Julian MacFarlane
julianmacfarlane.substack.com
"English Outsider", un blogger inglese anonimo, appare regolarmente su Moon of Alabama e Sonar 21 ed è sempre interessante. Non si tratta di più persone, come pensano alcuni autori, ma di una sola, cosa che risulta evidente dallo stile coerente e dal filo logico altrettanto coerente. Vi consiglio di leggerlo. Ho una predilezione per gli "outsider" dato che io stesso sono un outsider professionista, LOL.
Più recentemente ha scritto un articolo per Moon of Alabama intitolato "Guerra di logoramento con la NATO - attacchi ai ponti in Ucraina", che non si concentra tanto sui ponti che la Russia sta attaccando in questi giorni, quanto sulla strategia russa a lungo termine.
EO, all’inizio, fa riferimento all'opinione di John Helmer:
Un paio d'anni fa Helmer aveva formulato una teoria sui precedenti attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine. Secondo lui, quegli attacchi non erano stati concepiti per distruggere completamente le infrastrutture, ma per sondare il terreno. L'obiettivo era mappare i collegamenti critici, valutare la velocità di riparazione e, con queste informazioni, preparare piani per un attacco più devastante, qualora si decidesse di sferrarlo in futuro. Mi chiedo se gli attuali attacchi ai ponti seguano la stessa logica. I russi non vogliono distruggere i ponti. Vogliono solo essere certi di poter bloccare completamente la logistica ucraina, se lo desiderano. La tempistica sarebbe cruciale. Non troppo presto, perché ciò darebbe il tempo a possibili soluzioni alternative. Non troppo tardi, perché sarebbe difficile fare tutto in una volta. Gli attacchi sarebbero devastanti, ma non distruttivi. In seguito, i russi vorranno i ponti intatti. Questo presuppone che gli ucraini stessi non li distruggano durante la fase finale.
Certo, le infrastrutture energetiche, di cui parlava Helmer, e i ponti, ora al centro delle notizie, sono ben diversi. Penso anche che i russi non avessero bisogno di attaccare le infrastrutture energetiche per…
… mappare i collegamenti critici, valutare la velocità di riparazione e, con queste informazioni, preparare piani per un attacco più devastante, qualora si decidesse di sferrarlo in futuro.
Innanzitutto, gran parte di queste infrastrutture era stata costruita con l'assistenza sovietica e successivamente russa. Naturalmente, dopo il 2022, gli ucraini avevano cercato di passare ad attrezzature europee e di ibridare le apparecchiature esistenti.
I ponti richiedono tecnologie diverse.
Parecchio tempo fa avevo scritto sul perché i russi non avessero attaccato i ponti in quel momento, come molti ritenevano che avrebbero dovuto fare; avevano bisogno che fossero in piedi per garantire un flusso regolare di uomini e attrezzature dell’esercito ucraino verso la sponda orientale del Dnepr, dove era più facile distruggerli.
Il Donbass, Charkiv e Zaporizhzhia sono disseminati di villaggi fortificati e occupati dagli ucraini, ma queste aree sono delle vere e proprie zone della morte. Più gli ucraini si avvicinano alle linee russe, più è facile distruggerli e annientare le risorse rimanenti.
Il nostro amico outsider scrive:
Non essendo riusciti a portare a termine i negoziati, i russi sapevano fin dal primo giorno della loro Operazione Militare Speciale che avrebbero dovuto distruggere tutto ciò che la NATO poteva schierare contro di loro: mercenari e attrezzature. Il luogo più adatto per farlo era il Donbass, quindi avevano permesso che uomini e materiali attraversassero il Dnepr per essere distrutti.
Un'argomentazione semplicistica, lo è sempre stata, ma in pratica è proprio quello che è successo. Non solo la NATO sta esaurendo uomini e materiali, ma si può considerare l’Operazione Militare Speciale come un sistematico dissanguamento delle risorse finanziarie della NATO, sia per gli uomini che per i materiali. I gruppi armati devono essere finanziati: senza i soldi occidentali gli ucraini avrebbero già negoziato la resa da tempo. Finanziarli sta diventando sempre più difficile. Quanto ai materiali, la NATO sta esaurendo le scorte ed è molto costoso inviarne altri.
Finora sono abbastanza d'accordo... ehm... più o meno.
Ricordiamoci però che la fallimentare offensiva ucraina del 2023 ci aveva anche mostrato la vulnerabilità degli armamenti, dei carri armati, dell'artiglieria e delle tattiche convenzionali della NATO. La strategia ucraina oltre il fiume si basa ora principalmente sulla fanteria leggera, su piccole squadre di mortai e su fitti sciami di droni d'attacco con visuale in prima persona (FPV) per sopprimere le posizioni russe.
Se i russi avessero deciso di dissanguare la NATO a ovest del Dnepr, sarebbero stati degli incoscienti. Avrebbero dovuto vagare per un vasto territorio alla ricerca di concentrazioni di uomini e attrezzature, dovendo al contempo affrontare la guerriglia partigiana: non è un caso che l'addestramento e le armi fornite dalla NATO prima dell'operazione speciale fossero in gran parte destinate al combattimento di piccole unità, come sarebbe stato necessario per la guerriglia partigiana, e sicuramente quest'ultima avrebbe provocato moltissime perdite alla Russia. In realtà, l'aspettativa della NATO fin dall'inizio era che i russi si sarebbero impantanati in quello che all'epoca veniva definito in Occidente "l'Afghanistan della Russia"
In realtà, le armi fornite dalla NATO erano destinate ad una guerra convenzionale tra pari. Certo, includevano armi leggere come fucili e mitragliatrici, MANPADS, mortai, mine e simili, ma anche carri armati, veicoli corazzati, artiglieria, armi anticarro e antiaeree, compresi i radar. La NATO non si aspettava che i russi si avvicinassero a Kiev. Non c'era bisogno di una guerra "partigiana".
Un altro punto importante è che l'Ucraina non assomiglia in alcun modo all'Afghanistan. Per quanto riguarda i conflitti, l'Operazione Militare Speciale sta seguendo lo schema della Seconda Guerra Cecena, quando la Russia aveva utilizzato l'artiglieria e l'aviazione per indebolire le difese dei militanti ceceni per poi cooptare i ceceni filo-russi, promettendo un sostegno sostanziale durante e dopo la guerra. Da oppositori dei russi, Kadyrov e i suoi uomini erano diventati sostenitori. Conoscevano il territorio, i gruppi e come combatterli.

C'è voluto del tempo, ma, alla fine, la Cecenia è diventata una nazione filo-russa, una tra le repubbliche russe più allineate al Cremlino. Ha sicuramente contribuito il fatto che Putin ha sempre mantenuto la parola data, come aveva imparato a fare durante i suoi anni da ragazzo di strada.
L'Ucraina è, ovviamente, un caso a parte, dato che riceve enormi quantità di armi e tecnologia dalla NATO e dall'Europa; ciò significa che ha un'infrastruttura tecnologica che deve essere distrutta prima che i russi possano iniziare a reclutare la popolazione locale sulla sponda occidentale del Dnepr per individuare e distruggere le roccaforti della resistenza neonazista e i suoi simpatizzanti.
Questo eviterebbe ai russi di esporsi ad attacchi terroristici o di guerriglia, aggirando al contempo le restrizioni legali russe, come Kadyrov era riuscito a fare in Cecenia, con una notevole dose di violenza, del tipo per cui i ceceni erano diventati famosi. "Occhio per occhio", insomma.
Ciò salverebbe gli ucraini da ulteriori sfruttamenti da parte dell'Occidente.
In questo momento, per i Russi è più semplice lasciare che i loro alleati e le loro attrezzature arrivino a tiro, nei campi di battaglia a est del Dnepr, dove possono essere smaltiti più agevolmente.
Pertanto, lasciate in piedi i ponti sul Dnepr. C'è ancora molto altro da fare.
Era prevedibile tutto ciò già nel 2022 e nelle prime fasi dell'operazione speciale? Prevedibile, sì, ma non inevitabile all'epoca. La distruzione indiscriminata di infrastrutture cruciali non era ciò di cui i russi avevano bisogno o che desideravano fare, finché non è diventato chiaro che la determinazione della NATO ad usare l'Ucraina come cane da attacco, a qualunque costo per gli ucraini, non aveva limiti.
Fino a quando ciò non fosse diventato inevitabilmente chiaro, era meglio lasciare in piedi quanta più infrastruttura possibile. Questa, a mio avviso, è la seconda ragione per non aver demolito i ponti sul Dnepr fin da subito, o addirittura non demolirli affatto se possibile, e, insieme alla prima ragione, spiega quello che viene spesso considerato il fallimento russo nel farlo all'inizio.
Non ne sono così sicuro.
Colpire i ponti presenta diversi vantaggi. Uno di questi è quello di esercitare pressione sulla popolazione civile di Kiev e Zaporizhzhia, aumentando la stanchezza per la guerra e favorendo lo spopolamento. I russi, a questo punto, hanno bisogno di distruggere quante più infrastrutture critiche possibile per rendere la vita difficile alle élite urbane e alla classe medio-alta ucraina, che sono le principali beneficiarie della guerra.
https://youtube.com/shorts/1a5USjThtI0?si=pDZzSM1lpqGzkuKz
Un altro motivo è quello di costringere l'Ucraina a schierare le sue ormai scarse difese aeree a difesa dei ponti. In risposta agli attacchi, gli ucraini hanno tentato soluzioni di fortuna a basso costo: reti protettive lungo i lati, che possono fermare i vecchi droni a elica ma non i nuovi droni ibridi/missili da crociera russi, come il Banderol e il Dan T, e i droni a reazione Geran che arrivano in picchiata dalla verticale, con un'enorme energia cinetica che permette loro di sfondare le reti.

È interessante notare che gli attacchi sono stati programmati in concomitanza con le visite di funzionari occidentali, come Merz, per dimostrare loro che l'Ucraina sta perdendo.
Naturalmente, è anche vero che, poiché Kiev a nord e Zaporizhzhia a sud si estendono a cavallo del fiume, per circondarle i russi dovranno controllare entrambe le sponde e i relativi attraversamenti. Pertanto, i russi troveranno utili, sebbene forse non del tutto necessari, i ponti esistenti. A complicare ulteriormente le cose, è del tutto possibile che sia lo stesso esercito ucraino a farli saltare in aria.
In sintesi, English Outsider offre una descrizione della situazione molto chiara e logica, a mio parere fin troppo chiara, troppo logica, troppo semplice.
A questo punto molte persone stanno evacuando verso le zone rurali, soprattutto nell'Ucraina occidentale, dove sperano di fuggire oltre il confine polacco.

La fase finale per Kiev sarà certamente ricca di colpi di scena, alti e bassi. Non sarà semplice.
Da bambino, nel cortile della scuola, Putin aveva imparato che, per quanto bravo si possa essere nel combattimento, si perde sempre se si è costretti a combattere da soli, soprattutto contro altri gruppi.
Credo che l'anno prossimo vedremo i russi cercare partner nell'Ucraina occidentale, degli alleati. Ma per trovare alleati, degli amici, bisogna instaurare fiducia, rispetto e onore. L'Ucraina sta imparando a sue spese chi rispettare e di chi fidarsi. In fin dei conti, gli ucraini in Occidente dovranno risolvere il problema. I russi possono aiutare, ma è l'Ucraina che deve rimediare ai propri errori.
Julian MacFarlane
Fonte: julianmacfarlane.substack.com
Link: https://julianmacfarlane.substack.com/p/we-are-all-outsiders
06.10.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
AlbertoConti 8 ottobre 2026
Questa è una guerra civile provocata scientemente tramite la solita rivoluzione colorata e preventivi addestramenti NATO della componente nazista dei combattenti ucraini. Brucia dirlo, ma occorre riconoscere il capolavoro americano nel separare la Russia dall'Europa, vero obiettivo strategico dell'impero morente. Il "divide et impera" era già nei fatti, ma è stato portato alle estreme conseguenze a danno sia della Russia che dell'Europa, con l'Ucraina a fare la parte della carne da cannone, fino ad ora, sperando che i guerrafondai anglofoni non allarghino a dismisura la carneficina.
Il gioco delle parti è fin troppo chiaro, ma solo per chi vuole capire oltre la propaganda.