Tavares-Elkann, ovvero il culto del dividendo che ha portato alla distruzione di Stellantis

Il disastro del gruppo ha numerose ragioni industriali ma la crescente predilezione per i dividendi finanziari, per i rendimenti a brevissimo termine garantiti dalle azioni, a cui dare linfa con continue delocalizzazioni e con riduzione degli organici, ha avuto un peso non trascurabile. Ecco perché accusare oggi le pol

Tavares-Elkann, ovvero il culto del dividendo che ha portato alla distruzione di Stellantis
Nel giorno dell'incontro tra i vertici Stellantis e governo, ripercorriamo le tappe dell'ennesimo (storico) furto sulla pelle dell'Italia e degli italiani.

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Di Alessandro Volpi, altreconomia.it

L'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, si è dimesso, con la lauta liquidazione di 100 milioni di euro, e ha lasciato la società in mano a John Elkann, in questo momento invischiato nel processo ginevrino per l'eredità familiare.

Il titolo intanto crolla, travolto dalla presenza della Exor, la società di famiglia con sede in Olanda, e, in Italia sono a rischio oltre 40mila posti di lavoro diretti e molti di più nella filiera.

Il disastro ha tante ragioni industriali, ma la crescente predilezione per i dividendi finanziari, per i rendimenti a brevissimo termine garantiti dalle azioni, a cui dare linfa con continue delocalizzazioni e con riduzione degli organici, ha avuto un peso certo non trascurabile.

Con l'elusione fiscale, con il culto del dividendo trimestrale, con la ricerca del salario più basso non si genera valore industriale; certo le politiche europee, sia in termini di automotive sia in termini di impoverimento generale, non hanno aiutato ma la passione finanziaria di Stellantis è stata davvero eccessiva e ora la speculazione ribassista presenta il conto.

Tavares ha distribuito, in quattro anni, 23 miliardi di euro di dividendi ai famelici azionisti, tra cui Exor degli Elkann che ha ottenuto tre miliardi di euro. È interessante notare a riguardo che Stellantis ha distribuito dividendi per quasi sette miliardi di dollari soltanto nel primo semestre del 2024 mentre era in corso il rapido sgonfiamento della capitalizzazione della società, dimezzata da circa 85 miliardi di dollari a 45 miliardi.

Naturalmente per tenere alto il valore delle azioni non sono mancati i buy back, che nel periodo 2022-2024 hanno raggiunto un valore di 5,4 miliardi di euro.

In sintesi, Stellantis ha agito come un pirata finanziario, senza alcun interesse all'innovazione e con una continua ricerca, da parte di Exor, di altri "affari", a partire dalla sanità privata.

Nonostante tutto ciò, John Elkann chiama in causa le politiche ambientali europee e l'arrivo delle auto cinesi che avrebbero distorto il mercato. Ma quale mercato?

La definitiva scomparsa della Torino industriale si è consumata attraverso tre tappe. La prima è stata costituita dal processo di "diversificazione" dell'attività di Fiat rispetto alla centralità dell'auto, con una prima attenzione alla finanza e al terziario. Ciò ha significato la fine della ricerca e dell'innovazione dei modelli. In quella fase il capitalismo familiare italiano ha dato la peggiore prova di sé mostrando la totale incapacità di stare sui mercati.

In questa fase è iniziata la delocalizzazione, lo spostamento delle fabbriche in zone dove il costo della manodopera era molto basso nell'intento di recuperare competitività solo sul versante dell'abbattimento dei salari, a cui si accompagnavano, in maniera paradossale, i sussidi pubblici.

La seconda fase ha preso corpo con l'osannata "ideologia" Marchionne, che aveva già fin dall'origine la prospettiva del trasferimento ulteriore delle fabbriche italiane fuori dall'Italia con l'approdo negli Stati Uniti, a cui avrebbe fatto seguito una profonda trasformazione societaria.

La terza fase si chiama, appunto, Stellantis ed è chiaramente improntata a una logica, come accennato, tutta finanziaria, per cui la resa dei titoli e i dividendi valgono più della produzione stessa.

Certo, questa crisi non è stata raccontata da una parte della stampa italiana. Exor, infatti, tramite il gruppo Gedi, è anche proprietaria di una fetta importante dell'informazione italiana; possiede la Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Radio Capital, Radio Deejay, e si occupa persino di geopolitica, con Limes. Sempre nel campo dell'informazione, Exor è azionista di riferimento dell'Economist.

In sintesi, e semplificando molto, la stessa società che ha sede fiscale in Olanda, che sta contribuendo all'impoverimento produttivo italiano controlla una parte rilevante dei media e dei suoi contenuti, dall'economia alla geopolitica.

Per fotografare il modus operandi di Stellantis, del resto, può essere utile ricordare un episodio molto eloquente. Nel 2019 l'allora Fca, in pratica la Fiat, vendeva per 5,8 miliardi di euro l'azienda storica Magneti Marelli alla giapponese Calsonic Kansei, ora di proprietà del fondo finanziario onnipresente in Italia Kkr (ne abbiamo scritto a proposito della rete Tim, ndr). Da allora, i dipendenti italiani della Magneti Marelli si sono ridotti a meno di 7mila, di cui circa 250 in "licenziamento" congelato.

Nel frattempo il gruppo in questione ha raggiunto i 50mila dipendenti in giro per il mondo. Nel 2020, quando l'accordo di vendita si completò, Stellantis che era subentrata a Fca ottenne dallo Stato italiano 6,2 miliardi di incentivi attraverso un prestito con la garanzia pubblica di Sace, egli azionisti di Fca, Exor in primis, maturarono da quell'operazione di vendita 1,5 miliardi di euro di dividendi.

Di Alessandro Volpi, altreconomia.it

03.12.2024

Fonte: https://www.resistenze.org/sito/os/ip/osipon04-027667.htm

Commenti (15)

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Mostra commenti 15 caricati
    1. uomospeciale 17 dicembre 2024

      Poverini sono in crisi:
      Corriamo tutti a comparci quattro o sei macchine per famiglia, anzi facciamo pure come ha fatto un tizio che conosco, che dopo aver già comprato 3 automobili si è messo in salotto appeso ad una parete un Fantic Caballero scrambler 500 come fosse un quadro.😃

    2. Brule 18 dicembre 2024

      Secondo me la crisi ci sarebbe stata anche per motivi demografici e tecnologici, con la connessione web ci si muove meno per lavoro.
      Ma la Commissione UE ha fatto lo sgambetto a chi aveva la pietra al collo, cioè, se il numero di patenti è già in ritirata, che senso aveva il bando delle termiche?
      Per me chiudono il recinto, e sfruttano l'impoverimento delle plebi che inevitabilmente camperanno meno (malgrado l'inquinamento campiamo di più) e consumeranno meno risorse.
      Così come è stato fatto il bando è come mettere a dieta una che soffre di anoressia.

    1. sbregaverse 17 dicembre 2024

      Strano che nessuno se lo ricordi :
      tutto nasce alla fine degli anni ottanta con il benservito dell'Avvocato a Ghidella.

    2. gin 17 dicembre 2024

      Bravo! Favorendo le politiche finaziarie poco industriali di Romiti

    1. Martin 17 dicembre 2024

      I dividendi c'entrano molto poco. Stellantis ha pagato per anni dividendi del 3-4%, in linea con Bmw, Mercedes e Volkswagen, ossia come normale qualche punto in più rispetto ai titoli del debito. Con il recente crollo delle quotazioni azionarie, tutti gli attuali dividendi delle grandi case automobilistiche europee sono schizzati ad oltre il 7% annuale, e probabilmente verranno tagliati.
      La crisi del settore auto europeo è un altro risultato delle scelte folli e ideologiche della Commissione UE, a partire dal sostegno all'auto elettrica. Computato il maggiore inquinamento richiesto dalla produzione di un auto elettrica e della batteria, l'auto elettrica inizia a dare un contributo ambientale positivo solo dopo crca 30.000 kilometri di percorrenza, e nel caso di un SUV elettrico dopo minimo 70.000 km. Sono cifre che confermano la totale follia dell'approccio ideologico, nonche' la estrema disonestà del calcolo contabile (fanno i calcoli barando, ossia senza considerare il maggiore inquinamento derivato dalla produzione dell'auto elettrica).

    2. mago 17 dicembre 2024

      Mi sembra che per il 2025 la volkswagen aumenti il dividendo,poi nella situazione in cui si trova chi lo dice ai 25.000 che licenzia in modo diretto o indiretto.

    3. Martin 17 dicembre 2024

      Puoi controllare, grazie al crollo delle quotazioni azionarie tutti gli attuali dividendi di Stellantis, Volkswagen, Mercedes e BMW sono tra l'8% ed il 10% annuale, insostenibili. Se le quotazioni azionarie non si recupereranno, i dividendi verranno sicuramente tagliati.

    1. PietroGE 17 dicembre 2024

      Non c'è nulla di cui meravigliarsi, gli ebrei non sono mai stati imprenditori di successo, sono sempre stati speculatori finanziari sempre attenti al controllo dei media e alla manipolazione della popolazione. Gli esempi sono innumerevoli. Basta citare solo il De Benedetti e Sorgenia. Così scriveva il Giornale : Dal tribunale via libera al piano di riassetto del gruppo energetico che aveva accumulato quasi due miliardi di debiti. E il governo Renzi gli regala altri 150 milioni di incentivi.
      La creazione di posti di lavoro e l'imprenditoria sono totalmente estranei a questa mentalità che è diretta piuttosto allo sfruttamento del lavoro e alla estorsione finanziaria. Una grande responsabilità ce l'hanno sia i politici nostrani e in primo luogo lo svenditore dell'IRI Prodi (che ora accusa la Meloni di 'obbedienza' ai poteri forti) e il privatizzatore Draghi, sia il popolo credulone che si fa imbambolare dai messaggi mediatici senza minimamente usare la testa. Poi, quando è troppo tardi, si va in piazza a fare le dimostrazioni. Quanto all'auto, c'è la responsabilità della case automobilistiche europee ad aver sottovalutato l'impatto dei produttori asiatici e delle nuove tecnologie, compreso l'elettrico. Invece dei sussidi avrebbero dovuto chiedere dazi per proteggere almeno il mercato interno.

    2. alduccio 17 dicembre 2024

      Infatti i Rotschild discendono dagli Elkann e dai Worms;
      cosa c'entrano i banchieri con gli imprenditori industriali?

    3. ric 17 dicembre 2024

      stessa razza malefica...

    4. Martin 17 dicembre 2024

      La maggiore responsabilità ce l'hanno gli USA e l'UE al seguito, che a partire dai trattati di Marrakesh del 1994 e la nascita della globalizzazione, hanno sostenuto la delocalizzazione produttiva (Cina, Asia, Messico, Est Europa). Si aumentano i profitti, ma si rinuncia alla ricchezza derivante dalla forza lavoro che guadagna e spende. E' una analisi che era già stata fatta negli anni 20 dello scorso secolo. Poi, le economie ad alto welfare, come quelle europee, perderanno sempre in termini commerciali se messe in competizione con economie a basso welfare, per il semplice fatto che il welfare è prezzato nelle merci prodotte. Anche questo profilo era chiaro dagli anni 20 dello scorso secolo. Contro le economie a basso welfare e costo del lavoro, restano solo dazi e tariffe.

      Le oligarchie americane e europee che hanno sostenuto la globalizzazione si sono arricchite impoverendo i ceti bassi della loro popolazione mentre hanno finanziato i ceti bassi dei Paesi ove hanno delocalizzato. Ora Trump mira alla marcia indietro, e in aperta concorrenza con l'UE, ma il danno fatto è irrecuperabile.

    5. PietroGE 17 dicembre 2024

      Non è irrecuperabile. Trump almeno ci prova. Bisogna cominciare dalle industrie ad alta tecnologia, vanno protette dalle acquisizioni , finanziate e messi i dazi sulle importazioni dall'Asia. In particolare quelle 'dual use'. La Germania che ha messo il veto sui dazi contro le auto cinesi si sta scavando la fossa.

    6. Nonso 17 dicembre 2024

      Trump ci prova, a costo di radere al suolo il vicino (a noi) oriente... però basta sprechi inutili di risorse, ecchediamine.
      La destra purificata di Trump.

    7. Martin 17 dicembre 2024

      No, è in gran parte irrecuperabile, non puoi far rientrare l'intera e nemmeno gran parte della catena delocalizzata. Trump può solo iniziare a invertire la tendenza, ed è già moltissimo. E le suonerà innanzitutto a noi Europei.

    1. albsorio 17 dicembre 2024

      Il settore dell'auto è stato gravemente danneggiato e con esso chi ha comprato auto a motore endotermico da chi ha progettato e costruito auto per ridurne la vita attraverso errori costruttivi volti ad accelerare la svolta elettrica nel mercato dell'auto.

      Qualche esempio di tali errori: cinghia della distribuzione a bagno d'olio, olio sae 0-20, adblue che si cristalliza nel serbatoio a contatto con l'aria , fap che si intasa e va rigenerazione etcetera

      Questi errori fatti scientemente mi fanno dire che le case europee di auto meritano di essere sopraffatte da chi ha ancora il rispetto de proprio lavoro e dei loro clienti.

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