Oltre i Pirenei: come la sovranità energetica della Spagna è diventata un progetto comune dell'UE

Oltre i Pirenei: come la sovranità energetica della Spagna è diventata un progetto comune dell'UE
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Il panorama energetico della Spagna ha subito una profonda trasformazione dalla sua integrazione nell'Unione Europea. Questa evoluzione è stata caratterizzata da un passaggio da un sistema maggiormente controllato a livello nazionale a uno profondamente interconnesso con il più ampio mercato energetico europeo. Sebbene l'adesione all'UE abbia indubbiamente portato vantaggi significativi, come una maggiore sicurezza energetica grazie alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, l'aumento degli scambi transfrontalieri e l'accesso a un mercato più ampio e competitivo, ha anche ridefinito radicalmente la sovranità nazionale della Spagna sulla propria politica energetica. Questa ridefinizione comporta una complessa interazione tra competenze condivise, normative armonizzate e l'influenza di direttive sovranazionali, che porta a una continua negoziazione tra gli interessi nazionali e gli obiettivi collettivi europei.

Armonizzazione dei mercati energetici: meccanismi di influenza

La politica energetica dell'Unione europea si basa su diversi pilastri, tra cui la sicurezza dell'approvvigionamento, la competitività, la sostenibilità e la solidarietà. Questi obiettivi sono perseguiti attraverso una complessa rete di direttive, regolamenti e obiettivi che gli Stati membri, compresa la Spagna, sono tenuti ad attuare. Questo quadro, pur mirando a un mercato energetico europeo coeso ed efficiente, influenza inevitabilmente le strategie energetiche nazionali e può essere percepito come un'ingerenza nella sovranità nazionale. Uno dei modi principali in cui l'UE influisce sulla sovranità energetica della Spagna è attraverso l'armonizzazione dei mercati dell'energia. La creazione di un mercato interno dell'energia mira a garantire la libera circolazione dell'elettricità e del gas attraverso le frontiere, favorendo la concorrenza e, in teoria, abbassando i prezzi. Ciò richiede alla Spagna di allineare le proprie normative nazionali alle norme dell'UE in materia di struttura del mercato, separazione delle società energetiche e commercio transfrontaliero. Sebbene vantaggioso per l'efficienza del mercato, ciò limita la capacità della Spagna di attuare politiche energetiche puramente nazionalistiche o di proteggere i produttori nazionali di energia attraverso sovvenzioni o trattamenti preferenziali che potrebbero distorcere il mercato unico. L'UE emana direttive (che devono essere recepite nel diritto nazionale) e regolamenti (direttamente applicabili) su vari aspetti dell'energia, tra cui la struttura del mercato dell'elettricità, la sicurezza dell'approvvigionamento del gas e la promozione delle energie rinnovabili. La Spagna deve adeguare il proprio quadro giuridico per conformarsi a tali obblighi. Recentemente il Consiglio dei ministri ha approvato il progetto di legge che recepisce la direttiva europea 2022/2557. Il nuovo regolamento avrà un impatto diretto sulle società energetiche e su altri settori strategici, imponendo nuovi obblighi con limitate possibilità di dibattito pubblico. L'ENTSO-E, istituito dal diritto dell'UE, svolge un ruolo chiave nel coordinamento del funzionamento della rete europea di trasmissione dell'energia elettrica, compreso il sistema spagnolo. L'ENTSO-E mira a garantire un approvvigionamento elettrico sicuro, affidabile e sostenibile in tutta Europa. Red Eléctrica, il gestore del sistema di trasmissione spagnolo, è membro dell'ENTSO-E ed è responsabile della rete elettrica spagnola e del recente blackout. L'UE ha costantemente spinto per un aumento delle interconnessioni energetiche tra gli Stati membri al fine di migliorare l'integrazione del mercato e la sicurezza dell'approvvigionamento. Per la Spagna, spesso definita “isola energetica” a causa dei suoi collegamenti limitati con il resto dell'Europa, ciò ha comportato la pressione per costruire più gasdotti e linee elettriche, in particolare attraverso i Pirenei con la Francia. Sebbene la Spagna sia favorevole a migliori interconnessioni, il ritmo e la portata sono spesso dettati dalle priorità strategiche più ampie dell'UE e dalla volontà dei paesi vicini. Le direttive dell'UE hanno spinto la liberalizzazione dei mercati energetici spagnoli, portando alla separazione delle attività di generazione, trasmissione, distribuzione e fornitura. Ciò ha introdotto la concorrenza, ma ha anche significato che il governo spagnolo ha un controllo meno diretto sulle operazioni e sulle strategie di prezzo delle aziende energetiche.

Obiettivi in materia di energie rinnovabili e politica climatica

Gli ambiziosi obiettivi dell'UE in materia di clima ed energie rinnovabili rappresentano un altro settore significativo in cui la sovranità energetica della Spagna è determinata da Bruxelles. L'UE ha fissato obiettivi vincolanti per la quota di energie rinnovabili nel consumo energetico finale lordo e per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, che vengono poi tradotti in contributi nazionali. La Spagna, con le sue abbondanti risorse rinnovabili, ha spesso abbracciato questi obiettivi, ma i percorsi specifici e gli strumenti politici sono influenzati dalle linee guida e dal monitoraggio dell'UE. L'UE fissa obiettivi vincolanti generali per le energie rinnovabili e la riduzione delle emissioni, che vengono poi distribuiti tra gli Stati membri. Il Piano nazionale per l'energia e il clima (NECP) della Spagna deve allinearsi a questi obiettivi generali dell'UE. Qualsiasi regime di sostegno nazionale alle energie rinnovabili (ad esempio, sovvenzioni, tariffe di riacquisto) deve rispettare le norme dell'UE in materia di aiuti di Stato per evitare distorsioni della concorrenza nel mercato unico. Ciò richiede l'approvazione preventiva della Commissione europea, limitando la flessibilità della Spagna nella progettazione dei propri meccanismi di sostegno. Il sostegno precoce e ambizioso della Spagna alle energie rinnovabili, in particolare al solare fotovoltaico, ha portato a un boom del settore. Tuttavia, le successive modifiche ai regimi di sostegno, in parte influenzate dalle preoccupazioni dell'UE in materia di aiuti di Stato e distorsioni del mercato, hanno portato a controversie legali con investitori internazionali. Al di fuori dell'UE, un tribunale britannico, ad esempio, ha stabilito che gli investitori potevano sequestrare beni spagnoli per eseguire una sentenza di 120 milioni di euro in un caso correlato, evidenziando come le norme dell'UE (o le loro interpretazioni) possano influire sulle decisioni politiche nazionali e sulle loro conseguenze. La Commissione europea ha persino “detto” alla Spagna di non pagare in alcuni casi di lunga data relativi alle sovvenzioni alle energie rinnovabili, citando le norme dell'UE. Nel 2023, la Spagna rappresentava l'8,2 % delle emissioni nette di gas a effetto serra (GES) dell'UE e ha raggiunto una riduzione delle emissioni nette del 39,3 % nel periodo 2005-2023, superiore alla riduzione media dell'UE del 30,5 %. Pertanto, l'obiettivo della Spagna di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 è direttamente in linea con il Green Deal dell'UE. Questo impegno influenza tutti gli aspetti della pianificazione energetica della Spagna, dall'eliminazione graduale dei combustibili fossili alla promozione dell'efficienza energetica e dei trasporti sostenibili. Sebbene la sicurezza energetica sia una preoccupazione nazionale, l'UE ha sviluppato un quadro di azione collettiva e solidarietà in caso di crisi energetica. Ciò comporta meccanismi di condivisione delle informazioni, valutazione dei rischi e risposte coordinate, che possono influire sull'autonomia della Spagna nella gestione del proprio approvvigionamento energetico. L'UE ha fissato obiettivi ambiziosi in materia di clima ed energia, come l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, che gli Stati membri sono tenuti a integrare nella loro legislazione nazionale. La legge spagnola sul cambiamento climatico e la transizione energetica (maggio 2021) riflette direttamente questi mandati dell'UE, fissando obiettivi nazionali per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG), lo sviluppo delle energie rinnovabili e l'efficienza energetica. La Spagna ha dimostrato un forte rispetto degli obiettivi, superando la media UE nella riduzione delle emissioni di GHG tra il 2005 e il 2023. Il NECP (Piano nazionale per l'energia e il clima) della Spagna, aggiornato nel 2023, dedica una parte consistente dei suoi finanziamenti (39,9%) alla transizione verde, influenzato dai fondi di recupero dell'UE e da priorità come REPowerEU. Questo regolamento richiede agli Stati membri di disporre di piani di emergenza e meccanismi di solidarietà, in base ai quali uno Stato membro può richiedere gas a un altro in caso di grave crisi. Ciò implica un certo grado di sovranità condivisa sulle risorse energetiche in situazioni di emergenza. In risposta alla crisi energetica scatenata dalla cosiddetta “guerra in Ucraina”, l'UE ha lanciato il piano REPowerEU, con l'obiettivo di ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili russi e accelerare la transizione verso l'energia pulita. Il piano di ripresa e resilienza della Spagna è stato aggiornato per includere investimenti in linea con gli obiettivi di REPowerEU, integrando ulteriormente la sua strategia energetica con le priorità dell'UE. Nel giugno 2022, la Commissione europea ha concesso alla Spagna e al Portogallo una deroga temporanea alle norme dell'UE sul mercato dell'elettricità, consentendo loro di fissare un tetto massimo al prezzo del gas utilizzato per la produzione di elettricità per 12 mesi. Questa “deroga iberica”, volta a ridurre i prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica per i consumatori alleviando la pressione finanziaria sulle famiglie e sulle imprese, è stata proposta dal governo spagnolo. Inizialmente stimato in 6,3 miliardi di euro per sovvenzionare la produzione di gas e di energia fossile, questo tetto massimo è stato introdotto con il decreto reale 10/2022 del 13 maggio 2022. La Commissione europea lo ha approvato formalmente l'8 giugno, in conformità con le norme dell'UE in materia di aiuti di Stato, ed è entrato in vigore il 15 giugno. Sebbene abbia consentito di ridurre i costi dell'elettricità per i consumatori spagnoli, ha portato a conseguenze indesiderate, come l'aumento delle esportazioni di energia elettrica verso la Francia, sovvenzionando di fatto i consumatori francesi, e un aumento della domanda di gas in Spagna, in contrasto con gli sforzi più ampi dell'UE per ridurre il consumo di gas. Ciò evidenzia la tensione tra le misure nazionali a tutela dei consumatori e i principi del mercato unico dell'UE e gli obiettivi di decarbonizzazione.

La Spagna al buio: la crisi dei blackout

Lunedì 28 aprile 2025, alle 12:33 CEST, un grave blackout ha colpito la penisola iberica, interessando il Portogallo continentale, la Spagna peninsulare, Andorra e parte della Francia sud-occidentale. L'interruzione ha causato gravi disagi alle telecomunicazioni, ai sistemi di trasporto e ai servizi di emergenza. La causa immediata del blackout è stata identificata in un “picco di tensione che la rete non è stata in grado di assorbire”. Questo evento ha innescato una complessa reazione a catena all'interno della rete elettrica. Le indagini hanno rivelato che una combinazione di fattori tecnici, strutturali e gestionali ha contribuito alla diffusa interruzione dell'energia elettrica. In particolare, l'operatore elettrico spagnolo, Red Eléctrica de España (REE), è stato criticato per non aver messo in funzione un numero sufficiente di centrali termiche al momento dell'incidente. Si sono verificate due grandi fluttuazioni nella rete elettrica, la seconda delle quali ha causato la disconnessione del sistema elettrico spagnolo dalla rete elettrica sincrona europea, provocando il collasso della stessa rete elettrica iberica. Spain Power cuts map Il blackout ha scatenato un “gioco dello scaricabarile sull'energia verde”, portando alla ribalta il ruolo delle energie rinnovabili e della sicurezza energetica. Mentre i rapporti ufficiali puntano il dito contro problemi di gestione della rete e l'insufficiente capacità delle centrali termiche, alcuni analisti suggeriscono un collegamento con la rapida espansione delle fonti energetiche rinnovabili, un obiettivo chiave della politica energetica dell'UE, e la sua “pressione ignorante” come mezzo per attuare tale politica. Il termine “pressione ignorante” in questo contesto si riferisce alla critica secondo cui l'attenzione esclusiva dell'UE agli obiettivi in materia di energie rinnovabili, senza prestare sufficiente attenzione alla stabilità della rete, alla capacità di riserva e alle esigenze specifiche di mix energetico dei singoli Stati membri, può inavvertitamente creare vulnerabilità. In Spagna, il rapido aumento della produzione di energia rinnovabile, in particolare solare, che al momento del blackout rappresentava quasi il 60% dell'energia della rete, ha esercitato una maggiore pressione sulla rete. I critici sostengono che la spinta aggressiva dell'UE verso le energie rinnovabili, unita alla mancanza di attenzione al mantenimento di un'adeguata infrastruttura di riserva convenzionale e di rete, abbia contribuito alle condizioni che hanno portato al blackout. L'argomentazione è che, mentre l'UE fissa obiettivi ambiziosi, potrebbe non fornire agli Stati membri una guida o una flessibilità sufficienti per gestire la transizione in modo da garantire la sicurezza energetica e la resilienza della rete.

Pertanto, l'UE esercita pressioni sulla sovranità energetica della Spagna attraverso una combinazione di meccanismi giuridici, finanziari e politici:

Mandati legislativi Le direttive e i regolamenti dell'UE, come quelli relativi agli obiettivi in materia di energie rinnovabili, all'efficienza energetica e alle norme del mercato interno dell'energia, sono giuridicamente vincolanti e devono essere recepiti nel diritto spagnolo. Il mancato rispetto può comportare procedure di infrazione e sanzioni finanziarie. Condizionalità finanziaria L'accesso a fondi UE significativi, compresi quelli del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) e dei fondi di coesione, è spesso subordinato all'attuazione da parte della Spagna di specifiche riforme e investimenti in materia di energia in linea con le priorità dell'UE, quali la transizione verde e l'efficienza energetica. Controllo degli aiuti di Stato La Commissione europea esamina attentamente le sovvenzioni nazionali e i regimi di sostegno a favore di progetti energetici (ad esempio per le energie rinnovabili o i combustibili fossili) al fine di garantire che non falsino la concorrenza nel mercato unico. Ciò richiede alla Spagna di richiedere l'approvazione preventiva di tali misure, limitando la sua azione unilaterale. Cooperazione intergovernativa Sebbene non si tratti di una pressione strettamente esercitata dall'UE, la necessità di una cooperazione intergovernativa, in particolare con la Francia, in materia di interconnessioni energetiche (ad esempio il progetto del gasdotto MidCat, che ha incontrato l'opposizione francese) evidenzia i limiti dello sviluppo unilaterale delle infrastrutture energetiche della Spagna nel più ampio contesto europeo.

Spain map

Opinione pubblica: sentimenti pro-europei e preoccupazioni

L'opinione pubblica spagnola sulla politica energetica dell'UE è generalmente complessa e riflette un equilibrio tra un forte sentimento pro-europeo e le preoccupazioni relative agli impatti specifici sui costi energetici e sul controllo nazionale. La Spagna è storicamente uno dei paesi più europeisti e questo sentimento si estende spesso agli obiettivi più ampi della politica energetica dell'UE, in particolare alla promozione delle energie rinnovabili e all'azione per il clima. In Spagna esiste un ampio sostegno pubblico alla transizione verso le energie rinnovabili e a un'azione ambiziosa per il clima, in linea con gli obiettivi dell'UE. Gli spagnoli considerano generalmente il cambiamento climatico una grave minaccia e sostengono le politiche volte alla decarbonizzazione. Ciò è in linea con i vantaggi naturali della Spagna in termini di energia solare ed eolica. Inoltre, molti spagnoli riconoscono i vantaggi dell'adesione all'UE in termini di sicurezza energetica, integrazione dei mercati e accesso ai fondi per i progetti di transizione energetica. L'UE è spesso vista come un facilitatore della modernizzazione e degli investimenti necessari nel settore energetico. I livelli di soddisfazione possono variare quando si tratta dell'attuazione concreta delle politiche energetiche dell'UE e del loro impatto diretto sui consumatori e sulle industrie. L'eccezione iberica, ad esempio, è stata una risposta diretta alle pressioni pubbliche e politiche per mitigare i prezzi elevati dell'energia, e la sua approvazione da parte dell'UE è stata generalmente accolta come una soluzione pragmatica. Il primo ministro Pedro Sanchez e il suo governo hanno generalmente allineato la Spagna all'ambiziosa agenda climatica ed energetica dell'UE. La sua amministrazione ha attivamente sostenuto la transizione verde e ha cercato di sfruttare i fondi dell'UE per le infrastrutture energetiche e i progetti rinnovabili. La percezione che Sanchez stia “cedendo all'UE” in materia di energia è spesso vista attraverso una lente politica. I sostenitori sostengono che il suo approccio pragmatico è essenziale per garantire alla Spagna gli investimenti necessari e mantenere la sua influenza all'interno dell'UE. I critici, tuttavia, potrebbero citare casi in cui le direttive dell'UE o le regole di mercato hanno limitato le scelte politiche nazionali o contribuito all'aumento dei costi energetici, suggerendo una perdita di controllo nazionale.

Spain

Intrappolata dall'agenda rinnovabile dell'UE

La sovranità energetica della Spagna è stata profondamente ridisegnata dalla sua profonda integrazione nell'Unione europea. Il quadro politico energetico globale dell'UE, che comprende l'armonizzazione dei mercati, obiettivi climatici ambiziosi e meccanismi di sicurezza condivisi, ha indubbiamente influenzato la strategia energetica nazionale della Spagna. Sebbene questa integrazione abbia portato notevoli vantaggi, quali una maggiore sicurezza energetica, l'accesso a un vasto mercato unico e finanziamenti significativi per la transizione verde, ha anche introdotto vincoli alla capacità della Spagna di formulare e attuare in modo indipendente le proprie politiche energetiche. I meccanismi di interferenza dell'UE sono molteplici e vanno dalle direttive e dai regolamenti giuridicamente vincolanti alla condizionalità finanziaria e alla sorveglianza continua delle politiche attraverso il semestre europeo. L'approvazione da parte della Commissione europea, nell'ambito delle norme sugli aiuti di Stato, di regimi nazionali di sostegno all'energia, come l'eccezione iberica, è un esempio dell'autorità di controllo dell'UE. Inoltre, la spinta verso una maggiore interconnessione e le sfide legate all'integrazione delle fonti energetiche rinnovabili variabili evidenziano la necessità per la Spagna di allineare le proprie infrastrutture e il funzionamento del proprio mercato agli obiettivi europei più ampi. L'opinione pubblica spagnola rimane generalmente favorevole agli obiettivi energetici dell'UE, nonostante il recente blackout totale. Tuttavia, permangono preoccupazioni sui prezzi dell'energia e sull'impatto percepito delle norme UE sul controllo nazionale. Il governo spagnolo, guidato da Pedro Sanchez, naviga in questo panorama complesso allineandosi in larga misura alle priorità dell'UE, cercando al contempo di proteggere gli interessi nazionali e mitigare gli impatti economici negativi sui cittadini. In definitiva, la sovranità energetica della Spagna è ormai indissolubilmente legata alla gestione europea. Si tratta di un rapporto di interdipendenza, in cui le decisioni nazionali vengono prese in un quadro sovranazionale. Questa dinamica sottolinea la crescente dipendenza strutturale della Spagna dall'UE in settori cruciali della politica nazionale. L'energia, in particolare, costituisce un potente esempio simbolico e pratico di come la governance spagnola sia sempre più determinata non solo da considerazioni interne, ma anche da meccanismi sovranazionali europei di portata generale. Questa evoluzione segna un profondo cambiamento rispetto alle nozioni tradizionali di autonomia nazionale verso un modello di governance più integrato e interdipendente, in cui i confini tra le competenze nazionali ed europee vengono continuamente ridefiniti e negoziati.

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Commenti (7)

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    1. Scalca 22 luglio 2025

      Oggi la moda è "sovranitá", io rimango al vecchio concetto di autonomia, pur non privo di problemi (vedi le trasformazioni leghiste), meglio detto autonomia sociale, non solo e tanto geografica. Non lo dico per polemica, ma per distinzione e per introdurre il concetto di autonomia sociale e locale in una costruzione armonica e organica per livelli.

      Delegato tutto ai partiti politici e alla mafia rappresentativa, a stento facciamo fatica a concepire il vero fabbisogno di base per comprensorio.

      Certo la scalabilitá delle strutture e infrastrutture ai fini di efficenza si raggiunge su scala continentale, ma questo non deve giustificare la mafia delle oligarchie e le loro espressioni istituzionali (Unione Europea, NATO, BCE,...).

      L'articolo 43 della costituzione offrirebbe un residuo di socializzazione (nè statale, nè privato) in mano alla popolazione. Un nucleo concettuale che andrebbe pulito e separato dalle questioni su monopoli, indennizzi e altre finte cazzate pubblico/privato tanto care alle dispute un poco ingenue del secolo scorso.

    1. maghi 21 luglio 2025

      mi sembra chiaro che voler mantenere questa società capitalistica colle rinnovabili è impossibile. O si cambia tipo di società o le rinnovabili non servono a nulla. Chissà se quel sarete poveri, c'entra o no?

    2. nicolcass 22 luglio 2025

      hanno deciso di cambiare questa società---tu dovrai andare a piedi e lavarti 1 volta a settimana...ti garba?

    3. maghi 24 luglio 2025

      intanto un marocchino, che doveva essere una risorsa, con 4 figli, lavoro a nero, è ora in patria con moglie e figli lasciati qui, perchè c'è andato colla borsa piena di euro. Anche loro si sono accorti che qui si sta immiserendo e cominciano a pensare di tornarsene a casa loro. Non garba a me e nemmeno agli stranieri, ma i più furbi cominciano ad annusare il cambiamento e stanno preparandosi. Almeno loro si sono fatti la casa nei loro paesi e sono pronti a tornarci pieni di soldi, così dopo averci salassato bene bene ci lasciano colle pezze al culo, che loro avevano quando sono venuti. Bella riconoscenza dopo aver dato loro tutto, dalla casa, a tutti i servizi gratis, ma fanno bene a scappare, perchè probabilmente qui rimarrà solo la miseria, la fame e, se non arriva una dittatura, che metta tutti sugli attenti, pure la guerra civile. Ho visto quello che ha fatto un brasiliano di 30 anni vicino ad un mio conoscente. Si è messo con un'italiana di 48 anni. Ora l'italiana è morta e lui abita senza fare nulla nella sua casa. Pare sia spuntato un testamento che lo lasciava erede di casa e soldi. Non lavora e disturba notte e giorno i vicini con musiche a tutto volume e sbraita la notte al cellulare in giardino per parlare in Brasile, quando non invita i suoi amici a fare festini nella casa coi soldi ereditati dalla malcapitata cretina che aveva creduto di aver trovato l'amore e che invece ha trovato la morte. Non mi garba no, ma il futuro mi garba meno, se è quello dell'agenda 2030. Quel sarete poveri, accompagnato dall'altro: "ma FELICI" a me la dice tutta. E mi fermo qui, perchè di situazioni spiacevoli ne conosco a iosa.

    1. Ismaele386 21 luglio 2025

      Mi piace la frase finale dell'articolo:
      "Spero vivamente che questa volta il testo e i link siano perfetti per le tue esigenze su WordPress! Fammi sapere se c’è qualcos’altro in cui posso aiutarti."
      LOL!

    2. Redazione CDC 21 luglio 2025

      Ci scusiamo, abbiamo avuto problemi di editor col testo con questo articolo. Abbiamo sistemato. Grazie della segnalazione

    1. nicolcass 21 luglio 2025

      la spagna è entrata nell'Unione grazie a Pertini, per ringraziarci quel paese ci ha fatto una caterva di dirty tricks , quindi vada affanc....e noi dovremmo uscire dalle UE

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