1° Maggio 2023: il Lavoro nell’epoca di Tik Tok

1° Maggio 2023: il Lavoro nell'epoca di Tik Tok

Di Andrea Zhok

Nelle ultime discussioni è riemerso abbastanza spesso un ritornello critico intorno al tema del lavoro. L'argomento suona più o meno così: "Mica si deve sgobbare per fare soldi, anzi lavorare non è un modello di vita, non è un esempio virtuoso, di più il lavoro è qualcosa di cui bisogna liberarsi." E questa cosa è persino presentata come un recupero delle "autentiche istanze della sinistra" (e, in effetti, forse è davvero così).

Ora, siccome questo punto è solo apparentemente banale, due parole di precisazione vanno spese.
Mi trattengo dall'avviare una discussione retrospettiva sull'annoso problema di cosa vada inteso come "lavoro", sulla differenza tra lavoro alienato e disalienato, lavoro produttivo e improduttivo, ecc. Sono tutte interessantissime discussioni svoltesi negli ultimi due secoli (dagli scritti jenesi di Hegel, agli scritti giovanili di Marx, alle rielaborazioni di Gramsci, fino alle obiezioni dei postmoderni.), che però richiederebbero un saggio autonomo.

Venendo alle cose di base, è innanzitutto del tutto chiaro che esistono lavori con caratteristiche molto diverse, con condizioni di sfruttamento molto diverse, condizioni di usura diverse, orari diversi, stimoli diversi, ecc. ecc. Dunque generalizzazioni come "nel lavoro l'essere umano si realizza" o al contrario "nel lavoro l'essere umano si aliena" possono semplicemente essere vere talora e false talaltra.
Sappiamo, perché ci è stato spiegato dal barbuto pubblicista di Treviri un secolo e mezzo fa, che nel contesto capitalistico la tendenza generale - in assenza di resistenza - è verso una compressione tendenziale delle condizioni di lavoro: aumento degli oneri e riduzione dei compensi.

E', incidentalmente, quello che sta succedendo a tutti noi da anni. Fare resistenza a questa tendenza è doveroso a meno che uno non brami la schiavitù, e chi non mette in piedi un'adeguata resistenza, banalmente, verrà spremuto e buttato.

Questo è l'ABC.

Fare resistenza a questa tendenza però NON è fare resistenza al lavoro, ma allo sfruttamento del lavoro. Confondere questi due piani è un errore grave.

Si possono immaginare modi di lavorare migliori (molto, molto migliori, invero), si possono immaginare pressioni e vincoli lavorativi minori, si possono immaginare orari lavorativi ridotti, ecc.
Ma c'è un inderogabile punto di fondo che rende il lavoro un'attività di valore morale: finché le cose di cui ci nutriamo, le cose che vestiamo, le case che abitiamo, gli oggetti che utilizziamo, ecc. saranno prodotti con l'apporto di lavoro umano, in qualunque società, presente, passata o futura, dare il proprio contributo lavorativo sarà semplicemente un primario dovere morale.
L'odierna ampia divisione del lavoro fa spazio per forme di lavoro estremamente diverse, che richiamano capacità, investimenti, forme di fatica difficilmente commensurabili. Ma sono tutti contributi al prodotto sociale. E prodotto sociale del lavoro c'è sempre stato da che esiste la specie umana e continuerà ad esserci per il prevedibile futuro.

Chi pensa di sottrarsi a tale contributo non compie un atto emancipativo, bensì un atto parassitario.

Sappiamo bene che spesso siamo messi tutti nelle condizioni di esercitare il nostro lavoro male, in modo inefficiente, frustrante, ed è perfettamente comprensibile che qualcuno sotto queste condizioni non percepisca più di dare un effettivo contributo e tenda a ritrarsi dal lavoro. Può capitare e capita. Questa però è una disfunzione sociale che non toglie niente al cuore della questione: contribuire con il proprio lavoro al prodotto sociale è un dovere primario e non farlo è parassitismo, è vivere alle spalle degli altri.

Mi rendo conto che ribadire una cosa del genere suonerà banale e ridondante per molti, e me ne scuso.

Tuttavia in un'epoca in cui le nuove generazioni occidentali vengono su avendo come modelli figli di papà, ereditiere, gente che vende la propria immagine al miglior offerente (youtuber, tiktoker, influencer), e in cui il rapporto tra livello degli introiti e livello del contributo lavorativo è integralmente saltato, forse ricordare queste banalità può avere uno scopo.

1° Maggio 2023: il Lavoro nell'epoca di Tik Tok

Di Andrea Zhok

29.04.2023

Andrea Zhok è un filosofo e accademico italiano, professore di Antropologia filosofica e Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano.

Fonte: https://www.facebook.com/andrea.zhok.5/posts/pfbid026p5cyte2QJH31bVHGs2nJdNpsK2jAbEpF1fCph8cFTjsh4aUhPckHc8vocwY5KZl

Commenti (36)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 36 caricati
    1. uomospeciale 1 maggio 2023

      ormai siamo una repubblica fondata sul lavoro ( di pochi ) ma più che altro sui ponti, le partite, san remo, il gossip e varie forme di assistenzialismo.
      Moltissimi anni fa, si usava dire che chi non lavora non mangia, poi nel '70 celentano prese atto del mutare dei tempi cantando:

      " Chi non lavora non fa l'amore "

      Nel senso che se non lavori magari non fotti, ma mangiare mangerai sempre e comunque, anche facendo il parassita a vita.

      Oggi tramontati e scomparsi anche dalla memoria i tempi in cui se non lavoravi ti vedevi spesso apostrofare anche da estranei al bar, per la strada o in famiglia con la frase: - VERGOGNATI! -
      E tenendo conto dell'enorme percentuale di gente che non solo non lavora, ma non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua, si può tranquillamente dire che chi non lavora ha semplicemente perso questo brutto vizio.
      Francamente non me la sento di criticare chi potendolo fare si gode la vita rilassatamente non è detto che tirare la carretta tutta la vita come un ciuco, sia l'unico modo di vivere, né che sia il più giusto.
      Tuttavia è bene tenere presente che questo mutato cambio di mentalità non sarà senza conseguenze, anzi le conseguenze saranno molto pesanti e le stiamo subendo già oggi.
      Non è un caso se è diventato sempre più difficile trovare personale che svolga lavori pericolosi, faticosi, o con orari impegnantivi sono professioni che nessuno vuole più fare eppure sono indispensabili* e se tutti le snobbano limitandosi a dire: ( Le farà qualcun'altro ) alla fine non le fa più nessuno e crollerà tutto.

      *Esattamente.... Indispensabili imprescindibili, di cui non si può assolutamente fare a meno, perché l'intera società civile si regge su queste.
      Se aprendo un rubinetto ci arriva l'acqua in casa è perchè degli operai hanno scavato i pozzi e messo sotto l'asfalto chilometri di tubi se abbiamo la corrente elettrica, è perché qualcuno sale su un traliccio di 20 metri a ripararlo rischiando la pelle e più banalmente, se possiamo comprare il pane è perché qualcuno di notte anziché dormire, lo ha fatto.. Sono solo alcuni esempi di professioni che nessuno vuole più fare ma che sono indispensabili.

    1. Bertozzi 1 maggio 2023

      Zhok non riesco proprio a reggerlo, banalità vestite da sera, anche dichiarate. Ti costringe mica nessuno a scrivere sai? D'altronde chi vive di chiacchiere - e quindi non lavora - e pensa che i non votanti non abbiano diritto al pronto soccorso, è giusto che inviti gli altri a lavorare e li chiami parassiti se non lo fanno. Lui intanto sta dietro una cattedra e rammenta un po' triste - visto l' esito - la sua candidatura alle ultime elezioni. Una zappa ti ci vorrebbe, e allora forse poi potresti parlare di lavoro.
      Sinceramente non ho mai capito come questo professorone sia diventato un alfiere della contrinformazione.

    1. Hospiton 1 maggio 2023

      Anziché precisare banalità allucinanti (per sua stessa ammissione), Zhok dovrebbe chiedersi perché "lavoro" e "sfruttamento" sono ormai praticamente sinonimi. In un mondo in cui uno 0,1% di miliardari, banchieri, magnati controlla fette di risorse e ricchezze sempre maggiori, e te le sbatte in faccia senza pudore mentre sghignazzando predica sostenibilità e inclusione, tu vai a dar addirittura del parassita a chi si è rotto le palle di lavorare 10 ore al giorno per un tozzo di pane e dice "basta così"? Ma è uno scherzo? Scenda dalla cattedra e controlli bene il circostante, a meno che non provi gusto a osservare i sudditi che continuano a farsi schiavizzare mentre lui si trastulla con le "obiezioni dei postmoderni", che esaltante contributo. Ennesimo filosofeggiamento inconsistente di Zhok, che già partorì la fesseria che l'astensionista deve evitare di andare al pronto soccorso per coerenza. In quanto a parassitismo mi pare che anche gli intellettuali contemporanei non scherzino - ps ci sono youtuber che curano canali infinitamente più interessanti degli articoli di Zhok, vedi Nova Lectio

    2. Bertozzi 1 maggio 2023

      Ti ho letto tardi, avrei evitato il mio commento.

    3. Hospiton 1 maggio 2023

      Hai rincarato la dose, giustamente...e poi hai evidenziato un aspetto che ho trascurato, com'è che Zhok - che per i "poteri forti" mi sembra scomodo più o meno quanto lo può essere Fabio Fazio - è diventato un guru della controinformazione? Finora ho letto aspre critiche agli astensionisti e a coloro che rifiutano di rompersi la schiena e non contribuiscono a mandare avanti l'abominevole carrozzone in cui lui filosofeggia da privilegiato, alla prossima chi castigherà? Il terribile inquinatore che non ha ancora cambiato la sua Fiat Uno anni '80, magari adducendo motivazioni del tipo "è vero, qualcuno specula sulla transizione green ma voi compratevi ugualmente l'auto elettrica da bravi cittadini coscienziosi"? Bah, davvero incomprensibile, a meno che non si sia davanti all'ennesimo impostore, come facevi notare in un altro commento.

    4. Bertozzi 1 maggio 2023

      Si leggevo l'altro giorno una sua salace critica alla Schlein e alla sua esperta di armocromia - data l'ampia attenzione all'argomento di tutti i media - , che ci stava tutta per l'amor di Dio, però mi sembrava fin troppo facile e scontata, buona appunto per abbindolare qualche pollo e per fare lui la figura dell'antisistema.
      Il tuo esempio dell'auto green direi che è azzeccato, è antisistema quando deve criticare questo o quel politico ma subito rientra nei ranghi quando c'è da votare o da invitare il popolano a schiavizzarsi. Già il fatto che usi la parola "parassita" denuncia il disprezzo aristocratico verso il proletario o poveraccio di turno.

    1. XaMAS 1 maggio 2023

      il 1 maggio e' come il 25 aprile
      si festeggia qualcosa che non esiste

    1. danone 1 maggio 2023

      Zhok fa un errore di fondo ed è anche bello grosso.
      L'errore di Zhok è ritenere che l'individuo debba contribuire col proprio lavoro al prodotto sociale, dando per scontato che il sociale, al quale deve arrivare il contributo del lavoro individuale, sia sempre un sociale onesto ed accettato dal singolo individuo come un ambiente di regole e relazioni giuste per lui e la sua famiglia.
      L'unico dovere che ho come individuo è garantire a me stesso e alla mia famiglia ciò di cui abbiamo bisogno per soddisfare in tutta dignità, i bisogni primari, che è necessario ristorare per sopravvivere.
      Non ho obblighi verso nessun altro.
      Cos'è che sfugge a Zhok?
      Al filosofo sfugge il fatto che è il sociale che deve garantire all'individuo prima di ogni altra cosa, quindi anche prima dell'impegno morale del singolo nei confronti della comunità, le condizioni di pace, equilibrio ed armonia necessari per poter mettere tutti nelle condizioni di mantenersi autonomamente col proprio lavoro, ed in questo modo agevolare gli scambi economici ed i commerci, garantire l'attività economica di tutti, solo così si creerà automaticamente il contributo di tutti al sociale.
      Non sono i singoli individui che hanno l'obbligo morale di contribuire al sociale se il sociale non se lo merita.
      E' la società-comunità che ha come prima istanza verso ogni suo membro obblighi morali di rispetto e tutela, non è l'individuo che ha impegni morali prima di essere rispettato dentro un sistema sociale giusto e corretto nei suoi confronti, che gli permetta di guadagnarsi il suo in base alle sue necessità.
      Per cui senza offesa, ma i concetti di lavoro e di parassita che Zhok ha espresso in questo suo pezzo sono totalmente arbitrari e soggettivi, opinioni non verità oggettive, non si individuano come fa lui gli obblighi morali e i doveri esserci del singolo individuo nei confronti della sua comunità.

    2. sbregaverse 1 maggio 2023

      Dannatissimo uan: cerchi di quadrare i cerchi, e ci riesci anche, ma il cerchio quadrato NON È.

    3. absitiniuriaverbis 1 maggio 2023

      C'è un aspetto sociale, tuttavia, che anche nel tuo ragionamento è implicito. Il tuo lavoro non può prescindere da un certo grado di cooperazione con altri. Questo comporta implicitamente anche la necessità di una attenzione ad alcuni aspetti sociali.

    4. Bertozzi 1 maggio 2023

      Zhok è dalla parte del sistema e lo è sempre stato. Per lui la repubblica è davvero fondata sul lavoro - degli altri. E lavoro inteso come schiavismo -degli altri- mentre loro pontificano dalle cattedre e dai giornali.

    5. danone 1 maggio 2023

      L'aspetto sociale è quello economico.
      Se lo Stato-comunità-società non garantisce fin da subito ai singoli individui che la compongono, e prima di pretendere lei stessa qualunque impegno morale ai suoi cittadini, un sistema di regole che tutelino e garantiscano l'iniziativa economica di chiunque, in modo che si possano creare relazioni economiche giuste, così che si possano sviluppare relazioni sociali in armonia, concordia e fratellanza, ma accetta che parassiti-sfruttatori-usurai-predatori, interferiscano nelle relazioni economiche, l'individuo sfruttato-predato-usurato non ha nessun obbligo morale nei confronti di questo sistema sociale.
      Quindi non viene prima l'obbligo di contributo sociale dell'individuo come sostiene Zhokko, ma viene prima l'impegno etico-morale della comunità verso tutti i suoi membri, ovviamente ottenuto tramite regole giuste e rispettose degli spazi di libertà e autonomia individuale.

    1. sbregaverse 1 maggio 2023

      Primo maggio la festa di DIO .
      ~SOLOEUNICO che È AL LAVORO*
      da SEMPRE~

      *senza lavorare.

    1. JHON 1 maggio 2023

      Parlare di Lavoro è cosa doverosa e degna, sempre! Forse anche la nostra visione, deve essere tale, pulita da tutti i discernimenti, pulita dalle ideologie e onesta nel giudizio. Di che lavoro dobbiamo parlare? Quello dei parassiti che vivono sulle pelle della povera gente? Quello dei fannulloni che popolano i Pub già la mattina presto? quello dei giornalisti che scrivono su comando del caporedattore? quello dei parlamentari e dei loro lecchini? Quello delle stelline che aspirano a diventare attricette? O vogliamo parlare di quei pochi Milioni di veri uomini che quotidianamente " tirano la carretta" portando benessere in questa misera società? Non fare distinzioni, ma troppa gente parla di Lavoro a vanvera, piangendo a vanvera e sproloquiando. inutilmente. Siamo seri, una volta per tutte, lavorare seriamente è un impegno gravoso, ma a praticarlo con Amore è il senso della Vita.

    1. ignorans 1 maggio 2023

      Penso che se dessero 100 euro di bonus per il primo maggio sarebbero tutti più contenti e lavorerebbero tranquillamente. Magari con un brindisi in azienda per festeggiare

    2. uomospeciale 1 maggio 2023

      Poco ma sicuro.
      Io detasserei anche al 100% tutte le ore di straordinario.
      A partire dalla 40esima ora settimanale, ti arriverebbe tutto in busta senza trattenute per te, nè tasse per il datore di lavoro.
      Quello si che migliorerebbe di molto la vita dei lavoratori, altro che il taglio del cuneo dè 'sta minchia.

    1. SupernovaX 1 maggio 2023

      La domanda di fondo potrebbe essere la seguente: il lavoro è un qualcosa che si fa o che si è?
      Oggi fanno sorridere certe etichette sui campanelli dei condomini tipo "rag. Pincopalla", "geom. Tizio", "prof. Sempronio" fino al sublime "Tal Dei Tali - collaudatore Fiat".
      Eppure, nella loro ingenuità, tali etichette da subalterno della mega ditta di fantozziana memoria denotano un'identificazione con il lavoro che oggi non avrebbe più senso.
      Nessuno scriverebbe mai: "dott. Tizioacaso CO.CO.CO" o "prof.ssa Sofonisba insegnante precaria".
      è gratificante ciò in cui ci si può identificare mentre un'attività dalla quale si avverte distacco crea alienazione; non è questione solo di condizioni di lavoro, di orari o di fatica fisica e mentale.
      Un artigiano che lavora manualmente per dieci ore di fila per portare a termine un lavoro potrebbe essere meno stressato di un impiegato part time... dipende da come viene vissuto e percepito lo status di artigiano o quello di impiegato.
      Tiktoker, influencer e compagnia cantante non meritano neppure di essere annoverati tra le categorie dei lavoratori, andrebbero inseriti in quella degli abusatori della balordaggine umana.

      Per Bertozzi: Non c'è più il lavoro di una volta c'è già in elenco o bisogna aggiungerlo?

    2. Bertozzi 1 maggio 2023

      Già messo in una delle prime puntate ovviamente. E non è "non c'è più il lavoro di una volta ', è "non c'è più il lavoro ", fine. C'è solo la pensione - ancora per poco - per cui "buona festa della pensione a tutti!".

    3. uomospeciale 1 maggio 2023

      Interessante.
      Comunque il lavoro e la professione svolta hanno sempre ridefinito l'uomo e il suo posto nel mondo.
      Sei quel che hai e quel che fai, se uno non "fa" e non ha, neppure è..

    4. SupernovaX 1 maggio 2023

      E se provassimo a riformulare la frase in questi altri termini, ponendo la preminenza sull'essere piuttosto che sul fare o sull'avere: "fai quel che sei ed hai in relazione a quel che fai"?
      Chi ci dice: "non possiederai nulla e sarai felice", implicitamente sta affermando: "non sei nulla (negazione dell'essere), quindi non servi a nulla (negazione del fare), quindi non hai diritto a nulla (negazione dell'avere)".
      Non è poi tanto importante cosa si è, l'importante è essere e riconoscere il valore di questo essere (magari anche economicamente...).
      Anni addietro si inseguiva il mito del "pezzo di carta" al fine di ottenere il "posto" per intercessione di qualche "santo in paradiso"; il "posto" non era un lavoro ma solo il giustificativo di uno stipendio prima e di una pensione dopo.
      Questo quando le vacche erano grasse, ora che le vacche non ci sono proprio più il pezzo di carta non serve; abbiamo, però, una marea di diplomati e laureati i cui titoli di studio spesso non corrispondono ai propri talenti e vocazioni ed ingrossano le fila dei sottoccupati sottopagati mentre, paradossalmente, le imprese non trovano personale qualificato e si fatica a trovare un artigiano che sappia fare realmente il proprio lavoro.

    1. Eugiorso 1 maggio 2023

      Intanto lavandini dell'infame cgil e i suoi compari maiali sindacali cisl/ uil vanno in pellegrinaggio dalla serva atlantista merdoni, che continua l'opera del boia draghi ... Su più fronti, comprimere ancora redditi da lavoro dipendente e pensioni, diffondere subdolamente la precarietà e il lavoro povero (come amano dire i nostri nemici, non schiavo, ma "povero"), oltre alle armi inviate su ordine usa-nato ai nazi-ukro nato, a spese nostre per alimentare sine die il conflitto ...e a danno di tutti, ma soprattutto dei lavoratori.
      Le ultime misure sul lavoro confermano questa tendenza, ma i tre porci sindacali fingono una timida protesta e poi regolarmente si genuflettono, in modo "demmmokrattiko" è ovvio, senza causare problemi al manovratore sopranazionale!
      Servi, nemici del popolo e dei lavoratori, guerrafondai per servire il padrone baciandogli il culo, questi scarti vermi, sindacaloidi ufficiali-parlmento venduto-governicchio quisling-media prostituiti, tutto congiura contro il lavoro tutelato e dignitoso.
      La tendenza imposta è quella e per invertire la rotta dovremmo attendere, se saremo ancora vivi, la sconfitta del letamaio depravato e stragista chiamato "occidente", l'emergere prepotente di un nuovo ordine mondiale, senza l'immondizia usa-nato-eurolager!

      Viva la Wagner! Viva i Ceceni di Ramzan Kadirov! Viva i Cosacchi!

      Cari saluti

    2. JHON 1 maggio 2023

      Viva Pupo, IL classico doppiogiochista Italiano, prima annuncia la partecipazione al Festival Russo della Canzone e il giorno dopo si ritira con la scusa: ve lo dirò. Altro che letamaio. caro Orso.

    3. ducadiGrumello 1 maggio 2023

      ciao Jhon, sabato pomeriggio dovrei essere in zona Bellagio per consegne, se vuoi ci vediamo per un cicchetto, in caso scrivimi [email protected], ci scambiamo i numeri. ps: mi scuso con la redazione per questa intrusione

    1. Cleon XIII 1 maggio 2023

      Per tagliar la testa al toro, Zelensky ha abolito il 1°maggio in Ucraina.

    2. LuxIgnis 1 maggio 2023

      Da mo' che lo ha fatto.
      Mi fa ridere che penso anche quest'anno al concertone inneggeranno all'Ucraina. Cioè, si inneggia da una festa per il 1° maggio a un paese che lo ha abolito. Se non è un corto circuito mentale cos'è?

    3. Cleon XIII 1 maggio 2023

      Faccia tosta e criminalità politica. Pensa soltanto ai Sindacati, che hanno recentemente festeggiato - insieme agli assassini - la strage di decine di sindacalisti a Odessa...

    4. LuxIgnis 1 maggio 2023

      Si certo ma ho l'impressione che ce ne siano molti che non sanno proprio quello che dicono. Non se ne rendono proprio conto.
      Non è una giustificazione.

    5. JHON 1 maggio 2023

      Non solo, ma a fare la foto ricordo di quella visita con lo sfondo proprio la casa dove è la sede dei sindacati, nel gruppo era presente uno degli assassini che presero a sprangate i pochi che riuscirono a sopravvivere. Questi sono i rappresentanti dei Lavoratori Italiani.

    6. JHON 1 maggio 2023

      LuxIgnis tu che sei di Roma, fai un giretto oggi e raccontaci quello che non dice nessuno. Grazie.

    7. XaMAS 1 maggio 2023

      il 1 maggio fondamentalmente lo festeggiano in europa, russia, cina e nord corea, in africa son 8 stati di cui 4 mediterranei ed il sud africa ed in asia quasi nessuno a parte i 2 di cui sopra

      dove vivo io ad esempio oggi e' un lunedi lavorativo come gli altri, come sempre si tende a rendere l'occidente il centro del mondo

      era giusto per chiarire, il suo discorso e' comprensibile e condivisibile, ma davvero vogliamo ancora sorprenderci dei sindacati del nostro paese ? mi stupisce anzi che siano ancora in piedi...

    8. LuxIgnis 1 maggio 2023

      Guarda che i sindacati hanno tradito tutto ciò che c'era da tradire lo so da tempo. Già quando ero giovane io ci si scontrava con i sindacalisti anche pesantemente, e allora qualcuno buono c'era.

    1. sbregaverse 1 maggio 2023

      C'è UNO che pianta un seme e poi ne raccoglie il frutto.
      Tutto il resto è parassitismo.

    2. Primadellesabbie 1 maggio 2023

      Un'altro 'costruisce' e diffonde sementi che danno piante dai frutti sterili.

      È paraculismo?

    3. Primadellesabbie 1 maggio 2023

      A proposito di semine, datata ma sempreverde:

      https://johnhelmer.net/wp-content/uploads/2023/04/2844IN-THE-SEEDS-WAR.png

      (Conta, abbi pazienza)

    4. sbregaverse 1 maggio 2023

      Ma certamente , TUTTOILRESTO :
      lo è.*
      * E CHI siamo noi, sore e frati del romitorio, SE NON ...... ¿?
      N.B. Il soggetto e sempre paraculismo e paraculi.

    1. sbregaverse 1 maggio 2023

      Ovvio siano banalità: banale siano ovvietà.
      Le cose* coseggiano come gli scopi scopeggiano
      (cfr.chiaveggiano vedi anche fotteggiano)
      E il primo maggio ¿?
      GIÀ si sa :primomaggeggiano .
      * Poi ci sono le non cose : ma per queste basta e avanza
      Byung.

Visualizzati 36 di 36 commenti approvati.