Va di moda il disagio, ma a precise condizioni: vip, mediatico e affaristico. Ossia millantato. E redento

Il disagio è una dimensione ormai mitizzata e come tale deve funzionare in pubblicità, quello dei poveracci nei tuguri di periferia non interessa a nessuno.

Va di moda il disagio, ma a precise condizioni: vip, mediatico e affaristico. Ossia millantato. E redento

Di Max Del Papa, ilgiornaleditalia.it

Va di moda il disagio. Che disagio? Quello che si può raccontare, da ricchi e famosi, traendone discreti vantaggi. Il disagio è una dimensione ormai mitizzata e come tale deve funzionare in pubblicità, quello dei poveracci nei tuguri di periferia non interessa a nessuno, è dato per scontato, al limite può diventare materia di propaganda elettorale, tipo Ilaria Salis che ci ha fatto carriera da europarlamentare, ma il disagio vero, quello che appassiona, devi avercelo a due condizioni: una, essertelo procurato con una vita svaccata, cui segue ovviamente la redenzione e il lieto fine, perché, come diceva Benedetto Croce, “non possiamo non dirci cattolici”; due, essere famoso, vip, uno che può raccontartelo, infliggendoti pure lezioni di vita. Disagio è quello dei cantanti da un tormentone, che dopo un solo Sanremo, un solo giro di giostra, dicono: non ce la faccio più, troppo successo, troppo, devo ritirarmi un po', ma voi aspettatemi. Da noi non si contano, anzi non sei un artista da “troppo successo” se non covi il disagio incorporato, ma è un ricalco, una proiezione pedestra sulla scia della strategia americana: là le cose le inventano, e le inventano bene. C'è una, per esempio, certa Billie Eilish, che sul disagio ha costruito la carriera, prima disagiata e poi popstar e sapete come mai? Perché non veniva a patto con le sue “molte nature sessuali” e da piccola (detto da una di 18 anni) avevo vergogna del mio seno. Che adesso, “da grande”, non rinuncia mai a sfoderare in tutta la sua opulenza da sesta misura. Sapete, sono i contratti, le strategie social, ogni poppa scoperta sono vagonate di dollari che ti piovono in tasca, così almeno lenisci il disagio.

Disagio, profondo disagio anche per veline, influencer, modelle ed eterne aspiranti. Una tiene banco in questi giorni, vuol fare l'attrice a 50 anni, e racconta del suo alcolismo, dei suoi millanta amanti, delle sue derapate, che uno potrebbe anche concludere, banalmente: che spreco di vita. Invece no, è il disagio, ma adesso va tutto bene (c'è anche questo di misterioso, quel risalire magicamente da abissi di sabbie mobili come niente, e non si capisce mai se per intervento divino, stregonesco o grazie “all'amore della mia vita”, di solito a scadenza. Prosit). Ma il caso migliore di disagio è quello appena saputo della corridora americana Sha'Carri Richardson: avendo pestato il moroso collega sotto gli occhi di un intero aeroporto, è subito passata lei da vittima, da martire siccome “ha il disagio”, in forma di traumi infantili irrisolti: l'hanno spedita d'autorità ai mondiali di Tokyo in settembre, nessuna conseguenza giudiziaria, fosse successo a parti inverse, lui che pressava lei, sai gli strepiti. Anzi, pare che prodigiosamente siano raddoppiati gli sponsor, di numero e di tariffa. Il fatto è che Sha'Carri ha tutte le carte in regola ma proprio tutte: è campionessa sportiva, quindi gallina dalle uova d'oro; è black; è bisessuale; viene dal ghetto o giù di lì; è una “cattiva ragazza”, qualsiasi cosa voglia dire (il politicamente corretto non disdegna le contraddizioni, anzi se ne nutre); ed è, fatidicamente, disagiata, insomma “ha i suoi problemi come tutti e deve lavorarci su”. Ma finché la premiano anziché sanzionarla, non ci lavora per niente. E subito il tam tam woke parte con il patriarcato, per una volta non direttamente bianco siccome tutti lì in mezzo sono neri, ma in qualche modo ci si risale perché, gira che ti rigira amore bello, è sempre colpa di Trump, come per la pubblicità dei jeans con la modella dei Rolling Stones. In Italia, per dire, certa fogna genderfluid ha trovato modo di esultare sul massacro del balordo di Gemona, stordito, lasciato agonizzare, finito e fatto a pezzi da moglie e madre, due donne, considerato “una vendetta contro il patriarcato bianco tossico” che avrebbe ingenerato “profondo disagio” nelle due femmine zombie. E quando si arriva a simili perversioni mentali, che altro vuoi star lì a discutere?

Nessuno è sfiorato dal sospetto che il disagio, vero, profondo non è roba da gen Z viziata che si deprime siccome “non può sempre avere quello che vuole”, per dirla con Mick Jagger, e anche quando ce l'ha non gli basta perché la sua psiche, la sua anima sono di burro, ma rancido; è tutt'altra faccenda, scava inferni e non è detto poi se ne esca. Come sta succedendo a Vittorio Sgarbi, uno che per tutta la vita è corso più veloce di se stesso e, quando non ce l'ha fatta più, da se stesso è stato raggiunto, ghermito. A lui va tutta la nostra solidarietà, il nostro affetto di esperti di un disagio fin troppo conosciuto. E chi ne esce non ha nessuna voglia di darlo in pasto ai media e agli sponsor, lo ricorda come un orrore troppo grande, da tenere rinchiuso: sa che potrebbe risalire da chissà quale abisso, in ogni momento, e non vive mai tranquillo. Il disagio vero ha mille madri, dalla miseria alla genetica, dall'ingiustizia alla solitudine, alla malattia, ad una sensibilità estrema e magari distorta, ma non passa mai completamente, sfregia la psiche e l'anima, e chi ce l'ha lo sa riconoscere subito, sia quando è reale che, a maggior ragione, se recitato. Siamo pieni di gente che recita, ecco tutto, e recita per calcolo, per farla franca, per moda. E non fa niente per dedicarsi agli altri, perché chi finge disagio sta alla larga dal disagio, dalla sofferenza, ne teme il contagio, ha paura di non poter più fingere, per fare soldi, per fare soldi.

Di Max Del Papa, ilgiornaleditalia.it

Max Del Papa. Giornalista dal 1992, si divide tra le Marche e Milano. Ultimi libri: “Vale Tutto” e “Eurostyle” (2023, autoprodotti) sullo Stato autoritario e l’Unione Europea più strega che matrigna.

07.08.2025

Fonte: https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/724924/va-di-moda-il-disagio-ma-a-precise-condizioni-vip-mediatico-e-affaristico-ossia-millantato-e-redento.html

Commenti (15)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 15 caricati
    1. gabedo 12 agosto 2025

      Articolo con spunti interessanti. Mi piace la Ilisci soprattutto per le sue grandi poppe. Ma nel merito penso che in quanto artista tra virgolette sia lecito esprimere anche il disagio. A differenza di altri personaggi pubblici che artisti non sono

    1. ndr60 10 agosto 2025

      La Eilish più che cantare sussurra, quindi fino a 80 anni è a posto. Per le sue tette, avrà bisogno di molte revisioni da parte di un buon gommista.

    2. lazarovici 11 agosto 2025

      una volta, dialogando con JFK, Maria Callas disse (parlando di Marylin): nessuno considera come canta, le guardano solo il fisico" JFK rispose: "Come per lei, signora Callas. Nessuno le guarda il fisico, tutti ammirano solo come canta".

    1. absitiniuriaverbis 10 agosto 2025

      Il mondo (sostantivo improprio ovviamente) sta, lentamente quanto inesorabilmente, tentando di abituarci a ritenere che ogni ricompensa debba essere soprattutto o quantomeno finanziaria.

      Sicché sono in costante aumento coloro che trascurano la vita da vivere, la salute, l'amore e la serenità interiore.
      Il resto è disagio.

      In estrema sintesi, esistono due tipi di dolore nel mondo: il dolore che fa male e il dolore che cambia.
      Per ora siamo al livello 'che fa male'.
      D'altronde, chi avrebbe interesse ad aumentarlo ulteriormente per arrivare al livello necessario al cambiamento?
      Nessuno.
      Continuerà a fare male a sufficienza ma non troppo.

    2. lazarovici 10 agosto 2025

      chi aumenta la conoscenza aumenta anche il dolore (Ecclesiaste)

    3. absitiniuriaverbis 10 agosto 2025

      Si, 1:18.
      Ci sono almeno due interpretazioni:
      una per così dire pessimistica secondo cui la conoscenza aumenta la percezione del male nel mondo rendendo la vita più amara.
      Ed una, come dire, provvidenziale secondo cui Il dolore legato alla sapienza può spingere l'uomo a cercare un senso più profondo, trovato solo in dio.

      Io non tratto il tema della fede in quanto mi è estranea. Lo affronto come posso quando la fede viene utilizzata per nascondere la mancanza di conoscenza.

      Intendevo, con il mio commento sul dolore, solo sottolineare il 'cui prodest' :aumentare il dolore al fine di aumentare il controllo sugli umani senza però estenderlo troppo per evitare una presa di conoscenza dannosa ai suoi fini..

      Cosa intendevi quindi sottolineare con il tuo?

    4. lazarovici 10 agosto 2025

      la provvidenza non esiste. Chi conosce sa. Il dolore fa parte della natura umana. Il male e il bene sono in ciascuno. La scelta è solo apparente. La strada è segnata. Il veicolo pure. Il libero arbitrio è una favola. Amen.

    5. absitiniuriaverbis 11 agosto 2025

      Non sono affatto sicuro di aver capito il nesso.
      Sembra un succo delle tue convinzioni.
      Comunque sia, in bocca al lupo.

    1. BrunoWald 9 agosto 2025

      "...perché, come diceva Benedetto Croce, “non possiamo non dirci cattolici”".

      Parli per sé.

      "...ogni poppa scoperta sono vagonate di dollari che ti piovono in tasca, così almeno lenisci il disagio."

      Colpa di milioni di beta bavosi che finanziano gli agi, del tutto immeritati, di queste mignotte".

      "Una tiene banco in questi giorni, vuol fare l’attrice a 50 anni, e racconta del suo alcolismo, dei suoi millanta amanti, delle sue derapate, che uno potrebbe anche concludere, banalmente: che spreco di vita."

      E magari aspira pure a trovare il milionario che la mandi a prendere col suo jet privato, perché lei "conosce il proprio valore e non si accontenta con niente di meno!" 🤣

      "...avendo pestato il moroso collega sotto gli occhi di un intero aeroporto, è subito passata lei da vittima, da martire siccome “ha il disagio”.

      Finché esisteranno i pecoroni disposti a perdonare tutto, a queste povere vittime.

      "Siamo pieni di gente che recita, ecco tutto, e recita per calcolo, per farla franca, per moda."

      Basterebbe non cag*rli. Il problema non sono i farsanti, ma il loro pubblico.

    2. Sic 9 agosto 2025

      Potresti lasciare qualcosa da dire anche a me, egoista.

    3. absitiniuriaverbis 10 agosto 2025

      ...pubblico pagante, ça va sans dire!

    4. lazarovici 10 agosto 2025

      tutto giusto, ma dimentichi la potenza delle poppe. Certo, ci possiamo consolare pensando alle parole di Gilberto medievale:
      Pulchra enim sunt ubera quae paululum supereminent et tument modice, nec fluitantia licenter, sed leniter restricta, repressa sed non depressa." Sacrosanto, non dico di no. Ma pensa al recanatese che nello Zibaldone scrive: "Sono considerate universalmente belle le donne bathùkolpoi" (dall'ampio seno). La carne non è debole, la carne è forte. E le femmine ne approfittano. Memorie materne di pecore, fantasmi di poppate che emergono dalle fantasie, pensando a Edipo e fuggendo da Medea.

    5. BrunoWald 10 agosto 2025

      Non la dimentico, mio caro: ce l'ho fin troppo presente.

    6. absitiniuriaverbis 11 agosto 2025

      È che Newton mica poteva scrivere che gli piacevano le tette grosse.
      Cosicché scrisse: maggiore la massa, maggiore l'attrazione.

    1. lazarovici 9 agosto 2025

      Disagio. Agio viene da adiacens, cioè vicino. Disagio è lontano. Ma lontano da cosa? Le grandi prepotenti poppe mettono a disagio? Cioè ti allontanano dagli altri? Certo, ma se le sfrutti, se ne fai un feticcio, se diventi un feiticeiro, allora hai vinto. Sei grande, sei lontana. Fa freddo, quando sei lontana. "Ma guai a chi è solo, perché se cade non ha nessuno che lo rialzi" (Ecclesiaste)

Visualizzati 15 di 15 commenti approvati.