DI FEDERICO DEZZANI
federicodezzani.altervista.org
Il futuro dell’Italia si fa sempre più minaccioso man mano che il 2018 si avvicina: all’incertezza derivante dalle elezioni politiche si somma un quadro europeo ostile, dove la Germania, disposta forse a sobbarcarsi la Francia per ragioni geopolitiche, non ha alcuna intenzione di concedere sconti al nostro Paese. Un commissariamento esplicito o subdolo, sulla falsariga del governo Monti, è tra le ipotesi sul tavolo e, se a Berlino dovesse prevalere una linea ancora più rigorista, non si potrebbe neanche escludere l’imposizione di un “default ordinato”. Di fronte a questo scenario, l’Italia sarà costretta a scegliere: capitolazione o un’uscita dall’euro. Un soccorso può venire soltanto dalle potenze emergenti.
Nessuno sconto da parte della Germania (cui interessa solo il Veneto)
I prossimi 12-18 mesi, come abbiamo sovente evidenziato nelle nostre ultime analisi, saranno cruciali per il futuro dell’Italia e dell’Europa: man mano che il 2018 si avvicina e nuovi dettagli si aggiungono, è quindi opportuno riallacciare i fili dell’analisi. Avevamo abbandonato il discorso parlando del “nuovo sacco di Roma” che Germania e Francia andavano preparando ai danni del nostro Paese e della conseguente necessità, per l’Italia, di stringere una serie di alleanze internazionali per evitare un tristissimo epilogo. Tutti gli ultimi sviluppi confermano i nostri presagi.
Bisogna iniziare ribadendo che gli “Stati Uniti d’Europa” allargati all’intero continente, se qualcuno li ha mai davvero presi in considerazione, sono stati ormai scartati da anni: il vertice a Deauville dell’ottobre 2010, cui partecipano Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, può essere considerato lo spartiacque che separa il progetto dell’Europa allargata da quello dell’Europa franco-tedesca, moderna riproposizione dell’Impero Carolingio. È un disegno che non soddisfa pienamente gli USA (da cui una serie di attacchi al sistema-Germania come Volkswagen e Deutsche Bank), ma ha il probabile assenso della Gran Bretagna (da cui il tentativo di fondere Lse-Deutsche Boerse e l’uscita dall’Unione Europea per facilitare i piani federativi di Angela Merkel e Macron).
All’interno della coppia franco-tedesca, la posizione dominante spetta, ovviamente, alla Germania, la cui prestazioni economiche e finanziarie surclassano quelle della Francia. Probabilmente Berlino, se ragionasse in termini meramente egoistici, procederebbe con l’integrazione politica della sola area euro-marco (Austria, Olanda, Slovenia, Lussemburgo, Slovacchia, Estonia, Finlandia), ma ragioni di natura geopolitica la inducono a sobbarcarsi anche la storica rivale: la Francia dispone ancora di un seggio permanente nel consiglio di sicurezza dell’ONU, è dotata di testate atomiche e, se abbandonata a se stessa, rischia di scivolare verso pericolose posizioni revanchiste-nazionaliste. Ad ogni modo, qualsiasi proposta di ulteriore integrazione europea, come l’introduzione di obbligazioni comuni1, è ormai circoscritta all’asse franco-tedesco e gli ultimi sviluppi politici in Germania, dove la destra nazionalista è in forte crescita, chiudono la porta a qualsiasi integrazione a 27 (complicando persino la convergenza tra Emmanuel Macron e Angela Merkel).
Il “resto” dell’Europa ha, in ottica franco-tedesca, valore modesto: non dispiacerebbe, se possibile, annettere al neo-impero carolingio la Catalogna, regione sviluppata e contigua alla Francia. Farebbe gola anche quella “Padania” che Gianfranco Miglio sognava di federare alla Germania: il Triveneto, in particolare, è il naturale sbocco della Germania sul Mar Adriatico e non è un caso se Luca Zaia, esponente della vecchia Lega Nord, abbia presentato il recente referendum sull’autonomia come “una risposta al plebiscito del 18662”, che separò Venezia ed il suo retroterra all’orbita germanica.
La penisola italiana nel suo complesso, però, non è nei desideri di Berlino e l’improvvisa ricomparsa dei secessionismi “insulari3”, in primis quello sardo, testimonia che altre cancellerie europee (Londra in testa) sono interessate allo spezzatino dell’Italia. Se la Germania non ha intenzione di spendere un centesimo perché Roma rimanga agganciata all’eurozona, è solo questione di tempo prima che la situazione dell’Italia, sottoposta a letali dosi di austerità (perché “smetta di vivere al di sopra dei propri mezzi”), si faccia insostenibile.
In prossimità del 2018, a distanza di sette anni dall’imposizione delle ricette della Troika, l’Italia è allo stremo: il rapporto debito pubblico/PIL ha raggiunto livelli record a causa della costante crescita del nominatore e la contrazione del denominatore, la caduta verticale dell’attività economica ha gonfiato i bilanci delle banche di crediti inesigibili e gli indicatori occupazionali/demografici sono drammatici (il Sud Italia ed alcune aree del Nord stanno sperimentando un vero processo di desertificazione). Se la Germania avesse interesse a tenere la penisola nell’euro, dovrebbe immediatamente invertire marcia. Invece, tutti i segnali che provengono dal Nord vanno nella direzione di un ulteriore inasprimento dell’austerità: il testamento politico di Wolfgang Schäuble, lasciato al prossimo ministro delle Finanze (un liberale ultra-rigorista?), contempla apertamente il “default ordinato” per i membri dell’eurozona4 ed il recente ammonimento del vicepresidente della Commissione europea, il finlandese Jyrki Katainen, sulla necessità di varare una manovra-bis subito dopo le elezioni, conferma che Berlino non intende fare alcuno sconto all’Italia in materia di riduzione/contenimento del debito5.
Nel 2018 si prospettano quindi due strade all’Italia: la capitolazione di fronte all’asse franco-tedesco o l’uscita dall’eurozona.
La prima soluzione equivarrebbe ad inasprire ulteriormente le politiche lato offerta (tagli alla sanità e pensioni, licenziamenti, etc. etc.), taglieggiare il risparmio privato (prelievo sui conti o patrimoniale), saccheggiare quel che rimane del patrimonio pubblico (riserve di Bankitalia, immobili e partecipate) e lasciare che le ultime medie-grandi imprese italiane passino in mano straniera. Preme per questa soluzione il “partito Draghi” (o “partito Bilderberg”) che annovera, oltre al governatore della BCE, Ignazio Visco, Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari, Ferruccio De Bortoli, Carlo De Benedetti, Paolo Mieli, Mario Monti, Romano Prodi, gli Agnelli-Elkann etc. etc. Il “partito Draghi”, in vista delle politiche 2018, punta sulla vittoria elettorale del Movimento 5 Stelle, cui andrebbe sommata in Parlamento la sinistra “prodiana”: il reddito di cittadinanza o provvedimenti analoghi sarebbero ottimi paraventi per completare con discrezione la definitiva spoliazione dell’Italia.
La seconda opzione, invece, prevede l’abbandono dell’eurozona di fronte ai diktat franco-tedeschi sempre più gravosi ed umilianti. L’uscita dalla moneta unica sarebbe emergenziale, dettata dal semplice istinto di sopravvivenza del nostro Paese: non esiste al momento “un partito dell’uscita dall’euro” analogo a quello che preme per il commissariamento (formazioni come la Lega Nord si sono appropriate della causa anti-euro per meri fini elettorali, senza possedere né prevedere alcun programma concreto per l’Italexit), anche se la vittoria della destra alle politiche del 2018 favorirebbe senza dubbio questa strada. L’unico “boiardo di Stato” ad aver apertamente contemplato un “piano B” è stato l’economista Paolo Savona, ex-ministro del governo Ciampi.
Nonostante il “partito dell’uscita dall’euro” sia ancora in gestazione, c’è da scommettere che cresca in fretta nel corso del 2018 e, entro la fine dell’anno, prenda il sopravvento: come abbiamo evidenziato all’inizio della nostra analisi, infatti, il progetto europeo allargato all’intero continente è ormai morto ed arrendersi al commissariamento franco-tedesco significherebbe soltanto abbandonare l’eurozona con 2-3 anni di ritardo, spogliati di ogni ricchezza residua (proprio come i governi Monti-Letta-Renzi hanno favorito il saccheggio del Paese, anziché risanare le finanze).
Gli squilibri sul mercato interbancario europeo, ben visibili dai saldi dal sistema Target 2, lasciano pensare che nel mondo della finanza continentale ci si stia preparando per una Italexit nel corso dei prossimi dodici mesi: mai le banche tedesche hanno accumulato così tanto denaro presso la Bundesbank e mai, specularmente, le banche italiane si sono indebitate in maniera così alta presso Bankitalia.
Un’imminente uscita dall’euro, quindi, per non essere schiacciati: contando su quali alleanze internazionali? Evaporate in fretta le speranze riposte in Donald Trump, totalmente paralizzato dagli intrighi di Washington, solo le potenze emergenti hanno interesse a sostenere la svolta italiana: un terremoto finanziario, quindi, e geopolitico.

Federico Dezzani
Fonte: http://federicodezzani.altervista.org
Link: http://federicodezzani.altervista.org/2018-italia-al-bivio-commissariamento-o-uscita-dalleuro/
16.11.2017
1https://www.politico.eu/article/franco-german-bonds-eurozone-emmanuel-macron-merkel-coalition-rottgen/
2https://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=3110642
3http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/29/news/catalogna_indipendentisti_sardi_referendum-176888751/
4http://www.corriere.it/economia/17_ottobre_09/schauble-documento-indirizzo-germania-euro-ue-4b52f468-ad0a-11e7-a5d5-6f9da1d87929.shtml
5http://www.lastampa.it/2017/11/14/economia/litalia-deve-fare-di-pi-in-arrivo-nuova-lettera-ue-sulla-manovra-la-decisione-finale-a-maggio-uZDQAk8iDtdEAzWaajv6mM/pagina.html
fabio 17 novembre 2017
Guardi che probabilmente sbaglia quando dice che i segnali che provengono dal Nord Europa vanno nella direzione di un ulteriore inasprimento dell’austerità. Perche' l'austerita' e' determinata esclusivamente dal legislatore italiano non da quello europeo, che fra l'altro non esiste.
scifraroc 17 novembre 2017
il fiscal compact ed il pareggio di bilancio sono regole europee , non le sovviene che ogni manovra economica fatta dal legislatore italiano deve essere passata al vaglio della commissione europea .
fabio 17 novembre 2017
Il pareggio di bilancio e' un obbligo morale piu' che economico: non e' giusto che i debiti di alcune generazioni si scarichino sulle altre. La questione e' che puoi ottenerlo in due modi diversi: o riducendo le spese e sviluppando l'economia manufatturiera e di servizi o, come ha fatto l'Italia, aumentando le tasse e la spesa pubblica. All'Europa vanno bene entrambe le soluzioni certo, ma il cerino in mano alla fine resta ai paesi quali l'Italia che per difendere le pensioni al 90% dello stipendio strozza le attivita' di impresa dei giovani. Naturalmente gli sprechi non si contano, anzi io l'ho fatto e si arriva alla cifra spaventosa di 200MLD Euro all'anno. Anche qui l'Europa non ha responsabilita' di nulla.
Holodoc 17 novembre 2017
Mi spieghi come fa un governo a ridurre gli investimenti (cioè le sue uscite), non aumentare le tasse (cioè le sue entrate) e contemporaneamente sviluppare (cioè sovvenzionare) l'industria manifatturiera e i servizi, il tutto senza toccare l'emissione di moneta che è di competenza altrui (BCE) e non sforare il tetto di deficit del 3% (imposto dall'Europa)?
gilberto6666 17 novembre 2017
Lei ritiene che il denaro può finire alla pari delle risorse naturali non rinnovabili? O la sua è una posizione "morale" ed anche ideologica? Chiedo unicamente per capire.
ws 17 novembre 2017
i "nostri" austeristi eseguono ordini esteri.
ws 17 novembre 2017
vedo che ancora ti sfugge che "Lausterità" , cioè la ricchezza tagliata dalle carni degli italiani serve solo a pagare IN BENI REALI gli interessi di crediti in valuta STRANIERA creati dal NULLA.
ws 17 novembre 2017
si , il suo è il solito "moralismo" DEI RICCHI e dei fessi che li stanno a sentire
fabio 17 novembre 2017
-200MLD di spesa improduttiva all'anno possono bastare?
fabio 17 novembre 2017
No bisognerebbe incentivare l'economia green ovviamente, ma in definitiva per diventare un paese competitivo e giusto bisogna prima togliere l'enorme quantita' di denaro che oggi viene gestita dalla politica attraverso la spesa pubblica e trasferirla il piu' possibile e piu' velocemente possibile a chi lavora e produce idee.
Molti paesi come l'Ungheria e la Germania ci riescono benissimo, non si capisce perche' in Italia non si riesca a capire.
fabio 17 novembre 2017
Lo comprendo ma le stesse regole valgono per tutti i paesi
Truman 17 novembre 2017
Una regola può valere per tutti ed essere ingiusta, ad esempio una regola che dicesse "Tutti quelli che si chiamano Adolfo hanno diritto a trombare tutte quelle che si chiamano Rosalia" sarebbe una regola che non dipende dal paese. In pratica tutte le leggi europee sono scritte a favore delle banche e delle aziende tedesche e contro quelle italiane.
alessandroparenti 17 novembre 2017
Ricco o povero che sia dovresti rispondergli in maniera pertinente.
Eric Maria Gerets 18 novembre 2017
Il pareggio di bilancio in costituzione è un tradimento da lavare col sangue, ma quale obbligo morale per Dio!!!!
giulio pelernei 18 novembre 2017
"Il pareggio di bilancio è un obbligo più morale che economico, non è giusto che i debiti di alcune generazioni si scarichino sulle altre".
Ben detto.
Per completare l'orazione al Dio Mercato - che si adora nella Chiesa Bocconiology - aggiungerei:
"I debiti si pagano".
"Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità".
"Il debito pubblico ci toglie credibilità".
"Ce lo chiede l'Europa".
"Ricordiamoci che l'Europa ci ha dato la pace".
"Ma non sai come è finita l'Argentina?"
"Volete fare la fine dello Zimbawe?"
"Non si può".
Holodoc 18 novembre 2017
Ok. Supponiamo che sia compito dello stato produrre (magari possedesse ancora fabbriche e aziende di servizi ma non è più così) e che la cifra che riporti sia davvero relativa a spese che possono essere decurtate senza intaccare quelle "utili".
Immagino che tagliarla comporti le seguenti conseguenze:
- ridimensionamento del numero dei pubblici impiegati.
- ridimensionamento della retribuzione per gli impiegati di alto livello.
- aumento del carico di lavoro per gli altri lavoratori che devono diventare produttivi come quelli del settore privato.
tenendo conto che:
- molte famiglie, specie al Sud, sopravvivono grazie all'unico familiare che ha il posto fisso, il quale fornisce alle banche garanzia per l'elargizione di mutui e prestiti.
- questi soldi anziché finire a privati cittadini che li spendono sul territorio italiano per campare la propria famiglia, finirebbero in mano di imprenditori che farebbero di tutto per assumere lavoratori precari a basso costo (stranieri che spediscono il guadagno all'estero) e per portare i ricavi in qualche paradiso fiscale.
- i dipendenti pubblici, oltre ad avere stipendi che gli altri lavoratori ormai si sognano, hanno anche la garanzia di poter usufruire delle ferie, cosa che al giorno d'oggi pochi si possono permettere. Si avrebbero quindi certamente ripercussioni sui consumi (ristorazione, turismo, etc).
Sei sicuro che alla fine ci sarebbe un guadagno per la collettività?
Ybodon 18 novembre 2017
Fate presto
Ybodon 18 novembre 2017
Non esiste LA SPESA IMPRODUTTIVA.
In quella spesa improduttiva vengono considerate molte voci del welfare. Esistono però i ladri.
SanPap 18 novembre 2017
Armonizzare
Equità
Vita Rossetti 18 novembre 2017
Nonché l'innalzamento delle pensioni per i cinquantenni attuali a 67 anni.
Lara Rossi 18 novembre 2017
Forse perchè la spesa pubblica improduttiva porta molti voti a chi la finanzia.
Lara Rossi 18 novembre 2017
Quindi, secondo te, lasciamo pure salire il debito pubblico senza limiti e poi saranno problemi di chi verrà dopo? In pratica come dire: indibitiamoci per praticare la respirazione artificiale alla nonna centenaria e lasciamo i debiti ai suoi nipoti? Francamente una cosa simile mi fa orrore.
fabio 18 novembre 2017
Ma ..certamente!
DesEsseintes 18 novembre 2017
Signora Lara Rossi preoccupata per sua quota di debito pubblico?
No problema, Desesseintes risolvere subito.
Signora Lara Rossi dare me tutti BOT e BTP suoi e di sua nonna cosí liberare definitivamente da onerosa quota di debito pubblico.
Non volere dare me?
E come mai?
PS: Signora Lara Rossi volere ammazzare sua nonna interrompendo respirazione artificiale?
Cosí nonna dare lei suoi titoli di stato?
Signora Rossi lei essere esemplare di vera razza middle class.
fabio 18 novembre 2017
No forse ha frainteso o non mi sono spiegato:
NUMERO di dipendanti: rimarrebbe in una fase iniziale lo stesso, semplicemente invece di essere sei pubblici dipendenti diventerebbero autonomi o di soclieta' private.
REMUNERAZIONI e Diritti: Invariate ed uniformati tra pubblico e privato
CONTROLLO Prezzi e Salari: Lo stato entra nel mercato al valore di mercato: strano che in un'economia liberalizzata manchi proprio l'offerta dello stato che e' l'unica capace di controllare i panieri del costo di beni e servizi.
COSA CAMBIA ALLORA?
Che parte del deficit oggi a carico dello stato passerebbe sulle spalle del privato. (es. Spagna)
Il rating paese migliorerebbe.
giulio pelernei 18 novembre 2017
I 2 mila mld regalati da Draghi alle banche - dal 2011 fino a d'oggi -
hanno portato invece molta produttività.
giulio pelernei 18 novembre 2017
Chi sono i creditori del debito pubblico?
Eric Maria Gerets 18 novembre 2017
Francamente l unica cosa che fa orrore è che c'è chi come lei, egregia signora Lara, non ha capito nulla di quello che sta succedendo e riportando maldestramente e per sentito dire alcune formulette come:
"le generazioni future pagheranno i debiti"
"il debito pubblico brutto e cattivo lo pagheranno i nostri figli",
le rende ancor più ridicole attraverso metafore che c entrano come i proverbiali cavoli a merenda.
Prima di parlare, legga, studi o per lo meno si informi, scoprirà che a condannare davvero e senza appello le generazioni future è chi crede,come Lei, che lo stato sia una grande famiglia allargata e vada gestito come tale, o peggio come un impresa che è tanto più virtuosa quanto più utile ricava a fine esercizio.
Ripeto quella legge in un mondo normale va vendicata col sangue di chi l ha scritta ed approvata, chi l appoggia o è complice o non sa di cosa sta parlando.
Eric Maria Gerets 18 novembre 2017
Ma non lo sa, Giulio, chi porta argomentazioni come queste non sa cosa dice.
scifraroc 18 novembre 2017
ah , ok se il livello è questo la saluto e le auguro le migliori fortune.
Ybodon 18 novembre 2017
si ma il progetto Eramus...........
Nat 18 novembre 2017
E quindi?
Nat 18 novembre 2017
Appunto.
Nat 18 novembre 2017
Non votate, vi prego. :(
Nat 18 novembre 2017
Io sono seriamente preoccupato. Tu no?
giulio pelernei 18 novembre 2017
Perchè senza questa semplice domanda il percorso mentale rimane imprigionato sul consueto binario:
Debito = Sprechi/Corruzione
Sprechi → Riforme
Riforme = Tagli
+Tagli → +Disoccupazione → -Domanda → +Fallimenti →+Disoccupazione → Eccetera
raffaello nencioli 18 novembre 2017
A fine giugno 2016 il debito pubblico italiano ammontava a 2.200 mld di cui 1.907 miliardi di euro costituiti da titoli di stato in circolazione (Btp, Bot ecc.) , di questi ultimi 1.197 miliardi erano detenuti dagli italiani (rispamiatori, ma anche banche, assicurazioni e altri grandi investitori), mentre i restanti 711 miliardi di euro erano in mano ai non residenti, una percentuale pari al 37,3% del totale. I creditori stranieri (per favore non chiamateli investitori!), sono soprattutto banche, assicurazioni, hedge fund, in una parola speculatori. Stando a una ricostruzione pubblicata la scorsa estate dal quotidiano tedesco Die Welt, escluse le banche centrali (Bce e Bankitalia), il primo creditore estero nel nostro debito è la Francia. Banche e assicurazioni d’Oltralpe detengono oltre 250 miliardi di euro in titoli di Stato italiani, più del triplo degli istituti tedeschi (la Germania è il secondo creditore nel debito pubblico italiano con 83,2 miliardi di euro nei titoli governativi italiani). Il terzo paese pieno di Btp è la Spagna: 44,6 miliardi in portafoglio delle banche iberiche, davanti agli USA che hanno comprato 42,3 miliardi di euro in titoli italiani. BlackRock, il più grande gestore di patrimoni al mondo (oltre 5.000 miliardi di dollari), nel 2015 aveva investito 10 miliardi di euro in titoli di Stato italiani. Dopo gli USA, troviamo il Regno Unito (29,8 miliardi) e il Giappone (27,6 miliardi). Ora cosa succede quando questi titoli vanno in scadenza e lo stato deve rimborsare il capitale ai creditori? Lo stato deve riemettere titoli di pari importo e venderli sul mercato finanziario e con il ricavato monetario ripagare i creditori. Ma se non si trovano compratori allora per piazzare i titoli bisogna svenderli (aumenta il tasso di interesse, sale lo spread), a meno che non ci mettano una pezza la BCE e la BDI, acquistando i titoli. Ma questa operazione è una scelta politica. Nel 2011 il governo Berlusconi che si opponeva all’intervento USA/Francia in Libia, si trovò a subire il duplice ricatto degli “investitori” stranieri, che cominciarono a svendere e deprezzare i titoli italiani e della BCE che si rifiutò di coprire le nuove emissioni facendo salire vertiginosamente lo spread, con il rischio di default dell’Italia. Ma come tutti sappiamo, ci “salvò” Monti (…cci sua). Quest'anno andranno in scadenza oltre 200 miliardi di euro, ma Bce e Bankitalia dovrebbero metterci una pezza: sulla base delle quota legata alla presenza di Roma nel capitale della Bce stessa, le due banche centrali dovrebbero acquistare titoli di Stato italiani per un valore nominale di circa 85 miliardi di euro (stime dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo), salendo così a un totale vicino ai 300 miliardi di euro (si vede che la situazione politica è tranquilla, le stronzate sulla legge di bilancio sono bazzecole che servono solo a far parlare i politici e a distrarre la gente).
FabienBarthes 19 novembre 2017
Tu non hai tutti i venerdì, vero?
FabienBarthes 19 novembre 2017
Confermo: non capisci proprio una mazza. Stiamo ancora allo stato che va gestito come un'azienda privata.
FabienBarthes 19 novembre 2017
Aggiungerei all'ottima lista:
"L'euro ci ha fatto risparmiare sugli interessi"
"Non abbiamo approfittato del dividendo dell'euro"
"Senza l'euro non avremmo credibilità"
Holodoc 19 novembre 2017
1) Le privatizzazioni hanno sempre e solo avuto i seguenti effetti:
- riduzione del personale
- aumento delle tariffe
- taglio dei servizi non redditizi ma socialmente utili
- concentrazione dei ricavi che probabilmente finiscono in paradisi fiscali.
2) i diritti nel privato ormai sono solo sulla carta. Con il Jobs Act e la disoccupazione i lavoratori sono tutti ricattabili. la frase "se non lo fai tu mi ci vogliono 10 minuti a trovare chi lo fa" ormai è prassi.
Quindi controllo dei salari e delle ore lavorate nelle ditte private è ormai puro esercizio teorico.
3) l'offerta dello stato viene distrutta dalle privatizzazioni, quello che proponi tu.
Lara Rossi 19 novembre 2017
Dalla sua risposta suppongo che lei sia un pensionato/a da decenni, visto che non gliene frega niente dei giovani e bambini attuali.
Lara Rossi 19 novembre 2017
Tanto per cominciare io non ho né BOT né BTP e tantomeno patrimoni da difendere. 1 delle mie nonne morì nel 1969 e l'altra nel 1977, quindi non ho nessuno a cui staccare il respiratore.
DesEsseintes 19 novembre 2017
Signora Lara Rossi, ti dimentichi quello che tu stessa hai scritto?
Citazione:
“In pratica come dire: indibitiamoci per praticare la respirazione artificiale alla nonna centenaria e lasciamo i debiti ai suoi nipoti?”
Nonna era solo metaforica?
E bella metafora hai scelto...complimenti...una personcina tanto dolce...è vero che ammazzerebbe la nonna però è tanto brava...
Non hai BOT né BTP?
Allora è invidia... :D
Su Lara, prova a seguire qualche conferenza su youtube di Claudio Borghi sull'argomento.
Lara Rossi 19 novembre 2017
Io ho moltissimi difetti, ma mi dispiace deluderti tra questi non compare l'invidia. Ovviamente non sopporto le persone povere che pretendono di vivere da benestanti coi soldi degli altri e con questo ho già detto troppo.
DesEsseintes 19 novembre 2017
No cara.
Hai scritto, e io ho copincollato cosí rimane, che non bisogna indebitarsi per curare nonna.
C'erano infinite metafore a disposizione ma tu hai scelto proprio quella.
L'hai scelta tu, non altri e ricordati che la scelta delle metafore è l'espressione in cui si rivelano le persone.
Quanto ai debiti cara Lara, impara a pensare a quelli degli straricchi che per farli mettono in mezzo voi gente senza BTP E NON A QUELLI DEI POVERI.
Sono gli straricchi i tuoi nemici Lara, non i poveri, capisci?
I poveri sono tuoi fratelli e con loro dovresti lottare, ci sei?
Non è che per caso si sta rivelandol'animus profondo della persona di bassa condizione sociale, quello per il quale si disprezzano i propri fratelli e si adora caninamente il padrone?
Ma no, tu non sei cosí.
A parte il fatto che stacchi il respiratore alla nonna metaforica...ma nessuno è perfetto, giusto...?
fabio 19 novembre 2017
Al contario io ho detto che deve esserci un'offerta pubblica sui principali mercati non che poi bisogna privatizzare, altrimenti vererebbe tutto vanificato. L'offerta pubblica deve restare e indirizzare il mercato in modo da tutelare i salari e l'inflazione.
Holodoc 19 novembre 2017
Per fare questo lo stato deve investire per acquisire o creare aziende pubbliche. INVESTIRE = SPENDERE = AUMENTARE IL DEFICIT, cosa che per l'Europa NON SI PUÒ FARE.
Lara Rossi 19 novembre 2017
Sono io che decido chi amare e chi no. Hai proprio sbagliato persona quando affermi che adoro carinamente il padrone. Con questo ho chiuso.
Pedro colobi 19 novembre 2017
Il debito pubblico, cara signora, è stato creato apposta dai politici italiani venduti alla finanza internazionale. Prima che Andreatta e Ciampi proibissero alla Banca d'Italia di acquistare i titoli invenduti il debito lo avevamo con noi stessi e non esistevano le agenzie di rating che valutavano l'affidabilità dell'economia italiana. Come fa del resto ancora oggi il Giappone che, nonostante abbia un debito pubblico del 236% del Pil non ha nessun problema e nessuno può metterlo in difficoltà. Quando la Banca d'Italia , grazie al misfatto di Andreatta e Ciampi , non potè più comprare i titoli di Stato invenduti questi dovettero essere piazzati sul mercato internazionale e quindi il debito pubblico italiano divenne debito estero e le grandi banche estere che da quel momento in poi acquistarono i titoli di Stato italiani crearono le agenzie di rating che in pratica, stabilivano gli interessi che lo stato italiano doveva pagare per i suoi titoli. Questo fatto ha fatto esplodere il debito pubblico. Un governo nazionalista, veramente nazionalista, ripagherebbe il debito ma ricalcolato e ricalcolato giustamente sarebbe poco più del 60% del Pil
DesEsseintes 19 novembre 2017
Va bene, non adori caninamente il padrone.
Ma vuoi staccare il respiratore alla nonna metaforica...brutta cosa...
Saluti
Eric Maria Gerets 20 novembre 2017
Dalla sua invece ho la conferma che lei non ha capito nulla, visto che non gliene frega niente dei giovani e bambini attuali e ... futuri.
Le ripeto prima di parlare si informi.