Roma, Francesco Benozzo canta di libertà con gli studenti resistenti

"Passaggio al Bosco: Poesia, Filologia e Anarchia". Alla Sapienza, domani 14 aprile ore 16:30 presso la Sala Odeion

Roma, Francesco Benozzo canta di libertà con gli studenti resistenti

-- Ci viene comunicato dagli organizzatori che " per cause di forza maggiore, l'evento in programma è stato annullato." -- Articolo aggiornato alle ore 12:04 del 14 aprile 2023

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Gli studenti contro il green pass di Roma periodicamente promuovono iniziative culturali e politiche di analisi, riflessione, protesta e proposta. Stavolta ospitano Francesco Benozzo, docente dell'Università di Bologna, uno degli intellettuali che più ha lottato contro le discriminazioni e le censure dell'epoca Covid, apparentemente tramontata ma che cova sotto le ceneri di uno stato emergenziale che potrebbe tornare in auge visto ciò che si sta dibattendo in ambito OMS e ciò che anche l'Italia rischia, aderendo al trattato pandemico attualmente in gestazione.

La Cultura è importante come l'aria, soprattutto quando dissente dal potere che conta. La parola agli studenti romani che continuano a resistere: libertà non è uno spazio libero, è partecipazione. Lo cantava Gaber e parlava proprio di noi.

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Il Prof. Francesco Benozzo, musicista, poeta, filologo celtico e romanzo, intellettuale anarchico, in questa lezione-concerto per voce ed arpa bardica ci invita, attraverso una lucida ed ispirata dissidenza poetica, a passare al Bosco, il luogo dove abita l'originario impulso alla libertà, la forza in grado di dominare la paura. Per riconoscere la parte di noi stessi da cui siamo stati strappati, la voce e il canto che ci ha accompagnato e che avevamo perduto, le moltitudini di vite che dimorano dentro di noi.

"Dentro la selva, di soglia in soglia, preserviamo l'autenticità delle creature errabonde, la loro conoscenza intuitiva, la loro passione strabordante, la loro potenza incorporea. Col nostro cuore che pulsa dentro il ritmo della foresta intuiamo lo stato di contemplazione dei primi attimi della creazione, e avvertiamo nella sua essenza eversiva il nostro mai sopito anelito alla dissidenza."

Vi aspettiamo.

Passaggio al Bosco: Poesia, Filologia e Anarchia

VENERDI' 14 APRILE - ORE 16:30 SALA ODEION, FACOLTA' DI LETTERE UNIVERSITA' LA SAPIENZA - ROMA

Commenti (6)

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    1. BrunoWald 14 aprile 2023

      Il passaggio al bosco (Der Waldgang) è un celebre concetto di Ernst Jünger, discusso nel suo saggio omonimo, tradotto in italiano da Adelphi con il titolo "Trattato del ribelle".

      Esso è l'atto sovrano con cui l'uomo libero si separa da una comunità in cui non gli è più possibile riconoscersi, per farsi legge a se stesso. Nel senso di "darsi alla macchia", è anche la sola contromisura possibile di fronte all'avanzata del totalitarismo tecnologico, di cui ai tempi di Jünger erano già riconoscibili i prodromi.

      Va da sé che un simile atto non ha nulla di idilliaco, corrispondendo invece ad un'assunzione di responsabilità, parallela ad una presa di coscienza, che lo strappa alla falsa sicurezza del recinto per proiettarlo verso l'ignoto, esponendolo a pericoli d'ogni genere. Ma si tratta di una scelta obbligata, quando l'alternativa è la schiavitù. E la sottomissione al siero magico è senza alcun dubbio una forma di schiavitù.

      Il bosco rappresenta inoltre un archetipo fortemente evocativo per gli europei: esso fu il paesaggio primordiale dei nostri antenati, come il deserto potrebbe essere l'ambiente d'origine delle forze che vogliono distruggerci.

    1. IlContadino 13 aprile 2023

      Bello il: Passaggio al bosco. Da lì veniamo.
      L'antitesi del bosco è il recinto.
      La pecora vive nel recinto, il capriolo vive nel bosco; penso spesso a questi due animali. La pecora non è libera, il capriolo sì. La pecora non vive poi così male (se ha la fortuna di diventare adulta), pascolo recintato, riparo per la notte, zero preoccupazioni, ma non è libera, non prova mai il senso di libertà. Il capriolo, di contro, si sbatte dalla mattina alla sera, costantemente guardingo, sotto le intemperie, vita dura, ma è libero, il capriolo conosce solo il senso di libertà, è la sua condizione naturale, se lo metti in un recinto dà fuori di testa. La pecora, se la metti nel bosco, in libertà, dura un quarto d'ora.
      Noi auspichiamo libertà, anarchia, bosco, abbiamo in noi quel richiamo lì, ma siamo pronti ad affrontare la libertà?
      Ho idea che molti di noi siano caprioli cresciuti come pecore, ne viene fuori un ibrido che soffre il recinto e teme il bosco, come essere stranieri in casa propria, disagio costante, senso di inadeguatezza, insofferenza.
      Importante ogni tanto incontrarsi e scambiare due parole, bravi questi ragazzi

    2. fuffolo 13 aprile 2023

      Ho trovato il capriolo che si mangiava le verdure dell'orto, era libero poi era buono

    3. IlContadino 13 aprile 2023

      Ahahah, mitico fuffolo, il poveretto si è ingolosito dell'orto sbagliato.
      Il mio l'ho recintato per evitare sorprese, io dentro loro fuori;-))

    4. BrunoWald 14 aprile 2023

      Se tu avessi trovato un orso nella tua dispensa, saresti potuto diventare buono anche tu.

    5. LuxIgnis 14 aprile 2023

      La libertà è qualcosa che prima si deve acquisire interiormente, poi anche esteriormente. Ma soprattutto interiormente. SI può andare in un bosco, in un atollo ma si rimarrebbe comunque schiavi, se non c'è liberazione interiore.
      Ed è questa che molti non vogliono, poiché mette in forte discussione tutte le "certezze" false che si hanno, i giudizi e pregiudizi, la visione ristretta, la miopia intellettuale, le credenze, le pareidolie mentali, i pregiudizi di conferma.
      Un sacco di roba, quella stessa roba che erroneamente fa di qualcuno un qualcuno.
      Fatto questo poi si può parlare di bosco, ma qualunque posto sarebbe valido, laddove dà una sicurezza materiale.
      La terra dove piantare il seme è importante ma prima bisogna aver trovato il seme.

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