Tutti vogliono i barbari. Ma i barbari non arriveranno mai

Tutti vogliono i barbari. Ma i barbari non arriveranno mai

Di Alceste

Roma, 31 marzo 2024

Tucker Carlson: “Il Nuovo Ordine Mondiale è morto. Il mondo si sta resettando completamente. L’ordine del dopoguerra sta crollando e la NATO, ovviamente, crollerà”.

Tucker Carlson, che ha pure un bel nome, è il nuovo beniamino degli Speranzosi. Agli Speranzosi piace tifare, mica cercare la verità. La verità dei fatti, intendo, che, quasi sempre, equivale a infilare le mani alla cieca in un covo di vipere. Tifare appaga, tifare rilassa, tifare fa comunella, tifare dà sicurezza – ovvero il narcotico rilascio dello sfintere che segue alla consapevolezza d’essere in tanti. Essere in pochi, invece, essere soli, di fatto, soli per tutta la vita, regala brividi di gelo lungo la spina dorsale. Chi vorrebbe vivere una vita così? Giunti a un certo punto ci si sente come dei sassi: sole, vento e pioggia più non importano.

Quindi Tucker afferma: “Abbiamo vinto!”. Fosse stato così semplice, avremmo messo tutti la firma. Una nazione, la Russia, depapuperata sin all’osso, e umiliata dai clientes del Nuovo Ordine sin agli anni Duemila, in vent’anni è riuscita a risorgere e a guidare una reazione vincente appropriandosi di qualche migliaio di chilometri quadrati di un ex nazione, l’Ucraina, depauperata sin all’osso, e umiliata dai clientes del Nuovo Ordine: da 0-4 al trionfo, avendo tutti contro, dagli arbitri al pubblico ai guardalinee, così come non era nemmeno riuscito a Michael Caine e Pelé in Fuga per la vittoria. Domandiamoci, però, se vittorie e sconfitte passano gli uomini o meno. Hic stat busillis. Le tendenze fondamentali del nostro tempo, la tecnica, la digitalizzazione, la sparizione del reale, la globalizzazione della miseria spirituale, ci parlano dell’esatto contrario. Dovremmo chiederci cosa accadrà di questa presunta vittoria fra dieci o quindici anni, quando Putin (e tutti gli altri figuranti della Storia) saranno stabilmente all’ospizio o al cimitero. Chiediamoci, altresì, se questa vittoria è foriera di un’inversione della catastrofe in atto. Lo è? Non sembra. La secolarizzazione avanza; il saeculum impregna totalmente le esistenze dei miliardi, da Dubai a Shanghai a New York. Qualcuno declina, altri paiono ascendere. E allora? Proprio questo il segreto della globalizzazione. La scomparsa di quello che può chiamarsi Europa, e quindi Occidente, non è nient’altro che un atto rituale propedeutico all’abbraccio finale. Certo, nelle more di questa sconfitta universale, si possono equivocare degli eventi contingenti quali vittorie …

Sarei felice, prima di crepare, di vedere i cavalli cosacchi abbeverarsi in San Pietro, e di vivere una vera Pasqua … o un vero Natale … uno solo … mentre i cardinali del Conclave pendono da qualche forca. Lo vedo difficile, però. Tra le nebulosità della palla di cristallo, chissà perché, mi appare sempre un cartello, anzi più cartelli, di un giallo canarino, appesi a decine sulle colonne del Bernini. Recitano: “FOR SALE”.

Sperare è facile. Lo si fa dal divano. Contrastare alla dissoluzione, invece, risulta assai duro; sgradevole, depressivo; sì, durissimo. Contrastare vivendo la propria vita al contrario, erigendo un’esistenza che dice “no”, questo è ancora più aspro e pericoloso. Qui siamo alla porta stretta, al canapo nella cruna dell’ago. Gli exempla dei santi questo vogliono dirci. E ogni epoca esige il proprio santo ovvero un certo tipo di martirio, di testimonianza. Non basta, nel 2024, sistemarsi, come gli stiliti, sulla cime di una colonna rinunciando del tutto al saeculum. Il nostro tempo corrompe anche i migliori e il tanfo dello zolfo si insinua persino negli eremi più inaccessibili. Serve un “no” onnicomprensivo, ma chi ha il coraggio e la forza di pronunciarlo?

Tucker Carlson cacciato da Fox News! E ora intervista Putin! Il lettore social-medio di queste sciocchezze (lo 0,1% del corpo elettorale italiano), che non presta più fede all’innocenza di nessun episodio della politica e della storia, annusando il complotto persino nel colore della carta igienica usata presso il Senato degli Stati Uniti, crede, però, che un americano con la permanente gli racconti la verità. Quella semplice frase confonde volutamente ciò che veramente sta accadendo (l’ennesimo reset spirituale e geopolitico) con qualcosa di desiderabile (ci liberiamo della NATO, degli USA, del capitalismo!); e, invece, proprio quel reset (uno dei tanti negli ultimi cinque secoli) è propedeutico al nuovo e definitivo ordine: ciò che mi piace chiamare Monarchia Universalis.

Carlson non è che la vaselineggiante speranza regalata all’omarino occidentale di scapolare l’apocalisse. Perché apocalisse sarà, sebbene nelle specie dell’asofalipse: comoda, sdraiata e rotta, a volte, da videomessaggi epilettici, minacce allo zucchero filato e sanguinose faide telematiche.

Sperare, sperare! La ben oliata speranza accompagnerà alla porta d’uscita i due grandiosi rami della quercia sacra europea, classica e cristiana, per sostituirli con un geranio di plastica.

Yeats prefigurò un nuovo avvento in Leda e il cigno, ma, anche lui, forse abbacinato da una misticanza inutilmente complessa, non intravide davvero la catastrofe. Risulta curioso, per mia personale esperienza, come alcuni genî della letteratura e del pensiero, arrivati ai bordi dell’abisso, ne siano rifuggiti farfugliando soluzioni ed escapismi che, loro per primi, sapevano essere irrealizzabili. Solo pochi, minori nella considerazione, ebbero il coraggio di reggere il punto, e di crepare guardando il mostro in faccia. Nietzsche si mise a cicalare di giustificazione estetica dell’esistenza, il grande Giacomo di “social catena”; solo alcuni emarginati, eccentrici rispetto alla grande arte, rimasero fedeli alla disperazione sin all’estremo palpito: non solo tramite i loro scritti, a quel punto inessenziali, ma testimoniando con la loro stessa vita. Forse, privi di una vera forza artistica e filosofica, non trovarono adeguate soluzioni a tale rivelazione. E si lasciarono morire, in un modo o nell’altro. Alcuni grandiosi suicidi, più o meno mascherati da cosiddette “scelte di vita”, son lì a dimostrarlo.

Ma c’è la guerra! Ecco la guerra! I missili tattici! Ipersonici! Gli sbudellamenti! Il sangue! L’occhio della madre! Certo, ecco la guerra, in tutto il suo orrore, ma dov’è? Laddove il Potere vuole distruggere. Nei luoghi ove è già tutto distrutto, infatti, vige la pace. A che pro atomizzare Los Angeles o Dubai? Nelle terre in cui resistono ancora individui capaci della guerra, e residuano istinti buoni per la guerra, lì, invece, si ha a cuore la distruzione. Per uccidere quanto più possibile, per devastare, con la complicità degli stessi governanti di quelle terre, pedine dell’Usura e del Mercimonio dello Spirito. Le ferite e lo spettro della guerra, in Siria, in Iraq, in Afghanistan, in Serbia, in Iran, in Ucraina, ma non a Milano o a Parigi o a Madrid, oramai città irreali, svuotate della loro storia, pinacoteche di un’umanità a nessuna dimensione. In Europa si hanno al massimo attentati, attentati islamici naturalmente, simulacri di guerra per vaselineggiare il coglione europeo e renderlo consenziente alla propria fine. Magari ci fosse la guerra, la guerra dovremmo invocarla al suono delle campane, la guerra benedetta! Ma, pensiamo, ci regaleranno mai la guerra? La guerra fisica, spirituale, quella che genera pensiero, e fazioni, e odio? Perché la guerra è pericolosa, risveglia, rende chiaro il ragionamento, raffina i sentimenti, anzi: li affina; depura le parole sin all’osso, e consente la vista a distanze inimmaginabili riavvicinando il cielo alla terra.

L’euro, il dollaro, la rupia, lo yuan, i BRICS, le aree valutarie, gli squilibri macroeconomici … come si fa a perdere tempo con queste sciocchezze quando le linee di tendenza convergono tutte in un punto? Le configurazioni antiche cedono, si disgregano in una miscela asettica da cui è impossibile tornare indietro. Questo conta. Chi si oppone viene eliminato. Un processo inarrestabile, grandioso, senza confini. Dietro di noi, spianate di mozziconi bruciati. Alcuni piangono, altri no. Presto se ne perderà persino il ricordo.

La guerra! Dove sta la guerra, qui da noi? Razzolate nel fango, avete perso i vostri compagni, le madri o i fratelli, il tetto vi è caduto in testa? Magari ci fosse, sospiro, passando ovviamente per guerrafondaio. Noi solo assistiamo alla guerra, come in un videogioco, guardando morire gli ultimi uomini degni di stare a questo mondo. Noi, privati della guerra, abbiamo persino paura a camminarci sopra, al mondo: il Signore di Questo Mondo ha già deciso la nostra eliminazione; e noi diciamo sì, pur proferendo un apparente no. Il passato ci è indifferente, l’autenticità della vita, anche. Ci siamo liberati del fardello di ciò che siamo stati: esso giace presso di noi, sconsacrato come una laida pelle di serpente. Siamo liberi, finalmente! Le trombette ce lo ripetono ogni santo giorno. E di far che? Le passiones, i patimenti, sofferenza e sacrificio del Golgota quotidiano, sono del tutte espunte dal vivere; anche i migliori, gli ultimi araldi del sentimento, avvertono una debolezza, l’incipiente resa: ciò che li ap-passionava stinge, infatti, in fastidio e delusione perché anche le rutilanti accensioni della passione hanno bisogno di essere condivise dal prossimo, o anche solo di un pubblico ostile che, addirittura, le detesti: indizio, pur sempre, di un’empatia. L’indifferenza, infatti, uccide i migliori, livella le eminenze, ingloba nel proprio nichilismo da tran tran postmoderno. A che pro lo scandalo? Pur chi ha vissuto la vita al contrario, come il sottoscritto, tende, infine, a una sorta di resa, al mutismo. Nudi, inermi, non resta che gonfiare la piccineria col disprezzo e la più squallida cattiveria, surrogato a un’anima che non è più.

La guerra! Tu vuoi la guerra! Ma, rispondo, ciò che è apparentemente desiderabile non coincide con quello che è necessario alla vita. Il conflitto ri-genera la vita che, altrimenti, deperisce lentamente, sino all’estinzione. Potete individuare in ciò una delle massime tragedie umane, perché no: ed estendervi qualche trattatello. I carnai, combattuti in nome di un’idea e d’una cultura, hanno sempre rinnovato la spinta a vivere; ora, invece, fioriscono in nome del Nulla, per arrivare alla piena distopia del Nulla. La guerra di frizione fra Russia e Ucraina, serve, appunto, a decimare, a usurare. Ci aspetta la pace, al fondo di questo, la pace irreversibile del governo zootecnico. Se, per avventura, cadesse una bomba termobarica in Italia, questa lo farebbe o su San Pietro o sugli Uffizi, vestigia oscure e malvagie di qualcosa che più non deve esistere, o solo essere concepito. Ci limitiamo, quindi, ad aspettare i barbari, gente che rivitalizzi le nostre spente passioni. Chi ci darà, però, questi barbari? Non ne vedo, li vedete voi? Io vedo solo i simulacri dei barbari, le sagome di cartone del pericolo islamico, del pericolo russo, del pericolo iraniano. Tutte finte, inganni, evocazioni buone per il cretino 2.0, illusioni da teatrino d’ombre. Dove sono i barbari, la guerra, dove sono i salvatori che rinvigoriranno la nostra morente civiltà, si chiede Konstantinos Kavafis:

Perché d’un tratto questo smarrimento ansioso? (I volti come si son fatti seri) perché rapidamente le strade e piazze si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti. Taluni sono giunti dai confini, han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi? Era una soluzione, quella gente.

Cosa sarà di noi senza i cavalli cosacchi a San Pietro? Gli Italiani vogliono essere liberati, e vollero essere liberati negli ultimi cinquant'anni, da qualunque barbaro, americani negri ebrei la mistica India la Cina è vicina ... tutto, pur di non ammettere che tale anelito di libertà promanava dall'essere oramai marci, e pronti per la fossa.

Ma, questa la domanda, se anche vi fosse una guerra, questa servirebbe? E allora? Preghiamo per la guerra? Pregate di essere qualcosa, innanzitutto, a rifiutare di non essere più niente. Pregate per una Pasqua, perché il Principe di Questo Mondo e degli inganni è fra noi, silente, e reca il simbolo della vittoria. Pregate che non abbia potere su di voi, per rigettarlo nell’imperio suo del caos. Pregate per i vostri morti, e quelli a noi tutti comuni, perché ricordano ancora come si vive. Pregate per Flavia Amoena.

Nel colombario imperiale di via Villa Pamphilj, a Roma, si poteva contemplare, sino a pochi decenni (ora, chissà), il titoletto posto in esergo al vaso che conteneva le ceneri di una giovane liberta, Flavia Amoena. Esso, giocando sull’equivoco fra Amoena e amoena, recitava:

UT ROSA AMOENA HOMINI EST

QUOM PRIMO TEMPORE FLORET QUIE ME VIDERUNT SEIC EGO AMOENA FUI

Come incantevole si mostra all’uomo la rosa, fiorente nella sua prima stagione, così io, Amoena, apparivo a coloro che mi guardavano. L’incisione ordinata delle lettere capitali doveva esaltarsi ancor più per via del colore rosso cupo che le evidenziava. Perché eternare il ricordo di una morta? Con tale spreco di forze, di materiali, di premure? Non era, anche lei, un’accozzaglia di atomi? Buona per il concime? Perché profondere tanto impegno? La risposta contiene uno dei segreti della Vittoria, questa sì materiata di Verità e impossibile a essere strappata. Il ricordo. E cos’è il ricordo, cos’è, se non ciò che strappa all’anomia e ci sostiene, resistendo alle tenebre dell’eterna notte? Affermando che la vita di ognuno è un miracolo eguale a nessun altro? E ora, ditemi, quale popolo ha mai operato tali miracoli?

Però tutti vogliono i barbari. Ma i barbari non arriveranno mai.

Di Alceste

Titolo originale : Buona Pasqua 2.0

Fonte: https://alcesteilblog.blogspot.com/2024/03/buona-pasqua-20.html

Commenti (35)

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    1. absitiniuriaverbis 4 aprile 2024

      Mi ricordo di quella dei tre amici che escono da un cinema ed incontano un altro dei loro amici.
      L'amico chiede: vi è piaciuto il film?
      Ed ognuno risponde: si mi è piaciuto.

      Finita qui? Ovviamente no, non è finita qui.
      Il primo a rispondere ama il genere fantascienza, quindi basta che sia il suo genere preferito ed a lui piace per definizione.
      Il secondo delira per un attrice e, se la sua preferita è nel cast, il film è perfetto.
      Il terzo è felice quando non paga il biglietto, come in questo caso, quindi il film gli è piaciuto perché non ha speso nulla.

      Alceste, non è il mio genere, tanto meno la mia attrice preferita, ed ho speso tempo a leggerlo.

      Riproverò ancora, la prossima volta.
      Ci sarà un motivo per cui non mi piace come scrive. Lo troverò, forse.

      Dimenticavo il contenuto, ecco il succo:
      se vuoi un nuovo risultato, dovrai rompere l’abitudine di essere te stesso e reinventare un nuovo te stesso.
      Vale per tutto e per tutti. Io per primo.

    2. IlContadino 4 aprile 2024

      Alceste mi stimolava la depressione, fino a qualche tempo fa non riuscivo a leggerlo, ero attratto dai sui scritti, quindi mi ci dedicavo, però ogni volta interrompevo la lettura dopo alcuni paragrafi, quando avvertivo che la depressione faceva capolino, poi magari ci tornavo su. In seguito ho cambiato modo di leggerlo, non saprei dire in che maniera, forse lo tengo più in superficie, applico un filtro, come con Dostoevskij, anche Dostoevskij mi stimola la depressione, eppure mi attrae, molto.
      Ora attendo gli scritti di Alceste come in inverno attendo la primavera.
      Se non lo hai ancora fatto ti suggerisco di visitare il suo blog, molto interessante la sezione commenti.

    3. absitiniuriaverbis 4 aprile 2024

      Già fatto, da, qualche settimana.
      Mi piacciono di più le risposte ai commenti dei lettori. Forse perché non si può dilungare e va al sodo.
      Altra considerazione riguarda il rispetto che coloro che commentano hanno per Alceste: non vedo, fino ad ora, nessuno che accenni ad un minimo di contrapposizione.
      E questo mi fa prudere il senso del ragno...

    4. IlContadino 4 aprile 2024

      Potresti essere il primo ad offrire un minimo di contrapposizione... e comunque, no no, a pensarci bene a volte la si trova, educata, pacata, in punta di piedi, ma la si trova

    5. emilyever 4 aprile 2024

      Io non lo reggo, per esempio, Alceste, ma rispetto la vostra stima e la vostra ammirazione.e restavo in silenzio e resterò così anche per i prossimi articoli. Poi magari ne verrò conquistata anch'io

    1. Tashtego 3 aprile 2024

      Mmmmh. Alceste... all'inizio mi piaceva. E' una penna raffinata. Credo che se ne approfitti. Insomma, si dice che c'è chi ama ascoltarsi. Credo che tutto sommato lui ami leggersi. Ad un certo punto ho dovuto rendermi conto che ogni magnifico, raffinato, lungo articolo poteva riassumersi in "Tutto crolla. Non combattete, è inutile". Cosicchè mi sembra sempre partecipare attivamente allo sfacelo che denuncia.
      E mi vien tuttora voglia di citare Tennyson "... Anche se molto è stato perso, molto aspetta. E anche se non siamo più la forza che nei giorni antichi mosse terra e cieli, siamo quel che siamo, un'unica tempra d'eroici cuori, spossati dal tempo e dal fato, ma duri sempre in lottare e cercare e trovare e non cedere mai".

    1. ws 3 aprile 2024

      A quelli che sperano nei "barbari"/"liberatori" ( perché non hanno forza/fegato per liberarsi per conto proprio) rispose già Manzoni ne "l' Adelchi"

      E il premio sperato, promesso a quel forti,
      Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
      D’un volgo straniero por fine al dolor?
      Tornate alle vostre superbe ruine,
      All’opere imbelli dell’arse officine,
      Ai solchi bagnati di servo sudor.
      Il forte si mesce col vinto nemico,
      Col novo signore rimane l’antico;
      L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
      Dividono i servi, dividon gli armenti;
      Si posano insieme sui campi cruenti
      D’un volgo disperso che nome non ha.

    1. sbregaverse 3 aprile 2024

      In verità in verità vi dico~♤♤~ che siamo luridi lerci di Plato , dentro fuori ed infra ~cosce~.
      Necessari lavacri lustrali~gargarismi anche enteroclismi~dell'immenso zoroastriano Nietzsche
      ~ nice simpatico~

    2. Nonso 3 aprile 2024

      Giù le mani dalla @dico-no

    3. sbregaverse 3 aprile 2024

      E toccalla senza graffialla ¿?

    4. Dico no 3 aprile 2024

      🕸️🕸️🕸️

    5. Nonso 3 aprile 2024

      Mhh

    1. Nonso 3 aprile 2024

      Bello.

    2. sbregaverse 3 aprile 2024

      E non mi hai visto nudo !
      ~infoiato di femmina~

    3. Nonso 3 aprile 2024

      • ...
      • ?
    4. sbregaverse 3 aprile 2024

      Ah ma allora 《bello》( e impossibile) NON era constatativo nei miei riguardi
      ¿?

    5. Nonso 3 aprile 2024

      Guuardo e riguardo, guuardi e riguardi, ma non vediamo un c*z*o

    1. carla 3 aprile 2024

      Gli USA hanno usato HAARP contro Taiwan per fermare ogni riavvicinamento con la Cina?
      Avvertimenti maf10si come in Turchia?

    2. danone 3 aprile 2024

      O i Cinesi?
      La tecnologia ce l'hanno anche loro, secondo me.

    3. ws 3 aprile 2024

      "Studiai" la questione anni fa e la cosa può avere il senso (di mettere in vibrazione una faglia con campi elettrici direzionali a bassissima frequenza riflessi dalla ionosfera.
      In tal caso quindi le "vittime" possono essere solo stati con "faglie" interne ( es: iran turchia, italia pakistan india giappone ) .Cina e U$A ne hanno solo di "marginali" ( esempio la california ) mentre solo la russia può farsene un baffo.

    4. carla 4 aprile 2024

      L'egemone che ha sganciato ben 2 atomiche su civili finora è solo uno, come giustamente precisa ogni volta Putin

    5. carla 4 aprile 2024

      Anche in quello vanno bene in Russia

    1. fiurdesoca 3 aprile 2024

      è l'unico articolo di Alceste che apprezzo. poca retorica e molta sostanza. condivido la sua prospettiva. solo una disgrazia inaspettata ci potrebbe salvare. dubito che possa accadere.

    1. Bertozzi 3 aprile 2024

      Grazie!

    1. carla 3 aprile 2024

      Israele bombarda l'ambasciata iraniana nella capitale della Siria e c'è chi va in giro a dire che Tel Aviv si sta difendendo.
      E non era un pesce d'Aprile.

    1. carla 3 aprile 2024

      Tucker Carlson oltre ad essere indubbiamente il miglior giornalista d'inchiesta su piazza dopo J. Assange, che da anni è perseguitato e soffre in carcere ed è quindi di diritto passato alla categoria "martiri per la libertà", ha il physique du rôle per diventare presidente degli Usa.
      Come figlio di un agente della CIA ne ha sicuramente anche le capacità, questo è quello che vorrei sperare per il futuro se davvero si potesse abbattere il male che ci opprime.
      Temo però che il futuro prossimo ci riserverà ben altro perchè il cancro è ancora molto esteso seppur in standby, speriamo non si pensi di abbatterlo con tachipirina e vigile attesa che sarebbe nel futuro prossimo stare alla finestra delle elezioni.

    1. carla 3 aprile 2024

      V.scrofanuland si è dimessa per poter partecipare alle prossime elezioni europee con il nuovo partito "FuckUe".
      Prevista grossa adesione al nuovo gruppo del Partito Dittatura, +fuckEuropa, azione e altri partiti prefisso tel.

    1. BrunoWald 3 aprile 2024

      Articolo perfetto.

      L'essenziale contenuto in una elegante successione di pensieri che scuotono il lettore con la forza del vero.

      Se fossi confinato da qualche parte, e mi permettessero di leggere gli articoli di un unico Autore, sceglierei Alceste.

      "Agli Speranzosi piace tifare, mica cercare la verità."

      Dovremmo meditare tutti molto seriamente, su questa frase.
      Ma non c'è pericolo, non succederà.

    2. gianB 3 aprile 2024

      Dovrebbero meditare sul "totalitarismo monoteista", la farsa che domina il mondo di produzione giudaico sionista. E con essa domina la narrazione storica e del bene e del male (edulcorata in varie forme). Ma non lo fanno perché si ritraggono spaventati da una simile ipotesi, si sentono nudi senza di essa. Allora preferiscono "tifare" o essere "fiduciosi". Tanti anche qui in CDC.

    3. Giudice Holden 3 aprile 2024

      Mica solo agli speranzosi... libertà e verità, a parole tutti le vogliono. Nei fatti sono due mostri che terrorizzano l'uomo.

    4. BrunoWald 3 aprile 2024

      Li capisco. Un essere pensante accumula inevitabilmente frustrazioni che non vede l'ora di sfogare in qualche modo. Per dire, quando seppi che gli jugoslavi avevano abbattuto uno stealth agli yankees mi ero messo a ballare e a fare saltelli sul posto come un deficiente, forse l'avevo già raccontato.

      Poi alcuni utenti quando parlano di Russia e Cina pensano in realtà a Stalin e Mao, di cui sono innamorati, ma non ne sono del tutto consapevoli. Davvero non gliene voglio: il primo amore non si scorda mai.

    5. danone 3 aprile 2024

      Succede a chi non ha, o ancora non sa, di avere una radice spirituale che li determina come prima identità esserica, quella reale.
      Non avendola ancora scoperta o non avendola proprio, si sentono e sono come delle banderuole al vento, quindi in realtà la critica che bisognerebbe fare loro non è tanto che sono o fanno i tifosi, ma che si devono rendere conto che influenze esterne li condizionano rendendoli tifosi.

    6. alessandroparenti 3 aprile 2024

      Gli articoli di Alceste sono densi, e per questo purtroppo non tanto frequenti.

    7. maghi 4 aprile 2024

      purtroppo chi non ha spessore spirituale, credente o meno, può solo essere tifoso. La ragione è lapalissiana per chi ha questo spessore. Non hanno i piedi per terra e possono solo sprofondare sempre di più nella palude dell'eterno fetore.

    1. uomospeciale 3 aprile 2024

      Chi la guerra non la vuole proprio mai per nessuno né per sé stessi né gli altri, purtroppo è solo una minoranza..
      Sono pacifisti dentro e fuori come quei giubbotti double face.🥲

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