Virgole e fiamme

Cittadini di seconda classe
Giorgio Agamben
Di Giorgio Agamben, quodlibet.it A un amico che gli parlava del bombardamento di Shangai da parte dei giapponesi, Karl Kraus rispose: «So che niente ha senso se la casa brucia. Ma finché è possibile, io mi occupo delle virgole, perché se la gente che doveva farlo avesse badato a che tutte le virgole fossero nel punto giusto, Shangai non sarebbe bruciata». Come sempre, lo scherzo nasconde qui una verità che vale la pena di ricordare. Gli uomini hanno nel linguaggio la loro dimora vitale e se pensano e agiscono male, è perché corrotto e viziato è innanzitutto il rapporto con la loro lingua. Noi viviamo da tempo in una lingua impoverita e devastata, tutti i popoli, come Scholem diceva per Israele, camminano oggi ciechi e sordi sull’abisso della loro lingua ed è possibile che questa lingua tradita si stia in qualche modo vendicando e che la sua vendetta sia tanto più spietata quanto più gli uomini l’hanno guastata e negletta. Ci rendiamo tutti più o meno lucidamente conto che la nostra lingua si è ridotta a un piccolo numero di frasi fatte, che il vocabolario non è mai stato così stretto e consunto, che il frasario dei media impone dovunque la sua miserabile norma, che nelle aule universitarie si tengono lezioni in cattivo inglese su Dante: come pretendere in simili condizioni che qualcuno riesca a formulare un pensiero corretto e ad agire in conseguenza con probità e avvedutezza? Nemmeno stupisce che chi maneggia una simile lingua abbia perso ogni consapevolezza del rapporto fra lingua e verità e creda pertanto di poter usare secondo il suo tristo profitto parole che non corrispondono più ad alcuna realtà, fino al punto di non rendersi più conto di star mentendo. La verità di cui qui parliamo non è solo la corrispondenza fra discorso e fatti, ma, ancor prima di questa, la memoria dell’apostrofe che il linguaggio rivolge al bambino che proferisce commosso le sue prime parole. Uomini che hanno smarrito ogni ricordo di questo sommesso, esigente, amoroso richiamo sono letteralmente capaci, come abbiamo visto in questi ultimi anni, di qualsiasi scelleratezza. Continuiamo, pertanto, a occuparci delle virgole anche se la casa brucia, parliamo fra noi con cura senz’alcuna retorica, prestando ascolto non soltanto a quello che diciamo, ma anche a quello che ci dice la lingua, a quel piccolo soffio che si chiamava un tempo ispirazione e che resta il dono più prezioso che, a volte, il linguaggio – che sia canone letterario o dialetto – può farci. Di Giorgio Agamben, quodlibet.it 19.06.2023 Giorgio Agamben. Filosofo. Ha scritto opere che spaziano dall’estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica. -- Fonte: https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-virgole-e-fiamme

Commenti (16)

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    1. danone 26 giugno 2023

      Secondo me è più importante distinguere le menzogne dentro le narrative, piuttosto che saper mettere al posto giusto le virgole.
      Dice il saggio..
      sai citare i classici a memoria, ma non distingui un ramo da una foglia.
      Oltre a saper mettere a posto le virgole caro Giorgio, sai distinguerlo un ramo da una foglia?

    2. ducadiGrumello 26 giugno 2023

      forse nel caso specifico era pià bravo Ivan. Gigantesco chitarrista, fra l'altro

    3. JHON 26 giugno 2023

      Le Lauree a volte non sono sufficienti per lavorare la terra. La saggezza contadina ( per chi la possiede) farà ancora da maestra per lungo tempo.

    4. LuxIgnis 26 giugno 2023

      Mi hai fatto venire in mente una storiella Sufi. Versione breve.

      Nasrudin a volte portava le persone a fare viaggi nella sua
      barca. Un giorno un pedagogo alquanto pignolo lo assunse per traghettarlo attraverso un fiume molto ampio.
      Non appena iniziarono a navigare, lo studioso chiese
      se sarebbe stato turbolento.
      'Non chiedermi nulla al riguardo', disse Nasrudin.
      "Non hai mai studiato grammatica?"
      "No", disse il Mullah.
      'In quel caso,
      metà della tua vita è stata sprecata.'
      Il Mullah non disse nulla.
      Presto scoppiò una terribile tempesta. La stravagante imbarcazione del Mullah si stava riempiendo d'acqua.
      Si chinò verso il suo compagno.
      "Hai mai imparato a nuotare?"
      «No», disse il pedante.
      "In tal caso, maestro di scuola, TUTTA la tua vita è persa,
      poiché stiamo affondando."

    5. varianteOmega 28 giugno 2023

      O, per dirla con un bel film, https://www.youtube.com/watch?v=capkEk2oVws

    6. clausneghe 29 giugno 2023

      I contadini oggi sono dei delinquenti meccanizzati che spargono veleni a destra e a manca pur di rubare alla terra un raccolto che gli permetta di pagare i debiti che li asfissiano. Il mio maledetto vicino viticoltore improvvisato ne è un esempio, non per niente ci siamo scazzottati, recentemente.

    7. Primadellesabbie 30 giugno 2023

      Quella della meccanizzazione grazie a finanziamenti pilotati dalle associazioni di categoria, è una storia all'italiana che andrebbe raccontata dai venditori dei mezzi (le risate che mi sono fatto a sentire queste storie!).

      Per quanto riguarda i veleni e la saggezza contadina: all'osteria del villaggio i soggetti si studiavano l'un l'altro senza darlo a vedere, per scoprire quanta chimica avevano messo gli altri nelle loro culture, o si ripromettevano di spargere.

      Appena avuta una traccia grazie a qualche imprudente dichiarazione di un rivale, andavano a casa e mettevano il doppio del quantitativo, sicuri di ottenere un prodotto migliore e più abbondante.

      Oggi sono più studiati e quindi legittimati.

    1. Martin 26 giugno 2023

      Onore a Agamben, uno dei pochi in Italia ad aver compreso e scritto sensatamente sia su Carl Schmitt che su Martin Heidegger: il linguaggio e' fondamentale.

      Uno dei tanti esempi evidenti dell'idiozia dominante e' l'uso ormai costante del termine "bomba d'acqua", rarissimo fino a due decenni fa...... Utilizzato come ovvio solo dai popoli che hanno evidentemente perso la memoria di cosa sono le bombe vere.

      Ai popoli che le hanno viste di recente, non passa neanche per l'anticamera dell'anticamera del cervello di chiamare un temporale una "bomba d'acqua"

    1. DrCaligari 26 giugno 2023

      Il seme di una pianta, il suo carico di informazioni. Dove risiedono? Noi siamo abituati a pensare che il tempo sia la mera successione cronologica degli accadimenti, che solo la realtà materiale esista. Invece le cose stanno esattamente al contrario: la realtà fisica è successione cronologica, ma il vero senso di ogni cosa risiede nel Tempo. Quella è la sede della coscienza, dei pensieri, del ritorno, delle informazioni. La religione ci ha provato a dirlo, ma poi ha iniziato a puzzare di preti. La filosofia idem ma è stata deformata in ideologia. Il seme di una pianta, questa lenticchia di atomi, se fosse cosciente quale dovrebbe considerare il suo reale patrimonio e la vera essenza del suo significato? La manciata di cellule o tutto il resto?

    2. Martin 26 giugno 2023

      Martin Heidegger docet

    3. DrCaligari 26 giugno 2023

      Vero. Il problema è che io lo confondo sempre con Santino Stefanini della banda Vallanzasca, mizzega oh sono ugualiiii.

    4. ducadiGrumello 26 giugno 2023

      chapeau

    5. absitiniuriaverbis 26 giugno 2023

      "Il seme di una pianta, questa lenticchia di atomi, se fosse cosciente quale dovrebbe considerare il suo reale patrimonio e la vera essenza del suo significato? La manciata di cellule o tutto il resto?

      Te la rubo. Grazie

    6. DrCaligari 26 giugno 2023

      In effetti rivestita con i giusti stracci di antichi scritti ci fai il climax di una tragedia "scekspiriana", è che io non ho mai Tempo... ma da messa in scena glielo darei un mordicchio.

    7. Martin 26 giugno 2023

      Ripeto, e' puro Heidegger

    1. Primadellesabbie 26 giugno 2023

      Forse sarebbe bene ritardare l'età scolare, in modo di consentire ai bimbi di completare la fase di apprendimento del meccanismo di trasmissione culturale precedente l'alfabetizzazione, corrispondente all'analoga fase di sviluppo dell'umanità, al riparo da meccanismi che poi, una volta innescati, tendono a impadronirsi del modo di pensare, dei pensieri e delle modalità delle relazioni sociali, condizionandoli e capovolgendo il senso del rapporto di utilità.

      (Un es. di quasi completo capovolgimento sono i questionari, oramai largamente utilizzati, con risposte preordinate tra le quali scegliere).

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