Pasolini amava i sottoproletari

Toh l'Africa nera ce l'ha con noi
Massimo Fini, giornalista.

Di Massimo Fini

Ho conosciuto Pier Paolo Pasolini per un’intervista, come era normale, in fondo allora facevo ancora il giornalista. Pierpaolo abitava all’EUR, quartiere borghese per eccellenza, in una casa borghese, zeppa di centrini, di comodini, di piccoli vasi di fiori. Eravamo su una bella terrazza. Mi colpì il suo volto, scavato. Un volto da Cristo, non ovviamente il Cristo olografico, ma il ‘Cristo crocefisso’ di Matthias Grünewald che si può vedere a Colmar, nel Museo di Unterlinden (lo trovate subito sulla sinistra e fa una notevole impressione). Pier Paolo, nel suo parlare pacato, non faceva alcuna impressione. Non c’era nulla di sulfureo in lui. Non se la dava, per dirla in termini spicci.

L’atteggiamento di Pasolini cambiò radicalmente quando entrò la madre. Fu tutto un “pissi pissi, bao bao”, infantile. E lì capivi l’omosessualità di Pasolini. Si sa che madri troppo opprimenti nei confronti dei figli maschi ‘partoriscono’ omosessuali o playboy, il che è la stessa cosa (vedi Sgarbi).

Poiché si era creata una certa intesa mi invitò a pranzo. La madre si era ritirata in cucina. Parlammo dei temi che gli erano più cari, la “dittatura del consumo” e la battaglia contro il Potere da lui individuato, secondo me un po’ troppo sbrigativamente, nella Democrazia cristiana. Sul consumo mi disse: > (“Antifascismo come genere di consumo”, intervista rilasciatami per L’Europeo nel dicembre 1974).

Nel pomeriggio arrivò Ninetto Davoli, uno dei suoi giovani amanti. E qui si manifestò un altro Pasolini, più aggressivo. La sera mi invitò a cena in un ristorante del Pigneto, allora uno dei quartieri più malfamati di Roma (adesso è diventato trendy). C’erano “ragazzi di vita”, marchette, delinquenza spicciola. Lo conoscevano tutti, però uno non va in un posto del genere a bordo di un’Alfa Romeo se non ha il piacere, il gusto, la voglia del rischio. Del resto, nel 1961, Pasolini aveva tentato una rapina a un benzinaio del Circeo.

Pasolini era morbosamente attratto non dal proletariato, ma piuttosto dal sottoproletariato. Quando nel Sessantotto i sessantottini gettavano, per scherno, le monete ai poliziotti Pier Paolo prese la parte di questi ultimi sostenendo che i primi erano solo dei marci borghesi (e in effetti lo erano) mentre le vere vittime erano i poliziotti.

Non so se Pasolini possa essere bollato come comunista – in realtà, come tutti i geni, Pasolini non è qualificabile in questa o quella categoria politica –. Però ebbe dei seri problemi personali perché il fratello era stato ucciso dai partigiani titini, comunisti.

Al Pigneto Pasolini abbordò una giovane ‘marchetta’, “Pino la rana”, di 17 anni, ma una volta alla Magliana, terreno di questi incontri, fece una richiesta eccessiva, voleva infilargli nel culo un bastone e Pino la rana (in realtà si chiamava Giuseppe Pelosi) si rifiutò. Ne nacque una lite furibonda. Pino la rana ebbe la meglio e, come se non bastasse, passò con la macchina, l’Alfa Romeo, sul corpo ormai esanime di Pier Paolo, uccidendolo. E’ un meccanismo tipico del sadomasochismo, ben conosciuto in psicanalisi, voler umiliare l’oggetto dei propri desideri. Pier Paolo era un uomo robusto che si teneva in allenamento, giocava anche a calcio, di cui era appassionatissimo e ci si chiede quindi come sia stato possibile che Pelosi abbia potuto sopraffarlo. Ci si dimentica che Pasolini aveva allora 53 anni e l’altro 17. E’ capitato anche a me, da ragazzo, di fare lo sbruffone con un uomo di trent’anni più anziano.

Nacque quindi la leggenda che Pasolini non era stato ucciso da Pelosi, ma dai “fascisti”, che allora erano colpevoli di tutto. La leggenda nasce da delle palabras che Oriana Fallaci aveva sentito dal parrucchiere e che si diceva amicissima di Pier Paolo. Bene, ho frequentato per molti anni Oriana e, nelle conversazioni private, non l’ho mai sentita nominare una sola volta Pasolini, per almeno due anni ho avuto una certa frequentazione con Pier Paolo e non l’ho mai sentito nominare una sola volta Oriana Fallaci. Inoltre, in regime di legislazione premiale, se Pelosi, minorenne, avesse avuto dei mandanti avrebbe avuto tutto l’interesse a tirarli in ballo.

Pasolini era un uomo curioso di tutto e si è cimentato in generi diversissimi, dal film, al teatro, alla musica, al romanzo, al disegno. Era un uomo dalla cultura sterminata. Ma, come spesso succede a uomini di questo tipo, si disperdeva troppo (“uno è più di due” Nietzsche). Particolarmente penosi sono i suoi film a cominciare dallo strombazzatissimo “Uccellacci e uccellini”, dove coinvolse un incolpevole Totò, a “Sodoma e Salò, o le 120 giornate di Sodoma” (sono stato sul set) che aveva il solo scopo di esaltare la sua vena sadica. Anche i romanzi non sono granché.

Ho frequentato Pasolini fino alla sua morte. Gli telefonavo e se non aveva niente di meglio da fare ci si vedeva. Non però in locali equivoci, ma del tutto normali, senza la presenza di intellettuali che lui, in fondo, detestava.

Per me la conoscenza di Pasolini, non solo quella personale, ma anche quella della sua opera è stata fondamentale, perché è da lui, anche se non solo da lui, che ho ripreso temi che sarebbero stati di ispirazione per i miei libri, a cominciare da “La ragione aveva torto?”. In particolare fu importante il suo film “I fiori delle mille e una notte” girato in Yemen. Uno Yemen molto diverso da quello attuale dove fanno scorribande gli Uti.

La sua morte ha interrotto questa conoscenza personale, ma non l’influsso che ha avuto sul mio pensiero, per quel tanto che vale.

Di Massimo Fini

07.11.2025

Fonte: https://www.massimofini.it/articoli-recenti/2514-pasolini-amava-i-sottoproletari

Commenti (8)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 8 caricati
    1. Sabatino 9 novembre 2025

      Quanta ingratitudine qua.
      Sembra che nessuno abbia letto l autore dell enigma di pio xii...

    1. natascia 9 novembre 2025

      Analisi preziosa perché basata sulla conoscenza personale di Pier Paolo Pasolini personalità complessa e contraddittoria. Come la maggior parte delle grandi figure storiche di valore anche Pasolini presenta diversi livelli di analisi.possiamo dire che questa testimonianza ne coglie gli aspetti cruciali,senza entrare nel merito di nulla.

    1. DANILO FABBRONI 8 novembre 2025

      CI VOLEVAUN FINO COME FINI A DIR FINALMENTE LA BASSISSIMA CARATURA DEL POETUCOLO DALLE 3 P, ALLELUJA! SI VEDI CHE MI CHIAMO QUIDAM, A FINI è PERMESSO DIRLO A ME NO EPPURE AVEVO PASSATO BEN 2 ARTICOLI DELLA S TESSA RISMA DI QUELLO DI FINI MA FURONO SILENZIATI, AMEN. TANT'è PER GLI AEDI DI QUESTA CONTRO CULTURA (APPARENTE)

    1. gix 8 novembre 2025

      Conoscere qualcuno non vuol dire sapere veramente chi hai davanti. Se fosse così semplice tante donne (ma anche uomini...) non sposerebbero il loro assassino o peggio, alcuni genitori non metterebbero al mondo i loro stessi carnefici. Saprà Fini che lo stesso Pelosi ha dichiarato, poco prima di morire che non era stato lui ad uccidere Pasolini? Ma vabbè, a volte i rei confessi soffrono di manie di protagonismo, concediamolo. Magari però sarebbe utile rivedere l'assoluzione per mancanza di prove per la presunta rapina del 61, considerare le innumerevoli denunce e processi per le proprie attività culturali, per capire che Pasolini aveva nemici ben più potenti e determinati di Pino la rana. In tempi in cui si sostiene che le tecnologie moderne possono arrivare a ricostruire come è morto Giulio Cesare, non si riesce a riaprire indagini serie sulla morte di uno come Pasolini. L'uomo era imperfetto, lo sappiamo, intellettuale, comunista (...), e omosessuale; forse, anche considerati i tempi, nemmeno così anticonformista come potesse sembrare. Ma le grandi ingiustizie della storia richiedono sempre una particolare vocazione al martirio da parte della vittima e una mancanza di consapevolezza riguardo alle conseguenze del martirio stesso (a favore della vittima) da parte dei carnefici.

    2. Martin 8 novembre 2025

      Non c'e' nessuna indagne da fare, la sinistra con la Fallaci in testa ha tentato in tutti i modi di corrompere il povero Pelosi alla mega frottola della "spedizione punitiva fascista", Le modalita' infamanti della morte non possono stupire nessuno che abbia visto il film "Salo'". Le attitudini violente di Pasolini erano inoltre notorie nella ristretta comunita' culturale gay romana del tempo.

    3. uomospeciale 8 novembre 2025

      Nulla di che quel si è saputo e si sapeva sul conto di pasolini, mi ha mai fatto sentire la sua perdita.
      Magari qualcuno nell'ambiente di "Pino la rana" ha sentito o sente ancora la mancanza del suo bastone nel çul0, ma non ci giurerei.

    4. gix 9 novembre 2025

      Pare che un veterano centenario inglese abbia dichiarato che il sacrificio di combattere per il Regno Unito non sia servito a nulla, dopo aver visto cosa è diventato oggi il Regno stesso. Alla buon'ora, almeno i giapponesi che continuavano a combattere nella giungla erano isolati e non vedevano nulla di cosa stava accadendo nel mondo. Difendere il bidone di benzina (della verità ufficiale) nel deserto non servirà più a nulla, quando la benzina stessa diventerà inutile. E poi per fare certe affermazioni bisogna aver non dico frequentato ma almeno visto come era il pigneto di 50 anni fa, non quello di adesso...

    1. A.P. 8 novembre 2025

      Seguendo il filo del discorso finiano possiamo dedurre: volevo essere come Pasolini ma non ci sono riuscito. Opinione personale: che Pasolini volesse infilare nel didietro di pelosi un bastone mi sembra una cosa strampalata. Eppoi caro Massimo Fini, il film di Marco Tullio Giordana è proprio basato solo su congetture? Il braciola e il bracioletta......dai Fini....

Visualizzati 8 di 8 commenti approvati.