25 Aprile: buona festa dell'Occupazione

25 Aprile: buona festa dell'Occupazione
Roma, 25 aprile 2022

Di Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Mai come oggi, 25 aprile 2022, capiamo di essere sotto occupazione. Ricorre la "Liberazione" dal nazifascismo che fu sconfitto nel 1945, ma 77 anni dopo ci ritroviamo così come vedete e come vivete ogni giorno.

La finanza e il suo emissario - killer che governano lo Stato; l'Unione Europea che ci impone le leggi della grande economia, del commercio, della disoccupazione e della precarietà; l'Organizzazione Mondiale della Sanità che sta riconfigurando il nostro Sistema Sanitario e ci detta come dobbiamo curarci, mentre Big Pharma ordina di inocularsi i suoi prodotti senza la cui somministrazione, ormai, non possiamo neppure andare a lavorare; la Nato che ci fa foraggiare di armi la guerra altrui che chiamano Resistenza, mentre noi esponiamo le bandiere dalla Pace, quella pace che ormai non c'è più. O forse che non c'è mai stata, visto che siamo inchiodati da decine di basi militari a stelle e strisce, esattamente da 77 anni.

Mentre viviamo a zig zag tra macerie economiche, sociali e civili, non possiamo però dimenticare. L'Occupazione di oggi, e quella di ieri, a cui migliaia di giovani si ribellarono.

Ogni generazione ha le sue pene ed i suoi eroi. E l'esempio è ciò che forse, prima o poi, ci farà risvegliare e smettere di subire.

La lettera di Giacomo Ulivi, giovanissimo martire dell'ultima Resistenza:

Cari amici, vi vorrei confessare, innanzi tutto, che tre volte ho strappato e scritto questa lettera. L’avevo iniziata con uno sguardo in giro, con un sincero rimpianto per le rovine che ci circondano. Dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi.

Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti.

Non voglio sembrarvi un Savonarola che richiami al flagello.

Vorrei che con me conveniste quanto ci sentiamo impreparati, e gravati di recenti errori, e pensassimo al fatto che tutto noi dobbiamo rifare. Tutto dalle case alle ferrovie, dai porti alle centrali elettriche, dall’industria ai campi di grano.

Ma soprattutto, vedere, dobbiamo fare noi stessi: è la premessa per tutto il resto.

Mi chiederete, perchè rifare noi stessi, in che senso?

Ecco, quanti di noi sperano nella fine di questi casi tremendi, per iniziare una laboriosa e quieta vita, dedicata alla famiglia ed al lavoro? Benissimo: è un sentimento generale, diffuso e soddisfacente.

Ma, credo, lavorare non basterà: nel desiderio invincibile di “quiete”, anche se laboriosa, è il segno dell’errore.

Perché in questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica.

E’ il tremendo, il più terribile, credetemi, risultato di un’opera di diseducazione ventennale, di diseducazione o di educazione negativa, che martellando per vent’anni da ogni lato, è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi.

Fondamentale quello della “sporcizia” della politica che mi sembra sia stato inspirato per due vie. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è lavoro di “specialisti”. Duro lavoro, che ha le sue esigenze: e queste esigenze, come ogni giorno si vedeva, erano stranamente consimili a quelle che stanno alla base dell’opera di qualunque ladro e grassatore.

Teoria e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni attività politica. Comodo eh?

Lasciate fare a chi può e chi deve; voi lavorate e credete, questo dicevano: e quello che facevano lo vediamo ora nella vita politica -se vita politica vuol dire soprattutto diretta partecipazione ai casi nostri – Ci siamo scaraventati dagli eventi.

Qui sta la nostra colpa, io credo: come mai, noi italiani, con tanti secoli di esperienza, usciti da una meraviglioso processo di liberazione, in cui non altri che i nostri nonni dettero prova di qualità uniche in Europa, di un attaccamento alla cosa pubblica, il che vuol dire a se stessi, senza esempio forse, abbiamo abdicato, lasciato ogni diritto, di fronte a qualche vacua, rimbombante parola? Che cosa abbiamo creduto?

Creduto grazie al cielo niente ma in ogni modo ci siamo lasciati strappare di mano tutto, da una minoranza inadeguata, moralmente ed intellettualmente. Questa ci ha depredato, buttato in un’avventura senza fine; e questo è il lato più “roseo” credo.

Il brutto è che le parole e gli atti di una minoranza hanno intaccato la posizione morale, la mentalità di molti di noi.

Credetemi, la “cosa pubblica” è noi stessi; ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, una parola grossa e vuota, come “patriottismo” o amore per la madre che in lacrime e in catene ci chiama, visioni barocche, che se lievito meraviglioso di altre generazioni.

Noi siamo falsi con noi stessi, ma non dimentichiamo noi stessi, in una leggerezza tremenda. Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo, insomma, che ogni sua sciagura, è sciagura nostra, come ora soffriamo per l’eterna miseria in cui il nostro paese è caduto: se lo avessimo sempre tenuto presente, come sarebbe successo questo?

L’egoismo – ci dispiace sentire questa parola – è come una doccia fredda, vero? Sempre, tutte le pillole ci sono state propinate col dolce intorno: tutto è stato ammantato di retorica.

Facciamoci forza, impariamo a sentire l’amaro; non dobbiamo celarlo con un paravento ideale, perché nell’ombra si dilati indisturbato. E’ meglio metterlo alla luce del sole, confessarlo, nudo scoperto, esposto agli sguardi: vedrete che sarà meno prepotente.

L’egoismo, dicevamo, l’interesse, ha tanta parte di quello in quello che facciamo: tante volte si confonde con l’ideale. Ma diventa dannoso, condannabile, maledetto, proprio quando è cieco; inintelligente . Soprattutto quando è celato. E’, se ragioniamo, il nostro interesse e quello della “cosa pubblica”, insomma, finiscono per coincidere.

Appunto per questo dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e importante. Perché da questo dipendono tutti gli altri, le condizioni di tutti gli altri. Se non ci appassioniamo a questo, se noi non lo trattiamo a fondo, specialmente oggi, quella ripresa che speriamo, a cui tenacemente ci attacchiamo, sarà impossibile.

Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma, cominciamo a guardare in noi e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere.

Pensate che tutto è successo perché non avete più voluto sapere!

Ricordate, siete uomini, avete il dovere, se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi, di badare a quelli dei vostri figli, dei vostri cari.

Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese, di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farla valere: che nostra sarà la responsabilità, se andremo incontro a un pericolo negativo?

Bisognerà fare molto. Provate a chiedervi un giorno, quale stato, per l’idea che avete voi stessi della vera vita, vi pare ben ordinato: per questo informatevi a giudizi obbiettivi.

Se credete nella libertà democratica, in cui nei limiti della costituzione, voi stessi potreste indirizzare la cosa pubblica, oppure aspettate una nuova concezione, più equalitaria della vita e della proprietà. E se accettate la prima soluzione, desiderate che la facoltà di eleggere, per esempio, sia di tutti, in modo che il corpo eletto sia espressione diretta e genuina del nostro Paese, o restringerla ai più preparati oggi, per giungere ad un progressivo allargamento?

Questo ed altro dovete chiedervi. Dovete convincervi, e prepararvi, non a sopraffare gli altri, ma neppure a rinunciare.

Oggi bisogna combattere contro l’oppressore.

Questo è il primo dovere per noi tutti. Ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi e il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi.

Termino questa lunga lettera un po’ confusa, lo so, ma spontanea, scusandomi ed augurandoci buon lavoro.

Giacomo Ulivi 1925 –1944

Medaglia d’Argento al Valor Militare

da ”Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 Settembre 1943 – 25 Aprile 1945)”

Commenti (16)

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Mostra commenti 16 caricati
    1. piero deola 26 aprile 2022

      Quella che si vede è una sfilata di idioti disonesti.

    1. MGS 26 aprile 2022

      Lettera bellissima e straordinariamente attuale! NON IMPARIAMO MAI!

    1. clausneghe 26 aprile 2022

      Mio padre che 77 anni fa aveva 18 anni e con la banda di partigiani "Alto Mantovano" combatteva e sparava con una mitragliatrice Browing cal 50 ai nazisti in ritirata zona Mincio, ora si rivolta nella tomba vedendo lo scempio che è stato fatto dai suoi "nipoti" del PD delle sue idee comuniste, antifasciste e resistenti.
      Egli dopo la guerra e dopo essere emigrato in Belgio per fare il muratore, per 13 anni, ritornò con la famiglia me compreso in Italia e si dedicò alla politica con il PCI.
      Divenne vice sindaco del Comune dove vivo e alla fine venne premiato dallo Stato con il titolo di "Cavaliere della Repubblica Italiana" per meriti speciali a firma ,sigh, Craxi e Cossiga. Sulla sua lapide è scritto "Cavaliere d R."
      Della resistenza armata e comunista ne hanno fatto carne di porco i sinistrati di oggi, con quel deficiente ranocchio insignificante Lepta che ciancia di invasioni Russe e democrazie in pericolo..
      Con l'altra "Autorità" deviata e agli ordini dello straniero Matratella che dedica "bella ciao" ai nazisti Ucraini.
      Oppure vede (mio padre defunto) nel corteo del 25 Aprile a Milano che onorano la bandiera nazista di Bandera e snobbano la gloriosa bandiera rossa con stella falce e martello che i guerrieri Novorossiy issano in ogni dove conquistano città e villaggi.
      Hanno ribaltato la Storia e da carnefici sono diventati vittime resistenti,
      agli occhi dei sempre più ottusi e confusi trivaccinati piddini e sinistrini, ma non ai miei, di occhi, che li vedo bene e li conosco..

    1. tedesco ada 25 aprile 2022

      Un bel articolo!!!! grazie
      per commemorare l'Italia del passato e per insegnare il valore del patriottismo alle nuove generazioni

    1. Rnamessaggero 25 aprile 2022

      W il 25 aprile il 9 maggio.

    1. omega 25 aprile 2022

      Quella di oggi è la festa dei collaborazionisti che, dopo la morte della patria, omaggiano il padrone USA.

    1. Bertozzi 25 aprile 2022

      ottimo articolo grazie

    1. sbregaverse 25 aprile 2022

      San Rossore, LORO MAI arrossiscono per la VERGOGNA Coltano Camp Darby CISAM.
      ANCORA ANCORA ANCORA

    1. nicolass 25 aprile 2022

      Mattarella: «Il giorno dell’invasione dell’Ucraina ho pensato a “Bella ciao”».... chissà cosa ha pensato invece Minchiarella quando come ministro della Difesa del governo D'Alema bombardava la Jugoslavia sotto l'ombrello della Nato?

    2. bosco nicola 25 aprile 2022

      All'epoca era agli inizi e stava ancora studiando mistificazione applicata.
      Da lì a poco risultò il migliore del suo corso e cominciò la sua sfolgorante carriera. All'epoca dell'ex Jugo pensava a come convincere gli ufficiali italiani a far maneggiare l'uranio impoverito dai sottufficiali dei propri reparti...
      Io ero tra quelli che sapevano e si misero di traverso
      https://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/022bis/023bis_v1/00000002.pdf

    3. Martin 25 aprile 2022

      Bella Ciao: "..e ho trovato l'invasor". Ma infatti, l'Italia e' stata invasa solo dai Nazisti nel settembre del 1943, gli USA e GB sono venuti in vacanza, dal luglio del 1943 all'aprile del 1945. Agli USA la vacanza e' piaciuta talmente tanto che hanno poi installato decine di alberghi e strutture turistiche stabili: Napoli, Aviano, Livorno, La Maddalena, etc. Anche gli Inglesi avrebbero voluto, ma gli sono mancati i fondi, perche' nel frattempo il glorioso "Impero Britannico" stava iniziando a crollare.

    4. Martin 25 aprile 2022

      "mistificazione applicata" - i miei vivi complimenti! Da oggi la adotto!

    5. Tizio8020 25 aprile 2022

      Eh no: i Britannici erano qui ben prima degli USA e son rimasti anche dopo.

    6. clausneghe 26 aprile 2022

      Mattonella quando trapasserà sarà tumulato davanti alla statua di Putin
      come pietra d'inciampo, per ravvivare la memoria ai posteri.

    7. clausneghe 26 aprile 2022

      Lo sappiamo da tempo che quel viscido rettile ha conquistato lo scranno più alto dello Stato grazie ai servigi resi alla Nato, quando per es presiedeva la commissione "Uranio impoverito" e fece carte false pur di assolverli da ogni responsabilità. I famigliari dei soldati Italiani morti per tumore lo ringraziano per non aver avuto neanche un quattrino, grazie alla sua sentenza.

    8. piero deola 26 aprile 2022

      Dichiarò che non c'erano pericoli di avvelenamento.

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