STRAGE FERROVIARIA. AVEVATE DECISO CHI DOVEVA MORIRE PRIMA

STRAGE FERROVIARIA. AVEVATE DECISO CHI DOVEVA MORIRE PRIMA

DI PINO APRILE

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Non è un incidente, è un crimine con molti colpevoli. Quei poveri viaggiatori uccisi sul binario unico sono vittime dell'immondo comitato di affari e tangenti che rovescia tonnellate di miliardi di euro su linee ad alta velocità inutili e sovradimensionate (fra Milano e Torino è stata progettata per merci e passeggeri, solo per far salire i costi, e per esser "economica" dovrebbero correrci almeno 400 treni al giorno; invece ne passano una quarantina e nemmeno uno merci); mentre al Sud si lasciano città senza treno, come Matera, altre ne vengono private, perché "non conviene"; e nel 2016 si sta ancora a binario unico su lunghi tratti, in regioni in pieno boom turistico, come la Puglia, la Calabria, la Sicilia, costringendo venti milioni di persone a collegamenti con velocità medie inferiori a quelle di un secolo fa, ma a prezzi, di fatto, più alti che nel resto del Paese e con vere e proprie truffe (frecciargento-fecciaschifo dismesse dal Nord, che percorrono gli stessi tratti dei regionali, ma a prezzi 7 volte maggiori e impiegandoci più tempo).

Siete (voi che questo avete costruito) assassini. Non possiamo portarvi dinanzi a un tribunale, perché avete fatto in modo da rendervi assolti; ma di fronte alla coscienza del mondo (esclusa la vostra, si capisce, della cui esistenza non abbiamo prove) siete condannati per omicidio plurimo, strage.

Signor Renzi Matteo, spieghi ai parenti di quei morti perché su 4560 milioni per le ferrovie ne ha destinati 4500 da Firenze in su e 60 da Firenze in giù (se sono arrivati sotto Firenze...).

Signor Delrio Graziano, informi chi sta piangendo per aver perso la ragione della sua vita che i suoi geologi stanno analizzando le rocce per capire se si può fare il treno fra Napoli e Bari. Poi, magari, spieghi ai suoi figli cos'è l'equità, il rispetto degli altri (valuti se è il caso di raccontare come ha fatto a non accorgersi che la sua Reggio Emilia, con lei sindaco, diventava "il bancomat della 'ndrangheta", mentre lei faceva visita ufficiale, per la festa del patrono, a Cutro, patria del boss Grande Arachi);

Signor Mauro Moretti, lei che, da capo di Trenitalia, pare cambiasse discorso quando si parlava di Sud (e se no, come ci diventava, da sindacalista, numero uno dell'azienda) vada dai sopravvissuti, a dire che ha fatto solo il suo dovere spendendo i soldi di tutto il Paese, solo in una parte del Paese; venda anche a loro la favola dell'azienda privata con i soldi nostri.
Non veniteci a parlare di errore umano; non veniteci a dire che i lavori per raddoppiare la linea erano in corso; non diteci che quelle sono le Ferrovie del nord Barese e voi siete altro... Lo sappiamo cosa siete. Non cercate i colpevoli, cercate uno specchio.

Fra lacrime di rabbia e di dolore, vi maledico; auguro ai vostri figli di non somigliarvi, per essere, come meritano, migliori. Voi che, come quanti vi hanno preceduto, avete spezzato un Paese in due aumentando i privilegi per alcuni e sottraendo diritti ad altri, siete colpevoli per esservi adeguati ai voleri di quelli cui dovete obbedienza e dei quali dovete garantire gli interessi; colpevoli come i nostri rappresentanti (si fa per dire: li scegliete e ce li imponete) che vi vendono la propria gente, per essere i primi degli ultimi; colpevoli come noi, per non essere stati capaci di tirarvi giù dai luridi seggi da cui vi illudete di contare qualcosa. Quando il mondo era civile, i responsabili di disastri come questo ne vivevano il tormento a vita.

Questi sono omicidi: l'iniquità è un'arma che colpisce a distanza, anche di tempo e il delitto non si rende manifesto. È vero che gli scontri possono avvenire anche dove il binario è doppio, ma è più facile che accadano dove è unico. Quindi, lasciandolo unico al Sud e doppio altrove, avete decretato chi deve morire prima. Che è l'essenza del potere. E della vostra colpa.


Tratto dalla pagina facebook Terroni di Pino Aprile

via http://megachip.globalist.it/

Commenti (45)

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    1. ottavino 13 luglio 2016

      Anche qui ? Oh, no.....

      Se avessero raddoppiato la linea, se avessero messo più soldi, se non ci fosse stato l'errore, se, se, se....
    1. omega86 13 luglio 2016

      Figurati se devo leggere 'ste cose da un evasore...

    1. Peppe 13 luglio 2016

      Lasci da parte le opinioni e si concentri sui numeri, che sono fatti.
      Su 4560 milioni di fondi per le ferrovie, il Governo ne ha destinati 4500 da Firenze in su e 60 da Firenze in giù. Aggiungo, a mò di esempio, che mentre la Lombardia ha 2.300 corse al giorno su 9.794.000 abitanti, l'intero Sud ha 1.738 corse al giorno per 19.300.000 abitanti.
      Potremmo parlare anche della rete autostradale che ha gli stessi rapporti di discrepanza, così come del digital divide.
      Vede, caro Annibale, che qui non è che i soldi spariscono: qui per tante cose neanche arrivano... Come Matera, a cui fecero costruire la stazione, ma a dimenticarono di portare i binari.

      E' colpa dei Borboni, delle mafie, degli alieni...?

    1. annibale51 13 luglio 2016

      Da cittadino veneto trovo questo post irritante. E' il solito piagnisteo di chi vuole sussidi a non finire. Il malcostume meridionale...spendere i soldi degli altri, ancor di più se sono debiti per le generazioni future. Emerge ancora la concezione distorta dello stato: lo stato sono gli altri, quelli del nord...noi siamo le vittime! Già dal 1571, dalla battaglia di Lepanto, i reggenti dell' Italia meridionale (penso fossero i Borboni) avevano di che lamentarsi verso la "santa" alleanza che loro erano poveri, che non avevano i soldi per pagare così tante navi per una simile battaglia...la mentalità è quella lì! Si badi, mica l' autore si lamenta perché la TAV è inutile, che non la vogliono nemmeno al Nord, no no, piange perché al sud non si spende. Mica dicono che non vi potrà mai essere un treno superveloce che colleghi Milano a Venezia senza fermarsi ogni 10 minuti a Vicenza, Verona, Brescia, ecc. ecc. e che l' Italia non è la Francia dove Lille-Parigi in 45 minuti, ma assomiglia alla Germania dove i TGV non li vogliono e che è meglio investire sulla affidabilità. Poi, mica si sanno ancora i motivi di questo orribile incidente, dov' erano i controllori? No no, vogliamo la paghetta da mamma e papà...
    1. Tao 13 luglio 2016

      Un paese coloniale. Ancora oggi, un secolo e mezzo dopo, manca il collegamento fra le due più grandi città del Mezzogiorno continentale, con enormi danni economici, perdite di tempo: provate a immaginare se non ci fosse linea diretta fra Milano e Torino
      La notizia non è il disastro ferroviario; è che nonostante il Sud sia condannato ad avere ancora lunghi tratti a binario unico e non elettrificati e convogli dismessi dal Nord (non è il caso di quelli coinvolti nella tragedia di ieri), non ci siano più incidenti e più morti da piangere.

      Quei passeggeri sono stati uccisi dalle scelte politiche ed economiche che hanno voluto il Paese diviso in due, fra chi ha molto a spese di tutti, e chi manca del minimo e persino di tutto. Le ferrovie sono una traduzione perfetta del modo in cui si è concepito, costruito e mantenuto un “Paese duale” (Pasquale Saraceno, meridionalista nato a Sondrio).

      La pochezza della rete ferroviaria del Sud, rispetto a Piemonte e Lombardia, fu usata come argomento per giustificare invasione e annessione del Regno delle Due Sicilie, da parte dei Savoia. Come dire: unire l’Italia, per renderla ferroviariamente alla pari (cosa che non dispiacerebbe ancora oggi; pur trascurando la disonestà del confronto, visto che il Regno napoletano era tutto sul mare, salvo un istmo di 190 chilometri e aveva puntato su trasporti marittimi, mentre le due regioni alpine avevano qualche obiettiva difficoltà a fare la stessa scelta). E sempre la ferrovia viene usata come paradigma dell’arretratezza del Regno delle Due Sicilie, che pure fu il primo Stato in Italia, a dotarsi di una linea ferroviaria, Napoli-Portici; ed aveva, a Pietrarsa, la più grande officina meccanica del tempo, tant’è che quando il Piemonte fece la sua ferrovia, comprò a Napoli la locomotiva.

      Al momento dell’Unità d’Italia, delle 75 costruite da italiani, che trainavano convogli nella Penisola, 60 le avevano fatte i meridionali e 15 tutti gli altri messi insieme. Ma nelle nostre università si insegna che la Napoli-Portici era un giocattolo del re, serviva per portarlo al mare (da documenti visibili a tutti, nell’Archivio di Napoli, si apprende che in pochi anni viaggiarono circa 15 milioni di persone su quel treno; non si specifica se fossero tutti bagnini del re…).

      Al posto del tricolore, potremmo avere i binari, sulla bandiera. Nel Sud conquistato si avventarono banchieri, affaristi. Alcune tratte ferroviarie erano già pronte e altre appaltate dai Borbone. La Napoli-Bari venne sottratta a chi doveva farla e riappaltata ai banchieri Adami e Lemmi, cugini e massoni. L’impresa finì in un mare di scandali, mazzette e manco un metro di ferrovia (per capire di cosa parliamo: a Garibaldi imperante e prima dell’arrivo dei piemontesi, si presentò Lemmi, con lettera di raccomandazione di Giuseppe Mazzini che garantiva per l’onestà del latore, perché «ove altri farebbe suo pro…, questi intende costituire le casse del partito»: l’Italia non era ancora nata, il metodo, sì).

      Ancora oggi, un secolo e mezzo dopo, manca il collegamento fra le due più grandi città del Mezzogiorno continentale, con enormi danni economici, perdite di tempo: provate a immaginare se non ci fosse linea diretta fra Milano e Torino.

      Se la pochezza ferroviaria, per stare ai principi risorgimentali, dà diritto d’invasione, oggi il Mezzogiorno d’Italia può essere legittimamente occupato da chiunque.

      Nel Paese “unito”, puoi percorrere 700 e rotti chilometri in due ore e mezza e trovi un treno ogni venti minuti o poco più; oppure fare circa 300 chilometri, con l’unico convoglio della giornata: parti alle quattro del mattino e dopo una mezza dozzina di cambi (vado a memoria: sono di più?), arrivi a destinazione alle 18,30; oppure, nel 2016, quando si parla di trasporto molecolare, puoi metterti in fila con gli altri che aspettano da 155 anni il treno per città non ancora raggiunte dalle Ferrovie dello Stato. La prima esperienza la fai sulla tratta Milano-Roma; la seconda in Sicilia; la terza in Basilicata (anzi: non la fai), a Matera.

      Un Paese non coloniale investirebbe per colmare di divario. Invece si sono buttati 1800 milioni di euro per il Freccia Mille, chiamato Mennea, La Freccia del Sud (e che a Sud non arriverà mai), per risparmiare 15-20 minuti; ma sulla carta: di fatto non è così. Sulle linee del Mezzogiorno i treni dismessi dal Nord vanno talvolta alla velocità dei regionali, ma costano anche 7-8 volte di più; per andare da Roma in Puglia, un bacino di 10 milioni di utenti, può non bastare cercare un posto tre giorni prima e ci sono solo tre convogli decenti.

      La legge che ha regionalizzato i trasporti locali, ha sancito l’apartheid ferroviaria: solo Regioni del Nord o del Centro possono permettersi di spendere per le tratte interne. Al Sud, alcune compagnie possono offrire l’ebbrezza di 19-20 chilometri all’ora, sui binari a scartamento ridotto che l’Italia pose nelle colonie africane. Il governo attuale: appena insediato, stanziò 4560 milioni di euro per le ferrovie; 4500 da Firenze in su e 60 da Firenze in giù. Con l’alta velocità che da noi costa 6-7 volte a chilometro, rispetto a Francia, Spagna.

      Questa è l’immagine dell’Italia, anche in altri campi. Con il decreto Carrozza (governo Letta), per dire, mostra Gianfranco Viesti in “Università in declino”, in pochi anni le università del Sud chiuderanno. E anche qualcuna del Nord. Ma avremo il Centro Human Technopole a Milano, a 150milioni all’anno. Mentre, da sei anni non si riesce a far ritirare dal ministero dell’Istruzione, le «indicazioni per il curricolo» emanate dall’allora ministra Gelmini, con cui, dall’insegnamento della letteratura sono stati esclusi poeti e scrittori meridionali, pur se premi Nobel come Quasimodo e Deledda.

      I morti di Andria sono vittime di una guerra razzista contro i meridionali. L’abbandono ferroviario è solo uno dei modi in cui si manifesta. Se vi sembra eccessivo, prendete il treno per Matera, o per Trapani, o per Crotone. E dio vi accompagni.

      Pino Aprile

      Fonte: http://ilmanifesto.info [ilmanifesto.info]

      Link: http://ilmanifesto.info/affari-e-abbandono-dai-tempi-dei-piemontesi/ [ilmanifesto.info]

      13.07.2016

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