La stracciona del '68 e l'abolizione della scuola

La stracciona del '68 e l'abolizione della scuola

DI ALCESTE

alcesteilblog.blogspot.it

Roma, 15 settembre 2017

Meditare quello slogan innocente: "L'immaginazione al potere". Lo si è mai fatto? Cosa significa, al fondo delle cose (il fondo vero delle cose), tale proposizione apparentemente lodevole?
Tutta la battaglia contro il nozionismo, la religione in classe, il sette in condotta?
E le parallele guerre a favore del sei politico, del diciotto politico, della promozione a oltranza, dello stravolgimento dei programmi in luogo dell'ecumenismo hippie che ha trasformato severe classi in accampamenti alla Woodstock?
C'è un nesso fra il liberismo angloamericano che seleziona le classi digerenti nelle più costose università e l'assalto definitivo dell'attuale, cenciosa, Tisifone dai capelli rossi alla scuola, l'unica vera ridotta delle nostre essiccate speranze?
Che il 1968, inteso come fenomeno, sia una distorsione del socialismo è indubbio. Alla lunga possiamo dire che ne fu la tomba. Il PCI, già nei primi anni Ottanta, era, di fatto, un partitucolo socialdemocratico, con le sue clientele fidelizzate, e la bandiera inastata della sconfitta, implicita quanto straziante: i suoi capi già sapevano, in attesa di firmare i trattati della resa più umiliante.

La vecchia guardia, temprata dalla guerra, fu esautorata in un decennio. I D'Alema, i Boeri e i Veltroni nacquero allora, fra cappuccini e molotov, uomini senza storia, superficiali, gaudenti, ambiziosissimi, assolutamente privi di quello sguardo e di quella gravità che dovrebbero contraddistinguere un politico.
I D'Alema, le Fedeli, ma anche i Gasparri e gli Storace, o i democristiani alla Casini, ereditarono una nazione ancora viva nei suoi gangli culturali fondamentali. Se ne sono fregati, però. Agiati, rassicurati dai nuovi padroni, al riparo dalle apocalissi, epicurei da balera o da night club. Hanno giocato a fare politica come al Monopoli lasciando scannare qualche fantaccino della riserva.
Sono intrisi di una mediocrità accecante.
Basti ascoltare i loro accenni alla cultura alta: passaggi di maniera, propri di chi ha leggiucchiato un Bignami o un Baedeker e ne ripete i passi salienti davanti a una commissione assonnata e corrotta che ha già deciso per il diciotto politico.
Questi automi non sentono, non comprendono; non li muove la passione (e quando mai?); monumenti, stili, scorci paesaggistici, vallette, dorsi irsuti di colline; affreschi, mirabilie architettoniche, boschetti, torri meridiane, capolavori d'ingegneria; meraviglie artigianali minute, quali si rinvengono in ogni parte d'Italia, epigrafi, profferli, merlature, passetti, targhe, incisioni rupestri: apparizioni diversissime fra loro, eppure fraterne, e capaci di parlare a chiunque; mutevoli in forme e stile, queste epifanie mostrano la medesima radice, come gli aromi di Eraclito originati da un unico fuoco creatore che brucia i più disparati profumi.
Per loro sono pattume.

A tali morti in vita nulla dicono le testimonianze della fede, i mozziconi imperiali, le meravigliose insorgenze medioevali o gli scialbati archetti di stupendi casali persi nelle campagne padane o laziali; non gli parla al cuore l'euritmia, l'amore per i particolari, la bellezza che si fa beffe dell'utile, la stratificazione secolare delle intelligenze che è detta artigianato o mestiere.
In vita mia non li ho mai sentiti citare con commossa reverenza o devozione (e nemmeno con pedanteria accademica) un passo della nostra storia trimillenaria. Non si emozionano di fronte a nulla, non sentono nulla; il loro cinismo menefreghista è rivoltante; e i raccomandati che manovrano, una pletora di straccioni loro simili, con la cartellina debitamente gonfia d'attestazioni d'una burocratica competenza che serve il demone dell'indifferenza, sono altrettanto distaccati, come un chirurgo sociopatico lo è da un paziente che reputa quale ammasso di carne mutuabile.
La Megera oggi alla Pubblica Distruzione è una preclare rappresentante di tale generone ignorantissimo, in tal caso declinato a sinistra.
La sciatteria, le fanfaluche ripetute sin al parossismo, la chiacchiera insistita, l'assenza di pulizia logica, l'imparaticcio in sindacalese hanno lasciato segni indelebili sul suo viso.
Ogni ruga ne racconta la psicologia antiitaliana e pervertita.
Una lunga frequentazione con tali esemplari mi ha reso - crepi la modestia - un sofisticatissimo Lombroso. Aprono bocca, ma so già cosa diranno; inarcano un sopracciglio e leggo intere vite; increspano le labbra e già so dove vanno a parare. Col tempo l'osservazione empirica è sublimata: son divenuto il Linneo di questi clochard culturali; ho elaborato classi e sottoclassi sinistre; in base al censo natale, ai luoghi di nascita, ai riboboli, alle frasi fatte. Se potessi (idealmente) resecare le capocce di Landini, Finocchiaro, Civati, Vendola, Fiano, Berlinguer (uno dei tanti), Pisapia, le metterei in capaci recipienti ialini, a galleggiare inespressive nella formaldeide, ordinate sulla scaffalatura della memoria e del disprezzo, come un sistematico Jeffrey Dahmer del comunismo risentito.
Ma torniamo alla Megera.
Di lei si può dire: è ciò che è.
La tenacia, in lei, ha soppiantato l'intelligenza; il tritume degli slogan la passione; il frontismo da operetta l'amor di patria; l'alterigia della correttezza postmoderna la realtà del tradimento.
Sin dalla più tenera adolescenza Ella ha sobillato, ciarlato, manifestato, cicalato; in interminabili e fumose riunioni sindacali; in inconcludenti e riottosi happening femministi; sgolandosi di fronte a palchi in cui nessuno la stava a sentire; ingombrando Feste dell'Unità e festival transnazionali; strabuzzando le pesanti occhiaie di fronte al maschilismo, di volta in volta cattolicoreazionario, democristiano, berlusconiano, populista; trascolorando, con tetragona indifferenza, dai fasti del socialismo sovietico alla nuance rosa del socialismo negazionista post '89 sin alla sguaiata resa (in uno squassante orgasmo da cupio dissolvi) all'ecumenismo più laido; dalle zeppe con gonna a fiori ai tailleur, dal dito medio al dito indice ammonitore; indaffarata, focosa, ubiqua, rauca, tanto più insulsa quanto più inflessibile, Ella recava la propria inesistente competenza (leggi: la ciancia professionale) verso le più remote regioni del sinistrismo italico; acquattatasi nel godimento dei privilegi quesiti duranti gli anni dello sfascio del PCI, L'Arpia risorse ai nostri tempi attratta dal sentore di carogna di ciò che, in fondo, ha sempre odiato: l'Italia.
Il momento magico. Ora si può tutto: finalmente l'equilibrio, la compostezza, la reverenza, la paziente elaborazione, Natalino Sapegno possono smobilitare: l'immaginazione al potere, dunque!

Con quel misto di fanatismo incrollabile e calcolo peloso (il sinistro come dividuum l'ho descritto in Allegri, ragazzi, tutto il mondo ci deride), la Bassaride cadde definitivamente dalla cavalcatura a pelo del socialismo per ritrovarsi sulla scopa stregonesca del PolCor ultracapitalista. La verità novella feriva ora le nubi dell'incomprensione, trapassandole: il tepore luminoso della rivelazione si spandeva come balsamo sugli occhi stanchi: "Prima ero cieca, ora vedo" avrà detto la sua parte ideologica (l'altra, quella opportunista, era occupata a classificare nei faldoni dell'edacia statalista elenchi di contributi e vitalizî). Finalmente, inaspettatamente, c'era l'occasione per regolare i conti; e farli tornare alla grande. Il catalogo era ricco: immaginazione al potere, abbasso il nozionismo (le poesie a memoria! Le formule trigonometriche a memoria!), il gender, Don Milani, la colonna della tradizione da abbattere, il fastidio dello studio, i diritti come pretesa, l'immeritocrazia, le goliardate, Kunta Kinte, lavorare meno lavorate voi ... i pezzi s'incastravano ... tutto tornava ... la pappa era pronta: come non averci pensato prima! Da Mario Capanna al liberismo c'è un passo di formica, allora! Ecco perché noi sessantottini odiavamo i vecchi comunisti! Perché erano ancora italiani! Pesanti, terragni, mezzo democristiani! Ma ora basta, c'è da distruggere l'ordine, la gerarchia, lo studio assiduo per fondare una parodia di comunismo straccione, un ritrovo hippie di cretini stracciaculo, tutti promossi a prescindere, nigeriani e milanesi, bengalesi e palermitani, genî e somari, fratelle e sorelli, eliminare gli impacci dell'umanesimo (ovvero la storia d'Italia: filosofia, storia, arte), livellare in basso, livellare tutto, dai caproni ai meritevoli, in una sorta di 1984 dove il QI e il valore sono dati trascurabili e ciascuno ha il diritto di sbagliare la consecutio temporum e di accedere al terziario oggi più onnicomprensivo: pulire i cessi.

E ancora abbassare, spianare, indifferenziare, trogloditizzare, annientare tutto ciò che è passato, e quindi profondo, e perciò terribile e incomprensibile, rendere nuovo, arrendersi al nuovo, sveltire, a ogni costo, forgiare omuncoli in serie, ignoranti come zucche, ma specializzati, specializzatissimi (in cosa? Nel pulire i cessi, ovvio). Una spolverata di coseni (giusto un bit), un addolcito ragguaglio sull'Impero Romano (quello delle migrazioni barbariche: Gaio Mario ai Campi Raudii aspettava, infatti, i Cimbri col foglio dello ius soli), tanto PC, tanti diritti civili (la croce non va bene, e nemmeno le salsicce alla mensa) e tanta Anna Frank, bene la pop art, via Manzoni, Ariosto, Giorgione e partiamo con l'insegnamento veloce: rapide, rapidissime lezioni via smartphone, come le pennellate di uno schizofrenico, quiz con caselle da barrare, testi costosissimi e inutili, ricchi di link a cui collegarsi per scaricare la lezione del giorno, dettata da un robot in remoto, e poi, dopo venti o trenta minuti di dura applicazione, superate le forche caudine dell'analisi logica, digitalizzata e col sei politico incorporato, vai coi cartoccetti in classe. Fra Gentile e Gianburrasca la Terribile Erinni ha già deciso: le risorse (provenienti dai negrumeti cooperativi) aggiungeranno quel tocco di anarchia e colore che i nostri straccioni hanno sempre agognato, sin dai recessi del '68, quando, scalcagnati, strafottenti e ottusi, preparavano, sotto inconsapevole dettatura, la propria carriera e la dissoluzione dell'Italia.

Alceste

Fonte: http://alcesteilblog.blogspot.it

Link: http://alcesteilblog.blogspot.it/2017/09/la-stracciona-del-68-e-labolizione.html#more

15.09.2017

Commenti (107)

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    1. fabtravel.altervista.org 27 settembre 2017

      Questo articolo mi ha fatto fare una riflessione: al giorno d'oggi con n chi se la prenderebbero le brigate rosse? Con Giornalisti paghettati, giudici collusi, sindacalisti traditori, politici del compromesso????
      Mi viene da pensare ma so che sto sbagliando che alla società può essere utile un legno oscuro che giudica con leggi proprie..... Una giustizia suprema come quella divina che fa pensare bene a chi promulga leggi e regolamenti a cosa potrebbero andare incontro .... Il job act....salva banche....

    1. Filippo Gregoretti 24 settembre 2017

      Articolo eccezionale, grazie

    1. Tipheus 19 settembre 2017

      Secondo me "fastidioso", anche se non fosse un addetto ai lavori, ha ragione. Si chiamano "prove strutturate", in cui lo sforzo dello studente è minimo (mettere una crocetta sulla risposta giusta, decidere solo V o F, etc.), poi ci sono le "semistrutturate" (riempire con una, UNA SOLA PAROLA, uno spazio vuoto di puntini di sospensione). Le "non strutturate", tipo i "temi" in tutti i manuali di pedagogia moderna (e nelle scuole anglosassoni) sono considerate cose "avanzatissime", da evitare, etc. etc. Si educano i ragazzi a non pensare. Dice il commentatore sopra: ma avete tutti 50 anni? Purtroppo sì. E mi ricordo bene che a scuola elementare facevo almeno un tema al mese, mentre i miei figli no, e questo ha determinato una PEGGIORE, non MIGLIORE, capacità di traduzione in testo scritto del proprio pensiero. Non voglio tornare al passato sic et simpliciter, c'erano anche un po' di ragnatele, ma la scuola è stata volutamente distrutta. Inutile negarlo.

    2. fastidioso 19 settembre 2017

      L'ultimo esame sostenuto da mio figlio al Polit di Torino:
      10 domande chiuse (le crocette, tempo disponibile 10 min.)
      3 esercizi (tempo disponibile 30 min.)

      Superato da 5 su 60!

      Non è la solita barzelleta "Senza parole" !

      Aveva ragione Truman, mi sembra, la scuola italiana (attuale) seleziona, non forma !

      Ai miei tempi, 40 anni or sono, scritto e (se superato almeno con 16 o 18 , secondo la materia,) orale!

    1. natascia 18 settembre 2017

      Già espressi i miei pensieri sulle sinistre. La debolezza originaria della mancanza di sicurezza economica, deve essere sopperita da una robusta se non robustissima preparaziore culturale unita ad una integerrima incorruttibiluta' morale. Solo così le sinistre riescono a reggere e e talvolta
      vincere nela gestione della cosa pubblica. Nessuna mollezza può essere condonata a chi non possiede nulla di partenza e crede di arricchirsi a spese dello Stato. L'Idea di azienda pubblica questo deve essere, icorruttibile , eccellente, in uno stato in cui con i conti in ordine si affrontino le sfide sociali ed economiche che si presentano. Assistiamo oggi al loro annientamento proprio per la cialtroneria tipica di chi non studia,non si lava, e si fida di chi i denari li ha da sconfinate, generazioni.

    1. fastidioso 18 settembre 2017

      "dal 67 al 73!"

      E già, l'ondata di piena non era ancora arrivata, sei stata fortunata!

    1. Tex42 18 settembre 2017

      Testimonianza molto interessante, ringrazio di averla condivisa.

    1. fastidioso 18 settembre 2017

      e in più, è invalso l'uso che gli esami si sostengano su domande chiuse da "crocettare" !
      Mancando l'obbligo di esposizione dell'argomento (che una volta avveniva tra esaminando e docente) viene meno anche l'uso ad un coordinamento del pensiero.

    2. Primadellesabbie 18 settembre 2017

      Qui, di tutta evidenza, non sai di cosa parli.

    3. fastidioso 18 settembre 2017

      E qui ti rispondo come ho risposto a enricodiba:
      "Io vengo dal morto e tu mi dici che è vivo !"

    4. Primadellesabbie 18 settembre 2017

      É totalmente ininfluente quello che rispondi, e lo sai anche tu.

    1. riefelis 18 settembre 2017

      Non avete ancora capito quale siano le vere cause della situazione scolastica e universitaria? Eppure è tutto così evidente e non bisogna scomodare nessun complotto dei cosiddetti poteri forti.
      Tutto dipende dall'atavica e eterna incapacità degli italiani di amministare la cosa pubblica.
      Dalle elementari ai licei tutto è lasciato un po' alla volontà del singolo dipendente statale indolente mentre nelle università tutto soggiace alle logiche delle baronie.
      I politici e la diregenza di alto livello del MIUR poi aggiungono qualcosa di loro storpiando programmi con presunti elementi di modernità.

    1. a-zero 18 settembre 2017

      La mia esperienza da genitore di scolarizzati:

      - la gara della maggior parte dei borghesucci e stare nella classe dove ci sono meno poveri e meno immigrati. Il o la preside non fa sorteggi ed esce sempre la classe ghetto. se ti vai a lamentare dice che sei razzista.

      In realtà, secondo me, il razzismo serve a celare il ben più ampio classismo

      Ma poi non capisco:

      "family day"

      "election day"

      "diobono day"

      tutte queste cose anglofile le ha introdotte la destra.

    2. fabtravel.altervista.org 29 settembre 2017

      Ministero del WELFARE..... Casapound.... L'imperialismo culturale è dilagante ..... Speriamo che la brexit si porti via anche l'inglese e la sua arroganza

    1. a-zero 18 settembre 2017

      Ma tutto sto intellettualismo di destra manierato per dire questi concetti semplici, semplici a portata del sistema nervoso simpatico di tutti:

      Destra = pulito, bello, sano

      Sinistra = sporco, brutto, malato

      Bastava scrivere queste due equazioni da mandare a nozione e voi vi siete letti tutto
      questo papiro di esercizio letterario. Ah, ah, ah ....

      Alceste pensiero:

      "I negri non sono introspettivi"

      Allora nel dubbio, meno?

      "Viva gli italiani terrigni, indisciplinati e veraci"

      Abbasso gli africani terrigni, indisciplinati e veraci.

      Avte rotto le palle, giustamente, all'intellettualismo di sinistra, per scirvene con un intellettuale di destra (ex sx?) prostatico all'insopportabile.

      Ma godetevi la casa di riposo e non state sempre sul tablet!

    1. Uj Ju 18 settembre 2017

      Lei è ancora femminista?

    1. Ronte 18 settembre 2017

      "Senza teoria rivoluzionaria la rivoluzione proletaria non può vincere..." (Trotsky).
      Qui sta il punto caro Alceste. E non c'entra nulla il 'figlio dei fiori'; a proposito, ha mai parlato con qualcuno di loro? Il '68 è da considerarsi un periodo pre-rivoluzionario, una fase in cui tutto stava cambiando: musica, cinema, rapporti sociali, emancipazione in generale (in classe gli insegnanti di italiano presentavano alla lavagna versi delle canzoni di Francesco Guccini). E che dire delle conquiste sul lavoro e diritti civili ottenuti grazie alle dure lotte? Il ferro era caldo per essere battuto. E' mancato un Partito che sapesse guidare e non frazionare l'enorme potenziale che si stava esprimendo in quegli anni. Ma quel tradimento iniziò il percorso con il Togliatti (fedele stalinista, controrivoluzionario) e proseguito da Berlinguer (consociativismo espresso chiaramente nel 'compromesso storico'). Il resto è storia recente...
      Un consiglio all'articolista: meno aggettivi e più sostanza nella stesura.

    2. DesEsseintes 18 settembre 2017

      Sono d'accordo in generale, soprattutto sulla grande differenza di qualità fra la produzione cinematografica e musicale degli anni 50-80 e quella di oggi.
      Su altre questioni ho più dubbi.
      Siamo sicuri che il problema sia stata la mancanza di un partito?
      Perché il partito ha tradito?
      Perché il popolo che sapeva perfettamente del tradimento non è intervenuto?
      Ma la cosa più importante: siamo sicuri che le grandi conquiste contrattuali dei lavoratori sono state dovute alle "dure lotte" (che ci sono state) e non al fatto che

      1) venivano concesse per paura che la gente votasse comunista

      2) il costo di quelle concessioni veniva scaricato interamente sui lavoratori del terzo mondo?

      Oggi che i rapporti neo coloniali non possono più rimanere quelli di una volta, ossia in altri termini che ci troviamo in mezzo alla globalizzazione e quindi le contraddizioni interne dei paesi occidentali non possono più essere esportate/scaricate nei paesi poveri;
      e che l'URSS da tenere a bada non esiste più;
      quelle concessioni sono state cancellate in un batter d'occhio SENZA GROSSE PROTESTE DA NESSUNA PARTE.

      C'è qualcosa che ci sfugge su quale è il vero trigger che porta alla rivolta popolare e dovremmo rifletterci con urgenza.

    3. Ronte 18 settembre 2017

      Le obbiezioni non tengono di conto che quello, di fatto, era un periodo di transizione, ovvero il fermento antecedente l'organizzazione politica vera e propria. Il PCI mascherato da comunista (nelle sezioni si vedevano mescugli quali: immagini di Lenin, Stalin, Togliatti, Gramsci...), trappola indecente che disorientò e confuse milioni di persone...
      Ciò che sfugge si potrebbe rintracciare nella rilettura dei principi marxisti-leninisti. Difficile certo, vista la condizione mentale dei più, ma quella è l'unica strada.

    1. ignorans 17 settembre 2017

      La società non insegna come prendersi cura di sé stessi e degli altri, i genitori neppure. Poveri cari, devono imparare tutto da soli, sbattendo più volte la capoccia.
      Anche l'aramaico e il sanscrito servono a poco. Bisogna capire di essere stati educati da gente malata, da una società malata e quindi rieducarsi da soli. Chi cerca qualcosa trova.

    1. Giuliano 17 settembre 2017

      Alceste scrive molto bene e ha spesso ragione, ma sembra spiegare tutti i mali della contemporaneità con la carenza di cultura umanistica, inoltre la sua analisi non è mai seguita da una parte propositiva. A scuola, più che indugiare troppo su Manzoni e Ariosto, bisognerebbe parlare di economia, ed.civica, temi ambientali, lavoro, materie che collegano l'individuo al sistema di cui fa parte , di cui abbiamo troppa poca consapevolezza al liceo.

    2. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Ma magari stesse parlando della cultura umanistica.
      Sta parlando dei righelli sulle mani e tutto l'armamentario autoritario trombonistico tipo Troisième République...proprio come Costanzo Preve che in una conversazione con l'idiot savant Fusaro rimpiange la vecchia Francia in cui (giuro) il marito dava del "vous" alla moglie.
      Vogliamo tradurre?
      "Ora che sono vecchio pur di tornate giovanotto accetterei gli schiaffoni di papà e del professore".

      LO SANNO TUTTI che il '68 è una reazione alla Troisième République da loro e da noi alla scuola classista di Gentile.
      Erano tutti stronxxi quei ragazzi o qualche ragione ce l'avevano?

      No, ma studiamo il sanscrito che risolviamo.

    3. Uj Ju 17 settembre 2017

      Io non credo che il '68 sia "solo" una reazione all'autoritarismo di quei tempi. Non mi pare credibile dato che molto di quel '68 era "pompato" e di quel '68 quasi tutto l'apparato ideologico è considerato valido ancora oggi da soggetti che non brillano di certo per indipendenza culturale e morale.

    4. fastidioso 18 settembre 2017

      Il solo fatto che il vento 68ino venisse dagli USA (e getta) mi dà da pensar male...

    1. DesEsseintes 17 settembre 2017

      Voi parlate dell'Università.
      Il problema è dall'asilo al liceo, è lì che devono radicalmente cambiare i programmi.

      Certo che se poi ve ne uscite col sanscrito e l'aramaico...(anche se molto giusta l'osservazione di PdS a proposito degli scudi rossi)...

    2. fastidioso 18 settembre 2017

      In effetti, se l'Infedele vuole vestire i maschietti di rosa e le femminucce di azzurro vuol dire che bisogna reiniziare dall'asilo, poi magari rendere obbligatorio il latino alle medie e infine non ridurre a 4 anni la durata dei licei

    1. --<>-- --<>-- 17 settembre 2017

      La scuola italiana, i giovani, non solo li fa maturare, va oltre .... Li fa marcire.

    1. Mario Poillucci 17 settembre 2017

      Magnifico post egregio Alceste però, ribadisco, l'invettiva, la protesta anche dotta e gradevolissima da leggere restano un flatus vocis! Il ''nodo di Gordio'' DEVE essere sciolto con la spada! Il resto è un corollario!

    2. clausneghe 17 settembre 2017

      Ma prima bisogna estrarla dalla roccia, la spada..
      Abbiamo noi uno capace di estrarla?

    1. Truman 17 settembre 2017

      Due noterelle.
      1) Wu Ming ("La salvezza di Euridice") insinua il sospettto che l'immaginazione sia sempre stata al potere, cito la citazione: "Paul Veyne, rovesciando lo slogan del Sessantotto parigino, ha scritto che «l’immaginazione è al potere da sempre» [P. Veyne, I Greci hanno creduto ai loro miti?, il Mulino, Bologna 1984, p. 6.]"
      2) Alceste sembra dire che il 68 sisa stato la fine del socialismo: "Che il 1968, inteso come fenomeno, sia una distorsione del socialismo è indubbio. Alla lunga possiamo dire che ne fu la tomba." Qui vorrei ricordare Moroni e Balestrini sul 77: "II ‘77 non fu come il ‘68. Il ‘68 fu contestativo, il ‘77 fu radicalmente alternativo. Per questo motivo la versione “ufficiale” definisce il ‘68 come buono e il ‘77 come cattivo;
      infatti il ‘68 é stato recuperato, mentre il ‘77 é stato annientato.
      Per questo motivo il ‘77, a differenza del ‘68, non potrà mai essere un
      anno di facile celebrazione." https://comedonchisciotte.org/1977-lanno-di-frontiera/

    2. Cataldo 19 settembre 2017

      Il 77 è stato bruciato sopratutto dall'eroina, che venne fuori dal cilindro magico giusto a tempo.

    1. Annibale Manstretta 17 settembre 2017

      Penitentiagite! Enim appropinquabit regnum caelorum..

    2. Truman 17 settembre 2017

      Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
      ...
      Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
      un tempo per gemere e un tempo per ballare.
      ...

      un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

    3. Mario Poillucci 17 settembre 2017

      Non dica penitenziagite siccome l'Inquisizione è in agguato! Per il resto credo ,ogni eccezione rimossa e con amplissima facoltà di prova, che già impazza ed imperversa regnum CAECORUM!!

    1. Vamos a la Muerte 17 settembre 2017

      Articolo bellissimo e amarissimo allo stesso tempo.
      Stiamo assistendo (mi riferisco ovviamente ai Non Lobotomizzati, oramai una piccola minoranza) giorno dopo giorno, passo dopo passo, alla distruzione dell'Italia: Renzi, D'Alema, Veltroni, Boschi, l'Arpia Rossa eccetera eccetera eccetera sono la dimostrazione che la democrazia è soltanto un'ideologia folle come tante altre.

    2. Tizio8020 17 settembre 2017

      Sarebbe forse vero se 'sti buffoni qualcuno li avesse votati.
      Sono invece dicesi direttamente dalle mutande dei padroni, agli scranni che occupano con tanta protervia e pochissime capacità.

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