenzo.
      Non è vero ovviamente e uno per affermare una cosa simile solo sulla base delle sue private sensazioni alle quali dà valore di prova significa che è uno squilibrato da sorvegliare.

      Il Pedante non lo leggo proprio, tra l'altro.

    20. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      "... innestare un nuovo originale sul vecchio, con continuità..."

      Affinché ci sia la continuità si deve avere conoscenza e comprensione degli archetipi coinvolti nella situazione precedente, ed individuare il modo in cui possano continuare ad avere il loro ruolo con una forma che non ne tradisca l'essenza nella nuova.

      Altrimenti é rottura.

      Spiegalo ai sedicenti destri che qui abbondano.

    21. Antonio 18 settembre 2017

      Dai Vincenzo che il Pedante lo leggi... Ma giusto un PELINO eh...

    22. Truman 18 settembre 2017

      Siamo così abituati a sentire che tutto ciò che vale è ciò che galleggia sulle ali del nuovo, della moda o della cosiddetta innovazione tecnologica, che non ci rendiamo più conto, tranne in rari casi, che le conoscenze vere, profonde, provengono da un lontano passato, dalla sapienza degli antichi. Così, gli studenti del classico si lamentano spesso della noia di studiare "lingue morte", senza rendersi conto che la sapienza non muore mai, finché c'è qualcuno o qualcosa in grado di tramandarla. L'ignoranza invece galleggia sullo Zeitgeist e oggi si veste molto spesso dei paroloni della cosiddetta scienza. Quella scienza che costruisce ponti autostradali che crollano dopo pochi anni, mentre gli acquedotti romani al loro fianco resistono tranquilli da millenni e se la ridono. Non credo che la scienza sia un sapere avulso dalla storia umana, perciò credo che un buon sapere scientifico possa solo poggiare su saperi più profondi, che rendano conto della storia umana. Altrimenti questi "scienziati" faranno disastri. Poi sanscrito e aramaico al posto di greco e latino possono anche essere discutibili.

    1. enricodiba 17 settembre 2017

      Ancora a difendere la scuola italiana, ma quanti anni avete 50?
      La scuola italiana è pessima, se si vedono le classifiche internazionali fa pena insieme a quella americana.
      Fuori c'è un mondo di sistemi scolastici funzionali e ottimi.

    2. marcobaldi 17 settembre 2017

      Ecco la solita autorazzista.
      Strano che gli ingegneri italiani siano ricercattimi all' estero. Per esempio.

      E altrettanto strano che paesi "seri" con "sistemi scolastici funzionali e ottimi" ; tipo la Gran Bretagna ; siano letteralmente COSTRETTI a "importare cervelli" -come s' usa dire oggi- da altri paesi per EVIDENTE mancanza di "materia prima" in loco...

    3. Bastian 17 settembre 2017

      In passato ho avuto modo di confrontarmi con studenti del mondo anglosassone, specie Inglesi e Australiani. Mi sono parsi sin da subito dei mediocri. Chiaro che vi saranno dei Pico della Mirandola anche laggiù, ma ciò non spiega il cosiddetto “ranking universitario”.

      Qualcuno dovrà protestare, non è ammissibile che i primi dieci posti siano occupati da atenei americani o inglesi.

    4. Truman 17 settembre 2017

      Io ho avuto a che fare anche con i laureati. Comunque confermo la sensazione, anche se definirli mediocri mi sembra un complimento verso di loro.

    5. Bastian 17 settembre 2017

      Eppure ne abbiamo molti qui in Italia che vorrebbero “perfezionarsi” al MIT, ad Harvard, alla Stanford, etc.

      Saranno adepti del Severgnini.

    6. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Con la puntuale uscita dell'autorazzista andremo lontano, stiamone certi.

      Ecco qui, questi sono di Shanghai, quindi cinesi che, come tali, figurano al top in quella risibile mappa del QI che ogni tanto compare in rete e, da molti anni, questa loro, é considerata l'indagine di riferimento:

      http://worldtop20.org/global-universities

      Poi, noi ce lo abbiamo più lungo, questo é ovvio, e ove non fosse così, sarebbe colpa del '68.

    7. Truman 17 settembre 2017

      Ho enorme stima degli studenti (e laureati) cinesi, che ho trovato competentissimi. Mi resta qualche dubbio sulla loro inventiva, sulla loro capacità di uscire dal seminato, ma queste sono solo supposizioni. Mi genera maggiori dubbi l'assenza dell'università di Hong Kong dall'elenco di quelle migliori. Voglio essere esplicito, mi era rimasta una sensazione molto buona di quell'università e soprattutto dei laureati, ma alla Cina post-comunista ciò può dare fastidio. Per il resto basta guardare gli indici su cui si basano le classifiche per capire che misurano l'efficienza di industrie nel produrre cervelli a misura del mercato. Io credo che la missione delle scuole dovrebbe essere un pelino diversa.

    8. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Niente da aggiungere a quello che dici qui, credo tu veda giusto.

      PS - Esito a commentare a causa delle mie posizioni troppo radicali sull'argomento scuole.

    9. Bastian 17 settembre 2017

      Che Cinesi, Giapponesi, Russi e Coreani siano meglio preparati è innegabile.
      Continuo a ritenere scadente l'istruzione offerta negli States. Molti
      degli iscritti che brillano nelle università americane giungono
      proprio dai Paesi summenzionati, oltre che dall'Europa.

      Comunque, la rinomata disciplina asiatica si fa sentire in ambito scolastico.

    10. Bastian 17 settembre 2017

      Ma forse è proprio detta disciplina ad impedire che fioriscano dei geni.

    11. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Bastian, sarà anche questione di disciplina anche se bisognerebbe introdurre altri concetti (una quindicina di anni or sono tre di loro, tra i primi inviati all'estero, si sono suicidati insieme in un campus, a Londra, per non aver raggiunto i risultati voluti), ma lo schema é più complesso.

    12. Bastian 17 settembre 2017

      Giusto per chiarire il mio precedente commento: l’ossessione per il risultato può portare ad eventi funesti. Non credo che il sistema
      scolastico asiatico sia applicabile in Europa. Vi sono differenze
      insormontabili a livello di retaggio storico-culturale.

    13. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Da quel che mi dicono, sono meno dispersivi di noi e hanno una grande facilità ad assimilare il modo in cui funziona un meccanismo mentale diverso dal loro, come é quello degli occidentali. Sospetto che il loro meccanismo "comprenda" anche il nostro...e forse non solo quello.

    14. Holodoc 17 settembre 2017

      Gli ingegneri italiani sono ricercatissimi perché la nostra università fa selezione, non fa formazione.
      Solo il 30% degli iscritti a ingegneria in Italia si laurea contro il 95% di chi frequenta una università all'estero.

    15. Bastian 17 settembre 2017

      Credimi, come Truman ho grande rispetto per gli studenti Cinesi. Quel che intendevo dire è che i nostri, e quando dico “nostri” parlo degli Europei, stanno progressivamente perdendo il mordente.

      È chiaro che i Cinesi sentono di avere il vento in poppa. Vogliono questo secolo, lo desiderano ardentemente...

    16. Bastian 17 settembre 2017

      è ciò che fece Pietro I di Russia quando comprese che il Paese era arretrato. Dall’anno 1698 inviò decine, centinaia di giovani a studiare in Germania, Inghilterra, Olanda. Al rientro, questi nuovi intellettuali riformarono il desueto sistema scolastico dell’epoca. L’impero venne letteralmente rivoltato come un calzino, e con ottimi risultati!

    17. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Per primo ci andò lui, nei Paesi Bassi, a lavorare sotto falso nome, in un cantiere navale.
      Si dice anche che andasse di persona sulle navi, nel porto di San Pietroburgo, ad ispezionare e controllare manualmente la qualità delle merci importate.
      Ma non tutti la presero bene, e anzi qualcuno avanzò che la decadenza del sistema imperiale sia stata colpa sua.

    18. Bastian 17 settembre 2017

      Sì, la figura dell’imperatore mutò: un tempo inavvicinabile, ora combatte al fianco delle truppe, conquistandosi sul campo le promozioni. Pietro causò sconcerto presso il popolo minuto.
      L’Italia contemporanea è infestata dagli strelzi: mi chiedo se qualcuno avrà il coraggio di sterminarli, così come fece il giovane Zar.

    19. Simona X 17 settembre 2017

      Ma vedi, l'idiota di cui sopra non sa che se la scuola italiana è diventata pessima è proprio perché ha mutuato il modello scolastico anglosassone, che io conosco molto bene e dall'interno. E tale e quale lo vedo scimmiottato nella scuola italiana.

    20. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Abbiamo gli strelzi ma non abbiamo il Pietro...

    21. Tipheus 17 settembre 2017

      Semmai un tratto dell'Italia, in specie del suo Sud, è stata quella di una incredibile resilienza alla livellazione. Ma siamo all'agonia, se non parte dal nostro profondissimo qualche reazione.

    22. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      ??????????????

      Chi ti valuta i test?
      Se non studi ti fanno ripetere l'anno?
      Studi la storia su manuali o fai riferimento a monografie?
      Studi le materie scientifiche su base teorica?
      Quante interrogazioni orali fai nella scuola anglosassone?

      Quando sei arrivata in Inghilterra? Ieri o sei qui già da qualche giorno?

    23. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Non so nulla di scuola britannica ma sono stato a vedere delle mostre alla National e al British, in particolare una sui vedutisti veneziani, che sono un antico pallino degli inglesi.
      Avevo sempre pensato che fosse una pittura minore, cartoline per chi non aveva ancora la macchina fotografica e invece leggendo i commenti vicino ai quadri e ascoltando l'audioguida mi si è aperto un mondo.
      Dei testi esplicativi di un livello straordinario e non solo per quella.

      Non so se vale ma mi dà l'idea che quando vogliono essere didattici sappiano farlo molto bene.

      PS: anche gli italiani, però.
      C'è stata una mostra a Palazzo Strozzi su Pontormo e Rosso Fiorentino che era uno spettacolo.

    24. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Quella dell'importazione di cervelli, come dici tu, é la forma di colonizzazione contemporanea.

      Impoverisce ulteriormente i Paesi di origine, anche molto poveri, che si accollano i costi degli studi e non usufruiscono delle prestazioni del laureato.

      Credo non sia sfuggito a nessuno la tendenza, espressa da più parti, a voler "selezionare" gli eventuali immigrati per accettarne la presenza.

      Bene, loro sono arrivati prima e lo fanno da sempre.

    25. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Centrato.

      Non hai idea (credo che tu ce l'abbia) quante cose ti si chiariscono se riesci a liberarti da pregiudizi gratificanti ed appiccicosi, senza rinunciare a ciò che sei riuscito a capire per altre vie.

      Poi la perfezione non c'é da nessuna parte, per fortuna.

    26. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Quella che ho visto era Canaletto and his rivals, National, 2010

    27. Bastian 17 settembre 2017

      Per carità cristiana mi asterrò dal parlare della situazione italiana,
      limitandomi a porti un paio di domande: non riesco a comprendere la
      rozzeria dei politicanti inglesi a noi più noti. Il fenomeno Boris
      Johnson come lo spieghi? S’è mai visto un ministro degli Esteri
      del genere in UK? La preparazione di Lavrov è formidabile se
      comparata all’ossigenato ex sindaco di Londra.

      Tra America e Regno Unito c’è un abisso ovviamente, la prima non è che un maleodorante rigurgito, un peso del quale gli Inglesi
      dovettero liberarsi nel Seicento.

    28. Primadellesabbie 17 settembre 2017

      Posso dirti il mio punto di vista. Il declino, o come vuoi chiamarlo, é generalizzato, qualche nazione é crollata subito, qualche altra, con più risorse, tradizioni, rapporti schietti, affinati dal tempo, o altro resiste un po' di più (ma questo si era capito già 40 anni fa).

      B.J. é nato a NY, ha studiato ad Oxford nel giro giusto (e quando succede, caschi il mondo, resti a galla in prima fila), ad un certo punto si era 'distratto' e Cameron, uno dei suoi fellow all'università, lo ha doverosamente reimbarcato e fatto diventare sindaco di Londra.
      Leggi qui il secondo capoverso e ti si chiarisce tutto:
      https://en.wikipedia.org/wiki/Boris_Johnson
      Il padre ha lavorato alla World Bank ed alla European Commission.

      Il rapporto con i cugini americani é complicato, la Thatcher ha venduto le public utilities, ferrovie comprese, a loro, tanto per dire, con i risultati che puoi immaginare.

    29. Bastian 17 settembre 2017

      Grazie dell’imbeccata. Divertente quel passaggio su Wikipedia,
      rigorosamente sigillata e protetta da possibili malintenzionati. Non
      ne esce benissimo Boris, sembra godere di infinite schiere di santi
      in Paradiso.

      Spiace per chi meriterebbe tali posizioni, come sempre.

      La sensazione è che i Russi usufruiscano dei servigi degli ultimi rappresentanti della scuola diplomatica sovietica. Il futuro è nebuloso anche per loro...

    30. Maura 18 settembre 2017

      La mia migliore amica, laureata in fisica con 110 e lode e mezione ( i fisici italiani sono da sempre tra i migliori al Mondo) insegna Oceanografia all'Università di Miami ed è direttrice del CNR oceanografico. Suo figlio americano ha fatto tutte le scuole in ITALIA e anche il Politecnico a Torino. Ora fa i master in USA, ma grazie al sapere che l'ottima scuola italiana gli ha fornito.

    31. Primadellesabbie 18 settembre 2017

      http://www.libreidee.org/2017/08/a-salvare-la-russia-e-stato-andropov-il-kgb-cioe-oggi-putin/

      Ci ho messo un po' a ritrovarlo, ma credo sia pertinente.

    32. riefelis 18 settembre 2017

      Concordo in pieno.

    33. enricodiba 18 settembre 2017

      Come al solito si prendono due esempi come la normalità, auguri...
      http://news.fidelityhouse.eu/istruzione/ocse-boccia-scuola-italiana-studenti-italiani-tra-i-piu-ignoranti-247558.html

    34. DesEsseintes 18 settembre 2017

      È esattamente come dici tu.

    35. enricodiba 18 settembre 2017

      Infatti è una cazzata che gli ingegneri italiani sono ricercati.
      Fammi vedere tutti capi ingegneri che lavorano negli usa con google o Elon Musk.
      Come al solito gli italiani si bevono tutte le cazzate che ascoltano.
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/22/ipsos-italiani-ignoranza-e-pregiudizio/1896251/
      http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/07/16/news/mancano-ingegneri-italiani-e-la-danieli-li-trova-nei-balcani-1.15619694
      http://news.fidelityhouse.eu/istruzione/ocse-boccia-scuola-italiana-studenti-italiani-tra-i-piu-ignoranti-247558.html
      In itaglia ancora non siècapito che i corsi vanno professionalizzati.

    36. Bastian 18 settembre 2017

      Grazie di nuovo! Lo scritto conferma quanto pensavo, il ruolo degli ex membri dei Servizi sovietici è stato ed è tuttora fondamentale. Spiega l'enorme divario in termini di cultura generale che separa lo statista Putin dai nostri satrapi.

    37. fastidioso 18 settembre 2017

      Prova ad andare a contarli nelle Midland inglesi...
      Ah, poi vi sono anche i rumeni gli spagnoli ...tanto per dire della sqqqquola made in UK!

    38. Truman 18 settembre 2017

      Potrebbe essere utile qualche affinamento.
      Intanto a Ingegneria ci sono parecchi professori eccellenti e se vogliono fare gli assenteisti preferiscono altre facoltà. Poi chiaramente anche Ingegneria è piena di baroni (comunque, a occhio, molto meno che a Medicina).
      Mi resta poi la sensazione che a Ingegneria in Italia ci sia ancora parecchio rispetto della tradizione, anche per eredità di quel periodo in cui l'ingegnere era il progettista di opere civili, il che spingeva a inserire materie come Fisica tecnica e Scienza delle costruzioni in tutti i piani di studio.
      Adesso non è più così, ma è rimasta una impostazione più tradizionale delle materie che è poco alla moda, ma fornisce quei vantaggi che citavo per il sanscrito e l'aramaico: fornire fondamenti più che insistere troppo sugli ultimi dettagli della tecnica, il che in periodi di rapido cambiamento aiuta a riconvertirsi.
      Un esempio: chi studiava ingegneria elettronica alla fine degli anni '70 si trovava di fronte a computer grandi come una stanza, programmati a schede, con linguaggi rozzi come il Fortran, usati per applicazioni molto specifiche, ....
      Diciamo che focalizzare troppo sui dettagli tecnici con gli occhi di oggi, degli smartphone e del cloud computing, sarebbe stato un errore.
      Esiste però una forma mentis dell'ingegnere che nelle università italiane viene plasmata bene, potrebbe essere intesa come ampia competenza su svariate materie di base, abilità matematica elevata, abilità a sperimentare, ostinazione nel perseguire i risultati, il tutto sempre associato a delle competenze economiche non banali (piani e costi, tempi e metodi).
      Il metodo anglosassone, ampiamente scimmiottato ultimamente in Italia, è più teso ad insegnare con precisione le pratiche più utili nell'industria di oggi, evitando di perder troppo tempo sui fondamenti. L'effetto è un degrado anche in Italia.
      A parte ciò, ricordo parecchi testi italiani di valore, che non sfiguravano a confronto con quelli degli USA. (Questo soprattutto nei primi anni, perché nelle materie specialistiche il libro di testo è sempre stato qualcosa di meno rigoroso, di solito era un riferimento da integrare con dispense ed articoli).

    39. fastidioso 18 settembre 2017

      e poi c'è da dire che i testi erano avari di "figure"...
      http://goofynomics.blogspot.it/2017/09/la-sinistra-e-listruzione.html

    40. fastidioso 18 settembre 2017

      We introduced the EBacc measure in 2010...

      Forse si sono accorti che c'è qualcosa che non va e stanno cercando di porre rimedio ?

    41. Primadellesabbie 18 settembre 2017

      Per adesso questo EBacc interessa un limitato numero di studenti, contrariamente a quanto valutato quando é stato introdotto.

      Come saprai il business della scuola, é rilevante nel mondo anglosassone, e non riguarda solo l'Università.

      Se ti interessano dati, qui ne trovi abbastanza aggiornati.

      https://www.slideshare.net/CloFatoorehchi/international-higher-education-in-facts-and-figures-2016

    42. enricodiba 18 settembre 2017

      Le solite favolette senza nessun fondamento, fai come ti pare...
      Gli italiani sono meno di altre nazioni in uk, se poi ci conti camerieri è un altro discorso.
      Basta vedere come sono poco considerate le università italiane dagli stranieri; ti prego non iniziare con la balla del perché non facciamo corsi in inglese che mi viene sempre da ridere.
      http://www.study.eu/article/the-study-eu-country-ranking-2017-for-international-students

    43. Nicola Donato 18 settembre 2017

      Sì, mi interesano perchè mia figlia vive in UK e non vuole fare figli perchè diventerebbero come quelli, tanto tonti, che vede uscire , in divisa, dalle scuole

    44. fastidioso 18 settembre 2017

      Ti prometto che leggerò il link, comunque un proverbio del mio paese dice: "Io vengo dal morto e tu mi dici che è vivo !"

    45. Primadellesabbie 18 settembre 2017

      Aaah, les italiens....!

      La cosa più imbarazzante per un italiano fuori dall'Italia sono i compatrioti che non capiscono nulla credendo di capire tutto, e lo danno a vedere in mille occasioni, pensando che gli altri siano scemi.
      Poi ci meravigliamo e ci scandalizziamo quando si tirano le somme, a Bruxelles come ovunque, e ci mangiano la pastasciutta sulla testa.

      Probabilmente é una buona cosa che tua figlia non prolifichi, ma per un motivo diverso da quello che pensa lei.

    46. Filippo Gregoretti 24 settembre 2017

      Ahahah

    1. Bastian 17 settembre 2017

      Geografia, disciplina antica e nobilissima. Difficile non collegare la sua scomparsa dai programmi scolastici ad un malefico progetto di depauperamento culturale indotto.

      La Fedeli riterrà di dover plasmare degli orgogliosi “cittadinidelvillaggioglobale”: che importa se non identificano l’Italia su di un planisfero?

      Grazie per l’articolo.

    2. Proder 17 settembre 2017

      Altrimenti come facciamo ad assomigliare ai cittadini subumani degli usa che non sanno nemmeno in quali continenti si trovano gli Stati che invadono?

    3. fastidioso 18 settembre 2017

      Solo la Geografia?
      Avevano iniziato col latino nelle sqqqqqqqqqquole medie...

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