Piano strategico di depopolamento

A chi serve la Sicilia?

Piano strategico di depopolamento

Di Stefano Vespo per ComeDonChisciotte.org

La Sicilia ha da sempre dovuto subire pesanti gerarchie. Non solo di poteri, ma soprattutto di scopi, di obiettivi, di interessi.

A cosa serve infatti la Sicilia?

In quest’isola sono presenti siti turistici straordinari e unici al mondo, che non occorrerebbe nemmeno elencare, tanto sono noti, e l’agricoltura potrebbe essere uno dei settori di punta, come dimostrano le imprese del ragusano, che esportano in tutta Europa.

Ma né il turismo nè il settore primario vengono considerati importanti da chi ci amministra.

A cosa serve allora la Sicilia? O meglio, a chi serve realmente?

La Sicilia è utile soprattutto come territorio militare strategico: come luogo di transito per il commercio, lecito e illecito, delle armi; come luogo di coordinamento delle azioni militari della NATO in tutto il mondo; come uno dei quattro tasselli fondamentali per lo sviluppo della nuova strategia della guerra globale automatizzata.

La conferma di questa priorità, su tutte le altre esigenze di sviluppo economico, è fornita dal recente Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027.

Il piano cerca di individuare le strategie migliori per rallentare o invertire il processo di spopolamento delle aree interne dell’Italia: promuovere l’economia locale, sostenendo l’artigianato e l’agricoltura; implementare l’offerta dei servizi essenziali come la scuola e la sanità; migliorare le vie di comunicazioni; sono questi gli interventi principali individuati

Ma questi interventi devono comunque obbedire ad un calcolo di costi-benefici: l’investimento per innescare un processo di ripresa dev’essere fatto su quei territori che effettivamente hanno potenzialità di sviluppo.

E così, sulla base di calcoli che tengono conto di un complesso di parametri, i territori delle aree interne sono stati variamente classificati.

Vi sono aree interne nelle quali è possibile investire utilmente, per salvaguardarne l’esistenza: aree che, per risorse e economia, risponderebbero bene ai piani di sviluppo. Queste aree si trovano tutte tra il centro e il nord Italia.

Vi sono invece aree nelle quali ormai non si può fare più nulla: aree destinate alla desertificazione demografica assoluta. Queste aree si trovano tutte nel mezzogiorno.

La Sicilia è addirittura occupata, per una buona metà, da aree destinate, come dice il Piano Strategico, ad uno “spopolamento irreversibile”. Sono aree con “basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività”. Aree, cioè, dove non vi sono né attrazioni turistiche, né attività economiche degne di essere prese in considerazione.

Ma di quali aree della Sicilia si sta parlando?

Si tratta di una vastissima zona, che comincia alcuni chilometri a sud di Messina; attraversa i Peloritani e i Nebrodi; si addentra nei territori di Troina, Nicosia e Gangi; e poi si dirama a sud verso Caltagirone e Piazza Armerina; a ovest verso Agrigento e Sciacca; sfociando nella costa a sud ovest dell’isola.

Definire aree dalle “deboli condizioni di attrattività” il parco naturale dei Nebrodi, decine di comuni inclusi tra i borghi più belli d’Italia, la villa del Casale e gli scavi di Morgantina, per citare a braccio solo qualcosa presente in quell’area, è quanto meno stupefacente. Per non parlare delle centinaia di piccole medie aziende che lavorano in quelle zone.

Allora, è evidente che, per la più grande isola del Mediterraneo, il piano ha un intento diametralmente opposto a quello dichiarato: per la Sicilia, l’aberrante strategia è semplicemente quella di un “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”.

Bisogna comprendere il motivo di questa stralunata scelta e porsi con franchezza la domanda cruciale: a chi conviene che tutta quell’area della Sicilia sia depopolata?

Serve agli interessi strategici e militari, semplicemente.

Qualche esempio può essere d’aiuto a motivare la mia risposta.

Dagli anni ottanta al 2023 il centro esatto della Sicilia, a sud dei Nebrodi, è stato l’obiettivo di numerosi e reiterati tentativi di realizzazione di campo addestrativo NATO; ma il grande scoglio insuperabile è stato sempre l’opposizione della cittadinanza e degli agricoltori presenti in quelle zone: una popolazione combattiva e vitale, tutt’altro che intenzionata a farsi rimpiazzare da un poligono di tiro.

La resistenza della popolazione si è organizzata tenacemente anche contro il MUOS di Niscemi, dopo aver constatato sulla propria pelle i danni all’ambiente, alla salute e all’economia inferti da un mostro elettromagnetico di quelle dimensioni. Il progetto MUOS è veramente impressionante: si tratta di una rete di comunicazioni satellitari in grado di gestire il controllo di cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, missili Cruise, droni e tantissime altre unità mobili pronte a intervenire, con rapidità immediata, in ogni angolo del mondo. È un sistema che inaugura una nuova forma, completamente automatizzata e disumanizzata, di guerra: un controllo capillare su tutti i singoli soggetti coinvolti. Si serve di cinque satelliti, ma si appoggia, sulla superficie terrestre, a quattro basi: in Virginia, in Australia, nelle isole Hawaii e nei pressi di Niscemi, in Sicilia.

Ancora una volta, la popolazione insorge e si oppone al progetto di costruzione del ponte sullo stretto, un’opera dall’impatto ambientale devastante, che non risolve affatto i problemi della viabilità dell’isola, dove l’alta velocità è costretta a rinunciare alla propria corsa, appena varcato lo Stretto. Ma i veri motivi di quest’opera non hanno mai riguardato lo sviluppo economico dell’isola.

Nel periodico Rivista Militare, numero di agosto-settembre 1987, il generale di corpo d’armata Gualtiero Corsini, sosteneva che la sicurezza e difendibilità del ponte da eventuali attacchi fossero sostanzialmente nulle. “L’opera sarebbe esposta ad ogni tipo di offesa condotta con vettori navali, aerei e missilistici”, scrive Corsini. Quindi, far transitare carri armati lungo il ponte non sarebbe stata una buona idea. Una risposta, evidentemente, ai motivi di fondo che giustificano la costruzione del ponte.

Adesso, in un momento in cui l’Europa cade vittima di un bisogno di riarmo compulsivo, quel motivo riaffiora nuovamente: il miglioramento dei collegamenti tra le basi militari sul territorio italiano.

Tuttavia, a turbare in Sicilia i sogni dei signori della guerra, c’è sempre stato il fastidioso ostacolo delle proteste dei nativi locali, l’imbarazzante polemica con una popolazione che non si rassegna e non si è mai rassegnata a vedere la propria terra trasformata in un arsenale.

Di Stefano Vespo per ComeDonChisciotte.org

15.07.2025

Stefano Vespo. Poeta e scrittore. Laureato in Filosofia, attualmente insegna lettere al Liceo di Nicosia. Sposato, vive a Sperlinga. Scrive su temi di politica e società su ComeDonChisciotte.

Commenti (30)

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    1. natascia 19 luglio 2025

      Gli abitanti delle nostre due isole maggiori: Sicila e Sardegna sono ben radicati nel loro territorio. Dispongono di produzioni agricole più che sufficienti per le necessità agroalimentari, sono autosufficienti per acqua ed energia elettrica. Il radicamento e le ottime università creano personalità che drenano
      finanziamenti e tutele economiche da Roma e da Bruxelles. Ricordiamoci altresì che si tratta di due regioni autonome. Teste pensanti ad altissimo livello. Io sarei indecisa se trasferire il parlamento a Cagliari o a Parlermo.

    2. Sic 19 luglio 2025

      Ti risolvo il problema: vai con la Sicilia, la Sardegna è lontana.

    1. bigalow 17 luglio 2025

      Il MUOS di Niscemi è attivo da circa 9 anni, segno che, quando i padroni della tua isola, caro poeta, vogliono farle, le cose, banalmente le fanno e se ne sbattono delle proteste dei vaolorosi. Ah, i padroni della tua isola sono gli Americani, altro che NATO, caro poeta, e dal 1943. Molto 'strano' questo pudore del poeta (il fatto che non li nomini).

    1. Dante Bertello 17 luglio 2025

      Di Giorgio Bocca il saggio: L'INFERNO, edizione Mondadori (1992).
      Pagina 207 a parlare è l'avvocato Marotta che dice:

      "L' autostrada Palermo-Messina doveva costare 200 miliardi, oggi per gli ultimi 60 chilometri se ne prevedono 2500."

      Chissà come mai in Sicilia le infrastrutture sono scadenti o inesistenti...

      Il viadotto "Scorciavacche" sulla Palermo-Agrigento è stato inaugurato a Natale, a Capodanno era già crollato.

      https://www.ilgiornale.it/news/politica/ponte-beffa-inaugurato-natale-crollato-notte-capodanno-1080238.html

    2. Martin 18 luglio 2025

      L'importante è dare la colpa a tutto e tutti - salvo ai Siciliani.
      Esattamente come per il sottosviluppo dell' Africa, la colpa è di tutto e di tutti - meno degli Africani. E come ovvio, chi non la pensa così e' un "fascista".

    3. Dante Bertello 18 luglio 2025

      Sono arrivati a dire che la colpa dello stato di degrado (economico, morale e civile) del Meridione, è dell'Unità d'Italia.
      Se non si fosse fatta l'Unità, adesso il Sud sarebbe come la Svizzera...
      Nicola Bizzi, in un filmato, ha detto che l'85% delle riserve auree della Penisola, prima dell'Unità, erano detenute dal Regno delle Due Sicilie (sic) come se lo Stato Pontificio fosse stato in default.
      In un altro ha detto che il R2S era la nazione più ricca d' Europa.
      E ci sono degli sventurati che gli credono pure, e magari gli comprano pure i libri.
      Ti consiglio il video al link sotto.
      Al min. 52 c'è il professore Amedeo Lepore, docente universitario di Storia Economica alla Vanvitelli e alla Luiss.

    4. Martin 18 luglio 2025

      Grazie per la segnalazione, ma io quando sento queste idiozie, rido e basta

    5. Dante Bertello 18 luglio 2025

      Nel video viene presentato un libro: "IL FANTASTICO REGNO DELLE DUE SICILIE" di Pino Ippolito Armino, ed. Laterza, che confuta le tesi neoborboniche, l’autore ha anche scritto un altro saggio che si intitola “CINQUE RAGIONI PER STARE ALLA LARGA DA PINO APRILE”.

      Sono tutti professori o giornalisti meridionali, perché non si dica che sono di parte, come avviene quando si cita il piemontese Barbero.

    1. mago 16 luglio 2025

      Depopolamento in Sicilia,sostituzione etnica nel resto dello stivale e siamo arrivati al game over.

    1. Ligeti 16 luglio 2025

      Oh, mai che questi indomiti insorgano per farsi sistemare l'acquedotto o contro chi non ha fatto nulla per migliorare le infrastrutture in sessant'anni, pur godendo anche dell'autonomia regionale. Ora mi dite che invece contro le basi militari si battono come leoni e vincono pure. Ah beh.

    2. mago 16 luglio 2025

      Lo disse Mortadella anni 90 al sud acqua e internet..in tutto questo tempo pure in Vietnam ci hanno sorpassati.

    3. nicolcass 16 luglio 2025

      mattarella non deve dire deve fare..ha fatto?

    4. mago 17 luglio 2025

      Mortadella al secolo Romano Prodi padre e pietra miliare di questa Europa non L’egregio Presidente Mattarella.

    1. Martin 16 luglio 2025

      Chissà perchè nessuno o quasi investe in Sicilia

    2. mago 16 luglio 2025

      Perché devi dividere il fatturato è utile con due soci che non fanno niente lo Stato italiano e la mafia alla fine non ti rimane attaccato nulla .

    3. Martin 16 luglio 2025

      Lo Stato c'e' in tutta Italia

    4. maghi 17 luglio 2025

      anche le associazioni a delinquere.

    5. mago 17 luglio 2025

      Martin … una battutaccia ma quando mai hai visto lo stato in 🇮🇹..solo quando paghi IRPEF imu tari allora ti accorgi che esiste..

    6. Martin 17 luglio 2025

      Errato, esiste, ma ormai è stato soppiantato e sorpassato dalla Commissione UE

    7. mago 18 luglio 2025

      Martin se ci mettiamo i soliti in commissione e votiamo per quella ..dai

    1. maghi 16 luglio 2025

      qui è pieno di muratori e postini siculi. Lo spopolamento è in atto da 60 anni.

    2. mago 16 luglio 2025

      eh Magari anche di stallieri..

    3. maghi 17 luglio 2025

      i siculi non sono scemi.

    1. nicolcass 16 luglio 2025

      La Sicilia ha un bene più prezioso delle terre rare....il pesto trapanese!

    2. maghi 16 luglio 2025

      perchè non hai mai assaggiato il pesto di sedano.

    3. Martin 16 luglio 2025

      Non dimenticare l'oro rosso e l'oro verde che tutto il mondo ci invidia

    4. nicolcass 16 luglio 2025

      dammi la ricetta sono uno goloso..e uomo all'antica: preferisco ancora le donne

    5. maghi 17 luglio 2025

      sostanzialmente sostituisci il basilico del pesto genovese con tre o quattro coste di sedano colle foglie. Poi mandorle sgusciate, un aglio, grana, olio, sale, tutto nel mixer. Una scaldatina in wok e aggiungi la pasta cotta. Spaghetti per un gusto avvolgente, corta per sentire di più il sapore.

    1. Dario Lampa 16 luglio 2025

      Ma un sistema economico-finanziario, guidato da pazzi criminali in preda alla sindrome d'onnipotenza, che contempla profitti e consumi che tendono all' infinito in un sistema finito che è quello ambientale terrestre, alla fine è destinato a divergere, a implodere e questo è matematicamente vero. E l'implosione del sistema causerà catastrofi ambientali e guerre di sterminio (di depopolamento per l'appunto) e a pagare, a essere "decimata" sarà soprattutto la povera "gente comune".
      Tutta popolazione (non solo quella siciliana) cioè il cittadino comune italiano e di altri paesi dovrebbe ribellarsi, prima che sia troppo tardi, per (ri)costruire l'alternativa all'infame sistema liberal-capitalista che impazza sul pianeta: un sistema che si regge sulla guerra e sulla devastazione ambientale.

    1. Martin 16 luglio 2025

      In diverse aree anche urbane della Sicilia manca ancora l'acqua.............

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